Pubblicato da Jake su 5 Luglio 2007
Chiedeva qualche centesimo ai passanti ‘per potersi sfamare’. Ma quando gli agenti della Polizia municipale di Modena lo hanno accompagnato negli uffici del comando per identificarlo, dalle sue tasche sono uscite nove
banconote da 50 euro e una ventina di euro in moneta per un totale di 470 euro. Ma giovedì mattina una pattuglia di vigili ha notato in corso Duomo una persona che bivaccava a terra chiedendo l’elemosina. A.C., 43enne rumeno, è stato avvicinato e alla richiesta dei documenti ha presentato una carta d’identità su cui comparivano dati ed una foto che hanno lasciato perplessi gli agenti.
Per questo motivo l’uomo è stato accompagnato negli uffici del comando e dopo gli accertamenti di rito è stato sanzionato per violazione al regolamento comunale che vieta l’accattonaggio. Naturalmente, i 204 euro della multa sono stati pagati subito ed in contanti dal rumeno.
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Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Un fiancheggiatore del nazionalsocialismo, il «Papa di Hitler» o, più semplicemente ma ancor più tragicamente, il Papa che scelse il silenzio di fronte alla Shoah. Una vera e propria «leggenda nera» quella che accompagna la figura e il giudizio su Pio XII dal giorno della sua morte il 9 ottobre 1958. Tanto da provocare una vera e propria crisi diplomatica tra Israele e la Santa Sede nel marzo scorso poiché nello Yad Vashem, il museo della Shoah di Gerusalemme, l’atteggiamento di Papa Pacelli era stato definito «ambiguo». Già allora la presa netta di posizione del Vaticano con il ritiro del nunzio apostolico dalle celebrazioni ufficiali. Ma è ieri che la Santa Sede ha scelto di esplicitare ancor meglio il suo pensiero su Pio XII. «Liberi da pregiudizi si può riconoscere la grandezza e la completezza della figura di Papa Pacelli, la sua umanità e rivalutare il suo intero magistero». Parole del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano in occasione della presentazione della nuova biografia sul pontefice, Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro del vaticanista del Giornale Andrea Tornielli.
Un Papa moderno, secondo quanto emerge dal libro e da quanto sottolineato dagli altri esperti presenti. Addirittura ispiratore del Concilio Vaticano II per padre Peter Gumpel, il postulatore della sua causa di beatificazione. Rimane ancora controverso, però, il modo in cui sia nata la «leggenda nera». Per lo storico e fondatore della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi bisogna risalire agli anni Sessanta, all’inizio del Concilio e alla pubblicazione della pièce teatrale «Il Vicario» di Rolf Hochuth. Per Bertone, invece, la «leggenda nera» va fatta risalire alla questione palestinese. A quando il pontefice scelse l’equidistanza tra i due popoli sottolineando anche i diritti di chi in «quella terra ci viveva ed era meritevole di attenzione. Successivamente l’ideologia di quel periodo ha fatto il resto e pochissima attenzione è stata data ai ragionamenti del Papa».
D’altronde non sono pochi i documenti, presenti anche nella nuova biografia, che attestano l’aiuto dato dal Vaticano agli ebrei e ai perseguitati durante l’occupazione nazista. «Nel 1943 - il particolare inedito rivelato da Bertone - il Vaticano chiese ai tedeschi di poter assumere più di 4.000 nuove guardie palatine. E il ghetto ebraico era a due passi dal Vaticano».
Stesse riflessioni per il senatore a vita Giulio Andreotti che conobbe da vicino Pio XII in gioventù: «È stata una personalità complessa che ha dovuto far fronte a difficoltà terrificanti. La stessa Golda Meir quando la incontrai all’epoca fece elogi straordinari al pontefice. Ne era assolutamente affascinata».
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Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Speravamo che dopo l’uccisione a Napoli d’un rapinatore sedicenne in una sparatoria con i carabinieri ci venisse risparmiata, a sinistra, la frustra e ipocrita litania dello Stato forcaiolo che sparge sangue innocente. Lo speravamo non già perché la nostra pena per la fine d’un ragazzino intruppato nella delinquenza sia minore di quella di tanti cuori nobili (o che tali si dichiarano con virtuosa ostentazione). Riteniamo che la nostra pena sia forse maggiore, e di sicuro più sincera. Ma la strumentalizzazione politico-giornalistica d’una tragedia che appartiene purtroppo alla realtà quotidiana della capitale del sud, il prenderne pretesto per denunciare chissà quali campagne d’odio e chissà quali bieche trame della reazione in agguato, è veramente insopportabile.
Su “Liberazione”, organo di Rifondazione comunista, il direttore Piero Sansonetti ha risfoderato i più vieti arnesi polemici, intrecciando quest’ultima vicenda a quella dell’ultrà catanese che era stato sospettato d’avere causato la morte dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, e che comunque era pesantemente coinvolto nelle aggressioni e nei tumulti scatenati dalla tifoseria selvaggia. Il sedicenne di Napoli è stato, secondo Liberazione, «giustiziato», il diciassettenne di Catania avrà la vita rovinata dalla detenzione che sta subendo. Il «giustiziato» impugnava una pistola, forse giocattolo e forse no, le cui caratteristiche dovevano essere intuite dal carabiniere che ha fatto fuoco durante gli attimi drammatici d’un inseguimento.
L’ultrà catanese ha partecipato a violenze per le quali, in Paesi di grande civiltà giuridica ma non di lassismo buonista, si è subito processati e condannati a brevi pene detentive che vengono subito scontate, senza l’attesa della Cassazione. Sansonetti osa scrivere che per l’adolescente di Napoli è stata «decretata, in modo spiccio, la pena di morte». Chi ha decretato? Il giovane carabiniere? O più genericamente, sembra di capire, questa società scellerata che vuol sterminare i proletari? Inutile chiedersi, a questo punto, dove viva Sansonetti e se si renda o no conto che le forze dell’ordine italiane sono tra le più prudenti del mondo: perché sanno che da loro si esige contemporaneamente la massima efficienza nel combattere la criminalità e la rinuncia a usare le armi di cui sono dotate. Perché usandole possono sbagliare, e «decretare la pena di morte».
Nel 2007 sono state 54 a Napoli le vittime di crimini, tre fatti fuori nei primi cinque giorni di giugno, un pregiudicato ammazzato ieri nei quartieri spagnoli. Ma Sansonetti, tra una comparsata televisiva e la stesura d’un veemente editoriale, non ha tempo per rendersi conto della situazione di Napoli. Lui vuole, in quell’inferno, carabinieri occhio di lince che capiscano da decine di metri di distanza il calibro, la marca, la pericolosità d’una pistola impugnata da un malvivente, e che siano in grado d’accertare, in simili condizioni, l’età del malvivente stesso. Si può ancora osservare che democratici di sicura fede suggeriscono d’abbassare l’età in cui un adolescente può essere sottoposto a processo perché la delinquenza minorile è in vertiginoso aumento, e non meno spietata della delinquenza adulta. Queste sono considerazioni di semplice buonsenso, diremmo banali. Ma il nostro è il Paese dove Carlo Giuliani, colpito a morte da un carabiniere mentre si scagliava, impugnando un pesante estintore, contro la camionetta dell’Arma circondata da energumeni, è diventato per i Rifondatori comunisti un eroe, e la madre una senatrice della Repubblica. A lei e al suo dolore tutto il nostro rispetto. Nessun rispetto invece a chi ne ha fatto uno strumento di polemica settaria.
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Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Tra i danni maggiori fatti in un anno dal governo Prodi c’è sicuramente la politica da controriforma in tema di immigrazione. Questo errore è stato forse la causa principale del risultato disastroso ottenuto dal centrosinistra alle elezioni amministrative, non a caso particolarmente favorevole al centrodestra nelle aree in cui è maggiore l’insediamento delle comunità extracomunitarie. I dati sono chiari e spiegano che la questione immigrazione orienterà sempre più le scelte dell’elettorato. In Italia ci sono circa tre milioni di immigrati, pari al 4% della popolazione. Una percentuale oggettivamente compatibile con l’attualità e l’ineluttabilità del fenomeno, che diventa però preoccupante quando analizziamo i dati relativi alla criminalità e in particolare a quei reati che generano maggiore allarme sociale. Il 36% dei denunciati è di origine extracomunitaria, così come il 53% degli arrestati, il 21% degli imputati e il 32% della popolazione carceraria.
Queste cifre pongono al governo una domanda semplice. Perché gli immigrati si moltiplicano per nove nel commettere reati, per tredici nell’essere arrestati, per cinque nell’essere imputati e per otto nell’essere detenuti? Lungi da noi qualsiasi tentazione razzista o xenofoba, ma la risposta viene da sola. È evidente che senza controlli rigidi sugli ingressi si generano condizioni criminogene alle quali si aggiunge una particolare tendenza a delinquere di alcune etnie. Molti albanesi e africani, infatti, entrano in Italia non per lavorare, ma per delinquere. Non è un caso se il 75% dei reati commessi da immigrati sono riconducibili a cittadini provenienti da soli tre Paesi, a cominciare dall’Albania. Questa realtà deve farci riflettere anche sulla necessità di scegliere gli immigrati. In Italia ci sono circa 150mila tra filippini e polacchi (questi ultimi ormai appartenenti all’Unione europea) che commettono reati in misura nettamente inferiore agli italiani. La loro affinità con la nostra cultura cattolica ne fa modelli di integrazione e dovrebbe spingere l’Italia a far entrare più cattolici.
La prova che il tema ha influenzato il recente voto amministrativo si legge nella mappa del risultato elettorale. Il centrodestra ha ottenuto il massimo dei voti proprio nel Nord Est e nel Nord Ovest. E i dati dicono che negli ultimi anni la presenza di extracomunitari è aumentata del 16,4% nel Nord Est e del 5,4% nel Nord Ovest, calando invece nel Centro (-4,6%), al Sud (-14,6%) e nelle Isole (-13,3%).
Se l’Unione proseguirà nella sua politica non farà altro che portare voti al centrodestra e mettere a repentaglio la sicurezza degli Italiani. Questi dati servono però anche come monito al centrodestra affinché non sia tentato dal politicamente corretto in materia di immigrazione. L’unica linea possibile è quella della severità, prendendo gli immigrati buoni e impedendo l’ingresso o espellendo quelli che vogliono delinquere.
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Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Piergiorgio Odifreddi, docente universitario di matematica ed esponente di punta dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, si è arrabbiato perché numerosi quotidiani lo hanno dato per sconfitto ai punti da monsignor Rino Fisichella nella trasmissione «Annozero» dedicata al controverso tema dei casi di pedofilia fra i sacerdoti, benché potesse contare su un arbitro - Michele Santoro - non precisamente imparziale. Come molti allenatori di calcio sconfitti, cerca di rigiocare la partita sui giornali, con lunghi articoli dove scende in campo da solo e si convince di aver vinto. Odifreddi, diventato autore di successo con un libro dove si chiede pensosamente se i cristiani siano cretini o i cretini siano cristiani, si rivela, come già in quella trasmissione televisiva, del tutto refrattario al diritto canonico. Continua a confondere processo canonico e diritto civile, e segretezza del processo e segretezza del delitto. I documenti vaticani di cui si è discusso da Santoro impongono che il processo canonico si svolga a porte chiuse (del processo civile non parlano affatto), e che i vescovi non ne divulghino atti e procedure: ma la sentenza è pubblica e il delitto non è tenuto affatto segreto. La stessa istruzione del 1962 Crimen sollicitationis (oggi peraltro non più in vigore) con cui se la prende Odifreddi minaccia di scomunica non chi denunci un abuso sessuale ma al contrario chi - vittima o testimone - avendone conoscenza non lo denunci. Chi sostiene tesi diverse forse non riesce a capire il latino in cui sono scritti i documenti. Ma non è tutta colpa di Odifreddi: l’avere studiato matematica non prepara a comprendere materie giuridiche dotate di un alto grado di tecnicità.
Odifreddi, però, ha perso la partita televisiva proprio sul suo terreno, quello dei numeri. Parliamoci chiaro: anche un solo prete pedofilo è uno di troppo, e va punito senza se e senza ma. Tuttavia, tutti quelli che citano statistiche - da Santoro a Odifreddi - usano quelle del maggiore studio americano sul tema, condotto nel 2006 dal John Jay College della City University of New York, la più prestigiosa istituzione accademica americana nel campo della criminologia. Ma non tutti le hanno capite. Lo studio del John Jay College parla di quattromila sacerdoti accusati negli ultimi cinquant’anni di rapporti sessuali con minorenni. Accusati non vuol dire condannati: le condanne sono state 105, in qualche caso per transazioni prima del processo ma in molti altri perché i sacerdoti erano innocenti. E i rapporti sessuali con minorenni non equivalgono alla pedofilia, definita dalle leggi e dalla medicina con riferimento ai rapporti con minori prepuberi: se un sacerdote di trent’anni scappa con una minorenne di diciassette tradisce certo il suo sacerdozio, ma non è un pedofilo. I veri e propri pedofili accusati sono stati ottocento, i condannati una quarantina. Troppi: e i vescovi che non hanno vigilato infatti sono stati rimossi, soprattutto da quando di queste vicende ha cominciato a occuparsi con grande severità il cardinale Ratzinger. Colpire con rigore estremo i pochi pedofili travestiti da preti è obbligatorio. Falsificare le cifre è invece un inganno, così come insistere, alla Odifreddi, sul fatto che un tribunale americano su istanza della parte civile ha cercato di incriminare il Papa. In America dare corso a queste istanze è un atto dovuto, e un altro tribunale ha cercato d’incriminare (non è uno scherzo) perfino «Satana e i suoi diavoli». Come per il Papa, ci sono stati problemi di notifica.
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Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Un ragazzo su sette che saltuariamente si fa una canna diventa dipendente. Ed è vero che per chi fuma è più facile il passaggio alle droghe “pesanti”. Inoltre, chi abusa di hashish può manifestare malattie mentali anche sei anni prima rispetto ai non utilizzatori. La Società Italiana di Psichiatria ha presentato ieri studi e statistiche sul consumo della cannabis, illustrando i danni provocati da questa sostanza. Conseguenze negative sia dal punto di vista fisico che sociale, come spiega Marino Bassi, presidente della Sip: “I giovani, soprattutto di sesso maschile, che fumano abitualmente e continuamente cannabis, possono più facilmente manifestare comportamenti antisociali, aggressivi e violenti che possono sfociare in schizofrenia”.
E l’abuso di cannabinoidi “può avere effetti devastanti anche a livello dell’area cerebrale, soprattutto durante l’adolescenza.
I ragazzi dai 12 ai 19 anni hanno una sensibilità doppia a queste sostanze a causa della morfologia del loro cervello: durante questo periodo, infatti, avviene la formazione definitiva dell’encefalo”. Ecco la spiegazione scientifica: “La loro maggiore reazione a sostanze di abuso è dovuta alle dimensioni maggiori del “nucleo accumbens”, cioè della corteccia cerebrale due volte superiore a quella degli adulti e una volta e mezza a quella dei bambini. Si tratta di un’area minuscola ma fondamentale per l’azione delle droghe”. Droghe sempre più pericolose e sempre più economiche: i prezzi in Europa sono scesi del 19% dal 1999 al 2004 mentre la potenza è aumentata di circa il 25-30%. La Sip mette sotto accusa soprattutto lo
skunk, una sorta di super-spinello con una concentrazione del principio attivo di Thc fino al 25%, contro il 3% delle “classiche” canne.
Quanti sono i consumatori di cannabis in Europa? La Sip calcola che circa 22,5 milioni di cittadini europei abbiano fatto uso di cannabinoidi nell’ultimo anno e che dodici milioni ne abbiano fatto uso nell’ultimo mese. Oltre un consumatore su quattro è uno studente di 15-16 anni, percentuale che accomuna l’Italia a Germania, Paesi Bassi, Slovenia e Slovacchia. La maggior parte dei pazienti investiti dalla ricerca della Sip dichiara di aver cominciato a usare la cannabis proprio quando faceva parte delle fasce di età più giovani: in particolare, il 36,8% ha provato per la prima volta l’hashish prima dei 15 anni. Attenzione però a fare la differenziazione tra droghe leggere e pesanti, sostanze più o meno pericolose, perchè tale valutazione va affrontata distinguendo tra persone adulte e sviluppate rispetto ad adolescenti il cui sistema nervoso centrale è ancora in evoluzione. Comunque, il professor Bassi lancia l’allarme: “Chi fuma oltre cinquanta spinelli all’anno ha un rischio 10 volte superiore di sviluppare una malattia mentale, in particolare di diventare psicotico. Poi, il consumo di cannabis determina un abbassamento delle difese immunitarie provocando una più elevata frequenza di Hiv ed epatite”.
Che fare allora per prevenire questi danni? Il primo aiuto deve arrivare dalla scuola e dai contesti di aggregazione giovanile dove andrebbero attivati programmi coordinati e gestiti da professionisti sanitari. Nel nostro Paese mancano politiche di questo genere. Iniziative come il progetto tedesco “Stoned ad School”, il cui obiettivo è insegnare ai docenti ad individuare precocemente i consumatori di cannabis e quindi dar loro la possibilità di intervenire tempestivamente.
Oppure la creazione di siti internet, come in Inghilterra e Olanda, che forniscono informazioni a chi intende ridurre o interrompere la propria dipendenza
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Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Per il discorso più importante del viaggio europeo George W. Bush sceglie il forum «Democrazia e Sicurezza» organizzato in un luogo denso di simboli: l’aula magna di Palazzo Czernin dove il Patto di Varsavia teneva le riunioni e dove suggellò la propria dissoluzione, segnando l’implosione del comunismo e la sconfitta dell’Impero sovietico. «Serve più libertà in Russia e Cina»: parlando per 45 minuti di fronte a un platea di dissidenti giunti da cinque continenti il presidente americano, George W. Bush, declina la strategia di «libertà universale» in una agenda di politica estera che chiama in causa non solo Teheran, Damasco, Minsk, Karthum e l’Avana ma anche Mosca e Pechino.
«Agli occhi dell’America i dissidenti di oggi sono i leader di domani perché rappresentano le aspirazioni dei loro popoli» esordisce Bush, spiegando che «è questo il motivo per il quale abbiamo deciso di aiutarli». Prima con il varo del «Fondo per i difendere i diritti umani» e poi con le istruzioni al Segretario di Stato Condoleezza Rice affinché chieda a «ogni nostro ambasciatore nei Paesi non liberi» di «cercare e incontrare gli attivisti che si battono per democrazia e diritti umani».
Bush si richiama al discorso pronunciato dopo la rielezione nel 2004 nel quale indicò l’obiettivo di porre fine alla tirannia nel mondo, fa leva sul valore della «libertà universale», cita lo spagnolo Josè Maria Aznar, il ceco Vaclav Havel e l’ex dissidente sovietico Natan Sharansky come «grandi avvocati della libertà nel nostro tempo» e include Giovanni Paolo II fra gli eroi della lotta al comunismo al fine di riepilogare alla platea le premesse del passo che compie: scegliere il rispetto della libertà e dei diritti umani come criterio della propria politica estera.
Da qui la suddivisione del mondo in differenti gruppi di Paesi. Le «peggiori tirannie» sono le «società chiuse nelle quali il dissenso è totalmente soppresso»: Nord Corea, Iran, Cuba, Sudan, Birmania e Zimbabwe. «Gli iraniani sono un grande popolo - dice, incalzando gli ayatollah - ma la loro libertà è negata da un gruppo di estremisti che persegue le armi nucleari». Il tono con l’Avana è simile, poi vi sono i Paesi dove «la libertà è sotto assedio» a causa di governi illiberali: il Venezuela di Chavez dove «vengono smantellate le istituzioni democratiche» e l’Uzbekistan dove «le voci indipendenti finiscono in cella».
Per scardinare i dispotismi Bush fa appello ai popoli oppressi, chiedendo di prendere esempio dalle «nuove democrazie» ovvero un terzo gruppo di nazioni, riuscite a liberarsi senza violenza dai lacci dei tiranni: Ucraina, Georgia e Kirghizistan. Dietro a loro la «stagione delle riforme» si affaccia in Kuwait e Yemen mentre in Libano, Afghanistan e Iraq le giovani democrazie devono difendersi dal peggior nemico:l’estremismo musulmano.
«Stiamo usando la nostra influenza per spingere partner come Egitto, Arabia Saudita e Pakistan a espandere libertà e trasparenza». Tale richiesta non si ferma ai confini delle maggiori potenze: Russia e Cina. E’ la fine del discorso ma gli applausi dell’aula ne sottolineano l’importanza. «Applichiamo lo stesso approccio alle relazioni con Russia e Cina» sottolinea Bush, recapitando a entrambi messaggi inequivocabili. «I leader cinesi credono di poter continuare ad aprire l’economia senza fare altrettanto con il sistema politico» mentre «in Russia le riforme promesse ai cittadini hanno deragliato, con inquietanti implicazioni per lo sviluppo democratico». Bush parla di «disaccordo» con tali politiche di Pechino e Mosca, ammonendone con un linguaggio che si richiama a Ronald Reagan: «Continueremo a costruire i rapporti con loro ma senza abbandonare i nostri principi e valori». Immediata la replica di Mosca: «Non possiamo essere d’accordo con i propositi (di Bush) sul fatto che le riforme democratiche in Russia hanno deragliato», ha detto il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov da heiligendamm, dove oggi prende il via il G8 tedesco. «La Russia», ha aggiunto Peskov, lavora per «perfezionare la democrazia».
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Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Due ministri britannici hanno proposto la “cittadinanza a punti”. Per ottenerla occorrerebbero dei punti da guadagnare lavorando; comportamenti antisociali comporterebbero invece la decurtazione del punteggio.
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Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Considerato qualche ultimo caso di contestazione degli articoli, ritengo utile un’informativa al riguardo, tale da poter essere di riferimento per il futuro.
Su questo archivio non hanno spazio articoli personali, nè i titoli nè i testi sono scritti da me o da alcun’altra persona.
Sono semplicemente articoli o notizie trate da varie fonti e che ritengo significative.
Nonostante sia ben disposto alla discussione ed alla correzione/cancellazione di errori, non sono responsabile per mancanze, incorrettezze, omissioni nei testi, appunto perchè sono di altri e presuppongo che l’autore abbia provveduto ad un’efficace controllo delle fonti.
Data la mole di lavoro che devo/dovrei affrontare ogni giorno, ritengo che il controllo delle fonti delle mie fonti sia un’impresa ben al di là delle mie possibilità, anche perchè questo progetto è finora sostenuto soltanto da me e senza alcun tipo di remunerazione.
Un’ultima precisazione: per le ragioni dette prima, gli articoli o le notizie senza link alla fonte sottostante non sono scritti da me ma semplicemente sono riportati da fonti non linkabili. Mi è quindi impossibile in questi casi riportare la fonte, che tuttavia è quasi sicuramente rientrante nella lista delle fonti precedentemente pubblicata. In alternativa, la fonte viene citata in fondo all’articolo.
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Pubblicato da Jake su 5 Giugno 2007
Ribelli islamici hanno fatto deragliare un treno passeggeri nel sud della Thailandia, nei pressi di Pattani, dove è in corso da tre anni una lotta per creare uno Stato musulmano. La notte scorsa, gli insorti avrebbero divelto dadi e bulloni che fissavano i binari gli uni agli altri. Il primo treno è deragliato: il bilancio è di venti persone ferite.
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Pubblicato da Jake su 5 Giugno 2007
«La tregua è finita». Con un comunicato ai giornali baschi, i separatisti dell’Eta hanno annunciato che a mezzanotte di oggi terminerà il cessate il fuoco proclamato a marzo del 2006. Una notizia anticipata ieri dall’allarme dei servizi di sicurezza, che diffonde in Spagna la paura di nuovi attentati. Il premier José Luis Rodriguez Zapatero, tuttavia, non accetta il ricatto dei terroristi e dichiara: «La Spagna soffre da troppo tempo e io non voglio sentire altre minacce. L’Eta deve deporre le armi e rinunciare alla violenza».
I separatisti hanno spiegato che la decisione di riprendere la lotta è dovuta alle azioni del Governo socialista: «Arresti, torture e ogni tipo di persecuzione». L’Eta si batte da 40 anni per l’indipendenza del territorio basco – al confine con