Tre palestinesi sono rimasti uccisi oggi a Khan Younis – nel sud della striscia di Gaza – in scontri tra gruppi rivali. Si tratta degli incidenti piu’ violenti dall’accordo tra Fatah e Hamas alla Mecca a inizio febbraio. Le tre vittime, appartenenti ad Hamas, sono stati colpiti e uccisi da uomini armati di un altro clan. A innescare i fatti di oggi, altri scontri in cui sono morti un sostenitore di Fatah e un passante e sono rimasti feriti dieci membri delle due famiglie.
Archivio per la categoria ‘Al Fatah’
Gaza: tre morti in scontri
Pubblicato da Jake su 24 Febbraio 2007
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Accordo Palestina: soddisfazione Onu
Pubblicato da Jake su 9 Febbraio 2007
L’accordo tra Hamas e Al Fatah per un governo di unita’ nazionale e’ accolto con soddisfazione da Ban Ki Moon. Prudenti Ue e Usa. Mentre gli Stati Uniti preferiscono attendere di conoscerne i dettagli, la portavoce del segretario generale dell’Onu ha detto che Ban Ki Moon ’si felicita dell’annuncio’ e ‘plaude all’iniziativa di re Abdullah d’Arabia Saudita per facilitare questo passo avanti’. Da parte sua l’Ue ha fatto sapere che studiera’ l’accordo ‘in modo positivo ma prudente’.
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Mecca, intesa tra palestinesi
Pubblicato da Jake su 8 Febbraio 2007
Accordo di principio raggiunto tra le fazioni palestinesi sulla ripartizione dei ministeri nel governo di unita’ nazionale. L’intesa, raggiunta nel corso dei colloqui alla Mecca, prevede l’assegnazione dei ministeri chiave delle Finanze e degli Esteri a indipendenti. Anche il ministero dell’Interno dovrebbe andare a un indipendente. Secondo al Arabiya, 7 ministeri andranno a Hamas, 6 a Fatah e 5 agli indipendenti.
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Mo: palestinesi firmano accordo
Pubblicato da Jake su 8 Febbraio 2007
Le fazioni palestinesi di Fatah e Hamas hanno firmato un accordo sul governo di unita’ nazionale alla Mecca, dice al Jazira. L’accordo e’ stato raggiunto dopo due giorni di colloqui. 1 Riguarda la composizione del governo, il programma politico e la riorganizzazione dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, aggiunge al Jazira. Secondo al Arabiya, include il rispetto di tutti gli impegni presi dall’Anp e le risoluzioni dei vertici arabi.
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Abu Mazen, guerra civile se falliamo
Pubblicato da Jake su 6 Febbraio 2007
‘Se i colloqui a Mecca falliranno ci sara’ una guerra civile tra i palestinesi’: cosi’ il presidente dell’Anp Mazen. Il leader di Fatah e’ partito questa mattina per l’Arabia Saudita per il vertice con il premier Haniyeh e il capo dell’Ufficio politico di Hamas, Meshaal. ‘Partiamo pieni di ottimismo’ ha detto il premier Haniyeh. Intanto, fissato al 19 febbraio l’incontro a Gerusalemme tra Olmert, Mazen e Condoleezza Rice.
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Hamas e Fatah liberano prigionieri
Pubblicato da Jake su 6 Febbraio 2007
Impegno di Hamas e Fatah per la liberazione dei miliziani catturati nei giorni scorsi: gia’ 25 i prigionieri rilasciati. Tra loro, 7 attivisti di Fatah – compreso il nipote di Dahlan, uomo forte di al Fatah a Gaza – e 18 miliziani di Hamas. Il passo sembra teso a favorire i colloqui di oggi alla Mecca. 76 i palestinesi uccisi a gennaio negli scontri tra le fazioni.Intanto, Israele ha elevato lo stato d’allerta a nord di Tel Aviv nel timore di uno o piu’ attentati palestinesi.
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Gaza: scontri Hamas- Fatah, 6 feriti
Pubblicato da Jake su 3 Febbraio 2007
Almeno 6 persone sono state ferite in scontri tra sostenitori di Hamas e di al Fatah fra la scorsa notte e oggi nella Striscia di Gaza.Lo rende noto la radio pubblica israeliana. Il proseguimento degli scontri sembra confermare il fallimento dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto dai capi dei due movimenti palestinesi. L’emittente ha citato inoltre fonti politiche ad alto livello a Gerusalemme secondo cui Israele non intende interferire, considerandoli un ‘affare interno palestinese’.
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Gaza: catturati esperti iraniani
Pubblicato da Jake su 2 Febbraio 2007
Fonti del Fatah hanno annunciato che sette iraniani sono stati catturati dalla guardia presidenziale Forza 17, ma Hamas ha smentito la notizia. Secondo le fonti del Fatah, i 7 iraniani sarebbero esperti militari distaccati presso le milizie di Hamas e sarebbero stati catturati durante le perquisizioni compiute la scorsa notte dalla Forza 17 nell’universita’ Islamica di Gaza City, un bastione di Hamas.
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Gaza, violata tregua Hamas- Fatah
Pubblicato da Jake su 1 Febbraio 2007
E’ costata la vita ad uomo la prima vera violazione della tregua siglata tre giorni fa fra Hamas e Fatah nella Striscia Gaza. Miliziani della Forza Esecutiva del governo islamico hanno attaccato un convoglio della Guardia Presidenziale palestinese: negli scontri un palestinese e’ stato ucciso, almeno 6 i feriti. Prima della tregua, in 4 giornate di violenza, che avevano fatto 35 morti e oltre 100 feriti.
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Gaza: scontri Fatah- Hamas, 2 morti
Pubblicato da Jake su 26 Gennaio 2007
Nuovi incidenti si sono verificati nella striscia di Gaza fra armati di Fatah e di Hamas. Negli scontri sono stati uccisi due miliziani.Stando a fonti della sicurezza, miliziani del Fatah hanno rapito nella notte nove attivisti di Hamas. La ‘forza esecutiva’ ha replicato fermando cinque militanti del Fatah. Intanto a Davos il presidente palestinese Abu Mazen assicura che gli ci vorranno non piu’ di tre settimane per raggiungere un accordo con Hamas per un nuovo governo di unita’ nazionale.
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Gaza: Hamas congela dialogo Fatah
Pubblicato da Jake su 26 Gennaio 2007
Il movimento Hamas, al governo nei Territori dell’Anp, ha annunciato che a causa delle violenze di oggi congelera’ il dialogo con Al Fatah. E 2 attivisti di Al Fatah sono rimasti uccisi nel nord della Striscia. Negli scontri riesplosi oggi a Gaza tra le 2 fazioni rivali vi sono stati tra i 9 e i 12 morti e decine di feriti. Intanto un razzo anticarro e’ stato sparato stasera a Gaza contro la casa del ministro degli Esteri palestinese Mahmud Zahar, esponente di Hamas, che e’ rimasto illeso.
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Scontri a Gaza: almeno tre feriti
Pubblicato da Jake su 24 Gennaio 2007
Almeno tre persone sono rimaste ferite stamani in scontri a fuoco a nord di Gaza, fra miliziani di al-Fatah e alleati di Hamas. Intanto un 45enne e’ deceduto mentre si trovava nelle mani della ‘Forza di pronto intervento’ del ministero degli Interni (alleata a Hamas). Gli episodi sono avvenuti all’indomani della ripresa a Gaza del dialogo fra Hamas, al Fatah e altre forze politiche nell’intento di trovare una intesa per la costituzione di un governo di unita’ nazionale.
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ISRAELE ‘SCONGELA’ 100 MLN DI DLR PER L’ANP
Pubblicato da Jake su 19 Gennaio 2007
Il governo israeliano ha fatto un versamento di 100 milioni di dollari a favore del presidente palestinese Abu Mazen, nel contesto di intese maturate nel vertice del 23 dicembre con il premier Ehud Olmert. Lo hanno reso noto fonti informate. Si tratta di una parte dei dazi doganali e di imposte a favore dell’Anp congelati da Israele dall’inizio dell’anno scorso, da quando cioé ha preso i poteri il governo di Hamas.
In queste settimane Israele ha cercato di mettere a punto un sistema che desse garanzia che i 100 milioni di dollari siano gestiti in persona da Abu Mazen e non giungano al ministero delle finanze dell’Anp, che è diretto da un ministro di Hamas. Nel frattempo Olmert ha lanciato oggi un altro segnale distensivo in direzione di Abu Mazen congelando tutti i progetti di costruzione di una nuova colonia nella valle del Giordano. Si tratta di Maschiut: un avamposto militare che alcune settimane fa era stato trasformato nel primo nucleo di un nuovo insediamento civile. Di fronte alla proteste internazionale, ha spiegato la radio militare, Olmert ha deciso adesso di congelare tutti i piani in merito.
HAMAS ESPRIME CRITICHE
Critiche sono state espresse da Hamas. “In questo modo il legittimo governo palestinese è stato aggirato” ha lamentato Fawzi Barhum, un dirigente di Hamas, in una dichiarazione alla stampa. “Inoltre Israele si è arrogato il diritto di stabilire l’utilizzazione di quei fondi”. Alcuni osservatori hanno anche notato che il versamento dei fondi – concordato in linea di principio nel vertice fra Abu Mazen e il premier Ehud Olmert il 23 dicembre – è avvenuto alla immediata vigilia di un probabile incontro a Damasco del presidente dell’Anp con il leader di Hamas, Khaled Meshal.
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Mo: ripresi scontri a fuoco a Gaza
Pubblicato da Jake su 2 Ottobre 2006
Le milizie palestinesi di al Fatah e di Hamas hanno ripreso oggi gli scontri a fuoco a Gaza nonostante gli appelli alla calma di Abu Mazen. Sia il presidente dell’Anp che il primo ministro Ismail Haniyeh hanno lanciato appelli per far calare la tensione. Ieri nella battaglia, andata avanti per tutta la giornata, sono morte otto persone e oltre cento sono rimaste ferite. Per il momento non si ha notizie di vittime.
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Mo: incontro Hamas-Fatah
Pubblicato da Jake su 18 Maggio 2006
Esponenti del movimento islamico Hamas e di Al Fatah hanno avuto un lungo incontro protrattosi per gran parte della scorsa notte a Gaza.L’obiettivo della riunione era quello di porre fine alla forte tensione tra le due organizzazioni, sfociata in ripetuti scontri tra gruppi armati delle due parti. Lo annunciano fonti informate palestinesi. Intanto il premier israeliano Olmert e il ministro della Difesa Peretz hanno firmato un ordine per smantellare 6 colonie ’selvagge’ in Cisgiordania.
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Abu Mazen, dialogo con Israele
Pubblicato da Jake su 15 Maggio 2006
Il leader palestinese Abu Mazen ha lanciato un pressante appello al premier israeliano Ehud Olmert perche’ si apra al dialogo. ‘Ci aspettiamo che il nuovo governo israeliano entri in trattativa con noi che siano il partner dello stato ebraico e crediamo nella possibilita’ di una soluzione pacifica’, ha sottolineato Abbas, a Soci, sul Mar Nero, dove si e’ incontrato con il presidente russo Vladimir Putin.
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Israele: sventato attentato suicida
Pubblicato da Jake su 27 Aprile 2006
L’esercito israeliano ha annunciato di aver sventato martedi’ un tentativo di attentato suicida nel nord della Cisgiordania.Nel giorno della commemorazione della Shoah in Israele, ‘un terrorista con sei chili di esplosivo con l’intenzione di farsi esplodere e’ stato catturato insieme con due complici ad est di Nablus’, ha reso noto un portavoce militare. Secondo la stessa fonte, i tre uomini sarebbero attivisti di un gruppo armato legato al movimento di Al Fatah.
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La candidata verde che scrive poesie in onore di Bin Laden
Pubblicato da Jake su 5 Aprile 2006
Con la voce pigola come un pulcino, con la penna ruggisce come un leone. Versi da carta vetrata, ruvidissimi, quelli di Lia Briganti, professoressa di linguistica, semiotica e semantica, col pallino della politica. È un po’ come la Rai – di tutto di più – la pasionaria col vezzo della poesia. È pacifista, verde, radicale, cattolica, ambientalista, liberale, socialista. Oggi in corsa per la Camera in Emilia, con la pettorina del Sole che ride, in queste ore sta provocando un putiferio sul web per aver scritto sul forum dei radicali alcuni versi da brivido. Già, perché lei ha dedicato un poemetto nientepopodimenoché a Osama Bin Laden, sbeffeggiante e impunito regista della più orribile strage terroristica della storia.
Titolo: «Augurio di bene. Ad Osama Bin Laden e alla Jihad islamica». Eccolo: «È l’Iris/come l’arcobaleno/splendente/luce/celeste/nel candido petalo/racchiusa (…)/La pace/e la bontà/siano/per sempre con voi». Non solo. «Poesia dedicata ai militanti di Fatah» recita: «Oh miliziani/ voi mi appariste/ in sogno/ ed io percepii/ le cause/ della vostra veemente/ violenza:/ fiumi di lacrime/ di inconsolabili madri/ lo sguardo vostro/ offeso/ da un confine limitato (…)».
Altra chicca sono i versi dedicati allo sceicco Ahmad Yassin, l’ex leader di Hamas. Sotto la sua guida l’organizzazione terroristica ha fatto piangere a Israele 377 concittadini trucidati, più di 3mila feriti o mutilati. E ad ogni notizia di attentato era solito esaltare gli assassini, definendoli «martiri». Ed ecco i versi di «Tre parti in uno»: «Io vidi/ in sogno/ lo Sceicco Ahmad Yassin;/ era trasparente/ e azzurrino/ e il suo capo,/ era velato./ Il suo sguardo/ era pietoso/ e mite/ per le contese/ di Palestina./ Egli mi vegliava,/ mentre/ questi versi/ erano in me/ ispirati./ Or cessi/ la contesa/ tra l’Oriente/ e l’Occidente,/ poiché/ benevole/ forze celesti/ chiedono/ che gli opposti/ intendimenti/ si chiariscano».
Yassin musa della sua lirica? L’autrice minimizza e scansa le schegge di una polemica che a molti fa venire la pelle d’oca: «Scrivo i miei sogni, tutto qui. Mi sveglio e li annoto subito». Sogni. Incubi, se l’onirica immagine di Yassin ha «lo sguardo mite e pietoso» e se – altra poesia dedicata ai miliziani di Fatah – «Vi vidi/ salir/ sugli spalti/ vivaci/ come furetti/ librarvi/ nell’aria,/ come fringuelli,/ saltare/ sui tetti/ come capretti». Immagine tenera e bucolica ma che non ha certo commosso molti. Anzi, addirittura il segretario dell’Assemblea Musulmana d’Italia Shaykh Abdul Hadi Palazzi (non l’ambasciatore di Israele), scorsi i componimenti della Briganti, ha scritto subito a Daniele Capezzone: «Ho letto gli impavidi deliri allucinanti di una certa Lia Briganti. Un soggetto del genere si permette di usare il sito ufficiale dei Radicali italiani per divulgare orride poesie apologetiche del terrorismo. Capisco che ragioni di schieramento vi portino a ritrovarvi alleati impresentabili di questo genere. Ma ti chiedo di fare al più presto pulizia nel sito, di cancellare queste ignobili tracce di pornografia ideologica».
Ma l’autrice, vincitrice in passato di diversi premi letterari, non si scompone, non ci sta a far la parte dell’ennesima impresentabile candidata Unionista e, anzi, cerca di scrollarsi di dosso qualche compagno scomodo: «Condanno, ripeto con-dan-no, chi brucia le bandiere, siano esse a stelle e strisce o meno. Condanno ogni forma di violenza di piazza. Condanno chi grida 10, 100, 1000 Nassirya. Di più, io sono favorevole alla presenza italiana in Irak, perché trattasi di missione umanitaria». Certo che quei versi… «Non capisco lo scandalo: quello per Osama è solo un augurio, è puro sentimento cristiano, è messaggio d’amore anche per il nemico. Sono cattolica e liberale». E i kamikaze? E la guerriglia irachena? «Atti di sabotaggio terroristici. Sì, sono terroristi».
Ma intanto sul Internet rimane il botta e risposta tra chi sostiene la poetessa e chi s’indigna. Tra questi, uno verga: «Provo anch’io a scrivere una poesia: O dolce/ bambina/ che vai/ per i mercati/ di Tel Aviv,/ BOOOOOM!».
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Monta nei Paesi islamici la rivolta contro le vignette “blasfeme”
Pubblicato da Jake su 31 Gennaio 2006
L’Arabia Saudita ha richiamato il suo ambasciatore a Copenhagen, la Libia ha chiuso la sua rappresentanza diplomatica, in Iraq la gente dice che sono la causa delle bombe contro le chiese, a Gaza i manifestanti si sono riuniti davanti all’ufficio dell’Ue, sparando in aria: l’onda provocata dai fumetti su Maometto pubblicati da un giornale danese sta provocando una impensabile, per gli occidentali, reazione durissima del mondo islamico. Bandiere bruciate, condanne politiche e appelli al boicottaggio coinvolgono anche Paesi dell’islam moderato, come la Giordania, gli Emirati o il Kuwait. Lega Araba e Organizzazione delle conferenze islamiche hanno annunciato la loro intenzione di chiedere all’Onu una risoluzione contro gli attacchi alle fedi religiose.
All’origine dello scontro una dozzina di vignette ironiche su Maometto, pubblicate a settembre dal Jyllands-Posten. Una, ad esempio, raffigura il profeta con un turbante a forma di bomba, un’altra gli fa dire a fumanti kamikaze che arrivano tra le nuvole che “non ci sono più vergini”, ironizzando sul premio che nel paradiso islamico spetta ai martiri.
Nel mondo islamico, naturalmente nessuno le ha viste, ma le accuse lanciate da uomini politici e media hanno dato il via a reazioni crescenti, allargate alla Norvegia, visto che un quotidiano di Oslo ha ripreso le vignette “blasfeme”.
Il governo danese, richiamandosi al diritto di libertà di espressione, si è rifiutato di condannare la pubblicazione, ma ieri il primo ministro Anders Fogh Rasmussen si è dichiarato personalmente contrario a “rappresentare Maometto, Gesù o altre figure religiose in modo tale che possa risultare offensivo” per i credenti. Il caporedattore del giornale, Carsten Juste, ha scritto una lettera di scuse all’agenzia giordana Petra. Intanto il ministro degli esteri di Copenhagen ha invitato i suoi concittadini a “dare prova di prudenza” se si recano in Paesi come l’Egitto, l’Iran, il Libano, l’Algeria, il Pakistan.
Ma l’onda continua. “E’ terrorismo culturale, non libertà di espressione”, ha tuonato Mohammad al-Dhaheri, ministro degli Emirati arabi uniti per la giustizia e gli affair islamici. In Iraq, la massima autorità religiosa sciita, il grande ayatollah Al Sistani, ha chiesto a Copenhagen “misure” contro gli autori dell’offesa, mentre il segretario della Lega araba, Amr Moussa ha accusato la stampa europea di usare “due pesi e due misure” nei confronti di islam ed ebraismo, parlando di possibile “pregiudizio nei rapporti tra Stati europei ed islamici”. Il ministro degli esteri del Kuwait ha vietato all’ambasciatore danese di prendere parte ad una speciale sessione del parlamento
Più minacciosamente, gruppi di Fatah hanno invitato i danesi e i norvegesi a “partire immediatamente” dai loro territori, altri di Hamas hanno invitato i Paesi musulmani a prendere “misure dissuasive contro lo stupido comportamento dei danesi”.
E c’è anche il boicottaggio economico. Il presidente delle unioni dei commercianti kuwaitiani ha sostenuto che il fatto avrà “gravi conseguenze” sull’interscambio economico. In Arabia saudita il gruppo lattiero-caseario danese Arla Foods è stato invitato a chiudere provvisoriamente la sua sede, mentre numerose catene di supermercati annunciano il boicottaggio. A Dubai i prodotti dei due Paesi accusati hanno avuto in pochi giorni perdite per 500mila euro. Ieri, in Egitto il leader dei Fratelli musulmani Mehdi Akef ha invitato “arabi e musulmani e i loro governo a boicottare i prodotti danesi e norvegesi ed a prendere ferme misure”.
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I bambini come scudi umani
Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2004
E’ normale che un militante ricercato, che può essere ucciso da un momento all’altro dalle forze di sicurezza, scelga di rifugiarsi in un’abitazione civile piena di bambini? Non è normale e infatti non è mai accaduto nelle mille storie di terrorismo conosciute, dai Tupamaros uruguagi sino ai Tamil dello Sri Lanka. Men che meno nelle mille storie della resistenza europea, dalla Spagna all’Ucraina. Invece in Palestina accade. E’ considerato normale che un dirigente di al Fatah braccato si rifugi appositamente in case piene di bambini. Non per difendersi – perché sa benissimo che ormai gli israeliani colpiscono lo stesso – ma per portarsi con sé nella morte anche i piccoli e usarli per efficace propaganda. L’ennesima conferma è l’intervista a Nasser Jamal, capo delle Brigate dei Martiri di al Aqsa di Nablus, uomo di Arafat, apparsa domenica sul Corriere della Sera. La giornalista racconta di averlo incontrato in una casa in cui la televisione è accesa e trasmette un cartone animato di Tom e Jerry e che “c’è una schiera di bambini a fargli da scudo”. La frase è inequivocabile: Nasser Jamal si fa scudo di una schiera di bambini. All’orrore della scelta si accompagna lo stupore del lettore cui la notizia è consegnata senza commento, come se anche la giornalista la ritenesse una scelta come tante, acquisita. In questo episodio però, risalta una scelta criminale di Nasser Jamal e anche la spiegazione dell’alto numero di morti di donne e bimbi a seguito delle operazioni anti terrorismo israeliane. L’esercito israeliano è l’unico al mondo nato, cresciuto e immerso in un continuo dibattito etico sulle azioni lecite o no (con quello tedesco è anche il solo in cui i soldati possono rifiutare ordini inumani); ha però deciso, dopo un tormentato dibattito, durante l’Intifada di al Aqsa, di colpire ugualmente terroristi palestinesi, anche se si fanno scudo di bambini. Israele ha scelto in mancanza d’alternative, pena l’impossibilità d’impedire che i terroristi continuino a fare strage di civili innocenti. Scelta terribile, che attira al paese critiche feroci, soprattutto in Europa. Ma chi critica Israele, e i soldati americani a Fallujah, obbligati alla stessa scelta, pena l’inazione, chiude da anni gli occhi su questa nuova “tattica islamica” che usa bambini come strumenti di guerra.La strategia è evidente, pubblica, rivendicata, ma quasi mai denunciata sulla stampa occidentale. Iniziò Ruhollah Khomeini mandando centinaia di migliaia di bambini, i bassiji, a morire sui campi minati iracheni, durante la guerra contro Saddam Hussein. Continuano oggi i terroristi palestinesi e iracheni che agiscono in mezzo ai civili, per coinvolgerli, volutamente, nel tiro di risposta alle loro azioni. Continua la stessa Autorità nazionale palestinese che usa della sua televisione, dei suoi giornali, delle sue scuole per educare i bambini al culto del martirio, per spingerli a diventare “martiri”, anche imbottendosi di esplosivo per uccidere civili innocenti. Da qui esce Amer al Fahr, sedici anni, che ieri si è fatto esplodere nel mercato di Tel Aviv, uccidendo tre israeliani. Da qui la disperazione di sua madre, Samira Abdallah: “Chi ha mandato a morte mio figlio deve vergognarsi”. Nelle manifestazioni palestinesi è ormai abituale vedere sfilare bambini, anche di pochi anni, incappucciati e ricoperti di candelotti di dinamite di cartapesta, mascherati da “martiri islamici”.
Da questo disprezzo della vita dei propri piccoli, da questa oscena strumentalizzazione delle loro vite, nasce la logica di Beslan, dei terroristi islamici ceceni che hanno fatto dei bambini osseti le loro vittime. E’ questa un’articolazione della cultura della morte che ispira il loro islam scismatico. Peggio ancora, questo farsi scudo di minori per trascinarli con sé nella morte del jihad diventa addirittura strumento di propaganda. Queste “morti collaterali” non casuali, ma predeterminate dagli stessi palestinesi, che accompagnano l’azione d’israeliani e americani contro i terroristi, vengono poi usate per spiegare al mondo che israeliani e americani sono spietati. Invece sono spietati tutti quei Nasser Jamal che si rifugiano in mezzo “a una schiera di bambini a fargli da scudo”.
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