Secondo gli exit poll i portoghesi hanno detto ’si’, nel referendum sulla depenalizzazione dell’aborto, ma senza raggiungere il quorum. Il governo del premier Jose Socrates aveva lasciato intendere che terra’ comunque conto del risultato. Se i si’ saranno confermati come maggioranza, verra’ mandata avanti una legge per la depenalizzazione dell’aborto. Se dovessero invece vincere i no, le cose resteranno come sono.
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Portogallo: aborto, manca il quorum
Pubblicato da Jake su 11 Febbraio 2007
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Portogallo: pochi al voto su aborto
Pubblicato da Jake su 11 Febbraio 2007
Difficilmente il referendum odierno sulla depenalizzazione dell’aborto raggiungera’ il quorum del 50% necessario a renderlo vincolante. Lo ha riferito il portavoce della Commissione nazionale elettorale portoghese, Nuno Pinho de Matos. Il governo ha tuttavia lasciato intendere che terra’ conto del risultato anche se non ci sara’ il quorum. Se cioe’ vinceranno i ’si”, si mandera’ avanti una legge per la depenalizzazione dell’aborto, e se vinceranno i ‘no’ le cose resteranno come sono.
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Aborto: Portogallo, 8, 7 mln al voto
Pubblicato da Jake su 11 Febbraio 2007
Otto milioni e mezzo di portoghesi sono chiamati oggi alle urne per decidere la depenalizzazione o meno dell’aborto.Il Portogallo e’ uno dei pochi Paesi europei, con Polonia, Irlanda e Malta, a mantenere una legislazione restrittiva in materia. Gli exit poll saranno disponibili dopo le 20. I sondaggi danno per favorito il ’si’ tra il 53 e il 58,7% con il 12,5% di indecisi e una possibile astensione tra il 40 e il 44%.
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Papa, no ad aborto ed eutanasia
Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007
“Appello” del Papa a tutela della vita “dal concepimento al suo termine naturale” nel giorno in cui si celebra la Giornata per la vita. All’Angelus il Papa ha detto no all’aborto perche’ la vita “non venga negata..neppure al piu’ piccolo e indifeso..tanto meno quando presenta gravi disabilita’”.E contro “l’inganno” di legittimarne l’interruzione “con l’eutanasia mascherandola con un velo di umana pieta’”.Benedetto XVI ha sollecitato iniziative a favore della famiglia fondata sul matrimonio.
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Aborto: pillola ‘abortiva’ non ha rilevanza penale
Pubblicato da Jake su 30 Gennaio 2007
”Non presenta profili di penale rilevanza”, ma semplice ”illecito disciplinare” l’uso del farmaco Methrotexate, utilizzato per interrompere le gravidanze. La polemica era nata all’ospedale Buzzi di Milano, che l’ha utilizzata l’anno scorso. A sostenere il fatto e’ il Gip Enrico Manzi, nel decreto con cui ha disposto l’archiviazione di un’indagine nata da un esposto presentato in Procura nell’agosto scorso da Francesco Beretta, direttore generale degli Istituti Clinici di Perfezionamento, da cui dipende l’ospedale Buzzi, in cui si indicava un possibile profilo penale nell’utilizzo del farmaco con cui 53 donne avevano praticato l’interruzione di gravidanza, nel reparto di Ginecologia e Ostetricia diretto dal prof. Umberto Nicolini.
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Due nuovi casi di morte legate alla pillola Ru486
Pubblicato da Jake su 20 Marzo 2006
La Fda (Food and Drug Administration), l’agenzia Usa per la tutela della salute pubblica, ha segnalato due nuovi casi di donne morte dopo avere assunto la Ru486, la pillola abortiva autorizzata per l’interruzione di gravidanza entro 49 giorni dal concepimento, che a settembre provocò vivaci polemiche anche nel nostro Paese per l’interruzione, poi annullata, da parte dell’allora ministro Storace della sperimentazione presso l’ospedale Sant’Anna di Torino.
Già l’anno scorso la Fda, che per il momento fa sapere solo che si sta ancora indagando sui casi, aveva costituito un gruppo scientifico per andare a fondo sulla morte avvenuta negli ultimi anni di altre cinque donne, uccise da un batterio, raro e letale, dopo aver preso la pillola.
Il timore sarebbe che la Ru486 possa abbassare in maniera pericolosa le difese immunitarie dell’organismo.
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Minori che abortiscono a piacere in Gb
Pubblicato da Jake su 23 Gennaio 2006
Le ragazze minori di 16 anni possono avere un aborto senza chiedere il permesso ai genitori. Lo ha stabilito l’Alta Corte di Londra. Il provvedimento, che conferma la legge attuale, in risposta ad un’azione legale intentata dalla madre di due adolescenti. Susan Axon, 52 anni, di Manchester aveva contestato la legge, il giudice Jilber ha respinto l’appello. Axon ha affermato di aver intrapreso questa battaglia perche’ lei stessa, 20 anni fa, ebbe un aborto del quale si e’ sempre pentita.
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Aborto facile + stupidità = 10 milioni di morti.
Pubblicato da Jake su 9 Gennaio 2006
Gli aborti selettivi sarebbero la causa in India della mancata nascita di 10 milioni di femmine negli ultimi vent’anni. Nel 1997 sono nate circa mezzo milione di femmine in meno rispetto alle previsioni: proiettata su un periodo di 20 anni, tale cifra raggiunge i 10 milioni. Secondo gli esperti, il fenomeno e’ spiegato dalle pratiche per determinare il sesso del feto prima della nascita e dal conseguente aborto selettivo. Questa pratica e’ illegale in India dal 1994.
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Bonus gravidanza: operazione elettorale della sinistra
Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2005
«Come al solito, il centrosinistra è molto bravo ad andare incontro ai bisogni dei cittadini quando non governa, salvo poi smentirsi clamorosamente quando deve in concreto attuare ciò che promette. Belle parole, sonoramente smentite dai fatti». Lo affermano in una nota i consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna Marco Lombardi e Gianni Varani, di Forza Italia.
«Senza entrare nel merito della praticabilità o meno dell’ultima strumentale proposta sull’assegno mensile per non abortire» – prosegue la nota – ci chiediamo: cosa ha fatto il centrosinistra quando ha governato il Paese per 4 anni in un contesto economico molto migliore di quello che ci siamo trovati noi? Nulla». Da ultimo, proseguono Lombardi e Varani, «ci chiediamo: come concilia la sinistra, ed in particolare l’area centrista di questo schieramento, la sua proposta a sostegno della maternità con la manifestata diffidenza verso la presenza di volontari nei consultori come invece previsto dalla 194?».
Puntuale l’intervento della senatrice della Lega Rossana Boldi sulla proposta di modifica alla Finanziaria presentata da Ds (Livia Turco) e Margherita (Giuseppe Fioroni, Rosi Bindi) che è rivolta sia alle cittadine italiane sia a quelle comunitarie ed extracomunitarie «in possesso di regolare permesso di soggiorno che si trovino nella condizione di disoccupazione, non iscritte alle liste di collocamento, interessate dalle tipologie contrattuali» della Legge Biagi e che riconosce un assegno mensile di 500 mila lire per le donne in gravidanza, a partire dal sesto mese, con un reddito familiare non superiore a 80 milioni di lire annui .
«Se partiamo dall’assunto che la 194 è una legge non sull’aborto ma sulla tutela della gravidanza e della maternità, la proposta dell’Unione è corretta ma a poco serve l’assegno da dare alle ragazze in gravidanza perché non sarà questo che farà decidere una donna a tenere un figlio e a non abortire e non saranno solo considerazioni di tipo etico-religioso che pure possono essere portati dai volontari dei movimenti antiabortisti». A suo giudizio in una materia così importante ma nello stesso tempo delicata come l’aborto «tutto può servire ma – spiega – credo che una donna che decide di abortire per difficoltà economiche ha bisogno che le venga proposto un percorso di sicurezza sociale che va al di là dei 9 mesi della gravidanza e anche al di là dei 3 anni di vita del bambino. Quindi – sottolinea l’esponente leghista – forse sarebbe altrettanto utile collegare ad esempio i consultori con la rete delle borse lavoro, con possibilità di percorsi di formazione. Io credo che questa sarebbe la vera rivoluzione per una donna, tutto il resto possono essere proposte di tipo elettoralistico abbastanza strumentali».
Per la senatrice della Lega l’assegno in gravidanza è «una visione un pò limitativa» e «un regresso a quello che bisognerebbe fare», perché «in questo paese si è fatto molto poco per un’altra parte della prevenzione che è quella delle gravidanze indesiderate e l’emergenza che si sta creando soprattutto verso immigrate dell’est europeo che ormai rappresentano il 50% dei soggetti che abortiscono come anche – conclude – resta sempre un terzo aspetto ancora più inquietante, quello delle ragazzine che vogliono abortire».
«Non possiamo pensare di tornare all’epoca delle “ragazze madri” sostenute dall’assegno del Comune, è un’ottica miope ed avvilente». A sostenerlo è la responsabile diritti del Pdci, Katia Belillo, che fa sapere di non condividere «l’emendamento di Bindi e Turco» Per Belillo «lo Stato deve investire sul fronte di interventi volti alla procreazione responsabile, cioè più consultori e più informazione su una sessualità consapevole e asili nido per tutti». Dall’Udc apprezzamento per l’emendamento Ds-Dl, ma anche la richiesta ai centristi dell’Unione per il sostegno all’indagine conoscitiva sull’applicazione della legge sull’aborto.
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Nè clericali nè moralisti
Pubblicato da Jake su 26 Novembre 2005
Chi ci legge da anni ha incontrato con un certo anticipo in queste colonne le questioni eterne di cui oggi, nell’attualità del tempo che si muove si perde e si annuncia, tutti discutono con passione: il problema della verità di ragione e del relativismo, le avventure del diritto naturale, la bioetica e tutte le faccende che riguardano il nascere (clonazione, aborto, fecondazione artificiale) e il vivere (matrimonio, famiglia, sessualità) e il morire (eutanasia), l’identità occidentale con le sue radici giudaiche e cristiane e la sfida islamista, la differenza in Europa e in America tra laicità e ideologia laicista, tra secolarismo e ideologia secolarista, e molto altro ancora di quanto dilaga finalmente, felicemente, confusamente nei discorsi pubblici e privati. Un certo numero di sciocchi definisce tutto questo cultura teocon oppure clericalismo oppure moralismo. Qualche mascalzone ha anche osato affibbiarci xenofobia o misoginia o razzismo, ma con i mascalzoni non si parla. Lo sciocco, che invece costringe a rare precisazioni perché è più diffuso e pericoloso del mascalzone, vede il dito e non la luna, si sa; e lo sciocco italiano adotta sempre la più facile classificazione micro-politica, fatta sempre a misura delle sue micro-ansie, delle sue micro-ambizioni.
Non siamo clericali perché non premiamo i prelati né cerchiamo premi da loro. Non siamo una vetrina per passerelle vaticane. Il nostro è un giornale che cerca di definire razionalmente i fatti in un tempo in cui la ragione flette sotto il peso del pensiero negativo e delle più evanescenti interpretazioni, e se trova la ragione tra i preti e nel popolo cattolico, se ne rallegra e va avanti nella discussione, e se non la trova tra i guru del neosecolarismo, tra gli automatismi ideologici e le intolleranze alla realtà del popolo laicista, se ne dispiace e va avanti nella ricerca e nella discussione. Non siamo nemmeno moralisti. Non coltiviamo l’idolatria dei valori, che è un pallido sostitutivo sia della fede privata, sia della confessione pubblica della fede, sia di un’idea della vita e della politica priva di fede nel trascendente ma non di realismo intellettuale. Abbiamo difeso la parola “peccato” dall’aggressione ignorante dei parlamentari europei, e la parola “matrimonio” dalla falce dei canonisti zapateriani in ginocchio di fronte ai loro stessi idoli; ma non perché prescriviamo come si debba vivere, piuttosto perché vogliamo discutere della buona vita, e senza imposizioni, né di stato né di fede né di cultura né di incultura. Sappiamo che l’ironia è l’arma più forte, a patto che nasconda qualcosa di buono e di bello, magari di allegro.
“E poi noi ci muoviamo continuamente tra due preti, ci destreggiamo tra due bande di preti; i preti laici e i preti ecclesiastici; i preti laici che negano l’eterno del temporale, che vogliono disfare, smontare l’eterno del temporale, quello che sta dentro il temporale; e i preti ecclesiastici che negano il temporale dell’eterno, che vogliono disfare, smontare il temporale dell’eterno, quello che sta dentro l’eterno” (Charles Péguy, “Véronique”).
Giuliano Ferrara
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L’Aborto è un diritto. L’Intelligenza è un dovere
Pubblicato da Jake su 29 Settembre 2005
Tornare a parlare di Aborto mi fa ricordare quel maledetto referendum sulla legge 40. Allora scrissi un post in risposta ai referendari che pur di attaccare gli astensionisti agitavano lo spauracchio “Vogliono cancellare la legge sull’Aborto” per dimostrare che (come poi hanno dimostrato i fatti) Legge 40 e Legge 194 possono tranquillamente convivere.
Il risultato di quel referendum è noto a tutti: 75 Vs 25 ma i referendari non hanno metabolizzato. Invece di prendere atto che la stragrande maggioranza degli Italiani preferisce mantenere la Legge 40 così com’è, dando eventualmente al Parlamento il mandato a modificarla, si sentono vittime di un complotto ordito da barbari clericali baciapile che hanno formato eserciti di incostituzionali astensionisti al solo fine di negare agli Uomini il Sacro dono della Libertà.
Lo si vede oggi guardando il dibattito sulla pillola RU486 dove tornano gli slogan degli Integralisti Laici “Abbiano il coraggio di attaccare la 194 a viso aperto!”. Stessi Slogan …. Stessi concetti della libertà: “(Il feto…) Non ha alcun diritto quando vive, in modo fisicamente parassitario, dentro un altro corpo”
E’ proprio leggendo desolanti post come questo che ho deciso di raccontarvi quello che a stento ho tenuto dentro durante quella folle battaglia (che Dio o chiunque altro la maledica) sulla legge 40 rendendovi partecipi di come io ho vissuto l’aborto di un figlio mio.
Sono stato con questa ragazza (chi essa sia poco conta) per 5 anni. 5 anni travagliati in cui siamo cresciuti assieme e durante i quali io ancora guerreggiavo contro un “sistema” che non mi piaceva semplicemente non partecipandovi. Vivevo di notte lavorando per discoteche come PR e suonando nei locali notturni e negli Studi di registrazione. Non che facessi nulla di male, ma Lei questa cosa non l’accettò mai completamente perchè desiderava un fidanzato più “standard”: videocassetta e pantofole.
Il 1996 dopo uno dei mille tira-e-molla della nostra storia, lei rimase incinta.
Quando me lo comunicò, passato lo choc iniziale, ero l’Uomo più felice del mondo. Ho sempre amato i bambini e l’idea di diventare padre mi faceva toccare il cielo con un dito. Mi resi subito disponibile ad abbandonare la mia vita notturna a favore di un lavoro più tradizionale (non che non si possa essere padri vivendo di notte ma io volevo vivere mio figlio/figlia al 100%) e a diventare “un ragazzo a posto” (che già ero ma diciamo che ero pronto ad indossarne anche l’abito).
Fu con grande sorpresa che appresi dopo sole 4 ore che lei, ben motivata dai suoi genitori, aveva deciso di abortire. Le sue motivazioni erano stupende: “devo finire l’Università” (nel 2002 ancora non l’aveva finita
n.d.robinik ) ma quelle dei suoi genitori erano pure meglio “Che cosa gli dai da mangiare? I biglietti della discoteca? Gli spartiti?” (da notare che ai tempi guadagnavo più di adesso che sono un direttore commerciale
n.d.robinik)
Provai in tutti i modi a farle cambiare idea, arrivai a pregarla in ginocchio di portare a termine la gravidanza. Le promisi che una volta nato il figlio sarei sparito dalla sua vita e che mai ci avrebbe più visti. Del resto era anche figlio mio e se invece di essere nel suo utero fosse stato… nel mio ginocchio il problema non si sarebbe posto. Dov’erano finiti i miei diritti?
Niente.
Non ci fu verso di convincerla e quel che vidi e sopportai nei giorni a seguire fu un vero incubo.
Il suo ginecologo, che in quanto obiettore di coscienza non poteva praticare aborti, invece di provare a verificare se era possibile farle cambiare idea come suo dovere per legge, si adoperò nel peggior esempo di Ponziopilatismo “Io non posso, ti do il nome di un mio amico”
.
Pochi giorni dopo (violando pressochè tutti i punti della legge 194 che purtroppo allora non conoscevo) assistetti inerme all’operazione che lei, tanto bene, mi aveva descritto “… sono solo poche cellule, l’ho visto nell’ecografia, dura un secondo: entrano con una cannetta aspirano tutto e… zac!” e di quel grigio giorno in clinica ricordo in particolare due cose: La ragazza nel letto vicino al suo che piangeva dopo aver abortito da sola, perchè era evidente che nessuno aveva perchè nessuno sapeva, mentre al mio fianco c’erano i compiaciuti genitori di lei ed un sacchetto giallo con scritto “rifiuti organici” con all’interno del sangue a cui diedi l’ultimo saluto recitando una preghiera che a stento ricordavo dai tempi delle elementari (vale la pena di ricordare che sono ateo).
Qualcuno potrebbe ancora pensare che però alla fine lei esercitò un suo diritto e che fece bene.
Lei non la pensa così.
Pochi mesi dopo, ogni luogo, ogni persona, rappresentava per lei un insopportabile ricordo e così decise di scappare, di andare a vivere a Roma, a 500 km di distanza dai suoi ricordi, lasciando per sempre i compiaciuti genitori (ora meno compiaciuti).
Ma i ricordi, si sa, non ti abbandonano. La rividi anni dopo, piangente, che mi confessò di aver pensato alle cose peggiori e di essere convinta che non si sarebbe mai perdonata. Il suo lavoro (aiuta i bimbi autistici) peggiorava le cose: “Vedo gente con un figlio autistico, che sebbene rischi di averne un’altro autistico, fa il secondo figlio. Ed è felice“… “che diritto ho io di fare un figlio? Io che ho ucciso il mio?“. Le dissi che era venuto il momento di perdonarsi, che nessuno si può condannare per sempre, che ognuno di noi ha diritto ad essere felice. Non la vidi mai più.
Un paio di anni fa mi telefono, annunciandomi felice che stava aspettando quella che ad oggi è sua figlia.
CONCLUDENDO:
Quello che è successo non mi ha reso antiabortista. Considero la legge 194 una perfetta extrema-ratio la cui esistenza è necessaria poichè la sua assenza produrrebbe di peggio. Considero il paragone Shoah/Aborto forzato e sbagliato ma credo che dell’aborto la gente chiaccheri senza sapere nulla.
Credo che l’errore sia stata la cultura generata dalla legge e non la legge. Credo che l’errore sia stato non trasferire consapevolezza e responsabilità… le due cose che con i doveri sono necessarie tutte le volte che si accede ad un diritto.
Vorrei quindi che la gente conoscesse realmente la legge 194 . Vorrei che sapesse che si chiama “Legge per la tutela della maternità” e non “Legge per abortire serene” (magari mi piacerebbe anche che la gente sapesse che non la dobbiamo ai radicali n.d.robinik”).
Vorrei che la gente iniziasse a considerare Diritto anche il diritto alla felicità, il diritto ad essere liberi, il diritto ad essere sufficientemente informati, consapevoli e responsabili dal non doversi trovare nelle condizioni di dover scegliere se accedere alla 194.
Un mondo libero è un mondo in cui il diritto ad abortire non viene esercitato perchè nessuno si trova nelle condizioni di doverlo fare. Questo è quello a cui si dovrebbe tendere, questo è quello che mi piacerebbe.
Ma soprattutto mi piacerebbe che la gente smettesse di dire stronzate
Buona Vita!
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Spagna: più libertà d’aborto = più incoscienza nell’aborto
Pubblicato da Jake su 27 Settembre 2005
Se tra il 1993 e il 2003 il numero di aborti e’ calato nella maggior parte degli stati europei, in Spagna e’ aumentato del 77,7%. Secondo i dati del Ministero della Sanita’ citati dall’Asociacion de Victimas des Abortos, in Spagna si calcolano 80.000 aborti dal 1993, di cui quasi 20.000 solo nella comunita’ di Madrid. Di questi 20.000, il 52% sono praticati a donne straniere: dato forte se si considera che le straniere rappresentano solo il 17,4% della popolazione in eta’ fertile.
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Nichi Vendola pro-life
Pubblicato da Jake su 5 Marzo 2005
«(…)la folle corsa della scienza e del mercato ci pone domande cui non dobbiamo sfuggire. Dobbiamo occuparci della tutela della vita, della difesa del vivente. Io sono un comunista creaturale: al primo posto non c’è l’ideologia, ma la creatura umana. Stretta dalla tenaglia tra l’integralismo e il suo gemello mercantile: il laicismo. Io diffido degli opposti dogmatismi di chi vorrebbe congelare la storia e di chi rifiuta di porre limiti alla modernità. Rilancio la provocazione di Bertinotti sulla fine della proprietà privata, nel campo della vita: no alla mercificazione, alla brevettizzazione, alla privatizzazione della vita. Altrimenti quel che un tempo portava il vento verrà catturato dal mercato». Anche l’embrione è vita per lei, Vendola? «Ci sono temi su cui coltivo pensieri, non parole. Per secoli noi uomini abbiamo preteso di parlare anche per l’altro genere, le donne. Oggi dobbiamo costruire una cultura dell’accoglienza della vita, della responsabilità ».
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