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Archivio per la categoria ‘Armando Cossutta’

I paladini della sinistra, la questione morale ed un mondo migliore…

Pubblicato da Jake su 13 Dicembre 2005

Lula: sommerso dalla corruzione che lo ha travolto. Zapatero: costretto ad affrontare il problema dell’immigrazione clandestina nelle enclaves di Ceuta e Melilla usa metodi, diciamo eufestimicamente, “forti” e fa sparare su quei “poveri cristi” che tentavano di scavalcare le barriere che delimitano il confine, (ricordo che nel 1997, allorché governava la sinistra una nave della marina militare italiana speronò un barcone di clandestini albanesi, pare accidentalmente). Schröder: dopo l’uscita di scena dalla politca, diviene presidente del consorzio per il gasdotto russo-tedesco, patrocinato dal SUO governo. Leggere qui un articolo sull’argomento ne “La pulce di Voltaire“. Nella sinistra italiana regna l’imbarazzo: Umberto Ranieri: “Serve un codice etico“, Armando Cossutta: “Conflitto d’interessi inaccettabile“, Marco Minniti: “Una vicenda opaca.” Lapo Pistelli (che fosse un nome in auge non lo sapevo, ma nella Margherita farebbero carte false per attirarsi le simpatie della famiglia Agnelli. NdEdLP) “La socialdemocrazia in Europa adesso é senza bussola“. Da facile profeta, nel post precedente ho scritto che la Michelle Bachelet, diverrà l’icona della sinistra italiana nel caso vincesse le presidenziali in Cile.

Sinistra italiana assolutamente sprovvista di personaggi convincenti e carismatici, che va via via accodandosi al carro delle varie personalità di sinistra emmergenti nel mondo ed in Europa, ed é costretta a far ricorso ad un leader come Prodi, il quale non ha esitato, tempo addietro, ad addurre a sedute spiritiche per giustificare informazioni delicatissime giunte a lui nella drammatica vicenda del caso Moro, ovvero, un uomo che da 30 anni é immerso nelle vicende politiche italiane. Non posso immaginare che, cadute una per una per una le figure alle quali la sinistra si aggrappa, questa possa rimanere aggrappata a quel Chirac ormai definitivamente in declino e, perdippiù, di destra.

Sul caso Schröder scrive André Glucksmann sul Corriere: «Germania svegliati! Il tuo Cancelliere di ieri diventa senza pudore il capo del consiglio di sorveglianza dell’oleodotto Gazprom del baltico. La nomina scoppia come una bomba nelle teste e apre gli occhi agli increduli. “Il Cancelliere svenduto in saldo?” Enorme farsa! Ma lavoro interessante, del resto defiscalizzato in Svizzera. La reciproca passione di Schröder e Putin assume un nuovo aspetto. Nessuno ignora che, senza tale passione, lo scandaloso contratto non sarebbe stato concluso. Nessuno ignora che, senza Putin Schröder non prenderebbe il Backchich, la bustarelle per i servizi resi. Non si da niente per niente…». Gli occhi aperti, noi che non viviamo nel mondo delle fate, li avevamo già. Lasciamo che il popolo del Paese delle meraviglie si svegli completamente, il caso UNIPOL/BNL/Consorte é qui a ricordarcelo, (Vi consiglio vivamente di leggere tutto l’articolo di Glucksmann, il quale scrive della Francia e della Germania, ma più precisamente di Chirac e Schröder, cio’ che Jeanne ed io, andiamo scrivendo da quando Parbleu! esiste).

Consigli di lettura: “Le livre noir de Saddam Hussein” scritto sotto la direzione di Chris Kutschera con la prefazione di Bernard Kouchner, [qui] per chi legge il francese, una breve recensione dove possiamo tra le altre cose leggere: «Une place particulière est accordée dans ce livre à l’idylle sans faille entre l’Irak et la France. Les relations entre ces deux pays ont largement dépassé le stade des échanges commerciaux et de la vente d’armes (la France a été le deuxième exportateur d’armes après l’URSS). Il s’agissait d’une relation très amicale comme l’atteste ces déclarations du Premier ministre Jacques Chirac en 1975 en accueillant le dictateur lors d’une visite en France. « C’est un ami personnel pour lequel j’ai de la considération ainsi que de l’affection ». Chirac ajoutera, au cours du séjour de Saddam Hussein à Paris : « La France a une politique qui n’est pas seulement dictée par l’intérêt, mais par les élans du cœurVisiblement conquis par Saddam Hussein – malade, le président irakien Hassan-al-Bakr qui ne pourra le recevoir -, Jacques Chirac va jusq’à faire un éloge surprenant du régime irakien, dèclarant: «Le nationalisme au meilleur sens du terme, et le socialisme comme moyen de mobiliser les énergies et d’organiser la societé de demain sont deux sentiments trés proches du coeur des Français».

Traduzione: «Un posto particolare é riservato in questo libro all’idilio senza crepe tra l’Iraq e la Francia. Le relazioni tra questi due paesi hanno largamente superato lo stadio degli scambi commerciali e della vendita d’armi (la Francia é il secondo esportatore d’armi dopo l’URSS). Si trattava di una relazione molto amichevole come l’attestano queste dichiarazioni del primo ministro Jacques Chirac nel 1975 accogliendo il dittatore durante una visita in Francia. «È un amico personale per il quale ho della considerazione cosò come dell’affetto». Chirac aggiungerà nel corso di un soggiorno di Saddam a Parigi: «La Francia ha una politica che non é dettata solamente dagli interessi [economici], ma da veri slanci del cuore… e ancora durante un viaggio in Iraq visibilmente conquistato da Saddam Hussein – Malato il presidente iracheno Hassan al Bakr, che non potrà riceverlo – Jacques Chirac arriverà fino ad un elogio sorprendente del regime iracheno, dichiarando: «Il nazionalismo nel migliore dei termini, ed il socialismo come mezzo per mobilitare le energie e organizzare la società del domani sono due sentimenti molto vicini al cuore dei francesi»…» Su queste illuminanti dichiarazioni di Jacques Chirac taccio e lascio a voi ogni altro commento.

ps.: c’é qualcuno che esulta per i sondaggi che danno la Rosa nel pugno, rosa che riunisce i Radicali di Marco Pannella e l’SDI di Giulio Boselli, al 4%, contenti loro! Meno contento sarà certamente Clemente Mastella, il quale vede Pannella come fumo negli occhi. Va da sé che questo risultato, se dovesse essere confermato, rende ancora più difficile i rapporti e la coesione nel centro sinistra.

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Gli aficionados di Castro

Pubblicato da Jake su 23 Maggio 2005

Politici, giornalisti, intellettuali “di professione”, perfino qualche musicista. E pure qualche giudice. È il “partito” di Fidel Castro in Italia, quelli che non si arrendono all’evidenza, i trinariciuti di guareschiana memoria, sempre pronti a sottoscrivere una lettera per incitare il líder máximo, o a cavare di tasca un deca per spedire un barile di petrolio dalle parti dell’Avana, e poter dire così di aver avuto anche loro una particina nella gloriosa rivoluzione.
Gli ultrà filo cubani di casa nostra non fanno mai venire meno il loro sostegno ideale alla causa. Una “quinta colonna” del regime castrista che si annida nei gangli vitali della società.
L’ultima occasione per uscire allo scoperto è stato, un paio di mesi fa, l’appello in favore del loro beniamino pubblicato sul quotidiano spagnolo El Pais. Duecento fra intellettuali, politici e artisti di tutto il mondo hanno sottoscritto una sorta di lettera aperta, nella quale, tra l’altro, si afferma che “a Cuba non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria” e che “la rivoluzione ha consentito il raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente”. Chissà se avrebbero detto lo stesso anche della Germania anni Trenta.

L’illuminante manifesto sulle virtù del regime al potere dal 1959 nella maggiore delle isole caraibiche è stato sottoscritto, fra gli altri, anche da alcuni italiani. Non stupisce la presenza di quell’autentico apologeta del marxismo che è Gianni Minà, giornalista di lungo corso che nell’ottobre passato si precipitò a spedire un messaggio di auguri al condottiero dei Caraibi dopo la sua rovinosa caduta a un comizio che gli procurò la frattura di un ginocchio. Cotanta solidarietà trovò eco riconoscente sul quotidiano cubano Granma al fianco di capi di Stato sudamericani e africani. Due mesi dopo, il Minà è stato ospite d’onore del Festival del Nuevo Cine Latinoamericano all’Avana, dove ha presentato il suo documentario “In viaggio con Che Guevara”: un titolo, una garanzia.
Né sorprende imbattersi, nella petizione del Pais, nel nome di Luciana Castellina, meno preclara del primo, tra i fondatori del manifesto – noblesse oblige – ed editorialista del medesimo “giornale comunista”. Diversamente, avrà fatto saltare qualcuno sulla sedia scorgere nelle file degli “intellettuali for Cuba” Claudio Abbado, fin qui insigne e applaudito direttore d’orchestra, che pare aver ceduto alla voglia, per una volta, di far parte del coro.
Lo stesso coro incantato nel quale si schierano, da sempre, gli amici/nemici Armando Cossutta e Fausto Bertinotti. Sviolina il primo, presidente del Pdci: «Per quanto riguarda Cuba, credo che i dati positivi siano di gran lunga infinitamente superiori a quelli negativi… Conosco Fidel da tempo (siamo anche coetanei) e ho avuto con lui vari incontri… Cuba rimane fra tutti i Paesi dell’America Latina quello più avanzato sul piano dell’istruzione, della sanità, della scienza, della ricerca e, come ha affermato un grande artista come il maestro Abbado (ancora lui! nda), anche sul piano dell’arte e della musica».
Si unisce alla sinfonia d’amorosi sensi il segretario del Prc: «C’è stato un pronunciamento di un grande numero di intellettuali in difesa di Cuba, molto ampio e molto impegnato. Io lo capisco molto perché non si può equiparare Cuba ad altri Paesi latinoamericani… Quando ci sono state singole limitazioni dei diritti umani come durante i processi famosi, noi l’abbiamo criticato. Ma resta quello di Cuba un esempio importante che del resto viene riconosciuto da tutti i governi democratici latinoamericani a partire da quello di Lula (presidente del Brasile, nda)».
Il refrain è condiviso da larghi strati della variegata sinistra nostrana. Da Jacopo Venier, responsabile esteri del Pdci, secondo cui «a Cuba non c’è una feroce dittatura, ma c’è un regime politico che si può criticare ma che ha assicurato al suo popolo dignità e diritti impensabili in quella parte del mondo», al foglio di Rifondazione, Liberazione: «Noi – scriveva all’indomani delle condanne a decenni di galera inflitte ai promotori del “Progetto Varela”, colpevoli di chiedere più democrazia – siamo amici di Cuba, fieri e orgogliosi di esserlo. Proprio per questo non possiamo giustificare in alcun modo la selvaggia ondata di repressione in corso. Proprio perché crediamo nella rivoluzione cubana». Urge un briciolo di coerenza.
E non poteva mancare ’o governatore, Antonio Bassolino da Napoli, che come presidente della Regione Campania non fa altro che organizzare visite a Cuba. Figuriamoci poi se non c’era qualche giudice pronto ad arrampicarsi sugli specchi pur di negare il diritto d’asilo a un profugo cubano, con la motivazione – come hanno sentenziato Giuseppe Tarantola, Marisa Nardo e Paola Gandolfi del Tribunale di Milano pochi mesi fa – che essendo il poveretto un medico, occorre “evitare che i cittadini cubani rimangano privi di adeguata assistenza sanitaria” (dal Corriere di ieri).
Ma il sogno di tanti fan accaniti è emulare Massimo D’Alema o Romano Prodi, che quando sedevano a Palazzo Chigi non si fecero scrupoli a mostrarsi sorridenti e felici di posare con il dittatore più longevo del mondo. Da D’Alema ce lo si poteva anche aspettare, ma dal Professore…
Accadde a Ginevra nel 1998: colloqui fitti, pacche sulle spalle e anche un invito a visitare L’Avana. «Non so se andrò – disse Mortadella – personalmente mi farebbe molto piacere. Lo conosco da tanto tempo». Dimmi con chi vai…

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I simboli di giustizia e quelli no

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

“Falce e martello sono un simbolo che significa giustizia”

Armando Cossutta

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