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L’Unione sulla Cdl in piazza

Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2006

Non scherziamo”: la manifestazione organizzata oggi a Roma dalla Cdl non avrà alcuna conseguenza politica. Romano Prodi passeggia per il centro di Bologna nel tardo pomeriggio, mentre nella capitale si sta svuotando piazza San Giovanni. E non ha alcuna intenzione di dilungarsi a commentare quanto accaduto nella giornata di oggi. Ai cronisti si limita a dire che manifestare “fa parte del sistema democratico”, e quando gli chiedono se il corteo della Cdl potrà avere qualche conseguenza politica, replica: “Ma stiamo scherzando?”.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D’Alema dà un consiglio a Berlusconi: “E’ partito come se dovesse correre i 100 metri, ma questa gara è una maratona, quindi conservi il fiato, noi intendiamo durare 5 anni”. La Finanziaria “non impoverirà nessuno, gli italiani se ne renderanno conto da gennaio, quando il polverone della propaganda sarà calato e la gente vedrà nella busta paga che nessuno è stato derubato”. D’Alema osserva che quella di oggi è stata “una grande manifestazione, com’è naturale in un Paese democratico”: “Grande rispetto per chi manifesta, però proposte non ne ho viste, mi leggerò il discorso integrale”.

Più articolate le riflessioni di Piero Fassino, che in parte ribadisce quanto dichiarato già alla vigilia della manifestazione. “Un esito prevedibile e scontato”, osserva, che in piazza ci fosse molta gente portata dalla Cdl, anche se “è una cosa buona quando la gente partecipa alla vita politica, la democrazia è certo più ricca”. Quella di Roma, però, “resta una manifestazione senza piattaforma, indetta sostanzialmente per dire no al centrosinistra”.

“Un no legittimo” ma sarebbe utile anche sapere, insiste il segretario della Quercia, “come il centrodestra vorrebbe governare l’Italia, visto che l’ha governata per cinque anni e ci ha consegnato un’eredità critica, deludente. Non credo che Tremonti e Berlusconi possano dire agli italiani di voler governare l’Italia come l’hanno governata - continua Fassino - perché gli italiani, con il voto, hanno dimostrato di non apprezzare quel governo”.

“Come la vorrebbero governare?”, si domanda il segretario dei Ds: “Questo non l’hanno detto - prosegue - e mi pare che sia stata una manifestazione di orgoglio, di partito o di schieramento per rassicurare gli elettori militanti, non ancora una manifestazione di alternativa”.

Fassino si concentra sull’assenza dell’Udc, che a suo avviso “testimonia la crisi politica del centrodestra”. E’ “indubitabilmente chiaro che c’è una spaccatura: parte del centrodestra non condivide un’opposizione pregiudiziale, come quella fatta in questi mesi, e chiede di cambiare registro. Ma per questo - sostiene ancora Fassino - Berlusconi, Fini e tutta la leadership dovrebbero riflettere sulle ragioni della sconfitta, cosa che finora non è stata fatta. Non si possono coprire le ragioni della sconfitta solo appellandosi al popolo”.

Quella che ha sfilato oggi a Roma è stata, per il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, “una manifestazione di cartapesta, una pallida imitazione del carnevale di Viareggio che sarà presto dimenticata”, mentre l’opposizione “dovrebbe invece rendere conto del suo operato di governo. Resteranno, aggiunge Di Pietro, “gli enormi buchi nel bilancio dello Stato le leggi ad hoc, la legge elettorale ‘porcata’, le grandi opere virtuali, eccetera, eccetera. Un disastro economico, politico, sociale”. Il governo Prodi, al contrario, “sta facendo i fatti”.

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Di Pietro: “Mi dimetto. Anzi, resto”

Pubblicato da Jake su 20 Luglio 2006

Antonio Di Pietro lo aveva messo nero su bianco: se l’indulto dovesse essere votato così com’è, mi dimetterò. Con una lettera al presidente del Consiglio Romano Prodi e a tutti i membri della maggioranza, il leader dell’Italia dei valori aveva minacciato che se il provvedimento fosse servito a diminuire la pena comminata a Cesare Previti, lui era pronto a farsi da parte.
Ora, due strade erano possibili. La prima, che il governo cedesse per dare ragione al corpo a corpo che il ministro per le Infrastrutture ha intrapreso da anni con l’ex parlamentare di Forza Italia Cesare Previti. Oppure, che mantenesse dritta la prua sui suoi obiettivi e faccesse a meno dell’apporto di voti dell’Italia dei valori. Nella maggioranza le acque erano agitate. Da una parte c’erano coloro che accusavano l’ex magistrato di portare avanti una querelle al solo e unico scopo di ricavarne benefici di immagine. Dall’altra, chi non nascondeva che l’approvazione di una legge sull’indulto sarebbe stato un tradimento del programma dell’Unione che aveva come parola chiave “nessuna concessione a chi viola le leggi”. Poi Di Pietro ha fatto marcia indietro e ha appoggiato l’iter parlamentare dell’indulto con le solite “riserve” - che servono a poco se non a tenere sotto minaccia l’alleato - e il provvedimento ha passato l’esame della commissione Giustizia della Camera. (…)

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Amnistia: Angius lancia dibattito

Pubblicato da Jake su 11 Maggio 2006

Si scatena il dibattito sull’amnistia dopo che Angius (Ds) si e’ detto ‘favorevole ad un atto di clemenza a inizio legislatura’. Anche Pecoraro Scanio dei Verdi si e’ detto d’accordo ad un provvedimento di amnistia. Il segretario di Prc Giordano considera l’eventuale provvedimento un atto significativo. Secondo Di Pietro (Idv) invece, l’amnistia ’sarebbe una brutta partenza dell’Unione’. La Russa (An) esprime la sua contrarieta’ invitando il centrosinistra ad approvarla da sola.

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Volano insulti tra Udeur e Di Pietro

Pubblicato da Jake su 21 Aprile 2006

Tensione ai massimi livelli nell’Unione tra Udeur e Italia dei valori. Dopo l’attacco di Di Pietro che nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Ognuno ha diritto di chiedere i posti che ritiene più opportuni ma non può farlo sotto forma di ricatto», ora è l’Udeur a reagire. «Basta. L’ex pubblico ministero la smetta di parlare a sproposito - ha detto Antonio Satta, vicesegretario nazionale -. La misura è colma, se continuerà nelle sue gratuite insinuazioni, non parteciperemo più a vertici dell’Unione». Gli fa eco il capo della segreteria politica Mauro Fabris: «A Di Pietro dico “Basta con gli insulti”, e poi non capisco chi gli abbia dato il ruolo di cane da guardia di Prodi, che non ha bisogno di tutto ciò».

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Di Pietro su Cofferati

Pubblicato da Jake su 2 Novembre 2005

Caro direttore,
quanto sta accadendo in questi giorni a Bologna ha posto all’attenzione di tutti una questione fondamentale, ovvero il problema della sicurezza e della legalità, soprattutto nelle aree urbane. Sin dal primo momento, ho manifestato apertamente il mio appoggio e la mia solidarietà al sindaco Cofferati per la sua coraggiosa svolta legalitaria. Chi amministra una città ha, tra le sue priorità, il bene dei suoi amministrati, e il sindaco di Bologna sta dimostrando di avere a cuore il problema di tutti i suoi concittadini.
Le istanze di chi si trova in difficoltà, di chi vive il dramma della casa o della mancanza del lavoro sono legittime e non possono non avere l’umana comprensione di tutti, io in prima linea. Ma da qui a pensare che legittime istanze possano essere una valida ragione per violare la legge, per lasciarsi andare ad atti vandalici, per assalire le forze dell’ordine che esercitano un loro preciso dovere, per commettere azioni di violenza e delinquenza, come saccheggi di megastore o distruzioni di vetrine, significa trasformare un diritto in una vera e propria azione arbitraria che danneggia chi la commette e limita i diritti fondamentali di tutti i cittadini.
La violenza genera violenza, crea i presupposti di un’insicurezza collettiva che danneggia l’immagine e il bene dell’intera collettività. La legalità genera legalità, è l’unico mezzo per tutelare i più deboli tra i deboli, l’unica via per dare fiato a chi è …disperato ma urla meno degli altri, chi è in difficoltà ma rispetta la legge. È di questi cittadini, in primis, che dobbiamo aver cura.
La presa di posizione del sindaco di Bologna ha rotto uno storico tabù, ovvero, quello che “per consuetudine politica” la legalità e la sicurezza siano ad appannaggio esclusivo della destra. La risolutezza e la determinazione con la quale Cofferati ha preso in mano la situazione non poteva non ricevere il mio personale plauso e quello di Italia dei Valori, giacché la legalità è una delle ragioni fondanti di IdV, appartiene al Dna costitutivo del nostro movimento che, senza ipocrisie “pelose”, ha sempre ritenuto e ritiene la legalità un valore assoluto, che non ha e, soprattutto, non deve avere colorazione politica.
Così come, ad esempio, la cultura non appartiene solo ed esclusivamente alla sinistra, la legalità non appartiene solo ed esclusivamente alla destra. La sicurezza dei cittadini è un valore trasversale, universale che non appartiene di diritto a nessuno, e sul quale nessuno può appendere “in maniera preconcetta” il cappello: le paure dei cittadini sono reali, le richieste di intervento legittime e bene fa chi riveste un ruolo istituzionale a dare risposte concrete a chi gli chiede misure urgenti, e risposte concrete di fronte una situazione insostenibile.
Ora, così come è vero ciò, è altrettanto vero che bisogna saper sempre trovare la quadratura del cerchio tra legalità e umanità. In questo senso, bene ha fatto il sindaco di Roma Valter Veltroni che ha ordinato sgomberi di campi Rom nella Capitale, dando loro, di contro, un nuovo posto “più umano” dove vivere. Sono certo che il sindaco di Bologna, che è uomo di coscienza con un lungo trascorso nel sindacato, saprà fare altrettanto.

Antonio Di Pietro

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La legalità e la sinistra

Pubblicato da Jake su 26 Ottobre 2005

Gratta gratta, alla sinistra, la legalità non piace. Gli ricorda la stella dello sceriffo e quel fascista di John Wayne. Per un po’ va bene, ma poi non si può fingere tutta la vita. E così se Cofferati sceglie la via del law and order, giù botte. Non in senso metaforico.
Chi guida la rivolta viene in parte dai centri sociali, dai punkabbestia e dagli okkupanti di case e dal mondo dei no global. Ma una buona parte viene dalle aree comuniste non soltanto extraparlamentari. In giunta con Cofferati, c’è Rifondazione Comunista che dai banchi del Consiglio comunale lancia accuse di fascismo all’ex Cinese ridotto a “Cileno” (Pinochet…) sulle colonne del Manifesto.
La stessa scena si ripete a Roma, dove il corteo di protesta contro la riforma Moratti degenera in rissa con tanto di cariche della polizia per frenare le scalmane dei manifestanti. Protagonisti i soliti studenti fuori corso perenne, qualche finto ricercatore, tanti fancazzisti e, soprattutto, gli scioperanti e i manifestanti di professione. Insomma, tutta gente che con la riforma Moratti non c’entrava niente perché la riforma in discussione è rivolta ai docenti e non agli studenti universitari.
Ne ha fatto le spese anche una giornalista di Skytg24 alla quale i “pacifisti” che lottano sempre per i diritti di tutti, che si battono sempre per i più deboli (ma se, poi, non sei d’accordo con loro ti sputano addosso) hanno impedito di lavorare.
A proposito: complimenti al “regime” televisivo tanto sbraitato dalla sinistra, che ha liquidato gli incidenti come se nulla fosse accaduto o come se si trattasse di due-tre pierini. Per non dire delle immagini a corredo dei servizi dove sembrava che fosse colpa della polizia. Skytg24 ha coperto meglio la notizia, bravi.
Ora, la domanda è questa: la sinistra dell’Unione da che parte sta, con le forze dell’ordine o con gli occupanti, i manifestanti, i girotondini? Con chi stanno: con l’ordine o il disordine? Non vale tergiversare: prego, rispondere senza se e senza ma, come siete abituati a dire quando vi fa comodo.
Prodi, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Cento, Fassino: da che parte state? Se state con l’ordine, allora certa gente va isolata senza tanti sofismi e distinguo. E diteci chi dà i soldi che vengono girati per finanziare queste “pacifiche” manifestazioni.
Una parola chiara non guasterebbe. Non arriverà, statene certi… L’Ulivo infatti è ostaggio di alcune sue stesse componenti. Nella sinistra di oggi ci sono ancora i germi di chi considerava i brigatisti “compagni che sbagliano”, di chi rifiuterà sempre il concetto di law and order perché all’egualitarismo proletario ci si deve arrivare anche con la violenza.
Del resto è l’Ulivo che ha legittimato, con le primarie, la candidatura dei no global, degli incappucciati, cioè di chi istituzionalizza il mascherarsi per non farsi vedere, per non farsi individuare.
Ma non sono certo gli incappucciati a creare gli imbarazzi più grossi a Romano Prodi: c’è tutta una sinistra che va da Rifondazione ai girotondini, passando per i Verdi, che rigetta la cultura della legalità perché ne dà un’accezione fascista e poliziesca. Lo conferma Bologna dove Cofferati è Tex Willer e «fascista», lo conferma Genova dove il sindaco Pericu si vede costretto a costituirsi parte civile nel processo sugli scontri del G8; Roma, dove Veltroni si ritrova un consigliere di maggioranza che lurida la porta di casa Berlusconi di letame; Napoli, dove il sindaco Jervolino è già stata scaricata dal centrosinistra.
Sicurezza, ordine, rispetto per le regole: a sinistra diventano slogan. Nel centrodestra sono punti fermi. Sia per i connazionali e sia - a maggior ragione - per gli stranieri. Più oltre, sulla Padania, troverete una interessante inchiesta del bravo Andrea Accorsi il quale racconta della penetrazione della ’ndrangheta nel Nord, terra dove venticinque, trenta anni fa non c’era l’incubo della criminalità organizzata. Allora la risposta dello Stato non fu ferma come doveva essere. Oggi il problema si ripropone negli stessi termini con la malavita cinese, con quella albanese, con quella africana che gestisce la prostituzione e con le cellule terroristiche colluse con il fanatismo islamico.
La sinistra non è in grado di dare risposte rigorose e ferme. E quando parla di sicurezza lo fa per motivi di propaganda. Non a caso, a sinistra mal sopportano uno come Antonio Di Pietro unico che convintamente parla di ordine e legalità sapendo tra l’altro quello che dice. Eppure Tonino, per la sinistra, è «uno sbirro», epiteto che, forse, dovrebbe risultare offensivo nei suoi confronti.
Nei prossimi anni, le minacce che arriveranno dalle diverse criminalità obbligheranno il governo centrale a usare il pugno duro contro il riorganizzarsi di bande malavitose sul traffico di interessi illeciti. Si porrà il tema del controllo del territorio, concetto militare che nell’Unione dà fastidio. Così come danno fastidio le cariche della polizia quando queste servono per disinnescare le azioni violente dei manifestanti.
Prodi, per vincere le elezioni, chiederà il voto di chi occupa le case, di chi manifesta menando, di chi rompe le vetrine, di chi infrange l’ordine sociale e la sicurezza delle persone perbene. Ecco perché sarà anch’egli ostaggio dei massimalisti come lo è Cofferati a Bologna
La sinistra ciurla nel manico, ragiona come la canzone di De Gregori: tu da che parte stai, dalla parte di chi ruba nei supermercati o dalla parte di chi li costruisce rubando? Sono fuori dalle regole entrambi. Noi stiamo con la legalità e l’ordine. A sinistra, evidentemente, pur di non stare con la polizia si preferisce stare con il ladro minore.

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