L’Archivio

L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per la categoria ‘Antonio Bassolino’

Gli aficionados di Castro

Pubblicato da Jake su 23 Maggio 2005

Politici, giornalisti, intellettuali “di professione”, perfino qualche musicista. E pure qualche giudice. È il “partito” di Fidel Castro in Italia, quelli che non si arrendono all’evidenza, i trinariciuti di guareschiana memoria, sempre pronti a sottoscrivere una lettera per incitare il líder máximo, o a cavare di tasca un deca per spedire un barile di petrolio dalle parti dell’Avana, e poter dire così di aver avuto anche loro una particina nella gloriosa rivoluzione.
Gli ultrà filo cubani di casa nostra non fanno mai venire meno il loro sostegno ideale alla causa. Una “quinta colonna” del regime castrista che si annida nei gangli vitali della società.
L’ultima occasione per uscire allo scoperto è stato, un paio di mesi fa, l’appello in favore del loro beniamino pubblicato sul quotidiano spagnolo El Pais. Duecento fra intellettuali, politici e artisti di tutto il mondo hanno sottoscritto una sorta di lettera aperta, nella quale, tra l’altro, si afferma che “a Cuba non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extra-giudiziaria” e che “la rivoluzione ha consentito il raggiungimento di livelli di salute, educazione e cultura riconosciuti internazionalmente”. Chissà se avrebbero detto lo stesso anche della Germania anni Trenta.

L’illuminante manifesto sulle virtù del regime al potere dal 1959 nella maggiore delle isole caraibiche è stato sottoscritto, fra gli altri, anche da alcuni italiani. Non stupisce la presenza di quell’autentico apologeta del marxismo che è Gianni Minà, giornalista di lungo corso che nell’ottobre passato si precipitò a spedire un messaggio di auguri al condottiero dei Caraibi dopo la sua rovinosa caduta a un comizio che gli procurò la frattura di un ginocchio. Cotanta solidarietà trovò eco riconoscente sul quotidiano cubano Granma al fianco di capi di Stato sudamericani e africani. Due mesi dopo, il Minà è stato ospite d’onore del Festival del Nuevo Cine Latinoamericano all’Avana, dove ha presentato il suo documentario “In viaggio con Che Guevara”: un titolo, una garanzia.
Né sorprende imbattersi, nella petizione del Pais, nel nome di Luciana Castellina, meno preclara del primo, tra i fondatori del manifesto – noblesse oblige – ed editorialista del medesimo “giornale comunista”. Diversamente, avrà fatto saltare qualcuno sulla sedia scorgere nelle file degli “intellettuali for Cuba” Claudio Abbado, fin qui insigne e applaudito direttore d’orchestra, che pare aver ceduto alla voglia, per una volta, di far parte del coro.
Lo stesso coro incantato nel quale si schierano, da sempre, gli amici/nemici Armando Cossutta e Fausto Bertinotti. Sviolina il primo, presidente del Pdci: «Per quanto riguarda Cuba, credo che i dati positivi siano di gran lunga infinitamente superiori a quelli negativi… Conosco Fidel da tempo (siamo anche coetanei) e ho avuto con lui vari incontri… Cuba rimane fra tutti i Paesi dell’America Latina quello più avanzato sul piano dell’istruzione, della sanità, della scienza, della ricerca e, come ha affermato un grande artista come il maestro Abbado (ancora lui! nda), anche sul piano dell’arte e della musica».
Si unisce alla sinfonia d’amorosi sensi il segretario del Prc: «C’è stato un pronunciamento di un grande numero di intellettuali in difesa di Cuba, molto ampio e molto impegnato. Io lo capisco molto perché non si può equiparare Cuba ad altri Paesi latinoamericani… Quando ci sono state singole limitazioni dei diritti umani come durante i processi famosi, noi l’abbiamo criticato. Ma resta quello di Cuba un esempio importante che del resto viene riconosciuto da tutti i governi democratici latinoamericani a partire da quello di Lula (presidente del Brasile, nda)».
Il refrain è condiviso da larghi strati della variegata sinistra nostrana. Da Jacopo Venier, responsabile esteri del Pdci, secondo cui «a Cuba non c’è una feroce dittatura, ma c’è un regime politico che si può criticare ma che ha assicurato al suo popolo dignità e diritti impensabili in quella parte del mondo», al foglio di Rifondazione, Liberazione: «Noi – scriveva all’indomani delle condanne a decenni di galera inflitte ai promotori del “Progetto Varela”, colpevoli di chiedere più democrazia – siamo amici di Cuba, fieri e orgogliosi di esserlo. Proprio per questo non possiamo giustificare in alcun modo la selvaggia ondata di repressione in corso. Proprio perché crediamo nella rivoluzione cubana». Urge un briciolo di coerenza.
E non poteva mancare ’o governatore, Antonio Bassolino da Napoli, che come presidente della Regione Campania non fa altro che organizzare visite a Cuba. Figuriamoci poi se non c’era qualche giudice pronto ad arrampicarsi sugli specchi pur di negare il diritto d’asilo a un profugo cubano, con la motivazione – come hanno sentenziato Giuseppe Tarantola, Marisa Nardo e Paola Gandolfi del Tribunale di Milano pochi mesi fa – che essendo il poveretto un medico, occorre “evitare che i cittadini cubani rimangano privi di adeguata assistenza sanitaria” (dal Corriere di ieri).
Ma il sogno di tanti fan accaniti è emulare Massimo D’Alema o Romano Prodi, che quando sedevano a Palazzo Chigi non si fecero scrupoli a mostrarsi sorridenti e felici di posare con il dittatore più longevo del mondo. Da D’Alema ce lo si poteva anche aspettare, ma dal Professore…
Accadde a Ginevra nel 1998: colloqui fitti, pacche sulle spalle e anche un invito a visitare L’Avana. «Non so se andrò – disse Mortadella – personalmente mi farebbe molto piacere. Lo conosco da tanto tempo». Dimmi con chi vai…

Pubblicato su Antonio Bassolino, Armando Cossutta, Articoli, Cuba, Fausto Bertinotti, Fidel Castro, Italia, Rifondazione Comunista, Sinistra | Lascia un commento »

Bassolino in Campania, senza motivo

Pubblicato da Jake su 17 Maggio 2005

Come si sia potuto votare un presidente come Bassolino, che ha trascorso buona parte della legislatura a costruirsi un’immagine e a “mediare”, invece di risolvere, resta un mistero.
È universalmente riconosciuto che il record, per le “consulenze d’oro” spetta a Antonio Bassolino, ex sindaco di Napoli, ex ministro del Lavoro nel governo Prodi, governatore della Regione Campania, confermato nelle recenti elezioni.
Nella passata legislatura disponeva di quattro super-esperti per liberare Napoli e la Campania dalla spazzatura, pagati rispettivamente un milione di euro, 850 mila, 500 mila e 413 mila euro, per un totale quindi di 2 milioni e 763 mila euro. I risultati si sono visti: ondate senza precedenti di manifestazioni di protesta culminate con blocchi stradali e ferroviari, con montagne di spazzatura non smaltita sparse per tutto il territorio. In tanti anni non si sono costruiti né inceneritori, né termovalorizzatori, impianti realizzati dappertutto.
Bassolino pagava un compagno di partito 7 mila e 500 euro al mese, più spese di rappresentanza, viaggi e alberghi perché lo rappresentasse in convegni e tavole rotonde all’estero; tre consulenti per assaggiare vini e consigliarli per la istituzione di una enoteca regionale per un compenso di 20 mila e 452 euro a testa; ed un comitato tecnico-scientifico, formato da 21 giornalisti specializzati (economisti, sociologi, storici) appartenenti alle più importanti testate nazionali, per ricercare con lui le “soluzioni giuste per gli atavici problemi della Campania”. Compenso per ciascun giornalista: 180 milioni delle vecchie lire l’anno.
Per non dire dei tanti sbarcati in terra “luciana”, provenienti da altre regioni, che circolano nell’ambito delle strutture istituzionali campane pagati con altissime prebende, mortificando le professionalità locali e regionali.
Bassolino, in qualità di presidente della Regione, ha anche ricevuto due avvisi di garanzia per abuso di ufficio e falso ideologico, inviatigli dalla Procura. È indagato, insieme al presidente della giunta regionale Losco, per indennità di rendimento elargite ai collaboratori con mano troppo facile e per una serie di nomine a rischio di incompatibilità. Fra queste, Mario Pagliari, presidente dell’azienda di soggiorno Amalfi ma anche marito di Anna Ummarino, consigliere regionale. O Mohamoud Srour, sindaco di un paese in Abruzzo ma anche consulente di un Programma Operativo della Regione. O ancora Roberto Napoli, responsabile nazionale Udeur ma anche direttore dell’Arpac (agenzia di protezione ambientale) di Salerno. Sono in tutto 15 nomi, consulenze da 40 mila euro l’anno. Bassolino si difende: non spetta alla Regione verificare le incompatibilità. Ai candidati tocca rilasciare una dichiarazione di assunzione di responsabilità.
Uno scandalo o una mossa politica, in tempi di campagna elettorale, visto che il dossier è stato consegnato alla Procura dal consigliere Fulvio Martusciello, di Forza Italia? Indagherà il Procuratore Agostino Cordova, certo non sospettato di collusioni politiche con Bassolino. Solo che il Csm ha giudicato incompatibile il procuratore con l’ambiente napoletano, ma il ministro Roberto Castelli non esegue il trasferimento, e ha decretato una proroga.
E i veri problemi del popolo campano?
La sanità pubblica è in profonda decadenza, la formazione professionale inesistente, la macchina amministrativa regionale fa acqua da tutte le parti. Sul fronte del lavoro le cose non vanno molto meglio. Sono centinaia le fabbriche in crisi e migliaia i lavoratori scaricati in cassa integrazione ordinaria e straordinaria, prepensionamenti, mobilità se non, nei casi peggiori, licenziamenti in tronco. Solo per citare i casi più eclatanti, ci sono: gli operai della “Montefibre” di Acerra, della “Ixfin” di Marcianise, dell’Exide di Casalnuovo, delle due fabbriche storiche “Peroni” e “Fag” di Napoli.
Per evitare la perdita dei posti lavoro lottano gli operai della Fiat di Pomigliano d’Arco, della Cirio, dell’Alenia, della “World”, delle ditte subappaltatrici dell’Arin, della Ferrarelle di Riardo. Nel solo 2004 sono stati 5 mila gli operai buttati fuori dal ciclo industriale; nel 2005, secondo stime prudenti dei sindacati confederali, la stessa sorte toccherà a circa 10 mila operai metalmeccanici (incluso il settore informatico) e a diverse migliaia di operai edili, per un totale complessivo che si aggira sulle 20-25 mila unità; se così fosse la Campania avrebbe a fine 2005 più di un milione di disoccupati, praticamente 1/5 della popolazione totale. Bassolino e i sindacati non hanno mosso un dito per fare fronte a questa drammatica emergenza, dove emerge la piaga del lavoro nero.

Pubblicato su Antonio Bassolino, Articoli, Mezzogiorno | Lascia un commento »

Il federalismo Bassolino-style

Pubblicato da Jake su 17 Maggio 2005

Ci ha pensato o’ sindaco, come bonariamente è chiamato il governatore della Campania, Antonio Bassolino, a rispolverare a 150 anni di distanza la “Borbonia”.
Ha riunito i presidenti delle Regioni, di tutte le Regioni che formavano il Regno delle due Sicilie (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Molise e Sicilia), per dar vita ad una istituzione permanente: il coordinamento delle regioni del sud, “un soggetto politico-istituzionale attivo”. Che il federalismo rappresenti una soluzione più plausibile e comprensibile per un meridionale, che ha una storia di Stato alle spalle, del più grande fra gli Stati prima dell’unificazione nazionale, piuttosto che per un settentrionale, mi pare ovvio. La questione ora è un’altra. Se fosse stato Bossi a ipotizzare una simile istituzione per le Regioni del Nord, verosimilmente ci saremmo trovati i carri dell’armata rossa, in versione moderna, ossia i disobbedienti, i girotondini, i no global e quant’altri, minacciosi fuori le Camere. I media avrebbero urlato allo scandalo, all’attentato contro l’unità d’Italia intentato dai “lumbard”. E’ proprio qui il dramma. Mentre nel centrodestra ci si arroviglia pensando al partito unico, ci si assopisce poi sul pensiero unico di sinistra. Perchè ciò che la destra neppure può osare pensare, può però ben essere messo in opera dalla sinistra senza che nessuno si strappi le vesti?
Il federalismo è buono o non è buono, lo si può apprezare o meno, ma non si puo’ certo affermare che quando a chiederlo, anzi ad applicarlo nei fatti, sia Bassolino, tutto fili liscio, mentre quando a richiederlo è la Casa delle libertà, l’argomento diventa un tabù, una strega da dare alle fiamme. Bassolino non è certo uno statista, ma è una persona arguta che sa il fatto suo. E’ indubbiamente la personalità di sinistra più in vista del meridione e, siccome le regioni del sud sono quasi tutte in mano alla sinistra, ne consegue che Bassolino è fra i politici più influenti del meridione, ed è certo che di questa “rete” sudista egli ne voglia essere il leader.
Provate ad immaginare lo stato d’animo di Mastella, suo rivale, che sull’argomento non sembra aver proferito parola. Proprio lui, che ogni due parole che dice, una è “meridione”; proprio lui, il clericalsannita paladino del Sud (a chiacchiere), ora tace? Che ne pensa il segretario dell’Udeur di questa trovata per rilanciare il sud? Non è dato saperlo. Proprio lui che, si sussurra, avendo avuto assicurazione da Prodi di collegi “blindati” per il suo partito nelle prossime elezioni politiche, dopo avere ripetutamente minacciato di candidarsi, alla fine rinunciò a correre per la poltrona di governatore della Campania, regalando di fatto a Bassolino la regione: bell’esempio di meridionalismo.
Il coordinamento fra le regioni meridionali è cosa seria, come del resto lo è il federalismo; ma se Bassolino non è stato capace neanche di pensare in piccolo quando era sindaco di Napoli, aggravandone gli atavici drammi invece che tentare di risolverli, risulta davvero improbabile che possa riuscire a combinare qualcosa di buono ora che pensa in grande. La sua è una semplice fuga dalla realtà; un tuffo in avanti che finirà dove deve finire: in mare.
Permettetemi una citazione finale: “l’autonomia finanziaria (degli organismi locali) incentiva forme di partecipazione e di controllo democratico dei cittadini sulle scelte delle amministrazioni, sollecita orientamenti selettivi intorno alla determinazione dei bisogni, mobilita le collettività locali nella lotta agli sprechi, alle elargizioni clientelari, all’evasione tributaria, eccita comportamenti rigorosi nella valutazione dei benefici e dei costi degli interventi e dei servizi pubblici, sollecita l’attivazione di controlli sull’efficienza e sull’efficacia delle gestioni”. E’ una delle più lucide difese del federalismo fiscale. A farla è stato il costituzionalista Franco Bassanini nel 1988, all’epoca deputato della Sinistra indipendente, poi diventato ministro ulivista e sicuramente uno fra i maggiori esponenti dei Ds. Quando della questione ne parlo’ tempo fa l’allora Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, sappiamo tutti la fine che i suoi stessi alleati gli hanno fatto fare. Insomma, un’idea dovrebber essere giusta o sbagliata in sé, mentre da noi succede che il centrodestra, comunque la pensi, lo si accusa di sbagliare, mentre il centrosinistra, comunque la pensi, vuole avere sempre ragione.
Il mio professore di Economia politica all’Università, l’attuale ministro della Difesa Antonio Martino, soleva ripetere a lezione (ma la massima non è sua): “Si possono prendere in giro poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo, ma non si possono prendere in giro molte persone per molto tempo”. Le menzogne della sinistra sul federalismo hanno quindi i giorni contati.

Pubblicato su Antonio Bassolino, Articoli, Federalismo, Mezzogiorno | Lascia un commento »

Uniti per mungere meglio

Pubblicato da Jake su 17 Maggio 2005

Il Coordinamento delle Regioni del Sud? Sia il benvenuto, se si tratta di uno strumento per ottenere più autonomia da Roma. Ma per Giancarlo Pagliarini, deputato leghista, già ministro del Bilancio nell’avventura del primo governo Berlusconi ed esperto di economia per il Carroccio, i dubbi sono tanti.
L’iniziativa ordita da Antonio Bassolino, ’o governatore campano, non è infatti la prima in questo senso. «Ricordate quando lanciò il “manifesto di Eboli” nel marzo del 2000? – racconta Pagliarini – Fu una cosa scandalosa, tanto più che arrivava da un politico che dovrebbe essere di sinistra…».
Perché la scandalizzò tanto quel manifesto, onorevole Pagliarini? Di cosa si trattava?
«In sostanza, i candidati presidenti regionali del centrosinistra si trovarono a Eboli e sottoscrissero un manifesto con il quale, al di là di tanti bei proclami, chiedevano che i criteri di finanziamento dell’Unione europea alle zone disagiate venissero rivisti».
Per quale motivo? Non ne avevano già a sufficienza di fondi europei, magari poi inutilizzati per mancanza di progettualità?
«È qui il punto, e premetto che, se questo coordinamento avesse un obiettivo progettuale, ne sarei ben contento. Se si riunissero per arrivare a una strategia comune nel combattere l’evasione fiscale mostruosa che hanno, o per decidere le infrastrutture turistiche da realizzare, bene. Ma no, all’epoca di Eboli il problema di Bassolino e dei suoi amici era tutt’altro. Cosa stava infatti succedendo? Che si stava avvicinando pericolosamente l’allargamento dell’Unione europea ad Est…»
Pericolosamente per chi?
«Per chi, come il Meridione, vive di evasione fiscale e di lavoro nero. I finanziamenti Ue vengono infatti erogati in base al Pil di una data zona. Ora, i Paesi dell’Est avevano un Pil inferiore a quello delle regioni meridionali, per cui i soldi europei stavano per prendere un’altra strada».
Quale fu dunque la richiesta di Bassolino e degli altri candidati governatori per il centrosinistra?
«Molto semplice: di non usare più il Pil come criterio per decidere la ripartizione dei fondi, bensì il numero di disoccupati. Come a dire: “noi siamo più ricchi dell’Est Europa perché produciamo più ricchezza, ma siccome da noi il lavoro nero è altissimo e la disoccupazione ufficiale pure, con i criteri attuali perdiamo finanziamenti”».
Non avranno detto proprio così, almeno per l’evasione fiscale…
«No, certo, ma il ragionamento implicito è questo e la sostanza del ragionamento è questa: cambiare i criteri di ripartizione dei fondi per gabbare gli europei dell’Est che sono più poveri dei meridionali italiani. E ancora più scandaloso è che questa proposta sia arrivata da persone di sinistra…».
Torniamo all’incontro tra i governatori del Sud: si va verso la macroregione del Sud, come auspicato ad esempio dal professor Gianfranco Miglio anni fa?
«Magari, ne sarei ben felice. Come sarei ben felice se questo progetto fosse improntato ad ottenere maggior autonomia da Roma…».
Non crede che sarà così?
«Ho i miei dubbi, anzi. Credo al contrario che l’obiettivo sia quello di coordinarsi per cercare di spremere ancora più soldi allo Stato. Speranza vana peraltro…».
Per quale motivo?
«Perché non ce ne sono più di soldi. Stiamo attraversando una crisi di competitività che dura da vent’anni, le aziende al Nord stanno chiudendo. Guardi nel tessile cosa succede: a Como, a Varese, aziende storiche chiudono i battenti, la produzione di ricchezza è ferma, l’economia stagnante. Insomma, non c’è più niente da ciucciare».
Insomma, niente macroregione del Sud secondo lei?
«Ma figurarsi, se lo facessero avrebbero tutto il mio appoggio. Loro si fanno lo Stato del Sud, noi la Padania e vivremmo tutti meglio. Ma non lo faranno mai, perché non conviene loro farlo».
Eppure c’è stato un momento nel quale siamo stati vicini a una soluzione del genere…
«Sì, era il 28 giugno 1996 e il governo nel quale era ministro Ciampi pensava di non aderire immediatamente all’euro, dal momento che i conti pubblici erano disastrosi: l’intenzione era quella di restare fuori dall’euro in un primo momento per sistemare i conti e l’economia e poi entrare nella moneta unica in un secondo momento. La Lega chiese che fosse il Nord a entrare nell’euro, perché poteva permetterselo, mentre il Sud ne sarebbe rimasto fuori in attesa di tempi migliori. Non si volle fare, e l’Italia finì con l’entrare nell’area euro da subito, troppo in fretta per poter rimettere in sesto l’economia di tutto il Paese, Oggi stiamo ancora pagando le conseguenza di quella scelta frettolosa».
Degli otto governatori riuniti a conferenza, ben sei sono di centrosinistra, e anche i due di centrodestra concordano con i colleghi. Perché al Nord non si è mai fatta una cosa del genere? Eppure l’idea di un coordinamento delle Regioni del Nord fu lanciata tempo fa dalla Lega…
«Non saprei dire perché. Si vede che i nostri governatori non ne hanno mai sentito il bisogno… Eppure sarebbe stata una cosa molto utile. Mi ricordo solo che ogni volta che Bossi piuttosto che Calderoli ne hanno parlato, sono stati subissati dai soliti insulti: “siete dei razzisti”, “sarebbe una secessione mascherata” e così via. Se lo fanno al Sud, invece va tutto bene».
Bassolino ci tiene a far sapere che la Padania non esiste, a differenza del Mezzogiorno…
«Buona questa… provi però a pensare che se la Padania non esistesse i suoi compaesani non avrebbero più la pensione».
Sarebbe a dire?
«Mi riferisco a uno studio del sottosegretario Brambilla sui contributi sociali versati da ogni regione e raffrontati alle pensioni incassate. Bene, se lei va a vedere, scoprirà che la Lombardia versa 99 euro in contributi sociali e riceve 100 di pensione. Il Veneto addirittura versa 102 e riceve 100. Poi va a vedere la Calabria, la Sicilia o la Campania si Bassolino e vede che ricevono 100 di pensione ogni 27 o 30 euro versati… In totale tre regioni meridionali come la Sicilia, la Campania e la Puglia ricevono ogni anno dalla Padania trasferimenti per pagare le loro pensioni pari a ventisettemila e trecento miliardi delle vecchie lire, novemila solo alla Campania. Questo ogni anno… Pensi allora un po’ se la Padania non esistesse, se – come diceva Miglio – un bel momento girassimo tutti tacchi e ce ne andassimo a vivere e a lavorare in un altro Paese. Me lo dica Bassolino come gliele pagherebbe le pensioni ai suoi concittadini. In compenso i padani non hanno ancora visto la Bre.be.mi (l’autostrada che dovrebbe collegare direttamente Brescia Bergamo e Milano, ndr) o la tangenziale di Mestre. La prima costerebbe 150 miliardi di lire, la seconda duemila: come a dire che noi padani ogni anno trasferiamo a quelle tre regioni del Sud l’equivalente di 23 tangenziali di Mestre o di 182 autostrade Bre.be.mi».
E questo solo per le pensioni?
«Già… altro che venire a dire che la Padania non esiste. Dovrebbero fare in ogni Paese un monumento al “Padano che lavora”, e invece non ci dicono neanche grazie».

Pubblicato su Antonio Bassolino, Articoli, Economia, Giancarlo Pagliarini, Mezzogiorno | Lascia un commento »

Bassolino detta legge sul Sud

Pubblicato da Jake su 19 Aprile 2005

Con la conquista della Basilicata, adesso è Antonio Bassolino a dettare legge nel Sud. Almeno tenta di farlo. Dopo avere coperto di rifiuti la Campania, per pura incompetenza, ha ottenuto il suo trionfo. Ora è lui che dice che cosa si deve e non deve fare. È lui che dice se ci deve essere o no un ministro al Sud.
Bassolino, parla attraverso il proprio sito web. Sentite come si esprime: «Il poker che stavamo aspettando è dunque arrivato -, ed è un poker d’assi. Oggi possiamo veramente dire che l’Unione ha unito il Mezzogiorno. Vinciamo anche in diversi comuni campani, cinque su sei, dove si andava a ballottaggio». Come abbia fatto a trionfare in una zona immersa dai rifiuti, resta un mistero.
Secondo Bassolino «in Basilicata, come in Campania, è stato premiato il buon governo del centrosinistra. Da un lato si conferma la sua capacità di saper bene amministrare. Dall’altro si esprime la grande voglia di novità e cambiamento che c’è tra i cittadini. Spetta a noi, ora fare tesoro del mandato che ci hanno affidato gli elettori. Dando vita a un’agenda di collaborazione stabile e serrata tra tutte le Regioni del Sud, e poi tra Regioni, Comuni e Province».
Insomma, per il presidente della Regione Campania, infatti, il voto delle regionali ha un significato politico chiaro, e cioè che l’Unione unisce il Mezzogiorno. «Questo voto – ha sottolineato il governatore campano – ci dà una grande responsabilità: bisognerà spingere verso Bruxelles perché anche nei prossimi anni i fondi strutturali abbiano una seria consistenza verso il Mezzogiorno». Non dice che è grazie al governo di centro destra se questi sono stati utilizzati tutti, ma proprio tutti, come prima non avveniva.
«Bisognerà spingere – ha proseguito Bassolino – tutti assieme verso il Mediterraneo e non ogni regione per conto suo, cosa che ci indebolirebbe tutti, ma il Mezzogiorno nel suo insieme con più forza che negli anni scorsi e poi spingere verso Roma, sulla maggioranza attuale sinché ci sarà e verso l’Unione e il centrosinistra a livello nazionale perché il mezzogiorno diventi davvero una priorità». Infatti, con Berlusconi non lo è mai stata. E aggiunge: «Bisogna evitare che il risanamento della finanza pubblica, che deve essere fatto, avvenga a spese e sulle spalle del Mezzogiorno». Saggio, no?
Poi ha un’illuminazione: «Certo è che un ministero per il Mezzogiorno sarebbe una scelta sbagliata e arretrata, un passo verso il passato e non verso il futuro». Lo ha detto ieri, a scanso di equivoci, durante un incontro con i segretari dei partiti di centrosinistra sulle questioni relative ad una politica per il Sud.
«Il Mezzogiorno – ha sentenziato Bassolino – ha bisogno di una politica degna di questo nome, una politica nazionale che in questi anni non c’è stata, come dicono gli elettori che hanno rivolto un segnale che più chiaro di così era difficile… La verità è che il centrodestra ha rimesso in discussione (udite, udite!) scelte del centrosinistra invece di fare di più. La crisi del centrodestra è grave non solo tra gli elettori – sostiene il Governatore dei rifiuti – ma come si può notare anche tra gli imprenditori. C’è bisogno di scelte nuove e di ritornare ad avere una politica industriale». Siamo a posto.

Pubblicato su Antonio Bassolino, Articoli, Italia, Mezzogiorno, Unione | Lascia un commento »