Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2007
Primo caso di imputazione di omicidio per eutanasia in Australia: due donne avrebbero ucciso un malato terminale con un potente barbiturico. Protagoniste della vicenda Caren Jenning di 74 anni - nota attivista pro-eutanasia - ella stessa malata terminale di cancro al seno, che avrebbe aiutato l’amica, Shirley Justins di 58, a uccidere il partner, Graeme Wylie di 71. Le due donne sono comparse ammanettate oggi in un tribunale di Sydney e rinviate a giudizio in stato di detenzione per omicidio.
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Pubblicato da Jake su 24 Febbraio 2007
Il vicepresidente Usa Cheney ha confermato che Hicks, detto il ‘Taleban australiano’, lascera’ la prigione di Guantanamo e sara’ rimpatriato.Sara’ presto processato e potra’ scontare in Australia un’eventuale pena. ‘E’ quasi il suo turno. Non possiamo interferire nel processo, sarebbe una violazione procedurale. Ma conto che, in un futuro non troppo lontano, la cosa sia risolta’, ha detto Cheney dopo un incontro con il premier australiano Howard.
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Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006
Le donne che non indossano il velo sono come la «carne esposta», non si lamentino se vengono violentate. Sono le parole di Sheikh Taj el-Din al-Hilali, il più influente leader religioso islamico in Australia, che hanno causato proteste e condanne in tutto il Paese, nonostante le successive precisazioni secondo cui il riferimento era all’infedeltà coniugale. «Se esponi la carne, e arrivano i gatti e la mangiano, di chi è la colpa? Dei gatti o della carne esposta? - ha tuonato Sheikh Hilali durante un sermone a Sydney - Il problema è la carne esposta. Se lei fosse nella sua stanza, a casa sua, con indosso il velo, non ci sarebbe alcun problema».
Giudizio che hanno scatenato numerose polemiche in Australia, ma non solo. Immediata è stata la replica del premier australiano, John Howard, che ha definito «disgustose» le parole del leader islamico: «L’idea che la colpa degli stupri sia delle donne è assurda».
Tra l’altro, secondo Sheikh Hilali sono da condannare anche le donne che ancheggiano troppo e quelle che si truccano, è il loro comportamento a istigare alla violenza sessuale. «Poi si trova un giudice senza clemenza, e ti dà 65 anni», commenta. Il riferimento è a un gruppo di libanesi australiani, responsabili sei anni fa a Sydney di una serie di stupri, per i quali sono stati condannati a decine di anni di carcere.
Dinanzi alle proteste, un portavoce del leader islamico - già noto per i suoi commenti sugli attacchi dell’11 settembre, «opera di Dio contro gli aggressori» - ha cercato di correggere il tiro, sostenendo che le parole di Sheikh Hilali sono state prese fuori dal contesto e che lui si riferiva all’infedeltà. L’intero sermone, infatti, secondo le sue spiegazioni, era diretto agli uomini e alle donne che hanno relazioni extraconiugali e che segnalerebbero la loro disponibilità con un abbigliamento appariscente.
Peccato che il valore che l’islam riconosca alla donna sia ormai ben noto a tutti. E le parole dell’imam di Sydney non fanno altr che confermare la continua mancanza di rispetto che i figli di Allah nutrono nei confronti del gentil sesso che dovrebbe, almeno per i più integralisti, passare la vita bardata sotto il burqa.
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Pubblicato da Jake su 8 Settembre 2005
Da ieri anche l’Australia ha un partito politico musulmano.
Il “Best Party of Allah” è stato infatti registrato a Canberra, con l’intento di rappresentare una voce politica per la fazione più militante dei musulmani australiani.
Il partito, che per ora conta solo 200 iscritti, spera di introdurre in Australia le leggi del corano, ma, così almeno spiega, intende promuovere una politica moderata, nè di destra nè di sinistra.
Sul sito web, il partito condanna tra l’altro il dualismo dell’Australia che «da un lato invia aiuti alimentari all’Iraq e dall’altra manda i soldati a sparare sui cittadini».
Kurt Kennedy, cittadino australiano nato in Vietnam, in seguito convertitosi all’islamismo e fondatore del partito, ha detto che «la sharia, la legge coranica, prescrive che tutti siano trattati con uguaglianza.Non c’è nulla da temere».
Kennedy, che spera di arrivare ai 500 iscritti e diventare così un partito federale, ha aggiunto che anche gli australiani non musulmani saranno ammessi nel partito, se lo desiderano. Lo scopo del partito è però quello di dare voce alla comunità islamica del Paese, che conta 300 mila persone, pari all’1,5% della popolazione complessiva.
Politicamente, “The Best Party of Allah” si configurerebbe come una forza centrista e anti-estremista. «Rifiutiamo categoricamente l’ideologia alla base dell’uccisione di innocenti», ha affermato Kurt Kennedy, specificando che il primo partito musulmano nella storia australiana si collocherà al centro dello schieramento politico, propugnando una «visione moderata» della società.
Obiettivo di lungo termine è però, secondo quanto affermato da Kennedy, ottenere la maggioranza in Parlamento.
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Pubblicato da Jake su 20 Febbraio 2005
Un’organizzazione giovanile socialista ha cominciato a vendere agli universitari in Australia kit per bruciare la bandiera nazionale. Il gruppo Resistance spiega che i kit, per un prezzo pari a 3 euro, contengono una bandiera australiana, un accendino, un cubetto ignifero e materiale politico.(…)
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