Quattro cittadini dello Sri Lanka, condannati a morte in Arabia Saudita per rapine a mano armata, sono stati decapitati oggi a Riad. L’esecuzione e’ avvenuta con il metodo tradizionale della sciabola. I quattro, spiega un portavoce del governo,sono stati ‘riconosciuti colpevoli di aggressione e di rapina a mano armata contro imprese e hanno ferito alcuni funzionari prima di rubare il denaro’. Dall’inizio dell’anno sono 15 le condanne a morte per decapitazione eseguite in Arabia Saudita.
Archivio per la categoria ‘Arabia Saudita’
Arabia: 4 decapitazioni a Riad
Pubblicato da Jake su 19 Febbraio 2007
Pubblicato su Arabia Saudita, Notizie | Lascia un commento »
Iraq: riapre ambasciata in Arabia
Pubblicato da Jake su 13 Febbraio 2007
E’ stata riaperta oggi l’ambasciata dell’Iraq in Arabia Saudita dopo 17 anni. L’ambasciata a Riad fu chiusa dopo che l’Iraq di Saddam Hussein invase il Kuwait nell’agosto 1990. ”Questo sara’ un passo importante nel miglioramento delle relazioni tra i due paesi – ha detto il ministro degli Esteri iracheno, Hoshiar Zebari ringraziando l’Arabia Saudita che ‘ha appoggiato il popolo iracheno e la riconciliazione nazionale’.
Pubblicato su Arabia Saudita, Iraq, Notizie | Lascia un commento »
IN ARABIA RONDE CONTRO SAN VALENTINO
Pubblicato da Jake su 13 Febbraio 2007
Il 14 febbraio si avvicina e l’“Ente saudita per la lotta alla corruzione e la promozione della virtù”, la polizia religiosa, ha deciso di dare vita a delle vere e proprie ronde anti-San Valentino per evitare che i giovani sauditi possano festeggiare questa ricorrenza. Festeggiare equivale a violare i precetti dell’Islam essendo considerata una festa figlia dei dissoluti costumi occidentali.
Pubblicato su Arabia Saudita, Integralismo, Intolleranza, Islam, Notizie | Lascia un commento »
Terrorismo: 10 arresti in Arabia
Pubblicato da Jake su 3 Febbraio 2007
Le forze antiterrorismo saudite hanno arrestato 10 persone sospettate di raccolta e traffico di fondi per finanziare attivita’ terroristiche. I sospetti, riferisce un’agenzia di stampa saudita, avrebbero raccolto donazioni illegali per poi trasferire i fondi a enti sospetti ‘che li usavano per allettare i cittadini sauditi e per attirarli in gruppi turbolenti’. Il gruppo, composto da 9 sauditi ed uno straniero, e’ stato sgominato in azioni tra Gedda e Medina.
Pubblicato su Arabia Saudita, Notizie, Terrorismo | Lascia un commento »
Saudita chiede di tagliare naso e orecchie alla moglie
Pubblicato da Jake su 2 Febbraio 2007
Un marito saudita ha chiesto in tribunale che la moglie venga punita con il taglio delle orecchie e della punta del naso, dopo che la donna gli ha provocato la stessa menomazione con l’acido, ha riferito il quotidiano locale Al Watan. «Un anno fa ne ho avuto abbastanza degli abusi e delle durezze di mio marito e gli ho tirato in faccia dell’acido», ha detto la donna al giornale. Il marito è poi ricorso alla chirurgica plastica per ricostruire le orecchie e la punta del naso distrutti. La moglie è già stata condannata a due anni di reclusione, ma l’uomo considera la pena troppo mite.
Pubblicato su Arabia Saudita, Donne, Intolleranza, Notizie | Lascia un commento »
Donne “al potere” in Arabia Saudita
Pubblicato da Jake su 16 Gennaio 2007
Il ministero dell’Istruzione ha assegnato a 27 donne posizioni chiave al suo interno, allo scopo di implementare il recente piano di sviluppo della forza lavoro femminile.
Pubblicato su Arabia Saudita, Donne, Notizie | Lascia un commento »
«Noi, soffocati dal regime»
Pubblicato da Jake su 26 Ottobre 2006
Soffocati da regole rigide e anacronistiche. Questa la situazione dei giovani in Arabia Saudita. Lo racconta, sul suo sito e in un’intervista alla Reuters, un blogger di Riyad, Ahmed al-Omran, alias “Saudi Jeans“. L’Arabia Saudita – racconta – sarà forse uno stato modello per i potenti religiosi che supervisionano la stretta applicazione della sharia (o legge islamica) nella società, ma per i giovani le scelte sono grigie e i ragazzi sono sempre più annoiati in un Paese che non può dar loro lavoro e che limita rigorosamente le loro libertà personali.
«Guardiamo film e telefilm dall’estero – spiega Ahmed – e diciamo “perché siamo diversi, perché non possiamo vivere come loro?“. Ok, siamo un po’ diversi, abbiamo le nostre tradizioni e i nostri stili di vita, ma non vediamo grandi differenze, specie se paragonati a Paesi vicini, come Bahrein o Kuwait».
In Arabia Saudita, le rigide regole di segregazione comprendono che non ci siano cinema, che le donne non possano guidare, che gli uomini soli spesso non possano entrare nei centri commerciali e che i caffè alla moda, diventati molto popolari nelle grandi città, siano locali soltanto per uomini. Nessuna di queste restrizioni è in vigore nei Paesi limitrofi del Golfo arabo, culturalmente simili ai sauditi. Nella città di Jeddah, relativamente liberale, ci sono alcuni caffè con clientela promiscua e accessi facili nei centri commerciali. Se vuole provare l’emozione di andare al cinema, Ahmed dice che deve prendere l’auto e andare nel vicino Bahrein, meta di molti sauditi che nei fine settimana sfuggono alle restrizioni morali imposte dagli islamici allo Stato, dove le regole religiose sono al di spora di tutto.
«I single non possono entrare nei centri commerciali, riservati alle famiglie e alle donne. Per i giovani (maschi) è frustrante. Cosa facciamo? Al massimo andiamo al caffè. Ma è così noioso», dice Ahmed seduto in uno dei bar allineati in molte delle strade principali di Riyad. «Non ci sono più posti di lavoro statali e devi cercarti un impiego che ti si addica. La gente non è affatto abituata a farlo, sono abituati a avere i loro lavori comodi e vogliono che quell’epoca ritorni. Bene, non ritornerà», dice ancora Ahmed, che sul suo blog scrive in arabo e inglese, mescolando riflessioni su temi politici e sociali con osservazioni sulla vita di tutti i giorni. In rete non ci sono più di 500 blogger sauditi e sono diventati drasticamente divisi tra giovani riformisti e tradizionalisti, Ahmed è emerso nella comunità informatica saudita per i suoi punti di vista sulla società in continuo mutamento.
Pubblicato su Arabia Saudita, Articoli, Islam, Repressione | Lascia un commento »
Giornale saudita: la Lega Nord terrorizza i bambini musulmani
Pubblicato da Jake su 12 Ottobre 2006
«Per gettarli nel panico, la Lega Nord manifesta davanti a cento bambini musulmani». È il titolo di prima pagina del quotidiano saudita al Watan in seguito alla manifestazione che il carroccio ha tenuto martedì mattina davanti alla scuola araba di via Ventura. «Elementi del partito estremista della lega hanno manifestato di fronte a una scuola egiziana di insegnamento della lingua araba chiedendone l’immediata chiusura», scrive Abdul Majid al Sabbawi accusando gli esponenti del Carroccio di essere «persone ostili all’islam e ai musulmani». «Se decine di padani decidono di rinunciare a una giornata lavorativa per manifestare la loro preoccupazione di fronte all’apertura di una scuola coranica, ed è tutto da dimostrare che non sia tale, il quotidiano al Watan dovrebbe interrogarsi sul perché di questa manifestazione», controbatte Angelo Alessandri esprimendo il timore che nella scuola si possa «inneggiare all’Islam e alla eliminazione degli infedeli». Quindi, «io, da infedele, sono terrorizzato», spiega l’esponente della Lega, che dice di credere «più alla preoccupazione dei milanesi che al solito piagnisteo fuorviante del giornale islamico di turno». «Stiano tranquilli i corrispondenti del quotidiano saudita al Watan: la Lega Nord non terrorizza i bambini – commenta Paolo Grimoldi, coordinatore federale del Movimento giovani padani – al contrario, proprio noi che abbiamo a cuore i bambini vogliamo che tutti abbiano gli stessi diritti e le stesse opportunità. E questo può avvenire solo con una scuola legalmente riconosciuta che garantisca loro un percorso scolastico regolare».
Pubblicato su Arabia Saudita, Articoli, Immigrati, Istruzione, Italia, Lega Nord | 1 Commento »
Monta nei Paesi islamici la rivolta contro le vignette “blasfeme”
Pubblicato da Jake su 31 Gennaio 2006
L’Arabia Saudita ha richiamato il suo ambasciatore a Copenhagen, la Libia ha chiuso la sua rappresentanza diplomatica, in Iraq la gente dice che sono la causa delle bombe contro le chiese, a Gaza i manifestanti si sono riuniti davanti all’ufficio dell’Ue, sparando in aria: l’onda provocata dai fumetti su Maometto pubblicati da un giornale danese sta provocando una impensabile, per gli occidentali, reazione durissima del mondo islamico. Bandiere bruciate, condanne politiche e appelli al boicottaggio coinvolgono anche Paesi dell’islam moderato, come la Giordania, gli Emirati o il Kuwait. Lega Araba e Organizzazione delle conferenze islamiche hanno annunciato la loro intenzione di chiedere all’Onu una risoluzione contro gli attacchi alle fedi religiose.
All’origine dello scontro una dozzina di vignette ironiche su Maometto, pubblicate a settembre dal Jyllands-Posten. Una, ad esempio, raffigura il profeta con un turbante a forma di bomba, un’altra gli fa dire a fumanti kamikaze che arrivano tra le nuvole che “non ci sono più vergini”, ironizzando sul premio che nel paradiso islamico spetta ai martiri.
Nel mondo islamico, naturalmente nessuno le ha viste, ma le accuse lanciate da uomini politici e media hanno dato il via a reazioni crescenti, allargate alla Norvegia, visto che un quotidiano di Oslo ha ripreso le vignette “blasfeme”.
Il governo danese, richiamandosi al diritto di libertà di espressione, si è rifiutato di condannare la pubblicazione, ma ieri il primo ministro Anders Fogh Rasmussen si è dichiarato personalmente contrario a “rappresentare Maometto, Gesù o altre figure religiose in modo tale che possa risultare offensivo” per i credenti. Il caporedattore del giornale, Carsten Juste, ha scritto una lettera di scuse all’agenzia giordana Petra. Intanto il ministro degli esteri di Copenhagen ha invitato i suoi concittadini a “dare prova di prudenza” se si recano in Paesi come l’Egitto, l’Iran, il Libano, l’Algeria, il Pakistan.
Ma l’onda continua. “E’ terrorismo culturale, non libertà di espressione”, ha tuonato Mohammad al-Dhaheri, ministro degli Emirati arabi uniti per la giustizia e gli affair islamici. In Iraq, la massima autorità religiosa sciita, il grande ayatollah Al Sistani, ha chiesto a Copenhagen “misure” contro gli autori dell’offesa, mentre il segretario della Lega araba, Amr Moussa ha accusato la stampa europea di usare “due pesi e due misure” nei confronti di islam ed ebraismo, parlando di possibile “pregiudizio nei rapporti tra Stati europei ed islamici”. Il ministro degli esteri del Kuwait ha vietato all’ambasciatore danese di prendere parte ad una speciale sessione del parlamento
Più minacciosamente, gruppi di Fatah hanno invitato i danesi e i norvegesi a “partire immediatamente” dai loro territori, altri di Hamas hanno invitato i Paesi musulmani a prendere “misure dissuasive contro lo stupido comportamento dei danesi”.
E c’è anche il boicottaggio economico. Il presidente delle unioni dei commercianti kuwaitiani ha sostenuto che il fatto avrà “gravi conseguenze” sull’interscambio economico. In Arabia saudita il gruppo lattiero-caseario danese Arla Foods è stato invitato a chiudere provvisoriamente la sua sede, mentre numerose catene di supermercati annunciano il boicottaggio. A Dubai i prodotti dei due Paesi accusati hanno avuto in pochi giorni perdite per 500mila euro. Ieri, in Egitto il leader dei Fratelli musulmani Mehdi Akef ha invitato “arabi e musulmani e i loro governo a boicottare i prodotti danesi e norvegesi ed a prendere ferme misure”.
Pubblicato su Al Fatah, Arabia Saudita, Danimarca, Hamas, Intolleranza, Musulmani, Notizie, Vignette | Lascia un commento »
Arabia Saudita: le donne fanno un primo passo verso l’emancipazione
Pubblicato da Jake su 30 Novembre 2005
Due imprenditrici saudite sono state elette nel consiglio dei direttori della Camera di Comercio e dell’Industria di Gedda. Un risultato senza precedenti che sancisce la caduta di un tabu’ in Arabia Saudita, dove per la prima volta nella storia del regno wahabita e’ stato permesso alle donne di candidarsi. Sono state 17, su 71 candidati, le imprenditrici che hanno accettato la sfida e si sono candidate ai dodici posti elettivi (i rimanenti 6 sono di nomina ministeriale). “Sono felice, ma ancora scossa”, ha detto Lama al-Suleiman, una delle due vincitrici insieme con Nashwa Taher. “E’ un grande balzo per le donne saudite, una risposta alle istanze delle popolazione”, ha aggiunto la signora Suleiman, 39 anni, madre di quattro figli.
Pubblicato su Arabia Saudita, Donne, Elezioni, Notizie, Tolleranza | Lascia un commento »
I cristiani perseguitati
Pubblicato da Jake su 18 Maggio 2005
Il caso di Brian Savio O’Connor è solo l’ultimo di una lunga serie di arresti, torture e rapimenti contro i cristiani – sia locali che stranieri – in Arabia Saudita. La cappa oppressiva del regime di Riyadh su ogni manifestazione religiosa diversa dall’islam wahabita suscita sempre più inquietudine tra gli oltre 8 milioni di stranieri che lavorano nel regno saudita.
La religione più colpita dal regime saudita è quella cristiana. Fonti locali di AsiaNews affermano che nelle carceri saudite ancora oggi ci sono numerosi cristiani detenuti per motivi religiosi.
Nell’ottobre 2003 due cristiani egiziani sono stati arrestati e incarcerati dalla Muttawa (la polizia religiosa saudita); sono poi stati rilasciati il mese successivo.
Nel febbraio 2003 un cristiano straniero, di cui si ignora la nazionalità, è stato espulso per aver dato una bibbia in lingua araba a un cittadino saudita: agli stranieri è consentito infatti possedere libri religiosi nelle proprie lingue, ma il possesso di bibbie in arabo viene considerato un atto di proselitismo e quindi illegale, punibile con il carcere. Sempre nel corso del 2003, un cristiano etiope è stato espulso dal paese perché si rifiutava di offrire informazioni sulle proprie convinzioni religiose nel corso di un’indagine pubblica. All’inizio del 2003 quattro cristiani pakistani sono stati arrestati senza specificazioni dalla Muttawa. Due sono stati rilasciati ed espulsi, ma degli altri due non si sono più avute notizie.
Nel maggio 2002 la polizia di Jeddah ha arrestato 10 cristiani eritrei ed etiopi che si riunivano di venerdì per il loro incontro settimanale, in concomitanza con la giornata festiva del paese musulmano. Al momento dell’arresto la polizia ha cercato di ingannare i cristiani promettendo loro alcool e bevande, volendo avere un pretesto legale (il divieto di alcolici) per incriminare i 10 fedeli.
Nel febbraio 2002 viene rilasciato l’ultimo dei 14 cristiani imprigionati nel luglio precedente: Dennis Moreno-Lacalle, filippino, è uno degli stranieri provenienti da India, Nigeria, Etiopia, Eritrea e Filippine che si incontravano in case private dove poter motivi religiosi e tenere momenti di preghiera. Tutti e 14 sono incarcerati per non meglio specificate “attività cristiane illegali”. Nel corso della sua prigionia la Muttawa ha promesso a Moreno-Lacalle di rilasciarlo immediatamente se si fosse convertito all’islam, ma egli ha sempre rifiutato: per questo, è restato in carcere per 6 mesi.
Il 28 gennaio 2002 l’International Christian Concern ha ricevuto una lettera di 3 cristiani etiopi che raccontavano le terribili violenze e torture subite nel carcere Bremen, a Jeddah, dove erano rinchiusi da 6 mesi, senza aver mai stati ufficialmente incriminati, ma solo incolpati dai carcerieri per la loro appartenenza cristiana.
In Arabia Saudita non esiste libertà religiosa: tutte le religioni diverse dall’islam wahabita sono bandite dalla vita pubblica. La legge permette solo a titolo privato la pratica di religioni diverse dall’islam, ma i fatti recenti smentiscono questa affermazione di principio. Attualmente sono in prigione anche numerosi sciiti e sufi (una corrente mistica dell’islam), oltre ad alcuni attivisti musulmani sauditi che si battono per la democrazia e il rispetto dei diritti umani.
Pubblicato su Arabia Saudita, Cristianesimo, Cristiani, Egitto, Integralismo, Intolleranza, Islam, Notizie, Repressione | Lascia un commento »
Arabia Saudita: repressione in corso
Pubblicato da Jake su 17 Maggio 2005
Tre oppositori sauditi, sotto processo da nove mesi per aver chiesto riforme costituzionali, sono stati condannati oggi a pene varianti dai sei ai nove anni di carcere. Lo si è appreso da fonti vicine alla famiglia.
Ali al Demaini è stato condannato a nove anni di carcere, Abdallah al Hamed a sette e Matruk al Faleh a sei. La moglie di Demaini ha detto che i tre uomini, detenuti dal marzo 2004 e sotto processo da agosto, sono stati riconosciuti colpevoli di aver “fomentato la sedizione” e di disobbedienza ai dirigenti” del regno.
I tre facevano parte di un gruppo di una decina di persone la metà delle quali erano state rilasciate dopo che si erano impegnate a non chiedere pubblicamente riforme. Durante il processo i tre si sono rifiutati di difendersi per protestare contro la decisione di far svolgere il processo in gran parte a porte chiuse, nonostante che l’anno scorso fosse stato promesso un dibattimento pubblico.
Nel dicembre 2003, 116 persone, tra cui i tre condannati oggi, avevano firmato una petizione rivolta alle autorità saudite nella quale si chiedeva “una riforma costituzionale globale che garantisca una partecipazione popolare attraverso un parlemento eletto e riconosca i diritti politici, culturali, economici e sociali dei cittadini e la separazione dei tre poteri. esecutivo, legislativo e giudiziario”.
Pubblicato su Arabia Saudita, Notizie, Repressione | Lascia un commento »
La funzione della commissione sui diritti umani
Pubblicato da Jake su 21 Aprile 2005
Sudan, Cina, Russia, Arabia Saudita, Nepal, Cuba, Zimbabwe. Paesi che l’Occidente difficilmente etichetterebbe come democrazie. Eppure siedono nientepopodimeno che nella commissione dei diritti umani dell’ONU.
Si, avete letto bene, quell’ONU che la sinistra incornicia sempre come l’organo internazionale per eccellenza deputato alla gestione delle vertenze internazionali e fautrice (finora molto fallimentare) della deposizione delle dittature e delle tirannidi.
Risultato ottenuto finora: quello di di evitare le critiche agli stati membri, anche se torturatori.
fonte e approfondimento
Pubblicato su Arabia Saudita, Articoli, Cina, Cuba, Europa, Nepal, Repressione, Russia, Sudan, Zimbabwe | Lascia un commento »