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“Russia e Cina, più democrazia”

Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007

Per il discorso più importante del viaggio europeo George W. Bush sceglie il forum «Democrazia e Sicurezza» organizzato in un luogo denso di simboli: l’aula magna di Palazzo Czernin dove il Patto di Varsavia teneva le riunioni e dove suggellò la propria dissoluzione, segnando l’implosione del comunismo e la sconfitta dell’Impero sovietico. «Serve più libertà in Russia e Cina»: parlando per 45 minuti di fronte a un platea di dissidenti giunti da cinque continenti il presidente americano, George W. Bush, declina la strategia di «libertà universale» in una agenda di politica estera che chiama in causa non solo Teheran, Damasco, Minsk, Karthum e l’Avana ma anche Mosca e Pechino.

«Agli occhi dell’America i dissidenti di oggi sono i leader di domani perché rappresentano le aspirazioni dei loro popoli» esordisce Bush, spiegando che «è questo il motivo per il quale abbiamo deciso di aiutarli». Prima con il varo del «Fondo per i difendere i diritti umani» e poi con le istruzioni al Segretario di Stato Condoleezza Rice affinché chieda a «ogni nostro ambasciatore nei Paesi non liberi» di «cercare e incontrare gli attivisti che si battono per democrazia e diritti umani».

Bush si richiama al discorso pronunciato dopo la rielezione nel 2004 nel quale indicò l’obiettivo di porre fine alla tirannia nel mondo, fa leva sul valore della «libertà universale», cita lo spagnolo Josè Maria Aznar, il ceco Vaclav Havel e l’ex dissidente sovietico Natan Sharansky come «grandi avvocati della libertà nel nostro tempo» e include Giovanni Paolo II fra gli eroi della lotta al comunismo al fine di riepilogare alla platea le premesse del passo che compie: scegliere il rispetto della libertà e dei diritti umani come criterio della propria politica estera.

Da qui la suddivisione del mondo in differenti gruppi di Paesi. Le «peggiori tirannie» sono le «società chiuse nelle quali il dissenso è totalmente soppresso»: Nord Corea, Iran, Cuba, Sudan, Birmania e Zimbabwe. «Gli iraniani sono un grande popolo - dice, incalzando gli ayatollah - ma la loro libertà è negata da un gruppo di estremisti che persegue le armi nucleari». Il tono con l’Avana è simile, poi vi sono i Paesi dove «la libertà è sotto assedio» a causa di governi illiberali: il Venezuela di Chavez dove «vengono smantellate le istituzioni democratiche» e l’Uzbekistan dove «le voci indipendenti finiscono in cella».

Per scardinare i dispotismi Bush fa appello ai popoli oppressi, chiedendo di prendere esempio dalle «nuove democrazie» ovvero un terzo gruppo di nazioni, riuscite a liberarsi senza violenza dai lacci dei tiranni: Ucraina, Georgia e Kirghizistan. Dietro a loro la «stagione delle riforme» si affaccia in Kuwait e Yemen mentre in Libano, Afghanistan e Iraq le giovani democrazie devono difendersi dal peggior nemico:l’estremismo musulmano.

«Stiamo usando la nostra influenza per spingere partner come Egitto, Arabia Saudita e Pakistan a espandere libertà e trasparenza». Tale richiesta non si ferma ai confini delle maggiori potenze: Russia e Cina. E’ la fine del discorso ma gli applausi dell’aula ne sottolineano l’importanza. «Applichiamo lo stesso approccio alle relazioni con Russia e Cina» sottolinea Bush, recapitando a entrambi messaggi inequivocabili. «I leader cinesi credono di poter continuare ad aprire l’economia senza fare altrettanto con il sistema politico» mentre «in Russia le riforme promesse ai cittadini hanno deragliato, con inquietanti implicazioni per lo sviluppo democratico». Bush parla di «disaccordo» con tali politiche di Pechino e Mosca, ammonendone con un linguaggio che si richiama a Ronald Reagan: «Continueremo a costruire i rapporti con loro ma senza abbandonare i nostri principi e valori». Immediata la replica di Mosca: «Non possiamo essere d’accordo con i propositi (di Bush) sul fatto che le riforme democratiche in Russia hanno deragliato», ha detto il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov da heiligendamm, dove oggi prende il via il G8 tedesco. «La Russia», ha aggiunto Peskov, lavora per «perfezionare la democrazia».

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Iran incrementa attivita nucleari

Pubblicato da Jake su 23 Maggio 2007

L’agenzia dell’Onu per l’energia atomica (Aiea) ha detto oggi che l’Iran ha incrementato le sue attività di arricchimento dell’uranio, mentre le navi da guerra statunitensi si aggirano al largo delle sue coste, sottolineando le preoccupazioni di Washington circa le ambizioni nucleari della repubblica islamica. La volontà dell’Iran di non rispettare l’ennesima scadenza di 60 giorni, fissata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu lo scorso 24 marzo, rischia di esporre Teheran a dure sanzioni a causa del suo programma nucleare, che le potenze occidentali sospettano avere fini bellici, mentre l’Iran insiste nel dire che ha solo scopi civili.

“L’Iran non ha accettato alcuna delle misure di trasparenza, che sono essenziali per chiarificare certi aspetti sugli scopi e la natura del suo programma nucleare”, si legge in un rapporto segreto redatto dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica e ottenuto da Reuters.

“L’Iran non ha sospeso le attività legate all’arricchimento dell’uranio. Ha continuato ad utilizzare il suo impianto pilota per l’arricchimento dell’uranio e a costruire l’impianto (industriale e sotterraneo) per l’arricchimento.”

Le grandi potenze occidentali sono concordi con la risoluzione del Consiglio di sicurezza che chiede all’Iran di sospendere le sue attività in cambio dell’apertura di un tavolo per negoziare degli incentivi commerciali, e, allo stesso tempo, minaccia di aumentare le sanzioni contro Teheran se questa si rifiuta di cooperare.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha detto che l’Iran deve decidere se preferisce collaborare con la comunità internazionale o affrontare nuove sanzioni.

Nel frattempo gli Stati Uniti rimarcano la loro impazienza, inviando nel Golfo persico nove navi da guerra che trasportano un totale di 17.000 soldati.

Un portavoce della Casa Bianca ha definito il rapporto dell’Agenzia nucleare internazionale “una lista della spesa delle continue sfide dell’Iran nei confronti della comunità internazionale, che mostra come i leader iraniani stiano solo aumentando l’isolamento del loro popolo”.

Ma l’Iran, che nega ogni ambizione nucleare di carattere militare, insiste nel dire di essere pronto a resistere a qualsiasi minaccia da parte degli Stati Uniti.

“L’Iran islamico … darà una grande risposta ai suoi nemici e oppressori”, ha detto il ministro della Difesa Mostafa Mohammad Najjar, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa iraniana IRNA.

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Colpita l’ambasciata Usa

Pubblicato da Jake su 3 Maggio 2007

Mattinata di sangue e di attentati nella zona verde di Baghdad, mentre il portavoce del ministero degli Interni iracheno, Abdel Karim Khalaf, ha annunciato «l’uccisione del terrorista criminale Abu Omar al Baghdadi, capo del cosiddetto Stato islamico in Iraq». L’evento più drammatico di oggi è stata la morte di quattro filippini dipendenti dell’ambasciata americana. Le vittime sono state colpite da un razzo sparato contro la zona verde, l’area fortificata della capitale irachena. Questo mentre giungeva notizia che ieri tre soldati statunitensi, tra cui una donna, sono rimasti uccisi ieri a Baghdad in due diversi episodi dall’esplosione di ordigni nascosti lungo la strada.
Per quanto riguarda l’uccisione di Abu Omar al Baghdadi, il governo iracheno ha sottolineato di avere «documenti, prove e anche il cadavere». Secondo l’emittente al-Iraqiya, al-Bagdadi sarebbe stato ucciso nel quartiere sunnita Ghazaliya a Bagdad. Infine, sempre oggi, è iniziata a Sharm el-Sheikh, sul mar Rosso in Egitto, la conferenza sull’Iraq che dovrà approvare un piano quinquennale per ristrutturare l’economia e riportare la stabilità nel Paese.

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Human Rights Watch: inchiesta su forze Usa

Pubblicato da Jake su 6 Marzo 2007

L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha chiesto un’inchiesta sul ruolo delle forze americane nella morte di numerosi civili afghani nelle ultime 48 ore. Lunedì nove civili, tra cui anche bambini, sono rimasti uccisi in un raid aereo nei pressi di Kabul. «Gli Stati Uniti dovrebbero raccogliere l’appello del presidente afghano Hamid Karzai per l’apertura immediata dell’inchiesta circa le operazioni del 4 e 5 marzo da parte delle forze Usa» si legge nel comunicato di Hrw.
Intanto la Casa Bianca ha assicurato che è in corso un’indagine sulle stragi di civili in Afghanistan. «Ma c’è una notevole differenza tra i talebani che uccidono innocenti per ragioni politiche e le forze americane, che detestano la morte di civili», ha detto il portavoce Tony Snow.

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Baghdad, uccisi tre soldati Usa

Pubblicato da Jake su 3 Marzo 2007

Tre soldati americani sono stati uccisi oggi dall’esplosione di un ordigno artigianale. Si trovavano sul loro veicolo, nel centro di Baghdad, e la bomba e’ stata messa vicino al mezzo. Lo ha annunciato l’esercito americano.

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Iraq: raid Usa su basi al Qaida

Pubblicato da Jake su 3 Marzo 2007

Raid aereo Usa su due sospette basi del braccio iracheno di al Qaida a nord-ovest di Baghdad. Uccisi almeno otto miliziani integralisti. Le basi sarebbero state utilizzate per il recente abbattimento di un elicottero americano. Nello scontro a fuoco che ha fatto seguito al bombardamento a nord di Taji, nove miliziani sono stati catturati, due dei quali sono arabi di nazionalita’ non irachena, sospettati di aver dato rifugio di recente a ‘importanti leader di al Qaida in Iraq’.

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Venezuela: liberi 2 italiani rapiti

Pubblicato da Jake su 3 Marzo 2007

Sono stati rilasciati in Venezuela due italiani, Carmine Stanco e Giovanni Bertolo, che erano stati sequestrati nei giorni scorsi. Ne danno notizia il vice ministro agli Affari Esteri Franco Danieli e l’Unita’ di Crisi della Farnesina. ‘Prosegue l’impegno del governo per cercare di prevenire i fenomeni criminali che li’ interessano molti italiani’, dice Danieli. Si progetta anche di far addestrare in Italia agenti venezuelani da parte di esperti antisequestro del Viminale.

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Darfur, nuova missione inviato Usa

Pubblicato da Jake su 3 Marzo 2007

Terza missione in Sudan per l’emissario degli Stati Uniti, Andrew Natsios, per discutere del conflitto nella provincia del Darfur. Avra’ incontri a Khartoum e a Giuba, capitale dell’area secessionista del Paese. Nella sua ultima missione a dicembre non riusci’ a convincere il presidente sudanese, Omar el-Beshir,ad accettare la presenza di una forza multinazionale nel Darfur ed ora tentera’ di accentuare la pressione sui non firmatari della pace perche’ partecipino al processo politico.

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Nucleare: Usa, risoluzione pacifica

Pubblicato da Jake su 2 Marzo 2007

Gli Stati Uniti intendono accrescere la pressione per una soluzione della crisi nucleare iraniana, ma con ‘metodi pacifici’. Lo ha dichiarato oggi a Tokyo il nuovo vicesegretario di stato americano John Negroponte nella prima tappa del suo primo viaggio all’estero, centrato sullo sviluppo dei contatti per l’applicazione dell’accordo internazionale sul disarmo nucleare della Corea del Nord firmato il 13 febbraio scorso a Pechino.

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Mo: Rice, Usa resteranno in Libano

Pubblicato da Jake su 1 Marzo 2007

Gli Stati Uniti non abbandoneranno il Libano: lo ha detto Condoleezza Rice al leader druso libanese Walid Jumblatt.Durante un incontro a Washington, il segretario di Stato Usa ha assicurato che l’imminente conferenza di Baghdad sulla sicurezza in Iraq non condizionera’ il destino del paese dei cedri. ‘La risposta della Rice e’ stata chiara - ha riferito Jumblatt - alla riunione di Baghdad non si parlera’ del Libano’.

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Usa- Russia: incontro il 9 marzo

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2007

Le delegazioni russa e americana si vedranno a Washington il 9 marzo per discutere dei sistemi di difesa antimissile in Europa. ‘Il tema principale delle consultazioni - ha detto un funzionario russo - e’ la decisione Usa di installare sistemi di difesa antimissile in Polonia e Repubblica Ceca, e la conseguente necessita’ per la Russia di ritirarsi unilateralmente dal trattato Inf sulla eliminazione dei missili a medio e corto raggio, in modo da garantire la propria sicurezza’.

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Iraq, nessun bambino ucciso da Usa

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2007

E’ falsa la notizia dei bambini iracheni uccisi martedì a Ramadi su un campo di calcio. A fare chiarezza è stato il consigliere per la sicurezza Tariq Al Theibani. In pratica, si è confuso un attentato che il giorno prima aveva provocato la morte di 18 persone. Gli Usa avevano subito detto che i propri militari avevano solo proceduto a un’esplosione controllata, che aveva però causato il ferimento lieve di 30 persone.

Per tutta la giornata di martedì si erano intrecciate notizie e smentite su un’esplosione avvenuta vicino ad un campo di calcio. Secondo le fonti irachene, si era trattato di un’autobomba che aveva provocato la morte di 18 persone, in gran parte bambini impegnati in una partita. L’esercito americano aveva invece affermato che propri militari avevano proceduto all’esplosione controllata di alcuni esplosivi trovati in una casa. Gli effetti sarebbero stati piu’ forti del previsto ed avevano provocato il ferimento in modo lieve di 30 persone, tra cui nove bambini.

Secondo il responsabile iracheno, lunedì un’autobomba guidata da un kamikaze aveva ucciso 18 persone, in gran parte bambini. Gli americani avevano invece fissato il bilancio di quell’esplosione, avvenuta vicino ad una moschea, in 15 morti, tra cui donne, bambini e due ufficiali di polizia.

Al Theibani ha precisato che la confusione è nata probabilmente dal fatto che le vittime dell’esplosione di lunedì sono state seppellite martedì e che in città era stata udita la forte esplosione provocata dagli americani vicino al campo da calcio. Altre fonti della polizia e residenti in città hanno confermato che la notizia della strage non aveva fondamento e che martedì non ci sono stati attacchi terroristici a Ramadi.

Baghdad, autobomba provoca 10 morti
Nuovo sanguinoso attentato in Iraq. Un’autobomba è esplosa a Baghdad uccidendo almeno 10 persone e ferendone molte altre. I terroristi hanno colpito l’area commerciale di un sobborgo del sud della capitale, al momento affollato di avventori.

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Iraq: scontento record in Usa

Pubblicato da Jake su 27 Febbraio 2007

Un numero record di americani disapprova la guerra in Iraq e una chiara maggioranza e’ ora favorevole al ritiro delle truppe.Lo rivela un sondaggio di AbcNews/Washington Post: per il 64% non valeva la pena di fare la guerra (+6% in un mese), il 67% disapprova le decisioni prese da Bush e il 56% vuole il ritiro. E’ la prima volta che i favorevoli a una scadenza per il ritiro superano il numero di chi preferisce non fissare limiti di tempo.

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Taleban rivendicano attacco Bagram

Pubblicato da Jake su 27 Febbraio 2007

I taleban hanno rivendicato l’attacco suicida alla base Usa di Bagram che ospita il vice presidente Dick Cheney in visita in Afghanistan. Nell’attentato sono morte dalle 10 alle 20 persone, a seconda delle fonti, e ne sono rimaste ferite un numero imprecisato, tra cui tre ’soldati stranieri’ di cui non e’ stata resa nota la nazionalita’. ‘L’attentato suicida e’ avvenuto al cancello 2 dove erano in attesa lavoratori afghani’,ha detto l’agenzia Aip citando un funzionario di polizia.

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Afghanistan: esplosione in base Usa

Pubblicato da Jake su 27 Febbraio 2007

Un’esplosione ha causato diversi morti vicino a una base americana in Afghanistan dove e’ in visita il vicepresidente americano Dick Cheney. Lo hanno detto alcuni testimoni. Cheney e’ rimasto illeso, secondo la sua portavoce. L’esplosione - probabilmente dovuta a un attentato suicida - e’ avvenuta all’ingresso della base di Bagram, uccidendo almeno venti afgani. Cheney aveva trascorso la notte nella base dopo il rinvio di un incontro col presidente afgano Karzai.

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Iran: Casa Bianca, serve diplomazia

Pubblicato da Jake su 26 Febbraio 2007

La Casa Bianca ha ribadito che il presidente Bush vuole una ’soluzione diplomatica’ alla crisi creata dal programma nucleare iraniano. Washington ha inoltre smentito le presunte rivelazioni del magazine New Yorker su un piano pronto al Pentagono per lanciare nel giro di 24 ore un attacco contro l’Iran. Una portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, ha sottolineato che gli Usa ’sono sul binario giusto’ con la loro iniziativa diplomatica per fermare Teheran.

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