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Archivio per la categoria ‘Amnistia’

Kabul: 25mila in piazza per amnistia

Pubblicato da Jake su 23 Febbraio 2007

Circa 25 mila afghani hanno manifestato a Kabul a favore di un progetto di amnistia per i crimini di guerra dei ‘mujahddin’ contro i sovietici.Centinaia di poliziotti sono dispiegati attorno allo stadio dove si sono radunati i manifestanti. ‘Siamo venuti per mostrare il nostro sostegno ai nostri leader, che hanno servito il popolo’, dice un anziano. L’Onu ha denunciato il progetto di amnistia per i crimini di guerra contro i sovietici (1979-89) approvato dagli ex signori della guerra in Parlamento.

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Prodi: amnistia, cambio legge Biagi

Pubblicato da Jake su 18 Maggio 2006

Il premier Prodi indica il programma del governo: amnistia e revisione della legge Biagi, delle norme elettorali. Apertura all’opposizione. Al Senato, Prodi prevede un provvedimento di amnistia, di rivedere la legge 30 riducendo la precarieta’, di disciplinare il conflitto d’interesse e di cambiare la legge elettorale, con la collaborazione di tutte le forze politiche. Parla di cambiare le quote sull’immigrazione e all’opposizione garantisce: ‘c’e’ spazio per il costruttivo apporto di tutti’.

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Amnistia, l’Unione si arresta al primo passo

Pubblicato da Jake su 12 Maggio 2006

Un bel segnale? «Macché, una brutta partenza». Si apre il dibattito sull’amnistia d’inizio legislatura, ma a gelarlo subito nel centrosinistra arriva l’altolà di Antonio Di Pietro. «Dev’essere l’ultimo dei problemi dell’Unione», dice il leader dell’Italia dei valori. È convinto, l’ex pm di Mani pulite, che il nuovo governo deve affrontare «ben altre priorità», come l’economia e il lavoro.
E dire che gli appelli dei radicali e dell’estrema sinistra sembravano aver smosso le acque. Dopo la sentenza della Consulta che apre la strada alla grazia a Ovidio Bompressi e forse ad Adriano Sofri e dopo la condanna definitiva di Cesare Previti, si era tornato a parlare delle condizioni dei detenuti, del sovraffollamento nelle carceri e dell’urgenza di un provvedimento di clemenza. Con il no global di Rifondazione comunista Francesco Caruso che lamentava l’attenzione alla vita nelle prigioni solo quando ci entrano i potenti come l’ex ministro della Difesa e il direttore di Liberazione Piero Sansonetti che intitolava il suo editoriale «Salviamo Previti. Come? Con una legge ad personam: l’amnistia».
Poi, Giorgio Napolitano è salito al Quirinale e subito Marco Pannella ed Emma Bonino l’hanno invitato a festeggiare con l’amnistia. Magari nei primi 100 giorni. Altri dell’Unione si sono uniti al coro. Ieri, pareri favorevoli sono venuti da Ds come Gavino Angius e Massimo Brutti, da Roberto Giachetti e Pierluigi Mantini della Margherita, dal leader dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio, dal segretario di Prc Giordano, da Marco Rizzo del Pdci, Enrico Buemi dello Sdi ed altri.
Ma quello che ha detto no nel modo più deciso è stato Di Pietro. L’amnistia, ragiona, è un provvedimento di clemenza che può arrivare come conclusione di un ciclo di riforme sulla giustizia. «Non può essere un inizio. Si partirebbe con il piede sbagliato». Se proprio si vuole cominciare dalla giustizia, bisogna innanzitutto «velocizzare i processi rendendoli più certi ed efficaci». Con l’amnistia, invece, l’avrebbe vinta chi «ha fatto di tutto per ritardarli il più possibile». E sarebbe «un atto di resa dello Stato», la dimostrazione della sua «inadeguatezza» ad affrontare la questione «per il verso giusto». Per Di Pietro sarebbe anche gravissimo affermare il principio che a ogni nuova elezione sul Colle si emana un provvedimento di clemenza: uno stimolo «a delinquere» perché tanto poi «c’è la speranza di farla franca… ». Di amnistia Di Pietro non vuol parlare, semmai di indulto, ma avverte che peraltro «non servirebbe a risolvere il problema delle carceri».
Sembra un déjà vu, con la ripresa di un dibattito che nel vecchio parlamento aveva provocato divisioni e scontri e suscitato speranze nel mondo carcerario, alla fine miseramente deluse. Andrà così anche stavolta? Angius precisa che il suo sì è personale, non della Quercia; Mantini sottolinea che si deve trovare un’intesa ma sull’indulto; Rizzo insiste che ci vuole l’amnistia, però escludendo reati di mafia e corruzione; per Giuliano Pisapia del Prc amnistia e indulto potrebbero essere emanati subito dopo la riforma del codice penale.
Personalmente a favore dell’amnistia, l’azzurro Gaetano Pecorella è scettico perché vede troppa conflittualità nel quadro politico. «In realtà, le condizioni c’erano anche nella passata legislatura quando l’attuale maggioranza, unendosi con la Lega e An, l’ha bocciata».
Anche stavolta i due partiti della Cdl sono contrari. «Se sono capaci facciano da soli», sbotta Ignazio La Russa di An. E l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli gongola: «Sull’amnistia la loro maggioranza è profondamente divisa. Sto cominciando a divertirmi… Quella parte favorevole all’amnistia resterà frustrata e delusa». Contraria anche Alessandra Mussolini, segretario di Azione sociale.
Nel centrodestra l’Udc dice sì all’amnistia ma chiede all’Unione «una proposta organica» e il segretario della Dc, Gianfranco Rotondi, raccomanda di accelerare i tempi. Per l’azzurro Nicolò Ghedini il momento potrebbe essere favorevole, ma meglio l’indulto.

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Amnistia: Angius lancia dibattito

Pubblicato da Jake su 11 Maggio 2006

Si scatena il dibattito sull’amnistia dopo che Angius (Ds) si e’ detto ‘favorevole ad un atto di clemenza a inizio legislatura’. Anche Pecoraro Scanio dei Verdi si e’ detto d’accordo ad un provvedimento di amnistia. Il segretario di Prc Giordano considera l’eventuale provvedimento un atto significativo. Secondo Di Pietro (Idv) invece, l’amnistia ’sarebbe una brutta partenza dell’Unione’. La Russa (An) esprime la sua contrarieta’ invitando il centrosinistra ad approvarla da sola.

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No all’amnistia

Pubblicato da Jake su 12 Aprile 2005

No all’amnistia. Carolina Lussana, responsabile Giustizia della Lega, interviene sulla questione dopo lo stop dello sciopero della fame e della sete di Marco Pannella, che andava avanti da una settimana.
Il leader radicale è riuscito nell’intento di rimettere in moto l’iter delle pdl su amnistia e indulto in commissione alla Camera. «La nostra posizione – dice la Lussana – resta chiara: siamo contrari e lo diciamo con serenità. Siamo consci del fatto che il problema del sovraffollamento delle carceri esiste, ma pensiamo che si debba risolvere in altri modi, con iniziative alle quali il governo sta già lavorando come la costruzione di nuovi penitenziari o l’applicazione degli accordi bilaterali che consentono di far scontare la pena agli immigrati nel loro paese d’origine».
La Lussana prosegue affermando che su questo tema «ognuno ha la propria posizione: noi ribadiamo la nostra, ma se poi in Parlamento c’è la maggioranza richiesta, che è quella dei due terzi, che non c’era un anno fa o un mese fa, allora, democraticamente ne prendiamo atto». La Lussana si lamenta poi del presidente della commissione Giustizia Gaetano Pecorella perché ha deciso “senza sentire i gruppi” di rimettere in calendario il provvedimento. «Forse – sottolinea – ci si è lasciati un po’ prendere dall’emotività, ma il rischio è quello già sottolineato dal ministro Castelli di creare delle aspettative che potrebbero essere disattese».
Nelle 206 carceri italiane ci sono 56.840 detenuti. L’auspicio dell’amnistia era stato espresso dal Papa, nel 2002. L’atto di clemenza nei confronti dei detenuti si tradusse, l’anno dopo, nel cosiddetto “indultino”, una legge che consentì a soli 5.936 detenuti di uscire. Al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ancora non è stata fatta una previsione su quanto si alleggerirà il sovraffollamento nelle carceri se il Parlamento deciderà, a maggioranza dei due terzi, un provvedimento di amnistia.
Resta da chiarire, infatti, quali tipi di reati si intende escludere dall’amnistia. In ogni caso, i numeri aggiornati dal Dap al 28 febbraio scorso parlano di carceri sovraffollate: il totale di 56.840 detenuti (2.704 donne e 54.136 uomini) collide con una capienza massima di 42.540 reclusi, seppure risulta che le carceri italiane possano accogliere fino a a 62.063 detenuti perché qualche mese fa la capienza “tollerabile” è stata calcolata al rialzo.
Il numero dei detenuti stranieri è crescente (18.584, di cui 17.342 uomini e 1.242 donne): la maggior parte sono marocchini (4.011), albanesi (2.846), romeni (1569) e algerini (1.309). Con la legge Bossi-Fini, nel 2004 sono stati scarcerati per espulsione 881 detenuti stranieri.

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L’indulto non è una soluzione, ma un problema

Pubblicato da Jake su 7 Aprile 2005

Ufficialmente a rilanciare il dibattito sull’amnistia era stato nei giorni scorsi Marco Pannella che sabato scorso ha ricordato la visita del Papa in Parlamento nel novembre 2002 per sollecitare un gesto di clemenza nei confronti dei carcerati.
Poi è toccato al presidente del Senato Marcello Pera intervenire sul tema. Quindi, sulle ali dell’entusiasmo da urna, la palla è finita nelle mani della sinistra (o Unione) che proprio ieri, in una conferenza stampa a Palazzo Madama, ha illustrato il disegno di legge che mira alla concessione di una amnistia e dell’indulto. L’amnistia per i reati fino a quattro anni e l’indulto per i reati fino ai due anni, escludendo, secondo le attuali norme, i condannati per reati gravi come quelli che riguardano il terrorismo, l’appartenenza alle organizzazioni della criminalità organizzata, la violenza sessuale e sui minori, i reati di natura finanziaria e il traffico di stupefacenti. Nei piani dell’opposizione il Ddl, che ha come primo firmatario il senatore della Margherita, Sandro Battisti, deve principalmente rendere meno drammatiche le condizioni in cui versano le patrie galere. Numeri alla mano, il disegno di legge potrebbe anche avere vita facile (come successo per il voto trasversale sull’ indultino) vista la cautela di Forza Italia e di Udc sul tema.
Al momento l’unica forza politica contraria resta la Lega. Meno sicura Alleanza Nazionale. Perché se è vero che le misure di clemenza decise dal Parlamento non fanno crescere il numero dei reati, la “sicurezza sociale” dovrebbe restare una priorità della classe politica, soprattutto se di destra.
L’ultima volta, l’indulto o “insulto” come lo definì il Carroccio, mise in libertà qualcosa come 7 mila detenuti. Non certo un segnale di sicurezza.
Se però indultino ed amnistia si vogliono spacciare come “fenomeni per la regolazione dei flussi dei detenuti”, o strumenti per governare meglio le carceri italiane, si rischia pure di rendere inutile il lavoro delle forze dell’ordine e fare un ulteriore sgarbo alle vittime e ai loro famigliari. Se poi, addirittura, si vuole far passare la linea che oltre a decongestionare le carceri, l’amnistia porterebbe alla chiusura di numerosi fascicoli, «cosa che, indubbiamente, libererebbe un numero non indifferente di giudici per i processi in corso» come sosteneva pochi mesi fa
Luigi Vitali, capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia, allora qualcosa non quadra. «Ripropongono l’amnistia e l’indulto? Ma dico, stiamo scherzando? Forse non si rendono conto..Noi non voteremo mai a favore», ha chiosato ieri sera un categorico e arrabbiatissimo capogruppo della Lega in commissione Affari Costituzionali della Camera, Luciano Dussin.

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