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L’Aquila, in 200 alla manifestazione pro Br

Pubblicato da Jake su 4 Giugno 2007

Si è svolta ieri, poco prima di mezzogiorno, la manifestazione promossa dal movimento Olga (Ora di liberarsi dalle galere) e dai Carc, comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, per protestare contro il regime del carcere duro e portare solidarietà alla brigatista Nadia Lioce rinchiusa nel carcere aquilano delle Costarelle e sottoposta al regime di carcere duro del 41bis.
Ingente lo spiegamento di uomini e mezzi delle forze dell’ordine. Circa 200 i manifestanti, che hanno sfilato lungo le vie del centro storico con stelle rosse e nere a cinque punte. Dopo il sit-in di fronte al carcere, la manifestazione è ripresa con slogan e lanci di fumogeni e petardi.
I manifestanti, al grido di «10, 100, 1000 Nassiriya» e slogan contro le forze dell’ordine, Biagi e D’Antona, hanno sfilato lungo le vie del centro storico de L’Aquila. Non si sono verificati incidenti. Sono stati numerosi, però, i muri di palazzi storici imbrattati con scritte a vernice rossa e nera. Le scritte sono state siglate con la A cerchiata.
Alcune espressioni offensive sono state rivolte, in particolare, al Papa e all’agente di Polizia Filippo Raciti. A otto anni dall’assassinio del professor Massimo D’Antona da parte di quelle Nuove Br che Nadia Desdemona Lioce capeggiava, “l’area movimentista-eversiva” è scesa in strada per esprimere solidarietà alla detenuta brigatista e contro il regime di carcere duro previsto dall’articolo 41 bis riservato ai boss e ai condannati per terrorismo. L’obiettivo, come sottolineato dal movimento Olga, è quello di costruire «una rete di solidarietà, come presupposto per la lotta alla tortura dell’isolamento e quindi dell’istituzione carceraria nel suo complesso».
Per precauzione, sono stati tolti i cassonetti lungo il corso cittadino, mentre gli autobus sono stati deviati al terminal di Collemaggio per motivi precauzionali. Al corteo hanno dato la loro adesione molti movimenti antagonisti tra i quali i Carc, coinvolti in più di un’inchiesta sul terrorismo rosso; il «soccorso rosso» e l’«Associazione solidarietà a parenti e amici degli arrestati».
Scritte ingiuriose nella giornata di ieri anche a Bologna, in via Valdonica, la via in cui il 19 marzo del 2002 fu ucciso dai terroristi delle brigate rosse il giuslavorista Marco Biagi. «Terrorista è lo stato»: queste le parole apparse a pochi metri dal portone dell’abitazione del professore.

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