Un fiancheggiatore del nazionalsocialismo, il «Papa di Hitler» o, più semplicemente ma ancor più tragicamente, il Papa che scelse il silenzio di fronte alla Shoah. Una vera e propria «leggenda nera» quella che accompagna la figura e il giudizio su Pio XII dal giorno della sua morte il 9 ottobre 1958. Tanto da provocare una vera e propria crisi diplomatica tra Israele e la Santa Sede nel marzo scorso poiché nello Yad Vashem, il museo della Shoah di Gerusalemme, l’atteggiamento di Papa Pacelli era stato definito «ambiguo». Già allora la presa netta di posizione del Vaticano con il ritiro del nunzio apostolico dalle celebrazioni ufficiali. Ma è ieri che la Santa Sede ha scelto di esplicitare ancor meglio il suo pensiero su Pio XII. «Liberi da pregiudizi si può riconoscere la grandezza e la completezza della figura di Papa Pacelli, la sua umanità e rivalutare il suo intero magistero». Parole del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano in occasione della presentazione della nuova biografia sul pontefice, Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro del vaticanista del Giornale Andrea Tornielli.
Un Papa moderno, secondo quanto emerge dal libro e da quanto sottolineato dagli altri esperti presenti. Addirittura ispiratore del Concilio Vaticano II per padre Peter Gumpel, il postulatore della sua causa di beatificazione. Rimane ancora controverso, però, il modo in cui sia nata la «leggenda nera». Per lo storico e fondatore della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi bisogna risalire agli anni Sessanta, all’inizio del Concilio e alla pubblicazione della pièce teatrale «Il Vicario» di Rolf Hochuth. Per Bertone, invece, la «leggenda nera» va fatta risalire alla questione palestinese. A quando il pontefice scelse l’equidistanza tra i due popoli sottolineando anche i diritti di chi in «quella terra ci viveva ed era meritevole di attenzione. Successivamente l’ideologia di quel periodo ha fatto il resto e pochissima attenzione è stata data ai ragionamenti del Papa».
D’altronde non sono pochi i documenti, presenti anche nella nuova biografia, che attestano l’aiuto dato dal Vaticano agli ebrei e ai perseguitati durante l’occupazione nazista. «Nel 1943 – il particolare inedito rivelato da Bertone – il Vaticano chiese ai tedeschi di poter assumere più di 4.000 nuove guardie palatine. E il ghetto ebraico era a due passi dal Vaticano».
Stesse riflessioni per il senatore a vita Giulio Andreotti che conobbe da vicino Pio XII in gioventù: «È stata una personalità complessa che ha dovuto far fronte a difficoltà terrificanti. La stessa Golda Meir quando la incontrai all’epoca fece elogi straordinari al pontefice. Ne era assolutamente affascinata».
Archivio per Giugno 2007
La verità su Pio XII il “Papa moderno”
Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
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Le sinistre litanie napoletane
Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Speravamo che dopo l’uccisione a Napoli d’un rapinatore sedicenne in una sparatoria con i carabinieri ci venisse risparmiata, a sinistra, la frustra e ipocrita litania dello Stato forcaiolo che sparge sangue innocente. Lo speravamo non già perché la nostra pena per la fine d’un ragazzino intruppato nella delinquenza sia minore di quella di tanti cuori nobili (o che tali si dichiarano con virtuosa ostentazione). Riteniamo che la nostra pena sia forse maggiore, e di sicuro più sincera. Ma la strumentalizzazione politico-giornalistica d’una tragedia che appartiene purtroppo alla realtà quotidiana della capitale del sud, il prenderne pretesto per denunciare chissà quali campagne d’odio e chissà quali bieche trame della reazione in agguato, è veramente insopportabile.
Su “Liberazione”, organo di Rifondazione comunista, il direttore Piero Sansonetti ha risfoderato i più vieti arnesi polemici, intrecciando quest’ultima vicenda a quella dell’ultrà catanese che era stato sospettato d’avere causato la morte dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, e che comunque era pesantemente coinvolto nelle aggressioni e nei tumulti scatenati dalla tifoseria selvaggia. Il sedicenne di Napoli è stato, secondo Liberazione, «giustiziato», il diciassettenne di Catania avrà la vita rovinata dalla detenzione che sta subendo. Il «giustiziato» impugnava una pistola, forse giocattolo e forse no, le cui caratteristiche dovevano essere intuite dal carabiniere che ha fatto fuoco durante gli attimi drammatici d’un inseguimento.
L’ultrà catanese ha partecipato a violenze per le quali, in Paesi di grande civiltà giuridica ma non di lassismo buonista, si è subito processati e condannati a brevi pene detentive che vengono subito scontate, senza l’attesa della Cassazione. Sansonetti osa scrivere che per l’adolescente di Napoli è stata «decretata, in modo spiccio, la pena di morte». Chi ha decretato? Il giovane carabiniere? O più genericamente, sembra di capire, questa società scellerata che vuol sterminare i proletari? Inutile chiedersi, a questo punto, dove viva Sansonetti e se si renda o no conto che le forze dell’ordine italiane sono tra le più prudenti del mondo: perché sanno che da loro si esige contemporaneamente la massima efficienza nel combattere la criminalità e la rinuncia a usare le armi di cui sono dotate. Perché usandole possono sbagliare, e «decretare la pena di morte».
Nel 2007 sono state 54 a Napoli le vittime di crimini, tre fatti fuori nei primi cinque giorni di giugno, un pregiudicato ammazzato ieri nei quartieri spagnoli. Ma Sansonetti, tra una comparsata televisiva e la stesura d’un veemente editoriale, non ha tempo per rendersi conto della situazione di Napoli. Lui vuole, in quell’inferno, carabinieri occhio di lince che capiscano da decine di metri di distanza il calibro, la marca, la pericolosità d’una pistola impugnata da un malvivente, e che siano in grado d’accertare, in simili condizioni, l’età del malvivente stesso. Si può ancora osservare che democratici di sicura fede suggeriscono d’abbassare l’età in cui un adolescente può essere sottoposto a processo perché la delinquenza minorile è in vertiginoso aumento, e non meno spietata della delinquenza adulta. Queste sono considerazioni di semplice buonsenso, diremmo banali. Ma il nostro è il Paese dove Carlo Giuliani, colpito a morte da un carabiniere mentre si scagliava, impugnando un pesante estintore, contro la camionetta dell’Arma circondata da energumeni, è diventato per i Rifondatori comunisti un eroe, e la madre una senatrice della Repubblica. A lei e al suo dolore tutto il nostro rispetto. Nessun rispetto invece a chi ne ha fatto uno strumento di polemica settaria.
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La Cdl fa il pieno al Nord dove cresce l’immigrazione
Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Tra i danni maggiori fatti in un anno dal governo Prodi c’è sicuramente la politica da controriforma in tema di immigrazione. Questo errore è stato forse la causa principale del risultato disastroso ottenuto dal centrosinistra alle elezioni amministrative, non a caso particolarmente favorevole al centrodestra nelle aree in cui è maggiore l’insediamento delle comunità extracomunitarie. I dati sono chiari e spiegano che la questione immigrazione orienterà sempre più le scelte dell’elettorato. In Italia ci sono circa tre milioni di immigrati, pari al 4% della popolazione. Una percentuale oggettivamente compatibile con l’attualità e l’ineluttabilità del fenomeno, che diventa però preoccupante quando analizziamo i dati relativi alla criminalità e in particolare a quei reati che generano maggiore allarme sociale. Il 36% dei denunciati è di origine extracomunitaria, così come il 53% degli arrestati, il 21% degli imputati e il 32% della popolazione carceraria.
Queste cifre pongono al governo una domanda semplice. Perché gli immigrati si moltiplicano per nove nel commettere reati, per tredici nell’essere arrestati, per cinque nell’essere imputati e per otto nell’essere detenuti? Lungi da noi qualsiasi tentazione razzista o xenofoba, ma la risposta viene da sola. È evidente che senza controlli rigidi sugli ingressi si generano condizioni criminogene alle quali si aggiunge una particolare tendenza a delinquere di alcune etnie. Molti albanesi e africani, infatti, entrano in Italia non per lavorare, ma per delinquere. Non è un caso se il 75% dei reati commessi da immigrati sono riconducibili a cittadini provenienti da soli tre Paesi, a cominciare dall’Albania. Questa realtà deve farci riflettere anche sulla necessità di scegliere gli immigrati. In Italia ci sono circa 150mila tra filippini e polacchi (questi ultimi ormai appartenenti all’Unione europea) che commettono reati in misura nettamente inferiore agli italiani. La loro affinità con la nostra cultura cattolica ne fa modelli di integrazione e dovrebbe spingere l’Italia a far entrare più cattolici.
La prova che il tema ha influenzato il recente voto amministrativo si legge nella mappa del risultato elettorale. Il centrodestra ha ottenuto il massimo dei voti proprio nel Nord Est e nel Nord Ovest. E i dati dicono che negli ultimi anni la presenza di extracomunitari è aumentata del 16,4% nel Nord Est e del 5,4% nel Nord Ovest, calando invece nel Centro (-4,6%), al Sud (-14,6%) e nelle Isole (-13,3%).
Se l’Unione proseguirà nella sua politica non farà altro che portare voti al centrodestra e mettere a repentaglio la sicurezza degli Italiani. Questi dati servono però anche come monito al centrodestra affinché non sia tentato dal politicamente corretto in materia di immigrazione. L’unica linea possibile è quella della severità, prendendo gli immigrati buoni e impedendo l’ingresso o espellendo quelli che vogliono delinquere.
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Odifreddi, i preti pedofili ed i numeri che non tornano
Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Piergiorgio Odifreddi, docente universitario di matematica ed esponente di punta dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, si è arrabbiato perché numerosi quotidiani lo hanno dato per sconfitto ai punti da monsignor Rino Fisichella nella trasmissione «Annozero» dedicata al controverso tema dei casi di pedofilia fra i sacerdoti, benché potesse contare su un arbitro – Michele Santoro – non precisamente imparziale. Come molti allenatori di calcio sconfitti, cerca di rigiocare la partita sui giornali, con lunghi articoli dove scende in campo da solo e si convince di aver vinto. Odifreddi, diventato autore di successo con un libro dove si chiede pensosamente se i cristiani siano cretini o i cretini siano cristiani, si rivela, come già in quella trasmissione televisiva, del tutto refrattario al diritto canonico. Continua a confondere processo canonico e diritto civile, e segretezza del processo e segretezza del delitto. I documenti vaticani di cui si è discusso da Santoro impongono che il processo canonico si svolga a porte chiuse (del processo civile non parlano affatto), e che i vescovi non ne divulghino atti e procedure: ma la sentenza è pubblica e il delitto non è tenuto affatto segreto. La stessa istruzione del 1962 Crimen sollicitationis (oggi peraltro non più in vigore) con cui se la prende Odifreddi minaccia di scomunica non chi denunci un abuso sessuale ma al contrario chi – vittima o testimone – avendone conoscenza non lo denunci. Chi sostiene tesi diverse forse non riesce a capire il latino in cui sono scritti i documenti. Ma non è tutta colpa di Odifreddi: l’avere studiato matematica non prepara a comprendere materie giuridiche dotate di un alto grado di tecnicità.
Odifreddi, però, ha perso la partita televisiva proprio sul suo terreno, quello dei numeri. Parliamoci chiaro: anche un solo prete pedofilo è uno di troppo, e va punito senza se e senza ma. Tuttavia, tutti quelli che citano statistiche – da Santoro a Odifreddi – usano quelle del maggiore studio americano sul tema, condotto nel 2006 dal John Jay College della City University of New York, la più prestigiosa istituzione accademica americana nel campo della criminologia. Ma non tutti le hanno capite. Lo studio del John Jay College parla di quattromila sacerdoti accusati negli ultimi cinquant’anni di rapporti sessuali con minorenni. Accusati non vuol dire condannati: le condanne sono state 105, in qualche caso per transazioni prima del processo ma in molti altri perché i sacerdoti erano innocenti. E i rapporti sessuali con minorenni non equivalgono alla pedofilia, definita dalle leggi e dalla medicina con riferimento ai rapporti con minori prepuberi: se un sacerdote di trent’anni scappa con una minorenne di diciassette tradisce certo il suo sacerdozio, ma non è un pedofilo. I veri e propri pedofili accusati sono stati ottocento, i condannati una quarantina. Troppi: e i vescovi che non hanno vigilato infatti sono stati rimossi, soprattutto da quando di queste vicende ha cominciato a occuparsi con grande severità il cardinale Ratzinger. Colpire con rigore estremo i pochi pedofili travestiti da preti è obbligatorio. Falsificare le cifre è invece un inganno, così come insistere, alla Odifreddi, sul fatto che un tribunale americano su istanza della parte civile ha cercato di incriminare il Papa. In America dare corso a queste istanze è un atto dovuto, e un altro tribunale ha cercato d’incriminare (non è uno scherzo) perfino «Satana e i suoi diavoli». Come per il Papa, ci sono stati problemi di notifica.
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L’abuso di hashish è devastante
Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Un ragazzo su sette che saltuariamente si fa una canna diventa dipendente. Ed è vero che per chi fuma è più facile il passaggio alle droghe “pesanti”. Inoltre, chi abusa di hashish può manifestare malattie mentali anche sei anni prima rispetto ai non utilizzatori. La Società Italiana di Psichiatria ha presentato ieri studi e statistiche sul consumo della cannabis, illustrando i danni provocati da questa sostanza. Conseguenze negative sia dal punto di vista fisico che sociale, come spiega Marino Bassi, presidente della Sip: “I giovani, soprattutto di sesso maschile, che fumano abitualmente e continuamente cannabis, possono più facilmente manifestare comportamenti antisociali, aggressivi e violenti che possono sfociare in schizofrenia”.
E l’abuso di cannabinoidi “può avere effetti devastanti anche a livello dell’area cerebrale, soprattutto durante l’adolescenza.
I ragazzi dai 12 ai 19 anni hanno una sensibilità doppia a queste sostanze a causa della morfologia del loro cervello: durante questo periodo, infatti, avviene la formazione definitiva dell’encefalo”. Ecco la spiegazione scientifica: “La loro maggiore reazione a sostanze di abuso è dovuta alle dimensioni maggiori del “nucleo accumbens”, cioè della corteccia cerebrale due volte superiore a quella degli adulti e una volta e mezza a quella dei bambini. Si tratta di un’area minuscola ma fondamentale per l’azione delle droghe”. Droghe sempre più pericolose e sempre più economiche: i prezzi in Europa sono scesi del 19% dal 1999 al 2004 mentre la potenza è aumentata di circa il 25-30%. La Sip mette sotto accusa soprattutto lo
skunk, una sorta di super-spinello con una concentrazione del principio attivo di Thc fino al 25%, contro il 3% delle “classiche” canne.
Quanti sono i consumatori di cannabis in Europa? La Sip calcola che circa 22,5 milioni di cittadini europei abbiano fatto uso di cannabinoidi nell’ultimo anno e che dodici milioni ne abbiano fatto uso nell’ultimo mese. Oltre un consumatore su quattro è uno studente di 15-16 anni, percentuale che accomuna l’Italia a Germania, Paesi Bassi, Slovenia e Slovacchia. La maggior parte dei pazienti investiti dalla ricerca della Sip dichiara di aver cominciato a usare la cannabis proprio quando faceva parte delle fasce di età più giovani: in particolare, il 36,8% ha provato per la prima volta l’hashish prima dei 15 anni. Attenzione però a fare la differenziazione tra droghe leggere e pesanti, sostanze più o meno pericolose, perchè tale valutazione va affrontata distinguendo tra persone adulte e sviluppate rispetto ad adolescenti il cui sistema nervoso centrale è ancora in evoluzione. Comunque, il professor Bassi lancia l’allarme: “Chi fuma oltre cinquanta spinelli all’anno ha un rischio 10 volte superiore di sviluppare una malattia mentale, in particolare di diventare psicotico. Poi, il consumo di cannabis determina un abbassamento delle difese immunitarie provocando una più elevata frequenza di Hiv ed epatite”.
Che fare allora per prevenire questi danni? Il primo aiuto deve arrivare dalla scuola e dai contesti di aggregazione giovanile dove andrebbero attivati programmi coordinati e gestiti da professionisti sanitari. Nel nostro Paese mancano politiche di questo genere. Iniziative come il progetto tedesco “Stoned ad School”, il cui obiettivo è insegnare ai docenti ad individuare precocemente i consumatori di cannabis e quindi dar loro la possibilità di intervenire tempestivamente.
Oppure la creazione di siti internet, come in Inghilterra e Olanda, che forniscono informazioni a chi intende ridurre o interrompere la propria dipendenza
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“Russia e Cina, più democrazia”
Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Per il discorso più importante del viaggio europeo George W. Bush sceglie il forum «Democrazia e Sicurezza» organizzato in un luogo denso di simboli: l’aula magna di Palazzo Czernin dove il Patto di Varsavia teneva le riunioni e dove suggellò la propria dissoluzione, segnando l’implosione del comunismo e la sconfitta dell’Impero sovietico. «Serve più libertà in Russia e Cina»: parlando per 45 minuti di fronte a un platea di dissidenti giunti da cinque continenti il presidente americano, George W. Bush, declina la strategia di «libertà universale» in una agenda di politica estera che chiama in causa non solo Teheran, Damasco, Minsk, Karthum e l’Avana ma anche Mosca e Pechino.
«Agli occhi dell’America i dissidenti di oggi sono i leader di domani perché rappresentano le aspirazioni dei loro popoli» esordisce Bush, spiegando che «è questo il motivo per il quale abbiamo deciso di aiutarli». Prima con il varo del «Fondo per i difendere i diritti umani» e poi con le istruzioni al Segretario di Stato Condoleezza Rice affinché chieda a «ogni nostro ambasciatore nei Paesi non liberi» di «cercare e incontrare gli attivisti che si battono per democrazia e diritti umani».
Bush si richiama al discorso pronunciato dopo la rielezione nel 2004 nel quale indicò l’obiettivo di porre fine alla tirannia nel mondo, fa leva sul valore della «libertà universale», cita lo spagnolo Josè Maria Aznar, il ceco Vaclav Havel e l’ex dissidente sovietico Natan Sharansky come «grandi avvocati della libertà nel nostro tempo» e include Giovanni Paolo II fra gli eroi della lotta al comunismo al fine di riepilogare alla platea le premesse del passo che compie: scegliere il rispetto della libertà e dei diritti umani come criterio della propria politica estera.
Da qui la suddivisione del mondo in differenti gruppi di Paesi. Le «peggiori tirannie» sono le «società chiuse nelle quali il dissenso è totalmente soppresso»: Nord Corea, Iran, Cuba, Sudan, Birmania e Zimbabwe. «Gli iraniani sono un grande popolo – dice, incalzando gli ayatollah – ma la loro libertà è negata da un gruppo di estremisti che persegue le armi nucleari». Il tono con l’Avana è simile, poi vi sono i Paesi dove «la libertà è sotto assedio» a causa di governi illiberali: il Venezuela di Chavez dove «vengono smantellate le istituzioni democratiche» e l’Uzbekistan dove «le voci indipendenti finiscono in cella».
Per scardinare i dispotismi Bush fa appello ai popoli oppressi, chiedendo di prendere esempio dalle «nuove democrazie» ovvero un terzo gruppo di nazioni, riuscite a liberarsi senza violenza dai lacci dei tiranni: Ucraina, Georgia e Kirghizistan. Dietro a loro la «stagione delle riforme» si affaccia in Kuwait e Yemen mentre in Libano, Afghanistan e Iraq le giovani democrazie devono difendersi dal peggior nemico:l’estremismo musulmano.
«Stiamo usando la nostra influenza per spingere partner come Egitto, Arabia Saudita e Pakistan a espandere libertà e trasparenza». Tale richiesta non si ferma ai confini delle maggiori potenze: Russia e Cina. E’ la fine del discorso ma gli applausi dell’aula ne sottolineano l’importanza. «Applichiamo lo stesso approccio alle relazioni con Russia e Cina» sottolinea Bush, recapitando a entrambi messaggi inequivocabili. «I leader cinesi credono di poter continuare ad aprire l’economia senza fare altrettanto con il sistema politico» mentre «in Russia le riforme promesse ai cittadini hanno deragliato, con inquietanti implicazioni per lo sviluppo democratico». Bush parla di «disaccordo» con tali politiche di Pechino e Mosca, ammonendone con un linguaggio che si richiama a Ronald Reagan: «Continueremo a costruire i rapporti con loro ma senza abbandonare i nostri principi e valori». Immediata la replica di Mosca: «Non possiamo essere d’accordo con i propositi (di Bush) sul fatto che le riforme democratiche in Russia hanno deragliato», ha detto il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov da heiligendamm, dove oggi prende il via il G8 tedesco. «La Russia», ha aggiunto Peskov, lavora per «perfezionare la democrazia».
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Ministri vogliono la cittadinanza a punti
Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Due ministri britannici hanno proposto la “cittadinanza a punti”. Per ottenerla occorrerebbero dei punti da guadagnare lavorando; comportamenti antisociali comporterebbero invece la decurtazione del punteggio.
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Articoli – Precisazione
Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2007
Considerato qualche ultimo caso di contestazione degli articoli, ritengo utile un’informativa al riguardo, tale da poter essere di riferimento per il futuro.
Su questo archivio non hanno spazio articoli personali, nè i titoli nè i testi sono scritti da me o da alcun’altra persona.
Sono semplicemente articoli o notizie trate da varie fonti e che ritengo significative.
Nonostante sia ben disposto alla discussione ed alla correzione/cancellazione di errori, non sono responsabile per mancanze, incorrettezze, omissioni nei testi, appunto perchè sono di altri e presuppongo che l’autore abbia provveduto ad un’efficace controllo delle fonti.
Data la mole di lavoro che devo/dovrei affrontare ogni giorno, ritengo che il controllo delle fonti delle mie fonti sia un’impresa ben al di là delle mie possibilità, anche perchè questo progetto è finora sostenuto soltanto da me e senza alcun tipo di remunerazione.
Un’ultima precisazione: per le ragioni dette prima, gli articoli o le notizie senza link alla fonte sottostante non sono scritti da me ma semplicemente sono riportati da fonti non linkabili. Mi è quindi impossibile in questi casi riportare la fonte, che tuttavia è quasi sicuramente rientrante nella lista delle fonti precedentemente pubblicata. In alternativa, la fonte viene citata in fondo all’articolo.
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Treno sabotato in nome di Allah
Pubblicato da Jake su 5 Giugno 2007
Ribelli islamici hanno fatto deragliare un treno passeggeri nel sud della Thailandia, nei pressi di Pattani, dove è in corso da tre anni una lotta per creare uno Stato musulmano. La notte scorsa, gli insorti avrebbero divelto dadi e bulloni che fissavano i binari gli uni agli altri. Il primo treno è deragliato: il bilancio è di venti persone ferite.
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L’Eta: «La tregua è finita»
Pubblicato da Jake su 5 Giugno 2007
«La tregua è finita». Con un comunicato ai giornali baschi, i separatisti dell’Eta hanno annunciato che a mezzanotte di oggi terminerà il cessate il fuoco proclamato a marzo del 2006. Una notizia anticipata ieri dall’allarme dei servizi di sicurezza, che diffonde in Spagna la paura di nuovi attentati. Il premier José Luis Rodriguez Zapatero, tuttavia, non accetta il ricatto dei terroristi e dichiara: «La Spagna soffre da troppo tempo e io non voglio sentire altre minacce. L’Eta deve deporre le armi e rinunciare alla violenza».
I separatisti hanno spiegato che la decisione di riprendere la lotta è dovuta alle azioni del Governo socialista: «Arresti, torture e ogni tipo di persecuzione». L’Eta si batte da 40 anni per l’indipendenza del territorio basco – al confine con la Francia, con capitale Bilbao – e finora ha ucciso più di 800 persone. Quindici mesi fa era stato dichiarato il cessate il fuoco, ma a dicembre 2006 un attentato all’aeroporto di Madrid aveva indotto Zapatero a chiudere i negoziati.
Il Governo di Madrid è disposto a trattare con i ribelli, ma pretende la rinuncia totale alla violenza. Lo ha ricordato questa mattina Zapatero: «Il futuro dei baschi dipende e dipenderà da loro stessi e dalla democrazia, non dipenderà mai dalla violenza terroristica, ma solo dalla forza dello Stato di diritto».
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Nato, “sgradite” le frasi di Putin
Pubblicato da Jake su 5 Giugno 2007
“Non sono state gradite” dalla Nato le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin, che in un’intervista ha minacciato di puntare missili verso l’Europa, se gli Usa istalleranno uno scudo antimissile in Polonia e Repubblica ceca. “Certe frasi non aiutano”, ha detto il portavoce Nato.
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Putin vuole restare al Cremlino
Pubblicato da Jake su 5 Giugno 2007
Il presidente russo, già al secondo mandato, non dovrebbe candidarsi ancora. Ma ieri ha detto: “Un mandato di 4 anni è piuttosto breve, 5 o 7 sarebbero l’ideale”.
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Catturati violentatori
Pubblicato da Jake su 5 Giugno 2007
Rapirono e violentarono una prostituta in viale Jenner. La polizia, dopo lunghe indagini, ha catturato tre marocchini a Conegliano Veneto, ritenuti responsabili della violenza.
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Tentato furto di lingotti d’argento a Milano
Pubblicato da Jake su 4 Giugno 2007
La notte scorsa le forze dell’ordine hanno sventato una rapina al negozio di argenteria Galbiati a Milano: all’arrivo la polizia si è trovata di fronte un’auto stracolma di argenteria varia e più di 65 kg di lingotti d’argento per un valore complessivo di circa 100.000 euro.
A tentare la rapina è stata una banda di slavi che appena hanno visto avvicinarsi le forze dell’ordine si sono dati alla fuga, uno soltanto è stato catturato, si tratta di Elvis Sainoff, 36 anni, che vive nel campo nomadi di Baranzate di Bollate.
Le forze dell’ordine sono alla ricerca dei suoi complici che presumibilmente vivono nello stesso campo nomade e che per ora sono ancora latitanti.
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Indonesia:islamici attaccano chiesa
Pubblicato da Jake su 4 Giugno 2007
Un centinaio di estremisti musulmani ha attaccato una chiesa cristiana in Indonesia, invocandone la chiusura. Gli islamici hanno fatto incursione nella chiesa ieri durante una funzione religiosa, nel villaggio di Soreang, ad ovest di Giava. Secondo il pastore sono state distrutte 4 vetrate raffiguranti Cristo. I responsabili delle violenze farebbero parte dell’Alleanza anti-apostasia, gruppo che ha attaccato la stessa chiesa anche nel 2005.
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DROGA: SGOMINATO TRAFFICO FRA IL BELGIO E IL CUNEESE
Pubblicato da Jake su 4 Giugno 2007
Era la sera dell’11 agosto dello scorso anno quando Rocco Rizzaro, una guardia giurata, ha pagato con la vita il suo senso del dovere che lo ha spinto ad intervenire in uno scontro tra due gruppi di italiani e albanesi. L’omicidio era avvenuto nell’area fieristica di Cuneo e proprio partendo da questa tragica morte i carabinieri del Reparto operativo sono riusciti a smantellare un ingente traffico di droga dal Belgio al Cuneese arrestando 32 persone e sequestrando oltre 3 chili e 200 grammi di cocaina.
Fin dai primi momenti dopo l’omicidio i militari hanno pensato che alla base della violenta lite a cui la guardia giurata aveva cercato di mettere fine potesse esserci una questione di droga. Le successive indagini hanno quindi permesso ai carabinieri di individuare due gruppi di albanesi dediti rispettivamente al traffico, detenzione e spaccio di cocaina e ai furti notturni, mentre emergeva una convergenza con un’altra indagine dei carabinieri di Saluzzo, sempre nel Cuneese, riguardante altri albanesi collegati ai precedenti.
Nel corso dei numerosi interventi sul territorio i militari hanno messo a segno in questi 9 mesi diversi arresti e recuperi di droga, il piu’ significativo dei quali nel mese di gennaio quando erano finite in manette 4 persone ed erano stati recuperati 3 chili di cocaina e 2 pistole clandestine.
Per quel che riguarda il secondo filone d’inchiesta, quello dei furti notturni in diverse regioni del centro-nord, nel mese di maggio sono state arrestate 4 persone e altre 5 sono state indagate. Complessivamente sono state eseguite 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 10 arresti in flagranza nell’ambito di un’inchiesta che ha portato a disarticolare quella che secondo i carabinieri era la principale rete di traffico e spaccio di droga nella provincia.
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Migliaia in piazza per Tienanmen
Pubblicato da Jake su 4 Giugno 2007
Almeno 55mila persone hanno partecipato questa sera ad Hong Kong ad una veglia nel parco della Vittoria per ricordare il massacro di studenti avvenuto 18 anni fa sulla piazza Tienanmen a Pechino. Quest’anno la partecipazione e’ stata piu’ ampia, almeno 15mila persone in piu’ del 2006, dopo le recenti affermazioni di un deputato locale filo cinese, Ma Lik, secondo il quale quello di Tienanmen non fu un massacro ma un intervento della polizia per riportare l’ordine.
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L’Aquila, in 200 alla manifestazione pro Br
Pubblicato da Jake su 4 Giugno 2007
Si è svolta ieri, poco prima di mezzogiorno, la manifestazione promossa dal movimento Olga (Ora di liberarsi dalle galere) e dai Carc, comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, per protestare contro il regime del carcere duro e portare solidarietà alla brigatista Nadia Lioce rinchiusa nel carcere aquilano delle Costarelle e sottoposta al regime di carcere duro del 41bis.
Ingente lo spiegamento di uomini e mezzi delle forze dell’ordine. Circa 200 i manifestanti, che hanno sfilato lungo le vie del centro storico con stelle rosse e nere a cinque punte. Dopo il sit-in di fronte al carcere, la manifestazione è ripresa con slogan e lanci di fumogeni e petardi.
I manifestanti, al grido di «10, 100, 1000 Nassiriya» e slogan contro le forze dell’ordine, Biagi e D’Antona, hanno sfilato lungo le vie del centro storico de L’Aquila. Non si sono verificati incidenti. Sono stati numerosi, però, i muri di palazzi storici imbrattati con scritte a vernice rossa e nera. Le scritte sono state siglate con la A cerchiata.
Alcune espressioni offensive sono state rivolte, in particolare, al Papa e all’agente di Polizia Filippo Raciti. A otto anni dall’assassinio del professor Massimo D’Antona da parte di quelle Nuove Br che Nadia Desdemona Lioce capeggiava, “l’area movimentista-eversiva” è scesa in strada per esprimere solidarietà alla detenuta brigatista e contro il regime di carcere duro previsto dall’articolo 41 bis riservato ai boss e ai condannati per terrorismo. L’obiettivo, come sottolineato dal movimento Olga, è quello di costruire «una rete di solidarietà, come presupposto per la lotta alla tortura dell’isolamento e quindi dell’istituzione carceraria nel suo complesso».
Per precauzione, sono stati tolti i cassonetti lungo il corso cittadino, mentre gli autobus sono stati deviati al terminal di Collemaggio per motivi precauzionali. Al corteo hanno dato la loro adesione molti movimenti antagonisti tra i quali i Carc, coinvolti in più di un’inchiesta sul terrorismo rosso; il «soccorso rosso» e l’«Associazione solidarietà a parenti e amici degli arrestati».
Scritte ingiuriose nella giornata di ieri anche a Bologna, in via Valdonica, la via in cui il 19 marzo del 2002 fu ucciso dai terroristi delle brigate rosse il giuslavorista Marco Biagi. «Terrorista è lo stato»: queste le parole apparse a pochi metri dal portone dell’abitazione del professore.
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Prodi inseguito da fischi e urla
Pubblicato da Jake su 4 Giugno 2007
Una giornata da dimenticare quella di ieri per Romano Prodi, fischiato prima dai “no global” a Trento, e poi anche nella sua Bologna dai giovani di An.
«Vergogna, vergogna, vergogna»: con questo grido 250 manifestanti radunati nel cortile dell’Auditorium di Santa Chiara di Trento per protestare contro l’allargamento della base Usa Dal Molin, hanno “accolto” l’arrivo del premier, in occasione del “Festival dell’economia”.
Tra gli altri cori all’indirizzo del presidente del Consiglio, anche «Libertà per Vicenza» e «Venduto, venduto», mentre qualcuno ha notato cinque giovani che si arrampicavano sulla tettoia di un edificio dell’Auditorium da dove hanno esposto striscioni di protesta per dire un “no” secco e deciso all’allargamento della base Usa.
Da ieri mattina presto, Prodi era atteso anche dagli esponenti dello “Spazio aperto no inceneritore-no Tav” di Trento e del comitato “No Tav-Kein Bbt” di Bolzano, tutti muniti di pentole, fischietti e bandiere bianche, pronti a dire la loro. Il presidente del Consiglio, nonostante la folla di contestatori, è comunque riuscito ad entrare nell’auditorium: ma anche all’interno dell’edificio sono proseguite le contestazioni.
Una trentina di militanti del “No Dal Molin”, infatti, hanno aspettato il suo ingresso per poi alzare delle bandiere appena Prodi ha cominciato a parlare nella sala dell’Auditorium in occasione del convegno. Tutti in piedi, hanno lanciato slogan contro il governo urlando “governo vergogna, Vicenza non è in vendita”.
Slogan, fischi e urla. Il presidente del Consiglio ha interrotto il suo intervento e il coordinatore del dibattito, Ferruccio De Bortoli, direttore del “Sole 24ore” ha consentito a una giovane contestatrice, Cinzia Bottene, volto e anima della protesta di Vicenza, di salire sul palco e, in un minuto, a esprimere le proprie ragioni. La rappresentante del movimento ha detto che da un anno a Vicenza si sta lottando perchè non venga costruita una base vicina al centro storico a 15 metri dalle case e a 1.400 metri dalla Basilica Palladiana. «È una vergogna – ha detto – che la città non venga sentita dal governo. Non c’è stato neanche permesso un referendum». La ragazza ha quindi concluso rivolgendosi al presidente del Consiglio: «Mi dispiace presidente perchè io l’ho votata sulla base di un programma che escludeva le servitù militari e proponeva la democrazia partecipata». «Ci stanno trattando in maniera ignobile – ha concluso – nel programma si parlava di democrazia partecipativa. Chiediamo solo correttezza».
Il premier, che era rimasto impassibile durante l’intervento della giovane contestatrice, è quindi tornato a parlare riprendendo il discorso dal punto in cui lo aveva interrotto in seguito alle proteste, senza replicare alle contestazioni che gli erano state rivolte. I manifestanti che avevano bloccato l’uscita del parcheggio dove si trovano le auto della scorta di Romano Prodi, sono stati “spostati” dai poliziotti, ma i loro compagni hanno continuato a protestare usando fischietti e tamburi.
Tra i dimostranti e la polizia in assetto antisommossa sono scoppiati alcuni tafferugli. Su uno striscione appeso sul retro della sala è comparsa anche la scritta “Basta cariche, no alla discarica”. Il presidente del Consiglio, insieme alla moglie, ha dovuto lasciare il convegno da un’uscita secondaria.
Dissenso nei confronti di Prodi è stato manifestato ieri mattina anche sotto casa sua, a Bologna. Circa 150 persone si sono presentate sotto l’abitazione del presidente del Consiglio, esibendo uno striscione con la scritta «Una vergogna speciale» e gridando slogan come «Silurato speciale vergogna nazionale». Lo ha riferito Galeazzo Bignami, consigliere comunale di An a Bologna che ha preso parte alla protesta. «Si tratta di un’iniziativa organizzata ieri sera (sabato, ndr) per testimoniare il dissenso che c’è nel Paese», ha spiegato Bignami.
«Abbiamo scandito slogan come “Silurato speciale vergogna nazionale” – ha raccontato Bignami – Siamo andati in piazza Santo Stefano, che dista circa 150 metri da casa di Prodi, siamo rimasti lì e abbiamo fatto una nostra manifestazione. Poi ci siano spostati verso via Gerusalemme, dove abita Prodi. In silenzio una decina di ragazze hanno portato uno striscione fin sotto casa del presidente del Consiglio su cui era scritto “una vergogna speciale”». «Il corteo – ha precisato Bignami – è stato assolutamente pacifico, c’erano circa 150 persone».
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