Centinaia di casi andati a buon fine in tutta Italia negli ultimi 12 mesi. Stavolta, però, i ladri di rame sono stati colti con le mani nel sacco. Due tunisini sono finiti in manette domenica notte a Pandino, nel cremasco. I carabinieri li hanno arrestati con l’accusa di furto aggravato in concorso: C.B., 28 anni, operaio tunisino in regola con il permesso di soggiorno e K.B., 21 anni, stessa nazionalità ma clandestino. I due, dopo aver reciso la rete di recinzione, avevano pensato bene di introdursi nella piattaforma consortile per la raccolta differenziata di rifiuti proprio a caccia di rame ma il furto è fallito per l’intervento della polizia locale. Nuova conferma, dunque, di quanto stimano le forze dell’ordine: e cioè che in oltre l’80 per cento dei casi, quando si verifica un furto di rame, di extracomunitari si tratta.
Archivio per 1 Maggio 2007
Ladri di rame nel Cremasco
Pubblicato da Jake su 1 Maggio 2007
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Bagnasco, doppio gioco dell’Unione
Pubblicato da Jake su 1 Maggio 2007
Per il presidente della Camera dei deputati Fausto Bertinotti, tutto è scontato. Al presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco viene recapitata una lettera con un bossolo di pistola? Minacciose scritte intimidatorie compaiono sui muri di mezza Italia nei suoi confronti? Niente paura, il presidente Bertinotti dice cose «scontate». Proprio così, letterale. «La mia solidarietà e la mia condanna sono “scontate”, ha detto Bertinotti a Repubblica parlando delle nuove minacce al presidente della Cei.
Ma già due battute dopo, l’ex sindacalista svela il suo vero intento: «La laicità dello Stato è elemento fondativo delle istituzioni», e aggiunge che «bisogna avere l’ambizione di realizzarla ogni giorno». Le parole di Bertinotti hanno fatto rabbrividire il parlamentare di An Alfredo Mantovano. Bertinotti, ha spiegato Mantovano, «oggi manifesta solidarietà al presidente della Cei e condanna la violenza. Ma ieri, cioè giovedì 26 aprile, non ha speso una sola parola per dissociarsi dall’attacco che due parlamentari europei di Rifondazione comunista (più un Verde) hanno rivolto a Strasburgo a monsignor Bagnasco, accusandolo di “omofobia”. E si sa che chi tace…. I proiettili – ha concluso l’esponente di An – non vagano nella corrispondenza se qualcuno non convince che il destinatario è un nemico».
Si sta assistendo a una «deriva di carattere generale, parallela a certe battaglie politiche», secondo il politologo don Gianni Baget Bozzo, che ha ricordato che Genova è la città da cui è partita l’attacco allo Stato da parte delle Brigate rosse.
Il «clima anticlericale sta peggiorando sia in Italia sia in Europa», ha spiegato la senatrice teodem della Margherita Paola Binetti, richiamando anche quanto successo a Strasburgo. «Alcuni partiti, a furia di gridare all’ingerenza ecclesiastica, creano odio verso la Chiesa e istigano le frange estremiste. Questi sono i risultati. Addolora e preoccupa vedere come i politici che sono l’espressione in Parlamento del laicismo non condannino apertamente questi gesti di vergognoso squadrismo. Chi semina odio arma la mano del fondamentalismo ideologico più violento. Si vuole tenere la Chiesa sotto tiro ma si ottiene l’effetto opposto. Non temiamo il martirio», ha dichiarato il cardinale Julian Herranz della Curia romana a La Stampa. Il presidente emerito Francesco Cossiga chiama in causa Romano Prodi: «Sono “gravi” le dichiarazioni del premier sulla Cei e sul suo presidente», afferma Cossiga, che sottolinea come mai i vescovi abbiano avuto «bisogno di protezione» dalle forze dell’ordine. «Gravi – sottolinea Cossiga – le dichiarazioni del premier Prodi», secondo le quali «una parte delle gerarchie si opporrebbe ai programmi del Governo: quali gerarchie, il cardinal Ruini e monsignor Bagnasco o forse anche il Vescovo di Roma?», si chiede Cossiga. «E quali programmi: i Pacs, i Dico, le adozioni da parte di non eterosessuali, l’eutanasia? Venga il Partito democratico e abbia una guida laica di origine comunista come la Finocchiaro o Bersani: noi cattolici -conclude Cossiga- ci sentiremo più tutelati».
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Una lettera dei Carc inguaia Diliberto
Pubblicato da Jake su 1 Maggio 2007
Per qualcuno che pensa che l’onorevole Oliviero Diliberto sia un parlamentare della Repubblica, leader di un partito che è parte integrante della maggioranza di governo, c’è qualcun altro che cerca di dimostrare quanto invece un piede border line il segretario del Pdci ce l’abbia. E il giallo continua. Una lettera aperta che i Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo) – organismo tutt’altro che parlamentare – indirizzano all’onorevole Diliberto riporta all’attenzione dell’opinione pubblica una firma che proprio Diliberto avrebbe apposto in sostegno a un appello “contro la persecuzione dei comunisti”.
La lettera, imbarazzante, invita il leader comunista a uscire allo scoperto. E fa seguito alla dichiarazione-smentita che il 27 aprile scorso il Corriere della Sera riportava virgolettata proprio a nome Diliberto. «Smentisco categoricamente – si legge sul quotidiano nazionale – di aver mai aderito a una campagna che usa toni così fuori luogo, anzi mi riservo di querelare chi ha usato il mio nome impropriamente». Ma all’annuncio di querela i Carc rispondono con altrettanta determinazione e certezza. «Siccome noi sappiamo, come tu stesso sai, che la firma l’hai apposta (il giorno della manifestazione per la Palestina a Roma il 17 novembre 2006) e lo hai fatto con coscienza e attenzione, è chiaro che vogliono farti passare per un personaggio che non sa quello che firma, superficiale, influenzabile e disattento». Che dire? Il giallo continua. Sentito, il portavoce del segretario Pdci rimanda al medesimo virgolettato di smentita senza aggiungere altro commento. Ma, quasi a voler dimostrare che firma era stata fatta, in coda alla lettera dei Carc c’è un eloquente post scriptum: «Chiaramente – recita il ps – se invece ciò che riporta il Corriere è vero, e tu realmente vuoi fare marcia indietro perché ti sei pentito della solidarietà espressa e vuoi ritirare la firma, basta che ci invii una e.mail e provvederemo a cancellarla». La questione non è di poco conto: se è vero che l’onorevole Diliberto è il numero uno di un partito che sostiene il Governo Prodi, è altrettanto vero che esistono legami tra i Carc e le nuove Br. Nell’ultima infornata di arresti, avvenuta lo scorso febbraio tra Torino, Milano e Padova, spiccavano anche nomi che nei rapporti del nucleo antiterrotismo risultavano legati proprio ai Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo. Di più, solo qualche giorno fa, il 25 aprile per l’esattezza – ma l’episodio non è isolato – striscioni inneggianti alla scarcerazione dei brigatisti campeggiavano in piazza a Milano proprio a firma Carc. Insomma, non sarebbe bello sapere che un partito di Governo “appoggia” un simile organismo…
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