Pubblicato da Jake su 7 Febbraio 2007
Un accordo di non aggressione con gli Stati Uniti. Lo chiede la Russia di Vladimir Putin dopo che Washington ha annunciato l’intenzione di dispiegare in Polonia e nella Repubblica Ceca un nuovo sistema antimissile. Un alto funzionario del ministero degli Esteri di Mosca, Aleksandr Kramarenko, ha indicato ieri le linee della politica russa nei confronti del futuro «scudo spaziale» americano: «La Russia - ha detto - è orientata a continuare il dialogo con gli Stati Uniti per lavorare ad accordi vincolanti che garantiscano che il reciproco potenziale militare non venga usato l’uno contro l’altro».
Traducendo il messaggio, Mosca non fa che esplicitare il proprio storico timore dell’accerchiamento. Restia ad accettare che la libera adesione alla Nato di Paesi un tempo sottomessi al suo potere imperiale (per esempio le tre Repubbliche baltiche, la Polonia e la Repubblica Ceca, ma anche tutti gli altri ex Paesi membri del Patto di Varsavia) non sia un passo ostile nei suoi confronti, ma semmai una comprensibile cautela di quegli stessi Paesi oggi gelosi della loro indipendenza, tenta in ogni modo di ostacolarne l’integrazione nelle strutture militari occidentali (e non solo in quelle). Non di rado questi ostacoli prendono la forma di intimidazioni, espresse talora anche dai vertici delle forze armate russe.
Dopo l’11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno «investito» sempre di più sui nuovi Paesi membri della Nato, quelli ex comunisti dell’Europa orientale, giudicati più fedeli alla guida americana dell’Alleanza atlantica e più motivati a sostenerla con i fatti. Varsavia, che ha assunto ruoli militari di primo piano in Irak e in Afghanistan, e Praga si sono dimostrate particolarmente disponibili ed è a loro che Washington ha chiesto di poter installare due basi di intercettazione dei missili che fanno parte del nuovo progetto di scudo spaziale. Il Pentagono ha spiegato il progetto come diretto a impedire a «Paesi canaglia» come l’Iran e la Corea del Nord di colpire l’Europa, ma Mosca sostiene di non fidarsi. Proprio ieri l’addetto militare polacco a Mosca Andrzej Lewandowski ha spiegato che la decisione di costruire una delle due basi in Polonia non è ancora stata presa. Ma in caso affermativo, ciò non accadrebbe prima di cinque-sette anni.
I rapporti tra Russia e Nato, nonostante questi seri problemi, continuano anche a livello ufficiale e, entro certi chiari limiti, anche operativi. Mosca fa parte del folto gruppo di Paesi membri della partnership con l’Alleanza atlantica, il che significa tra l’altro che ciclicamente vengono compiute esercitazioni militari comuni. E il prossimo 27 febbraio il viceministro della Difesa russo parteciperà regolarmente a Vilnius, in Lituania, alla periodica riunione del gruppo di lavoro Russia-Nato. Ma allo stesso tempo Putin cerca di contrastare le aspirazioni di Paesi come la Georgia o l’Ucraina ad entrare come membri a pieno titolo nella stessa alleanza militare cui collabora. E non rinuncia a esercitare pressioni di vecchio sapore imperiale anche su altri Paesi vicini ormai da tempo passati a quello che comunque a Mosca continuano a considerare «l’altro campo». Ultimo caso quello dell’Estonia, duramente criticata per la sua decisione di rimuovere il monumento al soldato sovietico: quello stesso soldato che per mezzo secolo l’aveva oppressa.
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Pubblicato da Jake su 7 Febbraio 2007
Anche nei Pacs il Governo non ha mancato di pensare agli extracomunitari. La bozza di legge estenderebbe la possibilità di concessione del permesso di soggiorno per gli extracomunitari che convivono con gli italiani. Via libera, dunque, alle truffe finalizzate ad assicurarsi il permesso di soggiorno. E da Roma, ieri il sottosegretario all’Interno Marcella Lucidi ha annunciato importanti novità sulla riforma del testo unico sull’immigrazione: «Avverrà con un disegno di legge delega che introdurrà maggiore flessibilità e una pluralità di canali di accesso dei lavoratori extracomunitari, senza alcuna sanatoria che avrebbe delle impossibilità dettate dall’Unione europea». Con la riforma del testo unico gli immigrati «potranno avere ingresso con chiamata, ingresso con sponsor associativo e ingresso con sponsor individuale o autosponsorizzazione. Al momento restano alcune perplessità invece sulla creazione di liste di lavoratori presso Paesi di provenienza».
Nel prossimo decreto flussi - ha annunciato Lucidi - «ci sarà maggiore flessibilità nei flussi triennali, con rubinetti che si apriranno o chiuderanno a seconda della domanda. Questo consentirà un miglioramento della capacità di indagine sull’effettiva domanda di lavoro dall’estero perché, soprattutto in agricoltura, c’è un gap tra fabbisogno ufficiale e ricorso alle assunzioni in nero, forse anche per la difficile praticabilità della gestione regolare delle quote degli stagionali».
Il Governo, dunque, ha in mente una velocizzazione delle procedure che dal prossimo decreto flussi per 80 mila stagionali «incoraggeremo anche tramite un sito internet del ministero dell’Interno dal quale le associazioni datoriali potranno scaricare la modulistica per le assunzioni regolari. Nella riforma della legge guardiamo con molto interesse alla proposta, avviata dalle parti sociali presso il ministero dell’Agricoltura, di permettere ai lavoratori stagionali di lavorare presso più datori di lavoro».
Porte aperte, dunque, agli extracomunitari. E proprio oggi e domani la Commissione Affari Costituzionali riprenderà la messa a punto del ddl governativo finalizzato a rivedere la vigente normativa sulla concessione della cittadinanza con il riconoscimento del diritto a cittadini extracomunitari residenti nel nostro Paese e con contratto di lavoro.
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Pubblicato da Jake su 7 Febbraio 2007
Il primo impatto è l’odore acre dell’urina che ristagna contro le pareti. Poi ci sono feci disseminate ovunque. Un iperbolico slalom tra barili affumicati dalle fiamme e bottiglie svuotate e cartacce e sacchi buttati agli angoli delle strade e mozziconi di sigaretta e resti di pasti consumati nei giorni scorsi. A Fara Gera d’Adda, nel quadrilatero della zona artigianale, il passaggio dei nomadi ha lasciato ancora una volta i segni di una profonda inciviltà: i bocchettoni rossi anti-incendio sono stati divelti per poter lavare le roulotte, i cavi elettrici strappati per cercare un allaccio abusivo, i parcheggi usati come discarica a cielo aperto. Dopo due anni di stanziamenti abusivi, il “Comitato delle aziende della zona artigianale” ha chiesto l’intervento dell’amministrazione comunale per far fronte «all’emergenza igienico-sanitaria causata dal sostare della comunità nomade». In tutta risposta il sindaco, Valerio Piazzalunga, ha spostato «temporaneamente» roulotte, panni sporchi e comunità nomade nel parcheggio del centro sportivo. Ma assicura: «Entro domenica se ne devono andare».
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Pubblicato da Jake su 7 Febbraio 2007
Un romeno di 22 anni, M.O., è stato arrestato ieri dalla polizia in via Palestro. Il giovane è stato bloccato mentre era in compagnia di due giovani connazionali durante un controllo della Polmetro: doveva scontare sette anni di carcere per una rapina effettuata in Romania. Il giovane è accusato anche di ricettazione.
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Pubblicato da Jake su 7 Febbraio 2007
Il quotidiano francese Liberation, nel giorno in cui si apre il processo al settimanale satirico Charlie Hebdo, ha deciso di pubblicare le stesse vignette satiriche su Maometto in segno di solidarieta’ al settimanale. Charlie Hebdo e’ stato citato in giudizio dall’Unione delle Organizzazioni islamiche di Francia (UOIF) e dalla Grande Moschea di Parigi (GMP) per “ingiurie pubbliche nei confronti di un gruppo di persone a causa della loro religione”.
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Pubblicato da Jake su 7 Febbraio 2007
Sono da oggi sotto processo per “ingiurie basate sul pregiudizio religioso” i responsabili della redazione di Charlie Hebdo, il settimanale francese di satira finito nel mirino di associazioni islamiche per aver pubblicato delle vignette considerate blasfeme dai musulmani più radicali.
I giornalisti si difendono, spiegando che non volevano attaccare i musulmani, ma solo i terroristi. Per il direttore Philippe Val, è un processo medievale. “Finché ci saranno aggressioni verbali o caricature contro i musulmani”, dice Dalil Boubakeur, rettore della Moschea di Parigi, “consiglio a tutti di seguire la via dei tribunali”.
Le polemiche erano scoppiate nel 2006, dopo la pubblicazione da parte del settimanale francese di alcune vignette che avevano fatto arrabbiare i più integralisti qualche mese prima, quando uscirono su un quotidiano danese. Alla satira anti-Islam seguirono violente proteste in tutto il mondo, con manifestazioni aggressive in molte città arabe. Per diverse settimane vennero letteralmente aggredite le sedi diplom