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L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per 4 Febbraio 2007

Cristiana in Pakistan rischia la pena di morte

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

Una donna pachistana di fede cristiana rischia di essere condannata a morte dopo essere stata accusata di avere offeso il profeta Maometto.
Il fatto è accaduto il 22 gennaio scorso a Kot Nanak Singh, una piccola comunità situata nei pressi di Changa Manga, che dista 70 chilometri da Lahore, capoluogo provinciale del Punjab, in Pakistan. La notizia è riferita da AsiaNews che ha raccontato la storia della donna, Martha Bibi, e ha dato voce al dubbio di molte organizzazioni a tutela dei diritti umani, secondo le quali la vicenda è usata come pretesto per colpire la minoranza cristiana nel Paese.
Martha Bibi, 44 anni, vive con il marito e i sei figli in una zona in cui abitano altre 12 famiglie cristiane, tra 500 musulmane. Il marito fa il muratore e ha anche una piccola attività per il noleggio di attrezzi per l’edilizia, alla quale la moglie ha sempre dato una mano.
Qualche mese fa la coppia di cristiani dà a noleggio il proprio materiale per la costruzione della moschea Sher Rabbani, ma i costruttori non li pagano, anche dopo molteplici richieste. E così la mattina del 22 gennaio Martha va al cantiere nella moschea per chiedere il denaro che le spetta, ricevendo un rifiuto. A quel punto la donna chiede la restituzione del materiale che cerca di portare via, ma tre uomini – Muhammad Ramzan, Mohammad Akram e Muhammad Dilbar – iniziano a colpirla. Solo l’intervento di passanti permette a Martha di liberarsi e scappare.
Durante la notte, l’imam della moschea accusa Martha di avere pronunciato espressioni blasfeme contro il profeta Maometto e incita i musulmani ad attaccare i cristiani. Venuti a conoscenza della predica infuocata dell’imam la donna e la sua famiglia si nascondono presso alcuni vicini ma ben presto la polizia irrompe nel nascondiglio arrestando Martha e portandola alla stazione di Changa Manga. Qui la donna è accusata per l’art. 295 C della legge contro la blasfemia, che prevede pene molto pesanti come la condanna a morte e il carcere a vita. Per tenerla al riparo da possibili atti di violenza a opera di fanatici, la donna è trasferita in una località segreta.
I casi di blasfemia in Pakistan sono abbastanza comuni, ma le condanne a morte non sono mai eseguite perché sono state commutate dai tribunali superiori per mancanza di prove. In alcune occasioni, tuttavia, l’integralismo è all’origine di atti di giustizia sommaria.
Il governo medita di modificare la legge, ma verosimilmente, per motivi di opportunità politica, questo non avverrà prima delle elezioni che si svolgeranno verso la fine dell’anno corrente o agli inizi del 2008.
Alcune organizzazioni per la tutela dei diritti hanno accusato gli estremisti islamici di usare la legge sulla blasfemia per colpire le minoranze religiose, o coloro che si oppongono a loro.
Sull’episodio della cristiana condannata è intervenuta l’organizzazione locale All Pakistan Minorities Alliance (Apma) che ha incontrato Martha Bibi in carcere. Nei giorni scorsi l’Apma, in un comunicato stampa, si è appellata al giudice capo della Corte Suprema affinché intervenga contro l’abuso della legge contro la blasfemia e al governo per una revisione di norme spesso utilizzate da estremisti per perseguitare le minoranze religiose o anche chi si oppone loro.
Secondo il rapporto annuale sulla libertà religiosa in Pakistan, condotto dal governo americano in collaborazione con gruppi e attivisti che lottano per i diritti umani, le minoranze religiose, e in particolare i cristiani, sono «discriminate» e nel Paese si respira «un’atmosfera di intolleranza religiosa», mentre i leader religiosi continuano la loro opera di «islamizzazione».
La storia recente del Pakistan è segnata da conflitti locali compiuti in nome della religione: da quando è entrata in vigore la sharia (la legge islamica basata sui precetti del Corano, in vigore in Pakistan dal 1991) sono aumentate in misura esponenziale le violenze e gli abusi dei fondamentalisti islamici verso le minoranze.
Nel 1997 oltre 30 mila estremisti islamici hanno attaccato un villaggio cristiano a Shanti Nagar (nel Punjab) distruggendo 1500 case, l’80% del villaggio è stato dato alle fiamme. Nel vicino Khanewal 14 chiese sono state rase al suolo. La discriminazione avviene anche in aspetti minori della vita quotidiana: in alcune zone del Paese i ristoratori chiedono l’appartenenza religiosa prima di servire i clienti.
Le discriminazioni ai danni dei cristiani non avvengono soltanto in Pakistan ma anche in molti altri Paesi a maggioranza musulmana. È nota la vicenda di Abdul Raman, un musulmano convertito al cristianesimo e per questo condannato nel suo Paese, l’Afghanistan, alla pena capitale. Dopo essere diventato un caso internazionale, Raman è stato accolto dall’Italia che gli ha concesso l’asilo politico.
Risale invece a qualche mese fa, precisamente al 22 settembre scorso, l’esecuzione di tre cristiani indonesiani accusati di aver cappeggiato un attacco contro una scuola islamica. Furono vani i tentativi diplomatici della comunità internazionale di fermare la condanna e Fabianus Tibo, Marianus Riwu e Dominggus Silva furono fucilati nella città indonesiana di Palu, capoluogo della provincia del Sulawesi Centrale.

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Islam non vieta donne Capo di Stato

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

L’Islam non proibisce alle donne di divenire capo di Stato, puntualizza il gran Mufti d’Egitto, sheikh Ali Gomaa. Una settimana fa infatti il quotidiano al Ahram aveva pubblicato una fatwa attribuita al Mufti, secondo la quale le donne non possono accedere alla massima carica istituzionale perche’ cio’ prevederebbe anche di condurre la preghiera, un compito esclusivamente maschile. Ma ora Gomaa precisa che la fatwa fa riferimento ai califfi, non ai dirigenti moderni.

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Zanzibar: no a guidatrici velate

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

Le donne musulmane di Zanzibar non potranno guidare indossando il velo che lascia scoperti solo gli occhi (niqab). Lo ha deciso la polizia. E le guidatrici completamente velate saranno multate. La polizia ha infatti appurato che alcuni incidenti sono stati causati da donne che guidavano velate, in quanto la loro visione non era sufficientemente ampia. Il niqab non e’ un obbligo religioso, ma un’estensione volontaria del precetto coranico per cui bisogna vestire con modestia.

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Spagna: presi 19 latitanti baschi

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

La polizia basca ha arrestato oggi a Bilbao 19 giovani indipendentisti baschi latitanti accusati di essere seguaci dell’Eta. I 19 appartenenti all’organizzazione radicale Jarrai -che il Tribunale Supremo ha recentemente definito ‘terrorista’- si erano asserragliati simbolicamente in un locale pubblico. Con loro anche dirigenti di Batasuna, il braccio politico dell’Eta. Po, pero’ non hanno opposto alcuna resistenza all’arresto.Erano ricomparsi dopo alcune settimane di latitanza.

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Afghanistan: autobomba a Kandahar

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

Un’autobomba e’ esplosa vicino ad convoglio di mezzi dell’Isaf a Kandahar, ma l’unica vittima e’ il conducente-suicida. L’attentato, nel quale non ci sono neanche feriti, e’ avvenuto nella via centrale della citta’ ex roccaforte dei Taleban e dove tuttora la presenza militare degli integralisti e’ forte, tanto da essere soprannominata ‘bomb city’.

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Iraq: 3 autobomba, almeno 16 morti

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

L’esplosione di tre autobomba – due a Baghdad e una a circa 50 km dalla capitale – ha provocato stamani la morte di almeno 16 persone. I militari americani hanno intanto confermato per la prima volta che quattro elicotteri caduti in Iraq nelle ultime due settimane sono stati tutti abbattuti. Il gen. Caldwell ha detto che le forze Usa stanno rimettendo a punto le loro tattiche e cambiando il modo in cui gli elicotteri da combattimento si dispiegano in appoggio ai militari Usa e iracheni.

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Banlieue, 96% elettori vuole votare

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

Il 96% degli iscritti alle liste elettorali nelle banlieue francesi sarebbe deciso ad andare a votare per le presidenziali di aprile-maggio. Stando ad un sondaggio BVA pubblicato dal ‘Journal du Dimanche’, il 45% ha gia’ deciso di votare a sinistra, mentre il voto a destra e’ gia deciso dal 19%. Il 26% non si pronuncia e il 10% o non vota o si dichiara ne’ di destra ne’ di sinistra. In occasione delle scorse elezioni presidenziali del 2002 molti iscritti nelle banlieue non erano andati a votare.

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Ancora vittime a Baghdad, 5 morti

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

Almeno cinque persone, quattro delle quali poliziotti, sono morte stamani a Baghdad in due attentati all’indomani della strage in un mercato. Un ordigno nascosto sul ciglio di una strada e’ esploso al passaggio di una pattuglia della polizia, nel quartiere di Kesra, nella parte orientale di Baghdad, uccidendo quattro agenti e ferendone altri quattro. Un passante inoltre e’ morto nell’esplosione di un ordigno in prossimita’ dell’ambasciata iraniana. Altri tre sono rimasti feriti.

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Nigeria: liberati 9 cinesi rapiti

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

Nove cinesi rapiti il 25 gennaio nel sud della Nigeria da un gruppo armato sono stati liberati e stanno bene. L’annuncio viene da Pechino. “Dopo undici giorni di difficili sforzi i 9 lavoratori cinesi che erano stati sequestrati sono stati liberati sani e salvi” dice un comunicato. I 9 erano stati sequestrati durante un assalto armato agli uffici della Shell nello stato di Bayelsa, nel delta del Niger.Sono ancora in mano al Mend invece 2 ostaggi italiani e un libanese rapiti da uffici Eni.

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Coppia gay apre registro Bolzano

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

Con l’iscrizione di due 40enni gay e’ stato inaugurato il registro delle unioni civili a Bolzano. Per volonta’ del Comune il registro e’ istituito dal 2003, da un’amministrazione centrosinistra-SVP, ma solo ora e’ stato utilizzato per la prima volta. I due uomini vivono insieme da tre anni e sono consapevoli che la registrazione per il momento e’ un atto simbolico.

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Papa, no ad aborto ed eutanasia

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

“Appello” del Papa a tutela della vita “dal concepimento al suo termine naturale” nel giorno in cui si celebra la Giornata per la vita. All’Angelus il Papa ha detto no all’aborto perche’ la vita “non venga negata..neppure al piu’ piccolo e indifeso..tanto meno quando presenta gravi disabilita’”.E contro “l’inganno” di legittimarne l’interruzione “con l’eutanasia mascherandola con un velo di umana pieta’”.Benedetto XVI ha sollecitato iniziative a favore della famiglia fondata sul matrimonio.

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An: approvato documento quote rosa

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

E’ stato approvato a larga maggioranza, tre i voti contrari, il documento conclusivo dell’assemblea per le donne di An.Nel documento ‘Donne di destra tra identita’ e cambiamento’, si impegnano i vertici di An a realizzare una presenza non inferiore al 25% delle donne negli organi elettivi. ‘Non condivido per niente’: cosi’ Daniela Santanche’ commenta la relazione di Fini e lancia i ‘Circoli D-Donna’ per ‘avvicinare’ alla politica giovani, donne e cittadini’.

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Forza posto di blocco, morto rumeno

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

E’ morto a Perugia un rumeno 23enne che ha tentato di investire un carabiniere ed e’ stato raggiunto alla testa da un colpo di pistola. Il giovane era alla guida di un’auto rubata e nella notte tra giovedi’ e venerdi’ a Balanzano non si era fermato all’alt dei militari, cercando anzi di investirli. Uno degli occupanti della vettura era fuggito, mentre gli altri due erano stati catturati. Il giovane rumeno ferito e’ morto ieri sera nel reparto di rianimazione dell’ospedale perugino.

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Cremona: spara e ferisce spacciatore

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

Una vendetta per una dose tagliata male sarebbe alla base del ferimento di Walter Morstabilini, 37 anni,avvenuto ieri pomeriggio a Cremona. L’uomo e’ stato raggiunto da 3 colpi di pistola sparati da un conoscente, che alla fine e’ stato rintracciato e fermato. Morstabilini versa in gravi condizioni all’Ospedale maggiore di Cremona. L’assalitore, D.B. di 43 anni, secondo la ricostruzione della polizia avrebbe affrontato Morstabilini che era in compagnia di alcuni amici, sparandogli alle spalle.

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Raciti ucciso da un corpo contundente

Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2007

L’ispettore capo Filippo Raciti è morto per un’emorragia al fegato, ucciso non dall’esplosione di una bomba carta, come ipotizzato in un primo momento, ma da uno o più oggetti contundenti. L’esito dell’autopsia modifica lo scenario investigativo e, secondo gli inquirenti, allunga i tempi delle indagini. Indagini che hanno portato finora all’arresto di 29 persone, alcune delle quali minorenni, e che proseguono incessanti mentre migliaia di catanesi hanno reso omaggio alla salma di Raciti alla vigilia dei funerali.

L’autopsia. L’esame della salma ha permesso di accertare che Raciti è morto per “trauma addominale e fratture multiple del fegato, compatibili con un colpo contundente di importante adeguatezza lesiva”. In parole semplici l’ispettore è stato colpito da uno o più oggetti contundenti di grandi dimensioni che gli hanno spaccato il fegato procurandogli una ferita mortale. I risultati dell’esame autoptico modificano tra l’altro gli orari dell’aggressione sfociata nella morte di Raciti: non più tra le 20.31 e le 20.34 ma in un arco temporale più ampio perché il colpo mortale potrebbe essere stato inflitto all’ispettore capo anche mezz’ora prima. E in questo scenario perde quota l’ipotesi dell’agguato, della vendetta personale.

L’inchiesta. I magistrati che coordinano le indagini prendono atto delle novità introdotte dall’esito dell’autopsia: “Ora – ammette il procuratore aggiunto Renato Papa – le indagini si fanno più difficili eprché dobbiamo esaminare un arco di tempo più ampio e dobbiamo andare a ritroso di almeno mezz’ora: l’impatto mortale è avvenuto tra poco prima delle 20 e le 20.34″. Un arco temporale non coperto interamente da filmati e foto, il che significa che potrebbero non esserci immagini dell’aggressione.

La vasta operazione condotta da polizia e carabinieri a partire da ieri pomeriggio, durante la quale sono state perquisite le sedi di quattro gruppi di ultras, ha portato all’arresto di altre sette persone e al sequestro di armi, petardi e bombe carta. Le persone arrestate finora sono quindi 29. Tra loro ci sono anche due figli di medici e un figlio di un poliziotto. E secondo la Direzione distrettuale antimafia gli ultras potrebbero “essere riforniti di droga e armi dalla criminalità organizzata”.

L’omaggio alla salma. Dopo l’autopsia il corpo di Raciti è stato composto e deposto in una bara avvolta nel tricolore. Il feretro è stato quindi trasferito nella camera ardente allestita nella sede del Reparto mobile della polizia dove in poche ore migliaia di catanesi hanno reso omaggio alla salma e hanno lasciato centinaia di mazzi di fiori e bigliettini. Nei messaggi dedicati all’ispettore ricorrenti parole come “Mi vergogno”, “indignati” o “morte assurda”. Accanto alla salma la vedova, Marisa Grasso, circondata da parenti e poliziotti, sempre composta nel suo dolore. Anche quando le è stata consegnata la lettera che il presidente del Consiglio Romano Prodi ha inviato a lei e ai figli, Fabiana e Alessio.
Domani i funerali. Le esequie saranno celebrate domani alle 12 nella cattedrale, in contemporanea con il Pontificale della festa di Sant’Agata. La cerimonia sarà trasmessa in diretta su RaiUno. Per il governo sarà presente il ministro dell’Interno Giuliano Amato. Ci saranno poi il leader di An Gianfranco Fini e il presidente della Regione Salvatore Cuffaro.

La città sotto shock. Catania è apparsa oggi come una città divisa: da una parte le migliaia di persone che esprimevano il proprio dolore e il proprio sdegno per quanto accaduto venerdì e dall’altra i festeggiamenti per la patrona Sant’Agata. Ad appena 500 metri dalla camera ardente di Raciti la fiera che porta il nome della protettrice della città è stata affollatissima per tutto il giorno. La festa prosegue, anche se in tono minore e con una forte preminenza degli eventi religiosi. Ma i fedeli sono divisi su questa scelta: chi si dice soddisfatto di questa decisione sostiene che “non si poteva punire un’intera città per l’atto di pochi delinquenti” mentre chi non condivide ritiene che bisognava sospendere tutto per rispetto a Raciti e per dare un segnale forte.

Pulvirenti non lascerà. Il presidente del Catania ha deciso di non lasciare il calcio come invece aveva detto di voler fare subito dopo i tragici fatti di venerdì. “Avoevo pensato di andarà via – ha detto – ma sono arrivato alla conclusione che non bisogna darla vinta a questi teppisti. Il dg Lo Monaco e io restiamo ai vertici del Catania. Ci ha convinti la reazione della città”.

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