Coop rosse per costruire la base Usa di Vicenza
Pubblicato da Jake su 25 Gennaio 2007
Gli antichi romani, che la sapevano lunga, dicevano che “il denaro non ha odore”: pecunia non olet. La sinistra italiana, che la sa altrettanto lunga, sottoscrive e soprattutto mette in pratica. Così mentre una parte dell’Unione chiude il pugno annunciando battaglia contro l’allargmaneto della base militare americana di Vicenza, l’altra stende la mano per raggrenellare qualche dollaro.
A cogliere in flagrante contraddizione la maggioranza è il quotidiano Il Giornale che, andando a spulciare nella modulistica relativa alle gare d’appalto per “Ederle 2”, ha trovato non una, non due ma ben tre cooperative rosse: la Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna, la Cooperativa Muratori Riuniti di Ferrara e il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna. Tutte e tre figurano nel mega-listone pubblicato on line dal Naval Facilities Engeneering Command della Us Navy tra le settantasei imprese che intendono competere per contendersi le super-commesse a stelle e strisce. Gli affari sono affari e chi vuole restare sul mercato non può certo rimanere indifferente a un’infrastruttura simile, dal costo preventivo (a capitolato) di 310 milioni di euro. Così le tre cooperative non hanno perso tempo in altro tipo di valutazioni e si sono iscritte, tra le prime, nel lotto delle pretendenti.
Ce la faranno? Chi lo sa. Starà agli americani valutare le loro offerte. Quel che è certo però è che il braccio economico-finanziario della sinistra italiana non disdegna di sgobbare per l’esercito di Washington, nemmeno se alla Casa Bianca c’è un guerrafondaio imperialista come George W. Bush. La collaborazione tra le coop rosse e la mitica Us Army non sarebbe tuttavia una novità. La Cmr, ad esempio, lavora da anni per l’Aviazione americana nelle basi aeree di Aviano (Pordenone), a Camp Darby (Livorno) e nella stessa Vicenza. La presenza militare dell’alleato yankee, dunque, ha i suoi vantaggi e pare che gli strateghi delle coop l’abbiano capito da tempo. Il punto, però, è un altro. Come faranno lorcompagni a dire a Francesco Caruso “la Coop sei tu”?
Dell’allargamento della base di Vicenza, infatti, l’onorevole no global di Rifondazione Comunista non vuole proprio sentir parlare e certo non si è arreso di fronte alla pallida presa di posizione di Romano Prodi. Al Professore viceversa lancia il guanto di sfida dei disobbedienti: «Se vuole dare via libera alla caserma dovrà passare sui nostri corpi». Il problema è che quando dice “corpi” Caruso intende proprio “corpi”, nel senso fisico del termine.
Il deputato del Prc prefigura una mobilitazione in tutto e per tutto simile a quella francese contro il contratto di primo impiego, quello che proprio sulla spinta dei disordini il premier Dominique De Villepin fu poi costretto a ritirare. «La partita non è chiusa» – afferma con ammirevole sicurezza il giovane Caruso spiegando che, «piuttosto che tirare la giacca a Prodi, occorrerà fomentare e sostenere i livelli di mobilitazione in campo». E nessuno speri in una protesta contenuta. Quella del 17 febbraio prossimo, al contrario, dovrà essere una contestazione eclatante, concepita al preciso scopo di mettere i pacifisti di fronte a un caso di “coscienza”. «Bisogna fare in modo – ragiona l’onorevole barricadero – che la protesta di Vicenza debordi e che da una vicenda locale si riesca a portare in luce il “no” al tentativo di fare del nostro pianeta uno scenario di guerra». Sì, perché Vicenza vuol dire America, America vuol dire Bush e Bush vuol dire “guerra permanente”. Ma chi glielo spiega adesso a Caruso che Vicenza vuol dire anche Coop?