(…)”Tutta la vicenda evoca un bisogno di professionalità, e se fin dall’inizio si fossero usati i metodi della Reuters, tutto questo si sarebbe evitato”(…)
Giuliano Amato
Pubblicato da Jake su 30 Novembre 2006
(…)”Tutta la vicenda evoca un bisogno di professionalità, e se fin dall’inizio si fossero usati i metodi della Reuters, tutto questo si sarebbe evitato”(…)
Giuliano Amato
Pubblicato su Beppe Cremagnani, Dichiarazioni, Elezioni, Enrico Deaglio, Giuliano Amato, Il Diario, Italia | 2 Commenti »
Pubblicato da Jake su 29 Novembre 2006
Grazie a tutti quelli che ci hanno permesso di raggiungere in così breve tempo 10.000 visite.
Come omaggio forniamo qualche altro dato:
Finora abbiamo accumulato 957 articoli catalogati in 358 categorie, e 14 commenti.
Il giorno con più visite ne ha viste 537.
L’opera di fusione dei blog precedenti e di ri-catalogazione di TUTTE LE NOTIZIE è stata completata fino al mese di ottobre 2005, incluso.
Speriamo che le notizie vi siano state utili, e buona continuazione!
Pubblicato su Comunicazioni di servizio | Lascia un commento »
Pubblicato da Jake su 28 Novembre 2006
La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Enrico Deaglio, direttore del settimanale Diario e Beppe Cremagnani per diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico. Sotto accusa il “Uccidete la democrazia”, in cui si denunciavano presunti brogli nelle elezioni politiche del 9 e 10 aprile.
“Non ci pensavo, mi sembra una cosa da anni Sessanta”. E’ il commento di Enrico Deaglio alla sua iscrizione sul registro degli indagati per diffusione di
notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico.
“Mi hanno comunque detto – ha aggiunto – che il film non verra’ sequestrato”.
E’ prevedibile che i magistrati indaghino anche Beppe Cremagnani, coautore del docu-film, che e’ entrato da poco nell’ufficio del pm Maria Francesca Loy.
“Sono stato indagato sulla base del presupposto che e’ impossibile manipolare i dati delle elezioni a livello informatico”, ha spiegato Deaglio, aggiungendo che per la magistratura il meccanismo di procedura elettorale “non e’ manipolabile perche’ la Cassazione proclama il risultato delle elezioni solo tramite cartaceo, che e’ impossibile modificare”. Deaglio,assunta la veste di indagato, e’ stato invitato dai pm a recarsi nuovamente a palazzo di Giustizia accompagnato da un legale di sua fiducia.
Bondi: ora chieda scusa
“In un Paese serio ora il signor Deaglio chiederebbe scusa al presidente Berlusconi e all’ex ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu. E nello stesso momento dovrebbe chiedere scusa agli italiani Romano Prodi che ha immediatamente e scandalosamente dato credito a pure invenzioni propagandistiche, che ora giustamente sono considerate atte a turbare l’ordine pubblico”. Lo afferma il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi.
Pubblicato su Beppe Cremagnani, Elezioni, Enrico Deaglio, Forza Italia, Giustizia, Il Diario, Italia, Notizie, Sandro Bondi, Silvio Berlusconi | Lascia un commento »
Pubblicato da Jake su 28 Novembre 2006
Papa Benedetto XVI compie il suo controverso viaggio in Turchia ed è accolto dal premier Recep Tayip Erdogan, diviso tra le esigenze diplomatiche e la cura degli equilibri interni al suo Paese. Molte, infatti, sono state le contestazioni e le manifestazioni di forte contrarietà alla visita del Papa, ma il futuro della Turchia è soprattutto nei rapporti con l’Occidente e con l’Unione Europea in particolare.
Si tratta dunque di una visita apostolica che si avvolge di sentimenti e sensazioni particolari. A ben guardare per il Vescovo di Roma è una sorta di “ritorno” in terra ormai straniera. Proprio in Anatolia, infatti, il Cristianesimo dell origini pose le sue prime basi per poi diffondersi in tutto l’Impero; molte tra le lettere di San Paolo – le cui parole risuonano nelle chiese ogni domenica – furono indirizzate a comunità protocristiane che risiedevano nell’attuale Turchia. Bisanzio fu teatro della più spiazzante vittoria dell’Islam su mondo cristiano: quella che fu per un millennio la capitale dell’Impero Romano d’Oriente è oggi Istanbul, capitale delal Turchia laica, ma anche uno dei cuori pulsanti della grande Umma. Anche con questa eredità Benedetto XVI dovrà fare i conti.
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Pubblicato da Jake su 28 Novembre 2006
Cristiani e musulmani devono proseguire in un dialogo aperto perché credono nello stesso Dio e concordano sul significato e lo scopo della vita: è quanto ha affermato oggi il Papa nel corso della sua visita in Turchia. Benedetto, che aveva provocato indignazione con il suo ultimo discorso sull’Islam in settembre tra i musulmani, che avevano ritenuto fosse un insulto alla loro fede, ha insistito sulla necessità di “conoscersi meglio reciprocamente, rispettando le differenze e riconoscendo quel che abbiamo in comune”.
I suoi rilievi nel corso dell’incontro col direttore degli affari religiosi turco Ali Bardakoglu, è stato segnato da un tono molto più conciliatorio rispetto al discorso di Regensburg in cui aveva citato un imperatore bizantino del 14° secolo che sosteneva l’Islam fosse violento e irrazionale.
Stavolta, ha citato Papa Gregorio VII che nel 1076 aveva sottolineato come la gentilezza di un principe musulmano nordafricano nei confronti dei suoi temi cristiani fosse dovuta al fatto che “crediamo nello stesso Dio, per quanto in un modo differente”.
Benedetto ha affermato che cristiani e musulmani di oggi sono chiamati a “far proseguire il nostro dialogo come un sincero scambio fra amici … con ottimismo e speranza. Cristiani e musulmani, seguendo le rispettive religioni, pongono attenzione al carattere sacro ed alla dignità della persona. Questa è la base del rispetto reciproco”.
“Possiamo offrire una risposta credibile alla domanda che emerge chiaramente dalla società odierna, anche se è stata messa da parte, la questione del significato e dello scopo della vita”, ha detto il Papa, evitando ogni riferimento alla violenza, a differenze che nel suo incontro con i leader musulmani in Germania nell’agosto 2005, in cui aveva parlato chiaramente del terrorismo di matrice religiosa affermando che cristiani e musulmani devono lavorare assieme per contrastarlo.
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Pubblicato da Jake su 27 Novembre 2006
”Signor Presidente, con il presente atto rassegno le dimissioni da Senatore. Ho infatti maturato la piena convinzione che l’avanzata eta’ e le non buone condizioni di salute che rendono difficile anche la stessa mobilita’ fisica mi rendono ormai inidoneo ad espletare i complessi compiti e ad esercitare le delicate funzioni che la Costituzione assegna come dovere ai membri del Parlamento Nazionale.
Non essendo rilevante, a mio avviso il fatto che appartiene solo alla cronaca che per eventi quasi del tutto occasionali abbia ricoperto degli uffici pubblici nel nostro sistema istituzionale, non sono d’altronde assistito da quella alta autorita’ ed autorevolezza politica, morale, culturale e professionale che rende preziosa la sola appartenenza al Senato dei miei colleghi nel laticlavio vitalizio. La mancanza di questa autorita’ e autorevolezza e’ stata di recente testimoniata dalla nessuna considerazione riservata dal Governo delle Repubblica, ed in particolare dal Ministro dell’Interno all’esercizio da parte mia delle funzioni di controllo che in regime parlamentare sono attribuite dalla Costituzione ai membri del Parlamento nei confronti dell’Esecutivo anche attraverso gli istituti dell’interpellanza e della interrogazione.
A una mia interpellanza, infatti, il Ministro dell’Interno -persona normalmente garbata e mio personale amico, ma politico realista che ha saputo sempre valutare chi e che cosa conti e quando sia opportuno parlare o invece tacere, conoscere o ignorare!-, ha addirittura fatto rispondere con una dichiarazione del responsabile della pubblica informazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del suo Ministero .
D’altronde il fatto noto che io giudichi l’istituto del senatore a vita, di diritto o di nomina presidenziale, del tutto anacronistico in una democrazia rappresentativa giunta alla maturita’ di un regime di alternativa tra due poli politici investiti dal voto popolare di svolgere le funzioni di Governo e di Opposizione, fanno di queste mie dimissioni un atto di coerenza politica, istituzionale e morale”.
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Pubblicato da Jake su 27 Novembre 2006
Clamorosa decisione dell’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga: con una lettera indirizzata al presidente del Senato, Franco Marini, tramite il segretario generale di Palazzo Madama ha rassegnato le sue dimissioni da senatore.
Il testo della lettera di dimissioni è stato inviato in copia a tutti i senatori e sarà reso noto pubblicamente non appena ne sarà data comunicazione all’Assemblea. «Non credo proprio – spiega Cossiga all’Ansa – che le mie dimissioni saranno una ‘bomba’ in questo particolare momento politico. Non vedo che influenza possano avere nella vita istituzionale e politica del
Paese. E d’altronde la mia figura è di così scarsa rilevanza da poter essere per i fondelli da un certo sbirro che si chiama Sgalla, poliziotto di De Gennaro e già finto sindacalista…”.
Francesco Cossiga si dimette da senatore a vita, istituto che considera da tempo «anacronistico», giudica se stesso «ormai inidoneo ad espletare i complessi compiti e ad esercitare le delicate funzioni che la Costituzione assegna come dovere ai membri del Parlamento Nazionale», promette che l’abbandono del seggio di senatore a vita non significa anche lasciare l’attività politica e chiede che l’Assemblea di Palazzo Madama tralasci il no di cortesia alle dimissioni. Sono i punti cardine della lettere con la quale il Presidnete Emerito della Repubblica annuncia la volontà di lasciare il seggio di senatore a vita.
«Signor Presidente, con il presente atto rassegno le dimissioni da Senatore -scrive Cossiga nella lettera che è stata recapitata in casella a tutti i senatori- Ho infatti maturato la piena convinzione che l’avanzata età e le non buone condizioni di salute che rendono difficile anche la stessa mobilità fisica mi rendono ormai inidoneo ad espletare i complessi compiti e ad esercitare le delicate funzioni che la Costituzione assegna come dovere ai membri del Parlamento Nazionale». «Non essendo rilevante, a mio avviso -prosegue- il fatto che appartiene solo alla cronaca che per eventi quasi del tutto occasionali abbia ricoperto degli uffici pubblici nel nostro sistema istituzionale, non sono d’altronde assistito da quella alta autorità ed autorevolezza politica, morale, culturale e professionale che rende preziosa la sola appartenenza al Senato dei miei colleghi nel laticlavio vitalizio. La mancanza di questa autorità e autorevolezza è stata di recente testimoniata dalla nessuna considerazione riservata dal Governo delle Repubblica, ed in particolare dal Ministro dell’Interno all’esercizio da parte mia delle funzioni di controllo che in regime parlamentare sono attribuite dalla Costituzione ai membri del Parlamento nei confronti dell’Esecutivo anche attraverso gli istituti dell’interpellanza e della interrogazione». «A una mia interpellanza, infatti, il Ministro dell’Interno -persona normalmente garbata e mio personale amico, ma politico realista che ha saputo sempre valutare chi e che cosa conti e quando sia opportuno parlare o invece tacere, conoscere o ignorare!-, ha addirittura fatto rispondere con una dichiarazione del responsabile della pubblica informazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del suo Ministero -ricorda il Presidente emerito della Repubblica- D’altronde il fatto noto che io giudichi l’istituto del senatore a vita, di diritto o di nomina presidenziale, del tutto anacronistico in una democrazia rappresentativa giunta alla maturità di un regime di alternativa tra due poli politici investiti dal voto popolare di svolgere le funzioni di Governo e di Opposizione, fanno di queste mie dimissioni un atto di coerenza politica, istituzionale e morale».
«Nel momento in cui, dopo ben quarantotto anni di spero onorevole rappresentanza del Popolo Sovrano -ritenendo giusto e fondato che anche il mandato di Presidente della Repubblica debba essere considerato mandato di rappresentanza-, intendo dire a Lei e ai colleghi Senatori, così come da Palazzo Madama invio eguale messaggio ai membri della Camera dei Deputati, che è stato per me un grandissimo onore aver servito per tanti anni la Repubblica in Parlamento, in quel Parlamento che io ritengo l’unico e supremo »Sovrano Legale« del nostro stato democratico, perchè rappresentativo per libero mandato elettorale, secondo i principi repubblicani, dell’unico »Sovrano Reale« nello Stato stesso, e cioè il Popolo». «Con questo mio atto intendo dare un responsabile contributo all’ordinata vita delle istituzioni del mio Paese, con piena consapevolezza che si è ormai chiuso per me il periodo della mia attività istituzionale in Parlamento, anche se non certo il mio impegno civile e politico. La prego di voler porre immediatamente all’ordine del giorno dell’Assemblea questo mio atto di dimissioni, esonerando i colleghi, per mia insistente e cortese richiesta, dal consueto atto rituale e di cortesia della loro iniziale non accettazione. Voglia accogliere, Signor Presidente, le espressioni della mia più alta considerazione e trasmettere a tutti i colleghi Senatori, senza distinzione di parte, il mio più commosso, affettuoso e memore saluto. Viva la Repubblica! Viva il Parlamento!».
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Pubblicato da Jake su 27 Novembre 2006
La visita del Papa in Turchia e’ “dopo tutto quello che e’ successo un passo nella giusta direzione” ma non “sufficiente a spalancare la porta al dialogo e a riparare le offese dovute alla disgraziata dichiarazione” che Benedetto XVI fece a Ratisbona, quando nella sua Lectio Magistralis cito’ l’incontro tra l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo con un dotto persiano per condannare la guerra santa. Lo ha detto in un’intervista al quotidiano turco Aksam il gran mufti’ Ali Bardakoglu, il primo a condannare le dichiarazioni di Ratisbona quando queste furono pronunciate, lo scorso settembre.
Il direttore degli Affari religiosi di Turchia ha aggiunto di voler comunque guardare “al futuro e non rinfocolare il passato”. In ogni caso, ha avvertito, “sedersi e parlare con qualcuno non significa necessariamente approvare tutte le sue opinioni”.
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Pubblicato da Jake su 26 Novembre 2006
La notizia del malore che ha colto oggi l’ex premier Silvio Berlusconi a Montecatini Terme non è passata inosservata nemmeno nei forum islamici vicini alla rete di al-Qaeda. A un paio di ore di distanza dall’episodio i frequentatori dei forum che pubblicano i comunicati della guerriglia irachena e delle milizie talebane afgane, e che fungono anche da mezzo di informazione per i mujahidin sparsi nel mondo, hanno lanciato un flash.
Il primo messaggio titolava: “Allah è grande, Berlusconi è caduto d’avanti ai suoi ascoltatori”. Questa notizia ha scatenato la curiosità di decine di seguaci di al-Qaeda, che sono entrati nel corso del pomeriggio nella pagina web per avere ulteriori ragguagli su quanto è accaduto. Alcuni, come un membro del forum che si fa chiamare Abu al-Muhajir al-Zarqawi, ha chiesto: “Allah è grande, è caduto un nemico di Allah. Ha avuto una crisi o cosa? Mica è morto? Per favore informateci presto”.
Quasi tutti gli altri messaggi sono invece di esultanza trovando scritta solo la formula di battaglia dei combattenti islamici “Allah è grande”, mentre l’ultimo inserito in ordine di tempo informa sulla ripresa in salute del leader di Forza Italia e commenta: “Quando si è svegliato tra le braccia dei suoi medici credeva di essere tra le braccia dei soldati di Bin Laden. Giuro su Allah che loro hanno paura”.
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Pubblicato da Jake su 26 Novembre 2006
Il malore accusato oggi da Silvio Berlusconi è “una lipotimia dovuta a un calo di pressione”. Lo ha detto Umberto Scapagnini, sindaco di Catania e medico personale Cavaliere. Scapagnini ha anche rivelato ai giornalisti che Berlusconi ha rifiutato, prima di far decollare l’elicottero, la sua presenza a bordo. Ma lo stesso Berlusconi ha tranquillizzato tutti e soprattutto si è lasciato andare ad una battuta nei confronti del cardiologo immediatamente intervenuto: “E questo chi è, bin Laden?”. Il medico, che si chiama Giuseppe Papiccioli, ha infatti un lungo pizzetto che molto lo fa assomigliare al capo di Al Qaida. “Ci ha fatto subito sorridere – ha detto Papiccioli – e così abbiamo capito che si stava riprendendo”.
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Pubblicato da Jake su 24 Novembre 2006
Le elezioni politiche sono comunque legittime. E’ quanto sostiene Fausto Bertinotti a chi gli chiede di commentare le polemiche scaturite dal film di Enrico Deaglio sui presunti brogli alle ultime elezioni politiche. In seguito alla denuncia contenuta nel lungometraggio la procura di Roma ha aperto un’inchiesta.
La presa di posizione del presidente della Camera apre subito una polemica. Con Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, che definisce “gravissime” le parole di Bertinotti. L’esponente azzurro contesta una frase del presidente della Camera (“Escludo che le prove che vengono sollevate possano avere influenza sul risultato elettorale”) su quello che Bondi definisce “documentario-spazzatura di Enrico Deaglio”.
“Che Bertinotti assegni la dignità di ‘prove’ alle elucubrazioni fantapolitiche di Deaglio lascia esterrefatti e non depone certo a favore della correttezza dei procedimenti di verifica in corso da parte della apposita Commissione Parlamentare. Aspetto fiducioso – conclude – che l’onorevole
Bertinotti fornisca qualche spiegazione convincente”.
Di tono diverso le parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e portavoce del premier Silvio Sircana e del segretario dei Ds, Piero Fassino. Sircana riconosce che “qualche interrogativo su brogli elettorali me lo sono posto anche io, il crollo delle schede bianche è sorprendente. Quando però si passa dagli interrogativi alle risposte sono molto cauto”. E ammette anche che “una verifica complessiva e definitiva sul risultato elettorale vada fatta”.
Chiarezza chiede Piero Fassino: “Certo è che deve essere fugato ogni dubbio per la serenità della vita democratica del Paese, che non ha bisogno di essere insidiata dal dubbio che qualcuno abbia potuto manomettere la volontà elettorale dei cittadini”.
Ma Bertinotti ribadisce che “la legittimità è pienamente garantita, il lavoro degli uffici della Camera è apparso a tutti come di estrema garanzia, è stato meticolosissimo e serissimo. In ogni caso – ha concluso – escludo che le prove che vengono sollevate possano avere influenza sul risultato elettorale”.
”E’ gravissimo che si cerchi di intossicare il clima politico oltre ogni misura. Ha fatto bene Pisanu rispondendo nell’unico modo possibile, cioe’ annunciando azioni legali”, dice il presidente di An, Gianfranco Fini. Che poi aggiunge: ”Anche alla luce dell’iniziativa di Deaglio e’ doveroso ricontare tutte le schede per evitare che si lascino dubbi”.
E nel dibattito interviene anche la Corte di Cassazione per sottolineare che i giudici si basano sui verbali degli uffici centrali circoscrizionali. “Essi – è spiegato in un comunicato – contengono soltanto il numero dei voti validi riportati da ciascuna lista nell’intera circoscrizione. Quindi la Cassazione non è a conoscenza del numero delle schede bianche o nulle, nè dei voti validi riportati in ciascun seggio”.
Dal protagonista della bufera, intato, nessun commento. Ma mentre il film è andato praticamente esaurito nelle prime 24 ore, il giornalista prosegue con le presentazioni pubbliche. Questa sera sarà a Casalecchio di Reno, e proietterà il suo documentario nell’ambito di “Politicamente scorretto”, la kermesse itinerante sulla letteratura che indaga i gialli della politica. E, in questo caso, delle elezioni.
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Pubblicato da Jake su 23 Novembre 2006
La procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo sul film di Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio ‘Uccidete la democrazia’, nel quale si ipotizza che nelle ultime elezioni politiche le schede bianche siano state trasformate in voti favorevoli a Forza Italia attraverso un ipotetico sistema software in uso al Viminale.L’indagine è affidata al pubblico ministero Salvatore Vitello, che ha già disposto l’acquisizione agli atti del dvd contenente il film, incarico affidato alla Digos che provvederà poi a consegnare alla Procura sia il dvd che un primo rapporto.
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Pubblicato da Jake su 23 Novembre 2006
“Sono assolutamente infondate, false e calunniose le affermazioni di un settimanale circa presunti brogli sui risultati delle ultime elezioni politiche. Per rendersene conto basterebbe una minima conoscenza delle norme che regolano le operazioni di scrutinio, di trasmissione dei dati e di proclamazione dei risultati”. Beppe Pisanu ha denunciato Enrico Deaglio per via del suo film in cui si parla di brogli tentati alle elezioni di aprile.
Il caso scoppia a causa del film “Uccidete la democrazia!”, un dvd, che sara’ in edicola con il settimanale ”Il Diario”, in cui si sostiene che le elezioni politiche di quest’ anno sarebbero state truccate tramite un programma informatico, inserito nella rete di trasmissione dati del Viminale, che avrebbe in automatico trasferito una quota delle schede bianche nei voti di Forza Italia. Su questa denuncia, la procura della Repubblica di Roma ha deciso di indagare, incaricando la Digos della capitale di acquisire il film documentario. Il fascicolo aperto dal pm Salvatore Vitello e’ intestato ”atti relativi a”, ossia senza indagati. Vitello sentira’ quasi sicuramente come testimoni gli autori della denuncia in dvd, il giornalista Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani autori del filmato, la cui denuncia se non sara’ dimostrata da una verità giudiziaria potrebbe trasformarsi in un boomerang, trasformando gli accusatori, in accusati, magari di diffamazione.
Immediata la risposta del senatore di Fi Beppe Pisanu, allora ministro dell’Interno, che ha gia’ annunciato una denuncia penale e civile per Deaglio. ”Sono assolutamente infondate, false e calunniose le affermazioni circa presunti brogli – ha detto Pisanu – Ben venga, comunque, l’iniziativa della procura di Roma”. Il coordinatore di Fi Sandro Bondi ha parlato di ”deformazione della realta” aggiungendo: ”Dalla magistratura ci aspettiamo che faccia chiarezza. Noi comunque, nella giunta della Camera,chiederemo che vengano ricontate tutte le schede”.
Secondo la sceneggiatura di ‘Uccidere la democrazia!’, il processo di acquisizione delle schede bianche dal sistema informatico del Viminale si sarebbe pero’ interrotto in extremis nella notte elettorale lasciando alla coalizione di Romano Prodi un margine di 24 mila voti alla Camera.
La procura, che ha gia’ aperto una inchiesta da mesi su presunti brogli elettorali sulla denuncia stavolta di esponenti della Casa delle Liberta’ (nello specifico, per presunte irregolarita’ nella raccolta delle preferenze sul voto degli italiani all’estero), acquisira’ probabilmente anche un libro da cui ha tratto ispirazione il lavoro di Deaglio: il volume e’ intitolato ‘Il broglio’ ed e’ firmato da un anonimo autore che si cela sotto il ‘nom de plume’ di Agente italiano. ”Sono colpito favorevolmente per la rapidita’ e l’interesse dimostrato dalla magistratura per un argomento per noi cosi’ importante ma che in sei mesi e’ stato oggetto di tanto silenzio” ha commentato il direttore di ”Diario” Enrico Deaglio.
L’apertura del fascicolo da parte della procura di Roma, si sottolinea a Piazzale Clodio, e’ un atto dovuto, data la portata della denuncia sui presunti brogli che avrebbero caratterizzato, secondo il documentario, la notte tra lunedi’ 10 aprile 2006 e martedi’ 11, quando con il risultato in bilico, si blocco’ il flusso dei dati elettorali, mentre, secondo la tesi del film, a Palazzo Grazioli, quartier generale di Berlusconi, giungeva l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu. Una convocazione ”irrituale” secondo gli autori del documentario che lasciano intuire che nei confronti dello stesso Pisanu vi sarebbe stato un tentativo di condizionare il risultato elettorale. Secondo ‘Uccidete la democrazia!’, alla fine il ”grande imbroglio informatico” sfuma, non si attua il programma che prevedeva di ‘trasformare” le schede bianche in preferenze a Forza Italia.
Io narrante di ”Uccidete la Democrazia” e fonte riservata dell’inchiesta di Deaglio e’ l’attore Elio De Capitani, il Berlusconi di morettiana memoria de ”Il Caimano”. Non si sa se i magistrati convocheranno anche lui a Piazzale Clodio, in una vicenda che e’ difficile catalogare, almeno per ora, tra i confini netti della fantasia o della realta’.
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Pubblicato da Jake su 22 Novembre 2006
Nelle carceri minorili del nord Italia i ragazzi e le ragazze straniere sono circa il 95-100%
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Pubblicato da Jake su 19 Novembre 2006
Un gommone con 23 clandestini a bordo, tra cui una donna, è stato soccorso a 58 miglia a sud di Lampedusa, dal pattugliatore «Orione» della Marina militare.
La presenza dell’imbarcazione era stata segnalata dal motopesca «Cosimo Ganzitano» della flotta di Mazara del Vallo.
Gli extracomunitari sono stati trasbordati sull’unità della Marina che sta facendo rotta verso Lampedusa. Altri 42 immigrati era stati soccorsi ieri sera sempre dalla nave Orione nella stessa zona.
Il gommone è stato avvistato in acque internazionali, in un tratto di mare che ricade sotto il controllo Sar (le operazioni di ricerca e soccorso) di Malta.
Le autorità de La Valletta hanno però comunicato al Comando generale delle Capitanerie di porto di Roma di non avere a disposizione alcun mezzo da inviare in zona, ed hanno chiesto esplicitamente alle autorità italiane, per la prima volta, di prestare soccorso agli immigrati.
La nave «Orione», che in questo momento è in navigazione verso Lampedusa, dovrebbe essere raggiunta intorno alle 13 da una motovedetta della guardia costiera, dove saranno trasbordati i 23 clandestini per essere poi trasferiti in porto.
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Pubblicato da Jake su 19 Novembre 2006
Bisogna smetterla di giocare con la piazza. Così il presidente del Consiglio Romano Prodi ha commentato quanto accaduto ieri alla manifestazione di Roma a favore dei palestinesi, in cui tre soldati fantoccio – uno dei quali raffigurante un italiano – sono stati dati alle fiamme da manifestanti che urlavano “dieci, cento, mille Nassiriya”. “Credo sia stato un gravissimo gesto di irresponsabilità”, ha detto Prodi ai giornalisti oggi, come confermato dal portavoce.
“Credo che ci deve essere l’impegno a finirla con il giocare con la piazza”, ha aggiunto Prodi, riferendosi al leader dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto che ieri era presente alla manifestazione di Roma, al termine della quale ha preso le distanze dagli atti di estremismo.
La manifestazione romana, organizzata dal Forum Palestina e appoggiata dai centri sociali, si è svolta nella stessa giornata di quella organizzata a Milano dalla Tavola della Pace, con l’adesione dei partiti dell’Unione, per la pace e la giustizia in Medio Oriente.
I fantocci bruciati, secondo i media, rappresentavano un soldato italiano, un americano e un israeliano. Alcuni manifestanti hanno gridato “dieci, cento, mille Nassiriya”, in riferimento all’attentato suicida del 12 novembre 2003 costato la vita nella città irachena a 19 italiani – 17 militari e 2 civili – e 9 iracheni.
“E’ passato il tempo di nascondersi dietro l’alibi dei quattro teppisti”, ha commentato oggi Silvio Sircana, portavoce di Prodi.
In Iraq, a Nassiriya, la missione italiana è alle fasi finali. Entro dicembre l’intero contingente sarà rientrato.
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Pubblicato da Jake su 18 Novembre 2006
In reazione agli incentivi proposti ai vigili che segnalano immivgrati clandestini irregolari da parte del sindaco di Adro, si è svolta una manifestazione ANTI-LEGHISTA no global, documentata su Indymedia.
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Pubblicato da Jake su 18 Novembre 2006
“Una sparuta minoranza di teppisti e di imbecilli”: cosi’ il ministro della Difesa Arturo Parisi bolla chi, nella manifestazione di Roma, ha ripetuto gli slogan contro i caduti di Nassiriya. In Transatlantico a margine del voto di fiducia, Parisi sottolinea: “ho sentito questo giudizio senza incertezza sulla bocca di esponenti di tutte le forze politiche, e non ho nessun dubbio a farlo mio”.
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Pubblicato da Jake su 16 Novembre 2006
Sono stati sospesi fino alla fine dell’ anno scolastico, con relativa esclusione dallo scrutinio, i quattro giovani protagonisti del video-scandalo alla scuola “Steiner” di Torino.
Lo ha deciso la giunta esecutiva del consiglio di istituto, su proposta del consiglio di classe.
I quattro ragazzi potranno svolgere “un percorso educativo di recupero” in una istituzione con fini sociali.
“Non era nata come una cattiveria, ma ora, comunque, sono profondamente addolorato per quanto e’ successo. E non trovo le parole nemmeno per descriverlo”: ha dichiarato uno dei tre ragazzi, ora indagato dal tribunale per i minori, protagonisti del video girato all’ istituto per grafici pubblicitari “Steiner” di Torino.
E’ stato lui stesso, insieme ai suoi due compagni, ad autodenunciarsi ai professori, lunedi’ mattina: gli studenti avevano letto le notizie su un giornale e si erano riconosciuti in alcune fotografie. I docenti, dopo una riunione, hanno informato la polizia.
Il ragazzo, ora, si è detto pentito: “Solo adesso mi rendo conto della gravita’ del fatto. All’ epoca non avevo capito. E sono profondamente addolorato”.
Prima che la notizia dell’ esistenza del filmato venisse diffusa dagli organi di informazione, nessuno, a scuola, ricordava piu’ l’ episodio. I ragazzi, secondo quanto trapela da fonti giudiziarie, non sapevano nemmeno che una loro compagna di classe aveva deciso, qualche settimana dopo, di far circolare su internet una copia del video, girato con una piccola telecamera in dotazione alla scuola.
Con la giovane vittima (un ragazzo autistico ) nessuno ha piu’ avuto occasione di commentare l’ episodio. Il filmato risale ai primi di giugno, nel clima festaiolo che caratterizzava gli ultimi giorni di lezione. “Non saprei neppure come definire l’ accaduto – ha concluso il ragazzo – non e’ stato nemmeno uno scherzo di cattivo gusto”.
“E’ un episodio di estrema gravita’ che i ragazzi hanno vissuto come un videogioco. Questa e’ la cosa sconvolgente, ma mancanza di percezione della realta’ da parte di giovani che non sono in grado di capire la differenza fra il mondo reale e quello virtuale. Per questo la scuola deve attrezzarsi e acquisire strumenti nuovi rispetto a una societa’ che sta cambiando”.
Due giorni dopo la rivelazione sul fatto che il video choc in cui un ragazzino disabile viene maltrattato e deriso da alcuni compagni, sia stato girato in una scuola di Torino, il preside dell’istituto, il professor Camillo Di Menna, ha deciso di parlare commentando la vicenda.
Un vicenda che “e’ ancora piu’ preoccupante se si pensa che la classe in cui e’ successo e’ una classe normale, in cui tutti sono stati promossi, con 8 o 9 in condotta in una scuola molto attenta alle problematiche dell’integrazione e che affronta temi sociali nell’attivita’ didattica ordinaria. Mi chiedo quindi cosa sia successo e tutti ci interrogiamo sulla responsabilita’ dal punto di vista educativo”.
Il ministero della pubblica istruzione sta valutando la possibilita’ di costituirsi parte civile, tramite la direzione scolastica regionale del Piemonte, nel procedimento penale avviato dal tribunale per i minori. Non e’ escluso, inoltre, che venga interpellata la Corte dei Conti nel caso in cui il procedimento disciplinare avviato contro un docente dell’ istituto faccia emergere dei profili di danno contabile o di pregiudizio all’ immagine.
Il direttore scolastico regionale, Anna Maria Dominici, commenta cosi’, intanto, la sospensione per un anno dei quattro allievi coinvolti decretata dall’ istituto: “E’ stata una risposta forte ad un evento grave”. La sanzione e’ stata accompagnata da un percorso educativo di recupero, da svolgere in una istituzione con finalita’ sociali, e questo, per Dominici, “permette di recuperare la vera finalita’ della scuola, che e’ un luogo di educazione in cui si impara anche ad avere un comportamento rispettoso nei confronti degli altri e soprattutto dei piu’ deboli”.
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Pubblicato da Jake su 15 Novembre 2006
Violenza sessuale nei confronti di due sorelle italiane affette da gravi problemi psichici. È questa l’accusa nei confronti di 24 persone, arrestate ieri mattina dai militari del comando provinciale dei Carabinieri di Taranto.
L’operazione, denominata “Cassandra”, ha riguardato i comuni di San Giorgio Jonico, San Marzano di San Giuseppe, Fragagnano, Grottaglie, Carosino, in provincia di Taranto, Oria, in provincia di Brindisi, Rimini e Matera. L’ordinanza è stata firmata dal gip del tribunale di Taranto Patrizia Todisco, su richiesta del pubblico ministero Vincenzo Petrocelli. I reati contestati, perpetrati dal 2005 a oggi sono oltre alla violenza sessuale, la circonvenzione di incapace e lo sfruttamento della prostituzione.
Per convincere le vittime a raccontare quanto stava loro accadendo da tempo, sono dovuti intervenire due carabinieri travestiti da medici. I militari, infatti, con il classico camice bianco e con la collaborazione di personale sanitario specializzato, si sono recati più volte in una struttura sociale che le due sorelle frequentavano per qualche ora al giorno. Sono così riusciti a conquistare la fiducia delle due donne e a risalire ad un giro di abusi sessuali nei confronti delle sorelle di 28 e 35 anni. Dai loro racconti è emerso un quadro agghiacciante che ha portato all’arresto nella giornata di ieri, di ben 23 persone: 21 di loro si trovano agli arresti domiciliari perchè incensurati, mentre due sono finiti in carcere perchè hanno precedenti penali per violenza sessuale.
Una persona, destinata ai domiciliari, è ancora ricercata; tra gli arrestati anche una donna di Matera accusata di sfruttamento della prostituzione perchè organizzava gli incontri tra le due donne e i clienti. Alle vittime veniva anche dato un compenso simbolico in cambio delle prestazioni: pochi euro, ricariche telefoniche e persino caramelle. Secondo quanto riferito dai carabinieri, l’indagine cominciata nel dicembre 2005 e chiusa l’estate scorsa, ha preso il via dalle voci insistenti in paese che parlavano di incontri di natura sessuale che le due sorelle avevano in casa dei loro clienti, in auto o in altri luoghi occasionali lontano dalle zone abitate.
Le vittime, che provengono da una famiglia disagiata che in tutto questo tempo non si è accorta di quanto stava accadendo, venivano anche ricattate dai loro clienti, la maggior parte pensionati, ma anche braccianti. Questi, in media 50enni (il più giovane ha 37 anni, il più anziano 77) le avrebbero mandate in carcere se avessero parlato con le forze dell’ordine. Ora le due sorelle sono state trasferite in una struttura sociale lontano dal paese e sono seguite da personale dei servizi sociali di un piccolo Comune nel Tarantino.
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Pubblicato da Jake su 15 Novembre 2006
La Corea del Sud “ha bisogno della tecnologia nucleare” e “deve rimettere al più presto in funzione i suoi impianti atomici”, perchè questa è “l’unica strategia a medio-lungo termine che le permetterà di resistere alle minacce della parte nord del confine”. Lo afferma Kim Tae-woo, ricercatore presso l’Istituto coreano per l’analisi difensiva.Kim spiega che “solo in questo modo, pareggiando la bilancia atomica nella penisola, si può far capire a Pyongyang che aver infranto il patto di denuclearizzazione della penisola firmato nel 1992 le costerà caro e che il suo ricatto non porterà a nulla”.
Secondo l’accordo, firmato nel 1991 ed entrato in vigore l’anno dopo, i 2 Paesi sono impegnati a non sperimentare, produrre, ricevere, vendere o usare alcun tipo di armamento nucleare.
Il ricercatore sottolinea che “Pyongyang ha più volte sfidato gli accordi internazionali in materia nucleare: oltre all’accordo del 1992 voglio ricordare il patto con gli Stati Uniti del 1994 e tutti gli inviti dell’Onu, più volte ignorati”.
Dopo essersi ritirata in maniera unilaterale dal trattato di non-proliferazione nucleare, nel 2003, la Corea del Nord ha annunciato per la prima volta di possedere armamenti nucleari. Il 9 ottobre scorso ha sperimentato sul suo territorio una testata atomica: l’esperimento, dice il regime, “è stato un successo”. La crisi internazionale provocata da questo annuncio è culminata nell’applicazioni di sanzioni internazionali contro il regime stalinista.
Per Kim, tuttavia, anche Seoul ha delle responsabilità: “Avrebbe dovuto mandare un messaggio forte al governo nordcoreano. Ora è troppo tardi, ed abbiamo bisogno dell’atomica anche noi perché la disparità di tecnologia bellica ci rende tutti ostaggi di Pyongyang”.
Anche il Giappone la pensa allo stesso modo. Ieri, il neo-primo ministro Shinzo Abe ha dichiarato infatti che “anche Tokyo ha il diritto di costruirsi il suo arsenale atomico, perché la Costituzione ci vieta una militarizzazione aggressiva ma qui si parla di diritto all’autodifesa”.
In ogni caso, il premier ha riaffermato che il governo nipponico intende mantenere la vecchia politica di non possedere, produrre o introdurre nel Paese armamenti nucleari.
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Pubblicato da Jake su 15 Novembre 2006
Reclutavano ragazzini e giovani donne in Albania e poi li costringevano o a chiedere l’elemosina intascando almeno 50 mila lire al giorno o a prostituirsi: 7 albanesi, di cui uno solo in carcere e gli altri latitanti, sono stati condannati a pene che vanno dai 7 ai 10 anni di reclusione. Un’ altra persona invece è stata assolta.
La terza Corte d’Assise di Milano, presieduta da Maria Luisa Dameno, ha condannato a 10 anni di reclusione Bujar e Arben Hoxha (questo è l’ unico detenuto) e a 7 anni di carcere Illy Hoxhaj, Rrapo e Artjan Rrapaj, Arben Profka e Blerdi Glemi per i reati di riduzione in schiavitù di minori e sfruttamento della prostituzione. Gli albanesi, arrestati alla fine del ‘98, poi rimessi in libertà dal gip, secondo l’ accusa, dopo aver favorito l’ immigrazione clandestina in Italia con la promessa di un lavoro onesto, avevano spinto alcune ragazze e una trentina di ragazzi ancora in tenera età sul marciapiede: le sei donne come prostitute e gli altri come accattoni.
I ragazzi, che di notte dormivano rinchiusi nei locali interrati di un magazzino di Quarto Oggiaro, venivano sottoposti alle dure regole dei ‘capi’: elemosina per 12 ore di fila dietro le minacce di botte e digiuni forzati (niente ‘rancio’) e la consegna di almeno 50 mila lire al giorno. Uno dei capi, come aveva raccontato durante le indagini un 14enne, «ci insegnava come dovevamo chiedere l’elemosina, in particolare simulando malformazioni fisiche per impietosire i passanti». Il giovane aveva anche messo a verbale di aver saputo dai suoi compagni di sventura «che a uno dei ragazzi, colto a nascondere soldi, per punizione, davanti a tutti, gli erano stati bruciati i piedi con della benzina».
Sempre secondo le confessioni del minorenne le sei donne, obbligate a prostituirsi, dormivano altrove e la mattina andavano al ‘campo’ (il magazzino di Quarto Oggiaro) «per preparare il pranzo, la cena e lavare i vestiti». L’avvocato Antonio D’Amelio, difensore di Arben Hoxha, ha già preannunciato per il suo assistito il ricorso in appello.
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Pubblicato da Jake su 14 Novembre 2006
È stato arrestato dai Carabinieri di Treviso con l’accusa di violenza carnale aggravata. In manette è finito un marocchino di 30 anni, El Abbass El Mokhtar. L’uomo, incensurato, regolare e residente a Cornuda, nel trevigiano, ha sequestrato una giovane studentessa e poi l’ha stuprata per oltre cinque ore.
La vicenda risale al 29 ottobre scorso: la 25enne trascorre la serata in compagnia di amici all’interno di una nota discoteca. Dopo averli salutati si dirige verso il parcheggio dove si trova la sua auto. Mentre si appresta a partire per tornare a casa, viene avvicinata da un uomo, che la costringe con la forza a salire insieme a lui sulla vettura. La minaccia e la conduce a Pederobba, in aperta campagna, dove mette in atto la violenza sessuale, abusando di lei per tutta la notte. Dalle 2 alle 7 del mattino, la vittima subisce gli atti dell’immigrato che, oltre allo stupro compiuto, le porta via tutti i suoi effetti personali, cento euro e il cellulare, per poi darsi alla fuga. La 25 enne, seppur terrorizzata dalla lunghissima notte trascorsa in balia del marocchino, riesce a tornare a casa e a raccontare la terribile vicenda ai genitori che l’accompagnano immediatamente in caserma per sporgere denuncia. La studentessa riesce anche a descrivere minuziosamente il suo aggressore. È proprio l’identikit fornito dalla 25enne a portare i militari a rintracciare l’immigrato, proprio a Cornuda, nella sua abitazione. Oltre all’accusa di violenza sessuale, l’uomo dovrà rispondere anche dei reati di rapina aggravata e sequestro di persona.
«Ci aspettiamo uno scatto di reni dei giudici. Il buonismo non paga perchè la magistratura deve stare vicino ai cittadini onesti. Che a questo marocchino gli diano il massimo della pena, buttino la chiave e marcisca in galera». Queste le parole del senatore della Lega Nord Piergiorgio Stiffoni, riguardo all’arresto dell’immigrato. «Non ci facciamo riconoscere per l’ennesima volta – continua l’esponente del Carroccio – come l’ordine giudiziario più tenero del mondo. È ora che a questi scellerati che delinquono e violentano a casa nostra sia dato il benservito in tutte le maniere, anche forti, anzi fortissime».
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Pubblicato da Jake su 14 Novembre 2006
Gli agenti della polizia postale di Torino, Milano e Roma insieme alla squadra mobile torinese, analizzando a fondo il video che era stato inserito sul motore di ricerca di Google e che ritrae un ragazzo down picchiato e dai propri compagni di classe, scoprono il luogo in cui il video è stato girato: si tratta di un istituto tecnico del capoluogo piemontese.
Il video, che risale ad un periodo tra maggio e giugno, riprende tre ragazzi ed una ragazza tra i 16 ed i 17 anni che umiliano un ragazzo down all’interno dell’istituto “Albe Steiner”. I quattro, identificati, sono ora indagati dalla Procura per i minori di Torino. L’accusa per loro è di violenza privata.
Sembra che quando i carabinieri sono arrivati all’istituto abbiano scoperto che uno dei dirigenti aveva già avviato un’indagine amministrativa e che il fatto era stato segnalato alla magistratura. Il preside della scuola, infatti, Camillo Di Menna, aveva già provveduto ad interrogare i ragazzi dopo che la faccenda è diventata di dominio pubblico. Ma su questa versione rimangono ancora dubbi, nonostante qualche quotidiano nazionale riporta la notizia che i ragazzi avrebbero perfino chiesto scusa in aula proprio qualche giorno dopo che le immagini saltassero agli onori della cronaca e prima che si risalisse all’”Albe Steiner”.
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Pubblicato da Jake su 13 Novembre 2006
Il ministro della Salute, Livia Turco, ha emanato oggi, un decreto con cui viene innalzato da mezzo grammo ad un grammo il quantitativo massimo di cannabis espresso in principio attivo, che può essere detenuto ad uso esclusivamente personale. Percio’ chi venisse trovato in possesso di quantitativi al di sotto di questo limite, potra’ essere oggetto solo di sanzioni amministrative. Non incorrera’ piu’ nella presunzione di spaccio e nei relativi provvedimenti punitivi. “Con questo provvedimento – ha sottolineato il ministro Livia Turco – non si intende liberalizzare l’uso della cannabis ma, molto piu’ responsabilmente, far rientrare questi comportamenti nocivi per la salute tra gli atti da prevenire e non da reprimere con pene che possono arrivare fino al carcere”.
L’elevazione del quantitativo massimo per uso personale della cannabis e’ stata adottata, ha spiegato il ministro della Salute Livia Turco, in attesa del provvedimento di riforma della legge Fini-Giovanardi, che “resta – ha sottolineato il ministro – nostro obiettivo modificare profondamente, come previsto dal programma di Governo”. Un intervento che, ha aggiunto Turco, fara’ si’ che “migliaia di giovani non debbano varcare le soglie del carcere
o essere vittime di un procedimento penale per aver fumato uno spinello, come sta purtroppo avvenendo ora, a seguito della legge del centrodestra”.
Il problema della droga, secondo il capo del dicastero della Salute sta nell’illegalita’ diffusa attorno al traffico e al commercio e non nel consumo individuale, contro il quale, ha aggiunto, “non servono ne’ il carcere ne’ i ricoveri coatti”. Turco osserva infine che la cosiddetta “tolleranza zero” verso i consumatori non e’ infatti riuscita a scardinare il businnes della droga in nessuna parte del mondo, mentre “la via giusta e’ quella dell’accoglienza sociale per le persone e le famiglie che vivono il dramma della droga, discriminando le condotte legate al consumo e concentrando il lavoro delle forze dell’ordine e della Magistratura verso i veri criminali che sono i trafficanti e gli spacciatori”.
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Pubblicato da Jake su 6 Novembre 2006
Prende il via a Modena, il processo a carico del gruppo di anarchici che, nel maggio dello scorso anno, occuparono una casa cantoniera abbandonata in via Canaletto.
Le accuse per loro vanno dall’occupazione illegale al danneggiamento. Gli anarchici dei circoli modenesi hanno organizzato un presidio di protesta in corso Canalgrande davanti alla sede del tribunale in concomitanza con l’avvio dei lavori.
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Pubblicato da Jake su 1 Novembre 2006
«Soldi non ce ne sono. E non conviene insistere». E’ un Visco sereno ma anche molto determinato quello che si presenta a metà mattina all’incontro con i capigruppo della maggioranza della Camera per gli emendamenti alla Finanziaria. «Ci stiamo arrampicando sugli specchi, abbiamo superato il limite, abbiamo dato fondo a tutto» si sfoga il viceministro dell’Economia che ha subito chiuso la porta ad ogni richiesta di revisione delle aliquote Irpef. «Non si toccano» ha spiegato.
Un messaggio secco, rivolto a interlocutori (come i capigruppo di Rifondazione Gennaro Migliore, del Pdci Pino Sgobio o dei Verdi Angelo Bonelli) che nelle ultime 48 ore erano tornati più volte alla carica. Chi con la proposta di un’aliquota del 47% sopra i 150 mila euro e di reddito, chi proponendo un prelievo del 45% sopra quota 100mila e ridisegnando a cascata tutta la curva del prelievo fiscale. Per motivi politici e-vi-den-ti – ha sillabato Visco – le tasse non si posso aumentare oltre: modificare le aliquote sarebbe un grave errore».
E poi ha aggiunto: «Abbiamo fatto una manovra micidiale, cercando di proteggere chi ha più bisogno. La maggioranza ne è consapevole? Se continuate così ce ne andiamo a casa tutti». Nel silenzio quasi generale solo Migliore ha azzardato una replica: «Ma non si può essere contrari e dirlo apertamente?». «Sì – gli ha replicato Visco – ma se facciamo una comunicazione sbagliata non è che ce ne andiamo a casa noi, ci mandano a casa gli elettori…».
Partita chiusa? Si direbbe di sì, anche se per tutta la giornata sono continuati i parlottii ed i malumori tra i parlamentari della maggioranza che in serata sono tornati a riunirsi. L’intesa raggiunta ieri mattina dai capigruppo è la fotocopia esatta di quella che ha portato al varo del decreto fiscale: tutti gli argomenti politicamente rilevanti su cui non c’è l’accordo di tutta l’Unione vengono accantonati. Ed ora si comincia dall’Irpef. Per il capogruppo dell’Ulivo Dario Franceschini era necessario rinunciare a molti emendamenti dei vari partiti e definire solo i nodi principali, per rendere il cammino della manovra più agile. E soprattutto cercare di evitare di ricorrere al voto di fiducia. «L’aliquota del 45% non è mai stata una nostra bandiera – spiega Marina Sereni dei Ds – ma solo uno strumento per finanziare provvedimenti importanti.
Se ci sono alternative meglio così». Ed in effetti, anche senza modificare la curva Irpef, tutte le sue richieste (come quelle di Migliore, che a fine giornata si dichiara comunque «soddisfatto») sono state accolte: dagli sgravi per gli over 75 all’estensione dei benefici fiscali ai redditi sino a 40 mila euro, a quelli a favore dei singles. Altre modifiche potrebbero vedere la luce entro giovedì giorno in cui la maggioranza conta di imprimere lo sprint finale alla manovra. L’obiettivo del relatore di maggioranza Michele Ventura è quello di chiudere i lavori in commissione Bilancio entro venerdì notte.
La preoccupazione del governo, espressa al vertice di ieri dal ministro per i Rapporti col Parlamento Vannino Chiti, è quella invece di trovare rimedio a temi come apprendisti, sicurezza, maternità dei precari, ricerca e università. Ovvero le ultime «priorità» ancora da affrontare dopo che ieri sono state sistemate le caselle degli enti locali e degli over 75. In serata un nuovo incontro di maggioranza, però, ha già riaperto il capitolo bolli auto dopo che nella riunione della mattina i capigruppo dato l’ok di massima a Visco per sostituire la tassa sui Suv con un rincaro dei bolli sopra i 100 Kw di potenza. «Quello del governo è un emendamento aperto al dibattito parlamentare – ha spiegato il sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi -. Non è un superbollo ma una proposta basata sul “chi più inquina più paga”». Si può correggere, ma il gettito non deve cambiare perché serve a migliorare gli sgravi Irpef fino a 40mila euro, per le famiglie monoparentali e gli anziani. Forse si «caricherà» di più sulle auto più potenti, alzando la soglia a 120 kw, anche perché il governo teme l’effetto rimbalzo sui titoli dei giornali: la notizia della decisione, diceva ieri qualcuno «è uscita stamattina, quando nemmeno era stata ancora presa».
Ma come dice il presidente della Confindustria e della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, «ce n’è una ogni ora. Aspetto che si capisca qualcosa».
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