L’Archivio

L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per Ottobre 2006

NUCLEARE: COREA NORD DISPONIBILE A RIPRESA COLLOQUI

Pubblicato da Jake su 31 Ottobre 2006

Fonti ufficiali americane hanno reso noto che la Corea del nord ha accettato di tornare al tavolo dei negoziati a sei sul dossier nucleare di Pyongyang.  Le fonti hanno precisato che il “sì” nordcoreano è avvenuto durante un incontro a Pechino tra il capo negoziatore Usa Cristopher Usa e il suo omologo nordcoreano Kim Kwe-Gwan. All’incontro era presente anche il capo negoziatore cinese. I negoziati a sei (le due Coree, gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone e la Russia) di Pechino sul dossier nucleare di Pyongyang sono interrotti da oltre un anno.La crisi è precipitata dopo il primo test atomico effettuato dalla Corea del nord lo scorso 9 ottobre e le sanzioni approvate successivamente dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le fonti americane hanno affermato di attendersi che i negoziati a sei possano riprendere entro la fine dell’anno, precisando però che le sanzioni adottate dall’Onu continueranno a restare in vigore.

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Arresti per sfruttamento prostituzione tra Toscana ed Emilia

Pubblicato da Jake su 29 Ottobre 2006

Undici persone sono state arrestate e 84 denunciate in un’operazione dei carabinieri di Massa contro la prostituzione. Le accuse sono associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e allo sfruttamento della prostituzione.
L’operazione, denominata ‘Follie’, è stata condotta in sei province fra Toscana ed Emilia Romagna. Sequestrati due locali notturni, computer, 50 mila euro in contanti e documentazione varia.

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Scuola araba, scontro a distanza Moratti-Fioroni

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

La scuola araba di via Ventura a Milano resta chiusa. E le istituzioni giocano a scaricarsi le responsabilità le une con le altre. Se, infatti, il sindaco di Milano Letizia Moratti ha fatto sapere di essere ancora in attesa di «chiarimenti» da parte del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni (non vi è ancora alcun documento con il quale vengono spiegati i requisiti richiesti per l’apertura delle scuole straniere), da Roma il governo se ne lava le mani e scarica tuto sulle spalle della direzione scolastica regionale (che, però, dipende direttamente dal ministero).
Aperta con un blitz, la scuola era stata chiusa attraverso un’ordinanza prefettizia perchè senza i requisiti necessari. In modo particolare i locali non erano a norma e quindi i vigili del fuoco non erano stati in grado, fino a qualche giorno fa di consegnare alcuna relazione positiva agli uffici tecnici di palazzo Marino ai quale spetta dare il via libera per l’utilizzo dello stabile. Ora il Comune il plico sarebbe arrivato ma lo studio delle carte risulterebbe essere più difficoltoso del previsto. Tanto più che secondo il sindaco mancherebbero anche le autorizzazioni sia del ministro Fioroni che del direttore scolastico regionale Mario Giacomo Dutto. Nessuna risposta è stata data anche in merito ai numero minimo di giorni di lezione da svolgere previsti dalla legge. La norma vorrebbe siano 200 e, come è ovvio, aprendo solo ora l’istituto di via Ventura difficilmente riuscirebbe a garantire le ore di studio adeguate. Arcano che può essere svelato solo dal ministro in persona che ha inviato una lettera al sindaco a Letizia Moratti.
«Mi permetto di ricordarLe che la competenza relativa agli aspetti connessi con l’eventuale riconoscimento e la generale vigilanza delle scuole straniere autorizzate a funzionare nel nostro Paese fa capo al Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale nel cui territorio la scuola è ubicata, per effetto della delega stabilita con provvedimento ministeriale prot. n.151 del 13 gennaio 1999. Nel caso della scuola di Via Ventura, segnalo che nessuna preclusione questo Ministero ha posto alla autorizzazione al funzionamento, nè, in via di principio, ritiene di formulare osservazioni ostative, una volta accertata l’esistenza dei requisiti richiesti dal vigente quadro normativo di riferimento», esordisce Fioroni nella lettera. «In realtà, come fatto presente dal Direttore dell’Ufficio scolastico regionale, con la lettera del 10 ottobre 2006, l’istanza presentata in data 4 maggio c.a. ha avuto risposta negativa in quanto -sottolinea Fioroni- la medesima non era corredata dalla documentazione necessaria che, ancor oggi, risulta carente della certificazione relativa alla agibilità ed idoneità dei locali, certificazione di competenza degli Uffici Tecnici del Comune».
«Non appena saranno realizzate positivamente tutte le condizioni necessarie per il corretto funzionamento dell’Istituzione scolastica, l’Ufficio scolastico regionale potrà determinare circa l’apertura della scuola, non essendo peraltro prevista, da parte dello stesso, la possibilità di un esame di merito relativo ad eventuali valutazioni di opportunità non consentite dalla legge -ricorda Fioroni- che è uguale per tutti». «Quanto, infine, alla possibilità che i tempi di definizione della procedura formale non consentano di realizzare l’obbligo di impartire il numero minimo di 200 giorni di lezioni, si fa presente che l’autorità regionale cui compete la definizione del calendario scolastico potrà consentire soluzioni che garantiscano l’assolvimento di tale obbligo, prorogando, eventualmente, il termine delle attività didattiche stabilito dal calendario scolastico per l’anno scolastico 2006/2007. In ogni caso -conclude Fioroni- tale valutazione sarà successiva al vostro nulla-osta che ancora attendiamo e che, siamo certi, non essere subordinato, nè nel tempo necessario ad esprimerlo nè nel suo esito, alla modalità di applicazione della clausola di cui sopra».

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La missione Nato in Afghanistan fa una strage di civili

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

Dopo la pubblicazione l’altro giorno delle foto di alcuni militari tedeschi che giocavano con un teschio, sorge un’altra brutta ombra sulla missione afgana della Nato. Almeno 60 civili sarebbero rimasti uccisi in Aghanistan nelle operazioni condotte dalla Nato nel sud del Paese nei giorni scorsi: lo hanno riferito fonti governative e un testimone. Secondo Bismallah Afghanmal, consigliere provinciale di Kandahar, i raid delle forze dell’Alleanza Atlantica avrebbero fatto tra gli 80 e gli 85 morti. Un testimone ha parlato di 60-70 vittime, mentre una fonte governativa che ha chiesto di non essere citata ha parlato di almeno 60 morti. In maggioranza sarebbero donne e bambini.
Le Nazioni Unite chiedono un’inchiesta: «La missione delle Nazioni Unite di assistenza in Afghanistan è molto preoccupata dalle notizie che un gran numero di civili possa essere morto durante operazioni militari», ha detto l’Unama, la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan. «La salvaguardia e il benessere dei civili devono sempre venire per primi e ogni vittima civile è inaccettabile, senza eccezioni», afferma il documento.
Mark Laity, rappresentante civile della Nato nel paese, ha espresso profondo rammarico per la strage, ma ha attribuito la responsabilità di quanto accaduto ai talebani, che per proteggersi si nascondono tra la popolazione. «Il fatto che loro usino i civili come una sorta di scudi umani ci rende il compito molto difficile – ha sottolineato – ma questo non ci impedisce di compiere ogni sforzo per ridurre al minimo» le perdite tra i civili.
Intanto l’Isaf ha dato notizia dell’uccisione di 48 militanti negli scontri nel distretto di Panjwayi, definendo “credibili” le informazioni su vittime civili, anche se ha detto di essere a conoscenza solo del ferimento di quattro persone.
Il parlamento di Berlino e il governo di Kabul hanno espresso ieri parole di condanna per le foto choc di militari della Bundeswehr in Afghanistan che scherzano con un teschio umano, apparse sulla Bild. «Persone che si comportano così non appartengono alle Forze armate», ha ribadito il ministro della Difesa tedesco, Franz Joseph Jung, nel corso di un dibattito parlamentare, precisando che i sei responsabili sono stati individuati, che «quattro di loro non fanno più parte dell’esercito e gli altri due saranno severamente puniti«.
Nel sottolineare la “profonda tristezza” del governo e del popolo afgano riguardo all’accaduto, il ministero degli Esteri di Kabul in una nota «condanna con forza questa azione diretta contro i valori islamici e le tradizioni afgane». A livello locale non vengono comunque segnalate reazioni di protesta contro le foto. In Afghanistan sono dislocati circa 2.800 soldati tedeschi che fanno parte della forza multinazionale Isaf.
Il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, intervistato da Panorama nel numero oggi in edicola, ha dichiarato che «ci vorranno molti anni per rimettere in piedi l’Afghanistan». «Dobbiamo investire quanto possiamo, e il più rapidamente possibile, per mostrare agli afgani che le cose venno meglio e andranno meglio. Dell’Italia Scheffer dice che «è uno dei principali attori in Afghanistan, un alleato chiave».

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Bush dà il via libera al muro anti-clandestini

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

Un muro lungo 700 miglia (circa 1.126 chilometri) separerà gli Stati Uniti dal Messico. Il presidente americano George W. Bush ha dato ieri il via libera alla legge che lo istituisce. Con la firma del decreto, avvenuta in una cerimonia solenne davanti alle telecamere, Bush fornisce ai repubblicani uno strumento per sottolineare, in piena campagna per le elezioni di mezzo termine del 7 novembre, il loro pugno duro nei confronti dell’immigrazione clandestina.
Dopo mesi di discussione alla Camera dei Rappresentanti, la costruzione del muro, che copre un terzo della frontiera, pari a 1.200 miglia, è stata approvata al Senato di Washington lo scorso 29 settembre, con 80 voti contro 19, con diversi voti a favore dei democratici in minoranza. Il presidente del Messico, Vincente Fox, che passerà le consegne il prossimo 1 dicembre a Felipe Calderon, ha passato gli ultimi sei mesi del suo mandato presidenziale a trattare con la controparte americana per ottenere un nuovo programma per l’immigrazione, chiedendo il riconoscimento della cittadinanza per i milioni di messicani che lavorano negli Usa da irregolari. E, senza mezzi termini, Fox ha parlato di «muro della vergogna».
Durante la cerimonia Bush ha sottolineato che «purtroppo gli Stati Uniti negli ultimi decenni non sono stati in grado di controllare completamente i propri confini» e che «l’immigrazione illegale è in crescita». Si calcola che attualmente in territorio americano si trovino 11-12 milioni di clandestini. «Abbiamo la responsabilità – ha detto Bush – di rendere i sicuri i nostri confini» e la costruzione della barriera rappresenta «un passo importante per conseguire tale obiettivo».
Con la firma di questo provvedimento il presidente spera di “rianimare” il partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato che devono rinnovare gran parte del parlamento e che potrebbero consegnare la maggioranza ai Democratici, dati per favoriti soprattutto per le “disavventure” americane in Iraq.
Intanto il Messico si indigna. Alla vigilia della firma che autorizza il provvedimento, è arrivata anche una dichiarazione sottoscritta da altri 27 stati, che afferma come «la costruzione di muri non favorisce l’adeguata attenzione alla problematica migratoria nè riconosce il contributo storico dei lavoratori migranti nei paesi di arrivo». Tra i firmatari del documento, presentato all’Oea (Organizzazione degli stati americani), c’è preoccupazione per «una misura unilaterale contraria allo spirito di comprensione che deve caratterizzare l’approccio ai problemi comuni tra paesi vicini». In tema di immigrazione, viene sottolineato, «si deve tenere conto dei suoi molteplici aspetti per trarre il massimo profitto dai benefici e ridurre al minimo gli effetti negativi, sulla base del rispetto dei diritti umani». Ad esprimere solidarietà al Messico, in particolare, Argentina, Barbados, Belice, Bolivia, Brasile, Colombia, Costa Rica, Cile, Ecuador e El Salvador.
Il ministro degli Esteri messicano, Luis Ernesto Derbez, non ha esitato ad affermare che la cerimonia alla Casa Bianca per la firma della legge che autorizza la costruzione del muro al confine con il Messico è uno «show» a fini esclusivamente elettorali. Esprimendo frustrazione «tremenda» e tristezza per l’ok alla barriera che verrà costruita nonostante cinque anni di negoziati, il ministro intervenendo alla radio ha spiegato che non resta altro che accettare la decisione, ma insistere anche per una riforma integrale delle norme sull’immigrazione americane. Confidando che il “muro” non verrà innalzato perché l’investimento necessario non è una «bazzecola», Derbez ha ribadito l’impegno del presidente uscente Vicente Fox, fino all’ultimo giorno del suo mandato, per ottenere dagli Usa una riforma dell’immigrazione. In effetti non è noto con precisione quanti fondi saranno destinati da Washington alla costruzione della barriera, che prevede anche sofisticati sistemi tecnologici, fra cui telecamere e sensori super sensibili, oltre a strade e altre infrastrutture.

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Assalti armati terrorizzano le banlieue

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

Tornano a bruciare le banlieue parigine, alla vigilia del primo anniversario dell’inizio degli scontri che per tre settimane misero a ferro e a fuoco le periferie delle principali città francesi. Nella notte di mercoledì bande di giovani, la maggior parte di origine africana o araba, armati e con il volto coperto, hanno dato alle fiamme due autobus.
Il primo episodio è avvenuto a Bagnolet, nella zona di Seine Sant-Denis, dove lo scorso 27 ottobre erano scoppiati i moti che sfociarono nella rivolta delle periferie in molte zone della Francia. A Bagnolet una decina di ragazzi, con armi in pugno, hanno assaltato un bus della linea 122 e intimato ai passeggeri di scendere, prima di incendiarlo.
Il secondo episodio è avvenuto a Nanterre, alla periferia ovest di Parigi, dove un gruppo di giovani ha buttato del liquido infiammabile su un autobus della linea 258, dove si trovava una decina di persone, che ha fatto appena in tempo a scendere, prima che il mezzo venisse avvolto dalle fiamme. In preda al panico alcuni passeggeri hanno infranto i vetri dell’autobus per fuggire. Nessuno è tuttavia rimasto ferito. Dopo le violenze gli autori delle aggressioni sono riusciti a scappare.
Le autorità hanno parlato di «premeditazione» e, nel caso dell’episodio di Nanterre, hanno avanzato l’ipotesi di una «rappresaglia» per le indagini condotte su due giovani di 13 e 18 anni sospettati di aver appiccato incendi a Grigny, nell’Essonne.
Secondo una fonte locale, infatti, due giorni fa a Grigny, «una cinquantina di persone hanno lanciato dei sassi contro delle vetture in movimento» e partecipato ad atti di teppismo. In particolare, riferisce la fonte, è stata presa di mira un’auto della polizia che non è però stata colpita. Successivamente alcuni giovani «hanno tentato di assumere il controllo di un autobus» protetto dalle forze dell’ordine.
Episodi di vandalismo si sono verificati anche a Athis-Mons dove tre persone, con il volto coperto da un passamontagna, sono salite su di un autobus e dopo aver intimato ai passeggeri di scendere, hanno lanciato una bottiglia molotov contro il veicolo. In seguito agli episodi la società dei Trasporti pubblici dell’Essonne aveva comunicato la decisione di interrompere l’attività di 17 linee di autobus.
Anche la compagnia Ratp ha fatto sapere che «prenderà in considerazione misure di deviazione dei tragitti» di alcune linee al fine di evitare i quartieri sensibili.
Intanto François Saglier, direttore del dipartimento autobus della compagnia dei trasporti parigini, ha definito l’accaduto come «insopportabili atti di violenza» precisando che ciascuno dei veicoli distrutti costa 200mila euro.
In una conferenza, il primo ministro Dominque de Villepin ha sottolineato la «determinazione senza esitazioni» del suoi governo a combattere le violenze ma anche l’intenzione di proseguire con la sua «politica a sostegno di questi quartieri».
Le rivolte nelle banlieue francesi e in particolare nelle periferie parigine scoppiarono il 27 ottobre 2005. In tre settimane furono date alle fiamme almeno 10.000 vetture, fra cui anche autobus, “volanti” della polizia e autobotti dei vigili del fuoco; decine gli edifici pubblici danneggiati. In alcuni casi vi sono stati scontri che hanno visto fronteggiarsi diverse centinaia di persone tra polizia e giovani dei quartieri periferici metropolitani, quelli a rischio per l’alta percentuale di immigrati non integrati e di disadattati in genere.
Si sono anche verificati episodi di assalti con armi da fuoco, ed in particolare nel sobborgo a sud di Parigi di Grigny (Essonne) i rivoltosi hanno usato pistole e fucili ferendo 30 poliziotti, tre dei quali seriamente.
Le autorità hanno parlato di «premeditazione» e di una «rappresaglia» per le indagini condotte su due giovani di 13 e 18 anni sospettati di aver appiccato incendi. Ciascun mezzo costava 200mila euro

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La Russia blocca l’embargo all’Iran

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

La Russia boccia la bozza di risoluzione delle Nazioni Unite sull’Iran presentata da tre Paesi europei, sostenendo che «non corrisponde agli impegni su cui si erano accordati i sei Paesi» (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina e Germania). «Il nostro obiettivo – ha commentato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, citato dall’agenzia di stampa Interfax – è di eliminare il rischio che tecnologie sensibili finiscano nelle mani dell’Iran fino a quando l’Aiea non avrà chiarito le sue richieste, mantenendo contemporaneamente aperti tutti i possibili canali di comunicazione con l’Iran». «In proposito – ha aggiunto il capo della diplomazia di Mosca – mi pare che la bozza di risoluzione chiaramente non corrisponde agli impegni su cui era stato raggiunto l’accordo tra i sei». Il testo presentato ieri da Francia, Germania e Gran Bretagna chiede di «impedire la fornitura, la vendita o il trasferimento» di qualsiasi materiale possa essere utilizzato per i programmi nucleari e di sviluppo dei missili balistici. In pratica una risoluzione simile a quella relativa alla Corea del Nord.
Ma la bozza di risoluzione sull’Iran non piace nemmeno (per motivi opposti) agli Stati Uniti, che la considerano “troppo debole” nei confronti di Teheran. Lo ha scritto ieri il Washington Post, sottolineando che l’amministrazione Bush sarebbe scontenta in particolare per l’“eccezione Bushehr”, l’impianto nucleare alla cui costruzione lavorano i russi e che verrebbe escluso dall’embargo.

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I calzaturieri cinesi denunciano l’Ue

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

Cinesi sul piede di guerra contro l’Unione Europea. E’ già pronta una denuncia sull’imposizione delle tariffe antidumping del 16,5% nei confronti dei calzaturifici d’Oriente che esportano nella Comunità. Il Gruppo Aokang, spalleggiato dal Ministro del Commercio cinese, ha deciso di ricorrere alla Corte di Giustizia del Lussemburgo per chiedere l’abolizione dei dazi, perché «ledono i diritti legittimi delle imprese». «La decisione dell’Ue contravviene ai principi della Wto» ha detto il portavoce del gruppo Aokang, il secondo nel Paese, che sostiene «di essere stato gravemente danneggiato dalla decisione presa in Europa».
Ogni anno Aokang fabbrica 13 milioni di paia di scarpe, di cui il 20% è commercializzato all’estero. «Per noi la cosa più importante è utilizzare l’arma della legge per proteggere i nostri diritti ed interessi. A prescindere dalla durata e dalle difficoltà del processo, siamo fiduciosi di poter arrivare alla sua fine, con una vittoria». Da “carnefice” di un mercato ormai distrutto, la Cina si sente “vittima” di un tributo protezionistico che l’Ue ha dovuto prevedere per salvaguardare la qualità e la redditività delle proprie imprese, quelle che pagano la manodopera a cifre notevolmente maggiori rispetto ai concorrenti di Pechino.
Eppure i cinesi negano l’evidenza: «È impossibile che le nostre imprese vendano i prodotti sottocosto; il nostro governo non ha mai offerto sussidi», ha aggiunto il portavoce del Ministero del Commercio. «Le misure antidumping ci danneggiano e nei prossimi due anni l’esportazione delle calzature cinesi nell’Ue si ridurrà di più del 40%, per questo dobbiamo agire energicamente», hanno tuonato all’unisono.
Il dazio antidumping sulle scarpe è stato istituito lo scorso 7 ottobre da Bruxelles; in un primo tempo i cinesi l’avevano digerito, stimando un calo delle esportazioni del 10% («Non siamo sorpresi – aveva commentato il giorno stesso Xu Hongzhen, vicedirettore generale del gruppo Wenzhou, un altro colosso del settore – non è la prima volta»). Dopo appena venti giorni, hanno rifatto i conti, rendendosi conto che la misura adottata avrebbe portato ad una riduzione quattro volte superiore, così sono scesi sul piede di guerra incaricando «il miglior avvocato di Pechino».
Come se non bastasse ecco anche l’antico detto cinese. Zhou Yahoua, vicepresidente della Dongyi, sentenzia: «Se le smuovi le pietre ti possono rotolare sui piedi». Ciò significa: «Anche se le misure antidumping sono un colpo per le industrie calzaturiere cinesi, i negozianti e i consumatori dell’Ue sono vittime delle decisioni dell’Unione».
Intanto il gruppo Aokang ha annunciato un piano di investimenti per 130 milioni di dollari, per costruire un grande impianto manifatturiero a Chongqing. «Il basso costo del lavoro e il grande mercato della Cina occidentale – spiega il presidente di Aokang, Wang Zhentao – non possono essere ignorati dall’azienda nel suo sviluppo».
Proverbi cinesi a parte, non si capisce se questi imprenditori con gli occhi a mandorla siano effettivamente preoccupati dello sviluppo del mercato calzaturiero o se hanno paura per la riduzione significativa dei loro introiti. Proviamo a suggerire un detto napoletano: “A cà nisciun è fess”.

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Bonus anti-clandestino ai vigili virtuosi

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

«Contro la Cgil agiremo per vie legali». Oscar Lancini, sindaco di Adro, piccolo Comune in provincia di Brescia, proprio non ne vuole sapere di incassare in silenzio le accuse della Camera del Lavoro contro il bonus di 500 euro che il Comune conferirà ai vigili per ogni cittadino extracomunitario irregolare accompagnato in questura. Un provvedimento che risale al 4 agosto scorso e che prevede, appunto, venga «erogato un bonus da 500 euro per ogni extracomunitario clandestino accompagnato in forma coatta in questura a seguiro di accertata violazione sulla legge Bossi-Fini. E/o per ogni accertata violazione delle disposizioni imposte dal tribunale con decreto di divieto di avvicinamento o allontanamento dal territorio di Adro. L’importo massimo stanziato per l’anno 2006 è di 2 mila euro».
Un’assoluta novità per contrastare l’immigrazione clandestina e per incentivare la polizia municipale a non abbassare mai la guardia, anche se Adro, ha spiegato il sindaco, è un paese tranquillo, 6.905 abitanti di cui 484 immigrati. Ma se in un primo momento tutti parevano aver accolto positivamente il progetto, sottoscritto il 4 agosto scorso da Cisl, Uil e Cgil , qualche giorno fa è scoppiata la polemica. La Cgil-Funzione pubblica di Brescia è scesa in piazza distribuendo un volantino per denunciare la «taglia per la caccia all’extracomunitario», «il sistema Far West», l’istigazione all’odio razziale. Per non parlare delle accuse di xenofobia rivolte al primo cittadino leghista, eletto nel 2004 che sono state rimandate al mittente.
«La Cgil sostiene di non aver mai letto questo progetto: sono bugie – ha detto Lancini -. L’ultima settimana di luglio, qualche tempo prima dell’accordo di produttività è stata fatta un’assemblea sindacale nella quale la referente del sindacato criticò fortemente il provvedimento. Erano tutto perfettamente a conoscenza del progetto. Il sindacato sta solo facendo politica. Non posso pensare che abbia firmato dei documenti senza nemmeno leggerli, se fosse così direi ai tesserati di aprire gli occhi e di prendere provvedimenti». Non solo, se da una parte la Cgil critica il progetto sostenendo che verrebbe meno «la figura del vigile», il sindaco non si capacita di come non venga sollevata alcuna obiezione ad un altro bonus, quello, sempre di 500 euro, previsto per l’arresto il flagrante di uno spacciatore.
Polemica a parte l’idea di un bonus per la polizia municipale è venuta al sindaco dopo un episodio che risale a qualche mese fa.
«Due agenti durante una normale uscita sul territorio hanno fermato uno spacciatore nordafricano senza documenti, clandestino, con procedimenti penali che hanno fatto scattare la procedura prevista dalla Bossi-Fini – ha raccontato Lancini . – Hanno dovuto stargli addosso una sera, una notte e un giorno interi oltre al normale turno di lavoro. Lo prevede la legge. Non si può consegnare il fermato a polizia e carabinieri, bisogna tenerlo in custodia durante l’iter: attesa notturna, fotosegnalazione, impronte, verbali. già sono stati fortunati. Intanto, però, passano le giornate e chi paga gli agenti? Gli straordinari non bastano e la finanziaria non aiuta. Abbiamo deciso per i bonus di produttività a progetti specifici».
Lancini, alla guida di poco più di 6900 cittadini si definisce un «sindaco di campagna», conscio del fatto di non doversi scontrare con particolari problemi di sicurezza pubblica. Anche se, ricorda, «quando ci siamo insediati, nel giugno 2004, la situazione era diversa: risse e spaccio erano all’ordine del giorno. Ora i problemi più grossi sono stati risolti. E con questo progetto anche l’immigrazione non sarà un problema.

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“Assolte” le vignette di Maometto

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

Le vignette satiriche danesi sull’Islam e su Maometto, per le quali i musulmani di mezzo mondo hanno a messo a ferro e fuoco ambasciate e uffici di rappresentanza, non sono né offensive né ostili alla religione islamica. La magistratura danese, senza dare pericolose interpretazioni sul significato della legge, come invece capita purtroppo spesso qui da noi, è stata adamantina nel tutelare prima di tutto la libertà individuale di opinione e di espressione, anche quando tra minacce e azioni violente può essere addirittura messa a repentaglio la propria incolumità come Stato. E non ha scelto la via più comoda dell’accontentare la lobby avversaria che chiedeva una condanna esemplare.
È stato prosciolto, nel tribunale di Aarhus (cittadina del centro del Paese), dalle accuse di diffamazione dell’Islam il direttore del giornale danese che un anno fa per primo pubblicò le vignette satiriche sul profeta Maometto che in seguito provocarono proteste in tutto il mondo islamico. Erano state sette organizzazioni islamiche danesi ad avviare il procedimento civile per diffamazione contro Charsten Juste, direttore del Jyllands-Posten, e contro il caporedattore della pagina culturale, Flemming Rose, dopo che lo scorso marzo il procuratore generale danese aveva stabilito che non esistevano i termini per incriminare i responsabili del giornale in base alla severa legge del Paese contro il razzismo e la blasfemia.
I querelanti reputavano invece tali disegni come «un attentato all’onore dei credenti», perché «rappresentavano il profeta Maometto come un guerrafondaio e un criminale», stabilendo così una linea chiara di connessione tra «Maometto, la guerra e il terrorismo».
In verità, fra le dodici vignette pubblicate, solo un paio potevano essere definite con queste caratteristiche, anche se presentate in maniera non spregiativa. E per i primi tempi dopo la loro pubblicazione il 30 settembre 2005 erano passate pressoché inosservate. La marea di proteste da parte del mondo islamico è incominciata invece solo tra gennaio e febbraio di quest’anno. Complici anche le dicerie sul fatto che le vignette in questione sarebbero state ben più ingiuriose: del tipo il profeta raffigurato come un maiale e cose del genere. E così in diversi Stati dove la maggior parte della popolazione è musulmana i manifestanti – la stragrande maggioranza dei quali quelle vignette non le avevano certo mai viste – sono scesi in piazza per assaltare le sedi diplomatiche danesi e occidentali in genere.
Alcune manifestazioni sono state organizzate anche in diverse capitali europee, come Londra. Qui non si sono verificati episodi di violenza, anche se diverse persone hanno utilizzato questo genere di manifestazioni per esprimere il proprio odio nei confronti della società occidentale, esponendo cartelli contro l’intera Europa.
Ha espresso naturalmente «disappunto» per la sentenza il portavoce della Società islamica danese, Kasem Said Ahmad, che ha dichiarato di non capire una decisione che di fatto permette «di offendere i sentimenti delle minoranze in Danimarca». E ha annunciato che la Società presenterà ricorso all’Alta Corte.
Juste si è detto invece non sorpreso della sentenza: «qualsiasi decisione diversa dall’assoluzione – ha spiegato il direttore – sarebbe stato un disastro per la libertà di stampa e la possibilità per i media di svolgere il proprio ruolo in una società democratica».

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«Senza velo? Non si lamentino delle violenze»

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

Le donne che non indossano il velo sono come la «carne esposta», non si lamentino se vengono violentate. Sono le parole di Sheikh Taj el-Din al-Hilali, il più influente leader religioso islamico in Australia, che hanno causato proteste e condanne in tutto il Paese, nonostante le successive precisazioni secondo cui il riferimento era all’infedeltà coniugale. «Se esponi la carne, e arrivano i gatti e la mangiano, di chi è la colpa? Dei gatti o della carne esposta? – ha tuonato Sheikh Hilali durante un sermone a Sydney – Il problema è la carne esposta. Se lei fosse nella sua stanza, a casa sua, con indosso il velo, non ci sarebbe alcun problema».
Giudizio che hanno scatenato numerose polemiche in Australia, ma non solo. Immediata è stata la replica del premier australiano, John Howard, che ha definito «disgustose» le parole del leader islamico: «L’idea che la colpa degli stupri sia delle donne è assurda».
Tra l’altro, secondo Sheikh Hilali sono da condannare anche le donne che ancheggiano troppo e quelle che si truccano, è il loro comportamento a istigare alla violenza sessuale. «Poi si trova un giudice senza clemenza, e ti dà 65 anni», commenta. Il riferimento è a un gruppo di libanesi australiani, responsabili sei anni fa a Sydney di una serie di stupri, per i quali sono stati condannati a decine di anni di carcere.
Dinanzi alle proteste, un portavoce del leader islamico – già noto per i suoi commenti sugli attacchi dell’11 settembre, «opera di Dio contro gli aggressori» – ha cercato di correggere il tiro, sostenendo che le parole di Sheikh Hilali sono state prese fuori dal contesto e che lui si riferiva all’infedeltà. L’intero sermone, infatti, secondo le sue spiegazioni, era diretto agli uomini e alle donne che hanno relazioni extraconiugali e che segnalerebbero la loro disponibilità con un abbigliamento appariscente.
Peccato che il valore che l’islam riconosca alla donna sia ormai ben noto a tutti. E le parole dell’imam di Sydney non fanno altr che confermare la continua mancanza di rispetto che i figli di Allah nutrono nei confronti del gentil sesso che dovrebbe, almeno per i più integralisti, passare la vita bardata sotto il burqa.

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Cittadinanza breve? 1 milione di domande.

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

Il Governo Prodi conferma la propria intenzione di dimezzare il tempo necessario ad acquisire la cittadinanza. Se la legge fosse già in vigore, gli immigrati che avrebbero diritto a conseguire la nazionalità sarebbero un milione e duecento mila. Tanti, infatti, sono gli stranieri che hanno già alle spalle cinque anni di soggiorno. È chiaro, tuttavia, che questo milione e duecentomila di nuovi italiani sarebbe la cifra base di una moltiplicazione. La concessione della cittadinanza, infatti, aprirà la strada a un enorme flusso di ricongiungimenti familiari. Se il ddl non cambierà forma arriveranno nel nostro Paese le mogli del nuovo italiano (non si sa se una sola o tutte) e tutti i figli che non hanno ancora raggiunto la maggiore età. Il Governo, oltretutto, medita di assegnare la cittadinanza a chiunque nasca sul suolo italiano. Ogni donna marocchina, perciò, genererebbe quattro nuovi italiani. Italiani musulmani.

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I numeri dell’immigrazione

Pubblicato da Jake su 27 Ottobre 2006

Numero immigrati: 3milioni e 35mila immigrati regolari, il 5,2% della popolazione.
Previsto un aumento annuale di almeno 300.000 unità, il raddoppio è prevedibile entro 10 anni.
Nel 2005 i figli di genitori entrambi stranieri sono stati 52.000, 1 ogni 10 nuovi nati.
I minori figli di cittadini stranieri sono complessivamente 486.000 e di essi il 56% è nato in Italia.
In media il numero di figli per donna straniera (2,4) è doppio rispetto a quello delle donne italiane.
Le marocchine sfornano in media 4 figli.
La popolazione straniera è concentrata per il 70% nella fascia d’età 15-44 anni (mentre solo il 47,5% degli italiani si colloca in quella fascia)
Gli immigrati sono distribuiti per il 59,5% al Nord, 27% al Centro e 13,5% nel Meridione.
Il 33% degli stranieri che risiedono nel nostro Paese sono di religione musulmana.
Su 10 stranieri, 5 sono europei, 2 africani, 2 asiatici e 1 americano. I principali gruppi dell’area europea sono l’albanese, l’ucraino e il polacco. Tra gli africani, invece, la comunità più consistente è la marocchina mentre tra gli asiatici prevalgono nettamente cinesi e filippini.
Il 91% possiede un cellulare, l’80% ha il televisore, il 55% l’automobile, il 22% un pc e il 75% ha sufficiente denaro per poterne inviare una quota nel paese di origine. Quasi il 15% delle persone che nel 2005 hanno acquistato una casa, inoltre, era di origine straniera.
Delle 550 mila denunce presentate contro persone note nel 2005, quelle contro cittadini stranieri sono state in media solo il 21,3%. I valori tuttavia si alzano parecchio nel Nord, raggiungendo in almeno quattro grandi città, e cioè Bologna, Verona, Firenze e Padova, la soglia del 40%.

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«Noi, soffocati dal regime»

Pubblicato da Jake su 26 Ottobre 2006

Soffocati da regole rigide e anacronistiche. Questa la situazione dei giovani in Arabia Saudita. Lo racconta, sul suo sito e in un’intervista alla Reuters, un blogger di Riyad, Ahmed al-Omran, alias “Saudi Jeans“. L’Arabia Saudita – racconta – sarà forse uno stato modello per i potenti religiosi che supervisionano la stretta applicazione della sharia (o legge islamica) nella società, ma per i giovani le scelte sono grigie e i ragazzi sono sempre più annoiati in un Paese che non può dar loro lavoro e che limita rigorosamente le loro libertà personali.

«Guardiamo film e telefilm dall’estero – spiega Ahmed – e diciamo “perché siamo diversi, perché non possiamo vivere come loro?“. Ok, siamo un po’ diversi, abbiamo le nostre tradizioni e i nostri stili di vita, ma non vediamo grandi differenze, specie se paragonati a Paesi vicini, come Bahrein o Kuwait».

In Arabia Saudita, le rigide regole di segregazione comprendono che non ci siano cinema, che le donne non possano guidare, che gli uomini soli spesso non possano entrare nei centri commerciali e che i caffè alla moda, diventati molto popolari nelle grandi città, siano locali soltanto per uomini. Nessuna di queste restrizioni è in vigore nei Paesi limitrofi del Golfo arabo, culturalmente simili ai sauditi. Nella città di Jeddah, relativamente liberale, ci sono alcuni caffè con clientela promiscua e accessi facili nei centri commerciali. Se vuole provare l’emozione di andare al cinema, Ahmed dice che deve prendere l’auto e andare nel vicino Bahrein, meta di molti sauditi che nei fine settimana sfuggono alle restrizioni morali imposte dagli islamici allo Stato, dove le regole religiose sono al di spora di tutto.

«I single non possono entrare nei centri commerciali, riservati alle famiglie e alle donne. Per i giovani (maschi) è frustrante. Cosa facciamo? Al massimo andiamo al caffè. Ma è così noioso», dice Ahmed seduto in uno dei bar allineati in molte delle strade principali di Riyad. «Non ci sono più posti di lavoro statali e devi cercarti un impiego che ti si addica. La gente non è affatto abituata a farlo, sono abituati a avere i loro lavori comodi e vogliono che quell’epoca ritorni. Bene, non ritornerà», dice ancora Ahmed, che sul suo blog scrive in arabo e inglese, mescolando riflessioni su temi politici e sociali con osservazioni sulla vita di tutti i giorni. In rete non ci sono più di 500 blogger sauditi e sono diventati drasticamente divisi tra giovani riformisti e tradizionalisti, Ahmed è emerso nella comunità informatica saudita per i suoi punti di vista sulla società in continuo mutamento.

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Dopo Al-Qaeda anche i Talebani pronti a colpire l’Europa

Pubblicato da Jake su 26 Ottobre 2006

I guerriglieri radicali afghani talebani, hanno trovato la “giustificazione” morale che d’ora in avanti permettera’ loro di compiere attentati terroristici in Europa non solo nei confronti di uomini politici ed alti esponenti sociali, bensi’ e soprattutto nei confronti di persone comuni al fine di vendicarsi dell’invasione che nel 2001 segno’ la caduta del loro regime in Afghanistan. Evidentemente le leggi della vendetta vengono dedotte in maniera elementare dalla stessa idea della democrazia.
In un’intervista esclusiva rilasciata all’emittente satellitare britannica “Sky News”, e piu’ precisamente alla giornalista Alex Crawford, che lo ha intervistato in una localita’ segreta in una regione al confine tra l’Afghanistan ed il Pakistan, il mullah Mohammed Amin, un comandante della guerriglia afghana, ha dichiarato che “il terrorismo contro le persone comuni in Europa e’ giustificato perche’ sono loro che hanno votato i governi che hanno mandato gli invasori stranieri. Loro sono venuti nelle nostre case ed hanno attaccato le nostre donne ed i nostri bambini”. “Ci sono le persone comuni dietro a tutto cio’ – ha continuato il mullah Amin – e noi non le risparmieremo. Le uccideremo e rideremo di loro, come loro ci uccidono e ridono di noi”.
Oltre ad Al-Qaeda dunque, un’altra minaccia incombe sull’Europa, dal momento che i talebani, per bocca di uno dei loro capi, sono fermamente intenzionati a compiere atti terroristici nelle maggiori citta’ europee. A differenza pero’ dei seguaci di Bin Laden che ricorrono prevalentemente ai kamikaze, i talebani non sono intenzionati a sacrificarsi in nome di Allah, preferendo il cosiddetto “modello di Baghdad”, cioe’ bombe e mine attivate a distanza e fatte esplodere in luoghi affollati. “Sono la nostra tattica migliore”, ha dichiarato a proposito il mullah Amin.

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Prodi accelera: riforma delle pensioni

Pubblicato da Jake su 25 Ottobre 2006

Dopo le tasse verranno le riforme, è la promessa di Romano Prodi. Non subito, però: da gennaio, in quanto prima dovrà essere approvata la legge Finanziaria e il Parlamento ne sarà assorbito. Ma con l’anno nuovo verrà avviata la «fase due» della manovra, che comprenderà pure (rullo di tamburi) un intervento sulle pensioni. Ha detto testualmente il premier: «Si porrà mano alle riforme su cui ci siamo impegnati con sindacati e Confindustria, per cui anche all’attuazione del protocollo sulle pensioni». Sì, perché «quando si firma un protocollo dove si dice che entro il 31 marzo dobbiamo riformare, si obbedisce». L’annuncio di Prodi ha messo di traverso Rifondazione comunista. Se si tratta di alzare l’età pensionabile «per la platea vasta dei lavoratori», è insorto il segretario Franco Giordano, non se ne parla nemmeno. Né, ha soggiunto, il governo se la può cavare tutelando il solo «lavoro usurante». E’ vero che c’è un impegno ad affrontare l’argomento, ma «la discussione deve partire dall’aumento delle pensioni minime, perché lì c’è bisogno di un risarcimento sociale». Le bocche da fuoco bertinottiane sono entrate in azione, da Russo Spena ad Alfonso Gianni. E siccome i comunisti italiani non potevano sembrare distratti, Manuela Palermi (Verdi-Pdci al Senato) ha alzato la voce: «Non permetteremo mai che un governo di centrosinistra si accanisca contro i più poveri».

Proteste tanto scontate che molti si sono chiesti come mai il Professore abbia voluto scoprire in anticipo le carte sulle pensioni, a rischio di complicarsi la vita sabato, nel vertice coi leader di maggioranza sulla Finanziaria. Una risposta l’ha fornita lo stesso premier: è l’Europa che ce lo chiede, nella persona del commissario Ue Almunia, a Roma l’altro ieri. «Mi ha detto: attenzione che le riforme non possono essere lo sforzo di qualche mese, c’è bisogno di continuità… Almunia ha molto insistito sul rispetto del protocollo» con le parti sociali. L’annuncio sulle pensioni è volto a rasserenare i mercati dopo i declassamenti delle agenzie di rating, a placare gli osservatori internazionali, a calmare certi ambienti inquieti di Confindustria. Tommaso Padoa-Schioppa, davanti a una platea di banchieri a Berlino, ha messo in chiaro la direzione di marcia: «Nella nostra Europa che sta invecchiando, dire un piccolo no ai beneficiari delle pensioni di oggi significa dire sì ai loro nipoti». C’è un’altra ragione, trasparente, dell’uscita prodiana. Sabato i Ds gli avevano chiesto di cambiare passo e di accentuare in modo più netto il profilo riformista. Analogo messaggio era giunto da Francesco Rutelli. Prodi ieri ha timbrato la ricevuta di ritorno: il governo se ne farà carico, è il senso politico, colto immediatamente all’ombra della Quercia. Dalla segreteria Ds sono filtrati commenti positivi, sebbene Piero Fassino abbia preferito tenersi fuori, forse per non tirare la corda con Rifondazione. Analoga prudenza ha esibito la Margherita, dove c’è apprezzamento per la mossa di Prodi, ma senza spellarsi le mani.

Sull’altra sponda nessuno ha mostrato di prendere Prodi sul serio. Unica eccezione, Marco Follini, che però della Cdl non fa più parte, avendo fondato l’«Italia di mezzo». Passa dalla riforma delle pensioni, è opinione di Follini, «il nuovo patto di cui il Paese ha bisogno». L’ex compagno di tante battaglie, Pier Ferdinando Casini, è stato più sbrigativo: «Il tempo degli annunci è scaduto. Prodi avanzi una proposta, così parleremo di cose concrete». Stessa lunghezza d’onda, con qualche scetticismo in più, da Gianfranco Fini: «Prodi continua in annunci che non trovano riscontro nei fatti. La sua maggioranza gli impedirà qualunque ritocco». «Promesse da marinaio» per il portavoce berlusconiano, Paolo Bonaiuti. «Ha i suoi tutti contro», segnala l’azzurro Fabrizio Cicchitto. Icastico Giulio Tremonti: «Sulle pensioni Prodi ce la farà? Sì, come nel ‘98» (quando cadde). Lo scetticismo fa scuotere la testa a Bruno Tabacci, Udc di frontiera, e al radicale Daniele Capezzone, di frontiera anche lui (ma sul versante dell’Unione): «E’ rischiosa la logica dei due tempi», secondo Capezzone, «rinviando i problemi si finisce per subirli».

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Governo ko al Senato. La maggioranza in frantumi

Pubblicato da Jake su 25 Ottobre 2006

Doccia fredda per Romano Prodi. Il governo è stato battuto al Senato sul decreto legge sugli sfratti. L’Aula ha approvato con 151 sì e 147 no e nessun astenuto una pregiudiziale di costituzionalità presentata dall’opposizione. L’approvazione della pregiudiziale di costituzionalità, presentata da Forza Italia al decreto legge sugli sfratti comporta l’immediata cancellazione del provvedimento. L’Aula del Senato è stata sospesa dopo la bocciatura del governo ed è stata convocata una conferenza dei capigruppo. L’opposizione ha applaudito a lungo l’esito della votazione e ha chiesto, a più voci, al governo Prodi di prendere atto della sua crisi in Parlamento.

Esulta l’ex ministro leghista Roberto Calderoli: “Il Senato in tutta questa legislatura è stato come la trama del film ‘Il Cacciatore’, perché ogni giorno in cui si è votato il governo e questa maggioranza si sono dovuti sottoporre al gioco della roulette russa. Il fattore C e le desistenze mascherate di alcune parti dell’opposizione hanno fatto sì che fino ad oggi non avessero mai trovato il colpo in canna al momento di premere il grilletto. Statisticamente era evidente a tutti che prima o poi la pistola avrebbe fatto ‘bum’ e oggi di colpi dalla canna ne sono partiti due, uno sul decreto sugli sfratti e uno direttamente su Prodi, visto che gli assenti della maggioranza in questa occasione in Aula sono stati 11 e quindi non si tratta un incidente statistico di percorso ma della crisi del governo…”.Le assenze tra i senatori della maggioranza sono effettivamente un pericoloso campanello d’allarme per il premier. Anche perché il dl sugli sfratti non è certo un provvedimento secondario. Ormai dopo l’uscita di Fernando Rossi dal Pdci l’Unione dispone a Palazzo Madama di 155 voti, lo stesso numero della Casa delle Libertà, al quale però va aggiunto Marco Follini, che nonostante l’addio all’Udc non intende sostenere un esecutivo con dentro la sinistra radicale. Prodi è quindi appeso ai senatori a vita, che per ovvi motivi di età non possono essere sempre presenti in Aula.

Esultano nel quartier generale di Forza Italia. “Le parole di Berlusconi sul passaggio di 4-5 senatori con l’opposizione si sta concretizzando”, spiega un parlamentare azzurro. Che aggiunge: “Ormai la maggioranza è al capolinea”.

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Parla col «Giornale», via dal Pdci «E ora non voto più la manovra»

Pubblicato da Jake su 23 Ottobre 2006

Non è un terremoto, ma per la precaria maggioranza di centrosinistra al Senato anche uno scricchiolio può essere letale. Fernando Rossi, senatore dei Comunisti italiani, ieri ha lasciato il partito. Un gesto dettato dal rifiuto di concedergli la parola al Comitato centrale. La sua colpa: aver rilasciato al Giornale un’intervista molto critica sulla linea del partito e sulla legge finanziaria, che non ha intenzione di votare a meno di «radicali cambiamenti».
Così Rossi racconta la giornata che lo porta fuori dal partito e indebolisce ancor più il governo Prodi. «Avevo deciso di intervenire, mi sono iscritto alle 9.15, a riunione appena iniziata, proprio per avere la sicurezza di parlare. Alle 11 mi sono avvicinato alla presidenza per controllare quando arrivava il mio turno e Severino Galante (il deputato che presiedeva l’assemblea, ndr) ha tergiversato: “Parlerai più avanti”. Passata un’altra mezz’ora, sono tornato al tavolo della presidenza, ho spostato i fogli e mi sono accorto che il mio nome era stato cancellato dalla lista degli iscritti. A quel punto Galante mi ha detto: “Non parlerai, non c’è bisogno che stia qui a spiegarti perché”».
«La goccia che ha fatto traboccare il vaso» è stato l’intervento di Diliberto. «Ha detto: “È inutile che Rossi parli, tanto quello che doveva dire l’ha detto al Giornale”. Un discorso da amministratore delegato, non da segretario di un partito democratico che deve garantire il pluralismo. Mai vista una cosa del genere, è un argomento stalinista. E poi se valesse per tutti, che dire di Diliberto che parla ogni giorno sui giornali e in televisione?».
A quel punto Rossi, già in rotta col partito per contrasti a Ferrara (e il giorno prima sottoposto a procedimento disciplinare per dichiarazioni «fuori linea») ha consumato lo strappo. Si è avvicinato al palco e ha restituito platealmente la tessera a Diliberto dicendogli solo «Ci sei riuscito a farmi lasciare il partito». Solidarietà da qualche compagno? «Certo, ma solo in privato, se no se li fanno fuori».
Fonti del Pdci commentano l’uscita di Rossi dicendo che «si assumerà la responsabilità della sua decisione». Ieri Diliberto, in un’intervista al Messaggero, aveva ribadito la sua linea di fedeltà al premier: «Prodi da noi non ha nulla da temere, siamo con lui e lo difenderemo fino all’ultimo dagli attacchi di quei potentati economici che l’hanno appoggiato in campagna elettorale convinti che avrebbe fatto il lavoro sporco con una Finanziaria da far pagare tutta ai lavoratori».
Anche se fuori dal Pdci, Rossi intende comunque «rispettare il mandato degli elettori». Per questo oggi scriverà una lettera al presidente del Senato Franco Marini chiedendogli di restare come indipendente nel gruppo Verdi-Pdci. «Se Diliberto riuscirà a impedirmelo, pazienza. In ogni caso mi sento vincolato al programma dell’Unione. E proprio per questo non posso votare la Finanziaria perché lo contraddice».
È infatti sulla manovra che Rossi, già dissidente sul rifinanziamento della missione in Afghanistan poi votata quando il governo mise la fiducia («Ma mi sono pentito, non lo farò mai più»), ha un profondo disaccordo. «Così com’è non la voto, anche se faccio cadere Prodi», ripete. «Abbiamo fatto la campagna elettorale su scuola, precari, diritti. Ora che cosa andiamo a dire ai precari, di ripassare l’anno prossimo? Perché tagliare il cuneo fiscale per tutte le imprese, anche quelle decotte? Che senso ha il tetto di 50 dipendenti sul Tfr? Prodi dice che è una Finanziaria giusta perché scontenta tutti, ma per me si è bevuto il cervello. L’obbligo di transazioni bancarie per pagamenti di cento euro? Un favore alle banche. La tassa sui Suv? Uno specchietto per le allodole, buona solo per far sfogare il popolino e far affiggere i manifesti di Rifondazione “Anche i ricchi piangono”. Ma qui è il Paese che piange… Si dovevano fare scelte coraggiose: scontenti qualcuno ma almeno hai un progetto, qui invece abbiamo tutti contro senza avere nemmeno un progetto».

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Stupra prostituta in casa:arrestato

Pubblicato da Jake su 22 Ottobre 2006

La polizia ha arrestato a Piacenza un manovale somalo di 26 anni accusato di aver violento e rapinato una prostituta brasiliana 24enne.
Il giovane, che abita a Modena, e’ entrato di forza in casa della donna e minacciandola con una forchetta alla gola l’ha violentata . Le ha lasciato 30 euro ma, accortosi di aver dimenticato la giacca, e’ tornato indietro, ha di nuovo minacciato con un coltello e violentato la ragazza, riprendendosi anche il denaro. La donna ha chiamato il 113.

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Fassino confessa: fin qui abbiamo sbagliato tutto

Pubblicato da Jake su 22 Ottobre 2006

La direzione nazionale dei Ds aggrava le inquietudini di Romano Prodi: il Partito Democratico tanto caro al Professore non registra sostanziali passi avanti e l’onesta autocritica di Piero Fassino conferma indirettamente la fondatezza dei giudizi non propriamente lusinghieri emessi da più parti sull’operato di Palazzo Chigi. Nel suo intervento, in effetti, il segretario della Quercia ha recitato un chiaro mea culpa sull’indulto, ha messo in guardia chi nell’Esecutivo prende alla leggera le valutazioni delle agenzie di rating, ha auspicato che la manovra venga opportunamente corretta alle Camere e che gli effetti di rimodulazione fiscale vengano verificati dopo il varo della legge di bilancio. Tuttavia – ha anche aggiunto l’unico leader dell’Unione rimasto fuori dal Governo – “cinque mesi sono troppo pochi per fare bilanci”.
A prestar fede alle teorie complottiste si potrebbe dire che l’analisi politica di Fassino, che ha fissato per la prossima primavera il congresso che dovrà varare l’operazione Partito Democratico, confermi la fragilità del rapporto di fiducia oggi esistente tra la componente diessina e il Presidente del Consiglio. L’ammissione più forte è quella sull’indulto, un provvedimento che secondo il leader diessino “non è stato apprezzato dai cittadini perché percepito come un intervento di sola emergenza, rischioso per la sicurezza dei cittadini e incapace di rimuovere le cause della stessa emergenza”. Non meno sorprendente è il giudizio sulla finanziaria. La premessa, piuttosto scontata, è che la maggioranza non è riuscita a comunicare efficacemente al Paese il senso “della svolta”. «Ciononostante – prosegue il segretario – non può essere sottovalutato l’impatto che può derivare dalla decisione di due società internazionali di rating (Fitch e Standard&Poor’s, ndr) di abbassare la classificazione finanziaria del nostro Paese. Né possiamo guardare con sufficienza al malessere e ai dissensi manifestati da settori del ceto medio, dipendente e autonomo, nel nord del paese, e cioè nelle aree sociali e territoriali più sensibili ai rischi della stagnazione e alle esigenze di innovazione». Per tutte queste ragioni il segretario del Botteghino ritiene opportuno che subito dopo la Finanziaria il Governo metta in campo riforme “capaci di sostenere la crescita e riqualificare la spesa pubblica, condizioni essenziali perché allo sforzo fiscale di quest’anno corrisponda già dal 2008 una riduzione della pressione fiscale e della tassazione”. La consapevolezza di aver esagerato con le tasse, dunque, c’è anche nel partito che esprime il vice-ministro dell’Economia, Vincenzo Visco, da molti indicato come l’autore politico della manovra. Sensazione che lo stesso Fassino corrobora affermando che sarà necessario migliorare la finanziaria in Parlameno apportando “correttivi che consentano una più chiara percezione della missione espansiva”. Per recuperare i consensi perduti, dunque, Fassino prospetta riparatorie riduzioni delle tasse ai cittadini (ma tra due anni) e alle imprese non meglio precisati incentivi per lo sviluppo e la competitività.
Concluso l’esame dell’operato dell’Esecutivo, il segretario si è quindi dedicato alle spinose questioni di casa propria, rivolgendosi apertamente alla fronda – sempre meno minoritaria – dei dissidenti del Correntone che non vogliono l’alleanza-fusione con la Margherita. Fassino ha chiesto agli scettici di non abbandonarsi alla scorciatoia della scissione. «In un partito democratico plurale – ha spiegato – ci sarà spazio e pari dignità anche per i punti di vista più critici e radicali. Per questo davvero non ha senso evocare separazioni. Sono abbastanza colpito – ha quindi osservato con una certa ripicca – nel sentirmi rivolgere le stesse accuse che venivano rivolte a chi sosteneva la rivolta dell’89. Qui ci sono compagni che quella scelta l’hanno condivisa. Mi accusano di voler fare un partito americano ma non è così. Il problema non è se morire democristiani o socialisti. Non è questo ciò di cui stiamo parlando. Qui stiamo parlando della vita, non della morte, di come mettere in piedi una cosa che è rivolta al futuro, che consegniamo alle nuove generazioni». A sostegno del segretario è intervenuto anche il presidente Massimo D’Alema il quale ha osservato che “non ci sono in campo progetti alternativi” e che i Ds “non sono abbastanza forti per affrontare il riformismo da soli”. I due dirigenti della Quercia hanno infine annunciato la convocazione del decisivo congresso nazionale entro la primavera e la successiva istituzione di un’assemblea costituente. Le perplessità dell’ala sinistra, tuttavia, restano e gli interventi dei due capipopolo della rivolta diessina danno sempre più corpo alla prospettiva della scissione. Cesare Salvi conferma la sua netta contrarietà al Pd e aggiunge: «Non è vero che non abbiamo una proposta alternativa. Ce l’abiamo e la presenteremo al congresso». Più tagliente Fabio Mussi per il quale, “in assenza di una risposta chiara sui valori fondativi e sull’appartenenza internazionale, il Partito democratico non potrà che configurarsi come un campo trincerato”: «Fassino – prosegue – ci dice che c’è posto per tutti. Ma vorrei ricordargli che prima si formano i partiti e poi le correnti. Il congresso in primavera mi va bene ma l’assise dovrà articolarsi sul numero degli iscritti e vorrei non vedere fenomeni che si sono già visti in recenti congressi di organizzazioni che balzano da mille a 15mila iscritti in poche settimane. Vorrei che fossimo tutti seri e leali».

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Truffavano le assicurazioni: indagati decine di zingari

Pubblicato da Jake su 22 Ottobre 2006

Sono sessanta le persone indagate (56 reggiani, un mantovano, un modenese, un veronese e un parmigiano, tutti zingari) e oltre 100 gli incidenti sotto la lente dei carabinieri di Montecchio Emilia, in provincia di Reggio Emilia che, con l’operazione “Crash”, ritengono di aver sgominato un’organizzazione, al momento non ancora ipotizzata nelle indagini, che truffava le compagnie di assicurazione con falsi sinistri stradali avvenuti tra le province di Reggio Emilia, Parma e Modena. Ma gli investigatori ritengono che questi numeri potrebbero aumentare nel corso dell’inchiesta. Tra i denunciati c’è una donna che dal marzo 2001 all’aprile 2006 risulta coinvolta in 41 incidenti. Il modus operandi è risultato standard: gli indagati, a bordo di autovetture regolarmente assicurate, talvolta con polizze di soli 5 giorni, percorrevano strade trafficate di solito in tre, tra cui anche minori, e studiavano le varie situazioni e soprattutto l’automobilista che poteva fare al loro caso. Trovata la giusta vittima, frenavano bruscamente facendosi tamponare. Mentre i trasportati non erano in grado di fare nulla perchè feriti, il conducente dell’auto tamponata si occupava di richiedere l’intervento del 118 e delle forze dell’ordine per fugare qualsiasi dubbio sulla reale esistenza del sinistro e sulle responsabilità del tamponatore. Fatto il tutto andava anche lui in ospedale. Spesso le auto coinvolte nel sinistro non venivano visionate dai periti delle assicurazioni perchè il conducente era diverso dal proprietario che in quanto nomade non veniva mai trovato all’indirizzo dichiarato.

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In Iraq come in Afghanistan: adultera lapidata

Pubblicato da Jake su 22 Ottobre 2006

Come nell’Afghanistan dei talebani, in Iraq una giovane donna accusata di adulterio è stata lapidata pubblicamente dai seguaci di Al Qaeda. Condannata a morte dai guerriglieri islamici legati a Osama Bin Laden, la ragazza, di 22 anni, è stata uccisa attraverso la lapidazione nella cittadina di Al-Qaim (320 km a nord-ovest di Baghdad).
A riferire la notizia sono state fonti giornalistiche nella capitale irachena. Citando un medico di Al-Qaim che ha voluto restare anonimo, le fonti hanno precisato che nei giorni scorsi l’adultera è stata lapidata di fronte all’intera popolazione della cittadina a ridosso del confine con la Siria, chiamata ad assistere all’esecuzione come facevano i cosiddetti “Studenti di Allah” in Afghanistan.
La lapidazione è un tipo di pena di morte, diffusa fin dall’antichità, nella quale il condannato è ucciso attraverso il lancio di pietre. Spesso tale supplizio avviene con la partecipazione della folla. Usata fin dall’antichità per punire adultere, prostitute, assassini e, nella tradizione islamica anche gli apostati e gli omosessuali, la lapidazione, è ancora oggi presente nella giurisdizione di alcuni Stati musulmani, come Iran, Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Afghanistan e Yemen, il cui diritto è strutturato sulla legge coranica.
Il condannato viene solitamente sepolto nel terreno fino al collo, o bloccato in altri modi del genere e colpito dalle pietre scagliate dalla gente. La morte può essere causata da danni al cervello, da asfissia o da una combinazione di ferite, mentre la persona può essere colpita più volte senza perdere conoscenza.
Sempre nella parte occidentale dell’Iraq, i militanti di Al Qaeda, raccolti nel Consiglio dei Mujaheddin, hanno distribuito volantini vicino alle moschee e alle scuole della cittadina di Hit, in cui hanno intimato alle ragazze dai 14 anni in su di non frequentare le scuole.
Nei volantini gli estremisti musulmani hanno inoltre vietato l’istruzione mista nelle scuole di ogni grado e hanno minacciato di morte chiunque violerà il divieto.
Dalla Somalia giunge intanto notizia di un’altra condanna a morte lanciata da radicali islamici contro un gruppo di musicisti colpevoli solo di praticare la loro arte, quella della musica.
Si tratta di otto membri della Commissione nazionale per la musica della Somalia, affiliata all’Unesco, condannati alla pena capitale dalle Corti islamiche che hanno sottomesso il Paese alla sharia, la legge coranica.
Le vittime della fatwa sono musicisti e musicologi, tra cui tre donne, che 24 ore dopo la condanna a morte sono riusciti a fuggire in Kenya, abbandonando le loro famiglie, per scampare alla furia degli integralisti di Moametto.
Ne parla Magdi Allam sul Corriere della Sera, spiegando che «la fatwa delle Corti islamiche è stata emessa dopo un raid contro la sede della Radio dell’Africa Orientale a nord di Mogadiscio, che abitualmente trasmetteva musica per la capitale e nei dintorni. È stata definitivamente chiusa. L’11 settembre scorso un’altra incursione contro Radio Jowhar, sempre a Mogadiscio, ha portato all’abolizione totale dei programmi musicali. Da allora è autorizzata a diffondere solo il Corano, dottrina islamica e i notiziari ufficiali».
«Gli estremisti islamici somali – continua Allam – sulla scia di quanto fecero i talebani in Afghanistan nel 1996, hanno già chiuso tutti i cinematografi, messo fuorilegge i film, proibito la visione della televisione nei luoghi pubblici, vietato le celebrazioni dei matrimoni che contengano canti o danze, imposto ovunque la segregazione sessuale. Stanno cioè distruggendo dal di dentro la persona per trasformarla in un robot al servizio del loro potere dittatoriale ammantato di islam. Ma a quanto pare tutto ciò non interessa a nessuno. Tranne che a Bin Laden. Perché lì potrà probabilmente rilanciare il suo sogno del califfato islamico».

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Americana Stuprata: Violentatore Era Fuori Per Indulto

Pubblicato da Jake su 20 Ottobre 2006

Era uscito dal carcere il promo agosto Tarquinio Colantoni, 46 anni, originario della provincia di Salerno, fermato dalla polizia con l’accusa di aver violentato nella notte tra l’8 e il 9 ottobre la studentessa americana 20enne incontrata ad una fermata dell’autobus. L’uomo, che ha anche un precedente per violenza sessuale, stava scontando una pena di 3 anni e 6 mesi per una rapina ai danni di una prostituta. E’ stato individuato grazie al cellulare della vittima che aveva rapinato insieme al portafogli. Qualche giorno dopo la violenza infatti Colantoni ha inserito la propria scheda sim all’interno del cellulare della ragazza per fare una telefonata. Attualmente svolgeva alcuni lavori saltuari per una ditta che ha sede nel quartiere Parioli. L’uomo e’ stato riconosciunto in foto anche dalla studentessa americana.

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Centrale, sequestrata e stuprata da 5 immigrati

Pubblicato da Jake su 19 Ottobre 2006

Aveva perso l’ultimo treno per Bergamo e ha voluto fidarsi di un estraneo, un nordafricano. Proprio come avevano fatto, ad agosto, le due turiste francesi che, giunte in stazione Centrale, avevano accettato l’invito gentile di due tunisini che poi le avevano violentate. Anche lei – Silvana, un architetto brasiliano di 41 anni – sabato sera non è rimasta indifferente all’estrema cortesia usatale da un giovane egiziano, talmente convincente da farsi seguire dalla donna, sui mezzi e poi a piedi, fino all’altro capo della città, dove poi l’ha violentata insieme ad altri quattro. Il giovane affabulatore e due dei suoi complici – tutti clandestini – sono finiti in manette dopo un’indagine della polizia ferroviaria di Milano che li ha arrestati martedì sera. Mentre all’appello mancano altri due dei cinque stupratori, la Polfer intensificherà i servizi di controllo nelle ore notturne «per tutelare soprattutto quelle donne la cui cultura non mette abbastanza in guardia contro gli inviti fatti da estranei».

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Scuola araba, il Comune fa muro

Pubblicato da Jake su 12 Ottobre 2006

«Non c’è alcun problema se non abbiamo l’autorizzazione. A noi va bene iniziare anche senza programma». Un insegnante egiziano fa entrare una quarantina di ragazzi in età scolare all’interno della Scuola “Nagib Mahfuz” di via Ventura 4. Non si cura dello stop di Palazzo Marino, della bocciatura del ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni e delle interrogazioni parlamentari presentate dal centrodestra. Per il terzo giorno consecutivo il presidente dell’associazione “Insieme”, Mahmoud Othman, fa in modo che il blitz sia possibile. Il vicesindaco Riccardo De Corato avverte: «Tutto prosegue al di fuori di ogni controllo e regole di garanzia».
Ore 8, periferia est di Milano. Coda in uscita verso le tangenziali, coda in entrata verso piazzale Loreto. A pochi metri da via Rombon, nascosto tra le fabbriche in via di riqualificazione e il quartiere dormitorio di Lambrate, si nasconde via Ventura. Da tre giorni, sul portone del civico 4, campeggia l’insegna stampata a computer Scuola “Nagib Mahfuz”. La hanno titolata alla memoria del premio Nobel per la letteratura, nato al Cairo nel 1911 e autore de “I figli di Gebelawi”. «Vedete – spiega spazientito Othman – non c’è scritto Scuola Bin Laden. Questa è una scuola laica: se un buddista o un cristiano vuole venire, si può iscrivere». Ma il blitz degli ex genitori di via Quaranta non può (e non deve) essere liquidato così. All’entrata della scuola un insegnante, che parla un italiano stentato, rimanda l’iniziativa al consolato egiziano: «Il nostro programma prevede tre ore in arabo e tre in italiano». Eppure la forzatura di Othman, l’ostinazione della preside Lidia Acerboni e l’arroganza dei genitori che si vantano di non mandare i propri figli nelle scuole di Stato sono un déjà vu. Le stesse facce di via Quaranta accompagnano i propri figli all’entrata della scuola.
«Mancano ancora i certificati sul rispetto delle norme anti-incendio che i Vigili del Fuoco, dopo gli ultimi controlli, non hanno ancora rilasciato – avverte De Corato – pertanto è lecito chiedersi perché non si sia ancora fatto nulla per risolvere questa situazione di illegalità». Ma Othman rimanda le accuse al mittente: «Abbiamo un buon rapporto con il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Mario Dutto, ma il Comune di Milano rema contro a questo progetto». In realtà l’autorizzazione “fantasma” firmata da Dutto non viene mostrata. «La presenteremo venerdì pomeriggio alla Commissione educazione», continua Othman accusando la giunta Moratti di «razzismo»: «Stanno ritardando volutamente l’apertura della scuola pur di far perdere ai ragazzi l’anno». Ma alla domanda: dove sono le autorizzazioni? Othman risponde seccato: «Voi ce l’avete con noi perché abbiamo la pelle diversa». In realtà, l’appello alla chiusura della scuola di via Ventura che rischierebbe di creare un pericoloso precedente arriva sia dal centrodestra sia dal centrosinistra. Da Palazzo Marino il vicesindaco spiega che la situazione è «al di fuori di ogni controllo e regolare garanzia». Il ministro Fioroni, infatti, ha sottolineato che nessuna scuola può aprire senza autorizzazioni e successivamente lo stesso Dutto ha dichiarato di «non aver dato il nulla osta». Anche l’Associazione italo-egiziana (Aie) non condivide «l’idea di una scuola separata» e ha preso le distanze da Othman testimoniando come la stragrande maggioranza della comunità regolare egiziana rifiuti «un modello di illegalità e di istituto ghetto».
«Insegnamenti di questo tipo, spesso non controllati e controllabili, in un momento storico in cui l’Islam non sta certo dimostrando di essere integrato, integrabile e moderato sono degni di attenzione», interviene il leghista Angelo Alessandri commentando le accuse mosse dal quotidiano saudita al Watan alla manifestazione pacifica e democratica tenuta martedì dal Carroccio davanti alla scuola araba di via Ventura. «Proprio noi che abbiamo a cuore i bambini vogliamo che tutti abbiano gli stessi diritti e le stesse opportunità – spiega Paolo Grimoldi, coordinatore federale del Movimento Giovani Padani – la Lega denuncia chi, offuscato dalle idee del fondamentalismo, condiziona la vita dei ragazzi». Dall’esecutivo di Alleanza Nazionale anche Maurizio Gasparri chiede al Governo «iniziative urgenti per l’immediata chiusura della scuola islamica di Milano». Niente esitazioni, debolezze o compromessi. «La tolleranza nei confronti del terrorismo, dell’integralismo e di chi viola le leggi dello Stato non è più ammissibile – scrive Gasparri in un’interrogazione al ministro dell’Istruzione e al ministro dell’Interno – Il Governo deve intervenire rapidamente per porre fine alla violazione delle nostre norme ed anche per verificare il contenuto dell’insegnamento di queste cosiddette scuole, che in realtà sono dei veri e propri centri di indottrinamento per avvelenare le coscienze e preparare il terreno a comportamenti che possano sfociare anche in autentiche forme di terrorismo».
Ma dal centrosinistra arrivano risposte preoccupanti. Mentre il capogruppo comunale dell’Ulivo Marilena Adamo invita la Cdl al «rispetto della verità» e all’«aderenza ai fatti», il ministro Fioroni minimizza il blitz non reputandolo «un caso da enfatizzare». «Come le tante scuole straniere che aprono in Italia, quando tutta la documentazione sarà a posto, la scuola avrà la sua risposta sull’eventuale autorizzazione – ha spiegato Fioroni a margine della sua visita all’istituto “Annalisa Durante” di Napoli -Mi auguro che Comune, Vigili del Fuoco ed enti interessati diano rapidamente risposte rispetto all’idoneità dell’edificio». In realtà, mentre l’associazione “Insieme” e il centrosinistra si mascherano dietro la creazione di una scuola araba laica, il vicesindaco De Corato pone l’accento sul fatto che «non si tratta solo di un problema di agibilità dei locali (tra l’altro non ancora risolto, ndr), ma di aver aperto una scuola ignorando che mancavano ancora i pareri dei ministeri competenti e le conseguenti autorizzazioni del Provveditore».
Così come in via Quaranta (zoccolo duro di una comunità che faceva riferimento ad alcune aree integraliste della moschea di viale Jenner), anche la nuova scuola di via Ventura si appresta a diventare un istituto che, nascondendosi dietro al Nobel Nagib Mahfuz, è a tutti gli effetti una madrasa. E, mentre i genitori si appellano al diellino Fioroni («Ci aiuti ad aprire la scuola»), i cittadini milanesi invitano la Giunta comunale a fare «qualcosa di destra»: «Chiudete questo covo integralista e fate rispettare la legalità. Se non vogliono integrarsi, possono benissimo tornarsene a casa loro…».

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Giornale saudita: la Lega Nord terrorizza i bambini musulmani

Pubblicato da Jake su 12 Ottobre 2006

«Per gettarli nel panico, la Lega Nord manifesta davanti a cento bambini musulmani». È il titolo di prima pagina del quotidiano saudita al Watan in seguito alla manifestazione che il carroccio ha tenuto martedì mattina davanti alla scuola araba di via Ventura. «Elementi del partito estremista della lega hanno manifestato di fronte a una scuola egiziana di insegnamento della lingua araba chiedendone l’immediata chiusura», scrive Abdul Majid al Sabbawi accusando gli esponenti del Carroccio di essere «persone ostili all’islam e ai musulmani». «Se decine di padani decidono di rinunciare a una giornata lavorativa per manifestare la loro preoccupazione di fronte all’apertura di una scuola coranica, ed è tutto da dimostrare che non sia tale, il quotidiano al Watan dovrebbe interrogarsi sul perché di questa manifestazione», controbatte Angelo Alessandri esprimendo il timore che nella scuola si possa «inneggiare all’Islam e alla eliminazione degli infedeli». Quindi, «io, da infedele, sono terrorizzato», spiega l’esponente della Lega, che dice di credere «più alla preoccupazione dei milanesi che al solito piagnisteo fuorviante del giornale islamico di turno». «Stiano tranquilli i corrispondenti del quotidiano saudita al Watan: la Lega Nord non terrorizza i bambini – commenta Paolo Grimoldi, coordinatore federale del Movimento giovani padani – al contrario, proprio noi che abbiamo a cuore i bambini vogliamo che tutti abbiano gli stessi diritti e le stesse opportunità. E questo può avvenire solo con una scuola legalmente riconosciuta che garantisca loro un percorso scolastico regolare».

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Gli hacker amici di Al Qaeda minacciano il sito internet vaticano

Pubblicato da Jake su 12 Ottobre 2006

È stato preannunciato per ieri sera il lancio di un violento attacco contro il sito internet ufficiale del Vaticano da parte di hacker islamici vicini alla rete di Al Qaeda. Lo annuncia un messaggio inserito in uno dei forum solitamente usati dalla guerriglia irachena sul web. L’appuntamento è stato fissato per le 20 ora italiana quando numerosi esperti di informatica che frequentano solitamente i siti di propaganda del terrorismo islamico cominciano ad attaccare contemporaneamente il portale ufficiale della Santa Sede: il gesto dimostrativo in risposta alla lezione tenuta da papa Benedetto XVI a Ratisbona sull’Islam.
L’appello – ribattezzato “Nuovo piano per attaccare il Vaticano, attacco in difesa del profeta” – è stato diffuso nei giorni scorsi e ha ricevuto numerose adesioni da parte degli utenti dei forum di Al Qaeda. «Cari fratelli che volete difendere il profeta e che fate parte di questo e di altri siti – si legge nel messaggio – cari fratelli che non volete stare fermi con le mani in mano in silenzio da vili (e sono sicuro che siete in tanti) il nostro profeta è stato offeso e non ancora vendicato. Non potremo rallegrarci fino a quando non l’avremo vendicato e per questo vi invito tutti a partecipare alla prossima missione».
Il piano prevede un attacco del sito ufficiale della Santa Sede (http://mv.vatican.va/) della durata di quasi due giorni, senza sosta in modo da impedire ai tecnici del Vaticano di riaprire il portale.
La modalità più plausibile di questo attacco è quella del cosiddetto DoS (Denial of Service), un sistema utilizzato dagli hacker per bloccare agli utenti l’accesso a un computer: si tratta di una sorta di “bombardamento” di richieste di accesso che saturano le risorse del server collegato al sito e rendono il sistema instabile. Iniziative del genere hanno già colpito numerosi siti ufficiali, come quello del premier britannico, del governo olandese e della stessa Casa Bianca (in quel caso riuscirono addirittura a modificare la home page).
L’attacco «dovrà bloccare l’uso di internet – continua l’appello – iniziando da mercoledì 11/10/2006 alle ore 9 di sera orario della Mecca fino a venerdì alle ore 9 di sera. Invito tutti a partecipare dal momento che l’attacco necessita di molte persone. Chiedo ad Allah di aiutarci per questa operazione».
Si tratta della primo attacco informatico organizzato da internauti islamici contro un sito legato alla Chiesa cattolica. La mole delle risposte che sono giunte nel forum farebbe pensare ad una forte adesione a questa iniziativa, legata – nonostante le spiegazioni di Benedetto XVI per le parole del discorso di Ratisbona – al crescente sentimento anti-cattolico emerso in ambienti integralisti islamici.
L’altro giorno, intanto, una folla di manifestanti ha assaltato con bombe molotov e sassate l’ambasciata danese a Teheran per la diffusione del video in cui Maometto è raffigurato nei panni di un kamikaze.

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Prodi taglia la sicurezza

Pubblicato da Jake su 12 Ottobre 2006

La forbice di Romano Prodi colpisce anche la sicurezza dei cittadini. Due articoli della finanziaria del centrosinistra, il 33 e il 75, inerenti al taglio dei costi della macchina amministratova, renderanno per le Province con meno di 200mila abitanti è concreto il rischio di chiusura per Prefetture, Questure, Comandi dei Carabinieri e dei Vigili del fuoco, centri di ricerca.
Amara la reazione di Michele Dressadore, sgretario regionale del Sap, il Sindacato Autonomo di Poliza. «La Finanziaria presentata dal Governo dispensa in varie direzioni dei poco graditi sacrifici economici, e a ciò non è sfuggito nemmeno il cosiddetto “comparto sicurezza”, cioè le Forze dell’Ordine».
Sul versante delle misure volte al risparmio sulla struttura organizzativa della Pubblica Sicurezza e, quindi sulla Polizia di Stato, le voci in Finanziaria abbondano: eliminazione delle strutture interregionali, riduzione delle Scuole di formazione, dei presidi specialistici e addirittura di Questure e Prefetture dei centri meno popolosi.
Un taglio tuttaltro che chirurgico, quindi, che nei centri minori metterà in grave crisi il lavoro delle forze dell’ordine, alle quali mancheranno i presidi ed i centri di coordinamento sul territorio. Una situazione che colpisce l’intero paese, da Nord a Sud, e che l’incontro tra il premier ed i sindaci non ha risolto.
Non è un caso che anche Rosa Russo Iervolino, sindaco di Napoli, all’indomani dell’incontro con il Governo abbia dato via libera al suo sfogo: «Sull’ordine pubblico abbiamo ottenuto soltanto promesse. Non ci basta l’impegno del ministro dell’Interno di assumere, per tutta Italia, un migliaio di nuovi agenti tra polizia di stato, guardia di finanza e carabinieri. Non mancano solo gli uomini, servono anche i mezzi. Ho l’impressione che nel governo vi sia la tendenza ad affrontare questi temi in modo superficiale».
«Non si può governare il Paese come fosse una grande azienda – ha concluso la Iervolino – tagliare su questure e prefetture, presidi dello Stato, mi pare sia negativo. E quanto a noi sindaci, siamo un pò al fronte, rispetto ai cittadini: dobbiamo dare le prime risposte».

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In arrivo un altro superbollo

Pubblicato da Jake su 12 Ottobre 2006

La Finanziaria procede in Parlamento tra la promessa di nuove tasse e la speranza che alcune, tra quelle introdotte, vengano abrogate. La sinistra sta pensando, ad esempio, su come aumentare il peso fiscale a carico dei cittadini. Un emendamento a firma di Francesco Ferrante, capogruppo dell’Ulivo in commissione Ambiente al Senato, punta ad ampliare il numero di autovetture colpite dal cosiddetto superbollo per i suv. Nell’emendamento si formula la richiesta di abbassare di 400 chilogrammi (portandolo a 2.200 chilogrammi) il limite che fa scattare la sovratassa. «Sui suv – dichiara Ferrante – la Finanziaria ha introdotto un principio importante: la mobilità è un diritto, ma non lo è altrettanto la mobilità automobilistica che può, anzi deve pagare, anche in relazione al suo impatto ambientale». La proposta di Ferrante non si limita ai suv ma propone una revisione più articolata dei meccanismi incentivanti e disincentivanti per il settore delle auto “obese”.
La maggioranza, dunque, affina le armi. In attesa di conoscere se l’emendamento di Ferrante passerà, i proprietari dei suv possono iniziare ad aprire il portafoglio: da gennaio pagheranno un superbollo di 2 euro per ogni chilowatt di potenza, in aggiunta al bollo che già pagano. La sovrattassa – spiega www.motorbox.com – sarà applicata a tutte le vetture di peso complessivo superiore ai 2.600 chilogrammi (peso dell’auto più passeggeri e carico, indicato sul libretto) con l’esclusione di quelle aventi un numero di posti uguale o maggiore di 8.

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Il Governo tappa la bocca agli economisti non allineati

Pubblicato da Jake su 12 Ottobre 2006

La stragrande maggioranza di loro vota a sinistra. Per questo quando sono piovute le loro critiche sulla Manovra dell’Esecutivo, dai palazzi romani si è subito parlato «di uno scandalo». Sono gli economisti d’accademia che nei giorni scorsi, a partire dal docente bocconiano Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera, hanno bacchettato la Finanziaria targata Prodi, in particolare sull’operazione Tfr. Apriti cielo. Perchè se era considerata quasi un obbligo la loro critica ai tempi del Governo Berlusconi e del ministro Tremonti, adesso che a Palazzo Chigi siedono i professori della sinistra, gli economisti non dovrebbero parlarne male. Non è andata così. E sabato scorso da Capri, al convegno dei giovani industriali, il ministro Padoa Schioppa si chiedeva come mai nessuno si alzasse a difendere la Manovra. Il giorno dopo è toccato al vice Vincenzo Visco bastonare «i liberisti ideologici» Giavazzi e Alesina. Insomma, la sinistra sembra voler tappare la bocca agli economisti. Che poi sono anche amici e loro elettori. L’impressione è che il Governo si aspettasse dagli economisti un atteggiamento simile a quello mostrato dai sindacati. Ossia sdraiarsi su Prodi. Come dire: anzichè ascoltare le critiche nel merito, preferiamo che gli economisti stiano zitti senza nessun prurito di suggerire miglioramenti.
Lo staranno dicendo in queste ore anche a Tito Boeri dieci anni trascorsi ai vertici dell’Ocse, consulente del Fmi, Ue e Banca Mondiale, oggi moderatore della comunità on line di economisti liberali di centrosinistra la voce.info, dove ieri sono volate nuove critiche alla Finanziaria.
Dopo essersi scagliati contro il “sequestro” del Tfr, si è deciso di tornare ad affrontare un tema che aveva animato la polemica agostana tra il ministro dell’Economia e Giavazzi, anche lui redattore de la voce.info.
«Ma gli elettori volevano le riforme» è il titolo del contributo di Vincenzo Galasso, docente di Economia politica alla Bocconi. «La Finanziaria 2006 ha privilegiato le manovre redistributive, che rappresentano metà dell’intero ammontare – scrive il collega di Giavazzi -, ai tagli di spesa e alle riforme strutturali, che erano stati al centro del dibattito politico prima dell’estate. Dunque, molta equità, ma poca efficienza. Normale per un governo di centrosinistra che vuole rappresentare interessi e preferenze del proprio elettorato? Forse, anzi non proprio».
Galasso ricorda così un sondaggio condotto dalla Ispo nello scorso giugno in cui oltre la metà degli elettori dell’esecutivo Prodi intervistati si diceva disponibile a fare sacrifici per rilanciare l’economia del paese. Un’apertura a contribuire che veniva da funzionari, insegnanti, dirigenti, imprenditori e operai. «Dal proprio elettorato, e anche (soprattutto) dagli elettori di sinistra – sottolinea il collaboratore de la voce.info – il governo aveva dunque incassato un’importante delega a riformare. Ma la Finanziaria sembra aver disatteso questa voglia di rilancio dell’economia, a favore soprattutto di manovre redistributive che beneficiano pensionati e dipendenti con redditi inferiori ai 35 mila euro e copiscono maggiormente i lavoratori autonomi».
A pesare è stata l’influenza della sinistra e dei sindacati, commenta Galasso, «ma la Finanziaria redistributiva e timida delle riforme rappresenta un’occasione mancata, perché non coglie la disponibilità di impiegati, dirigenti e in certa misura anche di colletti blu ad accollarsi – con equità – il peso di politiche di sviluppo che consentano all’economia di tornare a crescere».
Proprio la critica alla mancanza di riforme nei primi mesi di governo era stata la fiamma che aveva acceso il fuoco della polemica tra Tommaso Padoa-Schioppa e Giavazzi. «Per Lei il problema del controllo della spesa pubblica si riduce a varare ampie riforme. Mi pare scontato, ma di questo sinora non abbiamo visto alcun segnale concreto. Quali sono stati i passi concreti che Ella in questi mesi ha compiuto?» scriveva il bocconiano sul Corriere della Sera in risposta alla replica che il ministro aveva inviato, via e-mail, oltre che allo stesso Giavazzi, anche ad altre personalità del mondo politico, economico e accademico. Anche un altro economista di centrosinistra, Marcello Messori, in un’intervista rilasciata al Velino il 24 agosto scorso, sottolineava un importante punto interrogativo, a cui la legge Finanziaria avrebbe dovuto dare una risposta, «visto che finora non si sono avute indicazioni precise», ovvero «la gestione della spesa pubblica, che necessita di riforme e non di semplici tagli».
Dunque secondo il docente di Economia dello sviluppo all’università “Tor Vergata” di Roma e responsabile della sezione Scienze sociali della Fondazione Di Vittorio, l’esecutivo guidato da Prodi per aiutare l’economia italiana doveva «portare avanti una politica industriale che sostenga le attività imprenditoriali» e «dare vita a riforme per lo stato sociale». In questo senso la partita importante – diceva ancora Messori – sarà quella «della previdenza, in particolare della previdenza complementare. Senza dimenticare neppure i servizi, per i quali serve maggiore efficienza. Un segnale è già stato lanciato con i primi passi verso le liberalizzazioni, ma non è sufficiente solo liberalizzare i mercati».
Critiche severe che agli amici del Governo non sono mai andate giù. Ora c’è da chiedersi come finirà il braccio di ferro tra economisti e maggioranza? Forse i critici se la sono presa perchè non sono stati scelti come collaboratori al Ministero? Difficile crederlo. Più facile pensare che il Governo voglia tappare la bocca ai docenti editorialisti, ieri amici nel bacchettare Tremonti, oggi decisamente scomodi a ridosso della Finanziaria.

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Processo da rifare ma Daki non c’è

Pubblicato da Jake su 12 Ottobre 2006

Tutto da rifare. La Cassazione ha deciso che il processo d’appello per l’accusa di terrorismo internazionale nei confronti del marocchino Mohamed Daki e degli altri due nord africani assolti dal Gup di Milano Clementina Forleo, con decisione convalidata dalla Corte d’Assise di appello di Milano, sarà ripreso in esame. Calderoli: «È un bel giorno per la giustizia».
La prima sezione penale della suprema corte ha annullato il verdetto assolutorio, emesso il 28 novembre 2005 dalla Corte di Assise di Appello di Milano, nei confronti di Abdelaziz Bouyahia, Ali Toumi e Mohamed Daki «limitatamente all’assoluzione di cui al capo di imputazione numero uno», ossia quella che riguarda l’accusa di aver fatto parte di una cellula terroristica del fondamentalismo islamico. A quanto si è appreso da indiscrezioni provenienti dal collegio giudicante di piazza Cavour, la sentenza è stata annullata «per vizi di motivazione» relativi alla pronuncia assolutoria in accoglimento del ricorso presentato dal procuratore generale di Milano, Laura Bertolè Viale. Adesso la suprema corte avrà circa 30 giorni di tempo per depositare le motivazioni di questa decisione che “sconfessa” la tesi sostenuta dal gup Forleo e dai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano. La Procura lombarda ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la Corte d’Appello, nonostante il corretto richiamo normativo, era giunta a una conclusione non corretta perché contraddittoria e frutto di errore interpretativo. La violazione di legge sarebbe evidente nel passo della sentenza che sancisce che un atto può essere definito «terroristico, in tempo di pace, anche quando determina solo un pericolo indiretto per la popolazione civile: ma è del tutto evidente che, in una situazione di conflitto armato, il pericolo indiretto per la popolazione civile ricorre con grande frequenza, in occasione di bombardamenti e di altre azioni di guerra, e quindi nella situazione di conflitto armato, possono essere definiti terroristici solo gli atti esclusivamente diretti contro la popolazione civile».
Ieri mattina, il rappresentante della Procura della suprema corte, Vittorio Meloni, aveva invece chiesto la conferma dell’assoluzione dall’accusa di terrorismo internazionale nei confronti di tutti e tre gli imputati. Bouyahia è stato recentemente scarcerato con applicazione dell’indulto, mentre Toumi si trova ancora in carcere. Daki è stato espulso in Marocco dove si trova tuttora. I primi due erano stati condannati a tre anni di reclusione e a una multa di 14 mila euro per associazione a delinquere finalizzata all’agevolazione dell’immigrazione clandestina. Daki era stato condannato in primo grado per ricettazione, ma in appello era stato completamente prosciolto. Ora si dovrà celebrare un nuovo processo.
«Non capisco il motivo della sentenza della Cassazione, io sono innocente», commenta Daki raggiunto telefonicamente a Casablanca. Il centrodestra plaude alla decisione della Cassazione. «È stata annullata così la tanto discussa sentenza pronunciata nel gennaio 2005 dal gup Forleo – commenta il vicepresidente di Palazzo Madama, Roberto Calderoli – Peccato, però, che il signor Daki, nel frattempo, al posto di soggiornare nelle patrie galere sia stato espulso e adesso sia uccel di bosco e dunque in grado di fare danni in qualche altra parte del mondo». «È auspicabile che questa sentenza diventi un precedente al quale si faccia riferimento per tutti i casi in odore di terrorismo internazionale», intervengono i senatori della Lega Piergiorgio Stiffoni ed Ettore Pirovano che vedono «l’eccessiva libertà di interpretazione delle norme» la causa che «ha portato a identificare un terrorista che per la sentenza di primo grado è potuto tornare nel suo paese». Il senatore di An Alfredo Mantovano la giudica una vittoria della lotta al terrorismo condotta dal precedente governo: «La prevenzione e il contrasto del terrorismo esigono risposte articolate, con giudicanti non faziosi che prendano le distanze dagli errori commessi da loro colleghi nel recente passato, e responsabili della sicurezza nazionale che lavorino in continuità con chi li ha preceduti». «Una buona notizia» anche per l’azzurra Isabella Bertolini augurandosi che «questa sentenza rappresenti un monito anche per chi, troppo spesso al di fuori della realtà, non ha certamente favorito una efficace lotta al terrorismo».

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Roma, due violenze sessuali in una notte

Pubblicato da Jake su 10 Ottobre 2006

Emergenza stupri a Roma dove l’altra notte sono state consumate due nuove violenze. Vittime una 20enne americana e una zingara. Gli odiosi episodi sono avvenuti a poche ore di distanza l’uno dall’altro. Il primo stupro è avvenuto nei pressi della Circonvallazione Gianicolense, vittima una zingara di 22 anni aggredita dal suo ex. Poco dopo l’una, poi, è stata una turista americana di 23 anni a subire violenza da un uomo. La poveretta è stata costretta a compiere un atto ripugnante dal bruto che le puntava un coltello alla gola e poi è stata anche derubata.

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La Finanziaria colpirà metà delle famiglie

Pubblicato da Jake su 10 Ottobre 2006

Attenzione, attenzione: rapina in corsa. Chi ha un reddito sopra i 25 mila euro sta per essere taglieggiato. Tutta colpa della Finanziaria, passata al setaccio da Italia Oggi. Il quotidiano ha analizzato ieri la manovra del Governo guidato da Romano Prodi, osservando come il disegno di legge e il decreto legge porteranno a un aumento della pressione fiscale pari al 42,8 per cento.
Il quotidiano riporta, commentandole, le stime fatte dal Centro di informazione e documentazione parlamentare del Cespes (Centro europeo di studi politici, economico-giuridici e sociali): il prossimo anno la pressione fiscale salirà – mette in guardia Italia Oggi – «di 1,2 punti percentuali, toccando il 42,8 per cento del Pil, dopo essere scesa costantemente per tutto il periodo 2001-2005 ed essere risalita quest’anno di un punto».
Italia Oggi mette il dito nella piaga: l’aumento della pressione fiscale è «un amarcord. Ci si avvicina ai livelli massimi del ’97 quando Prodi adottò la tassa per l’Europa e l’incidenza del fisco sul reddito toccò il 43,7 per cento. Ci vollero otto anni per far diminuire tale valore e portarlo al 40,6 per cento nel 2005».
La Finanziaria è sbilanciata sul versante fiscale: copre – denuncia il quotidiano – «l’80 per cento della manovra. Le maggiori entrate assicurate dalla Finanziaria e dal decreto tributario potrebbero comportare maggiori prelievi nell’ordine di 26,9 miliardi di euro».
Tenuto conto anche delle addizionali locali e degli aumenti dei redditi catastali, «pagheranno più tasse i contribuenti single con oltre 25 mila euro di imponibile e tutte le famiglie con oltre 30 mila euro di reddito complessivo, cioé il 50 per cento delle famiglie italiane».
Di fronte a questa situazione il centrosinistra fa spallucce e giura di tirare dritto: «Sulla Finanziaria – dice il presidente del gruppo dell’Ulivo al Senato Anna Finocchiaro – il centrosinistra sta andando avanti spedito. Per questo auspico che la manovra venga approvata alla Camera e al Senato senza che sia necessario porre la fiducia. Comunque non consentirò che alcuno del centrodestra si alzi con il ditino alzato e che si metta in piedi e protesti. La Cdl, dopo il massacro che ha fatto delle aule di Montecitorio e di Palazzo Madama e del rapporto governo-parlamento nei cinque anni precedenti, credo non abbia titolo per aprire la bocca».
La Finocchiaro, dunque, minaccia l’opposizione sempre più allarmata: «È una Finanziaria da cambiare profondamente – dichiara Andrea Ronchi, portavoce di An – perchè va contro gli interessi di tutti gli italiani. È una Finanziaria che alimenta pericolosamente lo scontro di classe, rende più poveri i cittadini, impedisce lo sviluppo e la crescita».
La Finanziaria – precisa l’azzurra Isabella Bertolini – «contravviene alle promesse fatte dal premier in campagna elettorale, sia sul fronte dell’aumento delle tasse, sia su quello dei trasferimenti agli Enti locali, sia su quello dell’equità fiscale». Se Romano Prodi sostiene, con una metafora calcistica, di voler portare l’Italia al centro della classifica dei Paesi europei – spiega Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Fi – «vuol dire che non ha la minima consapevolezza della sfiducia che serpeggia all’interno della sua maggioranza, del profondo malcontento che la finanziaria ha suscitato fra gli stessi elettori che hanno votato per la sinistra e del malessere diffuso in tutte le categorie sociali ed economiche del Paese».
Se passa la Finanziaria – è il grido d’allarme del capogruppo alla Camera della Lega Nord Roberto Maroni – «l’Unione governerà per cinque anni e nel centrodestra si apriranno tutte le possibilità. Se invece la Finanziaria non passa lo scenario cambia radicalmente». E proprio su questo punto è intervenuto il portavoce dell’Udc, Michele Vietti: «La Finanziaria è pessima, ma questo non ci esonera dal tentativo di emendarla ricercando un’intesa tra maggioranza e opposizione che faccia prevalere gli interessi del Paese rispetto ai pregiudizi ideologici della sinistra massimalista». Sull’atteggiamento del centrodestra in Parlamento è intervenuto anche Silvio Berlusconi: «Noi – ha spiegato – dobbiamo difendere gli interessi del nostro blocco sociale. Non è un inciucio: bisogna trovare il modo di migliorare la Finanziaria, di renderla meno dannosa. È una legge che trasuda pauperismo, odio sociale e volontà persecutoria».

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Morti dovuti al comunismo

Pubblicato da Jake su 9 Ottobre 2006

“Possiamo, tuttavia, fornire un primo bilancio in cifre, che , pure essendo ancora largamente approssimativo e necessitando di lunghe precisazioni, riteniamo possa dare un’idea della portata del fenomeno, facendo toccare con mano la gravità:

- URSS, 20milioni di morti;

- Cina, 65milioni di morti;

- Vietnam, 1milione di morti;

- Corea del Nord, 2milioni di morti;

- Cambogia, 2milioni di morti;

- Europa dell’est, 1milione di morti;

- America Latina, 150.000 morti;

- Africa, 1milione e 700.000 morti;

- Afghanistan, 1milione e 500.000 morti;

-movimento comunista internazionale e partiti comunisti non al potere, circa 10.000 morti.

Il totale si avvicina ai 100 milioni di morti.

Questo elenco di cifre nasconde situazioni molto diverse tra loro.”da “Il libro nero del comunismo

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Afghanistan: uccisi 2 soldati Usa

Pubblicato da Jake su 3 Ottobre 2006

Due soldati americani e un militare afghano sono stati uccisi e tre soldati americani feriti ieri sera in uno scontro armato in Afghanistan. Lo ha annunciato la coalizione guidata dagli Stati Uniti. I soldati facevano parte di una pattuglia che si e’ imbattuta nel distretto di Pech, in Afghanistan orientale, con ribelli e ne e’ nato uno scontro a fuoco con l’impiego di armi leggere e artiglierie.

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Immigrazione: 2 sbarchi a Lampedusa

Pubblicato da Jake su 3 Ottobre 2006

Sono giunti in nottata a Lampedusa 72 clandestini, avvistati ieri sera su due barconi a largo dell’isola. Un primo gruppo di 25 immigrati e’ stato soccorso da una motovedetta della Guardia costiera. Altri 47 sono stati tratti in salvo da un guardacoste della Guardia di Finanza. Tutti sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza, dove si trovano oltre 500 extracomunitari. Ancora nessuna traccia invece dei 36 clandestini che ieri avevano lanciato l’sos.

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Turchia: bomba a Smirne, 15 feriti

Pubblicato da Jake su 3 Ottobre 2006

E’ di 15 feriti il bilancio dell’attentato che ieri ha devastato un bar nel centro di Smirne, sulla costa turca del Mar Egeo. Lo riferiscono fonti della polizia locale, citate dal sito online della Bbc. ”Nel caffe’ sono state lanciate due granate, che sono poi esplose”, ha detto ai giornalisti Huseyin Capkin, capo della polizia di Smirne. ”L’attacco non ha una matrice politica”, ha aggiunto.

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Nucleare, Teheran propone consorzio

Pubblicato da Jake su 3 Ottobre 2006

Teheran ha proposto alla Francia di ”creare un consorzio per la produzione in Iran di uranio arricchito”. Lo ha detto oggi alla radio France Info il vicedirettore dell’Agenzia dell’energia atomica iraniana Mohammad Saeedi. La proposta e’ stata avanzata al fine di uscire dallo stallo sul dossier nucleare.

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Bari: truffa allo stato, 10 arresti

Pubblicato da Jake su 3 Ottobre 2006

Con l’ accusa di truffa ai danni dello Stato finalizzata ad ottenere indebiti rimborsi Iva, la Gdf ha eseguito 10 ordinanze di custodia cautelare. A quanto si e’ saputo, si tratta di 5 pubblici ufficiali (dipendenti dell’amministrazione finanziaria),2 commercialisti e 3 imprenditori.L’attivita’ criminosa ha permesso alle aziende coinvolte di richiedere o incassare falsi rimborsi Iva per un ammontare complessivo di circa 3 mln, corrispondenti a fatture per operazioni inesistenti per oltre 16 mln.

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Ungheria: sconfitta del governo

Pubblicato da Jake su 3 Ottobre 2006

E’ netta la vittoria del partito Fidesz di Orban alle amministrative di ieri in Ungheria, trasformatesi in una bocciatura del premier.Secondo i risultati finali, delle 19 assemblee provinciali, il Fidesz (destra) ha conquistato la maggioranza in 17, e in due (Heves e Somogy) c’e’ una parita’ fra centrosinistra e destra. Quattro anni fa il rapporto era di 16 a 3 a favore del centrosinistra. Anche dopo la batosta, il premier socialista Ferenc Gyurcsany esclude di dimettersi.

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