Fonte: Daniele Medri
Pubblicato da Jake su 27 Settembre 2006
Fonte: Daniele Medri
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Pubblicato da Jake su 7 Settembre 2006
È stata aggredita, legata e rapinata da tre uomini con l’accento dell’est mentre dormiva nel suo appartamento. La vittima, Rosaria C., una vedova pensionata di 61 anni, si trovava da sola in casa. I malviventi, a volto incappucciato, si sono introdotti al secondo piano dell’appartamento di via Nereea a Milano, attraverso la porta finestra lasciata socchiusa dalla donna la sera prima. Hanno sollevato la tapparella di circa 50 centimetri e l’hanno prontamente bloccata con una sedia.
I due cavi bianchi usati di solito per stendere la biancheria sono stati trovati spezzati, segno che probabilmente la banda aveva inizialmente provato ad arrampicarsi aggrappandosi agli stessi. Hanno quindi sorpreso la donna nel sonno, soffocandola con un cuscino. Poi l’hanno imbavagliata con un fazzoletto di stoffa e le hanno legato mani e piedi con del nastro adesivo. La 61enne ha raccontato alla polizia di averli sentiti parlare con un italiano stentato e un accento presumibilmente dell’est mentre frugavano in casa, a caccia di denaro e gioielli. Le hanno poi chiesto se avesse una cassaforte e, quando la donna ha risposto negativamente, hanno iniziato a cercare in ogni angolo dell’appartamento. Su indicazioni della pensionata, i malviventi hanno rinvenuto l’intera refurtiva all’interno di un cassetto della camera da letto: due anelli con brillanti, un collier in oro bianco, 200 euro in contanti, un libretto di assegni e un bancomat.
Poi si sono dati alla fuga. Intorno alle 5 di mattina, la signora è riuscita finalmente a trascinarsi fino al pianerottolo di casa, a togliersi in parte il bavaglio e a gridare aiuto. A sentirla, nonostante l’ora, la vicina di casa, 75 anni, che ha capito la situazione e ha allertato immediatamente la Polizia. Giunti sul posto, gli agenti hanno ricostruito la vicenda, individuato il punto di accesso della banda e raccolto le poche informazioni che la vittima è stata in grado di fornire.
Gli uomini sono sempre stati col volto coperto, quindi è stato possibile solo rilevare che è caccia aperta a tre stranieri. Per fortuna per la donna, tanto spavento, ma solo lievi escoriazioni, per le quali non è stato necessario nemmeno il ricovero in ospedale. L’inquilina del piano di sotto, ha riferito inoltre agli agenti di aver sentito, intorno alle tre, dei passi e delle voci giungere dall’appartamento della vittima. Per niente allarmata, aveva pensato che si trattasse del figlio e della nuora della donna che erano giunti a farle visita.
In strada, in un cestino, gli inquirenti hanno trovato due paia di guanti, uno in lattice e uno in stoffa e non si esclude che possano appartenere agli aggressori. L’ipotesi investigativa è che non si tratti di un furto mirato, ma di una incursione casuale.
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Pubblicato da Jake su 7 Settembre 2006
Cremona come il Bronx? In queste ore, non sono in pochi i residenti nel capoluogo all’ombra del Torrazzo che se lo stanno chiedendo. Ma ecco il perché. Il fatto è accaduto poco prima della mezzanotte dell’altro ieri in una traversa di via Mantova e la sequenza è da film d’azione. Peccato che sia tutto vero. Un cremonese di mezza età sta percorrendo via Mantova da solo a bordo della sua auto. Arriva fino all’altezza del campo scuola. È lì che viene intercettato da una banda di tre rumeni. Gli extracee non gli lasciano via di scampo: gli tagliano letteralmente la strada e lui viene costretto a fermarsi. A quel punto il trio, con azione fulminea, si scaglia contro la vittima trascinandola fuori dalla sua macchina e iniziando a pestarla violentemente. L’uomo non ha nemmeno il tempo di reagire: i secondi passano e lui continua ad essere colpito sempre più forte. Poi, tra le botte, la richiesta: «Dacci i soldi».
In quel momento il cremonese cerca di reagire riuscendo, per qualche istante, anche a rientrare in macchina al posto di guida e a cercare di mettere in moto l’auto per fuggire. Ma niente da fare. I tre non si arrendono. Riescono a riacciuffarlo e a continuare nel pestaggio. Poi la provvidenza. Improvvisamente, nella stessa via si sente il rumore di un motore: è un’altra auto che, di lì a poco, passerà proprio dal punto in cui si stanno svolgendo i fatti. I tre se ne rendono conto. Lasciano l’uomo, si tuffano sulla loro auto e fuggono a forte velocità. La vittima è sfinita ma, con le ultime forze, riesce a raggiungere il pronto soccorso e a ricevere le prime cure. I medici gli riscontrano lividi, tumefazioni oltre alla caduta di due denti. Prognosi iniziale: sette giorni. L’uomo viene raggiunto quasi subito dalla polizia all’ospedale: ad allertare le forze dell’ordine ci pensa lo stesso pronto soccorso come da procedura standard. Le ricerche dei rumeni decollano da subito. Si sa cosa cercare: la vittima descrive con dovizia di particolari soprattutto l’auto utilizzata per bloccarlo e poi fuggire, ricorda anche i primi numeri della targa. Gli uomini della mobile aprono una grande caccia all’uomo servendosi anche di testimonianze su strada di tutti coloro che avrebbero potuto aver visto o sentito qualcosa. Dopo poche ore l’automobile incriminata viene trovata parcheggiata a un centinaio di metri da dove è successo il fatto. La macchina è intestata a un cittadino italiano che l’ha prestata ai tre stranieri. Poi, nelle prime ore di ieri, gli agenti riescono a trovare un appartamento in centro dove si pensa siano nascosti i responsabili.
Il blitz immediato dà esito positivo. Nell’appartamento, intestato ad uno dei tre, gli agenti scovano i romeni mentre stanno dormendo. Uno di loro presenta escoriazioni alle nocche della mano. «Mi sono ferito utilizzando strumenti da lavoro», si giustifica il ragazzo, ma non viene creduto: troppi indizi sono già contro di lui, non escluse le tracce di sangue che la scientifica rinviene sulle due auto. Nella tarda mattinata di ieri i tre, tutti residenti a Cremona e in regola con il permesso di soggiorno, sono stati dichiarati in arresto con l’accusa di concorso in tentata rapina aggravata e lesioni gravi mentre il sostituto procuratore Cinzia Piccioni ha disposto il loro trasferimento in carcere: verranno interrogati stamattina dal gip Pierpaolo Beluzzi. Si tratta di V.P., 19 anni, incensurato, V.B., 19 anni e V.B., 18 anni, pregiudicati per reati contro il patrimonio. Intanto, sulla questione sicurezza interviene a bomba, a fianco della gente, il consigliere comunale della Lega Giacomo Zaffanella. Fa sapere: «A conferma delle parole dell’assessore alla sicurezza Caterina Ruggeri secondo la quale “Cremona è una città tranquilla”, tre romeni hanno pestato a sangue un cremonese a bordo della propria auto la scorsa notte. L’assessore Ruggeri continua a dormire sonni tranquilli? Beata lei, perché, intanto, per le strade di Cremona si viene stuprati e presi a botte da rumeni, manco fossimo nel bronx. Non aspettiamo che sia troppo tardi, anche se ho paura che sia già così».
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Pubblicato da Jake su 7 Settembre 2006
Si aspettava l’incontro con una giovane, invece c’era la polizia. E’ stato preso così ieri mattina a Roma un rumeno, indiziato per l’uccisione di una sua connazionale, H. G. di 45 anni, avvenuta il 14 agosto in seguito a violente percosse. Fondamentale la collaborazione della figlia della vittima, che ha organizzato l’appuntamento con il rumeno.
La donna era stata trovata in coma il 7 agosto in via Laurentina all’altezza del civico 900. Le bestiali percosse ricevute non le lasciarono scampo. La poveretta aveva una figlia che viveva in Italia: fu proprio la giovane, una 22enne, a raccontare agli agenti che sua madre a Roma le aveva raccontato di frequentare un uomo, che, in più occasioni, l’aveva picchiata. La figlia della vittima avrebbe aiutato gli investigatori a rintracciare l’uomo e organizzato con lui un appuntamento con la scusa di dovergli restituire degli effetti personali. All’appuntamento c’erano anche gli agenti, che lo hanno bloccato. L’uomo ha ammesso di aver massacrato di botte la donna per un banale motivo: del vino che la sua vittima gli avrebbe bevuto.
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Pubblicato da Jake su 7 Settembre 2006
Hanno approfittato dell’apertura di un cancello per poter accompagnare un nordafricano in infermeria e sono riusciti a fuggire dal Centro di permanenza temporanea per immigrati di Torino. A scappare sono stati 5 maghrebini, 4 dei quali sono però stati bloccati pochi minuti dopo la fuga. Due di loro sono stati fermati dai carabinieri mentre altri due sono stati bloccati dagli agenti delle volanti intervenute sul posto. Si sono perse le tracce, invece, del quanto nordafricano che in tutta probabilità ha già lasciato la città.
Un episodio, quello del Cpt di Torino che ha subito scatenato la reazione di Roberto Cota, segretario nazionale della Lega Nord Piemonte e capogruppo della I Commissione Affari Costituzionale della Camera. «Dopo aver condizionato gravemente l’ondata di arrivi clandestini delle ultime settimane, ora l’atteggiamento sull’immigrazione del Governo incendia anche gli animi nei Cpt», ha detto Cota che nutre dei forti dubbi sulla politica migratoria del Governo Prodi. «Mandare messaggi equivoci sull’immigrazione incontrollata – ha sottolineato Cota – non aiuta certo a tenere sotto controllo il fenomeno. Così al massimo si illude sia chi vuole entrare, sia chi è già sul nostro territorio».
Già, perchè il nostro non è certo il Paese del bengodi, come l’Esecutivo sembra vuole far credere al resto del mondo e, come sempre, posto per tutti non c’è.
Intanto, però, Arci, Cgil, Emergency e la rete antirazzista on perdono l’occasione per organizzare una manifestazione «antirazzista», direttamente al Cpt di Lampedusa. L’appuntamento è per il 10 settembre quando le organizzazioni chiederanno al governo di rispettare gli impegni presi in tema di immigrazione e in modo particolare per quello che riguarda la gestione delle frontiere dove , secondo il responsabile nazionale immigrazione dell’Arci Filippo Miraglia «arrivano segnali preoccupanti». Un esempio per tutti, ‘«il programma Frontex -spiega Miraglia- il pattugliamento congiunto delle frontiere. Non si tiene conto che su quelle barche ci sono persone fuggite da paesi in guerra e che poi hanno rischiato la vita attraversando il deserto libico. Rispondere con pattuglie che li respingono da dove sono venuti lede un principio fondamentale della convenzione di Ginevra, quello, appunto, del non respingimento». Per la serie volemose bene.
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Pubblicato da Jake su 7 Settembre 2006
Sistema previdenziale e paura per un futuro sempre più incerto. Il centrosinistra propone di “rivedere” il sistema pensionistico. E la proposta suona già come la minaccia di un déjà vu non troppo favorevole ai lavoratori. Il timore – concreto – è quello di veder ripetersi il copione già visto in occasione delle precedenti riforme delle pensioni – ben quattro in quindici anni – che ha sempre visto penalizzati i lavoratori. Così, mentre la Triplice sindacale si fa da parte lasciando al centrosinistra strada libera, monta il malcontento nelle fabbriche e nelle aziende dove i dipendenti si sentono, ancora una volta, presi in giro.
Il signor Maurizio De Pol ha 52 anni, da 36 versa i contributi e guarda la sua pensione allontanarsi di giorno in giorno. Alla Lombardini Motori di Reggio Emilia guadagna 1.200 euro netti al mese: «Ci sono arrivato dopo trent’anni di fabbrica come collaudatore di motori e, ora, il Governo vorrebbe farmi ingoiare l’ennesimo rospo amaro: d’altra parte si sa come fanno, vanno sempre a prendere i soldi dove ce ne sono». Ma, questa volta, i lavoratori non staranno a guardare. «Loro ci danno aria fritta – spiega Giovanni Negro della Martini & Rossi di Chieri – e noi ci difenderemo con i denti fino alla fine». Il signor Negro, dopo 28 anni di anzianità, guarda ai «maneggi della Triplice» con «molto sospetto»: «Non è giusto che Cgil, Cisl e Uil gestiscano sempre e comunque i nostri fondi, preferirei piuttosto che questi vengano delocalizzati a livello regionale». «Ci vengono a dire che non ci sono più soldi per giustificare l’intenzione del Governo di continuare quello che Lamberto Dini aveva iniziato – spiega il 27enne Roberto Minati della I.C.M. di Rozzano – e, di fronte a questi soliti giochetti, Cgil, Cisl e Uil stanno a guardare, abbozzano qualche polemica, ma non scenderanno mai in piazza contro Romano Prodi». I lavoratori sono innervositi. Tentennano davanti a un esecutivo capace solo di creare «incertezze» e «malumori». «Prodi e compagni non sanno nemmeno quello che vogliono fare – interviene Giorgio Rigoni della Engim di Vicenza – eppure le finalità di un’eventuale riforma previdenziale non sono troppo recondite: la sola certezza è che non sarà fatta a vantaggio dei lavoratori».
Dopo anni di contributi versati all’Inps i lavoratori iniziano a fare quattro conti in tasca. E i conti non tornano. Il signor Roberto Previtali, per esempio, ha 56 anni e attualmente lavora alla Indesit Company di Brembate Sopra. «Ho 39 anni di anzianità sulle spalle, l’anno prossimo potrei andare in pensione – spiega Previtali – con un piccolo accorgimento: non avendo ancora sessant’anni mi vedrei decurtato il 10 per cento della pensione che ho pagato per tutta la mia vita». Insomma, anziché percepire mille euro il signor Previtali ne porterebbe a casa 900: ecco spiegato il significato di “disincentivo”. «Ho visto in televisione Piero Fassino ammettere che per aumentare le pensioni minime da 520 a 620 euro è inevitabile alzare la soglia di anzianità – commenta, sconcertato, Previtali – Come si permette? Già Dini aveva rovinato il sistema previdenziale favorendo i soliti privilegiati… Dove andremo a finire?». Il signor Previtali non ha più parole, ammette che «andava bene lo “scalone” del Roberto Maroni» e teme per «quello che sarà il nostro futuro»: «Paghiamo sempre noi!». Ma non è pronto ad arrendersi. E promette: «Scenderò in piazza per far valere i diritti di noi lavoratori che abbiamo sempre dato e continuiamo a dare i nostri soldi senza sapere dove sono andati e dove finiranno in futuro». La richiesta è unanime: tutelare il diritto acquisito dai lavoratori a una pensione certa e dignitosa come garantito dall’attuale Costituzione. A fare quattro conti ci ha pensato anche Celestino Ostini che, da diversi anni, lavora alla Techno di Guanzate: «Bisognerebbe che il Governo valuti la specificità di ciascun lavoro. Non possono equiparare noi, che 40 ore alla settimana ci spacchiamo letteralmente la schiena in fabbrica, a statali che, comodi comodi, lavorano per 36 ore nei loro uffici».
«Penalizzati». Questa la definizione più usata dai lavoratori intervistati. «I nostri soldi – continua Ostini – servono a tappare i buchi della cassa-integrazione». E i risultati di questa politica già si fanno sentire: «Quando i giovani se ne accorgeranno, però, sarà troppo tardi». E il pensiero va ai figli che, nel giro di pochi anni, entreranno nel mondo del lavoro. «Fortunatamente non ho figli – azzarda Negro – ma quando parlo con i colleghi più giovani capisco i loro problemi e le loro preoccupazioni. Ed egoisticamente tiro un sospiro di sollievo dal momento che non mi trovo nella loro situazione». Nel periodo tra la riforma del mercato e quella del sistema previdenziale i sindacati confederali risposero all’allora ministro del Welfare con sette scioperi generali. Bastava un niente perché la Triplice scendesse in piazza ad agitare le folle: le riforme erano un parafulmine. Oggi il ministro del Lavoro Cesare Damiano, ex sindacalista Cgil, afferma che la legge Biagi è un «punto fermo» e che occorrerà ritoccarne «solo uno o due articoli». Questo anche alla luce dei dati Istat, secondo i quali il 90 per cento dei lavoratori che trovano un impiego attraverso gli istituti previsti dalla legge Biagi viene poi confermato con un contratto a tempo indeterminato. «Il lavoro non manca – puntualizza Luigi Galelli della Ivri di Piacenza – le preoccupazioni sono altre e il Governo non le vuole vedere: lavori per quarant’anni tirati e, poi, ti trovi a tirare a campare con una pensione minima». Non solo. «Con la Finanziaria che Tommaso Padoa-Schioppa sta delineando si vanno a toccare anche i ticket sanitari – continua il signor Galelli – con quali soldi li pagheremo? In quest’incertezza si fa viva in noi la paura di essere imbrogliati. Ma, d’altra parte, è un copione già visto». Perché, giustamente, chi va in pensione deve fare i conti con diversi fattori che si chiamano “costo della vita” e “spese sanitarie”. Sono ancora in molti a ringraziare il Professore per aver portato il Paese nell’euro. I complimenti si sprecano.
Davanti alle «timide reazioni della Triplice» un dipendente dell’Amsa di Pero, Emanuele Pirovano, spera che «l’accordo non vada in porto». Altrimenti? «Siamo pronti a portare la lotta in azienda e in piazza – si spazientisce Vincenzo Brambilla dell’Idra di Vimercate -. Ci muoveremo su tutti i fronti per garantire a noi e ai nostri nipoti una pensione sicura. Fanno i grandi con i soldi che noi abbiamo versato per anni. Mi chiedo: dove sono andati a finire». Poi, però, il signor Brambilla sorride. Perché, in fondo, sa benissimo dove sono andati a finire. Il copione non cambia. È già tutto scritto.
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Pubblicato da Jake su 7 Settembre 2006
Si è costituito questa mattina presso l’Uffico della Polfer della Stazione Centrale di Milano, l’assassino di Concetta Zabatino, la 42enne trovata cadavere questa mattina sul balcone dell’appartamento dove viveva. All’assassino, un egiziano di 25 anni, ieri sera era stato imposto un trattamento sanitario obbligatorio dopo che la vittima ha denunciato percosse e violenze da parte dell’uomo.
Appartiene a una donna di 42 anni, Concetta Zabatino, di origine siciliana, il cadavere trovato questa mattina a Milano, in un appartamento in via Riva di Trento, al civico 4. In mattinata, il convivente della donna, un egiziano di 25 anni, è stato fermato alla stazione centrale dalla polizia, per accertare la sua posizione.
È quanto si apprende sul presunto omicidio scoperto intorno alle 9 dai carabinieri, a seguito di una segnalazione. La donna è stata trovata con i piedi sul balcone e il corpo all’interno dell’appartamento. Era ricoperta da un lenzuolo. Il cadavere presentava ferite da arma da taglio.
Ieri sera, secondo quanto finora trapelato, il convivente egiziano è stato portato via in ambulanza e sottoposto a trattamento sanitario. La donna, sconvolta, avrebbe denunciato al vicino commissariato di essere stata minacciata dal compagno. Il titolare di un bar in via Riva di Trento ha confermato lo stato di agitazione della donna, raccontando di averla vista in lacrime, ieri sera, e di averle servito un bicchiere di acqua e zucchero.
Secondo quanto hanno raccontato i vicini di casa l’uomo aveva una condotta di vita turbolenta. L’accoltellamento potrebbe essere avvenuto questa mattina.fonte
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Pubblicato da Jake su 7 Settembre 2006
“Non potrei festeggiare in un Festival dove c’e’ tanta polizia pubblica e privata alla ricerca d’un terrorista. Il terrorista sono io e vi dico, parafrasando Franco Fortini: finche’ ci sara’ il capitalismo imperialistico americano, non ci saranno mai abbastanza terroristi nel mondo” con queste parole il regista Jean-Marie Straub ha gelato l’atmosfera della Mostra del Cinema di Venezia.
L’autore francese, in coppia con Daniele Huillet, firma la pellicola in concorso a Venezia ‘Quei loro incontri’, tratta dai ‘Dialoghi con Leuco’ di Cesare Pavese e prodotta da Rai Cinema. Ma i due registi non si sono presentati alla conferenza stampa (‘per motivi di salute’) e hanno divulgato le loro dichiarazioni mediante tre lettere, lette in conferenza stampa dall’attrice Maddalena Daddi. Oltre alla polemica sulla mostra controllata dalla polizia, anche una constatazione amara su come questa sia la prima volta a Venezia per un autore scomodo come Straub, sulla scena ormai da tanti anni, per cui la selezione e’ venuta ‘troppo presto per la nostra morte, troppo tardi per la nostra vita. Comunque ringrazio Marco Muller per il suo coraggio. Cosa me ne aspetto? Niente. Nulla? Si’, una piccola vendetta. Una vendetta ‘contre les intrigues de la cour’, come si dice nella ‘Carrozza d’oro’. Contro tanti ruffiani’.
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Pubblicato da Jake su 6 Settembre 2006
Dal 1° gennaio a oggi 06/09/2005 l’immigrazione clandestina è stata del 20% superiore allo stesso periodo del 2005.
(fonte televisiva, TG RAI)
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Pubblicato da Jake su 5 Settembre 2006
È finita con un giovane cinese in prognosi riservata e uno guaribile in 20 giorni, la rissa nata nel parcheggio della discoteca ‘Nausica’ a Paderno Dugnano, nel milanese, in seguito alla quale i carabinieri hanno arrestato 3 cinesi e ne hanno denunciati altri 3.
Le persone coinvolte hanno tutte fra i 17 e i 30 anni. Quando gli uomini dell’Arma, allertati dal personale di sicurezza del locale, sono giunti sul posto hanno trovato un giovane, non ancora identificato, ferito gravemente da diverse coltellate al torace e all’addome, oltre che da colpi alla testa (è stato portato d’urgenza all’ospedale di Niguarda).
Un altro giovane, ferito al torace e alla testa, è stato ricoveratoinvece all’ospedale di Garbagnate, ed è stato giudicato guaribile in 20 giorni. I tre arrestati di 26, 29 e 30 anni, tutti residenti a Milano, sono stati posti agli arresti domiciliari per rissa aggravata.
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Pubblicato da Jake su 3 Settembre 2006
È finita in tragedia la riunione che, come ogni fine settimana, una comitiva di ecuadoriani organizza, tra birra e musica, in un parcheggio di via Don Vercesi a Bresso: l’arrivo di due uomini, probabilmente albanesi, ha causato una lite finita con quindici colpi di pistola e due ecuadoriani feriti, uno dei quali è in fin di vita. Luis Gonzalos R., operaio di 34 anni, è stato raggiunto da un colpo di pistola alla testa e si trova ora ricoverato al Niguarda in condizioni disperate. Assieme ai suoi amici e connazionali, tutti immigrati regolari, aveva deciso di trascorrere il sabato sera nel solito parcheggio vicino al Parco Nord. Sono da poco passate le 22, quando, secondo la ricostruzione fornita da alcuni degli ecuadoriani ai carabinieri, a pochi metri di distanza, si siedono cinque persone, probabilmente albanesi. Uno di loro inizia a infastidire la comitiva, composta da una ventina di persone. Si avvicina e si mette a fissare con insistenza due donne del gruppo, madre e figlia, e rivolge loro pesanti apprezzamenti. Il marito della donna e il fidanzato della figlia chiedono all’uomo di smetterla. Scoppia una lite e lo scosciuto si allontana. Tutto sembra finito, gli ecuadoriani tornano a sedersi e a chiacchierare. Ma l’uomo torna, questa volta con un connazionale armato di pistola. Ai primi tentativi di reazione del gruppo di sudamericani, dalla pistola partono quindici colpi ad altezza d’uomo. Quando i due albanesi scappano, a terra restano un uomo ferito a una gamba e Luis Gonzalos centrato alla testa.
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Pubblicato da Jake su 3 Settembre 2006
In Turchia un uomo ha pugnalato a morte un imam in pensione, all’esterno di una moschea, in seguito a una lite. Subito dopo, e’ stato aggredito e ucciso dalla folla inferocita dei fedeli. Il fatto e’ avvenuto a Istanbul, presso la moschea di Ismailaga, in un quartiere in cui e’ forte la presenza integralista islamica.
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Pubblicato da Jake su 3 Settembre 2006
Il n.2 di al Qaeda in Iraq è stato arrestato alcuni giorni fa. Ne ha dato notizia l’addetto alla sicurezza nazionale in Iraq Mowaffak al-Rubaie, in una conferenza stampa tenuta stamane. Si tratta di Hamed Juma Faris al-Suaidi, anche conosciuto come Abu Humam or Abu Rana, vice di Abu Ayyub al-Masri, che guida le milizie sunnite dei ribelli dopo che l’esercito Usa ha ucciso Abu Musab al-Zarqawi, a giugno.
“E’ stato catturato a metà giugno, a nord di Baquba, non lontano dal luogo dove è stato ucciso Zarqawi. Si nascondeva in una casa utilizzata da alcuni famiglie – ha spiegato al-Rubaie – intendeva usare donne e bambini come scudi umani, nel caso nel quale i militari avessero cercato di catturarlo”.
“Posso dire che al Qaeda in Iraq è stata duramente colpita”, ha concluso al-Rubaie, precisando che le informazioni raccolte grazie a questa operazione hanno portato all’arresto o all’uccisione di altri 20 sospetti militanti di al Qaeda in Iraq.
Al Saidi era il capo diretto di Haithem al-Badri, il responsabile dell’attentato contro la moschea di Samarra – ha aggiunto il consigliere alla sicurezza.
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Pubblicato da Jake su 3 Settembre 2006
Le forze di difesa israeliane potrebbero ritirare tutti gli uomini dislocati in Libano entro 10-14 giorni se la Forza ad Interim delle Nazioni Unite in Libano continuerà a seguire questo ritmo di dispiegamento. A riferirlo al quotidiano israeliano Ha’aretz sono state fonti delle forze di sicurezza del paese.
”Vogliamo completare il ritiro il più velocemente possibile. Nessuno vuole rimanere più del necessario”, ha dichiarato una fonte. Il completamento delle operazioni consentirà ai battaglioni di riservisti attualmente dispiegati in Cisgiordania di ritirarsi per essere sostituiti dalle truppe regolari.
L’esercito sta progressivamente riducendo la propria presenza e ha già ritirato gli uomini dislocati nelle posizioni più avanzate in territorio libanese. Attualmente resta sul terreno una forza pari a due brigate.
Intanto il premier israeliano, Ehud Olmert, ha reso noto oggi di aver ripetutamente invitato il premier libanese Fouad Siniora a fare la pace con Israele. ”Quanto naturale, comprensibile dovrebbe essere per il primo ministro libanese rispondere ai ripetuti appelli che gli ho rivolto per dirgli: ‘Sediamoci, stringiamoci le mani, facciamo la pace e mettiamo fine una volta per tutte all’ostilità, la gelosia, l’odio”.
”Io spero che quel giorno arrivi presto”, ha proseguito Olmert – citato da ‘Haaretz’ – riferendo dei ripetuti inviti rivolti a Siniora. ”Lo desidero. Sono sicuro che tu lo desideri. Sono sicuro che lo desiderano tutti gli israeliani. Ma fino a qual momento, faremo il possibile, con responsabilità, per affrontare qualunque cosa ci aiuti ad essere pronti a cogliere ogni occasione”, ha affermato Olmert durante una visita ad una scuola a Ma’alot-Tarsiha.
La settimana scorsa Siniora aveva detto che il Libano ‘’sarebbe stato l’ultimo Paese arabo a poter firmare un accordo di pace con Israele”.
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Pubblicato da Jake su 3 Settembre 2006
Un barcone con 28 persone a bordo, tra cui due donne, e’ stato soccorso nel pomeriggio quattro miglia a sud di Lampedusa. Il natante di sei metri e’ stato raggiunto da una motovedetta della Guardia costiera, che ha proceduto a prendere a bordo i migranti ed a trainare l’imbarcazione in porto. Nelle ultime 24 ore sono stati 42 i clandestini approdati nelle Pelagie. Ieri sera in tre minisbarchi sono arrivati in 14, a bordo di tre gommoni.
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