ALLAM: «Europa e ONU, solo parole contro il terrorismo”
Pubblicato da Jake su 20 Luglio 2006
«L’Europa non ha ancora capito che è in atto una guerra mondiale scatenata dal terrorismo islamico e che la scelta non è tra Israele e il Libano ma tra il terrorismo e la civiltà. Se gli europei non comprendono questo finiranno per legittimare il terrorismo e favorire gli interessi dei terroristi, a proprio danno». Di incoscienza dell’Occidente, Magdi Allam, vicedirettore del Corriere della Sera, ne ha parlato spesso nei suoi libri (Vincere la paura. La mia vita contro il terrorismo islamico e l’incoscienza dell’Occidente o Io amo l’Italia. Ma gli italiani la amano? - ed. Mondadori) ma non si stanca di ripeterlo. Con la razionalità e l’acume di chi conosce in profondità la realtà musulmana ma anche quella europea.
«L’Europa non può legittimare le… … forze islamiche che promuovono una guerra per cancellare ciò che rappresenta l’Europa stessa e l’Occidente - dice Allam -. L’Unione europea è divisa perché prevalgono i pregiudizi e i luoghi comuni nei confronti di Israele e perché nel continente è forte la collusione con Stati estremisti islamici. Emerge inoltre un dato sconcertante: per gran parte del mondo il diritto di Israele a esistere può essere messo in discussione, non è considerato come un principio inviolabile delle relazioni internazionali».
Non è solo l’Europa a essere impotente, anche l’Onu rivela contraddizioni e inazione…
«Le Nazioni Unite dimostrano ancora una volta la loro incapacità a intervenire nelle grandi crisi internazionali. Allo stesso tempo assistiamo a una debolezza di istituzioni internazionali come il G8 e la stessa Nato. Questo a causa di divisioni interne tra le grandi potenze che partono da premesse diverse e perseguono obiettivi differenti. Il risultato è che tutt’al più possono conseguire dei compromessi verbali ma, sul piano dell’azione concreta, c’è la paralisi».
Su che cosa sono divisi gli Stati della comunità internazionale?
«C’è una divergenza fondamentale nella concezione del terrorismo tra i Paesi arabi e l’Occidente. Gli Stati arabi continuano a voler fare una differenza tra terrorismo e resistenza definendo “resistenza” il terrorismo dei palestinesi e le barbarie compiute in Iraq contro gli occidentali. Si tratta di un’assurdità poiché questo stesso terrorismo, che infierisce contro i Paesi arabi e musulmani, si ispira alla medesima ideologia e fa riferimento agli stessi burattinai del terrore di coloro che massacrano gli israeliani e gli occidentali. Questo è il risultato deleterio di un’ideologia dell’odio, della morte e della violenza promossa da Paesi arabi retti da regimi dittatoriali nel corso degli ultimi decenni. Oggi tali Stati fanno fatica a liberarsi da questa “rete” di veleni che gli si sta ritorcendo contro».
C’è una divisione anche all’interno del mondo arabo e in questa divisione si intravede l’atavico conflitto tra sciiti e sunniti. Cosa ci può dire al riguardo?
«Bisogna tenere presente che la gran parte delle vittime in Iraq sono sciiti massacrati da terroristi sunniti che criminalizzano in modo indiscriminato gli sciiti definendoli degli eretici e così facendo legittimano il loro sterminio. Oggi si è verificata un’altra rottura in Medio Oriente: alcuni Paesi arabi, a prevalenza sunnita, hanno espresso loro contrarietà all’azione intrapresa dai guerriglieri libanesi Hezbollah lo scorso luglio quando un loro commando si è infiltrato in territorio israeliano uccidendo otto soldati e sequestrandone altri due, provocando la violenta rappresaglia israeliana tuttora in corso. Questi Stati arabi, come l’Egitto, la Giordania e l’Arabia Saudita, hanno condannato Hezbollah, che hanno definito chiaramente come uno strumento nelle mani dell’Iran. Questi stessi Paesi si sono detti preoccupati per la strategia iraniana di destabilizzazione del Medio Oriente e degli Stati arabi».
Parliamo del fronte opposto: Israele. La comunità internazionale ha parlato di reazione «sproporzionata» da parte degli israeliani. Cosa ne pensi?
«Israele sta esercitando un legittimo diritto di difesa. La reazione “proporzionata” o “sproporzionata” non può essere valutata sulla base del numero delle vittime e del rapporto tra i morti israeliani e quelli palestinesi o libanesi. Ovviamente sono profondamente dispiaciuto per le vittime civili, siano esse libanesi, palestinesi o israeliane. Dobbiamo essere consapevoli che gli attentati terroristici scatenati da Hamas lo scorso 25 giugno e quelli di Hezbollah lanciati l’8 luglio, non sono in alcun modo giustificati e si ispirano a una strategia dell’Iran e della Siria volta a mettere a repentaglio il diritto di Israele all’esistenza. L’offensiva in corso è una battaglia finalizzata ad affermare il diritto alla vita di Israele ed è una lotta che vede, giustamente, lo Stato ebraico impegnato a sradicare la radice del male e cioè il fanatismo ideologico di coloro che disconoscono questo diritto».
Ma non è rischioso fare a pezzi il Libano?
«Il mio auspicio è che non si causino vittime tra i civili e che non si distruggano le infrastrutture libanesi perché non è giusto che a pagare il prezzo dei terroristi Hezbollah siano i libanesi che non c’entrano nulla. È indubbio tuttavia che a pagarne le conseguenze del terrorismo non debba essere Israele che, qualora dovesse essere distrutto, non avrebbe alcun diritto di replica. Israele può agire soltanto sul piano della prevenzione e i libanesi avrebbero dovuto farsi carico della realtà terroristica di Hezbollah. Beirut avrebbe dovuto chiedere esplicitamente - cosa che non ha fatto - il disarmo della milizia filo-iraniana Hezbollah, disarmo peraltro imposto dalla risoluzione 1559 delle Nazioni Unite».
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