Protesta di Marco Pannella dagli spalti del Senato contro la legge elettorale che ha lasciato fuori la Rosa nel Pugno da Palazzo Madama. Il presidente provvisorio dell’Assemblea Oscar Luigi Scalfaro ha subito richiamato il leader radicale e ha chiesto ai commessi di accompagnarlo fuori. Pannella ha blandamente cercato di resistere ‘ancorandosi’ a una delle colonne di legno dell’aula e gridando ‘Viva la Costituzione’. Ma ha poi desistito ed e’ stato allontanato.
Archivio per Aprile 2006
Senato: Marco Pannella protesta
Pubblicato da Jake su 28 Aprile 2006
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Ahmadinejad: presto superpotenza
Pubblicato da Jake su 28 Aprile 2006
Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ritiene che il suo paese possa ”rapidamente diventare una superpotenza mondiale”. Ahmadinejad ha aggiunto che l’Iran non si cura affatto delle risoluzioni dell’Onu. In giornata il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Mohamed el Baradei deve consegnare al Consiglio d sicurezza dell’Onu un rapporto in cui si dovrebbe certificare che l’Iran non ha sospeso l’arricchimento dell’uranio.
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I no global: soldati mercenari, nessun rispetto per loro
Pubblicato da Jake su 28 Aprile 2006
Sono i commenti che non si vorrebbero mai leggere, le frasi impronunciabili, le più irrispettose. Ieri mattina sul sito noglobal indymedia, poco dopo che in Italia si era saputo dell’attentato al convoglio di Nassirya in cui sono morti tre italiani, sono comparsi nella sezione del forum le prime riflessioni contro militari uccisi ieri mattina, anche se quei carabinieri ora sono morti e non le possono leggere né ascoltare.
«Sono pagati profumatamente per correre il rischio, stavolta è andata male, pazienza!». Esordisce così un frequentatore, e non è il solo, in testa a una lunga fila di accuse e prese in giro, spezzate ogni tanto da qualche rimprovero di utenti più ragionevoli. C’è una parte d’Italia che la pensa così, come l’internauta «friz» per esempio: «Eh sì è stato il malocchio che l’ha uccisi vero? O piuttosto la vostra coglionaggine che vi porta a credere che i nostri “angeli di pace” siano in Irak a portare le caramelle ai bambini».
«Resistenza ovunque» è lo slogan che compare in questo o quel commento. «Vittoria Oliva» la vede così: «in finale è un incidente di lavoro ne avvengono un fottio!!!! Loro potrebbero pure disertare, un muratore no!».
Non manca la teoria del complotto che vede nell’attentato un mezzo per attuare una sorta di «golpe» sul neogoverno dell’Unione: «Vedrete se non salterà fuori con qualche cazzata opportunamente strombazzata da tutte le sue televisioni che fa bene a non dimettersi per senso di responsabilità perché non si può lasciare il governo a gente come Bertinotti che sostiene i criminali che bruciano le bandiere giudee e vuole da perfetto incosciente pacifinto farci ritirare dall’Irak».
Scorrendo i messaggi, si trova anche la formula dei morti di serie A: «Non credo che un muratore percepisca lo stesso loro stipendio e se muore un operaio sul lavoro non viene assegnata nessuna medaglia all’onore e la famiglia non riceve nessun indennizzo miliardario!». E ancora: «Qual è il lavoro di un militare? Sparare, accoppare. Capita pure che sia accoppato!». Non sono in pochi che la pensano così. «Non indignato» scrive: «Nessuno ha obbligato questi nuovi mercenari ad invadere un paese e portare la pace a suon di mitraglia. Nessuna indignazione».
Anche in un altro messaggio, di un diverso navigatore, viene espresso lo stesso concetto: «Se a morire è gente che ha fatto dell’assassinio e della sopraffazione il proprio mestiere, nessun rispetto. Il rispetto va alle vittime innocenti non a gente che sta in Irak non voluta e in armi per imporre gli interessi dei propri padroni».
Ci sono poi gli attacchi politici: «Oltre che sul governo Berlusconi – scrive “cittadino indignato” – la responsabilità di questo sangue è anche di Ciampi, che piange lacrime di coccodrillo. Sarebbe stato infatti suo dovere, quale supremo garante della Costituzione, vietare la partecipazione italiana all’avventura coloniale statunitense».
Non ci sono solo navigatori anonimi. Su indymedia viene infatti pubblicato un comunicato del partito marxista leninista: «I marxisti-leninisti italiani – si legge nel comunicato – considerano l’ex governo e personalmente l’ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in quanto allora capo delle Forze armate, i responsabili della strage dei soldati italiani in Irak. Non c’è infatti alcun plausibile motivo che l’Italia partecipi all’occupazione di quel paese». Altrove viene bersagliato anche l’ex presidente: «Ci siamo sbagliati: va a Cossiga il primato nel nutrirsi del sangue dei Cc morti a Nassirya. L’ex presidente della Repubblica ha appena rilasciato una dichiarazione lapidaria, degna di un vero sciacallo, che è anche un suggerimento che sarà raccolto: “Milano chiama, Nassirya risponde”».
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10, 100, 1000 Nassirya: cori sotto inchiesta
Pubblicato da Jake su 28 Aprile 2006
C’è un pm della procura di Roma che, a proposito di un presunto avallo allo slogan «10, 100, 1000 Nassirya» tanto caro a un certo «pacifismo», indaga nei confronti di Oliviero Diliberto e Marco Rizzo, rispettivamente segretario nazionale e capogruppo a Montecitorio dei Comunisti italiani. L’inchiesta nasce dalle polemiche scaturite durante un corteo romano del 18 febbraio scorso. E in particolare dalla denuncia-querela presentata dal presidente dell’Associazione vittime del terrorismo, Bruno Berardi. Quel sabato di febbraio, alla manifestazione organizzata dal Pdci in favore della Palestina poco dopo la vittoria di Hamas alle elezioni, «venivano ostentati impunemente – si legge nella denunzia-querela presentata da Berardi e dal suo avvocato Luciano Randazzo – striscioni inneggianti al terrorismo iracheno», e i manifestanti scandivano «ripetuti e ossessivi slogan» per ricordare i 19 caduti di Nassirya «non certamente come martiri del terrorismo omicida ma come degni depositari di un interesse imperialistico e colonialistico, e come tali giusti obiettivi del terrorismo». Per Berardi e Randazzo quei cori troppo spesso sentiti sono «farneticanti esaltazioni apologetiche di quel brutale attentato», non certo una forma di libera manifestazione del pensiero ma piuttosto «una sorta di incitamento a commettere attentati contro appartenenti alle Forze armate italiane, violando così chiaramente precise norme penali introdotte dalle recenti disposizioni in tema di terrorismo internazionale».
Ma il presidente dell’Associazione vittime del terrorismo solleva un problema ulteriore: quei concetti inaccettabili, spiega, sono stati scanditi sotto forma di slogan di fronte ai vertici del partito dei Comunisti italiani. E la presenza in prima fila dei due politici è grave, per Berardi, proprio perché «esponenti del Parlamento italiano hanno esplicitamente avallato queste frasi e queste manifestazioni di apologia», violando «precise norme penali» ma «anche quel comune senso di pietas che deve caratterizzare il rispetto dei defunti». Ce n’è abbastanza, secondo Berardi e il suo legale, per chiedere di aprire un fascicolo a carico dei due politici e degli «autori» degli slogan per vilipendio delle istituzioni, della nazione e di emblemi dello Stato italiano, oltre che per istigazione a delinquere e per aver organizzato una manifestazione oltraggiosa verso i defunti. Naturalmente l’inchiesta aperta dal pm romano Nicola Maiorano è un atto dovuto in seguito alla querela di Berardi. Motivata, come spiega lui stesso, con la voglia di rompere l’eccessiva indulgenza verso striscioni e slogan offensivi con i caduti di Nassirya.
Quel coro si è sentito in numerose occasioni. Il suo battesimo è «demerito» di un gruppo di animalisti che, manifestando contro un allevamento di cani «beagle» in provincia di Reggio Emilia, il 15 novembre 2003, tre giorni dopo l’assalto ad «Animal House», lo urlò con la variante «Viva viva Nassirya» ai carabinieri che tentavano di sciogliere il presidio. Poi sui muri di Genova, il 3 aprile 2004, compaiono le scritte «mille Nassirya» e «Nassirya there’s a party» al passaggio di un corteo di solidarietà per l’arresto di tre autonomi. Due mesi si manifesta contro Bush a Roma, e dallo spezzone di Cobas, antagonisti e disobbedienti parte ancora il coro «10, 100, 1000 Nassirya». Per Fausto Bertinotti «guardare solo a quell’episodio è come voler vedere solo la pagliuzza e non la trave», ma la condanna è unanime: slogan «raccapricciante», dice Occhetto, ideato e scandito da «cretini e imbecilli», sostiene Violante, mentre Prodi, che diserta la manifestazione, urla: «Vergogna». Il leader dei Cobas, Bernocchi, prende le distanze dallo slogan ma accusa i vertici dell’Ulivo di aver usato il coro come «scusa» per giustificare la propria assenza. E la «tuta bianca» Casarini osserva sdegnato: «È solo uno slogan: siamo ormai arrivati anche a vietare gli slogan?». Pare di no, perché se anche il deputato di An Filippo Ascierto invita a perseguire i responsabili, bastano due settimane per risentire quella macabra cantilena, che stavolta si alza a Mestre dal corteo organizzato dal centro sociale padovano «Gramigna» e dal Comitati proletari per il comunismo. Dal Nord-Est al Sud-Ovest, tocca alla Sicilia, il 2 giugno del 2005, beccarsi l’ennesima variante («Anche in Italia una Nassirya per caramba e polizia») durante una marcia di pacifisti contro la base Usa. Si torna al «10, 100» con lo striscione della «May day parade», in piazza Castello, a Milano, e di nuovo a Roma quando l’auspicio di nuovi attentati viene replicato alla manifestazione citata nella denuncia di Berardi. Per finire martedì scorso, di nuovo a Milano, per il 25 aprile.
Dieci, cento, troppe volte sentito, quello slogan è così di successo da non poter essere casuale. Ed è troppo comodo e facile prendere le distanze solo verbalmente da chi lo scandisce, magari fingendo di cadere dalle nuvole per l’«infamia» di «isolati estremisti». Che nei cortei per la «pace», però, seppur in coda, non mancano mai.
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E i morti italiani spaccano l’islam sul web
Pubblicato da Jake su 28 Aprile 2006
«Audhu billah min ash-shaitani rajim»: cerco rifugio in Allah per ripudiare Satana. «L’omicidio e il suicidio sono proibiti nell’Islam, proibiti come continuità dei 10 comandamenti della Torah. L’omicidio e il suicidio sono peccati. L’Islam è vita, è amore per il prossimo, è perdono, non è terrorismo, non è morte».
Esordiva così, all’indomani dei sanguinosi e vigliacchi attentati di Londra il sito www.islamitalia.it. Era il luglio del 2005. Ieri, invece, nel crepitare dello sgomento di una nazione che accendendo la radio si scopriva orfana e vulnerabile, il nulla. Il silenzio. Come se nessuno sentisse il bisogno di «aggiornare» il proprio cordoglio verso il Paese da cui erano partiti quei tre uomini in missione di pace e uccisi in nome di un Allah evidentemente «diverso». Troppo diverso come lo raccontano le rassicuranti interpretazioni del Corano.
«Ricordiamo che il terrorismo con kamikaze non ha certo un’origine islamica. Siamo vicini nel cuore e nelle preghiere alle vittime del terrorismo», puntualizzava ancora, quel giorno, il portale dedicato ai musulmani che in Italia.
Un’Italia divisa, in cui rieccheggiano ancora le urla di piazza di chi appena qualche giorno fa inneggiava ancora a 10-100-1000 Nassirya. E che oggi magari trova il coraggio di esultare di fronte a tanto orrore.
L’Islam ci guarda e forse si specchia. In Egitto c’è una folla che piange e maledice i resti sbriciolati dei kamikaze di Al Qaida che seminano la morte sulle rive del mar Rosso. Qui, in questa terra devastata che è l’Irak in guerra perenne, c’è una popolazione che non ha paura di nascondere la propria rabbia. E si offre di donare il proprio sangue per il soldato italiano sopravvissuto.
Rahim non mostra il velo: «Ho già fatto sapere che io e i miei figli siamo disposti a donare il sangue. Anche se appartengono alle forze straniere – aggiunge la donna -, i militari italiani stavano semplicemente facendo il loro lavoro». Poco lontano, Helmi. Lui fa l’agricoltore, tra mine e bombardamenti: «L’uccisione di militari è da condannare come quella di civili», spiega. «Gli italiani sono impareggiabili in fatto di cooperazione e rispetto, perché colpire proprio loro?». Hala, studente universitario, punta il dito contro gli attentatori, che in questo modo «hanno colpito il futuro della democrazia». Un coro unanime, quello della gente che si incrocia su queste strade sporche di sangue. Suran Ali, avvocato, guarda più in là. E analizza: «I ritardi nella formazione del governo iracheno non hanno fatto altro che aggravare la situazione».
Poi, però, c’è l’altro Irak. O meglio, un altro Islam. Quello degli combattenti nascosti dai kefiah, o travestiti da pastori, che quando non piazza mine o imbraccia bazooka, «spara» da Internet. Un mondo fondamentalista che esulta per il massacro. Basta aprire qualcuno dei tanti siti web. «Ancora più del loro sangue, oh leoni del monoteismo, leoncini dell’Islam, fino a quando non pagheranno con le loro mani, rimpiccioliti, la Jizia» (imposta che dovevano pagare i non musulmani ai tempi del califfato, ndr)», digita felice Abu Al Raad, «padre del fulmine», il suo nickname. Ecco il forum dei guerrafondai di Maometto. «Allahuakbar, Allahuakbar» (Dio è grande, ndr) è l’invocazione più frequente.
Un altro utente che si firma Abdullah Isa titola: «Uccisi quattro soldati italiani», e si rivolge a Dio, per pregare: «Oh Dio, raccogli alcuni altri e uccidili tutti. Non lasciarne alcuno superstite, tu che sei onnipotente e padrone della terra e dei cieli». Chissà perché loro invocano un «Dio» assassino.
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Israele: sventato attentato suicida
Pubblicato da Jake su 27 Aprile 2006
L’esercito israeliano ha annunciato di aver sventato martedi’ un tentativo di attentato suicida nel nord della Cisgiordania.Nel giorno della commemorazione della Shoah in Israele, ‘un terrorista con sei chili di esplosivo con l’intenzione di farsi esplodere e’ stato catturato insieme con due complici ad est di Nablus’, ha reso noto un portavoce militare. Secondo la stessa fonte, i tre uomini sarebbero attivisti di un gruppo armato legato al movimento di Al Fatah.
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Iran compra missili da Corea Nord
Pubblicato da Jake su 27 Aprile 2006
L’Iran ha acquistato e in parte gia’ ricevuto dalla Corea del Nord missili balistici con un raggio di 2.500 chilometri.Lo rivela il capo del servizio informazioni militari israeliano, generale Amos Yadlin, a quanto scrive il quotidiano israeliano ‘Haaretz’. Si tratta di un missile a combustibile liquido che era in origine un missile russo mare-terra a testata nucleare montato su sommergibili. Il missile era poi divenuto obsoleto ed era stato venduto alla Corea del Nord.
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Sme: niente appello per Berlusconi
Pubblicato da Jake su 27 Aprile 2006
Sul caso Sme, per Silvio Berlusconi, prosciolto e assolto in primo grado, non ci sara’ il processo d’appello. La Corte d’appello di Milano ha respinto tutte le eccezioni, compresa quella sulla legittimita’ costituzionale della legge sull’inappellabilita’, proposte da accusa e difesa.
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Duro colpo al traffico di droga
Pubblicato da Jake su 27 Aprile 2006
Venticinque persone in manette, sequestrati 346 chilogrammi di hashish, 4.7 chilogrammi di cocaina e 89 mila euro. Così è andata in porto l’operazione della Guardia di finanza, nucleo provinciale di Polizia tributaria di Bologna che ha colpito due organizzazioni criminali con basi in Emilia Romagna in Spagna e in Marocco ma “la più grande in Lombardia”, com’è stato specificato ieri dal quartier generale di Bologna. Tutto nell’ambito del traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Complessivamente 42 le persone denunciate per associazione a delinquere finalizzata alla detenzione, cessione e al traffico di sostanze stupefacenti. E tra gli arrestati figurano 22 persone di origine maghrebina, un cittadino spagnolo e due italiani.
Tutto inizia due anni fa e richiede mesi e mesi di appostamenti, intercettazioni, filmati. L’indagine, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia felsinea, è decollata, infatti, nel giugno 2004 quando fu arrestato a Calderara di Reno, in provincia di Bologna, un marocchino (A.L.) trovato in possesso di 55 chili di hashish. Gli uomini della Gdf hanno trovato sostanze stupefacenti provenienti da Milano sull’automobile guidata dallo stesso spacciatore. Tutto commissionato. Il nordafricano, infatti, era in costante contatto, in Italia, con una rete di spacciatori che comprava hashish dal Marocco per poi farlo arrivare, occultato in Tir o nelle lamiere di automobili, attraverso la città portuale di Alicante in Spagna, a Milano ma anche a Bologna. Altre indagini hanno appurato che a Milano agivano anche due persone che attraverso un call center, già sequestrato dagli uomini delle fiamme gialle e quattro appartamenti organizzavano la vendita della droga e l’occultamento del denaro. La stessa organizzazione, con base logistica a Salsomaggiore Terme nel parmense, si è data anche al traffico di cocaina pura al 93% e proveniente dalla Colombia che arrivava a Milano e a Bologna passando per l’Olanda.
Nel gennaio dell’anno scorso, dopo sei mesi di carcere, il primo marocchino arrestato dice sì e scuce la bocca iniziando a collaborare con la giustizia raccontando particolari a gogò agli investigatori di turno. Ma una volta ottenuti gli arresti domiciliari il colpo di scena. L’uomo opta per l’immediata latitanza, e decide anche di procedere con la creazione di una nuova rete di fornitori di droga. In particolare, come reso noto ieri, usando il bar che lo stesso nordafricano gestiva con la moglie ed il cognato, a San Venanzio di Galiera, nel bolognese, l’uomo vendeva hashish al dettaglio nelle zone della stazione, nel quartiere San Donato e nella zona universitaria di piazza Verdi. Il denaro ricavato ritornava, poi, in Marocco nascosto in un pullman di linea. Sequestrati, nell’ambito della stessa operazione, anche 6 automezzi di cui 2 tir, 45 telefoni cellulari e 53 carte sim. I malviventi, infatti, saltavano da una sim all’altra pensando, così, di non farsi rintracciare. Ora sono dietro le sbarre, mentre per il latitante si danno le ore contate.
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Seviziato da algerino che ospitava in casa
Pubblicato da Jake su 27 Aprile 2006
Quando ha scoperto che l’amico che ospitava in casa era uno spacciatore l’ha invitato ad andare via non sapendo che in quel modo sarebbe cominciata la sua lunga odissea fatta di minacce, sevizie e botte. La brutta avventura è capitata a un cittadino tunisino di 42 anni, in regola con le norme sul permesso di soggiorno, che nel suo appartamento di via Piana a Bologna ospitava un algerino clandestino di 30 anni.
Lunedì scorso il padrone di casa ha scoperto l’amico mentre confezionava dosi di droga e l’ha invitato ad andare via da casa sua. Per tutta risposta l’ospite lo ha riempito di botte, lo ha legato al letto con dei cavi elettrici, gli ha spruzzato negli occhi dello spry al peperoncino, lo ha seviziato con un coltellino, lasciandolo così fino alle 22. Alle 15 di ieri la vittima ha convinto il suo aguzzino a lasciarlo libero e a farlo uscire spiegandogli che non l’avrebbe denunciato. In realtà, appena uscito di casa si è infilato nella prima caserma dei carabinieri che ha incontrato.
Quando il militari hanno fatto il blitz nell’appartamento hanno trovato l’algerino in possesso di 41 grammi tra cocaina ed eroina, materiale per il confezionamento delle dosi e 900 euro in contanti. L’uomo è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, sequestro di persona, lesioni aggravate e minacce.
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Chiedevano il pizzo a connazionali, in manette tre cinesi
Pubblicato da Jake su 27 Aprile 2006
Avevano preso di mira una coppia di cinesi che affittava camere ad alcuni connazionali di passaggio, minacciandoli più volte in maniera anche violenta. In manette sono finiti tre cittadini cinesi, incastrati martedì dai Carabinieri del nucleo operativo di Milano. Questi i fatti. Circa un mese fa, marito e moglie, un operaio di 49 e una casalinga di 48, entrambi di nazionalità cinese, si sono recati in caserma per denunciare un gruppo di connazionali che da tempo avevano iniziato a chiedere loro ingenti somme, come “pizzo” per permettergli di continuare la loro attività illegale di affittacamere. La prima richiesta era stata di 4 mila euro, ma i due coniugi, non avendo la possibilità finanziaria di coprire una somma così cospicua, sono state vittime più volte di atti di violenza nel loro appartamento, sito in via Aleardi, zona Paolo Sarpi, nella China Town milanese.
Mobili e oggetti rotti e coltellate alla porta di casa: questi gli ultimi avvertimenti ricevuti. Esasperati dalla situazione, decidono di denunciare la banda e ammettono la loro attività illegale. Da qui l’idea dei Carabinieri di tendere una trappola agli impostori. La coppia cinese fissa con loro un appuntamento in casa propria porgendo una busta contenente 1000 euro, un anticipo sulla somma richiesta. Caduti nella trappola e ritirato il bottino, i tre escono dall’appartamento ma vengono fermati dagli investigatori, che recuperano il denaro e li traggono in arresto. In manette sono finiti così tre giovani: un 28enne residente a Torino, un trentenne domiciliato ad Ancona, entrambi in regola con il permesso di soggiorno; irregolare invece il più giovane del gruppo, 18 anni, già denunciato per estorsione.
«L’ipotesi – spiegano le forze dell’ordine – è che i tre facciano parte di una banda che in maniera sistematica taglieggiano i connazionali. Ma la comunità cinese notoriamente si rivolge poco a noi. Per questo è stata organizzata un’attività di monitoraggio serrata per cercare di individuare altri componenti della banda».
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Ue: Fino a 4 anni di carcere per i pirati
Pubblicato da Jake su 27 Aprile 2006
Quattro anni di reclusione per le infrazioni più gravi e multe fino a 300mila euro. Così L’ Unione Europea intende contrastare i pirati della contraffazione. Il nuovo dispositivo penale comunitario contro i reati di proprietà intellettuale presentato ieri dal commissario Ue alla giustizia, libertà e sicurezza Franco Frattini, fa propria la sentenza della Corte europea di Giustizia del 13 settembre 2005, in base alla quale le disposizioni di diritto penale necessarie ad attuare effettivamente il diritto comunitario sono materia di diritto Ue. Di conseguenza, precisa una nota di Bruxelles, «viene ritirata la proposta di decisione quadro relativa al rafforzamento del quadro penale per reprimere le violazioni della proprietà intellettuale e si integrano le sue disposizioni nella proposta modificata di direttiva».
Quest’ultima stabilisce sanzioni penali minime per chi commette infrazioni: quattro anni di reclusione per reati commessi nell’ambito di organizzazioni criminali o che comportino rischi gravi per la salute e la sicurezza delle persone. La sanzione pecuniaria comminata sarà poi compresa tra i 100mila euro e i 300mila euro, a seconda del reato. La proposta – sottolinea peraltro l’Esecutivo Ue – consentirà agli stati membri di comminare anche sanzioni più severe.
«È un’iniziativa che ci trova d’accordo. Ogni tipo di pirateria, compresa quella agro-alimentare, deve essere combattuta con la massima fermezza al fine di tutelare sia i consumatori che i produttori, sradicando un fenomeno che provoca gravi danni all’economia e al mercato». È stato del presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia) Giuseppe Politi il primo commento per il pugno duro contro i taroccatori deciso dalla Ue. «La nostra organizzazione -ha aggiunto Politi – da tempo insiste sull’esigenza di introdurre un sistema di tutela per le produzioni tipiche e tradizionali, mettendo in atto un sistema sanzionatorio, anche di natura penale. Nei mesi scorsi abbiamo presentato una proposta per combattere la contraffazione alimentare che prevede, tra l’altro, anche un forte impegno comunitario in sede Wto per l’istituzione di un registro multilaterale delle indicazioni geografiche».
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L’Onu è il problema,non la soluzione
Pubblicato da Jake su 26 Aprile 2006
Oggi scade l’ultimatum posto all’Iran dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Una volta scaduto, non succederà nulla. Al massimo ci sarà un altro ultimatum, poi altre riunioni, un rapporto dell’Agenzia atomica, qualche scaramuccia, proposte di incontri, appelli al dialogo, bozze di risoluzioni, sanzioni sì, sanzioni no, tira e molla. Sperare che la questione del programma nucleare degli ayatollah islamici, e delle esplicite minacce del presidente iraniano di voler cancellare dalla carta geografica lo stato di Israele, possa essere risolta da quell’inutile carrozzone che ha sede nel palazzo di Vetro sull’East river di New York è un’illusione, un pio desiderio, probabilmente un’arma a disposizione dei turbanti atomici. Ci sono voluti 980 giorni, cioè quasi tre anni, affinché il Consiglio di sicurezza si riunisse per discutere le violazioni iraniane del Trattato di non proliferazione nucleare scoperte nel 2003 dall’Agenzia atomica dell’Onu (Aiea). Questa sera saranno trascorsi 51 giorni da quando il Consiglio di sicurezza si è riunito per la prima volta. Eppure, ora che è scaduto l’ultimatum, non c’è accordo tra i cinque membri permanenti su che cosa fare per far rispettare la decisione del Consiglio. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia vorrebbero imporre sanzioni economiche, Russia e Cina no. Il 2 maggio i cinque paesi, più la Germania, proveranno a trovare un’intesa. Nel frattempo l’Onu offre ai fondamentalisti iraniani grandi e meravigliose opportunità. Qualche giorno fa, infatti, le Nazioni Unite hanno eletto l’Iran come vicepresidente della Commissione sul Disarmo. Non è uno scherzo, piuttosto è un classico del modello Onu: l’Iran è davvero il nuovo vicepresidente della Commissione Disarmo, così come in passato la Libia ha guidato la Commissione Diritti umani. Conquistato il posto, Teheran ha subito trasformato il consesso – che in teoria dovrebbe disarmare l’Iran – in un carosello di opinioni antisemite. In una delle prime riunioni, il rappresentante di Teheran ha detto che l’idea che il suo paese si stia dotando di un programma militare nucleare è “propaganda ebraica” creata ad arte dalla “lobby giudea” degli Stati Uniti. Queste dichiarazioni sono state contestate dal delegato americano, ma il presidente della Commissione e gli altri stati membri sono rimasti in complice silenzio. Un episodio simile è successo l’altro ieri, ma è pratica quotidiana all’Onu. Al Comitato sull’Informazione, il rappresentante iraniano ha accusato “il regime israeliano”, non mettetevi a ridere, di minacciare Teheran, di essersi dotato “illegalmente” di un arsenale nucleare e di praticare “terrorismo di stato”. L’ambasciatore iraniano ha addirittura detto che il suo paese “non ha mai minacciato nessuno, tantomeno ha mai espresso il desiderio di cancellare uno stato”. Nessuno, tranne i soliti noti, ha denunciato la panzana. L’Onu, piuttosto, ha conferito a una rappresentante del regime degli ayatollah il premio “Champion of the Earth 2006”, Campione della Terra, per la sua “creatività, visione, leadership” e nella speranza che “le sue idee e il suo lavoro possano essere replicate in tutto il mondo”. La vincitrice è l’ex vicepresidente dell’Iran, Massoumeh Ebtekar, la famigerata “screaming Mary”, che fu tra i leader del sequestro degli ostaggi americani del 1979 e dell’assalto all’ambasciata statunitense di Teheran. L’Onu è questa cosa qui, un ente pressoché inutile condizionato dalle dittature e finanziato dall’occidente. Pensare che possa far cambiare idea a chi crede che la distruzione di Israele col nucleare farà tornare ildodicesimo imam della tradizione sciita equivale a bendarsi gli occhi. A giorni l’Iran – che è considerato da Freedom House come uno dei più grandi violatori dei diritti umani al mondo – sarà eletto al nuovo Consiglio sui Diritti umani di Ginevra, quel topolino uscito dalla tanto strombazzata grande riforma di Kofi Annan. La vecchia Commissione, sgangherata e screditata, ha chiuso per fallimento, ma la differenza con il nuovo Consiglio è minima. Ci saranno sempre gli stessi violatori a vigilare sugli abusi, mentre la settimana scorsa il Consiglio ha assunto come “esperto” il marxista svizzero Jean Ziegler, già fondatore del “Premio Gheddafi per i diritti umani”. Tre giorni fa il potente movimento dei paesi non allineati, di cui l’Iran è uno dei leader, ha annunciato che sceglierà il successore di Kofi Annan tra i paesi asiatici. L’Iran è in Asia.
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Francia: allarme per conti ospedali
Pubblicato da Jake su 21 Aprile 2006
Gli ospedali pubblici francesi hanno lanciato un grido d’allarme per la loro situazione finanziaria. Gli istituti sanitari reclamano 1,5 miliardi di euro supplementari per poter assicurare il loro funzionamento. La Fhf, e’ scesa in campo dopo che il ministro della sanita’, Xavier Bertrand, si era rallegrato della decelerazione ’storica’ delle spese sanitarie pubbliche. Secondo previsioni interne, 18 ospedali su 31 dovrebbero chiudere il 2006 in rosso.
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Hamas: Parigi nega visto a ministro
Pubblicato da Jake su 21 Aprile 2006
La Francia ha negato il visto al ministro palestinese, Eisheh, che voleva partecipare, a Parigi, ad un Forum sul dialogo euro-arabo. ‘In accordo con i nostri partner europei – ha detto il portavoce del Quai d’Orsay, Mattei – non abbiamo dato seguito positivo alla richiesta di visto. Questa decisione scaturisce dalla posizione europea, cioe’ la sospensione dei contatti politici con il governo palestinese fino a quando non avra’ accettato le condizioni poste dalla comunita’ internazionale.
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Volano insulti tra Udeur e Di Pietro
Pubblicato da Jake su 21 Aprile 2006
Tensione ai massimi livelli nell’Unione tra Udeur e Italia dei valori. Dopo l’attacco di Di Pietro che nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Ognuno ha diritto di chiedere i posti che ritiene più opportuni ma non può farlo sotto forma di ricatto», ora è l’Udeur a reagire. «Basta. L’ex pubblico ministero la smetta di parlare a sproposito – ha detto Antonio Satta, vicesegretario nazionale -. La misura è colma, se continuerà nelle sue gratuite insinuazioni, non parteciperemo più a vertici dell’Unione». Gli fa eco il capo della segreteria politica Mauro Fabris: «A Di Pietro dico “Basta con gli insulti”, e poi non capisco chi gli abbia dato il ruolo di cane da guardia di Prodi, che non ha bisogno di tutto ciò».
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Carcere sposta toilette orientate verso la Mecca
Pubblicato da Jake su 21 Aprile 2006
In una prigione di Londra sono stati costruiti nuovi bagni per venire incontro alle esigenze religiose dei carcerati di fede islamica. I servizi del carcere, che si trova nel quartiere sud di Brixton, erano infatti disposti in modo tale che i musulmani che utilizzavano la toilette si trovavano a essere orientati verso la Mecca. L’orientamento verso la Mecca, come è noto, è invece obbligatorio per i musulmani durante le preghiere quotidiane. Per questa ragione, il dipartimento degli Affari interni (Home office) ha disposto l’installazione di nuovi blocchi dopo la protesta dei musulmani, i quali ritengono inaccettabile essere rivolti in direzione della Mecca mentre usano il bagno. Il dipartimento degli Affari interni ha anche sottolineato di aver preso in considerazione le esigenze delle altre varie fedi religiose. L’Home office britannico ha emesso un comunicato in cui si afferma: «In seguito a consultazioni con i capi dei diversi gruppi religiosi della prigione, sono stati compiuti piccoli aggiustamenti per assicurare che le questioni religiose dei prigionieri fossero state rispettate».
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Giappone: in galera per schiamazzi
Pubblicato da Jake su 21 Aprile 2006
Una giapponese e’ stata condannata a un anno di prigione per gli schiamazzi molesti con cui aveva perseguitato una vicina di casa. L’entita’ della condanna, inflitta alla 59enne Miyoko Kawahara ha fatto notizia anche in un Paese che tradizionalmente ha un rispetto sacrale della quiete altrui, al punto da vietare rigorosamente qualsiasi comunicazione con telefonini anche sui mezzi pubblici. I giudici hanno motivato la sentenza con la premeditazione e la pervicacia dell’imputata.
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Iran: Russia contro azione militare
Pubblicato da Jake su 21 Aprile 2006
La Russia si oppone ‘categoricamente’ all’ipotesi di operazioni militari per risolvere la crisi nucleare dell’Iran. Lo ha dichiarato a Mosca il viceministro degli esteri Serghiei Kisliak. Da parte sua il portavoce del ministero degli esteri russo, Mikhail Kamynin, ha detto che Mosca approvera’ eventuali sanzioni contro Teheran sono se vi fossero le prove che il suo programma nucleare non avesse scopi pacifici.
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Pedofilia: ‘Fiori nel fango’, un giro di oltre 200 bambini
Pubblicato da Jake su 21 Aprile 2006
“Piccoli fiori” questo il nome in codice dei minori che venivano adescati, violentati e a volte anche filmati durante gli abusi. Più di 200 bambini, tra gli 8 i 16 anni, sono stati salvati da un giro di pedofilia e di sfruttamento scoperto dalla Polizia nel corso dell’operazione “fiori nel fango”, condotta dalla 4^ sezione della squadra mobile romana.
Nella maggior parte dei casi i bambini violentati erano piccoli rom appartenenti al campo nomadi di Tor Fiscale a Roma ma ci sono anche bambini italiani. Venivano adescati al campo nomadi, ai semafori o nelle piazze con pochi soldi o anche con un semplice panino. I pedofili preferivano vittime tra i 10 e i 12 anni, dopo questa età infatti venivano ritenuti già grandi.
La rete dei pedofili, con base a Roma e diramazioni in altre città italiane, era composta da uomini, tra i 40 e i 60 anni, senza lavoro fisso e con precedenti penali ma anche da persone “insospettabili”. Tra questi un dipendente di banca, un agente di viaggi e un funzionario di una televisione privata e l’allenatore di una scuola calcio. Quest’ultimo, 38 anni, aveva installato delle telecamere negli spogliatoi per riprendere i minori mentre si spogliavano. Nell’abitazione dell’uomo sono stati inoltre sequestrati numerosi filmati di abusi sessuali da lui commessi su bimbi che sembra però non appartenessero alla scuola.
Gli arrestati sono finora 18 di cui 12 italiani e 6 rumeni con imputazioni che vanno dalla violenza sessuale in danno di minori, allo sfruttamento della prostituzione minorile, all’estorsione aggravata.
Durate più di un anno, le indagini che hanno portato al blitz di ieri sono state condotte dalla 4^ sezione della squadra mobile di Roma, diretta da Dania Manti, con la collaborazione dei tecnici della Scientifica.
Gli agenti hanno effettuato pedinamenti utilizzando anche apparecchiature per la sorveglianza: il campo nomadi è stato monitorato a lungo con una telecamera nascosta che ha filmato tutti i movimenti sospetti. Numerose le intercettazioni telefoniche che hanno portato all’individuazione di 36 persone, ora indagate, e al sequestro di duecento videocassette nelle quali erano riprese le violenze sui bambini.
Dalle indagini è emersa un’allarmante realtà di degrado morale ed economico. Alcuni bambini venivano ripagati per le loro prestazioni con scarpe firmate o ricariche per il telefonino, ma è stata accertata anche la complicità di una coppia di genitori rom che “cedevano” il figlio in cambio di regali o somme di denaro.
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‘Cercasi kamikaze’ in Gran Bretagna
Pubblicato da Jake su 19 Aprile 2006
Un gruppo radicale iraniano sta reclutando aspiranti kamikaze in Gran Bretagna per compiere attentati contro Israele. Lo sostiene il Guardian. In un’intervista al giornale il portavoce della Commemorazione dei Martiri della Campagna islamica globale spiega che con il passaporto britannico si puo’ entrare piu’ facilmente nello Stato ebraico. Nei due anni trascorsi dalla sua creazione il gruppo radicale sostiene di aver reclutato 52.000 persone, di cui il 30% di donne.
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Nucleare: Iran, nessun accordo 5+1
Pubblicato da Jake su 19 Aprile 2006
Nulla di fatto nella riunione a Mosca fra i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu e la Germania dedicato al caso nucleare iraniano.’Non c’e’ stato alcun tipo di documento conclusivo ne’ alcuna decisione’, ha detto il ministro degli esteri russo Lavrov. Il sottosegretario di Stato Usa Burns aveva sottolineato ‘la necessita’ di sanzioni’ contro Teheran. Per gli Usa comunque, i 5+1 si sono trovati d’accordo sul fatto che ‘l’Iran ha superato i limiti fissati dalla comunita’ internazionale’.
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Terrorismo: algerini in manette
Pubblicato da Jake su 19 Aprile 2006
Operazione del servizio antiterrorismo della questura di Napoli e della polizia francese per l’esecuzione di mandati di arresto europeo. Nel mirino cittadini algerini a Napoli, Caserta, Milano e Marsiglia. In manette anche italiani. Le indagini italo-francesi, cominciate oltre un anno fa, riguardano il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed il canale di approvigionamento di documenti in un’area contigua all’integralismo islamico di matrice salafita.
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Insulti e sberle perché legge «il Giornale»
Pubblicato da Jake su 12 Aprile 2006
Aggredita e insultata lungo i binari della stazione Ostiense a Roma. Il suo unico torto? Quello di sfogliare il Giornale all’indomani della striminzita vittoria elettorale dell’Unione che, peraltro, nel Lazio, non c’è proprio stata.
Sono le 13.30 di ieri quando Anna (il nome è di fantasia), 34 anni, di Roma, simpatizzante di Alleanza nazionale, arriva come tutti i giorni al terminal Ostiense per prendere il treno che la riporterà a casa, a Trastevere, dopo il turno di lavoro in una società che si occupa di ricerche di mercato. Per ingannare l’attesa, la ragazza acquista nell’edicola interna alla stazione ferroviaria, in piazzale dei Partigiani, una copia del nostro quotidiano: un gesto ormai rituale per una fedele lettrice di queste pagine dall’età di 18 anni.
Poi il fattaccio, proprio mentre Anna, tra la folla lungo i binari si sofferma sui commenti del giorno dopo il voto, la prima pagina con il titolo di apertura «Prodi finge di aver vinto» bene in vista. «Uno sconosciuto di mezza età – racconta ancora impaurita – con un cappotto verde, forse un eskimo, dopo essersi avvicinato e aver sbirciato il Giornale, all’improvviso mi ha colpito con violenza sulla mano e poi sul quotidiano aperto. Poi, visibilmente in preda a un’incontenibile esagitazione, mi ha gridato “Il titolo è sbagliato, Prodi non finge di aver vinto, Prodi ha vinto!”».
Anna si spaventa ma rimane lucida, tenta di scoraggiare il suo aggressore chiedendogli se quelle per caso «siano già le prime avvisaglie del regime che ci attende». «Nooo – urla a squarciagola lo sconosciuto -. Il regime è quello che avete creato voi di destra in questi anni. Ora finalmente abbiamo vinto, grazie anche alla vostra legge elettorale del c…! Sarà meglio – conclude minacciosamente agitando l’indice della mano destra – che ve lo mettiate in testa una volta per tutte».
Tra i presenti che assistono all’aggressione, nessuno si sogna di muovere un dito in difesa di Anna e il malintenzionato, probabilmente spaventato da una possibile denuncia, si allontana solo quando la giovane estrae da una tasca del giubbotto il telefonino cellulare. «Non mi è mai capitato di assistere a episodi del genere, indicati del grado di inciviltà e di imbarbarimento che ha ormai raggiunto il confronto politico – si sfoga ancora la ragazza presa di mira dall’esagitato -. Credo che sia molto grave criminalizzare qualcuno solo perché legge quotidiani diversi da quelli vicini al centrosinistra».
Un episodio inquietante, quello accaduto ieri nella capitale, che testimonia un clima di tensione. «È aberrante che la sinistra – commenta il consigliere provinciale di An e vicecoordinatrice nazionale Donne del partito, Barbara Saltamartini – non ancora ufficialmente vincitrice delle elezioni, dia già inizio a un clima di terrore nei confronti di chiunque non si riconosca nelle sue idee. Ora è diventato addirittura pericoloso acquistare un quotidiano indipendente noto per le sue posizioni controcorrente. Se questo è il frutto dell’affermazione dell’Unione – conclude la dirigente di An – si annuncia un brutto periodo per il nostro Paese». Ieri sera, dopo aver smaltito la paura e l’indignazione per l’aggressione subita, Anna ha scritto una lettera al direttore Maurizio Belpietro. «Se continuerò a comprare il Giornale? Dopo ieri – risponde – andrò in edicola e lo mostrerò con ancora maggiore orgoglio».
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Appello dall’Irak: Non ritirate le truppe italiane.
Pubblicato da Jake su 12 Aprile 2006
I leader iracheni chiedono a Romano Prodi di non ritirare le truppe italiane, perché la situazione è troppo instabile e le forze irachene non sono ancora in grado di controllarla. «Speriamo che le truppe italiane restino in Irak fino alla sconfitta del terrorismo e al completamento dell’addestramento delle nostre forze», dichiara a Bagdad Ridha Jawad Taqi, portavoce del Consiglio supremo della rivoluzione islamica (Sciri), il maggior partito sciita, al potere in Irak. «Speriamo che i rapporti siano più forti e la cooperazione maggiore tra i due governi e i due popoli nella lotta al terrorismo. Poi le forze italiane potranno andare a casa con i nostri ringraziamenti e la nostra gratitudine», ha aggiunto.
«Nessun iracheno vuole vedere il ritiro delle truppe italiane nelle attuali condizioni, perché avrebbe un impatto negativo. Le forze irachene, polizia ed esercito non sono in grado di proteggere il Paese», spiega Mohammad Jasem Labban, membro dell’Ufficio politico del Partito comunista iracheno. «Noi comunisti chiediamo a Prodi di lasciare i soldati finché risolviamo la questione del terrorismo e poniamo fine alla sua minaccia in Irak», conclude.
Il portavoce del presidente Jalal Talabani non vuole fare commenti su una «questione interna», ma auspica che «l’impegno italiano di aiutare l’Irak continui».
Le preoccupazioni della dirigenza irachena riecheggiano sulla stampa araba, che ha ricordato per le elezioni italiane il fenomeno Zapatero, il primo ministro spagnolo che appena eletto nel marzo 2004 ordinò il rientro delle truppe. E la situazione in Irak è talmente caotica che i leader hanno terrore di essere abbandonati a una guerra civile. Agli atti terroristici dei sunniti rispondono le quotidiane esecuzioni sommarie delle squadre della morte sciite. E sul campo politico, il primo ministro sciita Ibrahim Jaafari, si rifiuta di rinunciare all’incarico e di scendere a compromessi, malgrado curdi e sunniti lo abbiano sfiduciato. Ma la sua situazione appare estremamente delicata e il suo premierato sembra avere i giorni contati.
A quattro mesi dalle seconde elezioni legislative, dopo il crollo del regime di Saddam Hussein nel 2003, gli iracheni sono senza un governo e ogni giorno si debbono confrontare con un bollettino di guerra. Ieri dieci persone sono morte nell’esplosione di una bomba su un minibus a Sadr City, il poverissimo quartiere sciita di Bagdad. Tre soldati iracheni sono stati uccisi a Mossul, dove sono stati trovati i cadaveri di due civili. E il ministero dell’Istruzione ha reso pubblico che in tre anni sono stati uccisi 92 professori universitari, mentre 300 hanno lasciato il Paese sotto la spinta di minacce.
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Prodi: via da Iraq ma con accordi
Pubblicato da Jake su 12 Aprile 2006
Il leader dell’Unione Prodi annuncia il ritiro delle truppe dall’Iraq ‘in accordo con Baghdad’ e dice no a Berlusconi al Quirinale. ‘Ritireremo le truppe dall’Iraq in accordo con Bagdhad e invieremo un contingente civile per la ricostruzione’, dice Prodi a ‘Le Monde’, sottolineando che sosterra’ ‘un’alleanza solida con gli Usa’. A ‘Europe 1′ sottolinea che Berlusconi ‘non sara’ mai’ il successore di Ciampi e ribadisce che il primo passo da premier ’sara’ diminuire l’imposta sul lavoro’.
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Iran: su nucleare nessuno stop
Pubblicato da Jake su 12 Aprile 2006
Secondo il presidente Mahmud Ahmadinejad, l’Iran ‘resistera” alle potenze che gli vogliono impedire l’accesso alla tecnologia nucleare. Il paese, ha ribadito, continuera’ sulla sua strada per raggiungere i suoi obiettivi in questo settore. Ahmadinejad, che parlava in un comizio a Torbat-e-Jam, nel nord-est dell’Iran, ha accusato le ‘potenze corrotte’ di volere ‘il monopolio per usarlo come strumento nelle loro politiche egemoniche e per esercitare pressioni sulle nazioni’.
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Nucleare: Russia chiede stop a Iran
Pubblicato da Jake su 12 Aprile 2006
La Russia ha lanciato un nuovo, pressante appello all’Iran perche’ sospenda ‘tutte le attivita’ sull’arricchimento dell’uranio’.Lo stop richiesto riguarda anche la ricerca scientifica, ‘cosi’ come chiede l’agenzia atomica internazionale’. Mosca ha inoltre accolto ‘con preoccupazione’ l’annuncio del presidente iraniano sulla ‘creazione del ciclo nucleare completo’. Intanto per il capo dell’intelligence militare di Israele, ‘l’Iran potrebbe produrre un ordigno nucleare entro tre anni’.
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Cina nega esistenza lager
Pubblicato da Jake su 12 Aprile 2006
La Cina ha smentito l’esistenza di un campo di concentramento per membri della setta religiosa del Falun Gong nel nord del Paese. L’esistenza del campo nel distretto di Sujiatun e’ stata denunciata da membri del Falun Gong:nel campo sarebbero stati uccisi 6 mila fedeli della setta per venderne gli organi all’industria dei trapianti.’Questa bugia infanga non solo il nome di Sujiatun, ma anche quello della Cina’, ha detto il ‘numero 2′ del distretto Zheng Bin.
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Indonesia: Islamici contro Playboy
Pubblicato da Jake su 12 Aprile 2006
Decine di giovani del ‘Fronte per la difesa dell’Islam’ hanno preso a sassate a Giakarta il locale ufficio di Playboy. Venerdi’ la nota rivista ha lanciato la versione indonesiana, peraltro molto piu’ ‘castigata’ rispetto a quella occidentale. I dimostranti hanno sfondato il cordone di polizia, ferendo un agente, e hanno lanciato pietre contro le finestre, mandandole in frantumi. La loro richiesta e’ che il Playboy cessi immediatamente le pubblicazioni in indonesiano.
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Abbiamo semi-perso
Pubblicato da Jake su 11 Aprile 2006
Hai voglia a dire, hai voglia di far finta di festeggiare. Le elezioni non le abbiamo vinte. Se avessimo un pizzico, solo un pizzico del senso della decenza e delle istituzioni che pure da piccoli ci avevano insegnato ad avere, ammetteremmo l’ovvio: ci siamo mangiati otto punti di vantaggio, per una fase finale della campagna elettorale confusa e disastrosa sul tema del fisco. Oggi siamo nettamente sotto al Senato (solo la tanto vituperata legge elettorale ci salva) e alla Camera si vince per un niente.
Il minimo che Piero Fassino dovrebbe dire, questo segretario che ha portato i Ds ad un risultato umiliante, è: “Scusate, mi dimetto”. E il curato di campagna, bollito come non mai, Romano Prodi dovrebbe aggiungere: “Sono vecchio e stanco, all’età mia si va in pensione. Adesso ci vado”. Massimo D’Alema, quello che a metà pomeriggio di ieri annunciava una “vittoria schiacciante” dovrebbe ammettere: “Non ne azzecco mai una”. Alfonso Pecoraro Scanio, che ha superato il quorum alla Camera di un 0,05, dovrebbe annunciare l’addio alla politica.
No. Questi qui dicono che hanno vinto. Non si rendono conto di far passeggiare l’Italia sull’orlo di un baratro se non ammettono quel che è realmente accaduto. Cioè che governeremo, se va bene, grazie al voto di Giulio Andreotti, Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini.
Non c’è stato neanche un passaggio di autocritica nella lunghissima nottata elettorale. Neanche uno. Allora ve lo dico io, semplice elettore ulivista: cari dirigenti, gestite al meglio il passaggio che porta a nuove elezioni, tanto lì si va a finire. E se osate ripresentarvi a quella tornata elettorale, vi prendiamo a selciate, incapaci che non siete altro.
Siete come l’Inter. Prodi è il nostro Moratti, D’Alema il nostro Adriano. E pure se per noi tifa tutta la bella gente (Paolo Mieli e Luca Cordero di Montezemolo, pure loro abbiamo inguaiato), lo scudetto con voi non sarà mai nostro.
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I lager britannici durante la Guerra Fredda
Pubblicato da Jake su 6 Aprile 2006
L’inchiesta svela ciò che era rimasto nascosto per 60 anni: anche gli inglesi usarono campi concentramento contro i nemici
LONDRA – Fino ad oggi eravamo abituati a sentir parlare di lager e di gulag, rispettivamente i campi di concentramento nazisti e comunisti. Ma all’indomani della Seconda guerra mondiale, all’inizio della guerra fredda, la Gran Bretagna, patria dell’habeas corpus e del liberalismo creò in Germania campi di concentramento nei quali vennero rinchiusi non solo nazisti o ex Ss, ma anche «presunti comunisti». Le foto pubblicate dal quotidiano inglese Guardian mostrano persone denutrite e torturarate che appaiono per la prima volta dopo sessant’anni.
PROGRAMMA – Il programma di torture era portato avanti dal «War Office» nella Germania del Dopoguerra e probabilmente interessò gli anni tra il 1945 e 1948. Molte di queste persone morirono a causa delle privazioni di cui furono vittime nei campi di concentramento e tanti dei metodi di tortura furono «copiati» dai nazisti che fino a qualche anno prima era stati combattuti dalla Gran Bretagna in nome della libertà. Secondo il quotidiano inglese, queste persone furono rinchiuse e torturate perchè «sospettate di essere comuniste e perchè erano considerate futuri sostenitori dell’Unione Sovietica». Tra le persone torturate non c’erano solo uomini. Dozzine di donne furono imprigionate e torturate perchè sospettate di essere agenti segreti sovietici. Solo nel campo di concentramento di Bad Nenndorf furono rinchiusi 372 uomini e 44 donne.
POLEMICHE – Il giornale inglese ha deciso di pubblicare solo queste tre foto perchè dichiara che molte di quelle di cui è in possesso sono troppo scioccanti per essere viste. Naturalmente la notizia ha scatenato numerose polemiche. Nick Harvey, portavoce dei Liberal Democratici ha affermato: «E’ troppo tardi per sentirsi responsabili, ma non è tardi per conoscere la verità». Shermann Caroll, dell’associazione «Medical Foundation for the Care of Victim of Torture» sottolinea: «La suggestione che gli Inglesi non abbiano usato la tortura durante la Seconda Guerra Mondiale e negli anni immediatamente successivi è una mitologia che è stata propagandata per decenni. Adesso le immagini parlano chiaro».
DOMANDE – Il ministero della Difesa non ha voluto rispondere alle domande del Guardian e ha risposta che questi quesiti devono essere rivolti al Ministero degli Esteri. Le foto sono state tenute segrete per 60 anni. Poi quattro mesi fa esse sono state trasferite grazie ad un’inchiesta della polizia sui maltrattamenti di prigionieri in alcuni centri, vicino ad Hannover, e sono arrivati al Guardian che si è avvalso della legge «Freedom of Information Act». Ciò che è certo è che le immagini risalgono al febbraio del 1947 e furono scattate da ufficiali della «Royal Navy» ai quali fu ordinato di portare a termine il programma di tortura. Altre foto, dichiara il giornale sono ancora in possesso del Ministero degli Esteri. Non si sa che fine abbiano fatto tutte le persone fotografate e quando le torture nei lager britannici siano terminate.
Francesco Tortora
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«Azione dei magistrati contro di me»
Pubblicato da Jake su 6 Aprile 2006
Berlusconi: «Annuncerò una mossa dei pm». Sul caso Mediaset: «C’è il rischio di regime». E poi: «Se perdo sarà di misura»
ROMA – «Oggi farò un importante annuncio su una azione di un magistrato di Milano nei miei confronti durante la campagna elettorale. Sono riuscito ad arrivare ad una verità che dichiarerò in conferenza stampa». Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi su Sky tg 24 anticipa il contenuto delle comunicazioni che farà alla stampa a palazzo Chigi alle 12.
CASO MEDIASET – Il Cavaliere mette poi in guardia gli italiani: «sul caso Mediaset bisogna stare attenti perché a rischio c’è la libertà». «Ci sono prove assolute di regime», ha aggiunto parlando a Sky tg24. Ieri «ha avuto successo il blitz antidemocratico di Prodi e della sinistra e dei giornali che mi hanno impedito di andare in tv».
LA PAROLACCIA – Il premier è anche tornato anche precisare il senso della parola «coglione» pronunciata durante l’intervento a Confcommercio per mettere in guardia da un voto a sinistra: «Non ho dato del coglione agli elettori della sinistra, non si prendano un aggettivo che li definisce bene, non li ho gratificati di questa espressione che di un aggettivo bonario. Coglioni sono coloro che stanno dalla mia parte e che non curano i loro interessi».
«SE PERDO SARA’ DI MISURA» – «Mi sento forte come un leone e continuerò a battermi comunque. Sono sicuro di vincere e se ci fosse una sconfitta sarà di misura. E comunque la sinistra dovrà fare i conti con noi in Parlamento. A questa sinistra non mi arrenderò mai», dice Berlusconi.«La sinistra è così illiberale – spiega – che minaccia di fare leggi ad personam per eliminare un avversario politico».
da Corriere.it
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E tra gli studenti che manifestano c’è anche chi parla di «rivoluzione»
Pubblicato da Jake su 5 Aprile 2006
La rivoluzione sta finendo o forse solo cominciando. Dipende dai punti di vista. C’è quello dei sindacati, che dopo aver cavalcato la protesta degli studenti, ritengono la vittoria a portata di mano e possono permettersi di accettare le aperture di Sarkozy; questa mattina si siederanno al tavolo dei negoziati. Ma poi ci sono loro, i ragazzi dei licei e delle università. Continuano a dire no a tutto e a tutti. A Villepin, a Chirac, a Sarkozy, ovviamente. Ma anche no alla sinistra e a ben vedere persino ai sindacati, nonostante abbiano condiviso, fino a ieri, la lotta anti-Cpe.
Domani è un’altra storia. Domani il «Contratto del primo impiego» sarà verosimilmente ritirato, ma il malessere che ha provocato la protesta è destinato a restare e a riemergere sotto nuove forme. Te ne accorgi parlando con i ragazzi mentre sfilano per le strade di Parigi. Ieri, come martedì scorso, altre mega-manifestazione da place de la République a Place d’Italie. Ormai abbiamo imparato a distinguerli: ci sono i «casseurs» incappucciati che si aggirano ai margini del corteo alla ricerca di un varco o anche solo di un pretesto per nuovi vandalismi. Ci sono i funzionari pubblici di mezza età che non mancano uno sciopero che sia uno. Ci sono i giovani dell’ultrasinistra che sventolano le bandiere rosse con la falce e il martello e che tentano di vendere gazzette leniniste, ma con scarso successo: quasi nessuno le compra.
E poi ci sono i ragazzi dall’aspetto normale; figli della piccola e talvolta anche della media borghesia, dai volti puliti e dalle maniere educate. Sono loro l’anima del movimento. Solo sette giorni fa la loro rabbia era rivolta esclusivamente contro la legge del governo che prevedeva la possibilità di licenziare senza giustificazione i giovani fino a 26 anni di età per un periodo di due anni. Ora sognano di essere guidati «da un rivoluzionario», come spiega Nabila, una moretta di 17 anni che frequenta il liceo Georges Pompidou alle porte della capitale. Da «un uomo nuovo capace di rappresentarci e di creare una società migliore», ma fuori dagli schemi politici. La destra non piace? «La sinistra non è affatto migliore», aggiunge la sedicenne Milène. Senti il disgusto per i partiti e le istituzioni. E le più infervorate sembrano essere le ragazze: vedi una rossa minuta e determinatissima alla testa di un gruppo di due-trecento ragazzoni, vedi una bionda con i capelli a coda di cavallo e il volto pieno di brufoli che in piedi su un carro urla nel megafono slogan contro il governo. Scopri che anche le giovani dall’aspetto più maturo e mansueto, come Valentine, Anne-Lise, Agathe e Virginie, di età compresa tra i 23 e i 25 anni, possono essere protagoniste di episodi sconcertanti.
Senza il minimo imbarazzo confessano che venerdì sera erano assieme ai 4-5 mila manifestanti che hanno tentato di assalire l’Assemblea nazionale e che sono pronte a fare altrettanto non appena se ne presenterà l’occasione, «perché quella francese non è più una vera democrazia, ma un regime dominato da élites che non hanno più rapporto con la società reale». Nella loro testa tutto frulla rapidamente: abbinano il liberismo al precariato e dunque ne diffidano; chiedono un’Europa più sociale, ma respingono le proposte dell’estrema sinistra, che giudicano fuori dal tempo, e le promesse di socialisti e verdi «che sono interessati solo al potere». Vogliono più meritocrazia, ma non sono disposti a rischiare, né a sacrificarsi per qualche anno. Pretendono di poter beneficiare dello stesso livello di vita dei loro genitori, ma non si rendono conto che è stato costruito grazie all’economia di mercato, di cui ora quei ragazzi hanno un’idea confusa o perlomeno distorta dagli effetti della globalizzazione. Rivendicano un mondo più giusto, equo e rispettoso. Il Cpe è un pretesto, una tappa nel processo di formazione di una nuova identità. Molti di loro sono persuasi che la rivoluzione debba ancora cominciare.
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La candidata verde che scrive poesie in onore di Bin Laden
Pubblicato da Jake su 5 Aprile 2006
Con la voce pigola come un pulcino, con la penna ruggisce come un leone. Versi da carta vetrata, ruvidissimi, quelli di Lia Briganti, professoressa di linguistica, semiotica e semantica, col pallino della politica. È un po’ come la Rai – di tutto di più – la pasionaria col vezzo della poesia. È pacifista, verde, radicale, cattolica, ambientalista, liberale, socialista. Oggi in corsa per la Camera in Emilia, con la pettorina del Sole che ride, in queste ore sta provocando un putiferio sul web per aver scritto sul forum dei radicali alcuni versi da brivido. Già, perché lei ha dedicato un poemetto nientepopodimenoché a Osama Bin Laden, sbeffeggiante e impunito regista della più orribile strage terroristica della storia.
Titolo: «Augurio di bene. Ad Osama Bin Laden e alla Jihad islamica». Eccolo: «È l’Iris/come l’arcobaleno/splendente/luce/celeste/nel candido petalo/racchiusa (…)/La pace/e la bontà/siano/per sempre con voi». Non solo. «Poesia dedicata ai militanti di Fatah» recita: «Oh miliziani/ voi mi appariste/ in sogno/ ed io percepii/ le cause/ della vostra veemente/ violenza:/ fiumi di lacrime/ di inconsolabili madri/ lo sguardo vostro/ offeso/ da un confine limitato (…)».
Altra chicca sono i versi dedicati allo sceicco Ahmad Yassin, l’ex leader di Hamas. Sotto la sua guida l’organizzazione terroristica ha fatto piangere a Israele 377 concittadini trucidati, più di 3mila feriti o mutilati. E ad ogni notizia di attentato era solito esaltare gli assassini, definendoli «martiri». Ed ecco i versi di «Tre parti in uno»: «Io vidi/ in sogno/ lo Sceicco Ahmad Yassin;/ era trasparente/ e azzurrino/ e il suo capo,/ era velato./ Il suo sguardo/ era pietoso/ e mite/ per le contese/ di Palestina./ Egli mi vegliava,/ mentre/ questi versi/ erano in me/ ispirati./ Or cessi/ la contesa/ tra l’Oriente/ e l’Occidente,/ poiché/ benevole/ forze celesti/ chiedono/ che gli opposti/ intendimenti/ si chiariscano».
Yassin musa della sua lirica? L’autrice minimizza e scansa le schegge di una polemica che a molti fa venire la pelle d’oca: «Scrivo i miei sogni, tutto qui. Mi sveglio e li annoto subito». Sogni. Incubi, se l’onirica immagine di Yassin ha «lo sguardo mite e pietoso» e se – altra poesia dedicata ai miliziani di Fatah – «Vi vidi/ salir/ sugli spalti/ vivaci/ come furetti/ librarvi/ nell’aria,/ come fringuelli,/ saltare/ sui tetti/ come capretti». Immagine tenera e bucolica ma che non ha certo commosso molti. Anzi, addirittura il segretario dell’Assemblea Musulmana d’Italia Shaykh Abdul Hadi Palazzi (non l’ambasciatore di Israele), scorsi i componimenti della Briganti, ha scritto subito a Daniele Capezzone: «Ho letto gli impavidi deliri allucinanti di una certa Lia Briganti. Un soggetto del genere si permette di usare il sito ufficiale dei Radicali italiani per divulgare orride poesie apologetiche del terrorismo. Capisco che ragioni di schieramento vi portino a ritrovarvi alleati impresentabili di questo genere. Ma ti chiedo di fare al più presto pulizia nel sito, di cancellare queste ignobili tracce di pornografia ideologica».
Ma l’autrice, vincitrice in passato di diversi premi letterari, non si scompone, non ci sta a far la parte dell’ennesima impresentabile candidata Unionista e, anzi, cerca di scrollarsi di dosso qualche compagno scomodo: «Condanno, ripeto con-dan-no, chi brucia le bandiere, siano esse a stelle e strisce o meno. Condanno ogni forma di violenza di piazza. Condanno chi grida 10, 100, 1000 Nassirya. Di più, io sono favorevole alla presenza italiana in Irak, perché trattasi di missione umanitaria». Certo che quei versi… «Non capisco lo scandalo: quello per Osama è solo un augurio, è puro sentimento cristiano, è messaggio d’amore anche per il nemico. Sono cattolica e liberale». E i kamikaze? E la guerriglia irachena? «Atti di sabotaggio terroristici. Sì, sono terroristi».
Ma intanto sul Internet rimane il botta e risposta tra chi sostiene la poetessa e chi s’indigna. Tra questi, uno verga: «Provo anch’io a scrivere una poesia: O dolce/ bambina/ che vai/ per i mercati/ di Tel Aviv,/ BOOOOOM!».
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Infibulazione
Pubblicato da Jake su 5 Aprile 2006
L’usanza nei Paesi dell’Africa subsahariana è considerata normale. Ma da gennaio di quest’anno mutilare genitali in Italia è reato. Un reato punito dal codice penale, articolo 583 bis, con la reclusione fino a 12 anni. Ed è con questa accusa che è finita in carcere la nigeriana Gertrude Obaseki, 43 anni, conosciuta tra i suoi connazionali come una professionista abile nel fare circoncisioni nei maschi o mutilazioni ed escissioni del clitoride nelle femmine. La donna, che abita a Verona, deve rispondere anche di abuso della professione medica. E il caso di Verona è destinato a fare giurisprudenza, visto che si tratta della prima applicazione della legge a livello nazionale.
La donna è stata fermata dalla squadra mobile veronese prima di compiere quello che avrebbe potuto essere il suo ennesimo intervento. La sua paziente sarebbe stata una bambina di 14 giorni residente a Caldiero, paese a est di Verona.
Secondo il racconto degli inquirenti le indagini, non ancora terminate, sono partite da Trento. A febbraio alcuni poliziotti della mobile, grazie alle confidenze di prostitute nigeriane che lavorano a Trento ma abitano a Verona, vengono a sapere di questa «mammana». Comunicano ai colleghi veronesi quello che hanno scoperto e cominciano a indagare, anche grazie a intercettazioni telefoniche subito concesse dal magistrato.
È così che i poliziotti scoprono che Gertrude sta per eseguire un intervento. Lo chiede una zia per la nipotina di due mesi. La nigeriana, che lavora in una ditta di pulizie, concorda il prezzo: 300 euro. Ma poi, per un guasto al satellite, la polizia perde il contatto, e quando riesce a riagganciarlo capisce che la mutilazione è già avvenuta.
Il 22 marzo arriva la telefonata del connazionale di Caldiero, che chiede lo stesso intervento per la figlia. L’accordo è per il pomeriggio del 31 marzo. Ma quando la «mammana» suona il campanello di casa viene bloccata dalla polizia. Nel borsone che ha con sé ci sono forbici con punte arrotondate per sollevare lembi di pelle, lidocaina, un flacone prodotto in Germania, olio emolliente e garze. Niente è sterilizzato. La donna dice di essere in visita a parenti. Anche gli altri connazionali negano. Ma a incastrare la nigeriana ci sono le intercettazioni telefoniche.
Ieri mattina la donna è comparsa davanti al giudice per le indagini preliminari, che ha convalidato l’arresto e disposto la detenzione, negando gli arresti domiciliari temendo la fuga.
Sono indagati anche i genitori delle due bambine. Il reato per loro è concorso nella mutilazione dei genitali. Purtroppo per quella che ha subito l’intervento il danno è irreparabile. La piccola è stata sottoposta anche a una visita medico-legale, ma la sua cicatrice era già cauterizzata. La speranza è che la seconda scampi allo stesso destino, anche se c’è il rischio che prima o poi i familiari decidano di sottoporla all’intervento. Secondo la loro credenza, soltanto così la figlia un giorno troverà marito e sarà una sposa gradita. Le sette gocce di sangue che sgorgano dall’intervento la renderanno pura. E per i nigeriani l’escissione dev’essere fatta finché la bambina è piccolissima.
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Dopo il duello tv l’estrema sinistra rinnega Prodi
Pubblicato da Jake su 5 Aprile 2006
L’Unione ha due confini variabili, là dove non osano le aquile né gli esploratori. Lembi di terra sconosciuta e pericolosa che per gli antichi era semplice denominare: «Hic sunt leones». Un confine, quello di centro, sarà forse variabile a partire dal dopo elezioni. L’altro, quello a sinistra, è in subbuglio da tempo. Dopo la performance di Romano Prodi in tv contro Berlusconi, a maggior ragione. Il trotzkista Marco Ferrando ora deve ringraziare Fausto Bertinotti, che l’ha escluso dalle liste dopo averlo candidato a patto che votasse la fiducia all’eventuale governo Prodi: se non fosse accaduto, oggi Ferrando si troverebbe in ambasce ancora più gravi.
E forse anche l’Unione, che si sarebbe trovata con un candidato in dissenso con il leader unitario ancor prima del voto. Ferrando infatti già organizza la fronda e invita i compagni della sinistra a dissociarsi dal candidato premier. «Nel confronto con Berlusconi – denuncia -, Prodi ha confermato programmi inconciliabili con le posizioni dei comunisti e con le ragioni espresse dai movimenti di lotta in questi anni». Al primo punto del cahier de doléances ferrandiano, l’Irak. «Prodi ha di fatto rivendicato l’attuale posizione del governo Berlusconi: la permanenza delle truppe italiane per tutto il 2006 in accordo con le autorità irachene (e americane). È inaccettabile», proclama il leader di una delle tre minoranze trotzkiste di Rifondazione.
Ma anche sulla politica sociale il candidato premier del centrosinistra si è dimostrato indigesto per l’ala più estremista. «Prodi ha rivelato un fatto clamoroso – spiega Ferrando -: le risorse da regalare a Confindustria con il taglio del cuneo fiscale saranno ricavate principalmente dalla compressione della spesa pubblica con il rilancio dell’avanzo primario nel rispetto del parametro di Maastricht». Non solo: anche sulla tassa di successione, Prodi ha tenuto a precisare che il loro ripristino verrà «riservato ai soli ultramiliardari». Ora è più chiaro, aggiunge l’ex candidato di Prc, «che cosa intendesse Prodi quando parlava di inevitabili riforme impopolari e sacrifici… Ma i lavoratori non hanno lottato contro Berlusconi per continuare a fare sacrifici sotto Prodi. Né si può continuare a regalare spazi alla demagogia populista di Berlusconi consentendogli di recitare la parte ipocrita di difensore del popolo contro il patto sinistre-Confindustria». Per tutti questi motivi, Ferrando vorrebbe che «Bertinotti, Diliberto e tutte le sinistre si dissociassero da Prodi, finché sono in tempo, e recuperassero pienamente la propria autonomia, a difesa delle ragioni del lavoro».
Ora è evidente che una posizione del genere, seppur testimonianza del magma in movimento ai confini dell’estrema sinistra, non provocherà scossoni. Piuttosto, forse, il rientro del figliuol prodigo Ferrando all’interno della sua corrente di «Progetto comunista», che l’aveva duramente sconfessato al momento della candidatura. Proprio ieri, i compagni di «Progetto comunista» hanno però voluto ribadire che il loro sostegno a Prodi è escluso a partire dalle Politiche. «A differenza delle altre minoranze del Prc (cioè di Grassi, Cannavò e Ferrando), noi non sosterremo nell’urna questa alternanza di governo». Per questi trotzkisti al cubo la «probabile sconfitta di Berlusconi» aprirà le porte a un «governo anti-operaio, il cui scopo è quello di far pagare la crisi ai lavoratori, attraverso un programma di sacrifici “lacrime e sangue”. Un governo amico dei padroni, nel quale a Prc è assegnato il ruolo di freno delle lotte».
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Il Cavaliere è stato più efficace del Professore
Pubblicato da Jake su 5 Aprile 2006
Nel faccia a faccia tv di lunedì Berlusconi è stato «più credibile» e «più esaustivo nelle sue risposte», mentre Prodi è stato «generico e idealistico», e alla fine il messaggio del premier è stato più penetrante. Lo sostiene l’analisi realizzata da Ferrari-Nasi&Grisantelli e Canale Tre e condotta attraverso un gruppo di ascolto composto da otto professionisti del settore della comunicazione, di età compresa tra i 30 e i 50 anni, equamente diviso per sesso e appartenenza politica.
Durante il dibattito sono stati assegnati dei punteggi ad alcuni aspetti relativi al messaggio televisivo. I criteri sui quali è stata basata la rilevazione sono stati l’esaustività delle risposte, l’approccio più o meno propositivo o critico, l’orientamento idealistico o programmatico della trattazione, la credibilità del candidato premier, la sicurezza nel trattare gli argomenti e l’immediatezza delle risposte. Dalla prima analisi emerge appunto che l’esaustività di Berlusconi è stata pari a 59/100 contro i 30/100 di Prodi. In credibilità a Berlusconi è stato assegnato 60/100 contro i 53/100 di Prodi, che invece ha «battuto» il presidente del Consiglio in «genericità delle risposte» (70/100 a Prodi e 41/100 per Berlusconi) e in «idealismo» (64/100 per Prodi contro il 50/100 di Berlusconi).
Durante il confronto tv sono stati monitorizzati anche alcuni aspetti relativi all’atteggiamento dei due leader politici davanti alle telecamere, al loro timbro di voce, le eventuali inflessioni dialettali, la gestualità. Secondo la rilevazione il leader dell’Unione Romano Prodi è risultato «monotono», cioè con un tono della voce non modulato e con una gestualità più accentuata di quella del premier, anche se il Professore è risultato più sorridente e più rassicurante di Berlusconi. Per quanto riguarda le espressioni più ricorrenti, quelle di Prodi sono state «tasse» (22 volte) e «euro» (19 volte), mentre Berlusconi ha citato 20 volte la parola «governo», 15 la parola «risparmio» e 12 volte il termine «comunisti». Una sostanziale par condicio tra i duellanti si è avuta con le parola «famiglia» e «conti pubblici».
Alla fine però il messaggio del premier ha avuto una maggiore capacità di penetrazione rispetto alle parole del Professore. Berlusconi, secondo la rilevazione, ha «influenzato» gli italiani più del Professore.
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Quando l’abolizione dell’Ici era targata Rifondazione
Pubblicato da Jake su 5 Aprile 2006
Onorevole Franco Giordano, capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, che ne pensa dell’annuncio di Silvio Berlusconi? «Parla dell’Ici, vero? Eh, mi aspettavo questa chiamata dal Giornale». Certo, perché il primo testo di legge presentato per abolire l’Ici sulla prima casa è targato proprio Rifondazione. Venti novembre 2000, proposta numero 7449, titolo «Norme per l’esenzione dell’Imposta comunale sugli immobili (Ici) sulla prima casa di abitazione», firmatario numero uno Fausto Bertinotti e dietro di lui 12 deputati del partito falce e martello. Eravamo agli sgoccioli della scorsa legislatura, Rifondazione era all’opposizione dopo il clamoroso strappo che fece cadere Prodi. La proposta fu assegnata alla commissione Finanze il 22 febbraio 2001, ma né il governo Amato né la maggioranza di centrosinistra spinsero sull’acceleratore, le elezioni incombevano e l’esame non cominciò mai.
Ma Rifondazione non esulta perché, una volta tanto, il premier fa una cosa «di sinistra». «Quella di Berlusconi è soltanto demagogia in malafede – protesta Giordano – una manovra elettoralistica perché non si può tagliare l’Ici in questo modo, tagliando i fondi degli Enti locali indiscriminatamente e strangolando i Comuni». In effetti, il meccanismo previsto da Rifondazione era diverso da quello che ha preso corpo oggi nel centrodestra. I bertinottiani prevedevamo di eliminare l’imposta sulle prime case non di lusso (venivano cioè escluse le categorie catastali A1, A8 e A9) e per i redditi medio-bassi, e contemporaneamente davano ai Comuni la possibilità di elevare l’aliquota sugli immobili sfitti da oltre un anno, sui fabbricati e le aree fabbricabili, e di aumentare i trasferimenti dello stato ai Comuni.
La relazione accompagnatoria calcolava dettagliatamente gli introiti dell’Ici: sei anni fa il gettito lordo, pari a 17mila miliardi di lire, sarebbe stato decurtato di 4.376 miliardi, circa il 25 per cento, più o meno la stessa proporzione di oggi. Una sforbiciata che non preoccupava affatto: «Non si tratta di una proposta demagogica – scriveva Rifondazione nei materiali inviati a tutte le federazioni regionali e provinciali – in quanto l’ammontare non rappresenta la voce principale dell’intero gettito Ici». E più avanti: «Cambiare si può e in direzione dell’equità sociale e della redistribuzione del reddito reperendo le risorse a cominciare da chi possiede grandi patrimoni e dalla lotta all’evasione fiscale. L’Ici si trasforma da un’iniqua tassa sul risparmio, come è oggi, in una vera imposta patrimoniale».
Dunque Rifondazione voleva introdurre una patrimoniale mascherata come reazione all’esenzione totale dell’Irpef sulla prima casa contenuta nella finanziaria 2001 varata dai ministri economici Visco e Del Turco, non da Tremonti. E oggi è paradossale che la sinistra si scagli contro una misura che ha propugnato per anni. Lo stesso Bertinotti, ieri sera a Porta a porta, si è limitato a dichiarare che Berlusconi «giunge fuori tempo massimo e che ora la questione è strumentale», non che il suo obiettivo sia irraggiungibile.
«I “coglioni” del centrosinistra comunicano all’esternatore, onorevole Silvio Berlusconi, che anche nella proposta sull’Ici il premier è arrivato terzo», ironizza la Velina rossa, vicina ai Ds e in particolare a Massimo D’Alema. Prima di Berlusconi era stato Gianfranco Fini a lanciare la riduzione, e prima ancora l’Unione l’ha inserita nello sterminato programma, sebbene nascosta in poche righe a pagina 180.
Ma è proprio contro la timidezza di Prodi, dei Ds e della Margherita che se la prende Rosso di sera, la cosiddetta «Velina rossissima» perché vicina a Rifondazione, che esce dal coro di quanti definiscono impossibile la riduzione. «Bisogna ammetterlo. Dal punto di vista mediatico Berlusconi che, guardando dritto negli occhi il telespettatore, propone di abolire l’Ici sulla prima casa è un coupe de theatre che ha lasciato tutti di stucco». Perché, «al contrario di ciò che viene detto in queste ore nel centrosinistra (mentre i Comuni paiono più cauti a riguardo) è una cosa fattibile» sebbene – sostiene Rifondazione – non nei termini ipotizzati dal premier.
«Il centrosinistra – conclude Rosso di sera – non può cavarsela dicendo che è impossibile. Rifondazione al tavolo dell’Unione ha proposto di inserire l’abolizione dell’Ici sull’abitazione di residenza. Quella proposta non è passata. E oggi forse qualcuno si sta mordendo le mani».
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La parolaccia del premier fa infuriare il centrosinistra
Pubblicato da Jake su 5 Aprile 2006
Quanti di quelli votano per il centrosinistra? Puntualizziamo i fatti, prima di dar conto di una polemica acutissima che si è accesa ieri per un epiteto usato dal presidente del Consiglio, polemica in cui s’è lanciata l’opposizione, accantonando il dibattito sull’abolizione dell’Ici. Dunque, Silvio Berlusconi stava parlando ad un’assemblea della Confcommercio, seguiva un testo scritto dal quale alzava spesso gli occhi andando a braccio, si concedeva battute e ironie. Sul finire di due ore di intervento, dopo aver elencato tutto quanto ha realizzato il suo governo e quanto intende fare se avrà ancora la fiducia degli elettori, se ne è uscito così: «Be’, ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo i propri disinteressi». Subito aggiungendo: «Scusate il linguaggio rozzo, ma efficace».
Più che efficace. I cronisti delle agenzie di stampa si son precipitati a dettare, e i titoli dei lanci han fatto insorgere l’intera opposizione. Uscendo, Berlusconi ha stemperato: «Era solo un’ironia, ho detto quella parola con il sorriso sulle labbra, mentre loro lanciano accuse serie nei miei confronti…» Quel termine è solo un’ironia?, ha insistito una cronista. E lui: «Ma sì, l’ho detto con il sorriso sulle labbra. Loro, quelli della sinistra, lanciano invece accuse serie di cui ancora non si sono scusati. Mi hanno dato del delinquente politico, dell’assassino, del mafioso. Mi dicono sempre queste cose mandandomi i loro plotoni telecomandati in ogni occasione. Comunque io ho usato solo ironia, mi sono permesso di usare questa espressione con il sorriso sulle labbra davanti a un pubblico che considero amico».
Il vespaio s’era però scatenato, e dopo un paio d’ore il premier ha dovuto far diffondere una nota, per ribadire: «La sinistra, come al solito quando è in difficoltà, cerca di manipolare una mia frase per montarci sopra un caso del tutto inesistente. Quel che ho detto alla Confcommercio è esattamente il contrario di ciò che alcune agenzie di stampa vorrebbero farmi dire nei loro primi titoli. Ho detto testualmente che “ho troppo stima per l’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare contro il proprio interesse”, ed ho aggiunto: “scusate il linguaggio rozzo, ma efficace”. Ho negato, cioè, non ho affermato che una parte degli italiani possa votare contro il proprio interesse e perciò meritare quell’epiteto. Certo che vi era ironia in quella frase, ma non permetterò che essa generi un’altra manovra scorretta. Resto lontanissimo dalla gravità di chi qualifica me, il mio governo, tutti gli elettori della Cdl, come “delinquenti politici” e ribadisce l’offesa il giorno dopo, nell’assoluta indifferenza dei quotidiani asserviti ai poteri forti e alla sinistra».
Ma chi ferma l’onda dell’Unione che bolla Berlusconi come «uomo rozzo e volgare», le sue parole «ignobili e violente» che lo smascherano «squadrista mediatico privo di rispetto per la democrazia, per le istituzioni e per gli italiani»? Il più lieve è Daniele Capezzone, sospetta che il premier «si sia fatto una canna». Ma Romano Prodi giura che «mai» oserebbe «attribuire epiteti anatomici offensivi come quelli che sono stati rivolti a noi». Francesco Rutelli scomunica: «Rimarrà solo con i suoi improperi». Piero Fassino intima come sempre: «Chieda scusa, ormai siamo al gergo da bettola». Marina Magistrelli dichiara che «la sortita di Berlusconi è così ignobile da non meritare alcun commento»: e allora, perché parla? È un fuoco di fila da sbarco in Normandia, col Codacons che annuncia un esposto alla Procura per «oltraggio al corpo politico», il diessino Enzo Foschi a sollecitare querele a pioggia, cordoni di polizia a proteggere Palazzo Chigi da un centinaio di giovani che sciamavano dall’Argentina dove avevano manifestato con due palloncini in mano e un cartello sul petto, «sono un coglione». Ineffabili poi, i tre coordinatori dell’Ulivo, con altrettante note congiunte in cui prima rimbeccano il premier, «non è vero che sorrideva, si è visto in tv», e poi sollecitano che tutti i tg «delle reti Rai e Mediaset» mandino in onda le «gravissime offese»: dove hanno visto che non c’era sorriso su quel termine, su TeleCuba?
E chiudiamo con le risposte del centrodestra. Piena la difesa di Gianfranco Fini: «Berlusconi non voleva essere offensivo, ha usato un’espressione gergale utilizzata da sette italiani su dieci, non facciamone un caso. Coglione è come fesso». Sdrammatizzante anche Adolfo Urso, «una battuta, soltanto una battuta». Più tepida la difesa di Pier Ferdinando Casini, che definisce «eccessiva» quell’espressione, «come quella di dare del delinquente agli avversari politici», e dunque conclude: «Io non polemizzo con Berlusconi per ciò che ha detto, così come non l’ho fatto con Prodi quando ha parlato di delinquenza politica». Entusiasta Gianfranco Rotondi: «La gente semplice si esprime come Berlusconi, dunque c’è la certezza che almeno stavolta il premier sia stato capito bene». Roberto Castelli garantista: «Si riferiva ai militanti, non agli elettori».
Come un sol uomo ovviamente, a coorte intorno al leader, i forzisti. Elisabetta Gardini a spiegare che la sinistra insorge perché quella di Berlusconi è «una sintesi efficace che smaschera l’imbroglio del suo fumoso programma». Pietro Testoni a tradurre che non ce l’aveva con l’elettorato di sinistra, «quei moderati che votassero a sinistra o che non andassero a votare sarebbero dei “coglioni”, cioè degli autolesionisti». Antonio Leone professorale: «Coglione significa sciocco». E tanti ancora, come il coordinatore giovanile Simone Baldelli che saluta il «linguaggio diretto» del premier, «comune, talvolta ironico e colorito, che moltissimi comprendono e apprezzano, specie tra i giovani».
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