L’Archivio

L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per Gennaio 2006

Retribuzioni aumentate.

Pubblicato da Jake su 31 Gennaio 2006

In Italia retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute del 2,3 per cento rispetto allo scorso anno. Secondo i dati diffusi dall’Istat, a dicembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie registra una crescita dello 0,1% rispetto al precedente mese di novembre. Complessivamente, nel 2005 l’indice delle retribuzioni segna un progresso del 3,1%, rispetto allo stesso periodo del 2004, ed è il dato più alto dal 1997. Nel 2005 l’inflazione è invece cresciuta dell’1,9%.

L’Istat segnala che l’aumento delle retribuzioni orarie registrato nel 2005 è stato possibile soprattutto grazie agli aumenti consistenti registrati all’inizio dell’anno e comunque è stato concentrato in alcuni settori (edilizia, forze dell’ordine, credito e commercio).
Gli incrementi segnalati in questi quattro comparti spiegano il 40% dell’aumento complessivo del 2005.
Nel 2005 infatti le forze dell’ordine hanno registrato un aumento delle retribuzioni dell’8,9% mentre i militari della difesa hanno segnato un aumento dei salari del 12%. Nel credito e nelle assicurazioni l’aumento del 2005 rispetto al 2004 è stato del 3,2% mentre nel commercio l’incremento è stato del 5,4%.

Nell’edilizia l’incremento delle retribuzioni in media annua 2005 rispetto al 2004, è stato del 4,7%.
L’Istat segnala che alla fine di dicembre risultavano in vigore contratti per il 69,6% (8,4 milioni di dipendenti) dell’economia mentre erano in attesa di rinnovo contratti per il 30,4% del monte retributivo totale.

Naturalmente i dati di dicembre non tengono conto dell’accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici raggiunto a gennaio per un totale di circa 1,6 milioni di dipendenti interessati nè della scadenza proprio a fine dicembre di numerosi contratti. Se infatti a fine dicembre avevano il contratto in vigore circa 8,3 milioni di dipendenti per il 69,6% del monte retributivo osservato, se si considerano i contratti in scadenza a fine giugno 2006 resterebbero con un contratto in vigore solo il 22,2% dei lavoratori (sempre sulla base del monte retributivo osservato).
Tra i contratti in scadenza a fine 2005 ci sono quelli del pubblico impiego per un totale di oltre 2,8 milioni di lavoratori.

IN DIECI MESI 2005 +37,3% ORE DI SCIOPERO
Tra gennaio e ottobre 2005 sono state perse per scioperi oltre 5,5 milioni di ore di lavoro, il 37,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2004. E l’Istat precisa che il 60,2% del totale (pari a 3,3 milioni di ore) è da imputare a conflitti per il rinnovo del contratto di lavoro. In particolare nel mese di ottobre le ore di sciopero si sono concentrate nel settore industriale, nel comparto metalmeccanico con 400 mila ore non lavorate, pari all’84,1% del totale del mese.
I 5 milioni 533 mila ore di lavoro perse fino ad ottobre sono superiori alle ore di lavoro perse nell’intero 2004 (4 milioni 852 mila ore) e si avvicinano a quelle perse nell’intero 2003 (5 milioni 730 mila ore).

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L’Iran deferito all’Onu

Pubblicato da Jake su 31 Gennaio 2006

L’Iran sarà deferito all’Onu per il suo programma nucleare. Lo hanno annunciato nella notte i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza riuniti a Londra. Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna hanno convenuto che la riunione straordinaria del Consiglio dei governatori dell’Aiea (Agenzia internazionale dell’energia atomica) di questa settimana dovrà sottoporre al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la sua decisione sui passi richiesti all’Iran. Il Palazzo di Vetro dovrà attendere però marzo per esaminare il dossier Iran, dopo aver valutato il contenuto dell’atteso rapporto Aiea sulle attività di Teheran.(…) I cinque chiedono all’Iran di ripristinare pienamente la sospensione delle attività collegate all’arricchimento dell’uranio, compresi ricerca e sviluppo, sotto la supervisione dell’Aiea.

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Monta nei Paesi islamici la rivolta contro le vignette “blasfeme”

Pubblicato da Jake su 31 Gennaio 2006

L’Arabia Saudita ha richiamato il suo ambasciatore a Copenhagen, la Libia ha chiuso la sua rappresentanza diplomatica, in Iraq la gente dice che sono la causa delle bombe contro le chiese, a Gaza i manifestanti si sono riuniti davanti all’ufficio dell’Ue, sparando in aria: l’onda provocata dai fumetti su Maometto pubblicati da un giornale danese sta provocando una impensabile, per gli occidentali, reazione durissima del mondo islamico. Bandiere bruciate, condanne politiche e appelli al boicottaggio coinvolgono anche Paesi dell’islam moderato, come la Giordania, gli Emirati o il Kuwait. Lega Araba e Organizzazione delle conferenze islamiche hanno annunciato la loro intenzione di chiedere all’Onu una risoluzione contro gli attacchi alle fedi religiose.

All’origine dello scontro una dozzina di vignette ironiche su Maometto, pubblicate a settembre dal Jyllands-Posten. Una, ad esempio, raffigura il profeta con un turbante a forma di bomba, un’altra gli fa dire a fumanti kamikaze che arrivano tra le nuvole che “non ci sono più vergini”, ironizzando sul premio che nel paradiso islamico spetta ai martiri.

Nel mondo islamico, naturalmente nessuno le ha viste, ma le accuse lanciate da uomini politici e media hanno dato il via a reazioni crescenti, allargate alla Norvegia, visto che un quotidiano di Oslo ha ripreso le vignette “blasfeme”.

Il governo danese, richiamandosi al diritto di libertà di espressione, si è rifiutato di condannare la pubblicazione, ma ieri il primo ministro Anders Fogh Rasmussen si è dichiarato personalmente contrario a “rappresentare Maometto, Gesù o altre figure religiose in modo tale che possa risultare offensivo” per i credenti. Il caporedattore del giornale, Carsten Juste, ha scritto una lettera di scuse all’agenzia giordana Petra. Intanto il ministro degli esteri di Copenhagen ha invitato i suoi concittadini a “dare prova di prudenza” se si recano in Paesi come l’Egitto, l’Iran, il Libano, l’Algeria, il Pakistan.

Ma l’onda continua. “E’ terrorismo culturale, non libertà di espressione”, ha tuonato Mohammad al-Dhaheri, ministro degli Emirati arabi uniti per la giustizia e gli affair islamici. In Iraq, la massima autorità religiosa sciita, il grande ayatollah Al Sistani, ha chiesto a Copenhagen “misure” contro gli autori dell’offesa, mentre il segretario della Lega araba, Amr Moussa ha accusato la stampa europea di usare “due pesi e due misure” nei confronti di islam ed ebraismo, parlando di possibile “pregiudizio nei rapporti tra Stati europei ed islamici”. Il ministro degli esteri del Kuwait ha vietato all’ambasciatore danese di prendere parte ad una speciale sessione del parlamento

Più minacciosamente, gruppi di Fatah hanno invitato i danesi e i norvegesi a “partire immediatamente” dai loro territori, altri di Hamas hanno invitato i Paesi musulmani a prendere “misure dissuasive contro lo stupido comportamento dei danesi”.

E c’è anche il boicottaggio economico. Il presidente delle unioni dei commercianti kuwaitiani ha sostenuto che il fatto avrà “gravi conseguenze” sull’interscambio economico. In Arabia saudita il gruppo lattiero-caseario danese Arla Foods è stato invitato a chiudere provvisoriamente la sua sede, mentre numerose catene di supermercati annunciano il boicottaggio. A Dubai i prodotti dei due Paesi accusati hanno avuto in pochi giorni perdite per 500mila euro. Ieri, in Egitto il leader dei Fratelli musulmani Mehdi Akef ha invitato “arabi e musulmani e i loro governo a boicottare i prodotti danesi e norvegesi ed a prendere ferme misure”.

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D’Alema, la guerra, Hamas, dietrofront.

Pubblicato da Jake su 30 Gennaio 2006

(…) «Occorre stare attenti alle generalizzazioni. Hamas è un movimento fondamentalista e certamente ha, insieme ad altri gruppi, responsabilità precise nell’escalation sanguinosa, di tipo militare e terroristico, registrata dalla resistenza contro l’occupazione israeliana». Però, spiega il leader diessino, «ciò che accade in Palestina è anche una conseguenza dell’occupazione in Iraq. Gli Stati Uniti e altri paesi europei, tra cui l’Italia, hanno infatti pensato di combattere il terrorismo con la politica della guerra, delle torture, delle uccisioni dei civili. Tutto questo ha purtroppo avuto l’effetto di allargare le basi di massa del fondamentalismo islamico». D’Alema pensa che se il centrosinistra dovesse conquistare la guida del governo, «bisognerà cambiare strada e chiedere a Israele una politica più umanitaria». E aggiunge: «Il terrorismo inaccettabile ha stretto Israele nella morsa della paura, però Israele ha risposto con la violenza». Cifre. «In questi anni, il numero delle vittime civili palestinesi è di tre volte superiore a quello degli israeliani vittime di attentati».(…)

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Sfregiata

Pubblicato da Jake su 30 Gennaio 2006

Seviziata, sfregiata al volto con coltello e al corpo con l’acido muriatico. E’ quanto ha patito una ghanese di 37 anni da parte di una connazionale, arrestata a Verona. Denunciati anche il marito e il figlio dell’indagata. La vittima era stata convinta a trasferirsi in Italia, per lavorare come colf. Una volta giunta a Verona e’ stata costretta a prostituirsi. La donna si e’ rifiutata scatenando la reazione della connazionale.

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Neri Marcorè: la satira dei servi

Pubblicato da Jake su 29 Gennaio 2006

Domenica scorsa, a “Parla con me” su Rai 3, Neri Marcorè ha imitato il segretario dei diesse Piero Fassino.
Una gag naturalmente non eccessiva, figuriamoci, ma insomma ci si accontenta; del resto sono lontani i tempi in cui la banda Dandini si permetteva di fare satira su D’Alema. Due sculacciate, il sinistro sopracciglio alzato e via, cassata in anticipo qualche puntata.
Quindi rivedere una sottospecie di satira contro la sinistra è stato un evento apprezzabile. Circa.
Ma Neri Marcorè si è pentito alla velocità del suono e così ha dichiarato:”non credo che lo rifarò, è un problema ideologico, la sinistra non attraversa un bel momento, non me la sento di infierire con la satira”.
Ecco, adoro l’anima nobile della sinistra che non infierisce, è una delle caratteristiche che ne determina la superiorità morale e antropologica.
Ovviamente il nostro Marcorè si è affrettato a smentire senza smentire nulla, come una perfetta recluta agli ordini del comandante:
“Non ricordo di averlo detto, certo non a loro. La satira si fa a 360 gradi, Unipol era un bel bocconcino, non potevo resistere. E se avrò altri spunti, il mio Fassino rinascerà. Avessi voluto risparmiare i Ds, non l’avrei fatto proprio, nemmeno una volta. E invece non è che ci sono andato leggero.
Poi però è chiaro che io sono di sinistra, non lo nascondo, perché dovrei? E quindi c’è più gusto a prendere in giro la destra, pure perché è maggioranza di governo. Non applico dentro di me la par condicio dell’imitazione, essere di parte è legittimo”.
Del resto Staino, vignettista dell’Unità, comprende il dietrofront:”Io lo capisco Neri Marcorè. In teoria siamo bipartisan, ma vista l’aggressione continua a cui ci sottopone Berlusconi, che ci tratta da delinquenti abituali, pure io provo un certo imbarazzo a fare satira su Fassino o D’Alema, mi sembra di allinearmi col premier».
Quindi niente più imitazione di Fassino, a Parla con me, che ai diesse non è proprio piaciuta.
No no, mica è autocensura, non scherziamo: è che la servitù, quando è di classe, certi sgarbi al padrone non li fa. Nemmeno per scherzo.

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Leggi ad personam: i precedenti

Pubblicato da Jake su 27 Gennaio 2006

La modifica del reato di abuso d’ufficio, approvata dal governo Prodi nel ‘97, torno’ utile non soltanto a lui. Ne beneficiarono anche un ex presidente della Repubblica come Oscar Luigi Scalfaro e un ministro della Quercia, Claudio Burlando, oggi governatore in Liguria. L’iniziativa legislativa per modificare l’abuso d’ufficio fu presa alla fine del ‘96 da un deputato di Rotondella, un comune vicino a Matera, Domenico Izzo, medico, eletto allora nelle file dei Popolari. Nei documenti che accompagnavano il progetto di legge, allora iscritto agli atti Camera con il numero 2989, si capiva benissimo chi e perche’ nel centrosinistra di allora sponsorizzava la riforma. L’ispiratore di Izzo fu infatti l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Lo si legge, fra l’altro, nei documenti agli atti della Camera. “E’ ormai matura, e ne e’ viva la sensibilita’ nell’opinione pubblica, una decisione del Parlamento sull’abuso d’ufficio, la cui estensiva interpretazione ha creato e sta creando molti gravi problemi alla ordinata gestione ed al funzionamento degli enti pubblici e degli enti locali. Di tale sensibilita’ e’ prova il dibattito nel paese e nel Parlamento, sottolineato dall’intervento deciso del presidente della Repubblica”. (…) L’ex presidente Scalfaro intervenne con tanta decisione anche sui presidenti di Camera e Senato, allora rispettivamente Nicola Mancino e Luciano Violante. Un tifo aperto, pubblico, senza riserve tanto che un magistrato, il sostituto procuratore di Napoli Pio Avecone, ne rimase colpito a tal punto che nella requisitoria contro Vito Gamberale, amico di Scalfaro, sostenne che le dichiarazioni del presidente a favore della depenalizzazione dell’abuso d’ufficio servivano a dare un mano all’ex amministratore delegato della Telecom. Avecone, successivamente, fu processato per questo suo giudizio dal Consiglio superiore della magistratura, ma fu ampiamente assolto. Qualche tempo dopo lo stesso ex presidente della Repubblica godette della modifica dell’abuso d’ufficio. (…) e cosi’ si scopre che il reato contestato originariamente all’ex presidente della Repubblica (avere incassato 350 milioni di fondi del Sisde) non era peculato ma bensi’ “abuso d’ufficio” e pertanto il Tribunale dei ministri applico’ le nuove norme sul reato di abuso d’ufficio varate nel ‘97 (…)Anche Romano Prodi, in un certo senso, pote’ approfittare delle nuove norme. Eduardo Landi, giudice per le indagini preliminari, lo mando’ assolto anche in virtu’ della nuova disciplina giuridica votata dal Parlamento. (…)Nello stesso periodo anche il ministro dei Trasporti dell’epoca, Claudio Burlando, oggi governatore diessino della Liguria,
godette dei benefici della legge: al punto che i giudici sospesero il procedimento che lo riguardava in attesa delle decisioni del Parlamento – di cui anche lui faceva parte – e, quando deputati e senatori vararono la riforma definitivamente, in base alla nuova legge l’esponente della Quercia fu assolto.

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Rutelli e le consulenze

Pubblicato da Jake su 27 Gennaio 2006

Per le consulenze d’oro, elargite a piene mani nel corso del suo settennato romano, l’ex sindaco della città eterna dovrà risarcire più di un miliardo delle vecchie lire. La Corte di Cassazione ha convalidato gli «addebiti risarcitori» già stabiliti dalle sentenze della Corte dei Conti. Nel mirino della giustizia gli incarichi “di lusso” conferiti – si legge nella sentenza d’appello del 2002 – «in violazione dei doveri di servizio e della normativa vigente». Dovrà restituire 555.470 euro.

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Approvata legge sulla legittima difesa

Pubblicato da Jake su 25 Gennaio 2006

Con 244 sì e 175 no l’Aula della Camera ha definitivamente approvato la legge sulla legittima difesa. In base al testo approvato sarà possibile ricorrere alle armi per difendere la propria incolumità o i propri beni nella propria casa. L’Unione ha votato compatta contro il provvedimento, fortemente voluto dalla Lega. Dopo la votazione, effettuata a scrutinio segreto, ci sono stati applausi soprattutto dai banchi occupati dai deputati della Lega.

LEGITTIMA DIFESA: ECCO COSA PREVEDE LA NUOVA LEGGE
Chi, trovandosi in casa propria o nel luogo di lavoro, si sente aggredito o minacciato, o crede minacciati e aggrediti i beni che gli appartengono, può reagire come crede, utilizzando le armi “legittimamente detenute” ed anche uccidendo, perché la sua reazione sarà sempre considerata “proporzionata”: in sintesi, è quanto prevede la legge sulla legittima difesa che è stata approvata definitivamente dalla Camera.

IN CASA REAZIONE SEMPRE PROPORZIONATA: Il testo stabilisce che il rapporto di proporzione esista sempre se qualcuno che si trova in casa propria o nel posto dove lavora “usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo” per difendere non solo la “propria o altrui incolumità”, ma anche i beni “propri o altrui”. E questo quando “non vi è desistenza e vi é pericolo di aggressione”.

SPARISCE L’ECCESSO DI DIFESA, NON SOLO IN CASA: Questo tipo di difesa, che non conoscerà più “l’eccesso” per il quale fino ad ora si poteva venire condannati. Essa potrà essere esercitata anche in ogni altro luogo “ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.

CENTO,NORMA DA FAR WEST,SICUREZZA A RISCHIO
“L’approvazione della nuova norma sulla legittima difesa introduce nel nostro ordinamento un vero e proprio principio da far west che delega l’uso della forza ai cittadini con l’unico risultato certo di aumentare i rischi per l’incolumità delle persone a cominciare dalle stesse vittime dei reati”. Lo afferma Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera e coordinatore politico dei Verdi. “Ancora una volta – aggiunge – prevale il baratto di potere tra Lega e altri partiti del centro destra con effetti devastanti per il nostro Paese”.

CASINI, NIENTE FAR WEST
La nuova legge sulla legittima difesa ”non condurra’ al far west, ma invece cerca di evitare di mettere sullo stesso piano vittima e aggressore”. Pier Ferdinando Casini, a ‘Radio anch’io’, ha difeso il provvedimento sulla legittima difesa approvato ieri dal Parlamento. ”Questa legge si puo’ discutere, vedremo l’applicazione e poi trarremo le somme, ma l’obiettivo e’ di rafforzare le garanzie dei cittadini che spesso si trovano soli e impotenti. Il principio della legge non e’ la giustizia fai da te”, ha detto Casini sottolineando che ”il compito di protezione dei cittadini e’ delle nostre straordinarie forze dell’ordine”

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Picchiata e venduta

Pubblicato da Jake su 24 Gennaio 2006

Una romena di 26 anni che aveva sborsato 10 mila euro per affrancarsi dalla prostituzione e’ stata picchiata dalle donne che la gestivano. La giovane donna e’ stata poi venduta a un’altra banda di presunti sfruttatori. La vicenda e’ avvenuta all’inizio di questo mese fra Genova e Piacenza. Le indagini dei carabinieri hanno portato all’arresto di quattro persone, per sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitu’, e alla denuncia di altre tre.

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Prostituta con bebè

Pubblicato da Jake su 24 Gennaio 2006

Si prostituisce in strada a meno 4 gradi portandosi appresso il suo bambino di appena 20 giorni, allattandolo tra un cliente e l’altro. con la complicita’ di un veronese che e’ stato arrestato. Nelle prime ore di questa mattina la squadra mobile di Vicenza ha ‘’salvato” il neonato, ora affidato ai servizi sociali, mettendo le manette ai polsi di un veronese, complice della donna, una ventenne rumena clandestina. L’uomo e’ accusato di favoreggiamento della prostituzione.

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Minori che abortiscono a piacere in Gb

Pubblicato da Jake su 23 Gennaio 2006

Le ragazze minori di 16 anni possono avere un aborto senza chiedere il permesso ai genitori. Lo ha stabilito l’Alta Corte di Londra. Il provvedimento, che conferma la legge attuale, in risposta ad un’azione legale intentata dalla madre di due adolescenti. Susan Axon, 52 anni, di Manchester aveva contestato la legge, il giudice Jilber ha respinto l’appello. Axon ha affermato di aver intrapreso questa battaglia perche’ lei stessa, 20 anni fa, ebbe un aborto del quale si e’ sempre pentita.

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I furbetti del nuclearino

Pubblicato da Jake su 22 Gennaio 2006

Chi si è illuso che quelle di Mahomoud Ahmadinejad fossero solo minacce, rafforzate da “sproloqui” su Israele e sull’Olocausto negato, si sbagliava. È che il presidente iraniano fa molto chiasso soprattutto per distrarre le forze moderate, se non proprio filo occidentali, interne; ma è anche vero che l’atteggiamento tentennante degli europei, l’insicurezza di un Bush che a metà dicembre si è visto bloccare dal senato Usa il “Patriot Act”, e i segnali di appoggio che vengono dalla Russia e dall’Asia, lo rafforzano nel convincimento che, tutto sommato, potrebbe anche tentare l’avventura nucleare, con poco o addirittura nessun danno.
Per la verità Vladimir Putin ha offerto i suoi impianti per arricchire l’uranio iraniano, in modo da garantirne lui stesso l’uso civile, solo allo scopo di riguadagnare un certo carisma mondiale, al momento appannato anche per la diatriba sul gas che vorrebbe vendere agli europei, togliendolo dalla case ghiacciate dei suoi compatrioti. Ma anche dalla Germania arrivano conferme che qualcosa sta cambiando. Si ha la sensazione, a dirla tutta, che il gioco potrebbe anche riuscire al nuovo uomo forte di Teheran. Infatti sta guadagnando tempo, il che gli permette di mettere al sicuro i propri interessi. Infatti è trapelata la notizia del trasferimento dei depositi bancari dell’Iran attualmente in banche europee verso istituti asiatici. Una manovra che non può non far pensare al peggio, a che si sia alla vigilia di un attacco in piena regola alla civiltà cristiano-giudaica. Si tratta di una somma che oscilla tra i 35 e i 50 miliardi di dollari che Ebrahim Sheibani, governatore della banca centrale, appunto su ordine di Ahmadinejad, che teme possibili sanzioni da parte dell’Onu, sta facendo migrare verso altri lidi, più sicuri e certamente meno ostili. Una marea di danaro, destinata a ingrossarsi con i proventi delle esportazioni di petrolio, che confluisce verso Hong Kong, la Malaysia, Singapore e, quel che fa pensare di più, verso Shangai. Legittimo intravedere nella manovra un volersi anche fare amica quella Cina che, con il suo potere di veto, può bloccare ogni azione censoria eventualmente intrapresa dalle Nazioni Unite. Il ragionamento è chiaro: l’Europa non si muoverà, al massimo tenterà una mediazione, perché ha bisogno del nostro petrolio, ma è meglio non fidarsi, basta vedere quanto successo in Iraq. Allora prevediamo un’alternativa, l’amicizia dei cinesi, appunto.
Contemporanea l’azione di appoggio alla Palestina, alla vigilia delle elezioni, conquistando le simpatie di un altro polo antisraeliano. Giusto per avere margini di manovra nelle piazze di gran parte del Medio Oriente, altrimenti non si giustificherebbe la visita di questi giorni in Siria di Ahmadinejad, che a Damasco non ha perso l’occasione per invitare gli ebrei a tornarsene in occidente e l’Europa a riprendersi gli ex profughi.
Allarmata si è detta venerdì scorso anche Hillary Clinton, che ha rinfacciato a George Bush di non voler prendere nella giusta considerazione il problema iraniano, perdendo tempo invece di dar vita immediatamente a un confronto in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu, in modo da ottenere subito la delibera di sanzioni contro Teheran.
E nella logica del prendere tempo si ascrive la nuova mossa del presidente iraniano. Infatti, tornando alla prospettiva europea, da Berlino si apprende che il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha ricevuto dal governo di Teheran una nota con cui si annuncia l’intenzione di voler riaprire negoziati proprio sul “dossier nucleare”. In parole povere Ahmadinejad si dice disposto a riprendere la discussione sulla proposta di Mosca, in un primo momento respinta sdegnosamente, di procedere all’arricchimento dell’uranio sul territorio russo. Ma il “colpo basso” è stato subito evidente: il presidente “jiadista” ha posto come condizione che venga inclusa nella trattativa anche la Cina. Questo, come si diceva, garantirebbe alll’Iran di potersi dotare di tecnologia nucleare a scopi pacifici, e nel contempo tranquillizzare l’Occidente sul vero intento del regime.
Naturalmente una risposta ufficiale alla proposta iraniana, il governo di Angela Merkel prima o poi dovrà darla, anche perché per il 2 febbraio è in programma una riunione straordinaria dell’Aiea. Da qui la consultazione telefonica, quasi segreta, tra la cancelliera e il presidente americano Bush. Scambio di idee avvenuto anche con il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan. Pare che la Merkel abbia confermato la sua valutazione: favorevole a una soluzione di “arricchimento solidale”, proposto dalla Russia. Tutto, per evitare un nuovo conflitto mediorientale e vedere bloccati i rubinetti del petrolio, ora che dall’ex Unione Sovietica il gas arriva a “nuvolette contate”.
È importante, a questo punto, tenere presente quelli che sono i rapporti effettivi tra il governo statunitense e quello tedesco. Esattamente una settimana fa la Merkel si è recata in visita alla Casa Bianca. L’incontro non è andato del tutto nel verso giusto, perché su Guantanamo Bush non ha ceduto di un millimetro, ma alla fine la cancelliera è riuscita a portare a casa almeno l’avallo alla strategia europea a favore dei ponti Teheran-Mosca e Teheran-Pechino. Il presidente americano, che non si è pronunciato sull’eventualità di un intervento militare, si è comunque detto disponibile a valutare ogni azione del Consiglio di sicurezza, e alla conferenza congiunta i due leader hanno confermato l’impegno a una soluzione diplomatica per il problema Iran. Ma su tutto e tutti incombe la minaccia di Wang Gungya. L’ambasciatore cinese all’Onu non ha avuto remore ad ammonire i membri del Palazzo di vetro: l’adozione di sanzioni potrebbe complicare il problema Iran. Il cerchio si chiude: ecco spiegato l’ordine di Ahmadinejad alla Banca centrale di Teheran di portare i soldi a oriente.

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350 kg di droga

Pubblicato da Jake su 22 Gennaio 2006

Nuova maxioperazione antidroga nel Leccese ad opera della squadra speciale della guardia di Finanza di Otranto.
Oltre 350 kg di marijuana, due autovetture, una pistola calibro 45 di fabbricazione russa e 38 pallottole sono state sequestrate dallle fiamme gialle in località Frigole, portando anche all’arresto di tre albanesi per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
In provincia di Lecce, sottolinea la Gdf, continua ad essere di rilievo il ruolo della criminalità albanese nei traffici di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti nella nostra provincia. Proprio nell’ambito delle attività finalizzate alla prevenzione e repressione dei traffici illeciti e del fenomeno dell’immigrazione clandestina, coordinate dal comando provinciale della guardia di finanza di Lecce, i finanzieri della compagnia di Otranto ieri hanno proceduto all’arresto per traffico internazionale di stupefacenti di Arsen Marku, 24 anni, Mersinai Ilir, 25 anni, e Brahimi Isufi.
Nel corso dell’operazione di servizio, la Gdf ha anche sequestrato 351 kg di marijuana confezionata in pani, evidentemente proveniente via mare dall’Albania, un furgone Fiat Doblò cargo, una lancia Dedra, una pistola semiautomatica calibro 45 di fabbricazione russa e 38 pallottole calibro 45.
Dal resoconto dell’intervento, pare che i mezzi sequestrati, fossero già da tempo intercettati e segnalati per il frequente transito sulle strade di accesso al mare. Durante un posto di blocco, non si sono fermati ma hanno accellerato tentando di guadagnare la strada litoranea Torre Veneri-Casalabate. Gli uomini della Gdf sono riusciti a bloccarli solo dopo un inseguimento di circa 5 km. A bordo dei mezzi, oltre ai tre albanesi immediatamente arrestati, i finanzieri hanno trovato il materiale sequestrato gli stessi mezzi venivano bloccati con a bordo gli arrestati.
Al momento sono in corso indagini per l’individuazione di eventuali altri responsabili del traffico illecito, dopo che ieri ha avuto esito negativo la perlustrazione dell’area interessata dal movimento sospetto degli albanesi, peraltro caratterizzata dalla presenza di una fitta vegetazione che riduce pesantemente la visibilità. Potenziato il numero delle autopattuglie del comando provinciale della Guardia di finanza di Lecce, impegnate nella ricerca con il supporto di unità cinofile.

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Genova come Bologna: sinistra contro sinistra

Pubblicato da Jake su 19 Gennaio 2006

Una trentina di giovani dei centri sociali hanno fatto irruzione, con la prepotenza che li contraddistingue, nella Sala Rossa del consiglio comunale di Genova. Urla e striscioni per dire un secco no allo sgombero di via dei Laminatoi.
Quel vero e proprio inferno di degrado che un centinaio di extracomunitari, in prevalenza rumeni, avevano fatto proprio: tre palazzi abbandonati erano diventati le dimore d’immigrati, la maggior parte clandestini, che abusivamente vivevano giorno e notte tra quelle squallide mura. Interi piani ridotti a latrine, e cumuli di spazzatura a perdita d’occhio erano i coinquilini di questi stranieri.
Finalmente dopo le ripetute denuncie della Lega Nord, via dei Laminatoi è stata fatta sgomberare.
Diversi blitz delle forze dell’ordine e l’intervento delle tute bianche di Amiu e della Asl hanno provveduto alla disinfestazione. Una vittoria del Carroccio e una sconfitta che brucia sulla pelle di altre forze politiche come Rifondazione Comunista, che ha paragonato questo ‘intervento’ a quello ordinato dal sindaco di Bologna Sergio Cofferati. La fiammella accesa dalla Lega Nord ha alimentato un vero e proprio incendio di polemiche, le cui fiamme più alte si sono sollevate nel corso della seduta di questa settimana del consiglio comunale. Se per una volta il sindaco di Genova Giuseppe Pericu ha deciso di emettere un’ordinanza giusta, c’è dall’altra parte chi protesta e fa la voce grossa. Sono i no global, quelli che entrati nell’aula consigliare hanno appeso uno striscione che recitava: “La vostra politica sulla città: rispondere polizia alla povertà. Casa per tutti. Sgomberi per nessuno”. Edoardo Rixi, capogruppo della Lega Nord in Comune, interviene nel corso della discussione per sottolineare quanto sia importante il rispetto delle regole e della legalità.
«Mi auguro – tuona Rixi -, che con questo primo intervento si voglia dare una ripulita a quella zona degradata per poi passare ad altri quartieri. Se il comune spesso non riesce a far fronte a questi problemi non è plausibile che vengano scaricati sulla cittadinanza o sui quartieri periferici. Bisogna che la civica amministrazione se ne faccia carico, a patto però che non vada ad agevolare quelli che clandestinamente vengono nel nostro Paese. Prima di tutto chiedo il rispetto della legalità e delle regole». Nella Sala Rossa del consiglio comunale le urla continuano incessantemente, e il responsabile del centro sociale Zapata Matteo Jade si fa portavoce degli altri no global, tra i quali spunta persino la madre di Carlo Giuliani. «Riteniamo vergognoso – dice Jade -, che problemi di disagio sociale e povertà vengano risolti facendo ricorso alle forze dell’ordine e lasciando per la strada delle famiglie che hanno la sola colpa di essere povere. Perché non è stata trovata una soluzione alternativa per queste persone?». Sotto la pressione di urla e striscioni il presidente del consiglio comunale Emanuele Guastavino sospende la seduta per poi riprenderla dopo una trentina di minuti accondiscendendo alla richiesta di Rifondazione comunista e dei no global: tra una ventina di giorni al massimo si discuterà in modo più articolato di questo sgombero. Magari la prossima volta, assieme ai ragazzi dei centri sociali, piomberanno in aula anche le decine di extracomunitari di via dei Laminatoi per chiedere vitto e alloggio alla Giunta di Palazzo Tursi che per una volta è stata dalla parte della legge e della decenza.

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Francia: addio pacifismo

Pubblicato da Jake su 19 Gennaio 2006

Monito di Chirac: la Francia si riserva di rispondere anche con armi nucleari a quei paesi ‘che facciano ricorso al terrorismo contro di noi’. Il presidente francese, in visita alla base nucleare dell’Ile Longue, ha detto che quanti pensano di ‘utilizzare in un modo o nell’altro armi di distruzione di massa, devono sapere che si esporrebbero a una risposta ferma e adeguata da parte nostra. Questa risposta puo’ essere convenzionale, ma puo’ anche essere di altra natura’

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Vende la figlia per il permesso di soggiorno.

Pubblicato da Jake su 18 Gennaio 2006

Una donna è stata arrestata dai carabinieri di Vibo Valentia perché vendette la figlioletta di tre mesi, in cambio di un permesso di soggiorno ed un appartamento a prezzo conveniente, ad uomo calabrese, che ora si trova in carcere. La madre è agli arresti domiciliari.

La madre della bambina è una bulgara di 39 anni, mentre l’acquirente un italiano, di Vibo Valentia, di 65 anni. I due arresti sono occorsi nella mattinata, in esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Vibo Valentia su richiesta della Procura della Repubblica, dopo approfondite indagine sulla compravendita del bambino.

La piccola è stata affidata ai servizi sociali. Secondo le prime indiscrezioni, la figlioletta sarebbe stata ceduta per ottenere dei favori dall’uomo: il permesso di soggiorno ed una abitazione confortevole dove poter vivere. L’uomo, che convive ed ha due figli, molto probabilmente avrebbe venduto a terzi la piccola.

La cClabria non è nuova a fatti del genere. Sei anni fa, stavolta a Crotone, una coppia italiana acquistò per 5 mila euro il neonato di una coppia di clandestini bulgari. Due anni fa, invece, a Vibo Valentia un’altra coppia fu arrestata per aver acquistato illegalmente un bambino dopo aver falsificato i suoi dati anagrafici.

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Il complottismo arabo e i suoi disastri

Pubblicato da Jake su 17 Gennaio 2006

Negli ultimi anni è diventato sempre più importante, nel mondo arabo, un fenomeno che incide direttamente su Israele e sulla sua posizione in Medio Oriente. Si tratta della convinzione che tutto ciò che di negativo accade nella regione sia frutto di cospirazioni israeliane e occidentali ai danni degli interessi arabi. I primi colpevoli di tutto sono sempre i servizi segreti occidentali e israeliani, come il Mossad, la Cia e il britannico MI6.
Un esempio recente l’ha offerto l’ex presidente del Sindacato Scrittori giordano, Fakhri Qi’war, che ha sostenuto che c’era il Mossad dietro ai letali attentati esplosivi che hanno colpito Amman lo scorso novembre. Chiunque si fosse trovato nel Sinai dopo gli attentati avvenuti in quelle località turistiche ha sentito la gente del posto ripetere che il responsabile delle stragi era Israele giacché “al-Qaeda non ha strutture terroristiche nel Sinai”. Molti sono giunti al punto di sostenere che Bin Laden e Zarqawi sarebbero figure immaginarie create dai servizi di intelligence occidentali perché si prendano la colpa di attentati organizzati dalla Cia. Dopo tutto, si dice, se così non fosse sarebbero stati catturati già da tempo. (…) Si tratta di un fenomeno diffuso a tutti i livelli della società araba, compresi i ceti più istruiti. Tra coloro che accettano queste teorie si contano funzionari statali, diplomatici, ufficiali delle forze armate, accademici.(…)il fenomeno non è limitato al Medio Oriente: ricorre anche tra popolazioni di origini mediorientali che vivono in occidente. Il che aiuta a capire come mai musulmani che vivono nel Regno Unito abbiano incolpato Israele per gli attentati a Londra della scorsa estate.
Come mai si diffondono queste teorie del complotto? Quanto incidono su Israele?
Il fenomeno ha una profonda influenza sul mondo arabo: così profonda, in effetti, che ha creato una sorta di realtà alternativa e parallela, percepita da molti come del tutto autentica. (…)Di fatto, queste teorie contribuiscono a minare gli sforzi fatti da Israele per arrivare ad accordi di pace con i suoi vicini, e impediscono ad ampi strati della popolazione dei paesi arabi di aprirsi a Israele e all’occidente.
Ma i danni maggiori, queste teorie li provocano al mondo arabo stesso, giacché tendono ad assolverlo dalla responsabilità per atti odiosi, addossandone la colpa a qualcun altro. Ecco perché il mondo arabo non ha mai fatto quell’esame di coscienza che da tempo dovrebbe.(…)

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Il problema immigrazione è reale, dice l’UE.

Pubblicato da Jake su 17 Gennaio 2006

Decine di migliaia di clandestini africani e asiatici arriveranno in Italia attraverso la Libia, avverte Alberto Di Luca. L’allarme viene da Varsavia dove il presidente della commissione Schengen immigrazione ha incontrato il responsabile dell’Agenzia di controllo delle frontiere europee. “E’ un esodo massiccio di clandestini africani e asiatici -spiega Di Luca- che una volta in Italia spesso proseguono verso il Nord Europa, per questo e’ un problema che investe tutta l’Ue’.

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Ascia

Pubblicato da Jake su 16 Gennaio 2006

Un’ anziana di 75 anni, è stata rapinata questa notte nella sua casa isolata delle campagne di Capegatti, in provincia di Pescara.
Svegliata in pieno sonno da un forte rumore di vetri rotti, ha avuto appena il tempo di accorgersi che qualcuno aveva spaccato il vetro della sua porta di casa quando si è vista aggredire da un uomo che nelle mani stringeva un’ ascia.
Erano circa le 2.30 di ieri mattina, quando l’uomo, un pregiudicato albanese di 32 anni, l’ha colpita ripetutamente, lasciandola senza fiato. Quindi ha intimato alla vecchietta di consegnargli tutto ciò che di valore aveva in casa.
Quando, poi, l’anziana ha opposto resistenza, lui non ci ha pensato due volte: con uno scatto repentino, le è salito con i piedi sul petto, minacciando, accetta alla mano, di tagliarle la testa.
A quel punto la donna gli ha consegnato il denaro che aveva in casa, poco meno di 300 euro, e l’orologio che portava al polso, abbandonato però dal bandito nel corridoio, quando si è reso conto che non valeva nulla.
Una volta resasi conto che il rapinatore era fuggito, l’anziana ha telefonato alla nipote per chiederle aiuto ed è stata proprio quest’ultima ad avvisare i carabinieri del comando provinciale di Pescara. Quando sono entrati nella casa di campagna dove la donna vive da sola, i militari si sono trovati di fronte ad una scena drammatica: la vittima sanguinava copiosamente dalla bocca e presentava su tutto il corpo i segni di un’ aggressione molto violenta.
Il pregiudicato, poco dopo la fuga, è stato facilmente rintracciato al suo rientro a casa, dopo che la nipote dell’anziana signora, si è rivolta al nucleo dei carabinieri di Pescara.
E’ stato possibile riconoscere l’uomo anche perché, durante la colluttazione, la donna era riuscita a strappargli il piumino che aveva indosso, e da questo erano fuoriuscite delle piume che hanno dato ai militari la certezza che il colpevole fosse poprio lui.
Ora si trova in arresto con l’accusa di rapina aggravata, violazione di domicilio e lesioni gravi. La donna, invece, è stata giudicata guaribile in dieci giorni.

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Soldi per i terroristi.

Pubblicato da Jake su 16 Gennaio 2006

Aprite i salvadanai di Hamas. E’ indagato anche a Genova, l’architetto palestinese Mohammad Hannoun. E la sua sua Abspp, l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, è da mesi sotto controllo. I telefoni degli uffici di Bolzaneto e di Milano sono stati intercettati. Gli investigatori, ottenuta una grande quantità di documenti dall’Iscu, l’antiterrorismo israeliana, lavorano sull’ipotesi che l’Abspp e altre ong italiane abbiano dirottato sulle famiglie dei kamikaze i soldi raccolti in tutt’Italia dalle collette pro Palestina. Denaro versato su conti correnti, ricevuto con la zakah (l’elemosina musulmana), ma forse racimolato grazie anche a manifestazioni di partito. L’Abspp è il referente italiano di Hamas, ospite fissa di cortei a sostegno della causa palestinese: Forum di Rifondazione comunista a Pisa (18 marzo 2003), marcia contro il Muro dell’apartheid a Roma (8 novembre 2003, con un misterioso episodio di pestaggio dei suoi militanti), tavolini per la raccolta di fondi a diverse feste di Liberazione e dei Comunisti italiani….(…)

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65 euro

Pubblicato da Jake su 15 Gennaio 2006

Ucciso per 65 euro, la differenza tra quanto i fratelli romeni volevano farsi pagare l’ultima prestazione sessuale e quello che invece la vittima era disposto a pagare. Per questo motivo è stato assassino Luciano Lasio, il cameriere omosessuale di 49 anni trovato senza vita nella serata di ieri nella sua abitazione in via dei Castani, nel quartiere romano di Centocelle.
La soluzione-lampo della vicenda è arrivata la scorsa notte dopo una rocambolesca caccia ai due fuggiaschi condotta dagli agenti della squadra mobile romana, diretti da Dania Manti. I due fratelli, di 16 e 22 anni, sono stati individuati e bloccati dagli investigatori alla stazione ferroviaria di Caserta dove avevano interrotto il loro viaggio in treno verso Reggio Calabria da dove, probabilmente, avrebbero potuto contare sull’appoggio di alcuni amici e forse fuggire all’estero.
Dopo una notte di interrogatori i due fratelli hanno ammesso di aver aggredito il cameriere nel suo appartamento perché quest’ultimo non avrebbe voluto pagare 100 euro dopo aver avuto con loro un rapporto sessuale. I due ragazzi, però, fermati con l’accusa di omicidio volontario, hanno riferito alla polizia di aver aggredito la vittima nel pomeriggio di giovedì scorso ma di averla lasciata ancora in vita, e di essere fuggiti solo nella tarda serata dell’altra sera dopo aver appreso della morte del cameriere. In loro possesso gli investigatori hanno trovato l’orologio in metallo e il telefono cellulare della vittima.
Lasio, secondo la ricostruzione della polizia, conosceva da tempo i due fratelli, con i quali già in passato aveva avuto rapporti sessuali a pagamento. L’indagine, grazie ad informazioni d’ambiente raccolte dagli investigatori, si sono subito indirizzate verso la pista dell’omicidio a sfondo sessuale. Grazie ad un amico della vittima la mobile è riuscita ad identificare i due romeni che, però, nel frattempo erano riusciti a salire sul treno delle 22.38 in partenza dalla stazione Termini con destinazione Reggio Calabria. In un appartamento all’Appio dove i due fratelli abitavano gli investigatori hanno anche recuperato gli abiti indossati dalla coppia al momento del delitto e un paio di scarpe da ginnastica del romeno minorenne che erano state pulite dalle macchie di sangue. In queste ore i due vengono interrogati da due magistrati diversi, uno della Procura ordinaria e l’altro del Tribunale dei minori.

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Adel Smith condannato

Pubblicato da Jake su 13 Gennaio 2006

Adel Smith, presidente dell’unione musulmana italiana, è stato condannato a otto mesi di reclusione dal tribunale dell’Aquila per vilipendio della religione cattolica. L’islamico, nel 2003, aveva lanciato dalla finestra di un ospedale dell’Aquila un crocifisso appeso nella stanza dove era ricoverata la madre. Nel 2005 un magistrato di Padova lo aveva già punito con sei mesi di cella per aver definito la chiesa cattolica «un’organizzazione a delinquere».

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L’Unione non unita sul programma

Pubblicato da Jake su 11 Gennaio 2006

Il Pdci non sottoscrive il programma dell’Unione che considera troppo moderato. L’annuncio lo ha dato Iacopo Venier, componente della segreteria. Il Pdci non considera condivisibili i capitoli che riguardano “Iraq, privatizzazioni, condizione dei lavoratori” e chiede un “nuovo accordo”. Bocciatura anche da Prc: il quotidiano “Liberazione” lo definisce “uno dei piu’ brutti episodi della storia dell’Unione”. E Marco Ferrando, della direzione, propone di dire “no” e rompere l’alleanza con Prodi.

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Ci lasci vincere.. poi vedremo

Pubblicato da Jake su 11 Gennaio 2006

«Come farà la sinistra a governare visto che siete divisi su tutto?»
«Ci lasci vincere, poi vedremo».

Tratto dal dibattito di oggi a Porta a Porta fra Berlusconi e Bertinotti.

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In Iran bisogna stare zitte e farsi violentare

Pubblicato da Jake su 10 Gennaio 2006

Il quotidiano governativo Etemad in Iran, ha riportato che il sistema giudiziario dei mullah ha condannato una giovane ragazza di 18 anni per avere ucciso un uomo che tentava di violentarla. La vittima, di nome Nazanine, è stata aggredita quando aveva 17 anni mentre era in compagnia di sua nipote, da tre uomini che hanno tentato di violentarla, . Nella lotta che ne è seguita Nazanine ha agito in stato di legittima difesa, che ha condotto alla morte uno degli aggressori.(…)

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Violenze.

Pubblicato da Jake su 9 Gennaio 2006

Tre romeni sono stati arrestati per violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona, lesioni e procurata evasione. Sono ritenuti responsabili di aver stuprato una donna italiana di 45 anni che hanno prelevato dal suo appartamento, dove si trovava in stato di detenzione domiciliare, per portarla nel loro, dove si e’ consumata la violenza per una intera notte, dalle 23:30 di sabato a ieri mattina

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Barbara Spinelli neocon.

Pubblicato da Jake su 9 Gennaio 2006

I commenti di Barbara Spinelli sono tra i migliori pubblicati dai giornali italiani ed è per questo che il Foglio li prende in così grande considerazione. L’editorialista della Stampa ci piace perché non le manda a dire, non si rifugia in ipocriti equilibrismi quando vuole comunicare qualcosa e certamente Barbara Spinelli qualcosa da comunicare ce l’ha. Le sue opinioni sulla guerra al terrorismo e sulla strategia angloamericana per abbattere le dittature, promuovere la libertà e rimuovere gli ostacoli alla democrazia nel mondo arabo e islamico sono opposte a quelle che solitamente si leggono su queste colonne, ma non meno interessanti. Anzi.
Due settimane fa, agli editorialisti italiani che si erano mostrati scettici sulla possibilità che il piano mediorientale di Bush potesse funzionare, il Foglio aveva chiesto di rivedere le proprie analisi alla luce del risultato elettorale in Iraq. Alla provocazione fogliesca ha risposto soltanto Barbara Spinelli, che ringraziamo, con un lungo articolo pubblicato domenica scorsa sulla Stampa. L’editorialista ha ripercorso quanto successo in Medio Oriente e ha concluso che non c’è alcun segno di democrazia. Piuttosto, secondo la Spinelli, c’è un arretramento della democrazia in America. La giornalista ha sorvolato sulla caduta di due dittature, sminuito l’ondata democratizzatrice che d’improvviso ha rinvigorito i liberali del Medio Oriente e non ha tenuto conto dell’ultimo rapporto di Freedom House che ha fotografato la marcia delle libertà politiche soprattutto nel mondo arabo e islamico proprio grazie alle nuove politiche volte al cambio di regime e alla liberazione dei popoli mediorientali dai tiranni.
Ma per Spinelli è successo l’opposto: “L’Amministrazione Bush uno a uno ha abolito” un bel po’ di diritti fondamentali americani: “Il divieto di tortura, divieto di uccidere, torturare, umiliare i prigionieri di guerra, divieto di controllare le esistenze private dei cittadini con la scusa di garantirne la sicurezza, divieto di abolire quel che a ciascun uomo (amico o nemico) è dovuto da secoli: l’habeas corpus”. Una serie di violazioni “impressionanti” che Spinelli avrebbe appreso dal sito contropagina.com.
Quello che segue è un doveroso omaggio all’editorialista Spinelli che piace al Foglio. E’ una Spinelli vintage, annata 1999, dei tempi del Kosovo. Il sito contropagina.com non era ancora online e i nuovi neoconservatori non avevano varcato l’oceano, anche perché almeno in Italia non ce n’era bisogno. C’era già la Spinelli, come leggerete una via di mezzo tra Robert Kagan e Paul Wolfowitz, a sostenere le ragioni di interventi militari preventivi, geopolitici e senza l’Onu per fermare una dittatura ai confini dell’Europa.
Il 25 aprile 1999, sulla Stampa, Barbara Spinelli scriveva che i “pacifisti di sinistra e neutralisti conservatori accusano la Nato e l’America di condurre una guerra solamente etica, dettata da convinzioni astratte, idealistica. Ma il vero idealismo sconnesso dalla realtà e dalla responsabilità non è in chi ha deciso finalmente di arrestare le guerre razziali di Milosevic e Seselj. E’ annidato nelle uscite di Dini contro l’America gendarme del mondo: quest’America che continuiamo a invocare perché ci dia una mano, e che poi critichiamo per come si impegna. L’idealismo senza responsabilità è annidato in una sinistra che continua a esser patologicamente attratta da Serbia e Russia, e corre a Belgrado o a Mosca per corteggiare comunisti riconvertiti al nazismo”.
La Spinelli sosteneva, come il teorico neoconservatore Robert Kagan qualche anno dopo, che l’Europa vivesse nel mondo delle nuvole e non fosse capace di “pagare prezzi per la propria sicurezza”. L’editorialista della Stampa credeva (24 gennaio) che “le guerre di oggi tendono quasi tutte a essere guerre terroriste contro i civili (molto più del primo e secondo conflitto mondiale) e dunque al dilemma non si sfugge: o l’Europa si assume il compito di pacificare le proprie aree di interesse vitale – a Est e Sud Est, a Sud nell’Algeria insanguinata dall’integralismo islamico – o sarà continuamente e necessariamente sommersa da fuggitivi e da migranti per metà economici, per metà politici. O i capi dell’Unione cominciano a pensare simultaneamente la natura delle guerre presenti e future, la natura degli esodi presenti e futuri, la natura dei nuovi nemici d’Occidente – e su questo pensare edificano una comune politica estera, una comune strategia verso profughi e migranti – o le loro democrazie vacilleranno”. E “di profughi e migranti – si lamentava la Spinelli – si occupano i ministri degli interni, e troppo poco i ministri degli Esteri, della Difesa”.
L’accusa all’Europa inadempiente rispetto ai crimini commessi da un dittatore alle sue porte era spietata: “Oggi è l’Italia che si trova sola, con un fardello assai più leggero ma che inquieta i cittadini. E’ sola e il resto dell’Unione guarda, come se non esistesse per tutti gli Stati membri un’urgenza di pensare, di agire, di assistere economicamente i democratici, nelle zone conflittuali. Naturalmente si può sempre aspettare Washington: come in Bosnia, Medio Oriente, Iraq. Ma in Kosovo l’America è senza idee, e le idee che ha sono rischiose. L’uso esclusivo dell’aviazione, la paura di scendere dal rifugio dei cieli e di avventurarsi in costose missioni terrestri, non avranno necessariamente gli effetti calmanti che ebbero in Bosnia”.
Questo delle truppe di terra era il Leitmotiv dei lunghi scritti della Spinelli, convinta che i soli bombardamenti non sarebbero stati sufficienti a destituire il dittatore. L’editorialista criticava aspramente l’Europa e l’America per non essere intervenuti prima, di non averlo fatto attraverso gli aiuti e il sostegno all’opposizione democratica del Kosovo.
La seconda accusa, una volta che si sono decisi a intervenire, era di averlo fatto con i guanti bianchi, di non essere stati disposti a morire pur di affermare un principio e di pacificare il continente. Secondo la Spinelli era colpa della sinistra post sessantottina al potere a Washington come nelle capitali europee, troppo incline all’antiamericanismo di gioventù, succube dei propri alleati filo comunisti e incapace di dare un senso tragico alle proprie decisioni. Ma a un certo punto, per fortuna, Clinton si è svegliato (25 marzo): “Si accampa il ’38-’39, ed ecco Clinton che rammenta il colpevole ritardo dell’intervento americano nel combattimento contro Hitler, e la lungimiranza di Churchill che volle ostinatamente resistere alla minaccia nazista, per molto tempo cocciuto cavaliere solitario in un mare di rinunce, di ritardanti finezze diplomatiche, di pavidi collassi dell’intelletto. Tutte queste immagini riemergono, perché in cuor loro gli europei lo sanno, anche quando i politici tacciono: questa non è una guerra simile agli altri interventi degli Occidentali dopo la caduta del muro di Berlino. Qui non è neppure il conflitto del Golfo contro il finto potente Saddam. Qui l’Occidente si mobilita contro la nazione serba, direttamente e non più colpendo sicari di Milosevic in Bosnia e Croazia: due Paesi, questi ultimi, che non possono esser equiparati al Kosovo e che avevano sovranamente invocato l’aiuto bellico dell’Alleanza atlantica”.
Quasi uno scontro di civiltà, quello invocato da Spinelli. Tanto più che l’editorialista della Stampa invitava l’opinione pubblica a non credere alle mitologie e al ruolo del Kosovo nella memoria storica e psicologica della Serbia. Quando c’è da intervenire, bisogna farlo e basta: “Inavvertitamente tendiamo a divenire prigionieri delle memorie serbe, se continuiamo a imitare il loro politicizzato rosario sacro di date dannate o gloriose. Questa lunga prigionia nelle apocalissi serbe spiega l’esiziale ritardo, con cui gli Occidentali hanno capito la Slovenia e Croazia, poi la Bosnia e adesso l’epurazione etnica in Kosovo. Eppure non sarebbe stato tanto difficile comprendere, sin da quando cadde il Muro nell’89. Non sarebbe così confusa l’idea che ci si fa oggi del Kosovo, e dei pericoli della guerra Nato. Bastava mettersi più attentamente in ascolto di quel che dicono gli ex dissidenti anticomunisti; o gli intellettuali, i cineasti, i romanzieri che hanno forgiato il pensiero epico della guerra nella nomenclatura serba. Qualsiasi dirigente dell’area postcomunista sa perfettamente la natura della minaccia, e la sua ubicazione. Lo dice da anni Havel, lo ha rammentato ieri alla radio francese il Presidente dell’Estonia. Per costoro è assolutamente ovvio, quel che accade in Kosovo: in Serbia regna l’ultimo segretario generale del comunismo europeo, e lì il Muro non cade pacificamente ma occorre farlo cadere sfoderando le armi, perché Milosevic pur di non perdere il potere ha dato vita a un ibrido efficace, postcomunista-neonazista, come il suo emulo e alleato Lukashenko in Bielorussia. Per gli europei orientali Milosevic non è Hitler, non vuol conquistare l’Europa, ma può divenire un modello per futuri dittatori rosso-bruni, a cominciare dalla potenza atomica che è la Russia”.
La guerra era geopolitica, avvertiva la Spinelli, non solo umanitaria. E via una serie di improperi contro la Realpolitik invocata oggi sull’Iraq e contro i “cliché” del diritto internazionale violato da una guerra contro uno Stato sovrano. Il 28 marzo del 1999, la Spinelli individuava in “Kissinger, Brzezinski, Andreotti” coloro che, come accadrà alcuni anni dopo sull’Iraq, “tenevano i piedi radicati nel dizionario neo-seicentesco degli interessi concreti”. Personalità politiche che, nel gergo della Spinelli, “non indulgevano a passioni giudicate astratte, o come avrebbe detto Eraclito: umide”.
Ed ecco, dunque, che “forse è questo il motivo che spinge molti politici di ieri – Kissinger in prima linea ma anche uomini come Andreotti, Brzezinski – a considerare troppo rischioso, avventato, un intervento Nato in Kosovo: soprattutto un intervento di truppe di terra, come ha obiettato Kissinger. Per costoro le regole della convivenza internazionale non sono sostanzialmente mutate dopo l’89, e grande è la nostalgia dei Muri perduti e del perduto condominio russo-americano. Per Kissinger è probabilmente un’eresia, la volontà di intervenire per valori da lui giudicati astratti come l’umanitario, il dovere d’ingerenza o di assistenza a popoli in pericolo. L’ex ministro degli Esteri di Nixon lavora con concetti diplomatici classici, appresi nelle guerre mondiali, verificati sui testi di Metternich: concetti come il ‘concerto delle nazioni’, il rispetto delle sovranità statuali, i soggetti giudici che sono le nazioni dentro la costellazione Onu. Paradossalmente questo forte atteggiamento conservatore è condiviso, a sinistra, da politici come Ingrao o Cossutta che pure propugnarono per tanto tempo le ingerenze dell’internazionalismo sovietico. (…) Molte cose sembrano loro estranee, e appunto astratte: il diritto umanitario internazionale discusso all’Onu nei primi anni Novanta, il diritto d’ingerenza umanitaria che per la prima volta la Nato si è arrogata contro uno Stato sovrano, e in parallelo anche la passione proserba e slavofila di Mosca, così contraria agli interessi concreti della Russia”. Lette oggi queste parole sembrano un trattato di politica estera neocon.
Nasceva dunque l’idea dell’ingerenza umanitaria, un’idea che “ha acquisito carattere di estrema urgenza, ed è sulla scia di organizzazioni non governative – in particolare i French Doctors – che si è cominciato a parlare di interventi umanitari, intesi a proteggere non già uno Stato ma la persona umana in quanto tale”. E per la Spinelli non era soltanto un diritto, ma anche un dovere: “Questo significa che progressivamente, l’etica umanitaria tende a divenire un diritto-dovere giuridico e un interesse concreto di stabilità, soprattutto nella sempiterna polveriera d’Europa che sono i Balcani. Molto lentamente, comincia a farsi strada l’idea di un diritto internazionale: che limiti le assolute sovranità, che superi le angustie di un’organizzazione – le Nazioni Unite – non solo paralizzata da veti russi e cinesi ma profondamente incanutita per la preferenza data agli Stati piuttosto che agli individui”. Certo oggi è difficile sostenere che il medio oriente sia meno “polveriera” dei Balcani o che le Nazioni Unite dell’Oil for Food siano state efficaci contro Saddam o che nell’Iraq del rais ci siano state meno emergenze umanitarie, meno stragi, meno guerre, meno torture, meno morti, meno deportazioni che nei Balcani.
Il 4 aprile 1999, Spinelli bacchettava così la Chiesa e i pacifisti che non volevano un intervento in Kosovo: “E’ proprio vero quel che scriveva Simone Weil nell’aprile ’39, poco prima della Seconda guerra mondiale: ci sono, nella vita dei popoli, momenti tragici in cui le intelligenze rischiano di paralizzarsi, e di preferire il disastro della pace ai dolori della guerra. E’ così grande il fatalistico stupore, e così vasto lo stregamento suscitato dai despoti avversari, che perfino la comprensione degli eventi non è più di aiuto. Si comprendono i pericoli, ma si dà per scontata la propria impotenza a fronteggiarli. Si comprendono le mutanti figure del Male, ma il pensiero raziocinante resta come indietro: incespicante, affaticato nella rincorsa dei fatti, smarrito nei meandri quasi sempre stanchi, pigri, di sorpassate cogitazioni diplomatiche. Si ha appetito di grandi virtù pacifiche, affratellanti, e si dimentica che ‘la virtù pur essendo di per sé una cosa atemporale, deve pur sempre esser esercitata nel corso del tempo, della storia’. Così molti europei impauriti dai bombardamenti Nato contro le forze militari serbe e gli edifici governativi a Belgrado, e dall’intenzione alleata di inviare infine truppe terrestri in Kosovo: di fronte a sé, i paralizzati mentali vedono sfilare immani cortei di kosovari derubati di case, di terre, di averi, e capiscono il male che è stato loro inferto, e conoscono la mano serba che li ha cacciati”. Spinelli definiva “paralizzati mentali” gli appartenenti all’incespicante intellighenzia europea che non capiva dov’era il “Male” e non si impegnava a invadere con le truppe di terra la Serbia del dittatore Milosevic. Non era soltanto giusto o conveniente. No, per la Spinelli, era “eticamente necessario intervenire militarmente in Kosovo”, era “eticamente necessario passare a una guerra condotta sul terreno, visto che l’aviazione è insufficiente a frenare un dittatore come Milosevic. E’ infine necessario che l’Europa crei in questa regione un proprio protettorato”.
In assenza di un Europa che, come dirà anni più tardi Kagan, vive su Venere c’era l’America di Marte: “E’ per forza di cose Clinton a divenire l’Asburgo pacificatore dei Balcani. Ed è una fortuna che ci sia di nuovo l’America, a battagliare contro i nostri mostri”. L’America è accusata, di “deficienze gravi”, intanto perché “la cultura statunitense non ha nel sangue le guerre di religione, e i vaccini laici escogitati per liberarsene”, ma soprattutto perché “le sue stesse mosse militari sacralizzano la guerra a zero morti; perché l’unico obiettivo sembra essere il ritorno dei piloti incolumi” e “perché Washington preferisce rifugiarsi nei cieli piuttosto che sporcarsi le mani di terra e di sangue”.
La Spinelli proponeva di “contrastare queste deficienze” con “un’alternativa egualmente forte, un’alternativa egualmente imperiale, capace di esercitare efficaci protettorati in zone turbolente”. Alle democrazie, scriveva la Spinelli il 18 aprile 1999, “manca l’ideologia definitiva, finalistica, che permette di cominciare le guerre senza soffermarsi infinitamente sui mezzi, sui costi umani, sul consenso delle popolazioni”. Fare la guerra col freno a mano tirato, significa perderla, spiegava la Spinelli: “Poco prima dei bombardamenti Nato, il capo serbo disse al ministro degli Esteri Joschka Fischer: ‘Io sono pronto a camminare sui cadaveri, mentre l’Occidente no. Ecco perché alla fine vincerò’”. Un proclama, invero, molto simile a quello celeberrimo di Al Qaida, secondo cui i terroristi di Allah amano la morte, più di quanto noi occidentali amiamo la vita.
Milosevic però non ha vinto, nonostante l’Occidente – secondo la Spinelli del 25 aprile ’99 – fosse impegnato a spaccare il capello in quattro: “Lo si è visto nei giorni scorsi quando la Nato ha bombardato la sede della Tv serba. Tutte le corporazioni giornalistiche in Europa si sono indignate, quasi avessero completamente dimenticato il mestiere bellicoso di propaganda nei regimi totalitari, e l’uso militare che i despoti ne fanno”. Secondo l’editorialista della Stampa, “le democrazie tendono a compiere regolarmente” sempre lo stesso errore “di fronte alle dittature o agli integralismi, e non è semplice sottovalutazione dell’avversario. E’ pregiudizio positivo. E’ svista, e auto-obnubilamento”. I dittatori, scriveva la Spinelli, vengono guardati come politici dotati “di una razionalità paragonabile a quella delle democrazie” e Milosevic “continua a esser visto come un politico che ha cura del consenso popolare, come ne hanno cura i democratici. Che preferisce la condizione di pace, alla costosa guerra. Che non compie esplicitamente azioni masochiste, tali da distruggere alla lunga se stesso e le basi del proprio potere”. Ma non è così. Con i dittatori non si tratta, sosteneva una Spinelli bushiana d’antan: “Con questo avversario gli occidentali hanno negoziato più volte. (…) Ma non avevano studiato chi avevano di fronte, la natura della sua forza, le sue eventuali debolezze. (…) Milosevic ha studiato l’Occidente con cura ben più metodica di come noi abbiamo studiato lui. Egli sa che le democrazie non aggrediscono deliberatamente i civili, per principio, e ne profitta per vincere la battaglia – essenziale – della propaganda. La maggior parte dei serbi d’altronde conosce l’idea democratica delle guerre: se Clinton fosse Hitler, non organizzerebbero meeting di sfida quotidiana a Belgrado, con bersagli dipinti su nastri e magliette. Solo le democrazie occidentali son lente a capire, a studiare la lunga storia che ha potuto secernere queste speciali imbecillità e guerre razziali, nel cuore d’Europa. Forse capirebbero meglio, se non avessero la memoria tanto emiplegica: se non si limitassero a ricordare Auschwitz, che non è precisamente quel che accade adesso in Kosovo. Se avessero in mente anche i crimini contro l’umanità compiuti dal comunismo, e avessero cominciato a fare i conti con questa seconda memoria del secolo: mai guardata in faccia, mai fonte di rimorsi, vergogna. Forse intuirebbero meglio quel che accade, se pensassero i due totalitarismi con analoga intensità”.
Il 25 aprile 1999 la giornalista della Stampa ribadiva “una grande differenza” tra l’Europa e Washington: “Molto presto Clinton dovette ricredersi, di fronte alle nuove minacce mondiali, mentre gli europei hanno continuato a sognare un mondo ormai unicamente proteso al benessere del mercato, della mondializzazione post-nazionale. Questa è la cruda realtà, con cui si trovano a fare i conti i Figli del Sessantotto: il XX secolo sta per concludersi, e ancora una volta sono gli americani a fare lo sporco lavoro di riportare ordine e civiltà in Europa. Sono ancora loro a combattere le nostre battaglie, e a dover terminare – nel 1999 – il lavoro antitotalitario intrapreso con l’Inghilterra nel ’45”.
Ma quando alcuni leader europei di sinistra si decisero a fermare militarmente il dittatore, lo fecero quasi con imbarazzo e subito attenti a definire “umanitaria”, “etica” e “giusta” una guerra che invece secondo la Spinelli era soltanto necessaria e tardiva: “Il richiamo esclusivo all’etica può rivelarsi una trappola micidiale, e non solo perché ogni guerra ha necessariamente lati sanguinosi, grossolanità sporche se non immorali. L’etica può divenire una trappola temibile perché sotto il suo manto svaniscono le motivazioni geostrategiche e i precisi interessi, che l’Unione europea difende tramite la propria azione militare accanto agli americani. E’ nell’interesse dell’Unione europeizzare i Balcani e dunque democratizzarli, come ha detto lo scrittore albanese Ismail Kadarè: evitando in tal modo che altri dittatori post-comunisti imitino il modello Milosevic”.
La guerra del Kosovo era geopolitica, per ridisegnare i confini dell’Europa ed esportatrice della democrazia, ammetteva la stessa Spinelli nel suo editoriale del 9 maggio 2005: “Si tratta di riportare ordine nei Balcani e di far capire che solo una democratizzazione dei singoli stati e staterelli può permetter loro di entrare in Europa, e un giorno nell’Unione. E’ questo il senso dei Piani Marshall per i Balcani, che evocano l’europeizzazione- democratizzazione della Germania o dell’Italia dopo il ’45. (…) La stabilità pacifica della Jugoslavia è essenziale per motivi morali e anche per nostri interessi materiali: perché è urgente che regni un ordine senza aggressioni al fianco Sud-Est”. Quella guerra, secondo la Spinelli, aveva cambiato il mondo delle relazioni internazionali “poiché fu Clinton stesso a dire che il Kosovo non sarebbe stato un caso isolato, che avrebbe fondato condotte assolutamente nuove di politica estera. Fu Clinton a suscitare in Africa come in Asia, in Tibet come a Taiwan o a Timor Est quest’atmosfera di promessa, di speranza, di debito”. Eppure, denunciava la Spinelli il 12 settembre 1999, “sono ormai molti giorni che l’Amministrazione americana e non poche diplomazie europee ripetono, con voce flebile eppur ossessiva, la stessa identica frase: «Timor Est non è il Kosovo». Le due situazioni non sono comparabili – così lasciano intendere – e dunque anche le responsabilità sono diverse”. E invece no, sosteneva Spinelli, “perché l’intervento anti-serbo ha creato un precedente giuridico che suscita non pochi imbarazzi, sia legali sia politici. Perché la guerra contro Milosevic ha ingenerato un’aspettativa immane nei popoli che aspirano alla libertà o all’indipendenza, e non è stata vissuta come una peripezia fortuita ma come una promessa di innovazione radicale: promessa di un diritto internazionale che limiti drasticamente le sovranità degli Stati-nazione; promessa di interventi congiunti delle democrazie quando un despota viola i diritti della persona e perseguita i concittadini in nome di differenze etniche o religiose, nascondendosi dietro l’intangibilità delle frontiere”.
Infine la ricostruzione, la pace dopo la guerra. La Spinelli di oggi dice che in Iraq è fallita, la Spinelli del 16 aprile 1999 diceva che “non sarà cosa semplice, ricostruire la pace dopo dieci anni di aggressioni panserbe perpetrate da Belgrado, dopo otto anni di guerre razziali condotte dalle truppe di Milosevic, e dopo undici settimane di bombardamenti Nato sul territorio della Repubblica jugoslava. Si tratta per la popolazione serba di guardare in faccia la disfatta che ha subito, e di fecondarla senza risentimenti e rancori, come seppe fare la Germania dopo il ’45”. Allora la Spinelli invocava, come Bush per l’Iraq 2003, un nuovo Piano Marshall per costruire una nuova Europa democratica. E scriveva: “Il segretario di Stato, generale Marshall, fu molto chiaro: vincolò gli aiuti alla democratizzazione radicale del continente, pose come condizione la cooperazione tra ex belligeranti e la nascita degli Stati Uniti d’Europa, annunciò ‘l’opposizione americana a governi, partiti, gruppi, che cercano di perpetuare la miseria umana con l’obiettivo di profittarne politicamente o in altro modo’. (…) Il Piano aiutò l’Europa, perché fu esigente. Ebbe come premessa scelte nette, allora indispensabili: la rottura delle unità resistenziali, l’uscita dei comunisti dai governi europei occidentali, l’opzione per la democrazia, contro i totalitarismi”. E all’Europa, la Spinelli consigliava di prendere esempio dall’America e di impegnarsi a sua volta nella democratizzazione dei Balcani, perché “un’Europa non cinica aiuta le regioni colpite dalle guerre, ma chiede in cambio democratizzazione e senso liberale del limite. Aiuta le nazioni, capisce i baratri di divisione, e suscita unità regionali pur ricordando sempre chi è stato il primo aggressore: come fece appunto Marshall”. Appunto.
Che cosa sia cambiato tra il 1999 e il 2003, a parte l’11 settembre 2001 e il colore dei governi di Washington e di Roma, non è dato sapere.

Christian Rocca

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L’Iran continua indisturbato il suo programma nucleare

Pubblicato da Jake su 9 Gennaio 2006

L’Iran riprenderà oggi il programma di arricchimento dell’uranio che la comunità internazionale ha cercato di fermare e l’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea) ha condannato. Lo hanno confermato fonti ufficiali di Teheran.Sabato scorso l’Unione europea aveva esortato l’Iran a non riprendere il processo ricordando che l’iniziativa violerebbe le risoluzione dell’Aiea e comprometterebbe la possibilità di riaprire la trattativa. Un comunicato diffuso dalla presidenza di turno austriaca dell’Unione europea non lasciava spazio a equivoci. L’Ue “esorta l’Iran a non intraprendere iniziative che violerebbero nella lettera e nello spirito le otto precedenti risoluzioni”, si legge nella nota che aggiunge: “L’Unione europea si rammarica che l’Iran abbia optato per questa iniziativa unilaterale, proprio quando è lungi dall’essere ristabilita la fiducia della comunità internazionale sulla natura pacifica del programma” nucleare iraniano. “Troviamo sorprendente e irragionevole”, prosegue la nota, “che l’Iran si prepari a procedere su questa strada nel momento in cui Gran Bretagna, Francia e Germania, insieme con l’Ue, stanno valutando con l’Iran la possibilità di tornare al negoziato. La ripresa delle attività e il disprezzo per i ripetuti auspici del consiglio dei governatori dell’Aiea, possono soltanto compromettere questa possibilità”.

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Aborto facile + stupidità = 10 milioni di morti.

Pubblicato da Jake su 9 Gennaio 2006

Gli aborti selettivi sarebbero la causa in India della mancata nascita di 10 milioni di femmine negli ultimi vent’anni. Nel 1997 sono nate circa mezzo milione di femmine in meno rispetto alle previsioni: proiettata su un periodo di 20 anni, tale cifra raggiunge i 10 milioni. Secondo gli esperti, il fenomeno e’ spiegato dalle pratiche per determinare il sesso del feto prima della nascita e dal conseguente aborto selettivo. Questa pratica e’ illegale in India dal 1994.

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Israele deve esistere, così come la Palestina, Ratzinger docet.

Pubblicato da Jake su 9 Gennaio 2006

“Lo Stato di Israele deve poter esistere pacificamente, conformemente alle norme del diritto internazionale”, dice il Papa.
Cosi’ Benedetto XVI al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, nella tradizionale udienza per lo scambio degli auguri di inizio d’anno.
“Il popolo palestinese, ha aggiunto, deve poter sviluppare serenamente le proprie istituzioni democratiche per un avvenire libero e prospero”.
Infine: la liberta’ religiosa e’ gravemente violata da molti Stati.

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Perchè sì al nucleare

Pubblicato da Jake su 5 Gennaio 2006

(….)Per Putin, però, l’acquisto di Schröder è stato un colpo di immagine non da poco.
«La scelta di Schröder di accettare la presidenza del gasdotto sotto il Baltico è criticabile sotto molti punti di vista. Gran parte del senso di quel gasdotto sta proprio nel tagliare fuori l’Ucraina. Ma non solo. Schröder rafforza così il progetto di Putin di concentrare e rinazionalizzare l’industria energetica russa in due grandi poli che controlla attraverso suoi uomini, la Gazprom e la Rosneft. Giganti potenti, con i quali è difficile contrattare. Soprattutto per quei Paesi che hanno molto indebolito la capacità contrattuale dei loro gruppi nazionali, in testa la Germania con Ruhrgas. Indirettamente, insomma, la scelta di Schröder fa male soprattutto alla Germania».
Come può l’Italia ridurre la sua dipendenza dal gas russo? Con i rigassificatori che permettono di fare arrivare gas liquido via mare e quindi da altri Paesi non raggiungibili con i tubi?
«Sì, i rigassificatori sono essenziali per la diversificazione. Per l’Italia sono fondamentali. Nei prossimi dieci anni, il mercato del gas liquido si svilupperà moltissimo, con l’emergere di nuovi protagonisti: Qatar, Trinidad, Nigeria, Iran, Indonesia. Sarà un settore molto più dinamico di quello che conosciamo oggi».
Qual è il potere contrattuale dell’Eni, oggi, rispetto alla Gazprom o all’algerina Sonatrac?
«La situazione ottimale era quella di quando Eni e Ruhrgas hanno creato il mercato del gas in Europa: erano forti e condizionavano sia Gazprom sia Sonatrac. Una politica di liberalizzazioni un po’ ingenue, ancora più in Germania che in Italia, ha indebolito la capacità contrattuale dei due Paesi. (…) Fonte: intervista a Bernabè dal Corriere

Votai no al referendum sul nucleare. Oggi – soprattutto dopo il caso Russia/Ucraina – mi ritrovo sempre più ad abbandonare le mie posizioni ambientaliste. Non sono diventato un nemico dell’ambiente, tutt’altro, ma un paio di considerazioni mi stanno facendo cambiare idea. Al di là del rischio nucleare da cui non siamo esentati viste le vicinissime centrali francesi, mi ha sempre bloccato l’idea delle scorie. Oggi però, a fronte dello stoccaggio delle scorie c’è un altro elemento: i diritti umani. Ovvero: l’Italia dipende per il gas da Algeria e Russia, entrambi paesi che violano i diritti umani in maniera grave (basti pensare al massacro dei ceceni operato da Putin, ma anche le fosse comuni algerine non scherzano). Bene, l’idea che l’Italia debba arricchire queste dittature che massacrano i propri cittadini mi urta. Non voglio essere finanziatore delle fosse comuni di nessuno, preferisco le scorie (da stoccare in qualsiasi regione italiana, compresa la mia). Dopodichè resto d’accordo ovviamente a incetivare qualsiasi forma di energia alternativa, ma da quanto vedo in giro, nessuno stato al mondo riesce a ricavare da queste fonti pulite una massa sufficiente a soddisfare i bisogni dei propri cittadini. Nel frattempo quindi, con dispiacere, sarò pro-nucleare, pro-rigassificatori e pro tutto quanto ci permette di non arricchire chi ha le mani sporche di sangue.

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Hugo Chavez antisemita

Pubblicato da Jake su 5 Gennaio 2006

Il centro Simon Wiesenthal sul proprio sito denuncia le frasi pronunciate da Chavez la vigilia di Natale sul popolo ebraico.
”Il mondo ha un posto per tutti, pero’ una minoranza, i discendenti di coloro che crocefissero Cristo, si sono appropriati delle ricchezze del mondo”.

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