La pace, che affare. Come pure la cooperazione internazionale, l’integrazione degli immigrati o, come la chiama qualcuno, “l’accoglienza della differenza”. Ne sanno qualcosa le tante amministrazioni locali governate dalla sinistra, che in nome di intenti discutibili e programmi astratti quando non sconclusionati, sperperano un fiume di soldi. Pubblici, naturalmente: mica li mettono di tasca loro, assessori consiglieri consulenti presidenti di commissione eccetera. Come dire: dall’armiamoci e partite, al facciamo la pace e pagate.
Bisogna prendere atto che non tutti, a sinistra, sostengono la causa di immolare palate di risorse locali in nome della fratellanza, della pacifica convivenza tra i popoli e di tutto il ciarpame buonista dei figli dei figli dei fiori. I senatori Ds Cesare Salvi e Massimo Villone, ad esempio, si sono appena creati un sacco di nemici nella loro stessa parte politica dando alle stampe un libro, “Il prezzo della democrazia” (Mondadori) in cui denunciano i tanti, incredibili e intollerabili sprechi delle giunte unioniste. E se pensiamo che la sinistra, oggi, in Italia governa 16 regioni su 20, 74 province su 108 e circa 5 mila comuni su 8 mila, si possono comprendere le spaventose dimensioni del fenomeno.
«Bisogna che una norma di spesa non possa entrare in vigore se non è pubblicata su Internet – propongono gli autori del “Prezzo della democrazia” -. Dalle consulenze alle società pubbliche, nomi, cognomi, stipendi: tutto. È incredibile che si nascondano questi dati in tutti i modi». Non è esatto: su Internet, a cercare bene, qualcosa salta fuori. Certo, è un granello di sabbia sulla sponda dello spreco: ma l’unica fonte per tutte le notizie e le cifre riportate in questa pagina è proprio la Grande Rete.
La prima tappa obbligata è il sito www.sprechirossi.it, curato dall’on. Antonio Palmieri, responsabile della comunicazione elettorale di Forza Italia. Vi si trova ogni genere di spesa balzana, di consulenza inutile, di favore agli amici ad opera delle “giunte rosse”. Nel settore che qui ci interessa, un internauta segnala il fiorire di consulenze «ridicole» nel Comune di Terni: fra i tanti consulenti profumatamente pagati dal Comune umbro ce n’è uno per la pace e un altro per la “città del dialogo”. Chissà a cosa servono.
Salta poi fuori che il presidente della Provincia di Genova, Alessandro Repetto, ha finanziato con 50 milioni di lire e passa (26 mila euro) un corso di cinese per 29 studenti che devono (chissà perché) imparare i 54 mila ideogrammi della lingua mandarina. Ma è in tema di deleghe alla pace e dintorni, che le giunte prodiane mostrano particolare solerzia. La Regione Toscana ha istituito l’assessorato “alla pace e al perdono”. Al perdono? Chi deve farsi perdonare? E che cosa? Mistero. La Provincia di Gorizia si dichiara “provincia per la pace” fin dal 1993: «Forte di tale consapevolezza – dichiara orgogliosa on line – la Giunta si è dotata di un Assessorato per la Valorizzazione della Cultura della Pace e della Cooperazione tra i Popoli» e ha deciso di istituire, nel 2000, un apposito Ufficio Provinciale per la Pace, il cui link però non si apre. Non basta: è stato pure deciso di costituire una Consulta Provinciale per la Pace, della quale fanno parte 10 Comuni e 14 associazioni pacifiste. E pensare che al Comune di Lainate (Milano) basta un consigliere delegato ai giovani e alla pace, tale «Sig. Marco Clerici».
Ma cosa fanno in concreto, laddove esistono, gli assessori alla pace? Quello del Comune di Riccione (Rimini), Francesco Cavalli, insieme al collega con delega alle attività economiche ha organizzato una mostra su “I maestri artigiani: quando l’artigianato diventa arte”. Bello, ma che c’azzecca con la pace?
Più mirata sembra l’attività di Pietro Del Zanna (Verdi), assessore alla pace e cooperazione internazionale del Comune di Siena. L’archivio on line dell’assessorato non funziona (qualunque parola chiave si metta, il risultato è sempre lo stesso: “nessun risultato con i parametri immessi”) ma ciò non impedisce di apprezzare, fra le attività programmate, una due giorni di studi intitolata “Lentius, suavius, profundius” e dedicata alla figura di Alexander Langer, l’ex militante di Lotta continua che propugnava l’abolizione dell’esercito italiano, morto suicida nel 1995.
Anche Medicina, “città per la pace” in provincia di Bologna, ha il suo bravo assessore alla pace. Tra le altre cose, ha sostenuto il progetto “San Tommaso” per realizzare un’azienda agricola in Brasile dove insegnare ai contadini le tecniche della coltivazione dei campi e dell’utilizzo dei prodotti, “senza imporre rigide metodologie e nel massimo rispetto delle caratteristiche peculiari della popolazione”. Costo del progetto: 15 milioni di lire in tre anni.
Assai vasto è il terreno di lavoro per Alessandro Pozzi, assessore alla pace, cultura e ambiente di Osnago (Lecco): sulle “pagine” (che poi è una sola) del suo assessorato c’è un elenco di competenze che vanno dagli “eventi e spattacoli [sic]” alle politiche giovanili, dai “consumi critici” alle attività agricole fino al canile (!) di Merate, passando naturalmente per la pace (non sappiamo se solo di Osnago o del mondo).
Altrettanto mirabile è la versatilità di Andrea Mazzoni (Ds), assessore a cultura, politiche giovanili e del tempo scelto (?), distretto della pace e promozione di una cultura della pace per il Comune di Prato. Città dove lavora anche Andrea Frattani, segretario del Pdci pratese e del Circolo Arci di Reggiana nonché assessore a multiculturalità, integrazione e coesione territoriale. Fra le sue deleghe figurano: coordinamento delle politiche d’integrazione, interculturalità, rapporti con le comunità di migranti, la città multietnica, tempi e orari della città. Perché l’integrazione è importante, ma anche la puntualità