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L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per 2 Dicembre 2005

Bonus gravidanza: operazione elettorale della sinistra

Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2005

«Come al solito, il centrosinistra è molto bravo ad andare incontro ai bisogni dei cittadini quando non governa, salvo poi smentirsi clamorosamente quando deve in concreto attuare ciò che promette. Belle parole, sonoramente smentite dai fatti». Lo affermano in una nota i consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna Marco Lombardi e Gianni Varani, di Forza Italia.
«Senza entrare nel merito della praticabilità o meno dell’ultima strumentale proposta sull’assegno mensile per non abortire» – prosegue la nota – ci chiediamo: cosa ha fatto il centrosinistra quando ha governato il Paese per 4 anni in un contesto economico molto migliore di quello che ci siamo trovati noi? Nulla». Da ultimo, proseguono Lombardi e Varani, «ci chiediamo: come concilia la sinistra, ed in particolare l’area centrista di questo schieramento, la sua proposta a sostegno della maternità con la manifestata diffidenza verso la presenza di volontari nei consultori come invece previsto dalla 194?».
Puntuale l’intervento della senatrice della Lega Rossana Boldi sulla proposta di modifica alla Finanziaria presentata da Ds (Livia Turco) e Margherita (Giuseppe Fioroni, Rosi Bindi) che è rivolta sia alle cittadine italiane sia a quelle comunitarie ed extracomunitarie «in possesso di regolare permesso di soggiorno che si trovino nella condizione di disoccupazione, non iscritte alle liste di collocamento, interessate dalle tipologie contrattuali» della Legge Biagi e che riconosce un assegno mensile di 500 mila lire per le donne in gravidanza, a partire dal sesto mese, con un reddito familiare non superiore a 80 milioni di lire annui .
«Se partiamo dall’assunto che la 194 è una legge non sull’aborto ma sulla tutela della gravidanza e della maternità, la proposta dell’Unione è corretta ma a poco serve l’assegno da dare alle ragazze in gravidanza perché non sarà questo che farà decidere una donna a tenere un figlio e a non abortire e non saranno solo considerazioni di tipo etico-religioso che pure possono essere portati dai volontari dei movimenti antiabortisti». A suo giudizio in una materia così importante ma nello stesso tempo delicata come l’aborto «tutto può servire ma – spiega – credo che una donna che decide di abortire per difficoltà economiche ha bisogno che le venga proposto un percorso di sicurezza sociale che va al di là dei 9 mesi della gravidanza e anche al di là dei 3 anni di vita del bambino. Quindi – sottolinea l’esponente leghista – forse sarebbe altrettanto utile collegare ad esempio i consultori con la rete delle borse lavoro, con possibilità di percorsi di formazione. Io credo che questa sarebbe la vera rivoluzione per una donna, tutto il resto possono essere proposte di tipo elettoralistico abbastanza strumentali».
Per la senatrice della Lega l’assegno in gravidanza è «una visione un pò limitativa» e «un regresso a quello che bisognerebbe fare», perché «in questo paese si è fatto molto poco per un’altra parte della prevenzione che è quella delle gravidanze indesiderate e l’emergenza che si sta creando soprattutto verso immigrate dell’est europeo che ormai rappresentano il 50% dei soggetti che abortiscono come anche – conclude – resta sempre un terzo aspetto ancora più inquietante, quello delle ragazzine che vogliono abortire».
«Non possiamo pensare di tornare all’epoca delle “ragazze madri” sostenute dall’assegno del Comune, è un’ottica miope ed avvilente». A sostenerlo è la responsabile diritti del Pdci, Katia Belillo, che fa sapere di non condividere «l’emendamento di Bindi e Turco» Per Belillo «lo Stato deve investire sul fronte di interventi volti alla procreazione responsabile, cioè più consultori e più informazione su una sessualità consapevole e asili nido per tutti». Dall’Udc apprezzamento per l’emendamento Ds-Dl, ma anche la richiesta ai centristi dell’Unione per il sostegno all’indagine conoscitiva sull’applicazione della legge sull’aborto.

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Escalation di violenze alle donne: 4 in 48 ore

Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2005

Da Bergamo a Milano, e poi giù fino a Genova. Il mese nero degli stupri non dà segno di volersi fermare.
Quattro nuovi casi  sono stati registrati nelle ultime quarantotto ore. I cittadini hanno paura e chiedono più sicurezza e pene più severe per un crimine che, a buona ragione, potrebbe essere definito un “delitto”.
Lunedì sera, poco dopo le 20.30. A Telgate, nel Bergamasco, è già buio. L’ennesima violenza si consuma nel giro di pochi minuti, quelli che bastano per spezzare la vita a una donna. Neanche il tempo per reagire o capire cosa stia accadendo. Quando è successo, ormai è troppo tardi. La vittima, una signora di quasi 50 anni, è all’interno della sua auto quando, dopo aver parcheggiato la vettura, si ritrova di fronte un uomo che, stando all’identikit reso noto alle forze dell’ordine, sarebbe di origine nordafricana. L’uomo entra in macchina, spinge la donna sul sedile del passeggero e si mette alla guida portando l’auto vicino al cimitero del Paese. Dopo aver violentato la donna, l’aggressore la rapina di auto e portafogli per poi lasciarla sul ciglio della strada. Solo dopo alcuni minuti la donna riesce a riprendersi dallo choc e cerca aiuto fermando alcuni passanti. Tre ragazzi, che stanno transitando a bordo di un’auto, si fermano, la soccorrono e la portano immediatamente dai carabinieri. Le indagini, condotte dai carabinieri di Grumello del Monte e del nucleo operativo dell’Arma di Bergamo, si stanno ora concentrando sull’ambiente dei nordafricani che vivono in zona. I carabinieri sarebbero anche in possesso di tracce organiche dell’uomo e le avrebbero già inviate al Ris di Parma per l’esame del dna. L’auto della donna è stata ritrovata mercoledì abbandonata nel Bresciano.
Sull’accaduto è intervenuto il capogruppo della Lega in Senato, Ettore Pirovano: «Per dare pari diritti agli extracomunitari clandestini credo sia necessario importare in Italia dai loro Paesi le pene previste per i delitti di cui si stanno macchiando ed eseguire le pene come viene fatto a Riad nella mattinata del giorno di festa». « In questo modo – continua Pirovano – tutti gli stranieri potranno finalmente sentirsi al caldo delle loro tradizioni locali e la nostra gente sarà più protetta». «Sembra che questo aumento di violenza – spiega l’onorevole Carolina Lussana – sia da addebitarsi ad extracomunitari, portatori di una cultura che non rispetta la donna. Dobbiamo far capire che il corpo della donna è sacro, non deve essere toccato».

Ancora un episodio di violenza sessuale a Milano. Ieri notte, intorno alle 4.30, gli uomini della volante intervengono in tempo e salvano da un pestaggio una ragazza di soli 25 anni. La vittima, una marocchina con regolare permesso di soggiorno, viene assalita da un connazionale di 30 anni, Nourredine El Guaout, in via Alzaia Naviglio Pavese. È la triste storia di una serata iniziata nell’intento di divertirsi: la donna conosce il suo aggressore mercoledì sera, intorno alle 21, in un phone center che si trova in viale Giovanni da Cermenate. I due giovani fanno amicizia e la ragazza accetta di seguire il connazionale a casa del fratello. Ma la situazione trascende: l’aggressore, che ha residenza a Treviglio, cominciato a bere e sniffare cocaina. La ragazza si accorge che le cose si mettono male e cerca di abbandonare l’appartamento, ma viene bloccata e riportata dentro. Il marocchino la costringe a drogarsi e, subito dopo, la violentata. La ragazza, approfittando di un momento di distrazione del suo aggressore che è in bagno a farsi la doccia, riesce a fuggire e chiedere l’aiuto. L’aggressore se ne accorge e la raggiunge: inizia il pestaggio nell’androne della casa.
Le urla richiamano l’attenzione di alcuni condomini che chiamano immediatamente il 113. Bastano pochi minuti perché gli agenti della volante siano sul posto e possano arrestare il marocchino.
Ieri mattina un 54enne di Rapallo, stilista di una casa di abbigliamento, viene fermato a Genova dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una ventiquattrenne. Quattro giorni fa la denuncia: la ragazza racconta al commissariato Centro della polizia genovese, diretto da Salvatore Dispenza, di subire molestie da circa un mese da parte di un uomo di mezza età che, ogni giorno, la aspetta all’entrata della metropolitana di piazza De Ferrari, dove lavora per una ditta di pulizie. La giovane prende servizio molto presto e la mancanza di testimoni incoraggia il suo persecutore che, nel corso delle settimane, passa dai primi complimenti alle frasi oscene. E martedì passa dalle parole ai fatti: afferra la ragazza per la vita e si masturba su di lei. A questo punto la vittima si decide a raccontare l’accaduto alla polizia. Dopo un primo appostamento fallito, ieri mattina, al solito posto e alla stessa ora, gli agenti del commissariato Centro individua e blocca il maniaco che, interrogato nel corso della mattinata, dichiara di essere attratto irresistibilmente dalla giovane e di avere avuto l’impressione che le sue attenzioni non fossero sgradite. Ora la polizia ha richiesto un ordine di custodia cautelare per l’aggressore perché si sospetta abbia commesso altre imprese analoghe.

A poche ore di distanza l’uno dall’altro, due episodi di violenza macchiano Cinisello Balsamo. Protagonista del primo, una donna di 38 anni che ha riferito agli agenti del locale commissariato di essere stata aggredita e violentata da due uomini, probabilmente extracomunitari, poco dopo essere uscita di casa per andare a fare la spesa.
Se entrambi gli stupri lasceranno profonde ferite nelle due vittime, la violenza che ha lasciato esterrefatte le forze dell’ordine è però quella subita da una ragazzina nella propria casa. Tra le quattro mura di quella che sarebbe potuta diventare anche casa sua, un uomo, un peruviano di 32 anni, residente a Milano, ha abusato della figlia della sua ex convivente. La ragazzina, quando si è trovata di fronte il connazionale, ha semplicemente pensato che l’uomo dovesse nuovamente parlare con la mamma, così ha aperto la porta e ha fatto accomodare l’ex convivente della madre. All’improvviso però il trentaduenne si è trasformato. Prima le ha fatto qualche avance, poi si è avventato su di lei come una furia. La sedicenne ha pianto, scalciato, urlato di smetterla, ma nessuno ha potuto aiutarla. Poi il peruviano si è riabbottonato i pantaloni e se n’è andato come niente fosse. A scoprire la violenza è stata la madre della ragazza una volta tornata a casa dal lavoro. La donna ha ritrovato la figlia in stato confusionale come se non si rendesse ancora conto – nonostante il dolore e il sangue – che quella «cosa» fosse capitata proprio a lei. Tra le lacrime, la ragazzina ha raccontato tutto quello che le era successo. Immediata la denuncia ai carabinieri della stazione di Cinisello che hanno ascoltato la minorenne e l’hanno accompagnata in ospedale per essere medicata. Qui, il personale sanitario, non ha potuto far altro che confermare la violenza avvenuta. I militari della compagnia di Sesto San Giovanni si sono così messi sulle tracce dell’uomo e grazie, alle informazioni ottenute dall’ex convivente, hanno potuto fermarlo poche ore dopo a Milano e portarlo a San Vittore. La violenza, che sarebbe avvenuta qualche giorno fa, è stata resa nota solo ieri, dopo che il fermo del trentaduenne è stato convalidato dal gip.
Sono invece ancora a piede libero i due uomini che hanno approfittato la scorsa mattina di una 38enne in un parchetto vicino via Monte Nevoso. La donna ha, infatti, fornito alle forze dell’ordine una descrizione poco dettagliata dei suoi aggressori e dalla sua testimonianza sarebbero emerse alcune incongruenze, probabilmente a causa del suo stato confusionale.

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Magdi Allam sulla Consulta: l’UCOII non dovrebbe parteciparvi

Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2005

La Consulta islamica in Italia continua a far discutere, anche se ormai è già realtà. «Deve diventare uno strumento «di orientamento delle scelte dell’esecutivo». Ad affermarlo non è un politico dell’opposizione né tantomeno della maggioranza, ma il discusso presidente dell’Ucoii, Mohammed Nour Dachan, il quale ovviamente ha definito «alquanto positiva» l’iniziativa del ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu.
Ieri intanto Magdi Allam, dalle colonne del Corriere della Sera, è tornato a criticare la Consulta, non tanto sull’intenzione quanto sul piano sostanziale, e non solo. «È sbagliata – spiega il giornalista di Via Solferino – perché concepita come un parlamentino islamico secondo un manuale Cencelli». Il nodo cruciale della critica, però, verte proprio sulla legittimità dell’Ucoii, e del suo presidente Dachan. «Credo sia un errore – argomenta Allam – elevare a interlocutore dello Stato un’organizzazione che, proprio il 12 novembre 2003, giustificò la strage di Nassiriya sostenendo “Non c’era né patria né Costituzione da difendere a Nassiriya”».
Lo scrittore e giornalista nato in Egitto svela inoltre l’esistenza di un enorme scheletro nell’armadio dell’Ucoii: «Com’è possibile sottacere il fatto che l’Ucoii sia ideologicamente e operativamente affiliata ai Fratelli Musulmani che, come Hamas, considera lecito il ricorso al terrorismo per conseguire il traguardo condiviso dello Stato isalmico?».
Ma per quale mai ragione l’Ucoii, nonostante questi presupposti ideologici, viene oggi considerato un interlocutore credibile da parte delle istituzioni italiane? Il vicedirettore del Corriere lo spiega in questo modo: «Per il semplice fatto che non mette le bombe in Italia e, all’opposto, collabora nel denunciare i sospetti terroristi islamici in Italia». Ma i rischi sono ben altri. «Si tratta di una concezione desueta – spiega Allam – della sicurezza, perché nella nostra era del terrorismo islamico globalizzato, la vera arma non sono le bombe ma il lavaggio del cervello che traforma le persone in robot della morte. Quindi l’apologia di terrorismo, la predicazione violenta, la cultura dell’odio».
Si doveva, quindi, e si poteva fare di più. Probabilmente mettere maggiore attenzione nella scelta dei rappresentanti dell’Islam non sarebbe stato sbagliato da parte del ministero dell’Interno, anche se è ben facile immaginare che l’Ucoii sia stata messa dentro più che altro perché, in caso di esclusione, potevano derivarne guai peggiori. Un patto non scritto di non belligeranza. Forse Pisanu, spiega Allam, «avrebbe dovuto esplorare e valorizzare di più la realtà dell’associazionismo laico presente tra le comunità musulmane».
In ogni caso la linea di demarcazione che non si deve assolutamente smettere di considerare è la condanna assoluta di ogni forma di terrorismo, oltre al rispetto della nostra cultura e delle nostre leggi. Il presidente dei senatori della Lega, Ettore Pirovano, ha così commentato le dichiarazioni di apprezzamento che il presidente dell’Ucoii ha fatto dopo aver appreso della nascita della Consulta: «Le scelte di governo sono nostra priorità e, in relazione alla soddisfazione espressa dal presidente dell’Ucoii è indispensabile che l’Ucoii stesso rinneghi in modo esplicito i sistemi di repressione in atto in alcuni paesi islamici». Inoltre, secondo il presidente dei senatori del Carroccio, è indispensabile dall’l’Unione delle comunità islamiche, che rappresenta tutti i cittadini di fede musulmana nel nostro paese, «la rispettosa adesione alle leggi vigenti sul nostro territorio nazionale e il rispetto delle nostre tradizioni, anche religiose». Positivo, ma forse era scontato, anche il giudizio sulla Consulta da parte di Don Colmegna, ex direttore della Caritas ambrosiana: «Tutto ciò che aumenta il confronto può dare un contributo positivo. L’importante è che non ci si fermi solo a luoghi dove tutti discutono e basta».

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Lavavetri reagisce e picchia agenti

Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2005

È andato su tutte le furie un 34enne keniota che qualche giorno fa, durante un controllo della Polizia Locale di Pavia ha malmenato gli agenti che, su segnalazione degli automobilisti, erano intervenuti. Siamo nel primo pomeriggio, in piazza Golgi, di fronte all’ospedale San Matteo di Pavia, il keniota, in possesso di regolare permesso di soggiorno, è ubriaco: impugna uno spazzolone con un secchio e cerca a tutti i costi di lavare i parabrezza degli automobilisti in transito.
Molti pendolari che ogni giorno percorrono la stessa strada, esasperati dall’incremento di lavavetri che ad ogni semaforo cercano di lavare il parabrezza delle auto, non accettano l’obbligata pulizia. Qualcuno tira dritto, altri dicono di no, ma nessuno osa protestare, perchè il keniota è un omone di quasi 100 kg. per un metro e 90 di altezza e incute un certo timore. L’ubriachezza si sa, fa brutti scherzi: l’extracomunitario, vedendo che pochi si fermano, gira in mezzo alle macchine, buttandosi letteralmente nel traffico per obbligare gli automobilisti a fermarsi e a dargli qualche spicciolo. Qualcuno, stufo della situazione che vede anche Pavia riempirsi di extracomunitari che spesso importunano la gente che si sposta per lavoro, chiama la Polizia Locale. Interviene prontamente una volante, l’equipaggio scende e chiede i documenti all’uomo ma per tutta risposta, l’extracomunitario comincia a spintonare gli agenti che cercano di non reagire alla provocazione ma di riportarlo alla ragione.
La calma degli agenti però non ottiene alcun esito; l’energumeno colpisce con pugni e calci gli agenti che riporteranno circa venti giorni di prognosi ciascuno. Interviene un’altra volante e i quattro arrestano l’extracomunitario.
L’uomo, che è poi risultato in possesso di regolare permesso di soggiorno, ha passato la notte in guardina ma è stato scarcerato dal giudice, nonostante il parere contrario del Pubblico Ministero che aveva chiesto la custodia cautelare fino al momento del processo per direttissima, che avverrà martedì 6 dicembre e che vedrà imputato l’uomo di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate.
«Non capisco come possa avere il permesso di soggiorno, – ha commentato un passante – la legge Bossi-Fini, lo concede solo a chi lavora, altrimenti, se non lavora non deve averlo; gli deve essere revocato e deve ritornare a casa sua. Non ne possiamo più – ha proseguito – ad ogni semaforo ce n’è uno».

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