È visibilmente provato Mario Borghezio quando viene dimesso dal pronto soccorso dell’ospedale di Chivasso: il volto tumefatto, cerotti sul viso, un collare al collo, il colletto della camicia insanguinato. Dovrà farsi operare questa mattina per la frattura del setto nasale. «Sono stati 30 chilometri di botte»: così il questore di Torino, Rodolfo Poli, aveva anticipato l’impressionante racconto dell’europarlamentare leghista.
«Non erano certamente salesiani – aveva aggiunto il questore -, Borghezio è stato salvato dai due ragazzi della Polizia che lo accompagnavano».
Conferma l’esponente del Carroccio: «È stata una vicenda terribile, mi sono salvato solo grazie all’eroismo dei due poliziotti (un ragazzo e una ragazza, anche lei è dovuta ricorrere al collare, ndr). Sono persone che non prendono lo stipendio di un parlamentare ma si sarebbero fatti ammazzare per salvarmi. Loro hanno evitato coi loro corpi che mi arrivassero in faccia molti colpi. Ho rischiato davvero di non portare a casa la pelle.
Come è nato lo scontro?
«Quanto è successo ricorda la Spagna degli anni 30. Nei loro volti c’era desiderio di uccidere. È stata un’aggressione continua da Porta Susa a Chivasso, mi hanno ripetutamente colpito in faccia e sulla testa. I poliziotti mi hanno protetto, ma a un certo punto anche i più anziani tra gli aggressori – che pure mi urlavano continuamente “bastardo” – si sono spaventati e hanno detto basta, poiché vedevano che la violenza stava crescendo ulteriormente».
Cosa le urlavano?
«Continuavano a dirmi che volevano buttarmi fuori dal treno in corsa».
E lei cosa rispondeva?
«Ho avuto tempo di dire ben poco, solamente li pregavo di stare calmi».
Quanti erano?
«Era praticamente tutto il treno», spiega Borghezio. Un agente della Digos conferma: sul treno c’erano quattro-cinquecento manifestanti, nessuno ha tentato di impedire il pestaggio. Riprende Borghezio: «Erano quasi tutti a volto scoperto».
Cosa pensa di fare?
«Non ho ancora deciso di fare denuncia, voglio dormirci sopra».
Lei si era dichiarato contrario all’alta velocità…
«È vero e avevo anche dichiarato, dopo gli scontri di Venaus, che si trattava solo di ragazzi che fanno casino. Dopo quanto accadutomi, però, occorre riflettere attentamente: mi volevano uccidere… Dico loro una cosa: sono stato ragazzo acceso anch’io, bisogna pensarci bene prima di ereditare certi valori. Che prendano piuttosto esempio dai valligiani di Venaus, gente povera, che si è presa le manganellate ma non ha risposto».
«Trenta chilometri di botte». Da Torino Porta Susa a Chivasso. Il questore Poli conferma e aggiunge: «L’onorevole si è salvato grazie all’intervento di due agenti, anch’essi finiti in ospedale, che si sono frapposti tra lui e gli aggressori. Siamo intervenuti a Chivasso, ma non abbiamo potuto identificare immediatamente i responsabili della violenza perché data la tensione sarebbe finito tutto in rissa generale»
Archivio per Dicembre 2005
Confronto politico Sinistra-style (1)
Pubblicato da Jake su 19 Dicembre 2005
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Elezioni in Iraq: la sconfitta dei “resistenti”.
Pubblicato da Jake su 19 Dicembre 2005
D’ora in poi non si dovrebbe più parlare di «resistenti», o della versione più edulcorata di «ribelli » o «guerriglieri», in Iraq. Perché sono gli stessi sedicenti «resistenti» ad avere innalzato la bandiera bianca e aderito al processo democratico tramite il baratto dell’impunità in cambio della deposizione delle armi. Armi in realtà spuntate visto che il 90 per cento degli attentati contro civili e militari, iracheni e stranieri, sono stati finora opera di Al Qaeda. È questo il principale risultato delle elezioni legislative in Iraq, qualunque sarà la composizione del prossimo Parlamento. (…)In Iraq la sedicente «resistenza» si è rivelata un boomerang per chi ha immaginato di poter strumentalizzare la violenza, oltretutto quella messa in atto da terroristi suicidi arruolati all’estero, per destabilizzare il fronte interno e seppellire l’aspirazione popolare alla libertà. L’assassinio del leader sunnita Mozher al Dulaimi, presidente del «Partito progressista iracheno libero», il 13 dicembre a Ramadi, ha confermato come oramai il terrorismo si sta ritorcendo contro i suoi stessi burattinai. Dopo averlo elevato al nobile rango di «resistenza» quando a morire erano i soldati della forza multinazionale seppur legittimata dall’Onu, si è cominciato a nutrire dei dubbi quando a essere presi di mira sono stati i militari e i poliziotti iracheni, fino all’orrore e allo sdegno quando si è colpito indiscriminatamente tra la popolazione civile sciita e curda. Oggi è arrivato il turno dei sunniti. Perché il terrorismo è una spirale avvelenata che non risparmia nessuno. Gli iracheni l’hanno capito sulla propria pelle. Ora speriamo che lo capiscano anche gli occidentali che, seduti comodamente sulle poltrone del salotto, continuano a idealizzare e esaltare la «resistenza» irachena.
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Borghezio si, Saddam no
Pubblicato da Jake su 19 Dicembre 2005
Lo scorso 5 dicembre, nel corso dell’ultima udienza processuale alla quale si e’ presentato, Saddam Hussein si e’ scagliato contro giudici e testimoni urlando che il suo obiettivo sara’ quello di resistere fino alla fine all’occupazione americana alla stregua di quanto fece Benito Mussolini. A dare notizia dello sfogo del rais iracheno e’ stato il New York Times, mentre in Italia la
vicenda e’ stata ripresa solamente dal Foglio. Il resto dei media ha sorvolato inspiegabilmente su quello che e’ risultato essere un vero e proprio attestato di stima da parte di Saddam Hussein per il fascismo, stima che affonda le radici nei legami familiari dell’ex dittatore iracheno.
Khayrallah Tulfah, che del rais non fu solo lo zio ma un vero e proprio secondo padre, oltre che il precettore e la guida politica, partecipo’ infatti al colpo di stato che porto’ al potere a Baghdad nel 1940 i nazionalisti guidati da Kashid Ali Al Gaylani con l’appoggio della Germania hitleriana e dell’Italia fascista. Del resto le origini ideologiche del partito Baath, fazione politica nella quale ha militato Saddam, sono state cosi’ riassunte da uno suoi fondatori, il siriano Sami Al-Jundi: “Eravamo ammiratori del nazismo, leggevamo i suoi testi e le fonti della sua dottrina, specialmente Nietzche. Fummo i primi a pensare di tradurre il Mein Kampf. Il nazismo era la potenza che poteva essere presa a modello“. (…) Uno dei piu’ fervidi ammiratori di Hitler e Mussolini fu il gran mufti’ di Gerusalemme, Amjj Amin Al-Husayni, che dopo aver appoggiato il golpe iracheno del 1940, fuggi’ da Baghdad quando gli inglesi cacciarono Al Gaylani nel 1941, per riparare prima a Roma e poi a Berlino. In Germania Al-Husayni pianifico’ la nascita di una milizia araba, alleata alle SS naziste, che si rese responsabili di atroci massacri in Bosnia ai danni degli ebrei e dei serbi.(…)
(…) La conquista dell’Etiopia del 1936 venne giustificata dal regime fascista agli arabi come guerra di liberazione dalla politica schiavista del Negus e l’anno successivo Mussolini ricevette in Libia la “spada dell’Islam”, simbolica approvazione musulmana all’operato del regime. Le leggi razziali emanate in Italia nel 1938, inoltre, non discriminarono assolutamente l’elemento arabo come avvenne per gli ebrei. (gat)
Pensateci: mentre molti si lamentano del processo ingiusto contro Saddam Hussein, tra quegli stessi individui sono in pochi a criticare il pestaggio (senza processo) ai danni di Borghezio. Anche a me non è simpatico il deputato leghista, ma se proprio devo odiare qualcuno, permettetemi di preferire chi ha sterminato il proprio popolo rispetto a chi dice tante scempiaggini di stampo razzista. Quello che è certo, è che in molti non vogliono sapere (tanto che non le hanno pubblicate) le affermazioni di Saddam Hussein sulla sua ispirazione ai fascisti di Salò. Quegli stessi, magari, che urlano a squarciagola che Bush è come Hitler. Sarà un caso?
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Arrestato clandestino con 17 alias
Pubblicato da Jake su 19 Dicembre 2005
Mohamed Queslati, clandestino in Italia da 13 anni, e’ stato arrestato dalla polizia al centro di accoglienza a Lamezia Terme. In 13 anni ha cambiato per 17 volte la sua identita’. L’uomo ha compiuto in diverse citta’ italiane una serie di reati tra cui guida in stato di ubriachezza, spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.
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Clandestino, irregolare, violentatore. E’ ancora quì.
Pubblicato da Jake su 15 Dicembre 2005
Accortasi di essere seguita mentre andava a scuola, una studentessa di 15 anni ha tentato di evitare spiacevoli conseguenze rifugiandosi in un cortile, dove invece è stata raggiunta da uno dei suoi inseguitori che ha tentato di violentarla. Il giovane, un marocchino di 23 anni che ha già precedenti per reati a sfondo sessuale, senza fissa dimora e irregolare, è stato rintracciato e arrestato alcune ore dopo.
La ragazza era uscita di casa ieri mattina intorno alle 7.30, come ogni giorno, per recarsi a scuola ma percorse alcune centinaia di metri da casa, si è accorta che tre giovani la stavano tenendo d’occhio. La ragazzina non si è persa d’animo e ha tentato di entrare in un portone, nel tentativo, probabilmente, di fingere d’essere arrivata a destinazione. Ma uno dei tre l’ha raggiunta e dopo aver pronunciato alcune frasi oscene, ha tentato di palpeggiarla. Fortunatamente, una donna residente proprio nel palazzo in cui la quindicenne aveva cercato rifugio si è accorta di tutto ed è accorsa in suo aiuto. Prima di allontanarsi, però, l’aggressore ha colpito la giovane con calci e pugni (guarirà in 7 giorni) e poi si è dato alla fuga.
E’ stato trovato qualche ora dopo da una Volante del commissariato di Treviglio, alla stazione, in attesa del treno. Il 23 novembre scorso, la questura di Bergamo aveva rigettato all’extracomunitario l’istanza per il rinnovo del permesso di soggiorno.
«Speriamo che almeno sotto Natale anche i magistrati si sentano buoni, ovvero applichino le leggi senza interpretarle, confidando che a questo marocchino clandestino con precedenti penali per reati a sfondo sessuale, venga data una carcerazione adeguata». È il commento del senatore e presidente del gruppo Lega al Senato, Ettore Pirovano dopo la tentata violenza subita dalla quindicenne di Treviglio. E dalla provincia di Bergamo arriva un’altra storia di violenza sessuale a carico di extracomunitari. Un marocchino e un algerino sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di aver violentato per diverse ore una ragazza boliviana di 23 anni. Entrambi sono incensurati. La vicenda risale a domenica scorsa quando, all’uscita da una discoteca di Scanzorosciate, i due hanno caricato a forza sulla loro auto, una Opel Astra ritrovata la scorsa notte e sottoposta a sequestro, la ragazza e un amico. Poco dopo il giovane è stato scaricato dalla vettura a Grassobbio, mentre la ventitreenne è stata costretta a restare con i due extracomunitari. Trasportata in un appartamento, è stata trattenuta fino al pomeriggio della stessa giornata e, dopo aver subito violenza, rilasciata.
Intanto proseguono a Firenze le indagini riguardo l’aggressione di lunedì scorso alla quindicenne nel garage della sua abitazione: i carabinieri stanno analizzando altri casi di violenza a donne verificatisi nel capoluogo toscano alla ricerca di analogie e di elementi utili alle indagini sul caso. Inoltre, i militari ascolteranno nuovamente la ragazza le cui indicazioni al momento non sono state sufficienti per tracciare un identikit dell’uomo. Non è chiaro neanche se si tratti di un italiano o di un extracomunitario. L’aggressione è avvenuta poco dopo le 22.30 nel garage di un palazzo del quartiere di Rifredi, dove la quindicenne abita con la famiglia.
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I Fratelli Musulmani
Pubblicato da Jake su 15 Dicembre 2005
La guida spirituale dei Fratelli musulmani in Egitto Mohamed Mahdi Akef ha definito Israele un ‘cancro’, un’ ‘entita’ aliena nella zona’. “Non riconosciamo Israele. E speriamo che questo cancro scompaia”, ha detto Akef, al periodico Al Ahram Weekly. Alla domanda sulla posizione della Confraternita sugli accordi di Camp David, che hanno portato al trattato di pace del 1979 fra Israele ed Egitto, Akef ha risposto che “il popolo dovra’ decidere. Se fossi al potere lo chiederei al popolo.
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Immigrati: 6% in più in 1 solo anno
Pubblicato da Jake su 15 Dicembre 2005
Sono 2.740.000 gli immigrati regolarmente presenti in Italia, fa sapere l’Istat. In un anno sono aumentati del 6%. Si e’ ridotta la presenza di immigrati provenienti dall’Africa (dal 35,1% del 1992 al 23,8% del 2004) a vantaggio di quelli dall’Europa dell’Est (31,8% e 47,7%). Importante e’ il contributo alla demografia da parte dei nati da genitori stranieri: 45.994 nuovi nati hanno compensato la scarsa fertilita’ degli italiani.
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Quanto costa la “pace” della sinistra
Pubblicato da Jake su 14 Dicembre 2005
La pace, che affare. Come pure la cooperazione internazionale, l’integrazione degli immigrati o, come la chiama qualcuno, “l’accoglienza della differenza”. Ne sanno qualcosa le tante amministrazioni locali governate dalla sinistra, che in nome di intenti discutibili e programmi astratti quando non sconclusionati, sperperano un fiume di soldi. Pubblici, naturalmente: mica li mettono di tasca loro, assessori consiglieri consulenti presidenti di commissione eccetera. Come dire: dall’armiamoci e partite, al facciamo la pace e pagate.
Bisogna prendere atto che non tutti, a sinistra, sostengono la causa di immolare palate di risorse locali in nome della fratellanza, della pacifica convivenza tra i popoli e di tutto il ciarpame buonista dei figli dei figli dei fiori. I senatori Ds Cesare Salvi e Massimo Villone, ad esempio, si sono appena creati un sacco di nemici nella loro stessa parte politica dando alle stampe un libro, “Il prezzo della democrazia” (Mondadori) in cui denunciano i tanti, incredibili e intollerabili sprechi delle giunte unioniste. E se pensiamo che la sinistra, oggi, in Italia governa 16 regioni su 20, 74 province su 108 e circa 5 mila comuni su 8 mila, si possono comprendere le spaventose dimensioni del fenomeno.
«Bisogna che una norma di spesa non possa entrare in vigore se non è pubblicata su Internet – propongono gli autori del “Prezzo della democrazia” -. Dalle consulenze alle società pubbliche, nomi, cognomi, stipendi: tutto. È incredibile che si nascondano questi dati in tutti i modi». Non è esatto: su Internet, a cercare bene, qualcosa salta fuori. Certo, è un granello di sabbia sulla sponda dello spreco: ma l’unica fonte per tutte le notizie e le cifre riportate in questa pagina è proprio la Grande Rete.
La prima tappa obbligata è il sito www.sprechirossi.it, curato dall’on. Antonio Palmieri, responsabile della comunicazione elettorale di Forza Italia. Vi si trova ogni genere di spesa balzana, di consulenza inutile, di favore agli amici ad opera delle “giunte rosse”. Nel settore che qui ci interessa, un internauta segnala il fiorire di consulenze «ridicole» nel Comune di Terni: fra i tanti consulenti profumatamente pagati dal Comune umbro ce n’è uno per la pace e un altro per la “città del dialogo”. Chissà a cosa servono.
Salta poi fuori che il presidente della Provincia di Genova, Alessandro Repetto, ha finanziato con 50 milioni di lire e passa (26 mila euro) un corso di cinese per 29 studenti che devono (chissà perché) imparare i 54 mila ideogrammi della lingua mandarina. Ma è in tema di deleghe alla pace e dintorni, che le giunte prodiane mostrano particolare solerzia. La Regione Toscana ha istituito l’assessorato “alla pace e al perdono”. Al perdono? Chi deve farsi perdonare? E che cosa? Mistero. La Provincia di Gorizia si dichiara “provincia per la pace” fin dal 1993: «Forte di tale consapevolezza – dichiara orgogliosa on line – la Giunta si è dotata di un Assessorato per la Valorizzazione della Cultura della Pace e della Cooperazione tra i Popoli» e ha deciso di istituire, nel 2000, un apposito Ufficio Provinciale per la Pace, il cui link però non si apre. Non basta: è stato pure deciso di costituire una Consulta Provinciale per la Pace, della quale fanno parte 10 Comuni e 14 associazioni pacifiste. E pensare che al Comune di Lainate (Milano) basta un consigliere delegato ai giovani e alla pace, tale «Sig. Marco Clerici».
Ma cosa fanno in concreto, laddove esistono, gli assessori alla pace? Quello del Comune di Riccione (Rimini), Francesco Cavalli, insieme al collega con delega alle attività economiche ha organizzato una mostra su “I maestri artigiani: quando l’artigianato diventa arte”. Bello, ma che c’azzecca con la pace?
Più mirata sembra l’attività di Pietro Del Zanna (Verdi), assessore alla pace e cooperazione internazionale del Comune di Siena. L’archivio on line dell’assessorato non funziona (qualunque parola chiave si metta, il risultato è sempre lo stesso: “nessun risultato con i parametri immessi”) ma ciò non impedisce di apprezzare, fra le attività programmate, una due giorni di studi intitolata “Lentius, suavius, profundius” e dedicata alla figura di Alexander Langer, l’ex militante di Lotta continua che propugnava l’abolizione dell’esercito italiano, morto suicida nel 1995.
Anche Medicina, “città per la pace” in provincia di Bologna, ha il suo bravo assessore alla pace. Tra le altre cose, ha sostenuto il progetto “San Tommaso” per realizzare un’azienda agricola in Brasile dove insegnare ai contadini le tecniche della coltivazione dei campi e dell’utilizzo dei prodotti, “senza imporre rigide metodologie e nel massimo rispetto delle caratteristiche peculiari della popolazione”. Costo del progetto: 15 milioni di lire in tre anni.
Assai vasto è il terreno di lavoro per Alessandro Pozzi, assessore alla pace, cultura e ambiente di Osnago (Lecco): sulle “pagine” (che poi è una sola) del suo assessorato c’è un elenco di competenze che vanno dagli “eventi e spattacoli [sic]” alle politiche giovanili, dai “consumi critici” alle attività agricole fino al canile (!) di Merate, passando naturalmente per la pace (non sappiamo se solo di Osnago o del mondo).
Altrettanto mirabile è la versatilità di Andrea Mazzoni (Ds), assessore a cultura, politiche giovanili e del tempo scelto (?), distretto della pace e promozione di una cultura della pace per il Comune di Prato. Città dove lavora anche Andrea Frattani, segretario del Pdci pratese e del Circolo Arci di Reggiana nonché assessore a multiculturalità, integrazione e coesione territoriale. Fra le sue deleghe figurano: coordinamento delle politiche d’integrazione, interculturalità, rapporti con le comunità di migranti, la città multietnica, tempi e orari della città. Perché l’integrazione è importante, ma anche la puntualità
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Scoperta della sinistra: i soldati, a volte, sparano.
Pubblicato da Jake su 14 Dicembre 2005
Il video che ritrae alcuni episodi della battaglia di Nassiriyah dell’agosto del 2004 mostra, con crudezza e immediatezza, le fasi di uno scontro militare. Le milizie di Moqtada Al Sadr cercarono di impadronirsi dei ponti che permettono l’accesso al centro della città, e le truppe italiane, pur prese di sorpresa, riuscirono ad impedirlo. Naturalmente con le armi e non con qualche predica moralistica. Qualcuno ha tratto spunto da queste immagini per negare che quella italiana sia una missione di pace, visto che ha portato ad azioni di guerra. Impedire a milizie armate di impadronirsi di una città, in modo da garantire la vita e la libertà dei cittadini, è un’azione di pace. D’altra parte le dispute filologiche in questa materia hanno poco senso, soprattutto se ad alimentarle è Marco Minniti, che avallò la paradossale tesi secondo la quale i bombardamenti su Belgrado erano una forma di difesa strategica del territorio nazionale. Terroristi e ribelli conducono in Iraq una guerra senza quartiere, per impedire che prevalgono non c’è che un modo: sconfiggerli, ed è quello che anche gli italiani, nel loro teatro di operazioni, hanno fatto.
Secondo il commentatore della Stampa di Torino, però, combattendo il loro nemico, i militari avrebbero smentito il logoro luogo comune degli “italiani brava gente”. Se è così, bisogna dire che era ora. La formula “italiani brava gente” è doppiamente fasulla. Da una parte è servita a occultare i crimini di guerra di cui anche l’Italia fascista si è macchiata, in Africa orientale e nei Balcani, dall’altra a forgiare l’immagine di una nazione imbelle, che punta sempre solo ad “arrangiarsi” invece di assumere le proprie responsabilità. C’è poi chi si è scandalizzato perché, nel fuoco dello scontro, uomini che rischiavano la vita sotto i colpi nemici, non hanno rispettato le regole del bon ton lessicale prescritte per i talk show. Si vede che sono convinti che le battaglie si svolgano come le fanno vedere nei telefilm. Un documento di uno scontro vero è tutta un’altra cosa, e sarebbe bene che gli italiani lo vedessero, senza la mediazione delle didascalie allusive di Rai News 24 e senza la sciocca censura di Mediaset. Così ognuno potrà giudicare, senza la pedagogia politicamente corretta dei cultori in pantofole del galateo della battaglia. Può darsi che così, alcuni, forse molti, ammireranno il coraggio con cui i nostri soldati, in una condizione confusa e terribile, hanno saputo eseguire la loro missione.
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Avanti con l’uranio
Pubblicato da Jake su 14 Dicembre 2005
Dotarsi di un programma nucleare e’ ‘un diritto certo’ dell’Iran e ‘resisteremo ad ogni pressione’, dichiara il presidente Ahmadinejad. In un discorso davanti a migliaia di persone, il presidente iraniano insiste:’I nostri scienziati hanno creato questa tecnologia, e difenderemo questa conquista’.Il 21 dicembre e’ in programma un tentativo di ripresa dei colloqui sul nucleare iraniano fra Teheran e Francia, Germania e Gran Bretagna. Le trattative sono interrotte da agosto
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Per Ahmadinejad l’Olocausto non c’è mai stato
Pubblicato da Jake su 14 Dicembre 2005
Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha affermato che quella dell’Olocausto degli ebrei e’ “una leggenda”. In un discorso tv, Ahmadinejad ha proposto di trasferire lo Stato d’Israele in una regione dell’Europa, degli Usa, del Canada, “o in Alaska”. In un discorso tenuto l’8 dicembre, il presidente iraniano aveva definito Israele un “cancro” che bisognava estirpare dal Medio Oriente.
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Bush promette il pugno di ferro sulle torture
Pubblicato da Jake su 13 Dicembre 2005
Tolleranza zero sulle torture nella guerra al terrorismo: lo ha fatto sapere il presidente George W. Bush. Bush, che domani tornera’ a parlare di Iraq nel quarto discorso di una serie prima delle elezioni, e’ stato intervistato dalla Nbc:ha assicurato gli americani che ‘non vive dentro una bolla protetta’,come l’aveva effigiato Newsweek. Intanto il pubblico americano ha accordato a Bush piu’ fiducia rispetto a una catena negativa di sondaggi in costante declino.
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Daki, il terrorismo e la faziosità di certa gente
Pubblicato da Jake su 13 Dicembre 2005
Nella guerra contro il terrorismo è difficile ragionare: più facile dividersi tra “guerrafondai” e “pacifondai”. Per motivi politici, in Italia chi di solito è duro contro la Mafia è morbido verso il terrorismo e viceversa. Difficile capire come mai non si possa essere duri con entrambi i fenomeni. Siccome non ritengo il pericolo terrorista inferiore a quello mafioso, non vedo perchè la legislazione non debba essere equiparata.
Passiamo a un caso concreto, per uscire dall’astrazione: Daki (accusato di terorrismo islamico) viene liberato dai giudici italiani, si scatenano i “pacifondai”: “l’espulsione è illegale”, “non ci sono le prove”, ecc.
Bene, a parte il fatto che lo stesso giudice che ha mandato assolto Daki non contesta la legittimità dell’espulsione (” Il ministro dell¹Interno fa un mestiere diverso, non giudica il passato, ma compie valutazioni circa la pericolosità di una persona per il presente e per il futuro, non emette sentenze, ma atti amministrativi. Quindi, la sentenza d¹assoluzione non contrasta affatto con l¹espulsione”), c’è un altro ragionamento da sottoporre a chi contesta l’espulsione di Daki: perchè non contestate il diritto del Governo di sciogliere i consigli comunali in sospetto di Mafia? In tal caso – a essere coerenti fino in fondo – la cosa è ancor più grave. Si sciolgono infatti delle Giunte e dei Consigli Comunali composti da cittadini regolarmente eletti, senza nessuna condanna giudiziaria o lo straccio di una prova. Perchè nessuno fiata? Forse che la Mafia merita poche garanzie perchè “di destra” e il terrorismo islamico (perchè “di sinistra”) invece no? Ma ci facciano il piacere…
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Iracheni più ottimisti degli italiani sul futuro.
Pubblicato da Jake su 13 Dicembre 2005
Il sondaggio, commissionato da alcuni grandi network di informazione, si basa su un campione di 1.700 persone in tutto il paese. Lo studio – condotto tra ottobre e novembre 2005 – divide l’Iraq in 4 zone: la curda, il centro, Baghdad e il sud. Il 71% degli intervistati dichiara che la propria vita personale è “molto o piuttosto” buona; alla stessa domanda il 29% si esprime invece in modo negativo. (…) Al quesito sulle priorità che dovrà affrontare il nuovo governo il 57% degli intervistati ha risposto il ripristino della sicurezza. Il ritiro delle truppe straniere dal paese è la seconda urgenza evidenziata dal 10%, seguita subito dopo dalla ricostruzione delle infrastrutture nazionali. (…) Fonte: Asianews
Siamo azzardati se sospettiamo che il 29% dei pessimisti sia con ogni probabilità sunnita? cioè della ex classe dirigente del paese ora defenestrata e in procinto però - a giudicare dalla loro decisione di andare a votare alle prossime elezioni – di tornare nelle istituzioni. Se cio’ avverrà, ci sarà motivo di essere ancora più ottimisti….
(…)
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I paladini della sinistra, la questione morale ed un mondo migliore…
Pubblicato da Jake su 13 Dicembre 2005
Lula: sommerso dalla corruzione che lo ha travolto. Zapatero: costretto ad affrontare il problema dell’immigrazione clandestina nelle enclaves di Ceuta e Melilla usa metodi, diciamo eufestimicamente, “forti” e fa sparare su quei “poveri cristi” che tentavano di scavalcare le barriere che delimitano il confine, (ricordo che nel 1997, allorché governava la sinistra una nave della marina militare italiana speronò un barcone di clandestini albanesi, pare accidentalmente). Schröder: dopo l’uscita di scena dalla politca, diviene presidente del consorzio per il gasdotto russo-tedesco, patrocinato dal SUO governo. Leggere qui un articolo sull’argomento ne “La pulce di Voltaire“. Nella sinistra italiana regna l’imbarazzo: Umberto Ranieri: “Serve un codice etico“, Armando Cossutta: “Conflitto d’interessi inaccettabile“, Marco Minniti: “Una vicenda opaca.” Lapo Pistelli (che fosse un nome in auge non lo sapevo, ma nella Margherita farebbero carte false per attirarsi le simpatie della famiglia Agnelli. NdEdLP) “La socialdemocrazia in Europa adesso é senza bussola“. Da facile profeta, nel post precedente ho scritto che la Michelle Bachelet, diverrà l’icona della sinistra italiana nel caso vincesse le presidenziali in Cile.
Sinistra italiana assolutamente sprovvista di personaggi convincenti e carismatici, che va via via accodandosi al carro delle varie personalità di sinistra emmergenti nel mondo ed in Europa, ed é costretta a far ricorso ad un leader come Prodi, il quale non ha esitato, tempo addietro, ad addurre a sedute spiritiche per giustificare informazioni delicatissime giunte a lui nella drammatica vicenda del caso Moro, ovvero, un uomo che da 30 anni é immerso nelle vicende politiche italiane. Non posso immaginare che, cadute una per una per una le figure alle quali la sinistra si aggrappa, questa possa rimanere aggrappata a quel Chirac ormai definitivamente in declino e, perdippiù, di destra.
Sul caso Schröder scrive André Glucksmann sul Corriere: «Germania svegliati! Il tuo Cancelliere di ieri diventa senza pudore il capo del consiglio di sorveglianza dell’oleodotto Gazprom del baltico. La nomina scoppia come una bomba nelle teste e apre gli occhi agli increduli. “Il Cancelliere svenduto in saldo?” Enorme farsa! Ma lavoro interessante, del resto defiscalizzato in Svizzera. La reciproca passione di Schröder e Putin assume un nuovo aspetto. Nessuno ignora che, senza tale passione, lo scandaloso contratto non sarebbe stato concluso. Nessuno ignora che, senza Putin Schröder non prenderebbe il Backchich, la bustarelle per i servizi resi. Non si da niente per niente…». Gli occhi aperti, noi che non viviamo nel mondo delle fate, li avevamo già. Lasciamo che il popolo del Paese delle meraviglie si svegli completamente, il caso UNIPOL/BNL/Consorte é qui a ricordarcelo, (Vi consiglio vivamente di leggere tutto l’articolo di Glucksmann, il quale scrive della Francia e della Germania, ma più precisamente di Chirac e Schröder, cio’ che Jeanne ed io, andiamo scrivendo da quando Parbleu! esiste).
Consigli di lettura: “Le livre noir de Saddam Hussein” scritto sotto la direzione di Chris Kutschera con la prefazione di Bernard Kouchner, [qui] per chi legge il francese, una breve recensione dove possiamo tra le altre cose leggere: «Une place particulière est accordée dans ce livre à l’idylle sans faille entre l’Irak et la France. Les relations entre ces deux pays ont largement dépassé le stade des échanges commerciaux et de la vente d’armes (la France a été le deuxième exportateur d’armes après l’URSS). Il s’agissait d’une relation très amicale comme l’atteste ces déclarations du Premier ministre Jacques Chirac en 1975 en accueillant le dictateur lors d’une visite en France. « C’est un ami personnel pour lequel j’ai de la considération ainsi que de l’affection ». Chirac ajoutera, au cours du séjour de Saddam Hussein à Paris : « La France a une politique qui n’est pas seulement dictée par l’intérêt, mais par les élans du cœur… Visiblement conquis par Saddam Hussein – malade, le président irakien Hassan-al-Bakr qui ne pourra le recevoir -, Jacques Chirac va jusq’à faire un éloge surprenant du régime irakien, dèclarant: «Le nationalisme au meilleur sens du terme, et le socialisme comme moyen de mobiliser les énergies et d’organiser la societé de demain sont deux sentiments trés proches du coeur des Français».
Traduzione: «Un posto particolare é riservato in questo libro all’idilio senza crepe tra l’Iraq e la Francia. Le relazioni tra questi due paesi hanno largamente superato lo stadio degli scambi commerciali e della vendita d’armi (la Francia é il secondo esportatore d’armi dopo l’URSS). Si trattava di una relazione molto amichevole come l’attestano queste dichiarazioni del primo ministro Jacques Chirac nel 1975 accogliendo il dittatore durante una visita in Francia. «È un amico personale per il quale ho della considerazione cosò come dell’affetto». Chirac aggiungerà nel corso di un soggiorno di Saddam a Parigi: «La Francia ha una politica che non é dettata solamente dagli interessi [economici], ma da veri slanci del cuore… e ancora durante un viaggio in Iraq visibilmente conquistato da Saddam Hussein – Malato il presidente iracheno Hassan al Bakr, che non potrà riceverlo – Jacques Chirac arriverà fino ad un elogio sorprendente del regime iracheno, dichiarando: «Il nazionalismo nel migliore dei termini, ed il socialismo come mezzo per mobilitare le energie e organizzare la società del domani sono due sentimenti molto vicini al cuore dei francesi»…» Su queste illuminanti dichiarazioni di Jacques Chirac taccio e lascio a voi ogni altro commento.
ps.: c’é qualcuno che esulta per i sondaggi che danno la Rosa nel pugno, rosa che riunisce i Radicali di Marco Pannella e l’SDI di Giulio Boselli, al 4%, contenti loro! Meno contento sarà certamente Clemente Mastella, il quale vede Pannella come fumo negli occhi. Va da sé che questo risultato, se dovesse essere confermato, rende ancora più difficile i rapporti e la coesione nel centro sinistra.
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Ancora repressione in Cina
Pubblicato da Jake su 12 Dicembre 2005
Almeno tre persone sono state uccise in Cina dalla polizia che ha sparato durante violenti scontri di piazza che si sono verificati nei giorni scorsi a Dongzhou, un villaggio che fa parte della municipalità di Shanwei, nella provincia meridionale del Guangdong. In un comunicato del governo provinciale viene fornito il bilancio ufficiale e la responsabilità dei disordini viene attribuita ad un gruppo di «agitatori», tre dei quali sono stati arrestati.
Nei giorni scorsi notizie e testimonianze diffuse dalla stampa di Hong Kong e da alcuni siti Internet cinesi hanno parlato di un bilancio ben più pesante. Alcuni testimoni hanno sostenuto che le vittime sono state «decine», inducendo l’ organizzazione umanitaria Amnesty International a definire gli incidenti di Dongzhou «i più gravi» ad essersi verificati in Cina dopo il massacro di piazza Tiananmen del giugno 1989, nel quale furono uccisi centinaia di cittadini. (…)
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Siria: divieto di ingresso agli ebrei
Pubblicato da Jake su 12 Dicembre 2005
Negato domenica ad Aaron Klein, cittadino americano, redattore capo di World Net Daily a Gerusalemme, il visto di ingresso dalla Giordania in Siria (per intervistare esponenti del regime siriano) perché ebreo.
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Violentata
Pubblicato da Jake su 11 Dicembre 2005
Una ventenne ha denunciato alla polizia di essere stata costretta a un rapporto sessuale da un immigrato dell’est europeo. La donna e’ stata inoltre minacciata con un coltello. E’ accaduto ieri sera nella zona di via Chiaravagna, a Sestri Ponente (Genova). La ragazza e’ stata aggredita mentre rincasava. Inizialmente ha pensato che lo sconosciuto volesse rapinarla del cellulare. Poi, pero’, l’immigrato l’ha costretta a seguirlo in un orticello e qui l’ha violentata.
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E’ abusiva, ma è una moschea…
Pubblicato da Jake su 11 Dicembre 2005
Caro direttore, sono ormai mesi che la Lega Nord sezione di Ivrea lotta democraticamente contro l’apertura di una moschea in uno stabile del quartiere San Grato. Abusiva naturalmente. Mozioni in consiglio comunale da parte del nostro consigliere Laura Pescatori, interrogazioni, raccolta firme del comitato spontaneo “Moschea, no grazie”, non sono servite a nulla. La maggioranza di sinistra dichiara apertamente da tempo di non saperne nulla (o meglio sa e non agisce). E il massimo è stato raggiunto qualche settimana fa, per la chiusura del Ramadan, il vicesindaco di rifondazione si reca a far visita alla moschea, avvallando di fatto l’abusivismo istituzionale. Infatti non sono mai stati chiesti ne permessi ne agibilità, ne tanto meno sono stati effettuati sopraluoghi da parte degli uffici tecnici competenti.
Per smuovere la cittadinanza dal torpore inoculato a piccole dosi da un susseguirsi di amministrazioni rosse, la sezione di Ivrea, in collaborazione con i Giovani Padani del Canavese, ha deciso di fare un’azione dimostrativa di abusivismo. Un tavolino con tanto di nostre bandiere è stato piazzato davanti al palazzo comunale della città dove campeggiavano i manifesti, molto esplicativi, in cui veniva riportata la documentazione necessaria per la costruzione di una piccola recinzione con cancello e comparata con la documentazione presentata per l’apertura della moschea. Cartelli con la scritta «Questo tavolino è abusivo come la moschea di Ivrea» dichiaravano apertamente la nostra situazione.
Il volantinaggio è stato ben accolto da moltissimi passanti che si sono resi conto delle nostre piene ragioni di protesta. Non cosi per qualche solerte sinistrorso, che vedendo la nostra chiara dichiarazione di abusivi, ha pensato bene di chiamare la polizia. Conseguenza logica: una pantera è arrivata in pochi minuti e i leghisti abusivi tutti segnalati con controllo dei documenti, fatti sloggiare e alcuni volantini allegati al verbale redatto, quale corpo del reato.
Il tavolino è stato spostato in mezzo alla via pedonale e nuovo volantinaggio è iniziato. Questa volta un ispettore in borghese ci ha obbligato a sloggiare. Se prima l’abusivo tavolino ha resistito un’ora ora sono bastati dieci minuti.
Naturalmente il tavolino abusivo si è spostato davanti alla moschea abusiva, e meraviglia delle meraviglie qui non sono più intervenuti. Vuoi vedere che basta andare vicino alla moschea abusiva per diventare legali?
L’azione dimostrativa ha sortito l’effetto di smuovere la popolazione che ha dimostrato grande solidarietà con noi e nei prossimi giorni vi racconteremo se ha sortito anche l’effetto di un controllo nella moschea da parte delle autorità competenti. Ci speriamo? Vorremmo sperarci, ma nutriamo seri dubbi. Non sarà che anche i nostri dubbi sono abusivi come il nostro tavolino e la loro moschea? Alla prossima puntata.
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Indovinate a chi vanno gli “aiuti umanitari” della sinistra?
Pubblicato da Jake su 10 Dicembre 2005
C’è un Paese che gode di una particolare attenzione quando gli enti locali gestiti dalla sinistra decidono di intraprendere azioni benefiche, pacifiste o di cooperazione internazionale (ma sempre con i soldi dei cittadini). Quel Paese è Cuba. E quella che segue è una rassegna assai parziale delle iniziative che Comuni, Province, Regioni e persino Comunità montane della Penisola hanno varato per venire incontro alle difficoltà in cui versa il regime di Fidel Castro.
La Provincia di Roma, tanto per cominciare, e il suo presidente, Enrico Gasbarra (Margherita) hanno avuto la bella pensata di riparare l’aria condizionata alla Casa della Cultura dell’Avana. Il conto finale è stato di 120 milioni delle vecchie lire. E i risparmi nella spesa pubblica? State freschi.
La stessa Provincia, insieme alla Provincia dell’Avana e alla Comunità montana dell’Aniene, ha dato vita a un progetto di solidarietà con Cuba denominato “Buena vista”, con attività culturali e istituzionali quali eventi musicali, stage di ballo, mostre di pittura e fotografiche, arte culinaria e rassegne di cinema. Non a caso esiste perfino un comitato che si chiama “Roma, provincia di La Habana”. Ma non è solo Roma a guardare con tanta simpatia all’isola caraibica: «Noi – osserva il presidente della provincia dell’Avana, Armando Cuellar – abbiamo già un progetto simile con la Provincia di Torino e con la Regione Basilicata».
Ad Arsoli (Roma), sempre nella Comunità montana dell’Aniene, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Stefano Banini ha promosso una raccolta di fondi per costruire un ambulatorio con alloggio per medico e infermiera a Santa Cruz del Norte, nella Repubblica di Cuba. La realizzazione del progetto prevede la spesa complessiva di 10.650 dollari.
Ma anche dalle parti della capitale morale ci si impegna a solidarizzare come si può con L’Avana. A Cinisello Balsamo, nell’hinterland di Milano, il Comune di centrosinistra, sindaco Angelo Zaninello, ha regalato al circolo “Camillo cienfuegos”, abbiatense-magentino amici di Cuba della Cgil di Milano, sette ciclomotori utilizzati fino a pochi giorni prima dagli agenti del corpo di polizia locale. E per non far torto a nessuno, il comune limitrofo di Sesto San Giovanni ha messo sotto un ideale albero di Natale, con stessa destinazione, due autobus. Pare che, nella fretta, non abbia però pensato di rimuovere l’indicazione del capolinea in testa ai veicoli: così i bus girano per L’Avana recando ancora come destinazione “Sesto Marelli”.
Maggiori risorse possono mettere sul piatto le Regioni. Nell’assestamento del bilancio per l’anno 2002, la Regione Marche ha stanziato 145 milioni di lire (la cifra in bilancio è di 74.886 euro e 25 centesimi) per una serie di iniziative individuate in seguito ad accordi di collaborazione o di cooperazione con i Paesi del SEE (Spazio economico europeo), Polonia, Eritrea e l’immancabile Cuba. Mentre la Regione Umbria ha inserito nel piano degli interventi in materia di cooperazione internazionale un programma per lo sviluppo umano a livello locale con le province cubane di Pinar del Rio e Granma, per complessivi 38 milioni di lire.
Ma queste cifre sono spiccioli rispetto agli investimenti promossi dalla “Regione rossa” per eccellenza, la Toscana. L’assessore alle attività produttive, Ambrogio Brenna, ha illustrato una missione istituzionale ed economica della Regione che comprende vari campi di intervento: il riammodernamento della rete idrica di Cayo Granma e di un’area della città di Santiago; il sostegno alla produzione del caffè di qualità, con finanziamento diretto della Regione; lo sviluppo dell’artiganato locale e della microimpresa; la concessione da parte della Regione di sei borse di studio per formare in Toscana giovani cubani che diventeranno, tra l’altro, “esperti di sviluppo locale”. Con i suoi 64 progetti sostenuti da 7 comitati locali e da 45 Comuni, la Toscana è una delle regioni italiane che più hanno contribuito al Phdl (Programma di sviluppo umano a livello locale) per Cuba: il valore complessivo dei 64 progetti è di 1,5 milioni di dollari, con compartecipazione finanziaria toscana di 645 mila dollari.
Nell’ambito dello stesso progetto, per la rete municipale delle farmacie (Interscambi di know how in materia di informatizzazione dei magazzini farmaceutici) il Comune di Livorno, la Asl 6 della città labronica e l’Arci Comitato di Livorno hanno stanziato cento milioni di lire.
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Croce Rossa, via la croce per superare le differenze religiose
Pubblicato da Jake su 8 Dicembre 2005
La Croce Rossa perde la croce rossa. E al suo posto ci mette un «cristallo». La decisione, nell’aria ormai da diversi mesi, è stata ufficializzata nella notte tra mercoledì e giovedì alla conferenza internazionale dei firmatari delle Convenzioni di Ginevra.
L’INGRESSO DI ISRAELE – Il summit ha stabilito che il nuovo emblema sia appunto il cristallo rosso e ha aperto in questo modo la strada all’ingresso di Israele nel movimento umanitario internazionale. Da 60 anni, infatti, i soccorritori israeliani erano esclusi dal comitato internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e questo proprio per una questione di simboli: Tel Aviv chiedeva infatti di potere utilizzare come proprio logo la stella di David, simbolo della religione israeliana, così come la croce e la mezzaluna sono identificate come riferimenti del cristianesimo e dell’islamismo.
SIMBOLO SUPER PARTES - Per ovviare alle contrapposizioni a sfondo religioso a Ginevra si è dunque deciso di voltare pagina e di individuare un logo che, nelle situazioni di conflitto o di crisi internazionale, sia universalmente riconosciuto e rispettato. Il rischio, infatti, è che la Croce Rossa oggi non venga più considerata «intoccabile» in aree del mondo dove il fanatismo religioso arriva a considerare infedeli e di conseguenza nemici coloro che professano una fede diversa.
SENZA UNANIMITA’ - I 192 firmatari hanno votato a maggioranza a favore del nuovo logo (98 sì, 27 no e 9 astensioni), con il voto contrario dei Paesi arabi e musulmani. Il voto è arrivato dopo il fallimento degli ultimi negoziati tra lo Stato ebreo e la Siria: Damasco pretendeva in cambio del suo voto un accesso umanitario ai siriani che vivono sul Golan occupato da Israele nel 1967. Ma l’intesa non è stata raggiunta.
LA RATIFICA – Dopo l’ approvazione del Protocollo da parte degli stati sarà necessario convocare una conferenza internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa nel 2006 per emendare gli statuti del movimento.
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Aziende cinesi irregolari: l’82%
Pubblicato da Jake su 6 Dicembre 2005
Quasi 1.500 lavoratori irregolari, di cui 502 clandestini, e 22 minori scoperti con un blitz di carabinieri.All’operazione, chiamata Marco Polo 2, hanno partecipato ispettori del lavoro e funzionari Inps e Inail che hanno esaminato 480 aziende cinesi, l’82% della quali e’ risultato irregolare. L ‘operazione,condotta in 15 province, ha portatoa 473 provvedimenti penali con 69 arresti, e a 4.349 provvedimenti amministrativi per 654.202 euro.
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Disabile stuprata
Pubblicato da Jake su 6 Dicembre 2005
Una trentenne bolognese, affetta da un grave disagio psichico, ha denunciato di essere stata stuprata da quattro giovani. Le indagini dei carabinieri hanno portato al fermo di M.I., un romeno clandestino di 17 anni. L’accusa e’ di violenza sessuale di gruppo: avebbero aggredito la donna che in seguito allo stupro era anche rimasta incinta. L’episodio risale ai primi di maggio ed e’ avvenuto sul Lungoreno, zona alla periferia del capoluogo emiliano.
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L’Olanda chiude i coffee shops
Pubblicato da Jake su 6 Dicembre 2005
L’Olanda ha deciso di chiudere i coffee shop, dove da almeno 15 anni sono vendute e consumate legalmente le droghe derivate dalla cannabis. Lo ha riferito Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell’Ufficio delle Onu contro la droga e il crimine (Unodc), aggiungendo che ora l’ attenzione e’ puntata sugli smart shop. In questi negozi si vendono prodotti di erboristeria e sostanze farmacologiche, come ad esempio la ’salvia divinorum’ un farmaco psicotropo ad effetto allucinogeno.
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La Francia e le concessioni all’Islam
Pubblicato da Jake su 5 Dicembre 2005
giovani musulmani esigono di essere esentati dai corsi di sport e biologia, e questo non influirà sulla loro valutazione ( Nouvel Observateur) .
studentesse musulmane esigono e ottengono di presentarsi agli esami con il marito e pretendono di essere esaminate da una donna ( Nouvel Observateur)
libro venduto in Francia da dieci anni spiega come un buon musulmano può picchiare la moglie « con la mano, senza frusta, né pezzi di legno ed evitando di colpire il viso ( Nouvel Observateur)
uno dei libri più antisemiti che ci siano, i ” Protocolli dei Savi di Sion” ( Hitler se n’era servito per giustificare i suoi crimini), proibito in Francia, circola liberamente nei sobborghi e nelle librerie islamiche
in alcune scuole primarie, nelle toilettes c’è l’uso di rubinetti separati, uno per i ” musulmani” e l’altri per i ” francesi”. Un responsabile del culto musulmano ha chiesto di istituire spogliatoi separati, dato che secondo lui un circonciso non può spogliarsi vicino a uno impuro.
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Iraq: rapito un francese
Pubblicato da Jake su 5 Dicembre 2005
Parigi ha confermato la ’scomparsa’ di un cittadino francese a Baghdad, il cui rapimento e’ stato annunciato stamani dalla polizia locale. L’uomo scomparso, Bernard Planche, e’ un ingegnere che lavora al trattamento delle acque nella capitale irachena. Secondo il ministero degli esteri francese l’uomo lavora per conto di una Ong. ‘La nostra ambasciata a Baghdad e’ in stretto contatto con le autorita’ locali irachene per ottenere la sua liberazione’, ha detto il portavoce del Quai d’Orsay.
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Bonus gravidanza: operazione elettorale della sinistra
Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2005
«Come al solito, il centrosinistra è molto bravo ad andare incontro ai bisogni dei cittadini quando non governa, salvo poi smentirsi clamorosamente quando deve in concreto attuare ciò che promette. Belle parole, sonoramente smentite dai fatti». Lo affermano in una nota i consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna Marco Lombardi e Gianni Varani, di Forza Italia.
«Senza entrare nel merito della praticabilità o meno dell’ultima strumentale proposta sull’assegno mensile per non abortire» – prosegue la nota – ci chiediamo: cosa ha fatto il centrosinistra quando ha governato il Paese per 4 anni in un contesto economico molto migliore di quello che ci siamo trovati noi? Nulla». Da ultimo, proseguono Lombardi e Varani, «ci chiediamo: come concilia la sinistra, ed in particolare l’area centrista di questo schieramento, la sua proposta a sostegno della maternità con la manifestata diffidenza verso la presenza di volontari nei consultori come invece previsto dalla 194?».
Puntuale l’intervento della senatrice della Lega Rossana Boldi sulla proposta di modifica alla Finanziaria presentata da Ds (Livia Turco) e Margherita (Giuseppe Fioroni, Rosi Bindi) che è rivolta sia alle cittadine italiane sia a quelle comunitarie ed extracomunitarie «in possesso di regolare permesso di soggiorno che si trovino nella condizione di disoccupazione, non iscritte alle liste di collocamento, interessate dalle tipologie contrattuali» della Legge Biagi e che riconosce un assegno mensile di 500 mila lire per le donne in gravidanza, a partire dal sesto mese, con un reddito familiare non superiore a 80 milioni di lire annui .
«Se partiamo dall’assunto che la 194 è una legge non sull’aborto ma sulla tutela della gravidanza e della maternità, la proposta dell’Unione è corretta ma a poco serve l’assegno da dare alle ragazze in gravidanza perché non sarà questo che farà decidere una donna a tenere un figlio e a non abortire e non saranno solo considerazioni di tipo etico-religioso che pure possono essere portati dai volontari dei movimenti antiabortisti». A suo giudizio in una materia così importante ma nello stesso tempo delicata come l’aborto «tutto può servire ma – spiega – credo che una donna che decide di abortire per difficoltà economiche ha bisogno che le venga proposto un percorso di sicurezza sociale che va al di là dei 9 mesi della gravidanza e anche al di là dei 3 anni di vita del bambino. Quindi – sottolinea l’esponente leghista – forse sarebbe altrettanto utile collegare ad esempio i consultori con la rete delle borse lavoro, con possibilità di percorsi di formazione. Io credo che questa sarebbe la vera rivoluzione per una donna, tutto il resto possono essere proposte di tipo elettoralistico abbastanza strumentali».
Per la senatrice della Lega l’assegno in gravidanza è «una visione un pò limitativa» e «un regresso a quello che bisognerebbe fare», perché «in questo paese si è fatto molto poco per un’altra parte della prevenzione che è quella delle gravidanze indesiderate e l’emergenza che si sta creando soprattutto verso immigrate dell’est europeo che ormai rappresentano il 50% dei soggetti che abortiscono come anche – conclude – resta sempre un terzo aspetto ancora più inquietante, quello delle ragazzine che vogliono abortire».
«Non possiamo pensare di tornare all’epoca delle “ragazze madri” sostenute dall’assegno del Comune, è un’ottica miope ed avvilente». A sostenerlo è la responsabile diritti del Pdci, Katia Belillo, che fa sapere di non condividere «l’emendamento di Bindi e Turco» Per Belillo «lo Stato deve investire sul fronte di interventi volti alla procreazione responsabile, cioè più consultori e più informazione su una sessualità consapevole e asili nido per tutti». Dall’Udc apprezzamento per l’emendamento Ds-Dl, ma anche la richiesta ai centristi dell’Unione per il sostegno all’indagine conoscitiva sull’applicazione della legge sull’aborto.
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Escalation di violenze alle donne: 4 in 48 ore
Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2005
Da Bergamo a Milano, e poi giù fino a Genova. Il mese nero degli stupri non dà segno di volersi fermare.
Quattro nuovi casi sono stati registrati nelle ultime quarantotto ore. I cittadini hanno paura e chiedono più sicurezza e pene più severe per un crimine che, a buona ragione, potrebbe essere definito un “delitto”.
Lunedì sera, poco dopo le 20.30. A Telgate, nel Bergamasco, è già buio. L’ennesima violenza si consuma nel giro di pochi minuti, quelli che bastano per spezzare la vita a una donna. Neanche il tempo per reagire o capire cosa stia accadendo. Quando è successo, ormai è troppo tardi. La vittima, una signora di quasi 50 anni, è all’interno della sua auto quando, dopo aver parcheggiato la vettura, si ritrova di fronte un uomo che, stando all’identikit reso noto alle forze dell’ordine, sarebbe di origine nordafricana. L’uomo entra in macchina, spinge la donna sul sedile del passeggero e si mette alla guida portando l’auto vicino al cimitero del Paese. Dopo aver violentato la donna, l’aggressore la rapina di auto e portafogli per poi lasciarla sul ciglio della strada. Solo dopo alcuni minuti la donna riesce a riprendersi dallo choc e cerca aiuto fermando alcuni passanti. Tre ragazzi, che stanno transitando a bordo di un’auto, si fermano, la soccorrono e la portano immediatamente dai carabinieri. Le indagini, condotte dai carabinieri di Grumello del Monte e del nucleo operativo dell’Arma di Bergamo, si stanno ora concentrando sull’ambiente dei nordafricani che vivono in zona. I carabinieri sarebbero anche in possesso di tracce organiche dell’uomo e le avrebbero già inviate al Ris di Parma per l’esame del dna. L’auto della donna è stata ritrovata mercoledì abbandonata nel Bresciano.
Sull’accaduto è intervenuto il capogruppo della Lega in Senato, Ettore Pirovano: «Per dare pari diritti agli extracomunitari clandestini credo sia necessario importare in Italia dai loro Paesi le pene previste per i delitti di cui si stanno macchiando ed eseguire le pene come viene fatto a Riad nella mattinata del giorno di festa». « In questo modo – continua Pirovano – tutti gli stranieri potranno finalmente sentirsi al caldo delle loro tradizioni locali e la nostra gente sarà più protetta». «Sembra che questo aumento di violenza – spiega l’onorevole Carolina Lussana – sia da addebitarsi ad extracomunitari, portatori di una cultura che non rispetta la donna. Dobbiamo far capire che il corpo della donna è sacro, non deve essere toccato».
Ancora un episodio di violenza sessuale a Milano. Ieri notte, intorno alle 4.30, gli uomini della volante intervengono in tempo e salvano da un pestaggio una ragazza di soli 25 anni. La vittima, una marocchina con regolare permesso di soggiorno, viene assalita da un connazionale di 30 anni, Nourredine El Guaout, in via Alzaia Naviglio Pavese. È la triste storia di una serata iniziata nell’intento di divertirsi: la donna conosce il suo aggressore mercoledì sera, intorno alle 21, in un phone center che si trova in viale Giovanni da Cermenate. I due giovani fanno amicizia e la ragazza accetta di seguire il connazionale a casa del fratello. Ma la situazione trascende: l’aggressore, che ha residenza a Treviglio, cominciato a bere e sniffare cocaina. La ragazza si accorge che le cose si mettono male e cerca di abbandonare l’appartamento, ma viene bloccata e riportata dentro. Il marocchino la costringe a drogarsi e, subito dopo, la violentata. La ragazza, approfittando di un momento di distrazione del suo aggressore che è in bagno a farsi la doccia, riesce a fuggire e chiedere l’aiuto. L’aggressore se ne accorge e la raggiunge: inizia il pestaggio nell’androne della casa.
Le urla richiamano l’attenzione di alcuni condomini che chiamano immediatamente il 113. Bastano pochi minuti perché gli agenti della volante siano sul posto e possano arrestare il marocchino.
Ieri mattina un 54enne di Rapallo, stilista di una casa di abbigliamento, viene fermato a Genova dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una ventiquattrenne. Quattro giorni fa la denuncia: la ragazza racconta al commissariato Centro della polizia genovese, diretto da Salvatore Dispenza, di subire molestie da circa un mese da parte di un uomo di mezza età che, ogni giorno, la aspetta all’entrata della metropolitana di piazza De Ferrari, dove lavora per una ditta di pulizie. La giovane prende servizio molto presto e la mancanza di testimoni incoraggia il suo persecutore che, nel corso delle settimane, passa dai primi complimenti alle frasi oscene. E martedì passa dalle parole ai fatti: afferra la ragazza per la vita e si masturba su di lei. A questo punto la vittima si decide a raccontare l’accaduto alla polizia. Dopo un primo appostamento fallito, ieri mattina, al solito posto e alla stessa ora, gli agenti del commissariato Centro individua e blocca il maniaco che, interrogato nel corso della mattinata, dichiara di essere attratto irresistibilmente dalla giovane e di avere avuto l’impressione che le sue attenzioni non fossero sgradite. Ora la polizia ha richiesto un ordine di custodia cautelare per l’aggressore perché si sospetta abbia commesso altre imprese analoghe.
A poche ore di distanza l’uno dall’altro, due episodi di violenza macchiano Cinisello Balsamo. Protagonista del primo, una donna di 38 anni che ha riferito agli agenti del locale commissariato di essere stata aggredita e violentata da due uomini, probabilmente extracomunitari, poco dopo essere uscita di casa per andare a fare la spesa.
Se entrambi gli stupri lasceranno profonde ferite nelle due vittime, la violenza che ha lasciato esterrefatte le forze dell’ordine è però quella subita da una ragazzina nella propria casa. Tra le quattro mura di quella che sarebbe potuta diventare anche casa sua, un uomo, un peruviano di 32 anni, residente a Milano, ha abusato della figlia della sua ex convivente. La ragazzina, quando si è trovata di fronte il connazionale, ha semplicemente pensato che l’uomo dovesse nuovamente parlare con la mamma, così ha aperto la porta e ha fatto accomodare l’ex convivente della madre. All’improvviso però il trentaduenne si è trasformato. Prima le ha fatto qualche avance, poi si è avventato su di lei come una furia. La sedicenne ha pianto, scalciato, urlato di smetterla, ma nessuno ha potuto aiutarla. Poi il peruviano si è riabbottonato i pantaloni e se n’è andato come niente fosse. A scoprire la violenza è stata la madre della ragazza una volta tornata a casa dal lavoro. La donna ha ritrovato la figlia in stato confusionale come se non si rendesse ancora conto – nonostante il dolore e il sangue – che quella «cosa» fosse capitata proprio a lei. Tra le lacrime, la ragazzina ha raccontato tutto quello che le era successo. Immediata la denuncia ai carabinieri della stazione di Cinisello che hanno ascoltato la minorenne e l’hanno accompagnata in ospedale per essere medicata. Qui, il personale sanitario, non ha potuto far altro che confermare la violenza avvenuta. I militari della compagnia di Sesto San Giovanni si sono così messi sulle tracce dell’uomo e grazie, alle informazioni ottenute dall’ex convivente, hanno potuto fermarlo poche ore dopo a Milano e portarlo a San Vittore. La violenza, che sarebbe avvenuta qualche giorno fa, è stata resa nota solo ieri, dopo che il fermo del trentaduenne è stato convalidato dal gip.
Sono invece ancora a piede libero i due uomini che hanno approfittato la scorsa mattina di una 38enne in un parchetto vicino via Monte Nevoso. La donna ha, infatti, fornito alle forze dell’ordine una descrizione poco dettagliata dei suoi aggressori e dalla sua testimonianza sarebbero emerse alcune incongruenze, probabilmente a causa del suo stato confusionale.
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Magdi Allam sulla Consulta: l’UCOII non dovrebbe parteciparvi
Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2005
La Consulta islamica in Italia continua a far discutere, anche se ormai è già realtà. «Deve diventare uno strumento «di orientamento delle scelte dell’esecutivo». Ad affermarlo non è un politico dell’opposizione né tantomeno della maggioranza, ma il discusso presidente dell’Ucoii, Mohammed Nour Dachan, il quale ovviamente ha definito «alquanto positiva» l’iniziativa del ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu.
Ieri intanto Magdi Allam, dalle colonne del Corriere della Sera, è tornato a criticare la Consulta, non tanto sull’intenzione quanto sul piano sostanziale, e non solo. «È sbagliata – spiega il giornalista di Via Solferino – perché concepita come un parlamentino islamico secondo un manuale Cencelli». Il nodo cruciale della critica, però, verte proprio sulla legittimità dell’Ucoii, e del suo presidente Dachan. «Credo sia un errore – argomenta Allam – elevare a interlocutore dello Stato un’organizzazione che, proprio il 12 novembre 2003, giustificò la strage di Nassiriya sostenendo “Non c’era né patria né Costituzione da difendere a Nassiriya”».
Lo scrittore e giornalista nato in Egitto svela inoltre l’esistenza di un enorme scheletro nell’armadio dell’Ucoii: «Com’è possibile sottacere il fatto che l’Ucoii sia ideologicamente e operativamente affiliata ai Fratelli Musulmani che, come Hamas, considera lecito il ricorso al terrorismo per conseguire il traguardo condiviso dello Stato isalmico?».
Ma per quale mai ragione l’Ucoii, nonostante questi presupposti ideologici, viene oggi considerato un interlocutore credibile da parte delle istituzioni italiane? Il vicedirettore del Corriere lo spiega in questo modo: «Per il semplice fatto che non mette le bombe in Italia e, all’opposto, collabora nel denunciare i sospetti terroristi islamici in Italia». Ma i rischi sono ben altri. «Si tratta di una concezione desueta – spiega Allam – della sicurezza, perché nella nostra era del terrorismo islamico globalizzato, la vera arma non sono le bombe ma il lavaggio del cervello che traforma le persone in robot della morte. Quindi l’apologia di terrorismo, la predicazione violenta, la cultura dell’odio».
Si doveva, quindi, e si poteva fare di più. Probabilmente mettere maggiore attenzione nella scelta dei rappresentanti dell’Islam non sarebbe stato sbagliato da parte del ministero dell’Interno, anche se è ben facile immaginare che l’Ucoii sia stata messa dentro più che altro perché, in caso di esclusione, potevano derivarne guai peggiori. Un patto non scritto di non belligeranza. Forse Pisanu, spiega Allam, «avrebbe dovuto esplorare e valorizzare di più la realtà dell’associazionismo laico presente tra le comunità musulmane».
In ogni caso la linea di demarcazione che non si deve assolutamente smettere di considerare è la condanna assoluta di ogni forma di terrorismo, oltre al rispetto della nostra cultura e delle nostre leggi. Il presidente dei senatori della Lega, Ettore Pirovano, ha così commentato le dichiarazioni di apprezzamento che il presidente dell’Ucoii ha fatto dopo aver appreso della nascita della Consulta: «Le scelte di governo sono nostra priorità e, in relazione alla soddisfazione espressa dal presidente dell’Ucoii è indispensabile che l’Ucoii stesso rinneghi in modo esplicito i sistemi di repressione in atto in alcuni paesi islamici». Inoltre, secondo il presidente dei senatori del Carroccio, è indispensabile dall’l’Unione delle comunità islamiche, che rappresenta tutti i cittadini di fede musulmana nel nostro paese, «la rispettosa adesione alle leggi vigenti sul nostro territorio nazionale e il rispetto delle nostre tradizioni, anche religiose». Positivo, ma forse era scontato, anche il giudizio sulla Consulta da parte di Don Colmegna, ex direttore della Caritas ambrosiana: «Tutto ciò che aumenta il confronto può dare un contributo positivo. L’importante è che non ci si fermi solo a luoghi dove tutti discutono e basta».
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Lavavetri reagisce e picchia agenti
Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2005
È andato su tutte le furie un 34enne keniota che qualche giorno fa, durante un controllo della Polizia Locale di Pavia ha malmenato gli agenti che, su segnalazione degli automobilisti, erano intervenuti. Siamo nel primo pomeriggio, in piazza Golgi, di fronte all’ospedale San Matteo di Pavia, il keniota, in possesso di regolare permesso di soggiorno, è ubriaco: impugna uno spazzolone con un secchio e cerca a tutti i costi di lavare i parabrezza degli automobilisti in transito.
Molti pendolari che ogni giorno percorrono la stessa strada, esasperati dall’incremento di lavavetri che ad ogni semaforo cercano di lavare il parabrezza delle auto, non accettano l’obbligata pulizia. Qualcuno tira dritto, altri dicono di no, ma nessuno osa protestare, perchè il keniota è un omone di quasi 100 kg. per un metro e 90 di altezza e incute un certo timore. L’ubriachezza si sa, fa brutti scherzi: l’extracomunitario, vedendo che pochi si fermano, gira in mezzo alle macchine, buttandosi letteralmente nel traffico per obbligare gli automobilisti a fermarsi e a dargli qualche spicciolo. Qualcuno, stufo della situazione che vede anche Pavia riempirsi di extracomunitari che spesso importunano la gente che si sposta per lavoro, chiama la Polizia Locale. Interviene prontamente una volante, l’equipaggio scende e chiede i documenti all’uomo ma per tutta risposta, l’extracomunitario comincia a spintonare gli agenti che cercano di non reagire alla provocazione ma di riportarlo alla ragione.
La calma degli agenti però non ottiene alcun esito; l’energumeno colpisce con pugni e calci gli agenti che riporteranno circa venti giorni di prognosi ciascuno. Interviene un’altra volante e i quattro arrestano l’extracomunitario.
L’uomo, che è poi risultato in possesso di regolare permesso di soggiorno, ha passato la notte in guardina ma è stato scarcerato dal giudice, nonostante il parere contrario del Pubblico Ministero che aveva chiesto la custodia cautelare fino al momento del processo per direttissima, che avverrà martedì 6 dicembre e che vedrà imputato l’uomo di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate.
«Non capisco come possa avere il permesso di soggiorno, – ha commentato un passante – la legge Bossi-Fini, lo concede solo a chi lavora, altrimenti, se non lavora non deve averlo; gli deve essere revocato e deve ritornare a casa sua. Non ne possiamo più – ha proseguito – ad ogni semaforo ce n’è uno».
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Il rispetto reciproco fra religioni
Pubblicato da Jake su 1 Dicembre 2005
« Anche noi sconsigliamo i musulmani di sposare i non musulmani, specie i cattolici » . È quanto dichiara il presidente dell’Unione dei musulmani d’Italia Adel Smith. « Sono contrario – specifica Smith – perché i bambini potrebbero essere influenzati dalle pratiche del genitore cattolico. I figli avrebbero sotto gli occhi un cattivo esempio di idolatria e politeismo, mentre i musulmani sono monoteisti, credono in un unico dio e non si inginocchiano davanti alle statue dei santi. Con tutto il rispetto per i cattolici, siamo di fronte al paganesimo »
fonte
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La Sapienza, al convegno su Gentile.
Pubblicato da Jake su 1 Dicembre 2005
Alla fine la libertà di espressione ha dovuto lasciare spazio alla violenza. La facoltà di Scienze politiche dell’università ” La Sapienza” di Roma ha ceduto, ieri mattina, al ricatto dei Disobbedienti, che hanno impedito lo svolgimento del convegno sulla figura del filosofo Giovanni Gentile, regolarmente autorizzato dall’ateneo. I promotori dell’incontro e i relatori, scortati dagli agenti della Digos, sono stati trasferiti nella vicina facoltà di Giurisprudenza. Striscioni, fumogeni, cori e le note di ” Bella ciao” a tutto volume: il presidio ha inizio alle nove del mattino. Circa trecento persone gridano slogan e insultano i « fascisti che hanno cercato di entrare dentro la facoltà di Scienze politiche » . La ” resistenza”, come loro la chiamano, è stata organizzata ad hoc . Prima lunedì, con il pestaggio di due ragazzi – finiti all’ospedale – che promuovevano il convegno distribuendo volantini. E ieri, quando all’università si sono presentati non solo gli studenti di ” Ateneo pre- occupato”, in tutto una ventina. Tra i manifestanti si riconoscevano anche alcuni esponenti di ” Action”, il movimento no global dedito alle occupazioni delle case, oltre ad alcuni esponenti dei centri sociali della capitale. Molti di loro hanno passato la notte di martedì all’interno della ” Sala lauree”, dove si sarebbe dovuto svolgere il convegno. L’occupazione è proseguita per tutta la giornata di ieri. Dentro, muniti di sacco a pelo, gli studenti del Collettivo studentesco bivaccano. Nell’atrio della facoltà si avverte un forte odore di marijuana. Sul muro un manifesto recita: « La Sapienza non è più un luogo neutro da spartirsi elettoralmente » . Alle 10: 30 di mattina ha inizio il convegno. Dentro i relatori ci sono tutti. Gli scrittori Paolo Rizza e Lino Di Stefano, il professore di Storia Moderna, Domenico Caccamo e quello di Filosofia politica, Gian Franco Lami, oltre a Benedetto Fede dell’associazione filosofica Giovanni Gentile. Marcello Veneziani, invece, ha preferito non partecipare all’ennesimo convegno blindato. Dentro, l’aula di Giurisprudenza è piena. Fuori, per un paio d’ore, la tensione cala. Gli animi, però, si riaccendono all’una, quando si sparge la voce che il convegno è finito. Dal megafono un ragazzo del Collettivo studentesco invita i « compagni a ricompattarsi per impedire il passaggio nei luoghi occupati » . Partono i cori e gli insulti. Qualcuno accende un fumogeno arancione sotto la scalinata dove si trovano gli studenti di Azione universitaria. Gli uomini della Digos formano un cordone e fanno defilare i ragazzi che avevano ascoltato il dibattito su Gentile. Poco dopo, a ” pericolo scongiurato”, i poliziotti invitano la folla dei Disobbedienti a disperdersi. Loro restano lì, rialzano il volume della musica, mentre dal megafono uno studente del Collettivo promuove quelli che chiama « i veri appuntamenti culturali » . Infine, per il Rettore de ” La Sapienza”, Renato Guarini, tutto è filato liscio: « Entrambe le iniziative promosse dagli studenti si sono svolte senza problemi » . Piergiorgio Liberati-Libero
Ulteriori commenti sui “nipotini di Stalin” non vale la pena farne. Ma qualche parola va spesa sul commento del rettore de “La Sapienza”, Renato Guarini che ritiene “che tutto sia filato liscio”, e mette sullo stesso piano le iniziative degli studenti e dei picchiatori arcobaleno. Evidentemente per lui è normale che due ragazzi siano stati spediti all’ospedale solo perché facevano volantinaggio per promuovere un convegno, e non vede nulla di strano nel fatto che i promotori e i partecipanti siano stati scortati dagli agenti della Digos, che hanno dovuto fare cordone, per permettergli di passare. Tutto normale, tutto tranquillo le “iniziative” promosse dagli studenti si sono “svolte senza problemi”, forse per lui i problemi sarebbero nati, SOLO se i pacifondai avessero, chessò, tirato in testa un estintore a Benedetto Fede dell’associazione filosofica Giovanni Gentile, oppure avessero urinato contro i partecipanti, (come hanno fatto a Torino), o gli avessero assaliti con spranghe e mazze in nome della “resistenza” al fascismo. Tutto normale dice, ma io trovo che non ci sia proprio nulla di normale, se in un Paese per fare un convegno, si debba ricorrere agli agenti antisommossa e dove la violenza squadrista rossa viene equiparata al diritto di libertà d’espressione, da un rettore dell’università.
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