Mia madre è francese, ho studiato francese e non posso non amare Parigi. Questo non mi esime però da una riflessione assai dura sulla realtà francese, a partire dai fatti. Qualche anno fa la Francia si trasformò nel paese più antisemita del mondo occidentale: sinagoghe e scuole ebraiche bruciavano, ebrei venivano aggrediti per strada, nasceva un gergo antiebraico, e nelle università parlare della Shoah era pericoloso e si rischiavano ripercussioni fisiche. Chiraq (e il premier di sinistra) ci misero un po’ a capire quanto fosse grave la situazione e, nell’ultimo anno sono riusciti a sedare gli atti di antisemitismo. Tali atti erano opera spesso e volentieri di maghrebini. E da questo blog li abbiamo denunciati puntualmente, allora. Poi c’è stato il voto presidenziale con la “sorpresa” di Le Pen (che se è stato così votato, era perchè la coesistenza tra francesi e maghrebini era pessima, evidentemente), la nazione francese che si stringe intorno all’altro candidato Chiraq che riesce a vincere e ad evitare l’onta di una Francia guidata da un fascista. Ora la rivolta delle periferie, che vede sempre in primo piano i maghrebini. O siamo ciechi, o non vogliamo vedere: il modello francese di integrazione (stato laicista, comunitarismo e politica estera ultra-filo dittature arabe) ha fallito clamorosamente. Se i francesi avessero il coraggio di ammettere che in tema di integrazione hanno sbagliato tutto, forse quello potrebbe essere l’inizio di una speranza per una Francia migliore.
Ultima nota: gli ebrei (insieme alle donne, agli omosessuali e alle minoranze religiose in genere) sono un termometro dell’intolleranza di un paese. Ancora oggi non è stata capita una grande e tragica lezione della storia: le ideologie fanatiche iniziano sempre dalle minoranze (spesso dagli ebrei), pensare che “tanto sono cavoli degli ebrei” è una scorciatoia che ha portato al disastro per tutti. L’hanno già vissuto in tanti, dai tedeschi col nazismo agli occidentali col fanatismo islamico – che sembravano entrambi avercela “solo” con gli ebrei – poi le cose si sono rivelate ben diverse. Gli ebrei sono solo il primo passo, poi seguono implacabilmente gli altri.
Per questo la Francia ha sbagliato tutto: non ha capito che gli atti antisemiti di 3 anni fa non erano “solo” da reprimere, erano anche un segnale d’allarme di quanti ribolliva tra la popolazione di origine maghrebina (e non solo).
Archivio per 10 Novembre 2005
Il modello francese e l’intifada parigina
Pubblicato da Jake su 10 Novembre 2005
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L’analisi di Pasolini su Israele e il mondo arabo: eccezionale
Pubblicato da Jake su 10 Novembre 2005
Pier Paolo Pasolini nell’aprile del 1967, sulla rivista Nuovi Argomenti diretta da Alberto Moravia, accusa la sinistra italiana di essere antisionista e prende le difese di Israele minacciato dal mondo arabo. E siamo alle porte della guerra dei Sei Giorni. “Giuro sul Corano che io amo gli arabi quasi come mia madre. Sono in trattative per comprare una casa in Marocco e andarmene la’. Nessuno dei miei amici comunisti lo farebbe, per un vecchio, ormai tradizionale e mai ammesso odio contro i sottoproletariati e le popolazioni povere. Inoltre forse tutti i letterati italiani possono essere accusati di scarso interesse intellettuale per il Terzo Mondo: non io. Nel Lago di Tiberiade e sulle rive del Mar Morto ho passato ore simili soltanto a quelle del ‘43, ‘44: ho capito, per mimesi, cos’e’ il terrore dell’essere massacrati in massa. Cosi’ da dover ricacciare; le lacrime in fondo al mio cuore troppo tenero, alla vista di tanta; gioventú, il cui destino appariva essere appunto solo il genocidio”. Dopo l’accusa alla sinistra di ipocrisia arriva la seconda stoccata: “Ma ho capito anche, dopo qualche giorno ch’ero la’, che gli israeliani non si erano affatto arresi a tale destino. (E cosi’, oltre ai miei vecchi versi, chiamo ora a testimone anche Carlo Levi, a cui la notte seguente l’inizio delle; ostilita’, ho detto che non c’era da temere per Israele, e che gli israeliani entro quindici venti giorni sarebbero stati al Cairo.) È dunque da un misto di pieta’ e di disapprovazione, di identificazione, e di dubbio, che sono nati quei versi del mio diario israeliano”. Si arriva all’attacco all’Unita’: “Ora, in questi giorni, leggendo l’Unita’ ho provato lo stesso dolore che si prova leggendo il piu’ bugiardo giornale borghese. Possibile che i comunisti abbiano potuto fare una scelta cosi’ netta? Non era questa finalmente, l’occasione giusta per loro di “scegliere con dubbio” che e’ la sola umana di tutte le scelte? Il lettore dell’Unita’ non ne sarebbe cresciuto? Perche’ invece l’Unita’ ha condotto una vera e propria campagna per creare un’opinione? Forse perche’ Israele e’ uno Stato nato male? Ma quale Stato, ora libero e sovrano, non e’ nato male? E chi di noi, inoltre, potrebbe garantire agli Ebrei che in Occidente non ci sara’ piu’ alcun Hitler o che in America non ci saranno nuovi campi di concentramento per drogati, omosessuali e…ebrei? 0 che gli ebrei potranno continuare a vivere in pace nei paesi arabi?
Forse possono garantire questo il direttore dell’Unita’, o Antonello Trombadori o qualsiasi altro intellettuale comunista? E non e’ logico che, chi non puo’ garantire questo, accetti, almeno in cuor suo, l’esperimento dello Stato d’Israele, riconoscendone la sovranita’ e la liberta’? E che aiuto si da’ al mondo arabo fingendo di ignorare la sua volonta’ di distruggere Israele? Cioe’ fingendo di ignorare la sua realta’?”. (..) questo breve testo di Pasolini lo qualifica come uno dei piu’ acuti osservatori del conflitto arabo-israeliano della sua generazione. In tempi in cui era automatico mentalmente tacciare lo Stato ebraico di “imperialismo”, Pasolini dimostro’ un grande coraggio. Un grande Pasolini.
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