La sinistra di Reggio Emilia boccia (senza saperlo) il documento sulla legalità di Cofferati
Pubblicato da Jake su 8 Novembre 2005
La coerenza è la virtù degli imbecilli, ci spiegano gli ex-sessantottini scaltri che compongono buona parte della classe dirigente nostrana.
Noi a questa dignitosa imbecillità teniamo ancora un poco e quindi gridiamo “Il re è nudo” ad apprendere della beffa orchestrata dalla Lega Nord di Reggio Emilia alla maggioranza sinistrorsa che da sempre governa quella città. È una vicenda locale, ma con evidenti riflessi nazionali: perché scopre il gioco di un’Unione che manda avanti il Sergio Cofferati di turno per apparire paladina della sicurezza; che a Bologna difende (con la nota eccezione di Rifondazione comunista) le scelte del Cinese; che sottolinea, con litania ripetuta all’eccesso in questi ultimi mesi, come “la legalità non sia né di destra né di sinistra”. Poi, voltato l’angolo si comporta in modo opposto. Che affidabilità possono mai avere se settanta chilometri – tale è infatti la distanza tra Bologna e Reggio Emilia – sono sufficienti per cogliere due sinistre che corrono in direzioni opposte? Affidiamo a voi le ovvie conclusioni.
Noi ci limitiamo a esporvi i fatti, che in sintesi sono questi: quelli del Carroccio reggiano venerdì scorso hanno presentato in Consiglio comunale un ordine del giorno-fotocopia dell’ormai famoso documento di Sergio Cofferati sulla sicurezza. I leghisti, che avevano inserito il testo in una loro vecchia interpellanza sul ruolo della polizia municipale, non hanno avvertito i “compagni” dello scherzetto e loro ci sono caduti come polli: non quelli ruspanti di una volta, bensì i malaticci e un po’ beoti che oggi arrivano dall’Estremo Oriente. Esito: la sinistra di Reggio, compatta, ha bocciato il Carroccio, ovvero Cofferati. Le dichiarazioni di voto sono state tutte nettamente contrarie. Ha detto no Rc, come era lecito attendersi, ma hanno detto no anche le altre componenti dell’Unione: Ds, Margherita, Pdci, Udeur, Verdi. Pollice verso nei confronti del Cinese, anche se non lo sapevano. A favore, oltre alla Lega Nord, tutte le altre forze della Cdl: bella prova di compattezza. Non si è giunti alla votazione finale per mancanza del numero legale, ma il patatrac era ormai già stato fatto.
I leghisti di Reggio possono insomma sorridere: «Lo sport preferito negli ultimi tempi del centrosinistra reggiano è riempirsi la bocca di buoni principi sulla legalità e sul rispetto delle regole – afferma Gabriele Fossa, consigliere comunale del Carroccio -. Criticano in continuazione la politica del governo in tema di sicurezza ma poi, nei fatti, arrivano a bocciare la dichiarazione d’intenti fatta dal loro attuale beniamino Sergio Cofferati: davvero una strana coerenza! È troppo comodo ergersi solo oggi paladini della sicurezza, mentre l’illegalità è cresciuta sotto ogni punto di vista; è un giochino vecchio quello di scaricare le responsabilità sul governo».
In effetti la situazione relativa alla criminalità, a Reggio Emilia, è sempre più difficile. «Sono molti anni che lanciamo l’allarme sullo stato della sicurezza in città e l’Ulivo ha sempre minimizzato scoprendo solo oggi che anche da noi esiste ed opera la ’ndrangheta», attacca Giacomo Giovannini, segretario reggiano della Lega Nord. In città esiste una forte comunità calabrese, parte della quale si dedica ad attività lecite e spesso illecite legate all’edilizia, come hanno evidenziato anche documenti ufficiali del Viminale.
Ma non è tutto. «Negli ultimi dieci anni la popolazione di Reggio Emilia è cresciuta di ventimila abitanti, tutti immigrati, molti cinesi, poi nordafricani e slavi – sottolinea Giovannini -. L’Ulivo vorrebbe farci credere di interessarsi alla legalità: sono politicamente dei falsari! La verità è molto diversa: pensate che l’amministrazione comunale spende ancora oggi per i nomadi oltre tre miliardi delle vecchie lire, alla faccia delle critiche alla finanziaria!». Circa 380mila euro, tanto per fare un esempio, se ne sono andati anche solo per dotare le baraccopoli per i rom di nuovi servizi igienici. D’altra parte, esistono ben nove campi nomadi tra Reggio e immediato circondario: «Usano il vecchio trucco di aprirne alcuni appena fuori dai confini dalla città, così che ufficialmente siano “a carico” dei Comuni vicini; peccato che poi a pagarne le conseguenze, in termini di criminalità, siano sempre i cittadini reggiani». E ancora: in città esiste un centro sociale autogestito che occupa abusivamente uno stabile, senza che la giunta guidata da Graziano Delrio (primo sindaco reggiano non “rosso”, è della Margherita) batta ciglio; i vu’ cumprà, ovviamente senza licenza, sono una presenza costante e fastidiosa addirittura nel parcheggio dell’ospedale… Insomma: ci sarebbe bisogno di un’iniezione forte di legalità. Ma hanno voluto dire no al Carroccio: così facendo, però, hanno smascherato la loro facile e falsa propaganda.