L’Archivio

L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per 6 Novembre 2005

La Francia (e tanti sogni) in fumo

Pubblicato da Jake su 6 Novembre 2005

Brucia Parigi. E il fumo delle contraddizioni dell’intera vicenda sale su tutta la Francia e non solo.
Apre gli occhi la Grandeur. Apre gli occhi l’Europa che a lungo ha cullato il sogno dell’integrazione multirazziale e multiculturale. Persino Prodi ha aperto gli occhi, prevedendo ciò che la Lega e questo giornale stanno dicendo da tempo: anche le nostre periferie sono polveriere.
Lo dice, ma segna un autogol. Per due motivi. Il primo è che la periferia di Napoli e Palermo più che polveriere sono riserve della camorra e della mafia, le quali controllano le presenze degli stranieri con grande precisione criminale. Il secondo motivo, politicamente più grave per Romano Prodi, è che nelle grandi città dove governa la sinistra, la politica finora prevalente è quella del buonismo, della lacrima facile.
La lezione di Bologna ne è la riprova. Il sindaco Cofferati ha adottato il pugno duro contro gli abusi di zingari e immigrati che non solo abitano in posti in violazione di legge ma che incrementano la microcriminalità. L’ha detto lui. (E finalmente anche qualcuno a sinistra ammette che gli extracomunitari clandestini contribuiscono sensibilmente all’aumento della criminalità).
Però a Bologna s’è visto come sta andando a finire: non tutti, da quell’orecchio, ci vogliono sentire.
A Milano, l’Unione ha scelto il suo candidato sindaco (le primarie saranno un’altra fiction propagandistica: avremo modo di riparlarne) nel prefetto di Milano, il quale dovrà barcamenarsi tra Rifondazione, Verdi e centri sociali. Cioé i suoi futuri sostenitori. Altro che legalità e ordine pubblico: Ferrante ha già dimostrato la sua mollezza nel non risolvere i problemi che, in proiezione, potrebbero trasformare le nostre grandi città in… Parigi.
Milano, Torino, Bologna, Genova, Cremona, Brescia, Venezia-Mestre (e potremmo continuare così a lungo) nascondono le loro piccole banlieue. Le loro piccole casbah.
Con la vicenda della scuola di via Quaranta e con la moschea di viale Jenner, abbiamo già testato le potenzialità delle popolazioni islamiche, la loro voglia di espansione territoriale, commerciale, religiosa e culturale. Nei giorni di tensione, quando le mamme musulmane facevano fare le lezioni ai loro bambini in strada, a via Quaranta ci scappò un morto: si trattò di un bambino che sfuggì dal controllo delle signore e finì sotto una macchina. Quel bambino – io scrissi – fu vittima dell’egoismo di quella esasperata protesta, del loro braccio di ferro con il Comune e il prefetto, il quale prendeva tempo in nome del dialogo. Un dialogo che non ha risolto un bel niente perché, infatti, nessuno ne parla ma i genitori “di via Quaranta” non hanno poi iscritto i rispettivi figli nella scuola pubblica, ancora una volta infrangendo le leggi dello Stato.
Quel bambino morto, in un contesto di maggiore tensione, avrebbe scatenato la guerriglia delle banlieue, che ricordo è cominciata perché dieci giorni fa, a seguito di un controllo della polizia, due minorenni sono scappati, sono finiti in una centrale elettrica e vi sono rimasti fulminati. Da lì, la rivolta. Un escalation di violenza contro lo Stato e le sue istituzioni. Contro le caserme dei vigili del fuoco, contro edifici, autobus, macchine e persone: cittadine messe a ferro e fuoco. Ma soprattutto contro la polizia di Sarkozy, duro ministro dell’Interno.
Parigi, ovviamente, non è Milano né Torino né Bologna. Non ancora… Destra e sinistra devono però dire cosa intendono fare per evitare che si arrivi alla situazione francese. Devono dire se considerano il percorso di integrazione adottato Oltralpe, un modello o un’esperienza fallimentare. Si badi bene che i fatti di cronaca, che la stampa italiana ha registrato con il solito ritardo di chi non vuole capire, sono solo l’aspetto eclatante, più drammatico ma non sono una tragedia isolata. A Marsiglia, scontri tra immigrati maghrebini o figli di immigrati e polizia sono all’ordine del giorno. Idem, a Lione e in altre città francesi, Paese dove – anche questo vale la pena ricordare – non per caso c’è il più forte partito di destra xenofoba, qual è quello guidato da Le Pen, il quale raggiunge facilmente le due cifre nei risultati elettorali.
L’Italia cosa vuole fare? Lo dicano Romano Prodi e la sinistra, i quali sono responsabili di politiche migratorie che se li mettono al riparo del buonismo dilagante, li inchiodano invece alle responsabilità della storia.
Ma lo dica anche Berlusconi che sull’islam sta prendendo una svolta moderata insensata. Nei giorni scorsi ha parlato all’islam moderato di casa nostra, sulla spinta delle micidiali accuse di Ahmadinejad contro l’America e Israele. Nel suo allargare il tavolo, ha invitato anche Rula Jebreal e Afef, le quali avranno pure allietato la tavola ma che non hanno alcun peso politico in seno alla comunità islamica italiana. E, quindi, non servono a niente. Allora, Berlusconi, a che gioco stiamo giocando?
La posta in palio è elevata: di mezzo c’è il futuro delle nostre comunità. Londonistan è fallita sotto le bombe nel Tube a opera di figli di immigrati che gli inglesi credevano ormai loro figli. L’anarchia olandese ha prodotto odio e morte: Pim Fortuyn e Theo van Gogh.
Parigi brucia. La Germania è spaccata al suo interno nei rapporti con la comunità turca. Noi, che strada intendiamo imboccare? La nostra politica è chiamata a studiare un nuovo modello possibile. Per la Lega ce n’è uno valido: limitare i flussi migratori e difendere i nostri confini. Invece di liquidarlo come anacronistico, qualcuno cominci a riflettere che è la stessa idea della maggioranza della gente.
Lo faccia prima di trovare piazza Castello, a Torino, o Sesto San Giovanni in fiamme. Avanti di questo passo, la strada è quella parigina. Lo si sappia…

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Il Cofferati leghista

Pubblicato da Jake su 6 Novembre 2005

Vi raccontiamo ora di quella volta che Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, diede ascolto alla Lega Nord, accolse una sua richiesta, si attirò il plauso dei riformisti e gli anatemi di Rifondazione Comunista, provocò una tempesta nel centrosinistra e conquistò la tessera onoraria del Carroccio. Poiché la politica è spesso sorprendente, non è una storia mitica che risale alla notte dei tempi, ma quanto accaduto realmente, solo qualche giorno fa.
Assisi, il 4 ottobre scorso, festa di S. Francesco patrono d’Italia. Cofferati faceva parte della delegazione emiliano-romagnola giunta in Umbria perché proprio a questa regione era spettato il compito di fornire l’olio necessario per la lampada del Santo. C’era anche Mauro Manfredini, consigliere regionale modenese, bell’esempio di esponente leghista tutto d’un pezzo, concreto, se vogliamo un po’ sanguigno. È lui a raccontarci come è andata. «Vede, a Bologna noi non abbiamo rappresentanti nelle istituzioni; la stampa non ci dà più spazio da quando abbiamo triplicato la nostra pattuglia in Regione, hanno paura che cresciamo ulteriormente. Così, per rivolgere un appello a Cofferati, non mi restava che parlargli faccia a faccia». Verso sera, Manfredini approfitta di un momento in cui l’ex segretario della Cgil è solo. «Sono andato da lui e gli ho detto: sindaco, tu mi devi risolvere un grosso problema, devi dichiarare guerra ai mille lavavetri che ormai infestano ogni semaforo della tua città». Ci immaginiamo la scena («che ha un esponente di Forza Italia come testimone»), il Cinese di fronte al leghista, una richiesta difficile da accogliere per un esponente della sinistra, ma la storia prende una strada diversa, inattesa. Grazie a uno stratagemma di Manfredini: «Macché stratagemma, chiamiamolo pure ricatto. Gli ho detto: se non fai quel che ti dico, se non liberi Bologna dai lavavetri, ci penso io. Chiamo gli amici Volontari Verdi, organizzo un paio di pullman, uno dalla val Brembana e uno dal Veneto, avverto prefetto e questore e inizio a pattugliare i semafori, pacificamente. Insomma, creo un caso nazionale, faccio esplodere una grana pazzesca proprio nella tua città». C’è da dire che quello dei lavavetri è un problema reale, sotto la torre degli Asinelli. «Ce ne sono ovunque – spiega Manfredini – Uno prende l’auto, incrocia cinque o sei semafori, magari si fa lavare il parabrezza la prima volta ma non può certo farlo continuamente. Ebbene, ci sono giunte segnalazioni di atti di teppismo nei confronti di chi non versa l’”obolo”: quando va bene, ecco uno sputo contro il vetro. Ma sappiamo anche di casi in cui questi personaggi hanno tirato fuori un chiodo e rigato la portiera dell’automobile». Insomma, un bel problema, «e la popolazione è arrabbiatissima, esasperata, non ne può davvero più».
Ma torniamo al faccia a faccia tra Cofferati e Manfredini. Non sappiamo quali pensieri abbiano percorso la mente del sindaco, «di certo ci siam guardati negli occhi e ha capito che non scherzavo affatto». Anche perché Manfredini già in passato ha organizzato clamorose manifestazioni di protesta. «Portai 400 persone al Maurizio Costanzo Show, tutti venditori ambulanti, per protestare contro il trasferimento del mercato da piazza VIII Agosto in zona Fiera, deciso dalla giunta Vitali. Significava danneggiare pesantemente 450 famiglie… Sarà un caso, ma poco dopo la sinistra perse l’amministrazione di Bologna».
Insomma, con una fama di questo tipo Manfredini è riuscito evidentemente a essere convincente. Perché esattamente una settimana dopo l’incontro, Cofferati annunciava urbi et orbi il giro di vite contro i lavavetri. « È stato una specie di nuovo miracolo di S. Francesco – scherza ora Manfredini – In fondo, ho fatto un favore a Cofferati: invece di aspettare che la situazione degenerasse ulteriormente, l’ho costretto a affrontarla con decisione. Ma cosa vuole, noi leghisti siamo così: prima di tutto, il bene dei cittadini».

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Banlieue: come stanno le città italiane di sinistra?

Pubblicato da Jake su 6 Novembre 2005

«Abbiamo le peggiori periferie d’Europa. Non crediamo di essere così diversi da Parigi, è solo questione di tempo». Con queste parole l’ex presidente della Commissione Ue e attuale leader della coalizione di centrosinistra, ha affrontato il problema della banlieue di Parigi. Un’affermazione, quella di Romano Prodi, che lascia a bocca aperta. «Le nostre periferie – ha sottolineato il professore di Bologna – sono una tragedia umana e se non facciamo interventi seri, sul piano sociale e con l’ edilizia, avremo tante Parigi. Ci sono condizioni di vita pessime e infelicità anche dove sono tutti italiani». Eppure Prodi, invece di “lanciare” inutili premonizioni, farebbe meglio a pensare a un modo per evitare che quello che oggi sta attanagliando la periferia della Ville Lumière si trasformi in realtà anche nelle nostre città. Proprio nelle grandi aree metropolitane amministrate dal centrosinistra, infatti, la situazione è sull’orlo della crisi e solo grazie alla Turco-Napolitano oggi rischiamo di trovarci faccia a faccia con una simile situazione. Eppure, allarmi – per altro sporadici – a parte, è il buonismo a guidare l’Unione.

BOLOGNA, IN MANO AGLI STRANIERI
Forse il Professore bolognese a causa dei tanti impegni avuti come presidente della Commissione Europea manca dalla sua città da un po’ o forse, più probabilmente, abita in centro e si muove solo scortato, visto che non s’accorge che nella città guidata dal sindaco Cofferati, tanto attaccato per la sua richiesta di legalità ci sono una serie infinita di problemi. Basta citare Villa Spada o Villa Salus, veri e propri centri di criminalità, dove immigrati clandestini, dormono all’addiaccio.
Ancora: lo spaccio di sostanze stupefacenti nella zona dell’Università, i 4 campi nomadi o le ormai famose baracche sul Reno che il primo cittadino a fatto finta di abbattere, ma che per la maggior parte sono ancora lì dov’erano. Chiudiamo questo breve elenco con i 4 campi nomadi che assediano il centro emiliano, ma di casi da cronache ce ne sarebbero molti altri.

VENEZIA, CENTRI SOCIALI “ISTITUZIONALI”
La città del Lion è un’altra fucina di notizie per chi si occupa di criminalità e microcriminalità, spesso non adeguatamente contrastata dall’amministrazione comunale.
Vogliamo parlare ad esempio degli immigrati che commerciano per le calle della laguna? Malgrado le lamentele di molti commercianti il comune seguendo l’idea dell’integrazione ha concesso dei permessi ai venditori ambulanti per esporre la loro merce. Peccato che se andassimo a controllare i vu cumprà nella città veneta, ci accorgeremmo che nessuno è autorizzato: nessuno ha partecipato ai bandi, eppure le stuoie sono lì e nessuno fa nulla.
Ancora, passando verso Mestre, dove la città è divisa per etnie extracomunitarie. Ogni gruppo è diventato di fatto “proprietario” di un parco e lo occupa 24 ore su 24. Di giorno molti immigrati bivaccano nullafacenti sul loro territorio e di notte festeggiano bevendo alcolici e infastidendo i cittadini. Spesso si verificano scontri tra le varie etnie e nei giorni successivi i giornali locali occupano le pagine con cronache degli “scontri”. Una situazione ben conosciuta a cui non si pone alcun rimedio. Il capoluogo poi è famoso per i suoi centri sociali, il “Morion” “istituzionalizzato” grazie alla guida di Tommaso Cacciari, nipote del sindaco di Venezia e il “Rivolta” di Marghera alla cui testa c’è Luca Casarini, leader dei disobbedienti.
Famose oltre alle Feste della semina e del Raccolto (di cannabis) anche le solite “spese proletarie” ai danni di centri commerciali della zona.

BRESCIA, IL CENTRO È IL VERO GHETTO
Nella Leonessa a differenza che nella altre città, non sono tanto le periferie a sembrare banlieue quanto il centro. In questo caso il ghetto si è spostato verso la parte più bella della città, merito dell’amministrazione guidata da Paolo Corsini che ha fatto dell’accoglienza una parola d’ordine e i bresciani ringraziano.
La zona della stazione è un ottimo biglietto da visita per la città e le centinaia di clandestini che giornalmente lo corredano ne fanno un luogo certamente molto sicuro. Ma d’altronde l’idea di accoglienza della giunta di centrosinistra è proprio questa. La stessa che permette a centinaia di immigrati di “soggiornare” al Recidence Prealpino senza che sia rispettata alcuna norma. Un altro luogo che “qualifica” la città poi, è il Magazzino 47, il famoso centro sociale che negli ultimi anni sta vedendo sempre meno aderenti ma che con le sue politiche sempre “pacifiste” e “accomodanti” attacca una volta si e l’altra pure la Lega. Ulteriore punto di forza che potrà dare lustro alla città è la moschea che nelle idee di molti dovrebbe essere aperta in zona Volta.

TORINO ASSEDIATA ALLARME SUI MURAZZI
Chiamparino in qualche modo lo aveva promesso in campagna elettorale: avrebbe trasformato Torino in una città nuova, e in effetti ci è riuscito. A registrare le innovazioni di centrosinistra, è soprattutto la zona dei Murazzi, ovvero il Lungo-Po realizzato verso il 1880 che parte dal Ponte Vittorio Emanuele I per arrivare a corso San Maurizio. Qui gli immigrati provenienti dai Paesi del Magreb sono ormai i padroni di casa e gli scontri con le forze dell’ordine si susseguono quotidianamente. Non da meno sono poi l’area mercatale di Porta Palazzo e San Salvario, il quartiere racchiuso tra Corso Vittorio Emanuele II, Via Nizza, Corso Dante e il fiume Po.
Ma non è tutto qui. A fare bella mostra sono anche il centro sociale il Barocchio di Grugliasco, il locale movimento anarchico e il Torino Social Forum all’interno del quale spesso si nascondono aderenti all’area anarchica. Per concludere non era poi possibile dimenticare le contraddizioni interne alla sinistra e la doppia posizione assunta da esponenti politici dell’Unione che hanno e ancora oggi stanno spingendo le proteste, anche violente, nella periferia di Torino contro l’alta velocità.

GENOVA, PONENTE REGNO DEGLI EXTRAUE
Impossibile pensare a Genova senza farsi venire in mente il G8, le aggressioni e i danni provocati dai “pacifici” manifestanti tanto cari alla sinistra. Ma fermarsi al G8 sarebbe sin troppo facile. E allora ci si può spingere lungo i caruggi, fino al cuore di Genova. E qui proprio partendo dal centro storico ci si accorge che nella città di Cristoforo Colombo la musica è cambiata. Come nei sovraccitati quartieri di Torino, anche a Genova la situazione non è facile. Nelle vie e nelle piazze principali i nordafricani praticano senza sosta lo spaccio di sostanze stupefacenti. Il centro non è periferia, verissimo, ma lo spaccio è sempre spaccio e non è gradito in centro così come nelle periferie. Ma basta allontanarsi di pochi metri, dirigendosi verso il porto per imbattersi in extracomunitari non certo integrati che attendono nei pertugi più nascosti come un predatore attende con pazienza la sua preda. Ma è verso Ponente che la situazione degrada notevolmente. A San Pier d’Arena e a Cornigliano, precisamente sul lungo mare Canepa e nella zona Campi la prostituzione la fa da padrona. Indisturbati gli immigrati praticano una continua tratta di giovani donne che una volta in Italia vengono avviate alla prostituzione. Problemi che la sinistra, evidentemente non tiene in giusta considerazione tanto che proprio per gli extracomunitari si è pensato di costruire una moschea a Cornigliano. Immigrati che hanno letteralmente preso d’assalto anche il quartiere di Sestri Ponente dove furti e rapine “gestiti” da albanesi non mancano. E proprio ad un figlio del Paese delle Aquile è dedicata una ricorrenza, la “giornata del lavoratore albanese” che si terrà, martedì 8 Novembre. Per ricordare la morte di un operaio edile straniero. Peccato che ci si sia dimenticati delle centinaia di lavoratori italiani che muoiono ogni anno in incidenti sul lavoro.

NAPOLI, PATRIA DEI CLANDESTINI FALSARI
Nemmeno Napoli è rimasta immune. Nella regione amministrata da Bassolino, infatti, ai tanti problemi è andato ad aggiungersi proprio quello della criminalità extracomunitaria che nella Napoli della Iervolino ha trovato una calda accoglienza. Alle risse tra bande di giovanissimi che si contendono il controllo del quartiere Vomero, si sono così aggiunti magrebini e albanesi dediti a furti e sfruttamento della prostituzione. Tra i pacifici residenti delle periferie si contano anche i Disobbedienti campani che negli ultimi anni hanno “conquistato” diverse accuse che vanno dall’aggressione a pubblico ufficiale alla detenzione di armi. Da non dimenticare poi il laboratorio occupato Ska, gli attivisti No global e le diverse liste dei disoccupati del Coordinamento lotta per il lavoro. A differenza delle altre regioni però, in Campania gli extracomunitari si sono specializzati nella falsificazione dei documenti e nella contraffazione di sigilli di Stato e valuta. Fiorente anche il “traffico” di cladestini che a Nola fa registrare il suo apice.

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