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L’integrazione francese in pezzi

Pubblicato da Jake su 3 Novembre 2005

Adesso si fa sul serio, la rivolta della Seine-Saint-Denis si è allargata a gran parte della banlieue parigina, 250 automobili (un record) sono state bruciate solo nell’ultima notte di guerriglia.
È sceso in campo anche il presidente della Repubblica Jacques Chirac, invitando alla calma, e il premier Dominique de Villepin ha di fatto soppiantato nella gestione della crisi il ministro degli Interni alfiere della tolleranza zero, Nicolas Sarkozy.
«Non c’è crisi di governo», si è affrettato a dichiarare Pascal Clement, ministro della Giustizia, subito dopo il question time in Assemblea nazionale. Ci sono stati momenti drammatici, consoni a una situazione «di massima gravità», come l’ha definita il primo ministro de Villepin, che fino a ieri aveva lasciato la scena al suo nemico numero 1, il ministro degli Interni, Sarkozy. Ieri, dopo il consiglio dei ministri durante il quale Chirac ha corretto la rotta – «fermezza», ma anche «giustizia» ha raccomandato il capo dello stato – Sarkozy è tornato nei ranghi.
Alle domande dei deputati non è stato mai invitato a rispondere di persona, il solo de Villepin se ne è assunto l’onere, certo per evitare di esacerbare gli animi dopo le dichiarazioni bellicose di SuperSarko. Villepin ha annunciato direttamente davanti ai deputati che il suo viaggio in Canada di questa settimana viene rinviato, perchè «l’intero governo resti mobilitato» sulla crisi delle banlieue.
Sarkozy non andrà, per gli stessi motivi, in Afghanistan e Pakistan. Il primo ministro ha annunciato un’azione urgente per venire incontro alle domande sociali delle periferie, con risultati entro un mese: «non confondiamo – ha raccomandato – una minoranza che semina il disordine e una grande maggioranza di giovani che vogliono integrarsi nella società».
I tumulti che si sono scatenati giovedì scorso dopo la morte di due ragazzini di Clichy-sous-Bois, fulminati in una cabina dell’elettricità mentre fuggivano dalla polizia, sono arrivati alla Val d’Oise, alla Seine-et-Marne e ad altre zone dell’Ile-de-France. Parigi è un’isola assediata dalla violenza notturna e ancora ieri sera centinaia di poliziotti erano pronti, sotto la pioggia, a fronteggiare nuovi assalti.
Le nuove figure di mediatori nate nell ultime ore a Clichy e dintorni, i cosiddetti “fratelli maggiori” che fanno sentire la loro voce nella comunità musulmana invitando alla calma, hanno chiesto al sindaco che gli agenti si sistemino in modo «meno provocatorio», cioè poco vistoso rispetto alle notti scorse.
E aggiungono che per loro Sarkozy, l’uomo che li ha definiti «canaglie» e che vuole ripulire con l’aspirapolvere la periferia, «non è un interlocutore»: «l’uomo della situazione, per sbloccare questa crisi senza precedenti, è il primo ministro de Villepin», hanno dichiarato senza forse immaginare il detonante valore elettorale, in chiave futura per le presidenziali, della loro dichiarazione.
A tirare la volata a un de Villepin apparso molto meno teso di Sarkozy, è stato il suo “padrino” politico Chirac, che in mattinata ha invitato alla calma sia gli abitanti delle banlieue sia gli esponenti del governo. È da due giorni, infatti, che la compagine di ministri ha chiaramente vacillato sotto le polemiche per il comportamento di Sarkozy.
Ad uscire allo scoperto nei giorni scorsi era stato Azouz Begag, ministro per le Pari Opportunità, criticando apertamente il modo di agire e di parlare di Sarkozy. Il quale, ieri, ha tentato di spiegare che quando parlava di “ripulire le periferie con il karcher (il “puliscitutto” a getto d’acqua) significava ripulire in profondità, perchè l’economia sommersa ha incancrenito nel profondo quei quartieri».
E – si è chiesto – «è minimamente possibile risolvere i problemi senza mai parlarne o parlandone in modo superficiale o cervellotico?».

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