L’allegra vandalica brigata anti-Moratti
Pubblicato da Jake su 3 Novembre 2005
Lo avevano promesso e lo hanno mantenuto. I giovani studenti vicini al centrosinistra sono scesi in piazza a protestare contro la riforma Moratti. Questa volta però, lo hanno fatto non per loro stessi. Toccati da un forte spirito di solidarietà, gli studenti romani hanno deciso di scendere in piazza perché siano tutelati i diritti dei loro docenti.
La cosiddetta e tanto contestata riforma Moratti va infatti a toccare lo stato giuridico dei docenti, ma non degli studenti. Pacifici come al solito e, spesso con il volto coperto da foulard e passamontagna per difendersi dal freddo pungente che li “colpiva” mentre danneggiavano cassonetti, automobili, cabine telefoniche…. gli studenti hanno sentito l’irrefrenabile dovere di scendere in campo. Un diritto, quello di manifestare, legittimo come quello dello sciopero. Un po’ meno legittimo farlo con l’uso della violenza e della forza nascosti dietro una bandiera strumentale.
Ma i pacifici studenti, tra i quali il centrosinistra ha visto anche ricercatori e persino qualche professore, tutto hanno portato in piazza fuorché una “pacifica manifestazione”.
«Oggi – ha detto di prima mattina il segretario generale della Flc-Cgil, Enrico Panini – si preannuncia come una giornata straordinaria per la presenza in piazza di decine di migliaia di giovani e per l’iniziativa dei professori e del personale universitario davanti al Parlamento». Una previsione azzeccata. La giornata di ieri, infatti, è stata davvero straordinaria, intesa però come “fuori dell’ordinario”.
Il giorno del “no” alla riforma Moratti è cominciato alle 9 del mattino, quando i manifestanti («siamo in 50mila», diranno poi), hanno riempito piazza della Repubblica per poi sfilare fino a piazza Navona in un lungo corteo.
I primi momenti di tensione con le forze dell’ordine si sono registrati in largo Argentina, la meta finale del corteo era infatti piazza Navona, ma fin dall’inizio nelle intenzioni degli organizzatori era ben chiara la volontà di arrivare fino a Montecitorio nonostante i divieti. Così mentre la maggior parte della massa è rimasta ferma tra via del Plebiscito e corso Vittorio Emanuele, gruppi di studenti si sono infilati nei vicoli paralleli per mettere in atto un sit-in davanti alla Camera. Polizia e carabinieri, che presidiavano tutti i possibili varchi di accesso verso la sede istituzionale hanno però bloccato i drappelli più massicci.
A seguito delle numerose mediazioni con le forze dell’ordine e l’intervento di alcuni deputati, tra i quali Paolo Cento e Pietro Folena, i giovani hanno raggiunto piazza Navona, dopo aver ancora tentato, invano, di arrivare il più vicino possibile a palazzo Madama.
Intorno alle 13, mentre gran parte del corteo era tra corso Vittorio Emanuele e piazza Navona, alcuni gruppi hanno cominciato a “sistemarsi” davanti a Montecitorio. La tensione era nell’aria ma è esplosa solo quando una frangia del corteo si è spinta fino ai limiti di piazza Montecitorio, lungo via degli Uffici del Vicario, fronteggiando per un po’ il cordone dei carabinieri. Vistisi bloccare il passaggio i manifestanti hanno così lanciato due fumogeni – chi non ne mette una dozzina nello zaino quando decide di partecipare a una manifestazione pacifica?
Nel frattempo è cominciato il via vai di parlamentari tra la Camera e la piazza. Soprattutto esponenti del centrosinistra, ma anche molti di An, come La Russa, Santanchè e il ministro Landolfi, che restando nei pressi dell’ingresso hanno osservato a lungo la protesta. Intorno alle 15, molti degli studenti arrivati da fuori Roma hanno lasciato la manifestazione per raggiungere treni e pullman mentre altri “irriducibili” hanno continuato la protesta raggiungendo i colleghi a piazza Montecitorio.
Poco dopo sono scoppiati nuovi scontri in via del Corso: un gruppo di studenti mentre transitava a lato di piazza Colonna ha sputato addosso ad alcuni poliziotti che hanno risposto con una carica fermando gli autori del gesto.
Non contenti del risultato raggiunto, i teppisti – continuare a chiamarli studenti a questo punto sembra davvero esagerato – hanno allora deciso di scaricare la loro rabbia contro la giornalista di Sky che stava seguendo la manifestazione.
Dopo avere coperto l’obiettivo della telecamera con un cappello, i manifestanti che la sinistra continua difendere e chiamare “pacifici”, hanno lanciato acqua alla giornalista Jana Gagliardi, accusandola di faziosità. Secondo gli studenti, infatti, la giornalista avrebbe fornito, davanti alle telecamere, una versione non veritiera degli scontri avvenuti in precedenza.
Momenti di tensione anche di fronte alla galleria Alberto Sordi, dove i vigilantes, visti gli scontri di fronte a palazzo Chigi, hanno chiuso in cancelli di accesso al centro commerciale. Cancelli riaperti in un secondo momento a seguito delle proteste di chi si trovava all’interno della galleria e voleva uscire, e delle richieste dei medici chiamati per soccorrere le persone rimaste contuse nei tafferugli.
Nel mirino dei manifestanti anche il ministro delle Riforme Roberto Calderoli riconosciuto mentre transitava a bordo della sua automobile da alcuni manifestanti che hanno ripetutamente colpito a calci, pugni e bastonate la sua automobile. Ma dopo tutto la manifestazione era pacifica. A tutti sarà capitato di sfasciare qualche automobile nei pomeriggi autunnali, no? Soddisfatto dalla manifestazione il rettore dell’università di Roma “La Sapienza” Renato Guarini secondo il quale quella di ieri è stata «una giornata importante», che ha aggregato «le varie forze presenti nelle università».
«Totale condivisione e appoggio alla mobilitazione dei docenti e degli studenti contro le riforme Moratti della scuola e dell’Università» anche da parte della segreteria nazionale della Fiom che evidentemente considera forme di “normale” protesta le aggressioni alle forze dell’ordine e gli episodi di vandalismo in tipico stile “no global”