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La Bonino parla di Iraq come Berlusconi.

Pubblicato da Jake su 2 Novembre 2005

Ritirarsi dall’Iraq in questo momento sarebbe un grave errore. Per Emma Bonino, intervenuta al congresso dei Radicali, le truppe italiane devono infatti rimanere a Nassirya, dove hanno ancora molti compiti da svolgere. Le dichiarazioni della Bonino aprono però lo spettro di una difformità di vedute difficilmente conciliabile con la strategia già annunciata da Romano Prodi, il leader dello schieramento in cui i Radicali si apprestano ad entrare. Andare via dall’Iraq, per la Bonino, produrrebbe il solo effetto di «consegnare il paese ai tagliatori di teste e alla guerra civile». Una situazione, quella del paese dell’ex dittatore Saddam Hussein, che l’ex commissario europeo non esita a paragonare al Vietnam dopo la ritirata degli americani. «Il paese fu consegnato all’oppressione comunista e lo stesso accadde in Cambogia. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscerlo perchè – aggiunge – un conto sono gli slogan, un altro la realtà». L’analisi dell’esponente radicale ripercorre anche l’atteggiamento del partito prima dell’intervento armato. «Ci pronunciammo contro la guerra perchè ritenevamo che si potesse seguire un’altra strada, ma una volta che la guerra è stata dichiarata, bisogna scegliere da che parte stare». Complicando ulteriormente l’ingresso dei Radicali nell’Unione, Emma Bonino non rinuncia a dire la sua anche sull’esportazione della democrazia che, ritiene «vada promossa in tutto il mondo». «Quando si parla di Africa, ad esempio, nessuno parla di democrazia, nemmeno il sindaco di Roma Walter Veltroni. E’ una posizione razzista: è come se pensassimo che gli africani non possono essere democratici perchè sono sottosviluppati e perchè sono neri».
Idee forti anche sull’Europa e sulla sua politica ambigua. «Come esportatori di democrazia non abbiamo una grande esperienza. Come esportatori di tiranni, però, andiamo meglio: abbiamo sostenuto uomini forti, despoti illuminati, che dovevano essere amici dell’Occidente e che poi si sono trasformati in dittatori feroci e longevi; da Amin Dada a Milosevic». L’ex commissario europeo cita poi l’esempio della riduzione generalizzata del debito. «Non ho mai capito perchè si debba ridurre il debito a dittatori che poi usano quelle misure solo per aumentare il proprio conto in Svizzera».
Non poteva mancare un riferimento all’Afghanistan, paese in cui la radicale è stata per molto tempo, impegnandosi in diverse e pericolose battaglie. «Dobbiamo avere il coraggio di dire che in Afghanistan la politica proibizionistica fin qui seguita è stata controproducente. Il divieto di coltivare papaveri non funziona, perchè agli afghani non conviene rinunciarci. L’unico risultato ottenuto è di aver alimentato il mercato illegale: metà dei soldi che circolano nel paese provengono da attività illecite legate agli stupefacenti».
Complessivamente, quindi, quello descritto dalla Bonino si configura come un programma politico difficilmente assimilabile nel programma dell’Unione, soprattutto per quanto riguarda la politica estera. I Radicali, tuttavia, sono fiduciosi visto che proprio ieri hanno dato l’annuncio ufficiale: si uniranno coi socialisti nella Rosa nel Pugno e staranno col Professore. «Noi – ha spiegato Marco Pannella – vogliamo un’alternativa per fare le riforme». Dal palco del Palaterme di Riccione, il riconfermato segretario Daniele Capezzone (il presidente è invece Luca Coscioni) non ha perso tempo, lanciando strani messaggi a un po’ tutti i nuovi alleati. A Francesco Rutelli Capezzone ha ricordato la foto che lo ritrae mentre issa la bandiera vaticana a Montecitorio per protestare contro la politica di Bettino Craxi sul nuovo Concordato; a Clemente Mastella ha detto di stare attento, «perchè continuando a dire “o me o loro” qualcuno potrebbe finire col dire “loro” e riferendosi ai Ds ha definito «patetico che chi è entrato per ultimo nell’Internazionale socialista grazie a Intini dica oggi che non se ne può fare a meno». A tutta l’Unione, infine, i Radicali chiedono di sapere «come la pensa la lista unitaria su Pacs, amnistia e Iraq».
Ma non sarebbe stato più logico saperlo prima di entrare nella coalizione?

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