L’Archivio

L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per Giugno 2005

Ritenta stupro, rischia linciaggio

Pubblicato da Jake su 29 Giugno 2005

Aveva tentato di stuprare una fornaia romana di 20 anni la sera precedente. S.S. albanese, classe 1985, senza fissa dimora, irregolare con precedenti alle spalle, ci ha riprovato. Questa volta però richiamata dalle urla della giovane che l’ha riconosciuto, una folla di gente si è avventata contro di lui fino a «linciarlo». Quando gli agenti della volante 10 della questura di Roma sono arrivati sul posto lo straniero era a terra in un lago di sangue,il volto tumefatto, i pantaloni già calati e un centinaio di persone intorno a lui pronte a evirarlo. Il fatto è accaduto in via della Magliana, zona di uffici, tra la via Portuense e l’autostrada per l’aeroporto di Fiumicino. Il precedente lunedì alle 20 e trenta. La ragazza, banchista in un forno, era alla fermata del 780 per tornare a casa. S.S. sale sul bus insieme a lei e comincia a palpeggiarla. Poi le stringe il braccio intorno al collo, la fa scendere all’Eur. Ma lei scappa e sporge denuncia alla polizia. Ieri quando il balordo le è ricomparso di fronte ha cominciato a urlare.

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Immigrazione: 29 arrestati

Pubblicato da Jake su 28 Giugno 2005

La polizia ha arrestato 29 persone per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’ immigrazione. Le altre accuse riguardano il favoreggiamento alla permanenza in Italia di clandestini e allo sfruttamento sessuale e del lavoro nero.Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Salerno, Avellino, Napoli, Benevento, Frosinone, Caltanisetta ed Agrigento.

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Hamas: obiettivo distruzione Israele.

Pubblicato da Jake su 27 Giugno 2005

Il leader politico di Hamas all’estero, Khaled Mashaal, ha dichiarato mercoledì che Hamas non intende abbassare le armi né rinunciare alla “lotta armata” contro Israele finché vi saranno “terre di Palestina occupate”. La decisione di Hamas di aderire a un periodo di cessate il fuoco verso Israele, ha spiegato Khaled Mashaal alla tv Al-Jazeera, faceva parte di “una campagna di tattiche e manovre allo scopo di gettare la palla nel campo israeliani e americano”.(…)

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Presi gli stupratori della 15enne

Pubblicato da Jake su 22 Giugno 2005

Identificati gli autori della violenza ai danni della 15enne stuprata sabato pomeriggio in un parco di Bologna. Si tratta di due uomini, di origine nordafricana. Uno è stato fermato ieri sera, l’altro è stato portato in Questura nella notte. Il più giovane, minorenne, avrebbe già confessato. Soddisfazione per l’esito della vicenda è stata espressa dal questore della città Cirillo.

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Quindicenne violentata da nordafricani

Pubblicato da Jake su 19 Giugno 2005

Una ragazza di 15 anni è stata violentata sabato pomeriggio all’interno del parco di Villa Spada, in una zona residenziale sulle colline bolognesi. La ragazzina era in compagnia del fidanzatino di 17 anni. I due, che non erano appartati in un luogo nascosto del parco, sono stati avvicinati attorno alle 17-17.30 da due uomini, tra i 20-30 anni, dall’apparenza straniera. Sotto la minaccia di armi da taglio, hanno intimato ai due giovanissimi di seguirli fino ad una zona nascosta tra gli alberi. Lì, mentre uno dei due uomini immobilizzava il diciassettenne, l’ altro ha abusato della ragazza, per poi scambiarsi i ruoli: la ragazzina è stata quindi violentata da entrambi. I due hanno anche rapinato la coppia di giovanissimi di alcuni oggetti personali. Terminata l’ aggressione i due sono fuggiti, mentre i ragazzi hanno chiesto aiuto ad alcuni passanti. Dopo aver chiamato i genitori hanno avvisato la polizia, mentre la giovane è stata accompagnata all’ ospedale e medicata.Le indagini, coordinate dal pm Licia Scagliarini,sono affidata alla squadra mobile di Bologna. Le ipotesi di reato sono violenza sessuale di gruppo, aggravata dalla minore età della vittima, e rapina aggravata.

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E meno male che gli astensionisti inventavano tutto…

Pubblicato da Jake su 14 Giugno 2005

Qua nessuno mi ha ancora mai detto cosa un’ipotetica (e NON possibile) selezione eugenetica comporterebbe? Robinik ha detto che l’umanità ne trarrebbe danno, ma questa frase da sola non ha alcun senso. Qualcuno può rispondermi? Ricordate che “eugenetica” significa miglioramento della specie, il suo contrario è il peggioramento della specie. Perchè non dovremmo volerci migliorare?

Korallo

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Non la prendono molto bene

Pubblicato da Jake su 13 Giugno 2005

viviamo veramente in un paese di STRONZI IGNORANTI CAPRE SCHIFOSE, e ci meritiamo di prenderci in culo una quantità di bombe atomiche che al confronto Hiroshima è una scoreggia di topo.
VENTI PER CENTO DI AFFLUENZA.
io mi vergogno di essere italiano.”

Ganja 

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Pervasi di buone intenzioni e di filantropia

Pubblicato da Jake su 13 Giugno 2005

“io me ne sbatto altamente di cosa minchia siano quelle otto cellule,se siano vive o no, se pensino, parlino, scrivano sui blog o cantino alleluia. Se c’è anche una sola possibilità che quelle otto cellule mi risparmino quel calvario, voglio averla.”

DennisC

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Si sarebbe potuto votare sul governo.. ma ripensandoci è meglio di no

Pubblicato da Jake su 13 Giugno 2005

Fausto Bertinotti: ‘Oggi si vota -dice-. (…) Si vota perche’ ci sono principi da difendere e diritti da salvaguardare. Importanti sempre, ma tanto piu’ importanti di fronte alla concreta possibilita’ che cambi il governo del paese’.

Fassino
: “Sicuramente da domani (oggi, ndr) qualche forzatura sara’ tentata” , ma al referendum “non si vota per Berlusconi o per Prodi“.

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Tertium non datur.

Pubblicato da Jake su 8 Giugno 2005

“L’imminente battaglia referendaria è uno scontro fra autorità e libertà. Da un lato una legge che obbliga tutti gli italiani a seguire uno standard etico unico, imposto dallo Stato; dall’altro la possibilità che ciascuno di noi segua i valori nei quali crede. Un liberale,date queste premesse, non può avere dubbi su quale debba essere la propria posizione”. Sono mesi ormai che mi rigiro fra le mani questo giocattolo intellettuale – fra i piú utilizzati nella campagna per il “si” –, e che mi chiedo se davvero funzioni bene come sembra. E’ un individualista liberale chi ritiene che ogni individuo debba godere del maggior spazio di libertà che sia possibile,
e che gli unici limiti alla libertà debbano essere funzionali all’ordinata convivenza fra gli individui – detto altrimenti, che la libertà di tizio finisca soltanto là dove comincia la libertà di caio. Fin qui, tutto bene. Che cosa dobbiamo intendere per “individuo”, però? Perché è evidente che un ragionamento sui diritti degli individui è possibile soltanto a patto che si sappia che cos’è un individuo. E non solo. La definizione di che cosa sia un individuo non può essere lasciata agli individui: in primo luogo perché fin quando non li si è definiti non si sa ancora chi essi siano; e poi perché attribuire dei diritti agli individui e al contempo dare licenza a chiunque di stabilire chi sia un individuo e chi no, equivarrebbe nella sostanza a non dar diritti a nessuno.
Anche nella società piú individualistica, dunque, almeno la decisione su che cosa debba intendersi per individuo non può che trascendere gli individui. In epoca di relativismo e di democrazia mi pare ragionevole immaginare che quella decisione non possa che toccare alla società stessa: sarà la collettività a stabilire, coi propri strumenti e le proprie procedure, chi sia intitolato a godere di diritti e chi no; e nel caso vi siano minoranze dissenzienti – minoranze, in particolare, convinte di essere limitate nella loro libertà perché costrette a rispettare i diritti di esseri ai quali, fosse per loro, li negherebbero –, queste non potranno che adeguarsi alla volontà della maggioranza. La definizione di che cosa debba intendersi per individuo, insomma, è un’operazione intrinsecamente illiberale – collettiva, non individuale.
Ma proprio per questo, ci viene detto, proprio perché attribuire diritti da una parte significa inevitabilmente sottrarre diritti dall’altra, posta di fronte ai casi marginali, ovvero ai casi nei quali è dubbio che si possa parlare di un essere in qualche misura riconducibile al genere umano, la collettività dovrà sospendere il giudizio e lasciare che ciascuno si regoli come meglio crede. Dovrà insomma adottare una posizione “terza”: senza rispondere nè si nè no, e svincolando gli associati.
Ora, questo ragionamento sarebbe impeccabile – si potrebbe rispondere – se non fosse che svincolare gli associati non è affatto una posizione “terza”. Un essere o è titolare di un diritto o non lo è – tertium non datur. Se ad altri esseri è consentito decidere della sua vita o della sua morte, se è affidato al loro buon cuore, vuol dire che di diritti non ne ha – anche se quelli dovessero decidere di farlo vivere. Una collettività che davanti ai casi marginali decida di “lasciare liberi” i propri associati, insomma, non ha affatto sospeso il giudizio, ma in realtà ha fatto una scelta ben precisa: ha stabilito che no, i casi dubbi non debbono essere tutelati, e ne ha perciò reciso di fatto il legame col genere umano. Ma i casi dubbi sono tali proprio perché non si sa se siano legati al genere umano, e quanto, e come. E una collettività che di fronte ad essi decida senz’altro per il no compie una scelta che, in termini liberali, non mi pare affatto piú legittima della scelta opposta. E’ una collettività che ha deciso di dare una definizione “stretta” di individuo, così da poter dare a quanti considera
individui diritti maggiori. Ha optato per l’intensità a scapito dell’estensione. Come la si possa considerare più liberale (o anche meno liberale, se è per questo) di una collettività che, preferendo l’estensione all’intensità, dia dell’individuo una definizione più “larga”, anche al costo di dare agli individui diritti minori, davvero non saprei. Stesso discorso potrebbe farsi adottando, invece che quello della collettività, il punto di vista del singolo associato. Un liberale, si dice, anche se convinto che ai margini del genere umano ci si debba muovere con cautela, anche se non è disponibile nella propria vita privata a gestire quelle aree periferiche come se con l’umanità non avessero nulla a che vedere, non può voler imporre queste sue convinzioni a chi non condivide la sua prudenza. E di nuovo si pretende che vi sia una terza via: attribuire diritti, negarli, o lasciare libertà. E di nuovo una terza via non esiste: un liberale persuaso in coscienza che a una qualche categoria di esseri marginali alla nostra razza spetti qualche diritto, e che però lascia poi il rispetto di quei diritti al buon cuore altrui, si sta in realtà contraddicendo, ossia nega in conclusione quei diritti la cui esistenza ha postulato in premessa. Se credo che quei diritti ci siano, come posso, da liberale, non chiedere che siano tutelati – ossia incorporati in una norma valida erga omnes? A chi negando l’umanità di quegli esseri marginali mi darà dell’illiberale perché, imponendo le mie idee, violo i suoi diritti, potrò rispondere che a essere illiberale è lui, perché viola i diritti di quegli esseri marginali dei quali io postulo l’umanità. La mia posizione e quella del mio interlocutore saranno allora esattamente simmetriche, entrambe difendibili in termini individualistici a partire da due definizioni di individuo differenti, ma ugualmente frutto di una premessa etica soggettiva – discutibile e al contempo degna di rispetto. Riassumendo. Una collettività, anche la più liberale, decide necessariamente di autorità chi sia titolare di diritti e chi no, e impone alle minoranze il rispetto delle proprie decisioni. Quando ci si sta muovendo lungo i confini incerti fra l’umano e il nonumano, dove quella collettività decida di porre i limiti che separano la presenza de diritti dalla sua assenza è cosa che riguarda la sua sensibilità, non il suo tasso di liberalismo. E ciascuno dei membri di quella collettività, anche il più liberale, ha il diritto e il dovere di decidere in coscienza dove ritiene che il limite debba cadere, o se si preferisce in quale modo i diritti debbano essere graduati; e di cercare poi di far sì che la propria concezione del limite e/o della graduatoria prevalga sulle concezioni opposte – ossia, si trasformi in legge dello Stato, e sia imposta anche a chi non la pensa come lui. Ragionare dei referendum in termini di libertà ed autorità significa dunque rispondere a un falso problema. Sostenere che ciascuno di noi abbia il diritto liberale di trattare gli embrioni secondo coscienza significa aver già dato per scontato che l’embrione non abbia alcun diritto – mettendosi per altro nella totale incapacità di comprendere le ragioni di chi invece crede che li abbia, e non percepisce quindi lo scontro come uno scontro “sui” diritti, ma come un conflitto, arduo e lacerante, “fra” diritti. Piantiamola allora di discettare di libertà e autorità, e ciascuno di noi s’interroghi seriamente, profondamente, in coscienza, sul punto nel quale lui, se vivesse su un’isola deserta, tirerebbe la riga fra l’umano e il non umano. Lì dove tira la riga, dovrà volere che la tiri anche la società in cui vive. Per quel che mi riguarda, ho certamente molti dubbi sul luogo in cui quella linea vada tirata. Una sola altra cosa mi pare di poter dire: che anche ragionare in termini di laicità e clericalismo equivale a rispondere a un falso problema. A regola, è chi costruisce un mondo teocentrico che può infischiarsene di che cosa sia l’uomo. Chi invece da laico costruisce un mondo antropocentrico, dell’uomo deve star ben attento a farsene un’idea la più solida possibile – e pensarci sopra a lungo prima di allontanarsi dagli ancoraggi più robusti che quell’idea possa trovare, quelli alla natura e alla tradizione, presenti non per caso entrambi, e in forze, nella storia del pensiero liberale. Chi in un mondo antropocentrico indebolisce l’idea di uomo sta segando il ramo sul quale sta seduto. Che Dio ci aiuti, il giorno in cui avrà completato l’opera.

Giovanni Orsina

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Fratello embrione.

Pubblicato da Jake su 7 Giugno 2005

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Il non voto è legittimo

Pubblicato da Jake su 7 Giugno 2005

“Sono contrario a criminalizzare quello che decide di non votare, perché un referendum deve essere anche capace di guadagnare un consenso da parte degli elettori. E se non lo guadagna non è colpa dei cittadini, ma del referendum stesso”
Fausto Bertinotti
(Ansa, 9 aprile 1999)

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Presi gli stupratori della 22enne

Pubblicato da Jake su 7 Giugno 2005

Presi tutti, non manca più nessuno: il ‘branco’ che ha violentato la giovane di 22 anni a Milano è in prigione. Dopo i due minorenni romeni arrestati il giorno successivo allo stupro, oggi i poliziotti hanno fermato altri tre connazionali: Remi Stan, 18 anni appena compiuti, e Valentin Dumuitru, 21 anni, bloccato alla stazione metropolitana di Corvetto, nel capoluogo lombardo.

Fermato anche il quinto complice: nella sua baracca, al quartiere di Chiaravalle, è stato trovato il cellulare rubato alla ragazza violentata. Della sola ricettazione della vettura utilizzata dal gruppo per compiere lo stupro è invece accusato un altro romeno, Claudio Gabriel Marin, 18 anni compiuti il mese scorso.

Il questore di Milano l’aveva promesso ai genitori delle vittime: “Li prenderemo. Quello che è capitato è un caso gravissimo. Mobiliteremo tutte le nostre risorse: episodi del genere non devono e non possono accadere”.

L’aggressione era avvenuta nella notte tra venerdì e sabato notte. Cinque sconosciuti abusarono, per circa un’ora, di una studentessa di 22 anni alla periferia della città sotto gli occhi del fidanzato, immobilizzato, picchiato e tenuto sotto la minaccia di un coltelo.
Grazie alla targa dell’auto usata – rimasta indelibilmente fissata nella mente delle due vittime – per la fuga dagli aggressori, la Polizia aveva arrestato il giorno dopo due ragazzini di 15 e 17 anni responsabili di violenza sessuale aggravata e sequestro di persona. L’identico reato imputato ai complici fermati oggi.

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Il disabile.

Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2005

Il maestro della scuola elementare di Orune portava i suoi alunni in aperta campagna e li faceva giocare a calcio. Così, in pantaloncini di velluto e scarponi corazzati da pastore, i piccoli indemoniati potevano sfogare sul pallone la loro furia e tornare in classe con un po’ di attenzione da dedicare alla lezione. Quella volta, però, poco prima di cominciare a sollevare tutt’intorno il consueto polverone, i ragazzini di Orune dovettero fermarsi per considerare un problema inedito, quel loro nuovo compagno tutto storto e un po’ deboluccio che il maestro aveva buttato in mezzo alla mischia: “E a Carmelo cosa gli facciamo fare? Dove lo mettiamo Carmelo?”. Carmelo stava in piedi per miracolo, scomposto com’era, e se si provava anche solo di parlare il suo corpicino gracile si agitava tutto, convulsamente. Figurarsi se riusciva a calciare diritto un pallone. Ma quelli erano gli anni Sessanta, gli anni in cui il Mago Helenio Herrera faceva faville con l’Inter di Moratti (Angelo), e a qualcuno dei bambini di Orune venne subito l’idea: Carmelo doveva fare l’allenatore. Doveva fare Herrera, Carmelo. “Ecco come ho potuto addirittura giocare a calcio, io: facevo l’allenatore, e organizzavo contemporaneamente l’una e l’altra squadra”. Oggi, 2005, il Mago Herrera della Barbagia non fa più l’allenatore, è un deputato del Parlamento della repubblica. Come sempre, quando parla, il suo corpo freme incontrollato, perché la tetraparesi spastica che lo affligge è irreversibile, ma con quel fisico deformato l’onorevole Carmelo Porcu ora ha imparato a convivere. E a scherzare: “Io sono un sardo della Barbagia, nel mio Dna c’è scritto che avrei dovuto fare il bandito o il sequestratore. Perciò, visto che mi manca la forza fisica, ho scelto di intraprendere la carriera politica”. La carriera politica Carmelo Porcu ha scelto di cominciarla nell’Msi. Scelta paradossale per uno che i nazisti probabilemente avrebbero infilato vivo in un forno crematorio. “Ma io che potevo fare? Da handicappato ho scelto il partito più handicappato in assoluto”. E gli è andata di lusso, visto che oggi Porcu è coordinatore regionale di Alleanza nazionale per la Sardegna: “In effetti in politica mi sono trovato bene, e posso garantire che da handicappato a Montecitorio non ho mai sofferto la solitudine”. L’onorevole ride volentieri del suo corpo traballante, ma il caso Carmelo Porcu farebbe rabbrividire tutti gli illustri dottori referendari alla Umberto Veronesi, i quali vanno dicendo che la legge 40 condanna i disabili alla vita, e alla vita da disabile. Ed è proprio per questo che oggi l’onorevole Porcu al suo brutto corpo è affezionato più che mai, e ha deciso di raccontarne la storia drammatica – “ma in punta di piedi, con discrezione, perché mi dà fastidio mettere in piazza queste cose” – “per difendere la legge 40, perché mi sto rendendo conto che tutto il grande progresso culturale e di costume che abbiamo compiuto in tanti anni riguardo al problema della disabilità viene ora rimesso in discussione. Si dice che i disabili non devono venire più al mondo, e nessuno fa una piega, nemmeno le sinistre, che si stracciavano le vesti quando la società ignorante di qualche decennio fa si azzardava solo a trattare uno spastico come me da disabile anche mentale. Oggi invece perfino loro si permettono il lusso di predicare una felicità che può essere definita a priori”. Per Carmelo Porcu il Mondo Nuovo verso cui il nostro secolo precipita, è per certi versi un tuffo all’indietro “negli anni Cinquanta-Sessanta, quando l’avere in casa un figlio disabile era considerato disdicevole, una sorta di marchio d’infamia, una punizione del destino, una colpa da lavare”. Cinquant’anni di battaglie e conquiste sociali spazzati via in un istante: “All’epoca in cui mia mamma mi portava in braccio, da piccolino, la gente che ci incontrava si commuoveva. ‘Oh poverino, questo bambino!’, le dicevano. Qualche volta anche esagerando, in maniera pietistica, ma comunque sempre esprimendo solidarietà. Adesso, al contrario, le donne come mia mamma (che sono delle donne-coraggio, donne che faticano in maniera sovrumana per portare avanti la vita dei loro figli disabili, che amano i loro figli e più sono disabili e più li amano) invece di sentirsi amate, ammirate o comunque di sentire la solidarietà degli altri, si sentono quasi rimproverate: ‘Perché hai messo questo figlio al mondo? Non c’hai pensato? Ti è sfuggita la situazione di mano?’. Io allora mi chiedo: perché non facciamo loro coraggio, piuttosto di scoraggarle a fare nascere quelli come me? E poi qual è la giuria? C’è chi accampa la pretesa assurda di poter dire a un altro uomo: ‘Tu non sarai felice. Per questo non devi venire al mondo’. In un’epoca in cui il progresso della scienza potrebbe permettere anche agli handicappati più gravi di superare moltissime barriere, e in cui il progresso civile ci permette di considerare cosa condivisa il fatto che tutte le persone sono uguali, si cerca contraddittoriamente di far passare questa possibilità di scelta come positiva, mentre è solo la premessa ipocrita di una società che si avvia ad ammettere le pratiche eugenetiche. Tutto questo mi ha convinto a vincere la naturale riservatezza con cui parlerei della mia malattia”.
Così Carmelo Porcu comincia a raccontare la sua vita, una vita interamente determinata da quelli che lui chiama “i miracoli dell’Amore con la a maiuscola, che sono quei fatti che avvengono quando c’è difficoltà a riconoscere la vita e allora è la vita stessa si fa riconoscere, che si fa vedere”. Miracolo dell’Amore numero uno, la nascita. “Mia mamma aveva avuto numerosi aborti spontanei prima di concepire me, e i medici le avevano diagnosticato che non avrebbe più potuto avere figli. Quindi affrontò la mia gravidanza quasi con un po’ di leggerezza, aspettandosi che si verificasse uno dei soliti aborti. Invece nacqui, ma accadde
prematuramente (ero di otto mesi), a casa, senza assistenza medica. La levatrice che assisteva mamma durante il parto, quasi spaventata da com’ero ridotto, mi diede alle donne di casa, le quali furono subito davanti al problema di capire se io ero vivo o morto. Si sincerarono del mio essere in vita attraverso il metodo empirico. Mi misero cioè il dito mignolo in bocca per vedere se succhiavo. Quando videro che in effetti succhiavo, tutte si misero a gridare: ‘Vivu este! Vivu este!’, che in sardo significa: ‘E’ vivo! E’ vivo!’”. Così, nel 1954, Orune si rese conto che Carmelo Porcu era vivo. E soprattutto che, nonostante le previsioni, sopravviveva. “Contrariamente a tutto ciò che si poteva prevedere umanamente, fui accettato con grandissimo amore dai miei genitori, dalla mia famiglia e successivamente da tutta la comunità paesana, che in un certo senso mi adottò. Divenni una specie di mascotte. Mi vedevano crescere con i miei problemi fisici, ma mi sollecitavano sul piano dell’intelligenza, facendo crescere la mia sicurezza e la mia voglia di stare in mezzo agli altri. Allora che i miei genitori fecero un ragionamento da gramsciani inconsapevoli: nella società barbaricina di allora i maschi, i forti, andavano in campagna a lavorare e a seguire il bestiame, mentre le donne, nelle famiglie che potevano permetterselo, venivano mandate a studiare; ebbene io, nella mia condizione di debolezza, ero equiparabile a una donna e fui mandato a scuola. I miei erano convinti che il mio riscatto dovesse venire attraverso l’istruzione, la scuola”. E proprio a scuola avvenne il secondo miracolo dell’Amore nella vita di Porcu: quel bambino tutto contorto fu accolto a braccia aperte dagli insegnanti e dai compagni di classe. “Grazie a questa accettazione, riuscii addirittura a compiere il percorso scolastico ‘normale’, in un momento in cui in Italia non c’erano leggi per l’inserimento dei negli istituti scuole. Anzi, credo di essermi inserito molto di più io allora di quanto non lo siano, purtroppo, molti disabili oggi che quelle leggi esistono”. Poi Porcu fa una breve pausa, come per preparsi ad assorbire un colpo tremendo: “Per le scuole medie fui ricoverato in un istituto per ragazzi disabili, perché la mia famiglia pensava che accanto all’istruzione dovesse esserci il tentativo di recuperarmi sul piano fisico. Perciò mi mandarono al centro di Sassari, dove studiai e insieme mi sottoposi al trattaemento fisioterapico. Fino a quel momento avevo vissuto in una sorta di ignoranza sulla realtà dell’handicap: io facevo perfino a botte con i miei compagni di scuola, mi bastava appoggiarmi al muro per menare come tutti gli altri. Vivevo una perfetta integrazione. Invece quando vidi gli altri ricoverati, scoprii l’handicap. E fu una scoperta traumatica”. Gli occhi di Carmelo Porcu si velano di lacrime mentre il disabile onorevole si prende un attimo pesante quanto tutte quelle vite vissute nel dolore. “In mezzo a quei quattrocento handicappati da tutta la Sardegna, ho vissuto anche con persone in uno stato paragonabile a quello di Terri Schiavo. E ho imparato a riconoscere, perfino in loro, lampi di vitalità e – perché no? – di felicità, sia pure fra tutte le virgolette possibili e immaginabili. E’ bellissimo poter vedere la vita anche in chi sembra non averla quasi più. La forma più debole di vita è quella che merita di essere più tutelata. Se vogliamo costruire una società più umana, dobbiamo affrontare il discorso anche il discordo della non perfezione dell’uomo, che è bello in qualunque situazione e persino quando è più limitato. Ecco perché l’esistenza degli handicappati è utile, perché insegna a tutti che la vita non è perfetta, non è uno spot pubblicitario”.

Pietro Piccinini

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22enne stuprata a Milano, di giorno.

Pubblicato da Jake su 6 Giugno 2005

Vittima del branco. Una studentessa milanese di 22 anni è stata stuprata per quattro ore da un gruppo di balordi, nella notte fra venerdì e sabato. Due dei cinque autori della violenza sono stati fermati nella giornata di domenica. Si tratta di due minorenni rumeni, accusati di violenza sessuale aggravata.

Il fatto si è consumato in via Ripamonti a Milano. La giovane si trovava in compagnia del ragazzo, un impiegato 24enne, sotto la sua abitazione quando i cinque li hanno costretti, minacciandoli con dei coltelli, a salire sulla loro auto. I due fidanzati sono stati trasportati nella periferia milanese, luogo frequentato da extra-comunitari, in modo particolare romeni. Qui hanno da prima malmenato il giovane e poi hanno abusato ripetutamente a turno della ragazza. Quattro ore di calvario senza che la studentessa avesse la forza di ribellarsi. 240 minuti in balia del branco.

Le vittime, dopo le violenze, sono riusciti a chiedere l’intervento della polizia. Da subito sono iniziate le ricerche. Gli agenti sono convinti che anche per gli altri tre le ore siano contate. Le indagini si concentrano nell’ambiente dei romeni.

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Marcello Pera da Zapatero sui matrimoni gay

Pubblicato da Jake su 4 Giugno 2005

Marcello Pera, in visita in Spagna, si scaglia contro il matrimonio gay appena approvato dal Parlamento di Madrid. ‘Non sono conquiste civili o estensione dell’uguaglianza -tuona Pera- si tratta piuttosto del trionfo di quel laicismo che pretende di trasformare i desideri, e talvolta anche i capricci, in diritti umani’. Pera parla anche del referendum sulla procreazione assistita in Italia per dire che l’esito ha visto ‘la sconfitta del laicismo piu’ arrogante’.

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Marcello Pera da Zapatero sui matrimoni gay

Pubblicato da Jake su 4 Giugno 2005

Marcello Pera, in visita in Spagna, si scaglia contro il matrimonio gay appena approvato dal Parlamento di Madrid. ‘Non sono conquiste civili o estensione dell’uguaglianza -tuona Pera- si tratta piuttosto del trionfo di quel laicismo che pretende di trasformare i desideri, e talvolta anche i capricci, in diritti umani’. Pera parla anche del referendum sulla procreazione assistita in Italia per dire che l’esito ha visto ‘la sconfitta del laicismo piu’ arrogante’.

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Bambini rom spruzzano acido

Pubblicato da Jake su 3 Giugno 2005

Rischiava di avere serie conseguenze il gesto di tre bambini rom di 8-9 anni che ieri hanno aggredito un gruppetto di ragazzini spruzzandogli addosso dell’acido. Per uno, un sedicenne, si era addirittura temuto che potesse perdere un occhio, ma fortunatamente tale ipotesi e’ stata scongiurata nel policlinico Umberto I dove il ragazzo e’ stato ricoverato.

Il fatto e’ avvenuto in largo Gerardo Maiella, nel quartiere periferico di Centocelle. Insieme con il sedicenne, il quale ha riportato ustioni di secondo grado in varie parti del corpo, sono rimasti feriti dall’acido, in maniera meno grave, altri tre ragazzi di 16, 12 ed 8 anni. I quattro si trovavano in una piazza accanto ad una fontana e giocavano a pallone quando sono stati avvicinati dal gruppetto di rom che, con alcuni contenitori spray che sembravano inizialmente detersivi, hanno cominciato a spruzzare la sostanza acida verso il gruppo di ragazzi. Le urla del gruppetto aggredito hanno richiamato l’attenzione dei genitori e di passanti, i quali si sono subito accorti che le magliette erano bruciate e che i ragazzini avevano vistose ustioni in varie parti del corpo. Tre di loro sono stati accompagnati da un’ambulanza nell’ospedale Figlie di San Camillo mentre il ragazzo, che e’ subito apparso piu’ grave, e’ stato accompagnato nel pronto soccorso del policlinico Umberto I. Tutti sono stati dimessi in serata.

Il gruppetto di bambini nomadi e’ stato rintracciato dai carabinieri del nucleo radio-mobile ed accompagnato negli uffici della compagnia Casilina. La loro eta’ però, e’ stato detto dagli investigatori, li rende non perseguibili dalla legge e per questo motivo verranno affidati ai genitori che, secondo quanto raccontato dagli stessi bambini, dovrebbero essere ospitati nel campo nomadi Casilino 900, dove risiedono.

”Un fatto di assoluta’ gravita’ e molto preoccupante – ha commentato l’assessore alle Politiche Sociali del comune di Roma Rafaella Milano – ciò che colpisce è soprattutto la giovanissima età dei bambini che hanno compiuto il gesto. Si tratta di un episodio che chiama in causa i genitori dei bambini ed io mi auguro – ha aggiunto l’assessore – che vengano presi tutti i provvedimenti del caso. Al di là delle conseguenze fisiche resta anche il trauma subito dai ragazzi aggrediti”.

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Violenza a Roma

Pubblicato da Jake su 2 Giugno 2005

Tre romeni di 17 anni sono stati arrestati a Roma dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una loro coetanea connazionale. Secondo una prima ricostruzione, i tre hanno convinto la ragazza, una studentessa, a bere un cocktail a cui era stata aggiunta una sostanza stupefacente. La giovane e’ stata condotta in un appartamento, dove e’ stata violentata. La ragazza e’ riuscita a fuggire e ha chiesto aiuto agli agenti del commissariato Casilino, che hanno arrestato i tre romeni.

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Brescia, zingari e immigrati privilegiati

Pubblicato da Jake su 1 Giugno 2005

il capogruppo della Lega Cesare Galli racconta di una città “morta” in mano a extracomunitari e zingari, dove i cittadini, continuamente penalizzati, pagano lo scotto di una politica sempre più lontana dalle loro esigenze.
«Anche le iniziative culturali, come le grandi mostre, finiscono con l’aver scarso ritorno sulla città. La gente viene a Brescia per l’evento e se ne va – dice Galli – Negozi chiusi, troppi zingari, immigrati e prostitute scoraggiano il turista»
E proprio su questi fronti la situazione è ancora peggiore: «La prostituzione è un fenomeno in crescita perchè non esiste alcun tipo di prevenzione. Le nostre richieste di pattugliamento vengono sempre respinte – dice ancora Galli – perchè i vigili sono tutti impegnati a dare multe agli automobilisti»
Un problema, quello della prevenzione e del controllo, che investe anche la vendita di merce contraffatta «Le nostre aziende sono penalizzate mentre gli extracomunitari continuano tranquillamente a vendere in peno centro senza che nessuno controlli e sequestri la merce come è invece previsto dalla legge». E poi ci sono i nomadi, sempre più “attivi” nelle case dei bresciani, case per le quali, fra l’altro, l’ICI ha ormai superato quella di Milano. «Molti quartieri, anche popolari, quelli che noi chiamiamo villaggi, sono quotidianamente visitati da zingari che rubano indisturbati» spiega Galli. Zingari che vivono nei campi nomadi della città senza pagare nemmeno quelle utenze, come luce e acqua, previste anche per loro.
«Le spese a favore di nomadi ed extracomunitari continua ad aumentare, mentre per i cittadini si spende sempre meno, costringendoli a spendere di più per i servizi ai cittadini» conclude il rappresentante del Carroccio.

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Falsi “made in china” sequestri in Toscana

Pubblicato da Jake su 1 Giugno 2005

Il giorno dopo in cui il ministro del commercio cinese Bo Xilai si è esibito in una lunga requisitoria contro l’Italia, rea di essere – a suo avviso – «troppo protezionista», in Toscana le Fiamme Gialle hanno portato a termine due imponenti operazioni contro la contraffazione e l’importazione illegale di merce “made in China”. A Livorno due contrabbandieri cinesi sono finitti in carcere e la Gdf ha sequestrato 110 mila oggetti tra orologi, coltelli, radio, giocattoli, occhiali, elettrodomestici, capi d’abbigliamento e 400 chili di confezioni di seta, tutti entrati illegalmente in Italia tramite falsa documentazione doganale. Tra la merce sequestrata vi erano anche un rapace imbalsamato, cinque tartarughe acquatiche imbalsamate e un palco di corna della rarissima antilope tibetana, tutti oggetti relativi a specie animali protette e delle quali sono vietate la caccia e il commercio. I due cinesi arrestati, un uomo e una donna, risiedevano a Milano dove avevano messo in piedi una sorta di “agenzia di servizi” per la falsificazione della documentazione necessaria all’importazione. Non solo agivano per le loro imprese, ma prestavano anche ad altri imprenditori cinesi la loro consulenza per predisporre la documentazione necessaria ad eludere i controlli. A Campi Bisenzio invece, nella provincia di Firenze, un intero capannone dove erano stoccati oltre 16.000 giocattoli privi del contrassegno “CE” (che certifica la presenza di garanzie per la salute dei bambini) è stato sequestrato e i titolari denunciati nell’ambito di una vasta inchiesta sulla criminalità cinese in Italia.

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Sgominata banda narcotrafficanti

Pubblicato da Jake su 1 Giugno 2005

Una banda di narcotrafficanti extracomunitari, che si avvaleva della collaborazione di italiani, e’ stata sgominata dalla polizia di Padova. Emesse 6 ordinanze di misure cautelari, tre misure dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di un gruppo di giovani extracomunitari di origine tunisina, e 4 denunce. L’organizzazione importava cocaina dall’Olanda verso Padova, provvedendo anche a spacciarla al dettaglio.

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