Poche fiaccole per la Cantoni
Pubblicato da Jake su 26 Maggio 2005
C’erano anche Simona Pari, Simona Torretta e Giuliana Sgrena in piazza del Campidoglio ieri a Roma. Le tre superstiti dei rapimenti in Iraq chiedevano la liberazione di Clementina Cantoni, l’ultima italiana rapita. Non in Iraq ma in Afghanistan. E in questo, forse, sta la differenza.
Già, perché per le due Simone e per la giornalista de Il Manifesto, le fiaccole in piazza erano molte di più, le pagine sui giornali e gli interventi in Parlamento anche.
Per Clementina ieri in Campidoglio c’erano poche centinaia di bandiere contro le 500 mila della Sgrena. E c’è voluto l’appello del sindaco di Roma Walter Veltroni perché il popolo della pace si decidesse a manifestare. “La fiaccolata di ieri è stato un modo per far sentire a Clementina, se potrà vederla, a chi l’ha rapita e al mondo intero la solidarietà dei romani e degli italiani che vogliono subito la sua liberazione” ha detto Veltroni.
Ma è stato anche un modo per fermare sul nascere le nascenti polemiche sui “rapiti di serie B”.
Solo ieri, infatti, dopo otto giorni di silenzio, si è parlato di nuovo di guerra e di ritiro delle truppe (visto che anche in Aghanistan ci sono soldati), come era avvenuto a gran voce nei casi precedenti.
Ma Clementina Cantoni non si trova in Iraq e non ha dalla sua parte una forte appartenenza politica: è una che “non serve ad alcuna causa politica, che fa in silenzio il suo lavoro” scrive nei blog chi la conosce. “Clementina è come il Congo, come il massacro dei Pigmei, come il Ruanda un tempo, come Timor Est: luoghi e realtà che non meritano attenzione, dove si viene rapiti e si muore e chissenefrega. Luoghi e persone da serie b”.
In compenso, in piazza c’erano anche due enormi bandiere afghane listate a lutto, vessilli tenuti in alto da una delegazione dell’Associazione Culturale degli Afghani in Italia: “Ci vergogniamo per quello che è successo in Afghanistan” hanno detto. Ma anche laggiù le cose sembrano avvolte nel torpore e nella lentezza.