Chirac contro la direttiva voluta da Prodi
Pubblicato da Jake su 16 Marzo 2005
Schiaffo di Jacques Chirac alla Commissione europea spaccata sulla direttiva comunitaria dell’ex commissario al mercato interno Frits Bolkestein volta ad attuare un’ampia liberalizzazione del settore dei servizi nell’Unione Europea.
«È inaccettabile», ha tuonato il presidente francese che si oppone fermamente alla direttiva elaborata durante la Commissione di Romano Prodi ed ora caldeggiata dal successore Manuel Durao Barroso. Proprio con quest’ultimo il capo dell’Eliseo ha avuto uno scambio di opinioni a muso duro nel quale Chirac ha chiesto che la proposta sui servizi pubblici «sia completamente rivista».
Al centro della controversia il principio «del paese d’origine» contenuto nella direttiva in base al quale un gestore di servizi potrà operare all’interno dell’Unione applicando le leggi del proprio paese d’origine. In parole povere, lo slovacco in Italia farebbe riferimento alla legge della Slovacchia, così come il maltese in Francia invocherebbe la legge di Malta. Questo è stato definito un “dumping sociale” a beneficio dei nuovi Stati membri dove le regolamentazioni sono meno ferree e i costi più bassi rispetto a quelli vigenti negli altri 15. Oltre ad un evidente squilibrio sul versante della concorrenza, tale sistema porterebbe a un caotico miscuglio di sistemi giuridici che rischia di danneggiare un mercato, quello dei servizi, che rappresenta il 70 del Pil europeo. Non solo, se la “clausola del Paese d’origine” venisse accettata si prospetta un futuro scenario dove il principio potrebbe essere esteso ad africani, asiatici e sudamericani.
Contro la direttiva si è levato in Francia un coro di proteste ma le critiche sono giunte anche dalla Germania dove la necessità di proteggere le industrie tedesche ha allineato Parigi e Berlino su di un asse chiaramente protezionista. Anche grazie all’azione di questa accoppiata il commissario per il mercato interno, l’ultraliberale irlandese Charlie Mc Creevy, ha già dovuto incassare molteplici emendamenti alla direttiva dalla quale sono state escluse le liberalizzazioni nel settore della sanità e dei servizi pubblici.
Alla levata di scudi di Francia e Germania si è aggiunta, tra l’altro, l’opposizione di parlamentari, associazioni di enti locali e sindacati. Sordo a ogni protesta, il presidente della Commissione Manuel Durao Barroso continua frattanto a puntare i piedi e ribadisce che la clausola del Paese d’origine non sarà cancellata dalla proposta.
Ad abbassare la testa è invece McCreewy che ha riconosciuto la necessità di «portare emendamenti al testo per assicurare che le condizioni e gli standard dei lavoratori non siano colpiti in alcun modo dalla proposta».
Oltre alle proteste legate al “dumping sociale”, la direttiva è stata infatti ampiamente criticata anche perché giudicata poco rispettosa sul fronte sociale.
Il commissario per il mercato interno McCreewy ha affermato inoltre che si dovranno affrontare «le preoccupazioni sulla operatività dei principi del “paese di origine” assicurando che la direttiva non porti in alcun modo a un abbassamento degli standard» di qualità dei servizi.