L’Archivio

L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per Marzo 2005

Villorba: no alla moschea abusiva

Pubblicato da Jake su 31 Marzo 2005

Dovrebbe essere un magazzino di merci all’ingrosso ma un’associazione di mussulmani pretende di trasformarlo in una moschea.
Di sicuro in via Volta a Villorba (in provincia di Treviso) sta sorgendo un tempio all’ipocrisia. Le dichiarazioni di intenti, per esempio, sono intrise di appelli all’integrazione, all’apertura tra differenti culture, alla fratellanza, però se un “infedele” dovesse cercare di entrarvi troverà la strada sbarrata da un cartello inequivocabile: “Ingresso riservato solo agli iscritti”. Il sindaco di Villorba, Liviana Scattolon, non ha dubbi su quali saranno le sorti della moschea, anzi, lei di minareti non ne vuol sentir proprio parlare.
«Moschea? Non c’è nessuna moschea – esordisce il borgomastro leghista – per quanto riguarda la nostra amministrazione in via Volta esiste solamente un edificio classificato nella categoria “d”, cioè destinato a uso industriale o commerciale all’ingrosso. Il capannone, quindi, è stato messo a norma per quel tipo di destinazione, non certo per ospitare attività di preghiera, culto o aggregazione. In questo caso, infatti, dovrebbe cambiare praticamente tutto, a partire dall’applicazione delle normative antincendio».
Gli islamici, però, non hanno finora mostrato di condividere le obiezioni dell’amministrazione leghista.
«Intanto c’è stata la cerimonia di domenica – spiega Scattolon – alla quale abbiamo inviato i nostri vigili urbani per effettuare un sopralluogo. E il loro rapporto conferma che il tipo di attività svoltasi era in difformità rispetto alle concessioni rilasciate, pertanto se queste persone dovessero reiterare il fatto, alla nostra amministrazione non resterà che far chiudere l’edificio».
Una storia di scorrettezze iniziata lo scorso 23 dicembre, quando la “Palladio Leasing Spa” vendette lo stabile alla “Eden di Rigato Sas” (lo stesso stabile per il quale era stata precedentemente presentata, all’amministrazione villorbese, regolare dichiarazione di inizio attività per commercio di pelletterie all’ingrosso). Cinque giorni più tardi, ovvero il 28 dicembre 2004, la “Eden” rivendette l’edificio alla “Al-Waqf al-Islam”, ente per la gestione dei beni islamici in Italia con sede a Segrate, il cui rappresentante legale, il medico siriano Kabakebbj Mohamed Mahel, ha la residenza a Gallarate. La scorrettezza consiste nel fatto che in municipio a Villorba sono venuti a conoscenza delle vendite solamente la scorsa settimana, con oltre tre mesi di ritardo rispetto a quanto previsto dalla legge, che impone di trasmettere all’amministrazione comunale l’atto dell’avvenuta cessione entro 48 ore dalla medesima.
«Sono venuta a conoscenza di questi due atti la scorsa settimana tramite la Digos – commenta il sindaco – la quale mi ha anche avvisato che nel capannone si sarebbe aperto un centro di cultura islamica. Cosa che non può avvenire, lo ripeto, in quanto l’edificio ha tutt’altra destinazione d’uso».
Molto del clamore suscitato dall’apertura di questa “moschea” (ma il sindaco si rifiuta di definirla in questo modo) è dovuto anche alla scelta del luogo (nel cuore della Marca leghista) e del giorno di “apertura” (la domenica di Pasqua, momento di profonda spiritualità per i cristiani). Sembrerebbe, insomma, una provocazione bella e buona. «Personalmente – afferma Scattolon – non sono in grado di dire se ci sia o meno la volontà di provocare. Quello che invece deve essere stigmatizzato con certezza è l’arroganza di queste persone, che pretendono di fare ciò che vogliono a dispetto di quelle regole che tutti sono tenuti a osservare, compresi loro».
L’altro ieri intanto nella buca delle lettere della redazione trevigiana di un quotidiano sono state recapitate due buste ognuna contenente due pallottole. In ciascuna busta un biglietto per il “sindaco Scattolon” e per il “vice Bonan” (il vicesindaco Giacinto Bonan). Un episodio inquietante che il sindaco di Villorba non vuole collegare alla vicenda del centro islamico: «Sarebbe stupido – dice Scattolon – da parte della comunità musulmana compiere un atto di questo tipo»

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Desaparecidos libanesi non fanno notizia.

Pubblicato da Jake su 31 Marzo 2005

L’ultima volta che Sonia Eid ha visto suo figlio Jihad è stato 14 anni fa, quando l’ha scorto da lontano mentre un caporale siriano lo interrogava nella nota prigione di Mazzeh, nella zona occidentale di Damasco, bendato e legato con altri prigionieri.

Jihad è uno delle decine di libanesi ancora detenuti come prigionieri politici nelle carceri siriane: lo denunciano gruppi per i diritti umani, ma il governo di Damasco continua a smentire. (…)Il regime siriano e il governo libanese filo-siriano del presidente Emile Lahoud negano che ci siano cittadini libanesi nelle prigioni siriane e affermano che gli ultimi sono stati liberati nel dicembre del 2000. Ma quando il mese scorso le autorità di Damasco hanno rilasciato 55 prigionieri politici – per lo più membri dei Fratelli musulmani – tra essi c’erano anche due libanesi. Nel novembre 2003 la Commissione per i diritti umani dell’Onu ha rilasciato un rapporto nel quale confermava la presenza di detenuti libanesi nella carceri siriane.

Il presidente siriano Bashar Assad ha fatto chiudere la prigione di Mazzeh e da quando è succeduto al padre nel 2000 ha ordinato il rilascio di molti prigionieri politici. Ma secondo i rapporti di gruppi per i diritti umani alcuni detenuti sono stati trasferiti a Saidnaya. Secondo tali associazioni e i familiari degli interessati, sono almeno 176 i libanesi attualmente nelle carceri siriane, molti da più di 10 anni. Nella lista compaiono decine di soldati, due monaci cristiani maroniti e almeno un uomo politico. (…)Enti internazionali per i diritti umani affermano che centinaia di libanesi sono stati arrestati dalle truppe siriane da quando le prime truppe furono inviate in Libano nel 1976. Gli arrestati facevano parte delle diverse fazioni della società libanese, dalla destra cristiana fino agli estremisti musulmani.

Gli arresti dell’intelligence siriana erano comuni negli anni Ottanta, ma sono calati bruscamente con la fine della guerra civile. La gente veniva sequestrata per attività antisiriane o perché membri di gruppi che divergevano dalla politica di Damasco. Altri venivano presi perché sospettati di lavorare per Israele, il nemico numero 1 della Siria, o per semplici dissapori con il locale comandante siriano o perché coinvolti in dispute familiari o politiche.(…)

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Siria: 300 graziati per pressioni internazionali.

Pubblicato da Jake su 31 Marzo 2005

Oltre 300 curdi siriani accusati di avere provocato incidenti a Damasco durante una manifestazione non autorizzata sono stati formalmente graziati dal presidente siriano Bashar al-Assad assieme a due studenti incarcerati per opposizione al regime.

Assad avrebbe deciso questi provvedimenti di clemenza per favorire lo spirito di unità nazionale in un momento in cui la Siria si trova esposta ad una serie di pressioni internazionali, accentuatesi dopo l’uccisione del premier libanese Rafik Hariri, avvenuta il 14 febbraio scorso.

Secondo quanto si è appreso a Damasco, sono 312 i provvedimenti di clemenza firmati dal capo dello stato siriano nei confronti di esponenti della minoranza curda. Gran parte di loro sono a piede libero in attesa di processo ma in 15, da febbraio stanno scontando pene detentive di varia durata. Ora dovrebbero essere liberati. Stando all’attivista per i diritti umani Anwar al-Buni, un ordine di scarcerazione è stato emesso anche Muhanad al-Dibs e Mohammed Bashir Arab, i due studenti condannati a tre anni di carcere per asserite attività contro il partito Baath al potere. Gli incidenti in cui sono rimasti coinvolti i curdi risalgono al marzo dello scorso anno.

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L’Onu agisce per il Darfur

Pubblicato da Jake su 30 Marzo 2005

Con 12 voti a favore e 3 astensioni (Algeria, Cina e Russia) il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione presentata dagli Stati Uniti per cercare di arginare la violenta crisi in atto nella vasta regione occidentale del Darfur, teatro da oltre due anni di scontri armati e di una grave situazione umanitaria.
La risoluzione approvata prevede la costituzione di un Comitato speciale per controllare l’embargo di armi e informare su eventuali violazioni del divieto; inoltre dovrà controllare e approvare gli spostamenti di uomini e mezzi militari sudanesi nella regione.
Il testo prevede che il Segretario generale dell’Onu stabilisca un gruppo di esperti, con base ad Addis Abeba; inoltre, prevede il divieto di ingresso nella regione per tutte le persone o i gruppi stimati in grado di porre in essere azioni che possano compromettere il processo di pace o la stabilità nella regione.
Questi individui o gruppi dovranno essere individuati dal comitato, che potrà decidere di applicare sanzioni finanziarie ed economiche fino al congelamento di tutti i loro averi oltre che di limitare la loro libertà di spostamento.
Critiche alla risoluzione sono state espresse, oltre che dai rappresentanti di Algeria, Cina e Russia, dall’ambasciatore sudanese che, invitato a parlare davanti al Consiglio di sicurezza, ha dichiarato che il testo approvato appartiene in realtà al Congresso statunitense, che ignora completamente la storia e la realtà del Paese africano.(…)

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Giornata mondiale dell’acqua e guerra fra no-global.

Pubblicato da Jake su 30 Marzo 2005

Si è svolta il 22 marzo la Giornata mondiale dell’acqua, una delle celebrazioni ONU più attese quest’anno perché ha coinciso con l’inaugurazione ufficiale del Decennio internazionale di azione 2005-2015 dedicato dal Palazzo di Vetro alla campagna “Acqua per la vita”. Come ormai accade con tutte le celebrazioni delle Nazioni Unite, il mondo no global ne ha fatto un’occasione di propaganda delle proprie virtù e dei peccati dell’Occidente. (…) Complessivamente si ritiene che siano circa un miliardo e mezzo le persone che soffrono di grave carenza d’acqua e si teme che la cifra possa raddoppiare nei prossimi 15 anni. I bambini in queste condizioni sono 400 milioni, circa un quinto della popolazione infantile mondiale.(…) Le conseguenze sono sconvolgenti. Secondo l’Unicef, per questo ogni giorno muoiono almeno 4.000 bambini. Di fronte a un tale dramma, lo schieramento no global, con in testa i portavoce del mondo del volontariato e della cooperazione allo sviluppo, non trova di meglio che denunciare l’Occidente (…) altri esponenti no global, riuniti negli stessi giorni a Roma per preparare le prossime battaglie contro gli armamenti, che culmineranno a luglio con la seconda Conferenza delle Nazioni Unite sui traffici illeciti di armi, hanno mostrato di sapere che anche i governi dei Paesi cosiddetti poveri hanno qualche colpa: ogni anno in Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina si spendono in media 22 miliardi di dollari per l’acquisto di armi: una somma che avrebbe permesso a quei Paesi di tenere il passo con gli “Obiettivi del Millennio” stabiliti dall’ONU, di eliminare l’analfabetismo (10 miliardi di dollari l’anno) e di ridurre la mortalità infantile e materna (12 miliardi di dollari l’anno) (MISNA, 24/3/2005). «Milioni di persone pagano a caro prezzo le scelte sbagliate dei rispettivi governi che preferiscono investire risorse e ingigantire il loro debito estero nella corsa agli armamenti piuttosto che sostenere programmi virtuosi, e spesso meno costosi, di sviluppo economico e lotta alla povertà» ha affermato Marco Bertotto di Amnesty International Italia.(…)
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Un altro muro, però sconosciuto.

Pubblicato da Jake su 30 Marzo 2005

(…) Siamo al confine tra Botswana e Zimbabwe, Africa del Sud. Da una parte una piccola nazione di neppure due milioni di abitanti con uno dei redditi più alti dell’Africa (dalle miniere del Botswana viene estratto il 30 per cento di tutti i diamanti del pianeta); dall’altra un Paese povero, allo sbando, dove – dicono le statistiche – un quarto dei quasi 13 milioni di abitanti sarebbe pronto a lasciare casa e a partire immediatamente. Meta preferita: il Botswana.(…)Secondo quanto riportato dall’agenzia Peacereporter, un finanziamento allo sviluppo concesso dall’Unione europea al Botswana (34 milioni di euro) andrà a pagare altre centinaia di chilometri di barriera. Sarà un caso, ma il Paese africano è tra i principali esportatori di carne di manzo in Europa. La vicenda del muro elettrificato ha comprensibilmente deteriorato i rapporti tra Harare e Gaborone. Il governo Mugabe (peraltro poco credibile sul fronte dei diritti umani) accusa i vicini, senza mezzi termini, di aver realizzato «la versione africana del muro di sicurezza d’Israele» e «tante piccole strisce di Gaza»: villaggi appartenenti alle comunità San ed Herero tagliati in due o privati delle vie d’accesso all’acqua. Il che innesca a ripetizione vere e sanguinose guerriglie: da una parte, gli abitanti dei villaggi che tentano di rimuovere quella innaturale separazione; dall’altra, la polizia e l’esercito del Botswana impegnato a far rispettare la struttura e la demarcazione del confine. Per gli attivisti dei diritti umani si tratta di una separazione inaccettabile e di un’anacronistica riedizione dell’apartheid; per gli ecologisti di una bizzarra e quanto mai dannosa invenzione. Mentre in diversi Paesi dell’Africa si sta lavorando per creare parchi trasnazionali, nel Delta dell’Okawango, una delle aree più ricche di fauna, si erige una barriere che impedisce il libero movimento e la riproduzione degli animali, con conseguenze notevoli per l’ambiente e la sopravvivenza delle specie selvatiche.(…)

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La Siria: via dal Libano entro maggio

Pubblicato da Jake su 30 Marzo 2005

Il ministro degli Esteri siriano, Faruq al Shara, ha comunicato alle Nazioni Unite che Damasco intende ritirare tutti i suoi soldati dal Libano prima che nel paesi si svolgano le elezioni, previste per maggio.

L’impegno è stato assunto in una lettera al segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, di cui una copia è stata ottenuta dall’agenzia Reuters. L’ambasciatore siriano all’Onu ha detto che una commissione dei due paesi dovrebbe riunirsi prima di sabato per stabilire un preciso programma del ritiro.

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Ciad: riapriremo dopo 33 anni le relazioni diplomatiche con Israele

Pubblicato da Jake su 25 Marzo 2005

Israele e Ciad stanno per riannodare le relazioni diplomatiche, interrotte 33 anni fa su iniziativa del paese africano. Lo ha reso noto la radio israeliana, spiegando che una delegazione dello stato ebraico ha visitato il Ciad alcuni mesi fa e che il ministro degli Esteri Silvan Shalom si rechera’ presto a N’Djamena.(…) Il Ciad ha intanto proposto l’invio di una delegazione in Israele. (…) L’avvio della ripresa dei rapporti coincide con la dichiarazione del cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi, l’otto febbraio a Sharm el Sheikh, a cui e’ seguito il ritorno in Israele degli ambasciatori egiziano e giordano. Il Ciad e’ abitato prevalentemente da musulmani a nord e da cristiani e animisti a sud.

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Cina: stretta dei controlli su Internet

Pubblicato da Jake su 25 Marzo 2005

In Cina le universita’ stanno intensificando i controlli sui forum on-line gestiti autonomamente dagli studenti: il provvedimento rientra nella campagna voluta dal Partito comunista per rafforzare quella che viene definita “istruzione ideologica”. Lo riporta il Washington Post. A seguito dei controlli sono state applicate diverse misure restrittive, che hanno gia’ portato gli studenti a manifestare il loro malcontento. I siti studenteschi ospitano alcuni dei notiziari on-line piu’ interessanti e fanno da punto d’incontro virtuale per milioni di giovani cinesi, che hanno cosi’ l’occasione di confrontarsi su tutto, dalla cultura pop alla politica. Ma nelle ultime settimane le universita’ hanno iniziato ad impedire l’accesso agli studenti non residenti nei campus ed a quelli provenienti da altri atenei: da qualche tempo per accedere ai siti e’ inoltre necessaria la registrazione – con l’immissione dei dati anagrafici reali – che “inibisce” la possibilita’ degli studenti di esprimersi liberamente e li espone al rischio di essere perseguiti dalle autorita’.

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Cuba: sotto controllo gli “antisociali” cubani

Pubblicato da Jake su 24 Marzo 2005

Mentre il caso Cuba e’ tra i piu’ discussi alla riunione della commissione diritti umani dell’Onu in corso a Ginevra, il governo dell’Avana ha annunciato nuove misure contro ”condotte antisociali”. Il coordinatore nazionale del Comitato di difesa della rivoluzione (Cdr), Jose’ Rabilero, ha avvertito che ”non si permettera’ che elementi antisociali, che fanno il gioco dell’imperialismo, compromettano il nostro futuro”. La direzione centrale ha convocato i Cdr di tutto il Paese invitandoli a ”continuare a difendere il socialismo e affrontare in tutte le comunita’ manifestazioni di corruzione, illegalita’ e altri delitti”.

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I Cdr vengono chiamati ”gli occhi e le orecchie” della rivoluzione e sono piu’ di 130mila in tutto il Paese, con piu’ di 8 milioni di affiliati, equivalenti al 93% della popolazione cubana al di sopra dei 14 anni.

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L’Onu commette un’altra Srebrenica

Pubblicato da Jake su 24 Marzo 2005

Il disastro operativo in cui versano le Nazioni Unite ha preso toni non ancora visti: codardia dei Caschi blu in zona di guerra in Congo. L’accusa, che arriva da un rapporto interno dell’Onu stessa, è pesante. Per di più, è venuta alla luce nel giorno in cui alcune rivelazioni sul ruolo del figlio di Kofi Annan, Kojo, nel programma Oil-for-Food hanno messo in imbarazzo il segretario generale dell’Onu. Il rapporto interno, rivelato dal Financial Times , sostiene che, lo scorso giugno, le truppe di peacekeeping in Congo non si sarebbero opposte all’avanzata di un esercito ribelle nonostante avessero ricevuto ordini di fermarle anche con la forza. Il risultato fu che Bukavu cadde nelle mani dei ribelli che la abbandonarono solo dopo violenze e stupri. Il rapporto accusa un comandante uruguaiano dei Caschi blu di avere consegnato il controllo dell’aeroporto di Bukavu alle forze di Laurent Nkunda. Il documento dice che il non avere usato la forza ha creato attorno alla missione Monuc un alone «di impotenza e codardia» e ha dato l’impressione «di avere ancora una volta lasciato a se stesso il popolo congolese». La stessa missione Onu è stata anche scossa da accuse di violenze sessuali sulla popolazione.

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Le bugie sul Patriot Act

Pubblicato da Jake su 24 Marzo 2005

(…) Non è vero, come si è letto anche in questi giorni sui quotidiani italiani, che Bush con il Patriot Act possa arrestare gente senza mandato, indagare senza autorizzazione, rinchiudere sospetti a Guantanamo, negare tutela legale e far sparire migliaia di persone. Sono fregnacce che, tra l’altro, non tengono conto del fatto che la maggior parte delle disposizioni si applica soltanto agli stranieri sospettati di attività terroristiche. Non lo dicono soltanto la Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia di Alberto Gonzales, lo dicono proprio gli oppositori del Patriot Act, i quali appunto contestano tre punti della legge. Questi tre punti critici del Patriot Act vanno letti con attenzione e poi magari paragonati ai poteri di cui dispongono oggi, in tempo di pace e con legislazione ordinaria, i magistrati italiani. Il Patriot Act, per intenderci, è molto più tenue e meno invasivo del 416 bis e, ovviamente, non arriva neanche lontanamente a immaginare il fumoso reato di concorso esterno in associazione terrorista. La coalizione contro il Patriot Act critica la sezione 215 della legge, quella che consente agli agenti federali di raccogliere documenti personali di qualsiasi tipo, dalle informazioni su quali libri o dvd sono stati presi in prestito, fino ai dati medici e alle frequentazioni nei luoghi di culto. Tutto questo senza bisogno di provare davanti a un giudice terzo la probabilità che sia stato commesso un reato. Ma non è che l’Fbi possa fare ciò che vuole: deve sempre ottenere l’ok di una Corte federale (quella prevista da una legge antiterrorismo del 1978) e deve necessariamente riguardare un reato terroristico. Nei primi due anni di applicazione del Patriot Act, le biblioteche hanno ricevuto 50 richieste di rilascio di informazioni sulle attività dei propri frequentatori, dati non lontani da quelli pre 11 settembre.
Il secondo punto che i critici del Patriot Act vorrebbero cancellare è la sezione 213, quella che consente all’Fbi di perquisire abitazioni e uffici senza preavviso. La disposizione deve sempre ottenere il lasciapassare di una Corte federale e può riguardare soltanto “potenze straniere o loro agenti” sospettati di attività terroristiche. L’autorizzazione può essere ottenuta solo “se la notifica immediata dell’esecuzione del mandato possa causare un risultato opposto”. La disposizione, poi, impone che “entro un ragionevole periodo”, che può essere sempre rinnovato, l’indagato deve essere avvertito dell’avvenuta perquisizione. In due anni questi mandati senza preavviso sono stati richiesti 47 volte, mentre il ritardo di notifica è variato da 1 a 90 giorni. Il terzo punto è la sezione 802. Interessa soprattutto i gruppi cristiani di destra, i quali temono che l’ampia definizione di terrorismo possa arrivare a includere anche le azioni di protesta contro l’aborto.

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11/3, 3 arresti a Madrid

Pubblicato da Jake su 24 Marzo 2005

Tre marocchini sono stati arrestati a Madrid e Granada per presunto coinvolgimento negli attentati dell’11 marzo nella capitale spagnola. Lo rende noto la polizia citata dai media. I tre, secondo quanto scrive El Mundo online, apparterrebbero al secondo livello della cellula islamica ed avrebbero partecipato al finanziamento e al rifornimento di armi.

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D’Alema apre ai neocon

Pubblicato da Jake su 23 Marzo 2005

Massimo D’Alema condivide l’apertura fatta da Piero Fassino alla nuova destra americana dei neocon soprattutto nel campo della politica estera. ”Siamo di fronte a una nuova strategia degli Stati Uniti, con aspetti che non condividiamo perche’ noi abbiamo contestato la guerra in Iraq unilaterale, pero’ Fassino giustamente dice di porre attenzione a questa nuova destra americana che vuole espandere la democrazia, una necessita’ reale”, ha detto il presidente Ds a ‘Porta a porta’. D’Alema ha messo in guardia: ”Guai se diamo la sensazione che in nome della pace siamo schiavi di una realpolitik che accetta le dittature e le violazioni dei diritti umani”.

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Cuba: situazione stabile (ma pessima)

Pubblicato da Jake su 23 Marzo 2005

La situazione dei diritti umani a Cuba non e’ migliorata. Lo ha detto oggi a Ginevra Christine Chanet, rappresentante dell’Alto Commissariato dell’Onu per i diritti umani nell’isola caraibica, esprimendo il suo rammarico dopo il rifiuto di dialogo tra le autorita’ cubane e le Nazioni Unite.
”Oltre 60 persone considerate illegalmente detenute sono sempre imprigionate. In gran parte sono giornalisti, difensori dei diritti umani o membri di altre associazioni
. Nuovi arresti e condanne, meno pesanti, sono stati compiuti nel 2004 nei confronti di persone che avevano manifestato apertamente le loro opinioni politiche divergenti” ha affermato Chanet intervenendo davanti alla commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani.
”I prigionieri vivono in condizioni disastrose, nell’isolamento totale e a volte sono picchiati dalle guardie. Soffrono di malnutrizione e l’ igiene e’deplorabile e quando si ammalano non vengono curati”, ha aggiunto Chanet.L’unico fatto positivo che ha notato la rappresentante dell’Onu e’ che le 18 persone arrestate tra il 2002-2003 e accusate di delitti d’opinione sono state liberate.
Gli Stati Uniti stanno preparando una risoluzione per punire la politica dell’Avana. La Commissione dei diritti umani proseguira’ i suoi lavori fino al 22 aprile.

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Terroristi minacciano l’Italia «Infangate l’Islam, una sorpresa vi aspetta»

Pubblicato da Jake su 22 Marzo 2005

Otto presunti militanti di Al Qaida hanno ammesso ieri davanti a un tribunale di Sanaa, nello Yemen, di aver pianificato attacchi contro ambasciate occidentali, tra cui quella italiana.
Davanti ai magistrati, durante la prima udienza del processo, gli otto – tra cui cinque yemeniti, un iracheno con nazionalità svizzera, e due siriani – hanno rivelato di aver ricevuto soldi e istruzioni da operativi di Al Qaida in Arabia Saudita per preparare attentati contro le rappresentanze diplomatiche di Italia e Gran Bretagna a Sanaa e il centro culturale francese. Se condannati, i militanti – arrestati nei mesi scorsi in una serie di operazioni antiterrorismo delle autorità yemenite – rischiano da cinque a dieci anni di carcere.
Intanto un gruppo islamico, firmando via internet l’attentato che sabato sera ha provocato la morte di un cittadino inglese nel Qatar, ha anch’esso minacciato l’Italia: «Ai compagni di Satana, America, Gran Bretagna e Italia, e a tutti coloro che insozzano la terra dell’Islam diciamo: preparatevi ad una sorpresa più grande». Il gruppo terroristico, denominato Esercito dello Sham, minaccia insomma di compiere attentati contro il nostro Paese. «Rivendichiamo la responsabilità della storica operazione del Qatar compiuta da un leone dell’organizzazione Esercito dello Sham – si legge nel documento, con riferimento all’esplosione avvenuta in un teatro della capitale Doha – e diciamo agli ipocriti e agli apostati e ai compagni di Satana – America, Gran Bretagna e Italia – e a tutti coloro che sporcano la terra dell’Islam di prepararsi ad una sorpresa più grande, con il permesso di Allah. Per quanto riguarda l’operazione del Qatar non è che l’inizio e facciamo al fratello (kamikaze, ndr) gli auguri per il martirio. In verità oggi in tutte le terre dell’Islam ci sono basi militari crociate e dentro di esse chiese e statue. E voi, governanti arabi, vi compiacete di ciò che accade nelle terre dell’Amato (il riferimento è al profeta Maometto, ndr)». La presunta organizzazione terroristica precisa di non avere rapporti con l’omonimo gruppo attivo nei campi profughi palestinesi in Libano e chiede alle altre cellule di Al Qaida attive nei paesi islamici di evitare di colpire i civili.
Allarme anche dallo Yemen, dove alcuni militanti di Al Qaida avevano piani per attaccare la nostra ambasciata. Avevano già ricevuto soldi e istruzioni da una cellula situata in Arabia Saudita

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David Frum sulle dichiarazioni pro-Bush di Fassino

Pubblicato da Jake su 22 Marzo 2005

Commentando le parole di Fassino:
”L’errore della sinistra sull’Iraq e’ stato opporsi alla guerra non perche’ troppo pericolosa ma in quanto moralmente ingiusta – ha proseguito Frum – I leader della sinistra hanno accettato che l’Iraq apparteneva a Saddam cosi’ come avevano fatto con l’Urss di Stalin. In questa maniera i leader della sinistra sono divenuti gli ultimi eredi di una logica kissingeriana che Bush vuole scardinare”

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La Francia ribadisce di voler vendere armi alla Cina

Pubblicato da Jake su 22 Marzo 2005

La richiesta francese per il sollevamento dell’embargo alla vendita di armi alla Cina ”e’ stata adottata dal consiglio europeo del 17 dicembre”. Da allora, ha dichiarato oggi il portavoce del ministero degli esteri, Herve’ Ladsous, ”non abbiamo cambiato posizione in alcun modo e riteniamo che l’embargo sara’ sollevato”. Il New York Times stamane sosteneva invece che l’Ue, in particolare il rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Javier Solana, aveva comunicato a Washington la disponibilita’ di Bruxelles a far slittare la cancellazione delle misure restrittive nei confronti della Cina.

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Israele salverà dall’ANP i palestinesi contrari al terrorismo

Pubblicato da Jake su 22 Marzo 2005

Anche un villaggio palestinese sara’ svuotato e smantellato da Israele, con tutte le colonie ebraiche di Gaza, l’estate prossima quando entrera’ nella fase di attuazione concreta lo storico piano di disimpegno del premier Ariel Sharon.
Fonti militari dello stato ebraico hanno indicato che l’esercito provvedera’ a trasferire in Israele anche alcune centinaia di ex collaboratori palestinesi, che oggi vivono nel villaggio di Dahanieh, vicino al confine fra la striscia di Gaza e l’Egitto.
Dahanieh era stato costruito 20 anni fa per dare rifugio alle centinaia di egiziani che avevano a loro volta aiutato Israele durante l’occupazione del Sinai, riconsegnato all’Egitto nel 1982. Mano a mano il villaggio si e’ allargato, con l’arrivo di decine di collaboratori palestinesi ‘bruciati’ nelle loro aree di residenza. A loro e alle loro famiglie Israele ha offerto protezione, alloggi, lavoro. Pur trovandosi nella Striscia di Gaza, grazie alla protezione dei militari Dahanieh non e’ stato colpito dai gruppi armati palestinesi.
Ma il 20 luglio l’esercito israeliano iniziera’ a smantellare le colonie ebraiche nella Striscia. L’operazione, che si annuncia difficile per la prevista resistenza dei coloni ultra’, dovrebbe durare circa 4 settimane. Poi se ne andranno i militari, e Gaza passera’ sotto il controllo dei palestinesi.
Per gli abitanti di Dahanieh, che per i gruppi armati di Gaza e’ ”il campo delle spie”, ci sarebbero poche speranze di sopravvivere nella ‘nuova Gaza’. Decine di palestinesi accusati di ‘collaborazionismo’ con Israele sono stati giustiziati negli ultimi 4 anni di intifada dai miliziani dei gruppi armati.
Spesso si e’ trattato anche di regolamenti di conti privati. Altri presunti ‘collaboratori’ sono stati arrestati e condannati a morte da tribunali di eccezione organizzati dalle forze di sicurezza palestinesi. Il ruolo dei collaboratori palestinesi e’ stato determinante nella guerra che Israele ha condotto negli ultimi anni contro i gruppi armati palestinesi responsabili di decine di attentati kamikaze contro i civili dello stato ebraico. Hanno permesso all’intelligence israeliano di sventare attentati, di colpire i capi delle cellule armate, di smantellare canali di contrabbando di armi ed esplosivi.
”Se si hanno elementi che dimostrino che sono collaboratori di Israele, saranno trattati come prevede la legge”, ha indicato oggi il capo della sicurezza interna palestinese generale Rashid Abu Shback. ”I palestinesi che ci hanno aiutato rischiano di essere massacrati dopo la nostra partenza”, hanno detto fonti militari israeliane: ”non abbiamo l’abitudine di abbandonare alla loro sorte coloro che ci hanno aiutato nella lotta contro il terrorismo”. Cosi’ gli abitanti di Dahanieh saranno pure loro trasferiti in Israele. In base ad un programma di riabilitazione dello Shin Bet, l’intelligence interna israeliano, riceveranno nuove identita’, permessi di residenza e di lavoro, in alcuni casi anche la cittadinanza, e dovranno cercare di mimetizzarsi nella comunita’ araba-israeliana.

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Picchiata: non voleva l’amante del marito in casa

Pubblicato da Jake su 22 Marzo 2005

Colpita dal marito con il bastone di ferro della tenda e con calci e pugni perchè non voleva accettare di ospitare in casa l’amante dell’uomo. È l’odissea che ha dovuto subire per alcune settimane una romena di 39 anni che, dopo l’ennesimo pestaggio, è riuscita a scappare di casa, ma è svenuta per la strada. Soccorsa e trasportata all’ospedale Gradenigo, la donna ha denunciato il marito, che è stato arrestato dai carabinieri. Protagonista della vicenda è un muratore di 28 anni, clandestino, finito in carcere con le accuse di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia e lesioni. La donna, che era sposata con l’uomo da dieci anni (da lui ha avuto alcuni figli), ha riportato un politrauma con contusioni ed ecchimosi su tutto il corpo che sono state giudicate guaribili in 22 giorni giorni.

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Aggressori in fuga

Pubblicato da Jake su 22 Marzo 2005

Folle corsa in auto l’altra notte di due delinquenti (uno dei quali, rumeno, è stato arrestato) sulle strade del comasco. I due avrebbero tentato di aggredire un gruppo di ragazzi che però avevano reagito facendo fuggire i malviventi e comunicando il numero di targa, dell’auto su cui viaggiavano alla polizia. Scoperto che si trattava di un fuoristrada rubata a Milano, qualche giorno fa, le volanti sono state allertate e l’auto in fuga è stata intercettata poco dopo, sulla Varesina, nei pressi di Villa Guardia. Invece di accostare però, l’uomo alla guida ha accelerato ed è iniziato un lungo inseguimento nel corso del quale più volte i banditi hanno speronato polizia. L’inseguimento è terminato solo quando la vettura dei due delinquenti si è schiantata contro il muro di un’abitazione a Cermenate. Uno dei due occupanti è riuscito a scappare a piedi, l’altro è stato bloccato e arrestato. A bordo della vettura numerosi arnesi da scasso.

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Armi alla Cina, chi le vuole e chi no

Pubblicato da Jake su 21 Marzo 2005

L’ abolizione da parte dell’Unione Europea del divieto di vendita di armi alla Cina porterebbe ad un ”mutamento degli equilibri” strategici in Asia, secondo il segretario di stato americano Condoleezza Rice. In una conferenza stampa al termine della sua visita in Cina, la Rice ha affermato che la prospettiva dell’ abolizione dell’ embargo preoccupa anche le potenze regionali, come il Giappone e la Corea del Sud.
Il segretario di Stato ha ricordato che sono gli Usa che hanno ”il ruolo di garantire la pace nel Pacifico”.Nel corso della sua visita a Pechino, la Rice ha incontrato i massimi dirigenti cinesi, tra cui il presidente Hu Jintao ed il primo ministro Wen Jiabao.

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Fassino riconosce il contributo di Bush alla democrazia

Pubblicato da Jake su 21 Marzo 2005

A Casini che ha chiesto alla sinistra di riconoscere che molti dei fermenti democratici avviati nel mondo arabo non possono essere considerati casuali, il segretario diessino risponde che ‘’sta cambiando qualcosa, nel mondo. Siamo sempre piu’ interdipendenti e globalizzati. Quel che sta accadendo nel mondo arabo e’ straordinariamente importante. Siamo di fronte a una sequenza di avvenimenti appunto non casuali. E’ la secolarizzazione che in quei paesi porta alla democrazia”.

”Non ho alcuna difficolta’ -dice Fassino- a riconoscere che questi processi sono anche il frutto di una maggiora intransigenza dell’Occidente verso i valori di liberta’. Anche se non mi pare fondato stabilire un nesso automatico tra la guerra in Iraq e la democrazia”. Non c’e’ dubbio, pero’, sottolinea il segretario della Quercia, ”che quando Bush dice ‘io mi batto perche’ nei paesi arabi ci sia liberta’ e democrazia’, questo sia un atteggiamento molto diverso da quello dei repubblicani americani che negli anni Ottanta sostenevano le dittature militari fasciste in Sud America, fingendo che non sapevano che torturavano e uccidevano gli oppositori”. Oggi, fa notare Fassino, ”c’e’ un rovesciamento. E anche in Europa comincia a esserci una intransigenza nuova nei confronti di chi nega la liberta”’. E a Casini inoltre dice che ”non e’ solo la sinistra, e’ tutto l’Occidente che deve liberarsi di un certo relativismo culturale che lo ha portato ad essere distratto sul tema della violazione dei diritti e delle liberta’ altrove”. ”Ad Abbado”, invece, ”replico che non sbaglia quando dice che a Cuba alcuni diritti materiali sono garantiti, ma aggiungo che in nome di cio’ non si possono limitare liberta’ fondamentali”.

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Odio antiebraico e antislamico: record in Francia

Pubblicato da Jake su 21 Marzo 2005

Gli atti antisemiti e razzisti in Francia hanno raggiunto livelli ”eccezionali e inquietanti” nel 2004 con una crescita del 132% rispetto al 2003, secondo quanto denuncia un rapporto della Commissione nazionale sui diritti umani consegnato oggi al primo ministro Jean Pierre Raffarin e citato sul sito del quotidiano Le monde. In particolare gli atti antisemiti, che dal 2000 sono all’origine di piu’ della meta’ della violenze, sono diventati ancora pu’ numerosi, caratterizzando 970 episodi contro gli altri 595, che hanno invece preso di mira i maghrebini. Nel 2004 vi sono stati 36 feriti vittime dell’antisemitismo, in crescita rispetto ai 22 del 2003 e i 18 del 2002.
L’anno 2004 si distingue per l’aggravamento ”considerevole” delle violenze contro le persone e i beni, con 369 atti razzisti, contro i 189 del 2003 e i 314 del 2002. I feriti sono stati in tutto 56, una cifra record che supera il precedente picco di 40 nel 2002 a cui si aggiungeva anche un morto. Anche il razzismo contro i maghrebbini e’ cresciuto fortemente nel 2004, con un record mai raggiunto di 595 episodi di violenza (232 nel 2003). Un dato, fa notare il rapporto, che non tiene contro anche di eventuali casi di discriminazione sul lavoro o nell’affitto degli alloggi.

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Criminalità straniera in Lombardia

Pubblicato da Jake su 21 Marzo 2005

Forze dell’ordine sempre più impegnate dall’emergenza criminalità straniera in Lombardia. A destare i maggiori timori è la “frontiera dell’Est”, valicata da un numero crescente di malintenzionati. E tra i nuovi acquisti della delinquenza lombarda spiccano le bande di minorenni, spesso di età inferiore ai tredici anni e pertanto non perseguibili dalla legge. Si tratta di giovanissimi appartenenti soprattutto alle comunità di zingari insediate in Romania, dove vengono addestrati alle imprese criminali, in particolar modo il furto con scasso. A lanciare l’allarme nell’area compresa tra le città di Bergamo, Brescia, Mantova e Cremona sono i magistrati del distretto, preoccupati anche per il crescente spazio conquistato dalle feroci organizzazioni albanesi, tra l’altro specializzate nella riduzione in schiavitù di giovanissime immigrate a scopo di prostituzione.

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Migliaia di persone scompaiono con la copertura di Putin.

Pubblicato da Jake su 20 Marzo 2005

La sparizione di civili disarmati in Cecenia e’ diventata ”cosi’ sistematica” da costituire ”un crimine contro l’umanita’. E’ la denuncia dell’organizzazione di difesa dei diritti umani Human Rights Watch che accusa la Russia di coprire implicitamente questo fenomeno.”Le sparizioni forzate sono cosi’ frequenti e sistematiche che esse costituiscono un crimine contro l’umanita”’ afferma l’organizzazione che ha compiuto numerose missioni sul terreno e ha stilato un elenco di testimonianze su casi di sparizioni la maggior parte dei quali avvenute negli ultimi mesi mentre la Russia si sforza di convincere la comunita’ internazionale che nella repubblica ribelle del Caucaso la situazione si ”e’ normalizzata”.
”La Russia detiene il triste record mondiale in fatto di sparizioni – afferma il rapporto di Hrw – quando una persona viene arrestata da agenti dello stato, le autorita’ negano la sua detenzione e nascondono ogni informazione sulla sua sorte, in questo modo non puo’ beneficiare delle protezione della legge”. Hrw denuncia l’impunita’ di coloro che perpetuano questi crimini: 1800 inchieste sono state aperte negli ultimi cinque anni, ma ”non una sola persona e’ stata giudicata pienamente responsabile creando un clima di totale impunita”’ Rachel Denber, direttrice esecutiva ad interim del dipartimento Europa Asia centrale di Hrw, afferma che ”la Russia e’ perfettamente al corrente del problema, ma non ha alcuna intenzione di portare i responsabili davanti alla giustizia”. ”Cio’ – aggiunge – perpetua il ciclo degli abusi”. Nella maggioranza dei casi – dice il rapporto – queste sparizioni sono compiute ”da membri delle forze federali russe, o, sempre piu’ spesso, da forze cecene filorusse subordinate alle truppe federali”. Secondo Hrw, dall’inizio della seconda guerra cecena nell’autunno del 1999, sono sparite dalle 3000 alle 5000 persone e le famiglie esitano sempre piu’ a denunciarne la scomparsa per timore di rappresaglie.
L’organizzazione si rivolge alla Commissione dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite chiedendo che siano prese ”misure urgenti conformi alla gravita’ del fenomeno” e che ‘’sia adottata una risoluzione che condanna le sparizioni coatte in Cecenia ed esiga misure immediate dal governo russo”. E alla
Russia chiede che siano invitati in Cecenia gli organismi delle Nazioni Unite, in particolare il gruppo di lavoro sulle sparizioni e il relatore speciale sulle torture”.

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Clementina Forleo e il perchè della giustizia politica

Pubblicato da Jake su 19 Marzo 2005

La decisione di Clementina Forleo si poteva anche capire, se si fosse fermata a considerare insufficienti le prove a carico degli imputati di terrorismo. Invece ha voluto motivare “politicamente”, ricorrere a una visione giurisdizionalista della gestione delle vicende internazionali, della pace e della guerra: un’opinione, e per giunta un’opinione infondata. Visto che il documento dell’Onu cui ha fatto riferimento non è mai stato approvato. E’ proprio qui il fondamento del giustizialismo, una visione dei rapporti tra politica e magistratura in cui le parti vengono invertite, fino a pretendere che le scelte di politica estera siano l’automatica esecuzione di un “diritto internazionale” e che alla magistratura e non agli elettori spetti di giudicare i governi. La magistratura è caduta in questa trappola, quella militante per pregiudizi ideologici, quella corporativa per la difesa del ruolo e dei privilegi di casta, e questo la porta a inoltrarsi sempre di più in un vicolo cieco. Anche quando Cesare Previti o il conflitto d’interesse non c’entrano niente. La malattia ormai è evidente, e altrettanto chiaro il rimedio che sarebbe necessario: una netta separazione tra la funzione inquirente e quella giudicante. Se il magistrato di merito, infatti, viene trascinato nel processo di politicizzazione innestato dal partito delle procure, perde l’indipendenza, la serenità, la terzietà che sono indispensabili a quella funzione. Solo apparendo immune da ogni pregiudizio il giudice può anche, in coscienza, prendere decisioni giuridiche in contrasto con il comune sentire. Se si immerge nella contesa politica, invece, perde autorità e libertà di giudizio.

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Pan per focaccia agli universitari fiorentini

Pubblicato da Jake su 18 Marzo 2005

Al direttore – Nella veste di promotore del ciclo di lezioni “prospettive di pace in medio oriente”, che prevedeva tanto il contributo dell’Ambasciatore di Israele che quello del delegato all’Autorità Nazionale Palestinese, in seguito ai deplorevoli incidenti che hanno visto vittima il rappresentante di Israele, constatata l’assenza delle condizioni di serenità in seno all’Università di Firenze per l’ascolto dei protagonisti del processo di pace, nonostante l’equilibrio del Rettore Marinelli, ho deciso di interrompere lo svolgimento dell’iniziativa.

Stefano Mannoni al Foglio

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Gli anni settanta

Pubblicato da Jake su 18 Marzo 2005

“Il dramma degli anni settanta non è che a sinistra si fosse peggiori, è che ci sentivamo senza discussione i migliori. La farsa del duemila è che quel sentimento perdura.”

Andrea Mercenaro

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Costituzione irachena: federale e laica

Pubblicato da Jake su 18 Marzo 2005

Talabani ha affermato che nella nuova costituzione, che dovra’ essere redatta dal parlamento entro il mese di agosto, sara’ affermato il principio del federalismo e della laicita’ dello stato, due punti cui i curdi tengono in maniera particolare. Anche Jawad al Maliki, componente della delegazione dell’Alleanza irachena unita (Aiu) ha indicato che l’accordo sul governo dovrebbe essere raggiunto nel giro di una settimana.

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Tentato stupro a casa di amici

Pubblicato da Jake su 18 Marzo 2005

Erano ospiti di una coppia di connazionali residenti in Italia, i i tre etiopi senza permesso di soggiorno che sono stati arrestati sabato per aver tentato di violentare la moglie dell’uomo che li aveva accolti in casa. E’ accaduto in via martiri oscuri 8, zona Pasteur. Il marito si era allntanato per alcuni impegni ed aveva lasciato sola la moglie con gli ospiti, i quali hanno approfittato dell’assenza dell’uomo per aggredire la donna. (…)

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Libano, i silenzi democratici

Pubblicato da Jake su 17 Marzo 2005

Negli ultimi anni la politica estera spesso ha rappresentato per lo schieramento di sinistra un terreno minato che ne ha messo ripetutamente in crisi l’unità. In questi giorni, però, e proprio sullo scacchiere cruciale del Medio Oriente, si sta presentando l’occasione perché le cose cambino, perché il centrosinistra possa dare finalmente un’immagine non solo unitaria, ma anche coerente e forte delle sue posizioni e dei suoi principi.

E’ noto su quale punto in particolare, a partire dall’ 11 settembre ( ma anche prima), nella sinistra si manifestano tensioni e contrasti, ogni volta a malapena ricomposti: sull’uso della forza, sulla guerra. C’è una sinistra che non li esclude a priori, e c’è invece una sinistra radicale che dice no, senza se e senza ma, a qualunque impegno militare. Sul giudizio negativo circa la spedizione americana in Iraq l’accordo è stato ed è comunque generale: no alla guerra, e invece sì all’Onu, sì alla propaganda, sì alla mobilitazione pacifica dell’opinione pubblica, sì alle pressioni della comunità internazionale. E’ con questi strumenti, sostiene la sinistra, che bisogna cercare sempre di promuovere la causa della democrazia là dove la democrazia è assente: non con le armi.

Si può discutere a lungo se sia davvero questa, di volta in volta, la strada migliore per raggiungere lo scopo e anche quella effettivamente agibile. Ciò che non mi pare che si possa proprio fare, all’opposto, è, dopo aver predicato a squarciagola la necessità di prendere una tale strada, nel momento in cui in un qualunque posto del mondo essa è realmente imboccata, voltare la testa dall’altra parte e fare finta di nulla. Se non sbaglio è precisamente questo, invece, il modo in cui si sta comportando la sinistra di fronte a quanto accade oggi in Libano.

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Da settimane le strade e le piazze di Beirut sono percorse da cortei imponenti di gente indignata per l’assassinio di Hariri ad opera dei servizi segreti siriani, da gente che reclama la fine del duro protettorato di Damasco, che ormai data da circa un ventennio, che esprime il suo desiderio di « verità » , di vivere finalmente libera dalla paura e dal ricatto esercitato in permanenza anche dalle milizie hezbollah, di cui è tra l’altro noto il ruolo terroristico svolto entro i confini israeliani.

Ma di fronte a tutto ciò: di fronte ad un Paese del mondo arabo dove per la prima volta da tanto tempo si registra una grande mobilitazione pacifica e di massa a favore della democrazia; di fronte ad un movimento siffatto i cui obiettivi, come se non bastasse, coincidono con i deliberati delle Nazioni Unite; di fronte ad un regime dittatoriale torturatore come è quello di Damasco guidato da Assad figlio che è visibilmente messo alle corde da quanto sta accadendo e forse ne potrebbe essere fiaccato fino alla morte; insomma, di fronte ad un insieme di fatti che sembrano la rappresentazione quasi perfetta di ciò che da due tre anni la sinistra italiana va dicendo essere la strategia su cui puntare, cosa fa questa stessa sinistra per appoggiarla? In pratica, mi pare, assolutamente nulla. I suoi esponenti tacciono, i suoi giornali informano sussurrando, il suo popolo non organizza cortei, non picchetta ambasciate, non sottoscrive manifesti.

La sinistra dei buoni sentimenti democratici e pacifici non fa nulla, così come non fa nulla, neppure qualche blanda manifestazione di pubblica simpatia, per appoggiare il fermento democratico che percorre tutto il mondo arabo. Bisogna forse maliziosamente dedurne che l’antiamericanismo può arrivare al punto di far preferire i tiranni agli Stati Uniti?

Ernesto Galli Della Loggia

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Europa, svegliati!

Pubblicato da Jake su 17 Marzo 2005

“(…) Una politica multilaterale non può consistere nel mantenimento dello status quo, in una concezione ottocentesca della legalità internazionale e della sovranità nazionale che tollera le dittature e la violazione sistematica dei diritti umani”

Condoleeza Rice

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Gli iracheni più ottimisti della sinistra italiana

Pubblicato da Jake su 16 Marzo 2005

Un sondaggio pubblicato dal quotidiano Usa Today dice che Il 62 per cento degli iracheni intervistati (su un campione di duemila persone) ha espresso la convinzione che il loro paese si stia muovendo nella direzione giusta mentre il 23 per cento ritiene il contrario.
In un analogo sondaggio effettuato nel settembre scorso solo il 42 per cento degli iracheni vedeva una marcia del paese nella giusta direzione.
Rispondendo ad un’altra domanda il 48 per cento degli iracheni ha detto di essere favorevole ad un ‘ruolo speciale’ della religione nel governo del paese, mentre il 44 per cento ritiene che religione e governo dovrebbero restare separati.(…)

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Chirac contro la direttiva voluta da Prodi

Pubblicato da Jake su 16 Marzo 2005

Schiaffo di Jacques Chirac alla Commissione europea spaccata sulla direttiva comunitaria dell’ex commissario al mercato interno Frits Bolkestein volta ad attuare un’ampia liberalizzazione del settore dei servizi nell’Unione Europea.
«È inaccettabile», ha tuonato il presidente francese che si oppone fermamente alla direttiva elaborata durante la Commissione di Romano Prodi ed ora caldeggiata dal successore Manuel Durao Barroso. Proprio con quest’ultimo il capo dell’Eliseo ha avuto uno scambio di opinioni a muso duro nel quale Chirac ha chiesto che la proposta sui servizi pubblici «sia completamente rivista».
Al centro della controversia il principio «del paese d’origine» contenuto nella direttiva in base al quale un gestore di servizi potrà operare all’interno dell’Unione applicando le leggi del proprio paese d’origine. In parole povere, lo slovacco in Italia farebbe riferimento alla legge della Slovacchia, così come il maltese in Francia invocherebbe la legge di Malta. Questo è stato definito un “dumping sociale” a beneficio dei nuovi Stati membri dove le regolamentazioni sono meno ferree e i costi più bassi rispetto a quelli vigenti negli altri 15. Oltre ad un evidente squilibrio sul versante della concorrenza, tale sistema porterebbe a un caotico miscuglio di sistemi giuridici che rischia di danneggiare un mercato, quello dei servizi, che rappresenta il 70 del Pil europeo. Non solo, se la “clausola del Paese d’origine” venisse accettata si prospetta un futuro scenario dove il principio potrebbe essere esteso ad africani, asiatici e sudamericani.
Contro la direttiva si è levato in Francia un coro di proteste ma le critiche sono giunte anche dalla Germania dove la necessità di proteggere le industrie tedesche ha allineato Parigi e Berlino su di un asse chiaramente protezionista. Anche grazie all’azione di questa accoppiata il commissario per il mercato interno, l’ultraliberale irlandese Charlie Mc Creevy, ha già dovuto incassare molteplici emendamenti alla direttiva dalla quale sono state escluse le liberalizzazioni nel settore della sanità e dei servizi pubblici.
Alla levata di scudi di Francia e Germania si è aggiunta, tra l’altro, l’opposizione di parlamentari, associazioni di enti locali e sindacati. Sordo a ogni protesta, il presidente della Commissione Manuel Durao Barroso continua frattanto a puntare i piedi e ribadisce che la clausola del Paese d’origine non sarà cancellata dalla proposta.
Ad abbassare la testa è invece McCreewy che ha riconosciuto la necessità di «portare emendamenti al testo per assicurare che le condizioni e gli standard dei lavoratori non siano colpiti in alcun modo dalla proposta».
Oltre alle proteste legate al “dumping sociale”, la direttiva è stata infatti ampiamente criticata anche perché giudicata poco rispettosa sul fronte sociale.
Il commissario per il mercato interno McCreewy ha affermato inoltre che si dovranno affrontare «le preoccupazioni sulla operatività dei principi del “paese di origine” assicurando che la direttiva non porti in alcun modo a un abbassamento degli standard» di qualità dei servizi.

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Musulmane di destra

Pubblicato da Jake su 15 Marzo 2005

Finite (quasi) a destra a causa dell’indifferenza a sinistra. E’ questo il destino che accomuna molte musulmane – laiche – che si sono trovate a fare i conti con le contraddizioni del multiculturalismo di casa nostra. In cima alla lista c’è Souad Sbai, giornalista e presidente dell’Associazione delle donne marocchine. Recentemente il suo nome è apparso nella lista Storace per le elezioni regionali. Non sa ancora se accetterà la candidatura: è socialista, figlia del fondatore del partito socialista marocchino, e probabilmente ha delle riserve di tipo ideale. Arrivata in Italia nel 1981, combatte il paternalismo islamico. E’ a lei che le donne arabe si rivolgono quando i mariti, con la scusa della religione, se ne vanno di casa portandosi dietro i figli e li sequestrano per ricondurli nei paesi d’origine. E’ a lei che le mogli chiedono aiuto quando vengono maltrattate, obbligate ad accettare un regime matrimoniale poligamico. Casi limite, ma sempre più numerosi, che arrivano nella sede della sua associazione grazie alla segnalazione di avvocatesse progressiste. Quando però si tratta di avere un sostegno politico concreto si rimbalza contro un muro di gomma.
“La sinistra ha sempre cercato di evitare posizioni nette. Timorosa di violare il tabù sulle differenze culturali, ha sempre cercato di ignorare la questione islamica. Ogni volta che mi sono battuta per i diritti delle donne arabe l’ho fatto da sola. Da sola sono andata nei villaggi a riprendere i bambini che erano stati sequestrati dai padri. Da sola ho protestato contro quel giudice di Bologna che ha riconosciuto un’unione poligamica, appellandosi alle differenze culturali. La verità è che a nessuno interessa la difesa dei diritti dei minori o delle donne arabe, nonostante siano cittadine italiane. Credo che a sinistra provino un forte imbarazzo: non sanno come affrontare i problemi culturali suscitati dalla presenza in Italia di un islam conservatore perché temono di apparire xenofobi”.
Per Mirian Ismail, invece, il dialogo a destra è una questione tattica. Mediatrice culturale somala, da anni si batte contro la pratica dell’infibulazione ed è riuscita ad ottenere una legge in Parlamento grazie al sostegno di Lega e Forza Italia. Miriam Ismail non è certo una donna di destra. Presidente dell’associazione Donne in rete per lo sviluppo e la pace, si considera laica e progressista. Recentemente è riuscita a ottenere dall’assessorato alla Sanità della Regione Lombardia il finanziamento per un progetto di monitoraggio sulle donne infibulate. Grazie anche all’interessamento di Cristiana Muscardini, membro della Commissione sanità della Regione e parlamentare europea di Alleanza Nazionale.
“Da quindici anni porto avanti un dialogo trasversale”, spiega. “Purtroppo però devo ammettere che la sinistra non sa affrontare la questione dell’emancipazione delle donne immigrate perché è accecata dal buonismo. Recentemente ho avuto un dibattito molto serrato con le parlamentari di sinistra che hanno criticato la legge perché la considerano troppo repressiva (prevede la reclusione da 6 a 12 anni di carcere per chi la pratica). Il loro timore è quello di essere accusate di razzismo e quindi si tirano indietro”.
Anber Koyuncuoglu è un’ex socialista, militante del partito liberal democratico turco. Suo padre era il braccio destro di Atatürk. Vive in Italia da trent’anni. Oggi guarda con simpatia Forza Italia. “Sull’immigrazione la sinistra ha peccato di ingenuità”, spiega. “Ha aperto le porte a tutti gli immigrati senza chiedersi a chi stava dando ospitalità. Risultato: in Europa e in Italia avete l’integralismo religioso cresciuto dentro le moschee arabe che provoca diffidenza nei confronti di tutti gli immigrati musulmani. Io sono musulmana, ma laica. Non vorrei che l’Italia finisse come la Germania, dove i turchi, che vengono da un paese moderno e laico, hanno costruito un’enclave e i razzisti li aggrediscono. Se vogliamo che gli stranieri si sentano cittadini italiani bisogna imporre a tutti, arabi compresi, di rispettare le leggi italiane, anche se in qualche caso si deve violare l’identità culturale di un popolo. E’ un concetto semplice, ma la sinistra non l’ha ancora capito”.

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No alla cultura locale

Pubblicato da Jake su 13 Marzo 2005

Promuovi la musica popolare, cantata magari in dialetto, la cultura “contadina” basata sulle piccole cose, ma molto legata alle tradizioni padane e a secoli di storia e di valori? Ti becchi dell’amministratore che mira a istituire il “Minculpop leghista”, e a favorire la “leghizzazione della cultura”. Potremmo riassumere così quanto sta accadendo in provincia di Verona, dove l’assessore provinciale leghista alla Cultura Popolare e all’Identità Veneta Matteo Bragantini viene attaccato dal centrosinistra per il semplice motivo che si è dichiarato disponibile ad appoggiare iniziative che puntano alla valorizzazione della cultura veneta. I fatti in sintesi: la società Daigo Music Italia, nella promozione del tour del cantautore padano Sergio Borsato, ha inviato una lettera ad alcuni comuni veronesi, dove si manifesta la possibilità di un eventuale supporto da parte dell’assessore. Apriti cielo! Ne è nata una polemica politica sfociata poi su tutti i giornali locali: «In realtà mirano alla leghizzazione della cultura», ha affermato Sergio Ruzzenente della Margherita. «Ci mancavano solo i cantautori padani», ha invece sbottato Vincenzo D’Arienzo, dei Ds. Secca la risposta di Bragantini: «Il comportamento che come assessorato abbiamo assunto nei confronti di Sergio Borsato è del tutto simile a quello avuto con gli altri artisti. Non c’è nessuno scandalo. L’artista si è presentato e noi gli abbiamo suggerito di proporsi per le programmazioni culturali dei singoli comuni. Una scelta del tutto trasparente, come abbiamo fatto con tutti». Aggiunge l’assessore: «Il problema è invece che il centrosinistra ha voluto utilizzare questa vicenda per attaccare altre scelte da noi fatte, che mirano a promuovere la cultura locale». Il riferimento è anche alla recente decisione della Provincia di Verona di affidare alla Fondazione Atlantide l’organizzazione di alcuni eventi culturali, tra i quali il Festival Folk e il Festival di mezza estate. «Durante il Festival Folk – annuncia Bragantini – si comincerà a parlare di cultura celtica, gallese, bretone, con artisti provenienti da diverse località. Sono previste serate ad hoc, con musica dedicata alle regioni padane. Una cultura da riscoprire, diversa, non di sinistra. Per questo si scandalizzano. Il nocciolo della polemica è questo, il resto sono solo strumentalizzazioni».

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Onore e gloria al boss

Pubblicato da Jake su 13 Marzo 2005

Sono stati funerali degni di un’autorità locale, con tanto di corteo, decine di corone di fiori e commemorazioni celebrative, quelli del 19 febbraio scorso. Per onorare la memoria di Giuseppe Piromalli, 84 anni, uno dei principali protagonisti della storia della ‘ndrangheta, morto pacificamente nella sua abitazione di Gioia Tauro, circondato dai parenti. Il vecchio boss, protagonista di mille battaglie e di mille vicende di mafia, capo di una cosca che appartiene alla storia stessa della ‘ndrangheta, con potenti collegamenti con Cosa nostra e la mafia italo-americana, si è arreso solo al cancro. Nel 2003, poiché le sue condizioni di salute erano diventate incompatibili col regime carcerario, gli erano stati concessi gli arresti domiciliari. Piromalli, ha scontato 20 anni di detenzione; stanco e malato, circondato dall’affetto dei suoi familiari e dei suoi amici più intimi, rappresentava e rappresenta un’icona, simbolo vivente di una ‘ndrangheta che ha sempre basato il suo potere sui vincoli familiari e sul carisma dei capi. La storia criminale di Giuseppe Piromalli inizia nel 1978, quando “don Peppino” subentra nel comando dell’omonima cosca al fratello Girolamo, detto ”Mommo”, stroncato anch’egli da un male incurabile a 60 anni, potentissimo e “grande saggio” della mala calabrese. Il cambio della guardia al vertice della cosca – coincise con un brusco cambio di rotta. Da espressione della mafia agricola, la cosca Piromalli assunse il controllo dei lavori edili legati alla realizzazione delle grandi opere pubbliche proprio nella Piana di Gioia Tauro. La cosca Piromalli entrò subito in guerra col gruppo dei Tripodi. Peppino Piromalli fu accusato di avere ordinato una serie di omicidi contro elementi della cosca rivale e si rese irreperibile. La sua latitanza si concluse nel 1984. Da allora, Piromalli è sempre stato in carcere e ha visto la sua cosca sfaldarsi in due gruppi: il primo gestito dal nipote Giuseppe jr., con diramazioni soprattutto nel Nord Italia, e il secondo, gestito dalla famiglia dei cugini Molè, veri dominatori negli ultimi anni degli affari illeciti nella Piana di Gioia Tauro, ed in primo luogo degli appalti per la realizzazione del grande porto container che oggi importa in Italia gran parte della merce contraffatta. Durante il processo, imputato con altre 59 affiliati della sua cosca, ordinò a un certo punto a tutti i difensori di ritirarsi. Occorse una grande prova di forza dello Stato per giungere alla sua condanna. Il 16 febbraio, fu invece arrestato Gregorio Bellocco, 49 anni, latitante da 11 anni e capo di una delle più potenti cosche della ‘ndrangheta. Si nascondeva in un bunker sotterraneo, in cemento armato, fornito di tutte le comodità, nel quale si accedeva attraverso una botola, e aveva con sè alcune armi, tra cui un mitra kalashnikov. Poco prima, i carabinieri avevano arrestato anche Giuseppe Morabito, detto ”’u tiradrittu”, anche lui latitante da lungo tempo. Bellocco, in particolare, era inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi, con una condanna all’ergastolo inflittagli per l’omicidio di Franco Girardi, pregiudicato pugliese affiliato alla ‘ndrangheta e assassinato a Varese il 9 luglio del 1982. Bellocco manteneva un rapporto di stretta collaborazione con elementi della camorra e della sacra corona unita, di cui, tra l’altro, sarebbe stato uno dei fondatori. Avrebbe sempre svolto un ruolo di primo piano nel narcotraffico, nelle estorsioni e nel controllo delle attività commerciali e imprenditoriali nella Piana di Gioia Tauro. La sua cosca, inoltre, aveva imposto il suo controllo nei lavori per la realizzazione del porto container. Il fatto che Gregorio Bellocco, così come altri tre latitanti arrestati di recente, si nascondesse nella sua zona d’origine, impone una seria riflessione sulle troppe complicià di cui godono i boss mafiosi. E non è pensabile che la ‘ndrangheta lasci scoperto il comando della cosca che controlla il porto di Gioia Tauro, decisivo per tutti i traffici piu’ importanti e remunerativi.

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Tentata estorsione a un parroco

Pubblicato da Jake su 13 Marzo 2005

Tre romeni, due donne e un uomo, sono stati arrestati a Jesi (Ancona) per aver tentato di estorcere 10 mila euro a un anziano parroco della cittadina, ricattandolo con l’accusa di una violenza sessuale mai commessa ai danni di una delle due donne: questa gli si era parata davanti a seno nudo dopo avergli teso un vero e proprio agguato a luci rosse in canonica. I tre arrestati sono M. C., 43 anni, la presunta violentata, il figlio di lei D. C., di 21, operaio residente a Fabriano, e la convivente venticinquenne di quest’ultimo, G. C., residente ad Ancona e sposata con un italiano. Il ricatto ai danni del parroco risale al 4 marzo e gli arresti sono stati eseguiti lunedì, dopo che il sacerdote, vincendo la paura di uno scandalo e forse su suggerimento di un amico, è andato a denunciare i ricattatori. Poco prima dell’arresto, la donna si era recata al pronto soccorso, aggredita dal figlio probabilmente durante un litigio sulla spartizione dei proventi del ricatto.

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Preso un ladro d’appartamento

Pubblicato da Jake su 13 Marzo 2005

La polizia di Verona ha arrestato una nomade di 27 anni, Anna Marinkovic, specializzata nei furti in appartamento, che era stata colpita nello scorso ottobre da un ordine di carcerazione per cumulo pene dalla Procura Generale di Bologna, dovendo espiare una pena di 10 anni, 10 mesi e 15 giorni. La giovane era riuscita in ogni occasione in cui veniva fermata dalle forze dell’ordine a fornire un falso nome, arrivando a raggiungere il record di 41 alias. L’arresto è avvenuto nella notte lungo la statale 434, dopo che la donna era stata segnalata da alcuni giorni nella zona di Legnago. A carico della giovane vi sono decine di denunce e di arresti per furto aggravato e detenzione di arnesi da scasso in Veneto, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Emilia Romagna e Trentino-Alto Adige.

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