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La Cina e il caro-petrolio

Pubblicato da Jake su 20 Febbraio 2005

Le tensioni sui prezzi del petrolio si allenteranno nei prossimi mesi, ma nel lungo periodo i prezzi resteranno elevati, intorno ai 30-40 dollari per il Brent ancora per due-tre anni, a causa dell’esplosione della domanda in Cina che ha spinto la domanda mondiale a crescere alla cifra record di 2,7 milioni di barili al giorno nel 2004. Lo sostiene Franco Bernabè, già amministratore delegato dell’Eni, oggi membro del board di Petrochina, punta di diamante fra le società petrolifere cinesi, sempre più influenti sullo scenario energetico globale. Il sistema petrolifero è diventato più “vulnerabile” spiega Bernabè in un’intervista all’agenzia di stampa Adnkronos, per effetto del forte aumento dei consumi cui fa riscontro una capacità inutilizzata ai minimi storici, il declino petrolifero nei paesi Ocse, l’effetto-Cina e, allo stesso tempo, la crescente concentrazione delle riserve in un club ristretto di Paesi, Arabia Saudita, Iran, Iraq e Russia.
«In questo contesto, nel breve periodo i prezzi potranno raffreddarsi scendendo al di sotto dei valori attuali, e anche l’arrivo di capacità aggiuntiva da parte dell’Opec contribuirà per un certo tempo a contenere i prezzi, ma poi nel lungo periodo le quotazioni ricominceranno a salire, sull’onda della domanda cinese. È la Cina il punto cruciale. Tutto dipende da cosa succede lì: sono 1,3 miliardi di persone, hanno una motorizzazione in forte espansione e per loro il petrolio è la priorità – afferma Bernabè -. L’effetto Cina pesa per oltre mezzo milione al giorno di barili in più e, se anche potranno esserci rallentamenti, il fenomeno è duraturo. La pressione del loro fabbisogno non è destinata a ridursi ma ad aumentare anche perché nei trasporti il petrolio non è sostituibile. Il dato strutturale è che la domanda si sta spostando verso Oriente».
Quanto al caro-greggio, «i prezzi sono aumentati perché in passato la domanda cresceva di circa 600 mila barili al giorno e l’offerta cresceva in misura equivalente, lasciando tra i 2 e i 3 milioni di barili di capacità inutilizzata nell’area Opec». Invece lo scorso anno il fabbisogno è cresciuto di 2,7 milioni di barili al giorno, una cifra senza precedenti, mettendo sotto pressione la capacità produttiva Opec. «In questo contesto -argomenta Bernabè – qualsiasi difficoltà, qualsiasi incidente sul mercato si traduce immediatamente in un rialzo dei prezzi». L’aumento dei consumi, peraltro, coincide con il declino della produzione Ocse nel Mare del Nord e negli Stati Uniti, mentre l’offerta si concentra sempre più nell’Opec.
Un’altra novità di rilievo è che sul mercato arriva sempre più greggio “pesante” mentre il sistema di raffinazione vuole petrolio più leggero, perché per produrre le stesse quantità di benzina e di gasolio ne serve meno rispetto al petrolio pesante. «Più alto è il differenziale fra petrolio leggero e pesante, più elevati sono i margini di raffinazione, dunque gli spazi per investire in questo settore. Questa – spiega Bernabè – può essere una novità positiva in quanto oggi nonostante una certa ripresa, si investe meno del necessario».
E per il futuro? C’è da essere ottimisti o pessimisti sullo scenario petrolifero e il caro-prezzi? «Il mondo del petrolio è legato a talmente tante variabili geopolitiche che è difficile dire se si è ottimisti o pessimisti. Certamente – osserva Bernabè- oggi c’è molta più concentrazione di prima e tendenzialmente molta più domanda di prima e questo rende il sistema petrolifero molto più fragile. Nel medio periodo, però, molto probabilmente rivedremo prezzi più bassi perché l’Iraq tornerà a produrre ed espandere gli investimenti. Ma nel lungo periodo no, proprio perché siamo più vulnerabili: prima i paesi Ocse fornivano una grossa quota di produzione e non c’era la Cina. Questo non significa che andrà sempre peggio ma può voler dire – conclude Bernabè – che oggi siamo più esposti ai raffreddori, ma non è detto che ci ammaleremo sempre»

Una Risposta a “La Cina e il caro-petrolio”

  1. [...] “Il mondo del petrolio è legato a talmente tante variabili geopolitiche che è difficile dire se si è ottimisti o pessimisti.” F.Bernabè * [...]

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