Ecco, ora c’è “l’allarme sharia”. Chi non ha mai creduto potesse accadere quello che sta succedendo oggi in Iraq, cioè un faticoso ma spedito cammino verso la democrazia, è alla ricerca spasmodica di una nuova frontiera di critiche per alimentare scetticismo e disfattismo. Oggi il menu prevede che Al Sistani voglia imporre la legge islamica. Solo che non è vero. Come non è stato vero niente di tutto ciò che i difensori dello status quo tirannico hanno raccontato ai propri lettori ed elettori. Avevano detto che la liberazione dell’Iraq avrebbe provocato milioni di rifugiati, avevano detto che l’America stava perdendo la guerra nel deserto, avevano detto che il processo politico non sarebbe mai iniziato, avevano detto che i nuovi leader erano marionette degli americani, avevano detto che gli i bombaroli erano Resistenti, avevano detto che sarebbe stato un nuovo Vietnam, avevano detto che Bush avrebbe perso la Casa Bianca, avevano detto che non c’erano le condizioni per votare, avevano detto che sarebbero state elezioni-farsa, avevano detto che la democrazia non si esporta e che le piazze arabe sarebbero insorte. Ecco: lasciate per la prima volta libere di dire la loro, le piazze arabe sono insorte davvero: hanno votato “Zarqawi go home” e smentito il partito dei menagramo.
Ora gli stessi che ci hanno ammorbato con il relativismo culturale e le lodi all’Islam-religione-di-pace denunciano il pericolo che in un paese islamico la legge islamica possa entrare nella Costituzione. E’ molto probabile che anche questa previsione finisca come le altre. Sistani, infatti, chiede che le leggi del nuovo Iraq non contrastino con l’Islam. Questo dibattito peraltro c’è già stato ai tempi della Costituzione provvisoria. In quel testo “l’Islam è la religione di Stato” e “una fonte della legislazione”. Una fonte, non la fonte. Il dibattito sembra simile a quello sulle radici cristiane nella Costituzione europea più che agli scenari apocalittici del lilligruberismo nostrano. Tanto più che sia i partiti iracheni sia Sistani ribadiscono di non volere affatto uno Stato teocratico. Anche questa passerà. Poi il partito dei menagramo evocherà un asse Baghdad-Teheran ignorando che gli iraniani sono gli avversari principali della rivoluzione democratica di Sistani; annuncerà una guerra civile con i sunniti; spiegherà che i curdi sono a un passo dalla secessione e bla-bla-bla fino alla successiva smentita, ma sempre col ditino alzato.
GIULIANO FERRARA
Archivio per 8 Febbraio 2005
Il partito dei menagramo
Pubblicato da Jake su 8 Febbraio 2005
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Milano, maxi sequestro di merce contraffatta
Pubblicato da Jake su 8 Febbraio 2005
La Sezione Problemi del Territorio della Polizia Locale di Milano è intervenuta domenica all’esterno del mercatino delle pulci di San Donato per controllare un commerciante abusivo di nazionalità marocchina.
Insospettiti dalla merce che l’uomo aveva in vendita, gli agenti lo hanno accompagnato al suo domicilio di via Inama (Città Studi) scoprendo 27 scatoloni di merce contraffatta e tutta di marchi famosi. Inoltre sono state sequestrate 5 macchine per cucire con pezzi assemblati da laboratori cinesi a cui venivano applicate etichette di marche note. Sono state inoltre rinvenute 1.300 etichette probabilmente stampate in Marocco e che imitano perfettamente quelle originali. Gli agenti hanno trovato nell’appartamento 1.300 euro in contanti e 9 grammi di hashish e denunciato tre marocchini oltre all’ambulante abusivo che è stato arrestato. «Ringrazio la Polizia Locale – ha detto l’Assessore alla sicurezza Guido Manca – e gli agenti della Sezione Problemi del territorio per la brillante operazione. La lotta all’abusivismo commerciale e alla contraffazione è una priorità per questa Amministrazione. Siamo preoccupati per le dimensioni di questo fenomeno come dimostrato dalla quantità di merce sequestrata ieri. Ogni sforzo verrà fatto per normalizzare la situazione».
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Finanziava la moschea con le rapine in banca
Pubblicato da Jake su 8 Febbraio 2005
Ha messo a segno una rapina nella filiale dell’istituto di credito Unipol per finanziare l’attività della moschea di Cremona. E’ questa l’accusa della procura della repubblica della città lombarda, nei confronti di Been Maati Abdelhakim, 38 anni tunisino all’epoca residente a Castelleone, da due anni latitante e colpito da un ordine di cattura internazionale.
Ieri nei suoi confronti è iniziato il processo di primo grado davanti al tribunale. Nel corso del dibattimento, gli agenti della squadra mobile, hanno confermato che lo stesso tunisino è stato identificato grazie al confronto della sua immagine impressa nelle telecamere della banca con quelle riprodotte dalla Digos nell’ambito delle inchieste sull’integralismo islamico radicato nella moschea locale.
Secondo l’autorità giudiziaria locale, i 3075 euro, frutto del colpo, sarebbero poi finiti all’interno del centro di preghiera di via Massarotti. I fatti risalgono esattamente a due anni fa; era il 7 febbraio del 2003. Poco prima delle 15, il tunisino entrava nella filiale Unipol che si trova ad un centinaio di metri dal centro islamico. Ai dipendenti chiedeva come aprire un conto corrente. Qualche minuto dopo si presentava, invece, armato di taglierino; prendeva in ostaggio l’unica cliente all’interno della banca e si faceva consegnare il denaro dal banchiere.
Con la minaccia della lama trascinava la donna fino alla porta di sicurezza fino a che il direttore dell’istituto di credito non apriva il portellone. Appena recuperata l’uscita si allontanava in direzione della moschea.
Il cappellino utilizzato durante il colpo per mascherarsi, in parte, il viso veniva ritrovato dagli agenti dell’anti rapina a pochi metri dall’ingresso del luogo di preghiera.
Ieri in aula molti dei testi presenti hanno riconosciuto il tunisino, spiegando come fosse uno dei più assidui frequentatori del centro. Il processo è stato aggiornato per sentire altri testimoni oggi assenti.
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Genova, stupra 14enne in discoteca
Pubblicato da Jake su 8 Febbraio 2005
Sconcerto non solo in città, ma anche negli ambienti giudiziari, per la violenza sessuale subita sabato pomeriggio, all’interno di una discoteca del centro cittadino, da una ragazzina di 14 anni che è stata aggredita e stuprata da un diciottenne albanese, immigrato clandestino.
«Il fatto è veramente incredibile – è stato il commento ieri di molti magistrati -. Non si può pensare che vicende così brutali possano accadere di pomeriggio, in discoteca, anche se con la musica ad alto volume che potrebbe aver coperto le richieste di aiuto della giovane vittima».
Intanto ieri pomeriggio si è tenuta in Prefettura una riunione del comitato di sicurezza pubblica per discutere l’eventuale (ma molto probabile) chiusura del locale da ballo. C’è infatti un articolo del Tulps, il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, che proibisce ai minori di 16 anni di entrare in discoteca.
A decidere l’eventuale temporanea sospensione della licenza sarà il questore Salvatore Presenti. Oggi invece sarà interrogato dal gip Maria Teresa Rubini per la convalida dell’arresto, l’aggressore, Genijan Mjftaraj, attualmente detenuto nel carcere di Marassi in regime di isolamento, assistito dall’avv. Massimiliano Germini. Intanto la ragazzina, che è comprensibilmente ancora sotto choc, ha ricostruito ieri ai poliziotti del commissariato centro le varie fasi della brutale aggressione che ha subito da parte del delinquente albanese. Secondo il racconto della quattordicenne, il giovane malvivente l’avrebbe abbordata subito al suo ingresso nel locale. Quindi, usando la forza, l’avrebbe costretta a sedersi con lui su uno dei divanetti del locale, dove l’avrebbe costretta a subire i primi abusi.
Successivamente, sempre con la forza, l’avrebbe obbligata a seguirlo nei bagni delle donne, dove l’aggressore avrebbe concluso il violento atto sessuale, lasciandola poi insanguinata per terra.
Le amiche invece, che erano andate in discoteca in compagnia della vittima, hanno raccontato di averla vista sul divano in una posizione normale, come se fosse nato un flirt tra i due. Sul corpo del violentatore sono stati comunque riscontrati graffi e segni di unghiate che dimostrano come la ragazzina non fosse certo consenziente.
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Clandestini: Zapatero apre, Blair sigilla
Pubblicato da Jake su 8 Febbraio 2005
Il governo socialista spagnolo di Josè Luis Rodriguez Zapatero ha dato inizio ieri a un vasto processo di legalizzazione degli immigrati clandestini che, secondo alcuni, rischia di trasformare il paese nella “Terra Promessa”. Questo mentre a Londra invece l’esecutivo guidato da Tony Blair ha deciso di stringere le maglie alle frontiere.
MADRID – In Spagna è entrato in vigore il regolamento della “Ley de Extranjeria”, la più ampia sanatoria della storia spagnola che in tre mesi dovrebbe interessare centinaia di migliaia di persone che risiedono illegalmente nel paese. Quanti siano i clandestini in Spagna, su circa 3 milioni di stranieri, nessuno lo sa. Le cifre ufficiali stimano prudentemente che siano tra 800.000 e un milione, soprattutto latinoamericani, marocchini e cittadini dell’Europa orientale, ma c’è chi parla di numeri ancora più grandi. Per poter godere del provvedimento di sanatoria, i clandestini dovranno dimostrare di risiedere nel paese da almeno sei mesi, non avere nessuna pendenza con la giustizia ed essere in possesso di un contratto di lavoro valido per altri sei mesi. Per il settore agricolo saranno sufficienti contratti di tre mesi e per il lavoro domestico si dovranno dimostrare un certo numero di ore settimanali anche riferentisi a più posti.
LONDRA – Intanto in Gran Bretagna si prepara un sistema a punti che facilita l’ingresso a lavoratori qualificati ed esperti, simile a quello già in funzione in Australia: è al centro del nuovo piano del governo britannico in materia di immigrazione presentato ieri in Parlamento dal ministro degli Interni, Charles Clarke. Il nuovo sistema garantirà l’ingresso nel Regno Unito a chi sarà in grado di dare un contributo significativo all’economia britannica ed andrà a coprire posti di lavoro per i quali il numero di lavoratori britannici non è sufficiente. Nella prima categoria saranno inclusi i laureati. A seguire saranno lavoratori specializzati come infermieri, insegnanti ed amministratori. La terza categoria comprenderà invece lavoratori considerati di “basse capacità”, come operai e commercianti. A questi verrà garantito l’ingresso solo per il tempo sufficiente a portare a termine il loro lavoro. Una quarta categoria sarà invece formata da studenti, impiegati di ditte internazionali con sede in Gran Bretagna e persone appartenenti a settori speciali come lo sport. In modo da poter controllare chi arriva o lascia il paese, verranno prese le impronte digitali di tutti coloro che richiedono un visto. Maggiori controlli saranno istituiti in porti e aeroporti. Gli immigrati dovranno inoltre dimostrare di sapere l’inglese e passare un test sulla cultura ed i costumi del paese ospitante.
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Così insegnavano il culto dei kamikaze
Pubblicato da Jake su 8 Febbraio 2005
La recente ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Brescia, Roberto Spanò, che ha “riportato” in carcere i tunisini Noureddine Drissi e Kamel Hamraoui, svela anche inquientanti scenari sul famoso filmato in possesso di Laagoub Abdelkader. E’ lo stesso magistrato che riporta nelle note dell’ordinanza, gran parte del contenuto, già per altro indicato nel capo di imputazione nei confronti della cellula cremonese. «A Cremona – scrive il magistrato – c’era un reclutamento e preventivo addestramento di “Mujahiddin”, da inviare nei cari campi, prevalentemente, in Iraq, ove avvenivano le operazioni militari con finalità terroristiche; acquisendo in particolare a tali fini Laagoub Abdelkader un filmato informatico proveniente dall’organizzazione terroristica Ansar Al Sunnah contenente una rivendicazione generica generica di 285 attentati, nella quale erano perite 1165 persone».
Dalle carte processuali si evince, dunque, come vi sia identità tra il dischetto reperibile a 38 dollari su internet nel sito IntelCenter. com. e il filmato che aveva nelle mani Laagoub Abdelkader citato sia dalla procura della repubblica che dal giudice per le indagini prelimini Spanò.
Emerge, senza ombra di dubbio, che il dischetto in possesso del marocchino, ora in caracere per terrorismo internazionale, è così identico a quello in vendita sul sito internet (www.intelcenter. com) dal titolo la “Bandiera di Ansar Al Sunna Mujahidden in Iraq” messo in rete lunedi 23 febbraio 2004, il giorno prima degli arresti alla moschea cremonese. In quei giorni, parti del filmato erano visibili quindi scaribabili da internet. Una parte fondamentale dello stesso, sono i filmati dei kamikaze.
Il primo (che vedete nella foto sopra) è Zarwa Al Kurdi: una voce fuori campo afferma che nella zona di Mussel si è fatto saltare su una macchina piena di esplosivo causando la morte di oltre 20 militari americani e la distruzione dei loro mezzi. Nel suo proclama, incita i musulmani alla Jihad come “obbligo” per tutti coloro che adorano Allah.
Il secondo kamikaze, citato da Spanò e rintriacciabile nel sito è Abu Abdullah Al Dumari (nella foto sopra). Costui si è fatto esplodere all’esterno dell’ambasciata Turca il 14 ottobre del 2003; così recita la voce che accompagna le immagini. Segue poi la sequenza dell’attentato. Abu Abdullah, chiede poi un aiuto economico per i mujahideen da coloro che non riescono a partecipare alle azioni militari sul campo di battaglia. «La vittoria sugli infedeli – dice il kamikaze – è molto vicina. Allah sta per colpire di nascosto. Poi recita l’ultima preghiera».
Il cosiddetto terzo martire corrisponde al nome di Abu Saleh (sempre nella foto sopra) ha eseguito un attentato il 20 novembre del 2003 contro l’unione nazionale Kurdistan filo americana nella città di Karkun a nord di Bagdad. «Questo attentato – spiega Spanò – ha provocato decine di morti e la distruzione di molte macchine visto che il posto era affollato perchè in quella giornata si stava aspettando l’ambasciatore probabilmente del Vaticano». Dopo la scheda sulla quale è scritta la dinamica dell’attentato il kamikaze dice che verranno colpiti i governi nemici.
Il quarto martire Abutabet Al Muhajer (nella foto sopra) ha compiuto un attentato il 9 dicembre del 2003 contro un campo americano che ospitava 440 militari. E’ lui il personaggio che incita gli islamici alla violenza contro Roma. «Roma -dice il kamikaze verrà invasa e conquistata». Dopo il discorso, viene mostrato un filmato girato sul luogo dell’attentato.
Il quinto kamikaze è Abu Hafs (sempre nella foto in alto ) che si è fatto esplodere il 9 dicembre del 2003 contro il ministero dell’Interno al Nord dell’Iraq e l’esplosione ha provocato tra 25 e 30 morti e il ferimento di oltre 660 persone, inoltre ha causato l’incendio di decine di auto appartenenti allo stesso ministero iracheno.
«In seguito – scrive ancora il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Brescia – il kamikaze tiene un discorso nel quale si scaglia contro i musulmani e i loro capi che non agiscono secondo il Corano e la Sharia, facendosi influenzare dal materialismo terreno. Lo stesso si rivolge anche ai musulmani spiegandogli ce la vita terrena è molto corta e incitandoli al Jhad e al combattimento in nome di Allah.
Infine viene mostrata una foto dello stesso martire sotto la quale viene illustrato un filmato sul luogo dell’attentato e un sottofondo di canzoni jihadiche incitanti al combattimento.
«La fine del filmato – conclude il giudice per l’udienza preliminare Roberto Spanò – contiene una scheda nella quale viene scritto che la religione di Allah ha un valore molto più alto di tutti i soldi del mondo e i crociati si sono alleati per combattere l’islam e la sua gente, per distruggerli. La rinuncia è iniziata e il cambiamento è vicino, la religione di Allah vi chiama, c’è qualcuno che risponde ? Questa scheda ha in sottofondo una preghiera con incitamenti alla Jihad». Come già è noto da tempo tra le immagini che si possono vedere all’interno del dischetto sequestrato a Laagoub Abdelkader anche le immagini di numerosi attentati di cui mai prima di allora si sapeva l’esistenza. Uno in particolare contro i servizi segreti canadesi che provocò almeno una decina di morti.
Sempre nello stesso supporto informatico, anche le carte di credito e le immagini delle tessere degli uomini dei servizi segreti spagnoli uccisi vicino a Bagdad.
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