Problema zingari: Verona ancora alla ribalta. Anche negli ultimi giorni, infatti, le forze dell’ordine hanno colto in flagrante cinque nomadi (tre donne e due maschi) mentre stavano tentando di forzare l’ingresso di un appartamento. Ma se cose del genere sono purtroppo abituali, il retroscena singolare della vicenda è che l’amministrazione veronese di centrosinistra appena due settimane fa ha stanziato 600mila euro per il campo nomadi di Boscomantico. Da qui la provocazione, ma neanche tanto, di Flavio Tosi: «Il sindaco Paolo Zanotto – ha dichiarato il leghista – risarcisca di tasca propria tutti i cittadini derubati e danneggiati dai nomadi, ospiti del costoso campo di Boscomantico. Tra l’altro questi 600mila euro sono bazzecole in confronto ai 2milioni di euro, che Zanotto ha preso dal borsellino del pubblico per finanziare le varie associazioni che si occupano di “integrazione e accoglienza”. Un “investimento” davvero fruttuoso per la sicurezza dei cittadini, visto che negli ultimi mesi nel campo nomadi e nei dintorni sono stati recuperati beni proventi di refurtiva per migliaia di euro. Inoltre è stato arrestato un ricercato internazionale, mentre una giovane veronese ha subito il più vigliacco degli abusi e per questo stupro è in corso un processo che vede sul banco degli imputati inquilini del campo in questione. Sempre qui, poi, alloggiano i gentiluomini che hanno preso a sassate e danneggiato autobus della linea pubblica, dopo aver aggredito passeggeri e autisti che coraggiosamente avevano fatto notare come non fosse lecito salire con secchiello e lavavetri a bordo e che pagare il biglietto era dovere di tutti». Tosi, ovviamente, non ha dimenticato la sentenza di un mese fa, che lo ha visto condannato a sei mesi per aver chiesto la chiusura di un campo nomadi abusivo. «Un meritatissimo applauso va – commenta – alla coppia Papalia/Sannite, che opera davvero con grande solerzia per la sicurezza dei cittadini. Ma il profondo merito di questa politica scellerata che trasforma l’accoglienza in elemosina cronica, l’integrazione in prepotente invasione, la tolleranza in licenza di delinquere, è firmata dal sindaco Zanotto. Personalmente chiedo quindi al primo cittadino di elargire, per una volta almeno, denaro per i cittadini onesti. Sia chiaro, non parlo di denaro pubblico, ci mancherebbe: quello serve ai nomadi. Paghi dunque di tasca sua, stavolta, risarcisca dei danni subiti quanti si sono trovati porte sfasciate dallo scasso, beni rubati e abbiamo provato quella gradevolissima sensazione che in ogni momento chiunque possa entrare in casa tua per fare qualsiasi cosa. Paghi lui stavolta. Sono certo che i cittadini danneggiati apprezzeranno».
Archivio per 4 Febbraio 2005
Zingari all’opera a Verona
Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2005
Pubblicato su Articoli, Immigrati, Italia, Notizie | Lascia un commento »
Chiede di abbassare la voce, accoltellato
Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2005
Un barista quarantaseienne è stato accoltellato al collo l’altra sera nel suo locale a Padova da un maghrebino che si trovava in compagnia di alcuni connazionali. Il gruppo si è poi eclissato. Solo per un caso il fendente che ha raggiunto l’uomo non ha prodotto danni irreparabili, tanto che la vittima, pur essendo ancora ricoverata in prognosi riservata, pare essere ormai fuori pericolo.
Sul fronte della indagini, la squadra mobile di Padova ritiene di aver già individuato il gruppo di nordafricani cui appartiene il delinquente e ha compiuto controlli a tappeto nelle zone a rischio della città. Era notte fonda quando il titolare del Bar Vienna è stato aggredito dal cliente di origine maghrebina che stava consumando all’interno del locale insieme a tre amici. All’invito rivolto dal barista ad abbassare la voce data l’ora tarda, il malvivente ha reagito estraendo un coltello e colpendo la sua vittima al collo. Sul posto è immediatamente intervenuta una volante della polizia.
Il barista è stato ricoverato all’ospedale di Padova con riserva di prognosi, ma secondo i sanitari non non versa in pericolo di vita.
Gli elementi raccolti dal personale delle volanti della questura e gli atti e gli accertamenti tecnici della polizia scientifica hanno consentito di raccogliere elementi importanti che potrebbero portare a breve all’individuazione dei responsabili del tentato omicidio. Le ricerche, secondo quanto si è appreso ieri, si sono ristrette su un gruppo di maghrebini dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti nella zona della stazione ferroviaria di Padova. Ci sono buone possibilità, secondo la mobile di Padova, di arrivare ad identificare il responsabile dell’atto. Purtroppo episodi del genere e soprattutto l’utilizzo di coltelli e altri oggetti da taglio da parte di delinquenti nordafricani non sono rari a Padova. Solo la notte precedente due nordafricani clandestini (e con precedenti), sono rimasti feriti a coltellate durante violenti litigi. Un tunisino, sfregiato ad una guancia, è stato successivamente arrestato in quanto aveva rapinato uno scooter ad uno studente per scappare dai suoi assalitori. Più gravi le condizioni di un altro maghrebino trovato in una pozza di sangue in piazzale Stazione, sul marciapiedi tra il Blockbuster e l’agenzia ippica. Entrambi sono stati ricoverati in ospedale.
Pubblicato su Immigrati, Italia, Notizie | Lascia un commento »
Case popolari in Piemonte: grazie Lega!
Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2005
Assegnazione delle case popolari: grazie alla Lega, in Piemonte si è da tempo invertita la rotta. Durante questa legislatura il Consiglio regionale ha approvato la legge di modifica dei criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia popolare, sulla base di una proposta presentata dal gruppo della Lega Nord.
«E’ stata questa una vittoria molto importante per il nostro gruppo regionale – commenta Claudio Dutto, attuale capogruppo del Carroccio in Consiglio regionale e primo firmatario della proposta – perché dopo una lunga battaglia iniziata nella precedente legislatura, nell’agosto del 2001 siamo riusciti a modificare la legge introducendo criteri che favoriscono i nostri cittadini. Fu durissimo: inchiodammo l’aula del Consiglio fino a notte inoltrata ma riuscimmo a portare a casa il provvedimento. Da troppi anni i piemontesi si vedevano superare in graduatoria dai cittadini extracomunitari, che potevano dimostrare un reddito inferiore».
La nuova legge prevede infatti che, per poter accedere al bando, gli immigrati extracomunitari debbano essere residenti in Italia e svolgere un’attività lavorativa (autonoma o subordinata) da almeno tre anni. «Prima della legge – prosegue Dutto – era sufficiente risiedere in Italia da un anno e lavorare anche solo da un giorno. Grazie alla nuova legge, invece, l’immigrato che vuole ottenere un alloggio deve dimostrare di lavorare da almeno tre anni, e dunque di aver pagato in questo periodo i contributi e le imposte. Noi non vogliamo discriminare nessuno, ma non era più tollerabile che i nostri cittadini, i nostri anziani, le nostre giovani coppie, si vedessero sottrarre gli alloggi da chi arrivava in Italia magari senza un lavoro e non integrato».
La nuova legge prevede inoltre che un punteggio superiore venga poi assegnato agli anziani, soprattutto se disabili, alle giovani coppie, agli italiani emigrati che decidono di rientrare in Italia e, aspetto assai interessante, a coloro che, pur essendo stati inclusi nelle graduatorie dei bandi precedenti, non sono stati assegnatari di un alloggio, in quanto non nelle prime posizioni. Infine la Lega ha ottenuto che una quota di alloggi vengano riservati alle forze dell’ordine. «Un segnale di attenzione – prosegue il capogruppo della Lega – verso chi tutti i giorni, soprattutto in una città come Torino, è in prima linea per tutelare la pubblica sicurezza».
La legge ha già portato risultati molto positivi. «Nel 1999 – illustra Dutto – a Busca, in provincia di Cuneo, su 28 alloggi disponibili, 15, cioè il 53 per cento, sono stati assegnati a extracomunitari. A Mondovì, ancora nel 1999, la percentuale era del 67 per cento: 19 alloggi su 28. Dal settembre 2001, cioè dall’entrata in vigore della nuova legge, la percentuale è scesa sotto il 30 per cento. Occorre però fare attenzione e controllare che le commissioni assegnazione alloggi applichino correttamente la legge. Almeno all’inizio, qui in Piemonte, vi fu qualche problema poiché qualche Atc, azienda territoriale casa, è stata eccessivamente elastica rispetto ai criteri stabiliti dalla nuova legge. Denunciammo immediatamente l’accaduto e la situazione fortunatamente si risolse. Ma non bisogna mai abbassare la guardia»
Pubblicato su Articoli, Lega Nord | Lascia un commento »
Uno dei kamikaze liberati a Milano confessa
Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2005
«Dovevo uccidere 25 infedeli». Questo avrebbe confessato un kamikaze ignorato a Milano dai magistrati. La notizia è stata diffusa da tgcom.it.
Dedar Khalid Khader, il primo kamikaze pentito di Ansar al Islam, fa parte del gruppo di islamici liberati dal gip di Milano e riarrestati da quello di Brescia: la sua confessione è contenuta in un fascicolo trasmesso all’autorità giudiziaria italiana dalla Norvegia, ma il magistrato milanese l’ha ritenuta non utilizzabile nonostante l’uomo abbia spiegato che la sua missione era quella di uccidere.
Secondo quanto riporta il sito giornalistico, l’estremista avrebbe affermato: «Dovevo uccidere 25 infedeli ed essere fiero di diventare un attentatore suicida». Dedar Khalid Khader, kamikaze pentito di Ansar Al Islam, ha spiegato la sua missione in un interrogatorio avvenuto in Norvegia e poi trasmesso alle autorità italiane. Per la precisione alla Procura di Milano, dove, però – specifica tgcom.it, il giudice Clementina Forleo non l’ha ritenuto utilizzabile come “testimonianza” nella sua inchiesta sul terrorismo internazionale. «Militari o civili è lo stesso. L’ordine è colpire la folla», avrebbe confessato il militante. Khalid Khader, 21enne curdo arrestato nel giugno del 2002 in Kurdistan, ha svelato alcuni particolari dell’attività dell’organizzazione terroristica islamica. «Io ero un soldato semplice di Ansar Al Islam. Il capo era il Mullah Krekar. Quando si discuteva di attentati suicidi dicevano che era bello essere musulmani e uccidere dei non musulmani». Poche parole, nota tgcom, ma sufficienti ai pm milanesi per ritenere che anche i militanti fermati fossero veri terroristi e non “guerriglieri”, come li ha invece definiti il gup Forleo.
Poi il giovane aspirante kamikaze ha spiegato il rituale di un attentato. «Dal momento in cui si indossa la bomba, una specie di panciotto con 5 kg di esplosivo davanti e dietro e con il detonatore in tasca, a quello in cui si fa saltare, passano solo cinque minuti. Il luogo della vestizione è spesso una casa accanto all’obiettivo. Io utilizzai un autobus per arrivare a destinazione, ma una volta lì fui arrestato».
L’obiettivo erano dei soldati curdi del Puk: «I miei capi mi dicevano che quando uno muore e porta con se dei non musulmani, Dio gli perdonerà». E alle spalle di Ansar Al Islam e del Mullah Krekar compare l’ombra di Al Qaeda. «In uno dei campi di addestramento di Ansar Al Islam vi era stato anche Abu Abdul Ramman El Hami che occupava una posizione importante in Al Qaeda. Quando fui arrestato, Abu Zuber, Abu Anar e Abdul Malik erano membri di Al Qaeda, così come anche Abu Yasser che fu ucciso ad Abdul Ramman», ha rivelato.
Dedar Khalid Khader, 21 anni, è il primo “guerrigliero” pentito del gruppo milanese di Ansar al Islam. Parlò con le autorità norvegesi.
Pubblicato su Immigrati, Integralismo, Italia, Musulmani, Notizie, Terrorismo | Lascia un commento »
Tenta di difendere la fidanzata, ucciso.
Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2005
La Corte d’assise di Bari ha condannato per omicidio volontario – a pene comprese tra i 23 e i 12 anni di reclusione – tre albanesi ritenuti responsabili dell’omicidio volontario a scopo di rapina di Giuseppe Lacalamita, il ragioniere di 30 anni ucciso con un colpo di pistola a Modugno (Ba) la sera del 23 settembre 2002. Fu assassinato mentre era appartato in campagna, nella sua Fiat Tipo, con la fidanzata, con la quale stava vedendo i fuochi d’artificio sparati in occasione della festa patronale. Alla pena di 23 anni di reclusione è stato condannato il presunto esecutore materiale del delitto Florenc Seferi, di 20 anni, che sparò – secondo l’accusa – il proiettile mortale che ferì all’addome il trentenne; 12 anni di reclusione ciascuno sono stati invece inflitti ai suoi complici Indrit Tusha, di 28 anni e a suo cugino Arjan Tusha, di 26, quest’ultimo tuttora latitante. I tre imputati sono stati anche condannati a risarcire le parti civili (la fidanzata e i famigliari della vittima) anche con provvisionali immediatamente esecutive. In questo modo i giudici della Corte d’assise (presidente Salvatore De Feo, a latere Francesca La Malfa) hanno accolto le richieste del pm inquirente Antonino Lupo, che aveva chiesto anche di concedere a Seferi le attenuanti generiche equivalenti e agli altri due le generiche prevalenti in qualità di concorrenti nel reato diverso da quello voluto (art.116 codice penale).
A portare alla condanna dei tre imputati l’intercettazione ambientale fatta dai carabinieri in un casolare di campagna. nell’intercettazione due degli indagati parlano dell’omicidio e affermano, riferendosi al loro complice che avrebbe sparato: «Quello è cattivo, è capace di tutto. Quello ti f… tua madre». Ma c’è anche un dettaglio riferito dalla fidanzata di Lacalamita che disse agli investigatori che l’uomo che sparò al suo fidanzato (che avrebbe sposato nel maggio 2002) parlava (così come i suoi complici) un italiano stentato e aveva sotto il passamontagna una benda bianca.
Dopo l’arresto di Seferi i carabinieri scoprirono che il giovane aveva infatti il volto parzialmente bendato perchè il giorno prima del delitto si era ustionato. Le indagini accertarono che Lacalamita durante il tentativo di rapina tentò con ogni probabilità di proteggere la sua fidanzata dai rapinatori facendole scudo con il proprio corpo: per questo fu colpito con un proiettile calibro 7,65 che entrò dal pettorale sinistro e fuoriuscì dalla spalla destra. La pallottola gli recise l’aorta uccidendolo sul colpo. La traiettoria del proiettile andò dall’alto verso il basso: questo – secondo il medico legale – significava che Lacalamita, seduto al posto di guida , si sarebbe girato verso il finestrino vicino a lui, che uno dei rapinatori aveva mandato in frantumi prima di sparare, e si sarebbe inclinato per proteggere la ragazza che era seduta sul sedile accanto.
Pubblicato su Immigrati, Italia, Notizie | Lascia un commento »
Il clandestino è gay? Niente espulsione
Pubblicato da Jake su 4 Febbraio 2005
Una sentenza che potrebbe “fare storia”, e che di sicuro sta già creando polemiche e timori per una sostanziale rottura degli argini all’immigrazione clandestina. È quella di un giudice di pace di Torino che ha disposto l’annullamento dell’espulsione di un giovane senegalese irregolare perchè omosessuale, e quindi a rischio di discriminazioni e persecuzioni nel suo Paese, dove per la sua omosessualità rischierebbe fino a cinque anni di carcere.
Mohamed, 24 anni, era stato raggiunto da un decreto di espulsione e dopo molte indecisioni si era convinto a rivolgersi a un legale, l’avvocato Maurizio Cossa, che ha chiesto in base a quanto previsto dalla legge sull’immigrazione l’annullamento del provvedimento perchè in Senegal gli atti omosessuali sono considerati un reato e sussiste il rischio di ripercussioni legali e persecuzioni sociali. Il giudice di pace Giuliana Bologna ha raccolto numerosa documentazione su quanto previsto dalla legge e sulle normative del Paese africano e testimonianze sull’effettiva omosessualità del ragazzo che ha esibito, ad esempio, tessere di locali gay. Il giudice ha quindi emesso una sentenza in suo favore e potrà così ricevere il permesso di soggiorno.
Soddisfazione, ovviamente, è stata espressa da personaggi del mondo gay di sinistra. «Mi sono occupato della vicenda – spiega l’ex assessore comunale Paolo Hutter – come omosessuale, impegnato amico di amici e conoscente di questo ragazzo e mi sono sentito spinto a rilanciare quel tipo di impegno che mi aveva visto anni fa celebrare le prime simboliche unioni civili tra coppie dello stesso sesso». La vicenda di Mohamed diventa quindi esemplare e Hutter la prende come spunto per lanciare un appello «al movimento gay cui appartengo -aggiunge- alle associazioni degli immigrati e agli enti locali affinchè si attrezzino a far conoscere agli stranieri questo loro fondamentale diritto a non essere respinti nei paesi che criminalizzano e discriminano l’omosessualità e affinchè vengano aiutati a chiedere l’asilo costituzionale o a ricorrere contro l’espulsione».
Proprio la prospettiva di un allentamento delle maglie della legge sull’immigrazione ha provocato l’immediata reazione del ministro delle Riforme e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli.
«Dopo aver creato, con la sentenza di primo grado del gup di Milano, un’area franca per terroristi-guerriglieri, oggi, con il pronunciamento del giudice di pace di Torino, secondo il quale un immigrato clandestino senegalese non può essere espulso in quanto gay, e quindi perseguibile in patria a termini di legge, stiamo creando anche il paradiso dei gay irregolari». «Povera giustizia, povera Italia – prosegue Calderoli – un tempo decantata come terra di santi, di poeti e di navigatori – aggiunge l’esponente leghista – e oggi, invece, trasformata in terra di terroristi e di… finocchi irregolari. Battute e parte mi auguro che l’esposto che ho presentato al Consiglio Superiore della Magistratura e per conoscenza al Capo dello Stato e al Ministro della Giustizia, sui fatti riguardanti il processo agli islamici a Milano, e se possibile anche per quelli odierni di Torino, venga esaminato il prima possibile per ridare credibilità alla giustizia e difendere l’immagine di un paese che rischia di cadere veramente nel ridicolo».
Anche dal deputato del Carroccio Luciano Dussin sono arrivati commenti di fuoco contro la sentenza del giudice di pace torinese. «La Lega Nord – ha dichiarato Dussin – ribadisce la contrarietà assoluta nei confronti della legge sul diritto d’asilo che allarga tale diritto a tutti gli stranieri che non hanno nei loro paesi le nostre garanzie costituzionali». Per Dussin la sentenza di Torino è «incredibile» e «vergognosa».
«Apriremmo – avverte Dussin – un varco gigantesco a tutti gli irregolari. Mi chiedo, comunque, – prosegue – in base a quali prove il giudice decide se uno è omosessuale davvero oppure si dichiara tale per rimanere nel nostro paese dove è entrato da clandestino e mi chiedo pure se l’Italia è destinata a diventare la terra di tutti i viados del mondo».
«Con il precedente di questa sentenza – spiega il deputato leghista – si potrebbero bloccare anche le espulsioni per i terroristi islamici che, se sono pronti a immolarsi come kamikaze, figuriamoci se esitano a dichiararsi omosessuali pur di portare a termine il loro obiettivo di distruzione».
«Se questa è la direzione che intraprende il nostro Paese, allora – conclude Dussin – non c’è che augurarsi che vengano istituiti centri di accoglienza per tutelare i cittadini italiani visto che il nostro territorio è destinato a diventare terra di nessuno, fuori da ogni controllo».
La sezione della Lega della Provincia di Torino ha preso posizione con le parole del segretario Stefano Allasia. «La Lega Nord – ha reso noto Allasia in un comunicato – si dichiara assolutamente contraria alla sentenza del giudice in quanto nella legislazione italiana non ci sono discriminazioni tra omosessuali e non, di conseguenza non è possibile applicare a un cittadino straniero una legge che non ha riscontro nella legislazione italiana, in sostanza in Italia se si commette un reato (e l’immigrazione clandestina in Italia è un reato) non si rimane fuori dal carcere perché omosessuali».
Pubblicato su Giustizia, Immigrati, Immigrazione Clandestina, Italia, Lega Nord, Notizie, Omosessualità | 2 Commenti »