L’Archivio

L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per Febbraio 2005

Due ragazzi dei centri sociali condannati per aggressione e furto

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2005

Il giudice veronese Vincenzo Papilllo ha condannato due autonomi del centro sociale milanese “Orso”, Federico Boni e Marta Canadio, ad un anno, 11 mesi e 10 giorni di reclusione ciascuno più 300 euro dimulta per l’aggressione del 17 gennaio scorso su un treno, a Genova, a due ragazzi piemontesi ritenuti neofascisti per il loro abbigliamento.
La difesa aveva chiesto l’assoluzione per il reato più grave, la rapina dei giubbotti di cuoio nero e dei portafogli. Una ventina di simpatizzanti del centro sociale ha assistito al processo, issando uno striscione con la scritta “Fede-Orlando-Marta-Milo: liberi tutti, liberi subito. L’antifascismo non si arresta.” (…) “E’ una sentenza profondamente ingiusta. Due schiaffi non possono valere quanto i nostri compagni hanno patito finora“, hanno detto.

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Uccise per uno sguardo, in libertà dopo otto mesi

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2005

“Oggi mio figlio è morto un’altra volta”. Ha commentato così, Giuseppe Gagliano, la notizia che l’assassino di suo figlio è stato scarcerato. E non si da pace:”E’ come se me lo avessero ucciso un’altra volta”.
Calogero Gagliano fu assassinato nel maggio scorso dal fidanzato di una ragazza a cui aveva rivolto uno sguardo di troppo. L’omicida, allora diciassettenne, dopo essersi scagliato sul giovane lo colpì al patto con un pugnale. I legali del giovane, Lidia Fiamma e Nino Mormorino, ne hanno ottenuto ora la scarcerazione el’affidamento ai servizi sociali: “Il ragazzo” – hanno detto i due avvocati – “sarà affidato ad una comunità, che avrà il compito di recuperarlo socialmente”.

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Resistenze.

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2005

E adesso chi glielo dice, a quel vecchio compagno che è intervenuto nel dibattito, in una sala di provincia, per dire che appare sospetto tutto questo sequestrare giornaliste di sinistra e pacifiste, chiediamoci a chi giova, non è che dietro c’è la Cia? Chi glielo dice che Raida al Wazan, 36 anni, non è di sinistra e pacifista, e si limita a condurre l’edizione regionale di Mosul del telegiornale Al Irakiya? Chi glielo dice, alle donne in nero, che il fatto che sia stata sequestrata mentre guidava l’auto con a bordo la figlioletta di dieci anni, dovrebbe farci sentire tutti a lutto? E chi dice a Bifo di immaginare quale disperazione possa aver armato la forza dei decapitatori, e chi avverte Giorgio Bocca che l’incompresa resistenza irachena ha aggiunto un nuovo fiore all’occhiello delle sue imprese? Chi fa notare ai commentatori delle elezioni truffaldine del 30 gennaio che il coraggioso Zapatero ha raccolto alle urne, nel referendum europeo, meno concorso del disincantato e pauroso elettorato iracheno? E chi chiosa i titoli – l’avevamo detto noi… -sulla sharia destinata a diventare unica fonte di un governo oscurantista, adesso che c’è un dibattito, uno scontro politico che non pretendiamo appassionante, ma che è autentico, nella candidatura alla premiership tra Ibrahim Al Jaafari a Yiad Allawi?

Giorni fa, dopo il video che ritraeva Giuliana Sgrena, si è innescato un profetico dibattito sulle pagine internet di un sito-bandiera del giornalismo politicamente corretto, il Barbiere della Sera. Uno dei frequentatori si è chiesto se non fosse il caso, in risposta a quel passaggio in cui Giuliana invitava i giornalisti italiani a non venire in Iraq, di ritirare i reporter, se non era possibile ritirare le truppe, in un gran gesto da refusnik, da dissidenti, da coraggio civile. I fatti hanno preso alla lettera l’auspicio, e il Palestine è deserto.

A chi giova? Alla Cia, che così eviterà fastidiose ricostruzioni della battaglia di Fallujah o analisi attente alla minaccia sciita, o interviste anticonformiste ai leader degli ulema? 0 giova a una resistenza, chiamiamola pure così, se l’Anpi non ha niente da ridire – che non ha mai invitato un giornalista a raccontare un solo straccio di programma, a mostrare un solo asilo o una sola scuola in un villaggio liberato, che non ha mai dimostrato di voler prefigurare nella lotta, e nei metodi di lotta, un solo assaggio del mondo nuovo, non fosse per quei tre incauti rivenditori di alcol messi alla gogna nella Fallujah libera dove si organizzavano i sequestri, dove le vittime venivano appese ai ponti, dove l’unica bandiera era quella del terrore per il terrore, condito da un po’ di nostalgia per i fasti di Saddam, e da un po’ di versetti del Corano recitati prima della decapitazione di turno? Ora e sempre, questa resistenza che non vuole giornalisti tra i piedi, scomodi o pronti a raccogliere le loro testimonianze, che vogliono bene al popolo iracheno aggredito da Bush, o che vogliono bene al popolo iracheno, e alle donne e ai bambini, anche quando vengono straziati dalle autobomba del terrore.
Un pensiero a Quattrocchi
E chi glielo dice al santone del sindacato dei giornalisti che, è vero, noi giornalisti non amiamo venir arruolati, ma prima ancora non amiamo venir sequestrati, e gradiremmo di poter fare il nostro lavoro senza essere reclutati da nessuna bandiera, neanche quella arcobaleno-che censurò, da Assisi alle visite guidate da Un ponte per…, lo scandalo di Oil for food – oltre a quella a stelle e strisce, che pure lasciò trapelare le vergogne di Abu Ghraib, e l’esecuzione a freddo di Fallujah? E chi dice a quel ragazzo benedetto, il figlio di Enzo Baldoni, che la morte dell’assassino di suo padre non è stata una vendetta che priva noi tutti di un processo giusto, ma un’azione della polizia irachena, che non può portare sollievo e neppure soddisfazione, ma che ci deve far registrare che ci sono iracheni che si battono contro il terrore? In attesa che le truppe d’occupazione se ne vadano, come reclamano ora e subito i cartelli nelle manifestazioni in cui non c’è un solo cartello che reclami, chieda, implori la restituzione del corpo di Enzo? E chi ha il coraggio di ricordare adesso, le parole di Fabrizio Quattrocchi? Dicevano che aveva promesso la prova che un fascista sa morire a modo suo.

Disse che mostrava come muore un italiano. Fu visto con sospetto, e in qualche caso con derisione. Il sospetto era legittimo, perché non è vero che così muoiono gli italiani. Così è morto un italiano, un soldatino male in arnese, da Grande Guerra, e gli italiani sono di tutto un po’: i diciannove di Nassiriyah, Vanzan e Baldoni, l’elicotterista e le due Simona, Giuliana Sgrena e noi e voi, che chissà come ci comporteremmo, nell’ora della verità, quando non c’è da lasciare Baghdad, ma da lasciare la vita. Quando ancora attendiamo il ritorno di Giuliana, rivolgiamo un pensiero, da non dire a nessuno, al congedo asciutto di un italiano qualunque, al gesto fascista dì un italiano che ha imitato l’antifascismo dei condannati a morte di una resistenza europea, davanti alla resistenza irachena.

Toni Capuozzo
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Tabucchi con gli studenti di Firenze contro Ehud Gol

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2005

Per lo scrittore l’ambasciatore israeliano “se mettesse piede in Italia verrebbe arrestato per volere dell’Onu; Gol farebbe bene a frequentare meno le universita’, se lo fa sia consapevole che e’ protagonista di un “comizio”, non di una conferenza“.

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Le due Simone e l’ipocrisia

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2005

Non c’è dubbio che la cosa più importante è che Simona Torretta e Simona Pari siano tornate sane e salve a casa. Ma fra tanto scampanare festoso, fa veramente pena il buonismo ipocrita di certa sinistra che finge di ignorare ciò che tutti ammettono e cioè che le due ragazze sono state liberate solo perchè è stato pagato un salato riscatto ai sequestratori (e quì si porrebbe tutto il lungo discorso sulla eticità di tali pagamenti, discorso di cui si parla da anni in Italia). Fa in particolare pena l’uscita infelice dell’on. Diliberto, che con involontaria comicità ha dichiarato:”La liberazione delle due volontarie italiane è la conferma che la linea di dialogo con l’islam paga.. certo! Un milione di dollari!”. Se non fosse una tristissima, umiliante e pericolosa realtà, un caso in cui tutte le forze politiche italiane hanno concordato di cedere all’infame ricatto di un gruppo di banditi da strada, sembrerebbe una battuta da avanspettacolo. Mi ha anche sorpreso la dichiarazione di Simona Torretta:”Erano religiosi che ci hanno insegnato i principi dell’islam e alla fine si sono anche scusati e ci hanno chiesto perdono”. Suppongo che la ragazza sia in buona fede e che ignori che questa sceneggiata – se è veramente avvenuta – è stata probabilmente lo spettacolo teatrale più pagato dallo Stato italiano. In questa atmosfera da libro Cuore, siamo tutti commossi dalla bontà dei “religiosi” iracheni, che (fortunatamente) hanno rinunciato a uccidere altri due prigionieri innocenti, accontentandosi di un milioncino di dollari. E in sovrappiù – secondo la signorina Torretta – hanno pure aggiunto lezioni di morale islamica… naturalmente gratis. No comment.

Ruud van Merken

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Sequestratori gentiluomini

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2005

Ma vi rendete conto di che razza di cantonata abbiamo preso noi che abbiamo mal giudicato i terroristi sequestratori?
Sono dei gentiluomini inglesi vecchio stampo, Robin Hood e Little John, costretti a rapire due fanciulle per una giusta causa! Rubare ai ricchi occidentali per donare ai poveri resistenti iracheni!
Le hanno trattate con tanto rispetto lì nella foresta di Sherwood, e poi hanno chiesto pure scusa! E a noi ci perdoneranno per averli giudicati male?

Federico de Caroli

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Voglio i soldi indietro!

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2005

Simona Torretta ha detto che non mollerà il suo lavoro. Se dovesse ritornare a Baghdad, posso spedire una raccomandata ai rapitori per chiedere indietro i soldi del riscatto?

Alessandro Rigoli

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Teocrazia, rischio di dittatura, dove?

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2005

“Dobbiamo essere i primi a difendere i diritti dei sunniti, tenendo conto delle circostanza in cui si sono trovati”

Ayatollah Al-Sistani

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Un terzo dei carcerati è composto da immigrati

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2005

Dati aggiornati ad oggi.

Numero detenuti: 56.840
Detenuti immigrati: 18.584

Percentuale: 32,69%

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Strage in Iraq, 125 morti a Hilla

Pubblicato da Jake su 28 Febbraio 2005

A Hilla, 60 chilometri a sud da Bagdad, un’autobomba ha causato la morte di almeno 125 persone, moltissimi sono i feriti, 130. E’ il peggiore attentato singolo dalla caduta di Saddam Hussein e l’inizio della lotta degli insorti. I terroristi questa volta hanno colpito la folla che faceva la fila per un lavoro, vicino a un ufficio governativo; non lontano c’era anche un mercato. Le vittime sono tutte civili. Tra i feriti ricoverati nell’ospedale locale, molti sono in condizioni disperate.

“Stiamo facendo appelli per la donazione di sangue – ha riferito un medico dell’ospedale di Hilla – abbiamo chiesto rinforzi medici dalle città di Kerbala, Diwaniyah e Najaf perché da soli non riusciamo ad affrontare una tale emergenza”. Un pompiere che ha partecipato alle operazioni di soccorso ha intanto raccontato che l’esplosione sarebbe stata causata da un solo kamikaze, al contrario di quanto faceva presumere il disastro che ha provocato.

Le notizie sulla dinamica dell’esplosione sono ancora frammentarie. La tecnica sarebbe quella purtroppo comune di un’auto imbottita di esplosivo, con un kamikaze che l’ha condotta in una zona affollata. L’obiettivo era l’edificio dove i disoccupati vanno a ritirare la tessera sanitaria, obbligatoria per ottenere un posto di lavoro nelle amministrazioni statali. Il numero delle vittime è alto anche perché nelle vicinanze si teneva un mercato, affollato di donne e di bambini.

Durante la notte sono continuati anche gli scontri a Mosul, la città nel nord del paese teatro ieri di scontri tra i guerriglieri e le truppe statunitensi. Uomini armati hanno ucciso quattro persone, e ne hanno feriti altre due, secondo fonti dell’esercito americano, portando a sedici le vittime di ieri nella città, e a quattro i feriti. Ieri, un’esplosione in un edificio governativo alla periferia di Mosul aveva ucciso otto persone e ferito almeno altri due cittadini iracheni (diverse delle vittime sono guardie della sicurezza irachene), mentre quattro poliziotti iracheni erano stati uccisi da uomini armati mentre pattugliavano la parte occidentale della città.

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Il comune (tar)tassa gli ambulanti in regola, la Lega insorge

Pubblicato da Jake su 27 Febbraio 2005

Il Comune di Rivoli raddoppia la tassa agli ambulanti, ma la Lega Nord non ci sta. La locale consigliera comunale del Carroccio Cristina Dughera si sta infatti impegnando nel supportare le ragioni dei mercatali. «Non è possibile – spiega la Dughera – raddoppiare la tassa di occupazione del suolo pubblico senza dare nulla in cambio. Penalizzare proprio chi lavora in una congiuntura difficile come quella attuale non è sensato». «Sono orgogliosa – continua la consigliera leghista – che gli ambulanti si siano rivolti a me. Ho suggerito loro di costituire un comitato per cercare di arrivare ad una sospensione della tassa per vie legali, cosa che attualmente è forse l’unica soluzione praticabile». La maggioranza che sostiene il sindaco Guido Tallone ha infatti blindato gli aumenti agli ambulanti attraverso una delibera di Giunta, atto questo che sterilizza qualsiasi tentativo di modifica del provvedimento stesso.
«E’ una vergogna – sbotta il portavoce degli ambulanti Giuseppe Gorgone – tartassare in questo modo chi lavora. Il raddoppio della Tosap più l’aumento del 30% della Tarsu (tassa rifiuti) significa una condanna sicura per tutti gli “spuntisti”, oltre che un salasso per chi ha un posto fisso. Io credo che vogliano colpire noi perché non siamo un bacino di voti per il Comune come sono invece altre realtà».
«Le spese eccessive del Comune di Rivoli – rincara l’ambulante Oscar Maiorano – non devono ripercuotersi su lavoratori che per la maggior parte non sono neppure rivolesi». L’assessore al Bilancio della Giunta Tallone, dal canto suo, difende in toto la linea seguita nei confronti degli ambulanti. «La tassa che abbiamo aumentato dell’ 80% – dice l’assessore Giuseppe Morena – era ferma dal ’94 e, oltre tutto, era la più bassa dei Comuni della Provincia di Torino». «C’è stato dunque solo un adeguamento – precisa Morena – che, in termini assoluti, significa qualche euro in più. Naturalmente la nostra è una scelta politica che ha voluto salvaguardare ad esempio i possessori delle prime case. Tutto questo clamore – conclude l’assessore della Margherita – mi pare in sintonia con i due anni di campagna elettorale che ci aspettano. Queste nuove tasse, lo ricordo a tutti, sono la naturale conseguenza della riduzione dei trasferimenti agli enti locali voluti dal Governo».
Ma su questo punto la Lega Nord non è affatto d’accordo. «A nostro avviso – ribatte Cristina Dughera – andrebbe rivisto tutto l’impianto del Bilancio. Troppe sono le cose che non ci convincono, come ad esempio l’aumento di stipendio del signor sindaco e l’inserimento di due nuove persone nello suo staff. Prima di tassare chi lavora e sparare sul Governo riducano gli sprechi!».
«Sulla vicenda degli ambulanti – continua l’esponente del Carroccio – avrei preferito un atteggiamento più concreto da parte dei colleghi dell’opposizione che, alle piccole conquiste per i nostri cittadini, alle volte preferiscono un po’ più di visibilità politica. Noi nel nostro piccolo – conclude la battagliera consigliera leghista – abbiamo ottenuto il rinvio di un provvedimento decisivo come la delibera sul debito fuori bilancio».

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Gli assassini fuori, le pseudo-ingiurie punite

Pubblicato da Jake su 27 Febbraio 2005

Costa caro al cittadino offendere un magistrato. Anche se l’offesa viene lanciata al giudice nel tentativo di difendere un figlio che sta per essere condannato. Offendere un magistrato, infatti, sancisce la Corte di Cassazione, equivale ad «offendere lo Stato». Per avere detto ad un pm di «farsi curare alla testa», una signora di Messina, intervenuta nel corso della requisitoria del magistrato per difendere il figlio, è stata definitivamente condannata a due mesi di reclusione e al pagamento di mille euro per avere osato offendere «l’onore e il prestigio» di un pm di Palmi.
Per la Suprema Corte, la condanna scatta anche se l’offesa non è arrivata alle orecchie del magistrato dal momento che il reato previsto dall’art. 343 c.p. «intende tutelare lo Stato di cui il magistrato è colui che esercita il potere giurisdizionale, sicché la parte offesa è proprio lo Stato mentre il magistrato è soltanto il soggetto danneggiato dal reato».
Non sopportando di sentire una requisitoria contro il figlio, Celestina P. nel giugno del ’98 aveva inveito contro il magistrato sollecitandolo a sottoporsi ad una «visita medica in testa».
Dal processo al figlio si è arrivati al processo alla madre. Condannata addirittura a sei mesi di reclusione dal Tribunale di Messina, nel febbraio 2000, la condanna nei confronti di Celestina è stata un poco alleggerita dalla Corte d’appello di Messina che, nel febbraio 2003, la riduceva a due mesi ribadendo comunque «la idoneità oltraggiosa della parola pronunciata dalla donna all’indirizzo del magistrato».

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Don Vitaliano sospeso a divinis per sei mesi

Pubblicato da Jake su 26 Febbraio 2005

L’Abate di Montevergine, Tarcisio Giovanni Nazzaro, ha notificato un decreto di sospensione a divins per sei mesi a don Vitaliano della Sala, il prete vicino ai ‘No global’. Nel provvedimento, adottato dall’Abate “con il cuore ferito”, si contestano fra l’altro “contatti con movimenti non in armonia con il Tuo stato sacerdotale e in aperto contrasto con la Dichiarazione della Congregazione per il Clero” nonche’ i ripetuti “inviti non raccolti” a modificare il comportamento.

Don Vitaliano ha espresso “meraviglia e stupore” per il provvedimento, a suo giudizio frutto di “accanimento immotivato e ingiusto” nei suoi confronti.

L’unica colpa di Don Vitaliano è quella di denunciare le ingiustizie. Francesco Caruso, portavoce del movimento dei disobbedienti commenta la sospensione a divinis di Don Vitaliano con il quale – dice – “ero stamane a manifestare a Scampia contro il degrado sociale delle periferie dimenticate, ieri abbiamo partecipato insieme a un convegno sul futuro delle popolazioni colpite dallo tsunami. Queste e tante altre sarebbero le gravi colpe di cui Don Vitaliano si è macchiato in questi anni: stare dalla parte degli ultimi, denunciare le ingiustizie e le prepotenze dei potenti”.

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Il vero senso del voto in Iraq

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

“La verità è che con il voto l’Iraq ha chiesto il ritiro delle truppe”

Massimo D’Alema

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Uniti come sempre

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

“L’Unione fa la forza. Siamo già uniti e con il simbolo lo saremo ancora di più”.

Francesco Rutelli

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Le bombe del Manifesto

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

Ho sentito in tv un giornalista del Manifesto che, mostrando delle fotografie scattate dalla Sgrena, commentava quella di un bambino ferito su di un letto d’ospedale come il risultato di un bombardamento americano con le “democratiche” bombe a grappolo antiuomo contenenti biglie di ferro.
Quelle sono le bombe a grappolo usate per scrivere gli articoli sul Manifesto perchè le cluster bombs usate dagli americani sono un munizionamento anticarro a carica dirompente.
Le bombe di cui parlava il giornalista, vietate dalle convenzioni internazionali, non sono usate da nessun esercito Nato.
Deve trattarsi di una balla democratica.

STEFANO VIALE

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I simboli di giustizia e quelli no

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

“Falce e martello sono un simbolo che significa giustizia”

Armando Cossutta

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Ehud gol e l’ignoranza

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

Ancora un episodio di aggressione in una università italiana ai danni di un rappresentante dello Stato di Israele. Ancora i soliti imbecilli dei collettivi. Ancora una volta ideologicamente affini ai giovani di Forza nuova. Medesimo il brodo di coltura. L’ignoranza. E intanto sulle assenze alla commemorazione della Shoa all’Onu solo silenzi. Che schifo.
Angelo Petrosillo

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Le Chat e il Pil

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

Curioso accostamento di notizie: in prima pagina quello del ristagno del Pil, e subito dopo il trafiletto sugli italiani che hanno sprecato in un anno 31 milioni di ore di lavoro chattando dal proprio pc sul luogo di lavoro.
Chissà se non fossero state butatte vie tante ore di lavoro (peraltro pagate) come sarebbe stato il Pil.
Ci si lamenta sempre, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra.

G. POLLINI

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Il diritto di scioperare e quello di lavorare

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

Mi chiedo che paese è quello in cui i presunti diritti di alcune categorie di lavoratori negano i diritti di tutti gli altri lavoratori.
Ieri sciopero improvviso e non preannunciato a Malpensa,la settimana scorsa il ministro Lunardi aveva ridotto lo sciopero delle ferrovie a 8 ore e i ferrovieri hanno incrociato le braccia per 24.
Dove sono le sanzioni previste?
Davvero l’Italia deve essere sempre il Paese dei balocchi?

MARCO FRANCESCHIN

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Sinistra fascista?

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

A uno sinceramente di sinistra, che le sue proteste se le è fatte, e non da lunga pezza, vien sinceramente da chiedersi: “Cosa diavolo gli passa nel cervello agli studenti del Collettivo politico di scienze politiche’ del polo universitario di Novoli?”. Perché in quello che hanno urlato all’ambasciatore Ehud Gol non c’è senso. Come se non avessero nemmeno letto i giornali, o guardato la televisione, nell’ultimo mese. Sono cortocircuiti mentali che fanno paura, che la sinistra deve disinnescare. Se non lo facciamo resta solo lo slogan, il tazebao, tutta roba illiberale (ma diciamolo pure: fascista!) per natura.
Cordialmente

Matteo F. Sacchi

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La memoria delle foibe e’ fascista

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

Mi sono rotto i coglioni.
Sinceramente.

Mi sono rotto i coglioni della retorica nazionalfascitoide sui “vinti” (ma vinti de che?), di quella furia revisionista ignorante e ideologica che vuol farci pasteggiare a merda presentandocela come finissimo cioccolato svizzero.
Mi sono rotto i coglioni del “comune sentire” patriottardo, delle ristesure della Storia secondo spartiti scritti a rovescio.
Dell’italiano comunque buono e caitatevole. Del fascista che si rende eroe non semplicemente riscattando se stesso (già di per se pruriginoso intento e esito), ma sottolineando che i “valori” fascisti erano (SONO) comunque buoni, accettabili.
Sono stanco delle fojbe come piede di porco per scassinare la memoria (mai condivisa, mai comune, mai coltivata, in realtà); dello slavo descrito come inumano, untermen, e in quanto comunista e in quanto etnicamente diverso (inferiore no, inferiore non si può mai dire, che non è corretto e poi il tipo con la kippà a israele ha parlato di “malanno assoluto della storia”).
Lo slavo uccide per gusto. Ce l’ha nel sangue. Ci uccideva in quanto italiani.
E noialtri poveretti italianibravagente a dover abbandonare le nostre case, con il fagottino di povere cose.
Poi noialtri siamo finiti lì in Jugoslavia e, siccome c’hanno le tare genetiche c’hanno, si son presi a massacrare tra loro.
Sono stanco dei preti caritetavoli, degli slavi buoni. Buoni perché un po’ italiani. O italianizzati. O rigenerati dal fiero glande italiano (vedi la fidanzata di Beppe Fiorello che sembra uno sfollato, ma cazzo, siamo a ridosso della liberazione, non dopo l’8 settembre ‘43!).
Cazzo. Sta a vedere adesso che la violenza e il razzismo in quelle zone sono nate con la resistenza e la lotta anti nazifascista.
Il mondo capovolto. E preso a calci nei coglioni.
Sono stanco delle musiche struggenti a sottolineare volti di bambini con occhi da “cercafamiglia” che vengono usati come pacchi postali dei sentimenti con ricevuta di ritorno ( di ritorno per chi?) per com-muoversi: piagnucolare e muoversi verso il sentimento nazionale, nell’accezione stracciona nazionalista di questa masnada di glam fascisti post ex , muoversi dicendosi in testa “Eh beh certo che il fascismo… ma il comunismo è stato pure peggio. E quindi teniamoci cari i “ricordi di famiglia”".
Cazzo.
La storia è materia più fluida di quanto si possa credere, le interpretazione dei suoi fatti mutano e devono mutare a seconda della distanza temporale e dal necessario raffreddamento dei coinvolgimenti, della reperibilità nuova di documentazione e fonti, non a seconda dell’interesse politico imperversante al momento. Specie quando questo proviene dagli avanzi scartati e riconfezionati con carta stroboluccicante di chincaglieria mussoliniana da basso bordo, gente ubiqua tra le pellegrinazioni a predappio e il Millionaire di Briatore.
L’unica cosa che mi consola è che il film tv è interpretato nel ruolo principale da Beppe Fiorello, che nel giro ha fama di iellatore, avendo fatto fare flop a tutte le produzioni a cui ha partecipato…

Un tizio di sinistra sul forum del giornale l’Unità.

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Merlo infanga i morti

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

Riporto stralci di un vergognosissimo articolo di Francesco Merlo su Repubblica di ieri 24/02/2005.

F.Merlo commenta la morte di Giussani e invece di tacere compostamente come si richiede ad una qualsiasi persona istruita, vomita veleno.

Vomita veleno su chi non può ribattere.

Che non può ribattere perchè è morto.

Merlo attacca dalla prima riga all’ultima:

In fondo “non è morto il padre spirituale di tutti noi.”,perchè era invece un “politico combattente“, un “organizzatore di potere“, “il leader di una minoranza antimoderna“.

Poi, il massimo del trash: Merlo immagina che Giussani arrivi in cielo, che Dio Padre lo accolga alla Sua destra e che lo giudichi e ”già adesso starebbe chiedendogli conto anche delle lucrose attività della sua Compagnia delle Opere, di quel gran fumo di clericalismo simoniaco, di presunte truffe, di denunzie, di scandali e di processi penali che ha accompagnato il miracolo economico di don Giussani, dalle mense scolastiche di Roma alla Cascina San Bernardo di Milano, dai parcheggi ai cibi precotti e avariati, sino all’affaraccio di Oil for Food e al ruolo di Formigoni, sino alle suggestioni letterarie del Codice da Vinci

Segue dissertazione sul vero Dio, quello di Merlo, quello vero: “il Dio che immaginiamo noi laici, così diverso dal raggio di sole caravaggesco che tanto gli piaceva“.

E poi ancora, il peggiore tipo di ironia possibile, quello funereo su chi non c’è più, ricordando vere o presunte pecche e fingendo di inserire le accuse infamanti in una frase di elogio e di augurio di perdono dei peccati: “Dio perdonerebbe l’appoggio spirituale che lui, così onesto, diede alla peggiore Dc, quella romana delle tangenti, e quella della Sicilia complice della mafia, allo squalo Sbardella e al contiguo Salvo Lima“.

Ma non è finita, Giussani è stato esponente della cultura “cattolica integralista“, tale e quale e identicamente corrispondente alla “rivolta generazionale di sinistra“. A dividerli solo una diversa concezione di Dio, orgogliosamente rivendicata da Merlo alla faccia del rispetto delle idee altrui: “Al nostro Cristo infatti, che era confusamente costruito su una ideologia di liberazione guerrigliera e di preti operai, loro opponevano un Cristo da Torquemada. E non è vero che la nostra era ideologia e la loro era devozione. Il nostro Cristo era vivo almeno quanto il loro.

Poi capisce che ha esagerato i toni, fa autocritica e capisce che “Sicuramente il nostro Cristo era ideologia“. Ecco però il soprassalto d’orgoglio: ”ma anche quello di don Giussani era ideologia.  Ecco: ideologia contro ideologia, specchio rovesciato di tutto quel mal di vivere e di quel disadattamento in cui nessuno voleva stare, emigrando a salti e a piroette nelle paranoie politiche o religiose, nelle milizie combattenti per il proletariato o per Dio.”

Ammette: “E’ vero infatti che don Giussani si batteva contro la scristianizzazione dell’Italia e della stessa Chiesa“, ma in fondo che diritto ha di dire, il Gius, che pensa di avere ragione?

ma chi ha stabilito che il Cristo è quello di don Giussani?

Poi una domanda retorica sfruttata per insultare ancor di più: chi lo dice che Giussani era il Cristo annunciatore del vero Dio, tanto più che era pure “un militante politico“,  ”un sessuofobo“?

Infine,la vergogna giunge all’estremo per ben due volte: l’estremo del finto rispetto.

Dopo un intero articolo di insulti: “Noi piangiamo in privato e non lo raccontiamo a nessuno” e “rispettiamo anche don Giussani” perchè “tante volte da avversario ci ha dato da pensare, ci ha offerto provocazioni su cui riflettere” (Merlo ha riflettuto anche prima di scrivere questo articolo?).

Non ho parole.

Dopo aver lasciato questo commento sulla manifestazione di stima tributata dai milanesi e dai cattolici a quest’uomo, rimango davvero scioccato e ammutolito.

Sento solo profondo sdegno per chi non rispetta neanche i morti.

Non si pretende che fingano di essere d’accordo con la visione di don Giussani della vita, ma almeno di non insultarlo,di non fare della sua morte un’occasione di polemica,di mostrare un minimo di educazione, di civiltà…

A quanto pare anche queste sono speranze vane..
Per chi voglia veder coi propri occhi questo scempio, fornisco nuovamente il link

Invito chi la pensa come me a scrivere a Merlo,come ho fatto io, e leggere un articolo del Foglio che trovate su un altro blog e che,almeno parzialmente, ripaga di tanta gratuita acrimonia.

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Scoperta rete bancaria clandestina, dieci denunce

Pubblicato da Jake su 25 Febbraio 2005

Un’operazione della Guardia di Finanza ha portato allo smantellamento di una vera e propria rete bancaria clandestina, che operava al di fuori di ogni regola. Le Fiamme Gialle ”hanno operato – si legge in una nota – il sequestro preventivo di tutti i beni strumentali dell’attivita’ finanziaria e di raccolta del risparmio”.

La rete di finanziamento si estendeva alle province di Milano, Roma, Napoli, Torino, Bologna, Padova e Lecco. Le indagini, coordinate dalla Dda di Milano, sono state condotte dal Comando nucleo regionale di Guardia di Finanza della Lombardia.

L’operazione, hanno spiegato le Fiamme Gialle, pur essendo nata dalla segnalazione di un’ attivita’ di raccolta di denaro che riguardava un personaggio arabo sospettato di appartenere a reti criminali, non avrebbe evidenziato alcun legame con ambienti terroristici.

Le indagini hanno invece portato alla scoperta di una ”banca marocchina”, istituzionalmente presente in patria, che invece di porsi regolarmente sul mercato italiano, sottoponendosi a regole finanziarie e di tutela del risparmio, si avvaleva di un rastrellamento di fondi porta a porta (simile, per modalita’, all’ elemosina islamica, ma a fini personali per il cliente, e di profitto per la banca) che poi venivano inviati all’estero.

Un’ attivita’ di raccolta del risparmio che tra l’altro, in questo modo, sfuggiva completamente al fisco e ai controlli previsti dalle Leggi antiterrorismo e antiriciclaggio.

Nel corso dell’ operazione, denominata ‘Hawala’ dai finanzieri milanesi, sono state denunciate una decina di persone, prevalentemente nordafricane.

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La Siria annuncia il ritiro dal Libano

Pubblicato da Jake su 24 Febbraio 2005

La Siria ha deciso di attuare un ”ridispiegamento” delle sue truppe in Libano. Lo ha annunciato oggi a Damasco il vice ministro degli esteri Walid Al Muallem, nel corso di una conferenza stampa.

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Bush come Reagan? La Germania fa marcia indietro.

Pubblicato da Jake su 23 Febbraio 2005

Il presidente americano era piuttosto malvisto in Europa, passava per guerrafondaio e spesso lo si accusava di essere animato nella sua politica estera aggressiva da una confusa mania religiosa. Non stiamo parlando di George W. Bush, ma di Ronald Reagan. Quando nel 1987 il presidente californiano visitò la Repubblica federale tedesca, fu sistemato all’interno di un cordone di sicurezza senza precedenti e parlò davanti alla Porta di Brandeburgo a un gruppo scelto di berlinesi festanti, mentre il Consiglio comunale di Berlino ovest aveva bloccato la metropolitana. Il viaggio di Reagan a Berlino dell’87 ricorda per certi aspetti quello di Bush a Magonza di oggi: entrambi i presidenti hanno fatto visita a una Germania che li guarda con scetticismo. E quando Reagan comparve davanti alla Porta di Brandeburgo chiedendo a Gorbaciov di abbattere il Muro, i numerosi commenti del giorno dopo lo stroncavano. Quell’uomo, si diceva, è un visionario, la Realpolitik è ben altra cosa. La storia però ha dimostrato che il visionario non era Reagan con la sua richiesta, ma piuttosto la politica tedesca, che nel 1987 non riusciva neppure a immaginare che potesse esistere un’alternativa alla Germania divisa. Chi parlava di riunificazione veniva tacciato di nazionalismo, mentre la rotta dello Spd la dettava Oskar Lafontaine, al quale non interessavano né Ronald Reagan né l’unità della Germania. Oggi si ammicca amichevolmente se George W. Bush chiede cortesemente un maggiore coinvolgimento in medio oriente da parte del cancelliere tedesco, che tra l’altro nel 1987 a sua volta non fu proprio impeccabile in tema di riunificazione e nei confronti di Reagan. Eppure nel frattempo, con tutta la glassa versata nei giorni scorsi sul ponte atlantico, la politica estera tedesca si definisce innanzitutto in base alla distanza nei confronti di Washington. E quando Bush se ne andrà, le divergenze rimarranno: la sua idea di riordinare in senso democratico il medio oriente, anche attraverso lo strumento della guerra, è ritenuta una creazione intellettuale isterica dei cosiddetti neocon. E non solo dai socialdemocratici e dai verdi. Anche i conservatori tedeschi, infatti, trovano abbastanza stravagante immaginare che un arabo possa trasformarsi in un democratico dichiarato.
Questa è la gravissima frattura tra Europa e Stati Uniti, che tra l’altro nemmeno un John Kerry presidente avrebbe reso meno acuta: in Europa – anche in quella del 1987 – si immagina a stento che il mondo cambia. Forse non lo si vuole affatto, perché cambiamento può significare pericolo. Invece negli Stati Uniti, terra di immigrati, il cambiamento è proprio ciò per cui ci si dà da fare. A Magonza oggi si sono incontrati anche il principio della staticità e quello del dinamismo: noi europei preferiamo il mondo così com’era ieri, gli americani lo desiderano come potrebbe essere domani. Durante la Guerra fredda questa differenza si nascondeva sotto grandi interessi comuni e giuramenti; ma ora gli strappi sono visibili. E le placche continentali continueranno ad allontanarsi l’una dall’altra, nonostante tutte le cortesie scambiate a Magonza. Difficilmente lo show di Reagan alla Porta di Brandeburgo avrebbe potuto essere più penoso di quel che fu: nel suo discorso il presidente non tralasciò nemmeno uno stereotipo su Berlino. E alla fine, molti “esperti” unanimemente ritennero che la pretesa di far cadere il Muro fosse anacronistica, utopica, folle. Tre anni più tardi però la Ddr sparì dalla carta geografica. E se Gorbaciov ebbe un ruolo rilevante nella vicenda, i tedeschi dell’est ne ebbero uno ancora più importante: quando il popolo intero si scontra con gli esperti, possono accadere cose veramente stupefacenti.
Ora, ammesso che davvero la storia si ripeta non solo come farsa o come tragedia – come una volta ha postulato Karl Marx –, forse in Siria, in Iran o in Giordania gli uomini presto arriveranno all’idea di abbattere i muri e scuotere i regimi che li amministrano e li dominano. Quando in Iraq recentemente nonostante la minaccia del terrorismo si è constatata una partecipazione al voto di poco inferiore a quella di alcuni Länder, il coro delle sirene allarmiste è rimasto muto per un paio di giorni almeno – muto come il coro degli esperti delle cose tedesche nella notte del 9 novembre 1989.
Una semplice idea per la vecchia Europa: Bush potrebbe aver ragione come Reagan.
See you soon, Mr. President.
(Claus Christian Malzahn sullo Spiegel del 23.02.2005)

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Squadracce pacifiste contro il diritto di parola dell’ambasciatore israeliano

Pubblicato da Jake su 23 Febbraio 2005

Provi a vedere se ne trova uno nel cestino della carta straccia. Li hanno strappati tutti». I cartelli che annunciano la lezione sul tema «Prospettive di pace in MedioOriente» in effetti sono dove dice la donna delle pulizie che sta spazzando l’atrio della facoltà di Giurisprudenza. Il timbro dell’ateneo di Firenze, «Lezione di S.E. l’Ambasciatore di Israele, che avrà luogo alle ore 12 nell’aula 1.18 (D6) del polo universitario di Novoli». Sui muri (e per terra, e sui banchi) adesso ci sono altri cartelli, i volantini del «Collettivo politico di Scienze Politiche ». Titolo: «L’ambasciator che porta pena». Contenuto: «È indegno che a parlare di prospettive di pace sia l’indesiderato ospite, portavoce di uno Stato che, in nome di una presunta democrazia, espropria di fatto la popolazione dei diritti fondamentali… Vogliamo quindi ribadire il nostro sdegno di fronte alla presenza di un tale personaggio nelle nostre aule…».

Il loro sdegno lo hanno ribadito, su questo pochi dubbi. Alle 12.10, mentre l’ambasciatore Ehud Gol stava per prendere la parola, gli studenti di Scienze Politiche hanno srotolato una striscione («Vita, terra e libertà per il popolo palestinese»), e hanno urlato. «Sharon boia», «Israele fascista », «Assassini» eccetera. Così per venti minuti. Il professore ordinario di Storia delle Costituzioni moderne Stefano Mannoni, che organizzava l’incontro, ha deciso che la lezione si faceva lo stesso. Si è consultato con il rettore, e ha chiamato la questura. Lo sgombero è stato laborioso, con scontri verbali tra il preside di Giurisprudenza e gli ospiti («Fascista », «No, fascisti voi»). Sono arrivate le camionette del reparto mobile, c’erano i poliziotti in assetto antisommossa. (…)

Jacopo e Giovanni, uno fiorentino, l’altro sardo di Nuoro: «Non accettiamo lezioni di democrazia, perché quell’uomo non rappresenta uno Stato democratico». Sono sinceramente stupiti quando apprendono che la loro trovata ha scatenato altri sdegni, come quello del presidente della Camera Casini («Indegno episodio di violenza e sopraffazione»). Dice una ragazza: «Quella lezione non aveva contraddittorio, era antidemocratica». Alla facoltà di giurisprudenza fanno notare che è in programma anche un incontro con un delegato palestinese, bastava aspettare. «Se verrà, lo faremo parlare ». Ecco, magari il problema è questo. «Quale?». Non vi sembra sbagliato impedire a una persona di esprimere le sue opinioni? Jacopo dice: «Il suo diritto alla parola non esiste, perché lui appartiene a uno Stato che non assicura neppure il diritto alla vita». Alla fine Gol ha parlato per mezz’ora, rispondendo alle domande anche dure degli studenti rimasti in aula. Quelli del Collettivo si sono trovati nel pomeriggio, hanno discusso un comunicato per rivendicare l’iniziativa, giudicata «un successo».

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Prof. sequestra cellulare, multato.

Pubblicato da Jake su 23 Febbraio 2005

È costato la condanna a una multa, per tentata violenza privata, il tentativo di un professore cinquantenne di Lecco, di farsi consegnare il cellulare da una studentessa che lo teneva acceso telefonando durante la lezione e disturbando l’attività didattica. La Cassazione – con la sentenza 6430 della Quinta sezione penale – ha respinto il ricorso dell’insegnante contro il verdetto con il quale la Corte di Appello di Milano lo aveva giudicato colpevole, addirittura di percosse, per aver tentato di farsi dare dalla studentessa. il telefonino dal quale lei non voleva assolutamente separarsi.

Davanti a tanta maleducata ostinazione, il docente prese l’alunna per un braccio e quel breve contatto fisico provocò a Natascia un dolorino a un piercing. Per questo il è finito sul banco degli imputati, nonostante le testimonianze a lui favorevoli fornite dagli altri studenti e tese a minimizzare l’accaduto. Proprio per effetto delle dichiarazioni degli allievi, la Cassazione ha ridimensionato l’imputazione a carico del docente, tramutando l’originaria accusa di percosse in quella di tentata violenza privata. In tal modo, i supremi giudici sono venuti incontro in qualche modo alla linea difensiva del «prof» che chiedeva la piena assoluzione facendo presente che «la minima condotta fisica, il brevissimo contatto, il lieve dolore, sono elementi che devono indurre ad escludere gli estremi del reato addebitato».

Ma la clemenza della Suprema Corte non è andata oltre la limatura dell’accusa. La multa è stata confermata perché – dice la Quinta sezione – quanto enunciato dalla difesa anche se idoneo «a dimensionare la gravità del fatto non vale, però, ad escludere la sussistenza del reato perpetrato. Quest’ ultimo va ravvisato – proseguono i magistrati di legittimità – poiché l’imputato usò violenza per costringere l’alunna a consegnargli il telefono cellulare, senza peraltro riuscirvi».

L’ entità della sanzione non è specificata dalla sentenza, ma ad essa devono essere aggiunti anche duemila euro per pagare l’ avvocato di parte civile della studentessa, che ha anche chiesto il risarcimento dei danni per la «sensazione dolorifica» patita per non aver voluto consegnare l’inseparabile cellulare.

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Ferrara, leghisti aggrediti

Pubblicato da Jake su 22 Febbraio 2005

Il segretario provinciale della Lega Nord di Ferrara, Giovanni Cavicchi, è stato brutalmente aggredito durante la raccolta delle firme per le candidature alla prossime elezioni regionali. L’episodio è accaduto domenica pomeriggio, verso le 18 in via San Romano.
Cavicchi con altri quattro militanti stavano tranquillamente raccogliendo le firme quando sono arrivati quattro ragazzi e una ragazza.
«Ci hanno chiesto – ha spiegato Cavicchi – di poter mettere sul banco alcuni volantini animalisti e noi abbiamo detto di sì. Poi uno ha preso il megafono e ha iniziato a pronunciare frasi offensive contro la Lega, mentre gli altri si son messi a strappare i nostri manifesti. Alle nostre proteste, uno di loro ha preso un paletto di plastica e mi ha colpito più volte al corpo e alla testa».
«È stato – commenta Cavicchi – un atto di ostilità nei nostri confronti incomprensibile, ma che è espressione di un clima in città poco piacevole».
A Cavicchi è giunta la solidarietà di Maurizio Parma, consigliere regionale del Carroccio: «Purtroppo i soliti imbecilli non hanno perso l’occasione di stare in casa e non fare danni in giro per la città di Ferrara. Condanniamo la vile aggressione ai danni dei militanti della Lega Nord, colpevoli, secondo i democratici imbecilli di cui sopra, di raccogliere firme. A Cavicchi tutta la nostra solidarietà. Fatti come quelli non devono ripetersi, siamo ora curiosi di vedere e leggere nei prossimi giorni chi, fra la altre forze politiche di Ferrara, vorrà esprimere a Cavicchi la propria solidarietà».

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Indagate anche le cose serie, oltre alle magliette.

Pubblicato da Jake su 21 Febbraio 2005

La Procura apre un fascicolo contro ignoti dopo gli slogan inneggianti alla strage di Nassiriya e le bandiere Usa ed israeliane bruciate a Roma. I reati ipotizzati sono istigazione a delinquere e violazione di bandiera di stato estero. In Procura si attende il rapporto della Digos che sta identificando gli autori del rogo delle bandiere attraverso foto e filmati. Il reato di offesa alla bandiera di stato e’ stato recentemente depenalizzato con un’ammenda che va da 100 a mille euro.

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Quelli delle torri se la sono cercata

Pubblicato da Jake su 21 Febbraio 2005

“Se fossi morto carbonizzato nell’incendio delle twin tower avrei avuto un buon motivo per mandare affanculo chi, la propria potenza, la usa per pisciare sopra il diritto internazionale prima e chiedere l’applicazione dei trattati poi”

Ximenes Uzeda

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Schiaffo ad alunno, chiedono un anno di reclusione

Pubblicato da Jake su 21 Febbraio 2005

Durante la sua attività in una scuola della città, il maestro avrebbe dato uno schiaffo ad un alunno e lo avrebbe poi anche sollecitato appoggiandogli le nocche sulla testa. I fatti sono stati oggetto di una denuncia e in aula la rappresentante della pubblica accusa ha accentuato il capo di imputazione contestando all’ insegnante la violenza privata.

Da qui a conclusione della requisitoria, la richiesta di un anno di reclusione. Nella causa la madre dell’alunno si è costituita parte civile, con il patrocinio dell’avvocato Marina Abbatangelo. Oggi, dopo l’intervento dell’accusa, hanno parlato anche i difensori, gli avvocati Salvatore Caci e Carla Delfino, che hanno invocato l’assoluzione del loro assistito per non avere commesso il fatto. La sentenza sarà emessa il 23 marzo prossimo.

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E’ stato l’Ulivo a tassare i più deboli

Pubblicato da Jake su 21 Febbraio 2005

Forse il premier Silvio Berlusconi non lo sa.
Ma il suo migliore alleato nella nuova offensiva che ha lanciato per un ulteriore taglio delle tasse non è un economista di gran nome, non scrive sui maggiori quotidiani e non frequenta i talk-show televisivi.
Però è uno che, senza darsi tante arie, di imposte ci capisce. Eccome.
È Giuseppe Bortolussi, 56 anni, segretario dell’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre. Un’organizzazione di categoria combattiva, dotata di un centro studi con i fiocchi, che da mesi ha fatto del taglio delle tasse il proprio cavallo di battaglia. Una scelta in piena sintonia con gli umori dei suoi associati, che nell’economia del Nord-Est pesano non poco.

L’ultima ricerca messa a punto da Bortolussi e dai suoi collaboratori è una bomba.
Con 31 pagine di tabelle e un testo ridotto all’essenziale, mette a confronto gli sgravi Irpef decisi nei cinque anni di governo dell’Ulivo (1997-2001) con quelli dell’esecutivo di centrodestra dal 2001 a oggi.
Un lavoro minuzioso, letto in anteprima da Panorama, dove si tiene conto delle norme fiscali varate dal 1997 in poi, sia nazionali sia locali, applicate a una casistica senza eguali: dal lavoratore singolo a quello con moglie e uno o più figli a carico, dal contribuente con 10 mila euro l’anno fino al riccone con un milione di reddito l’anno. Il risultato? Dice Bortolussi: «Io stesso mi sono meravigliato per l’evidente paradosso. È emerso infatti che i governi di centrosinistra guidati da Romano Prodi, Massimo D’Alema e Giuliano Amato hanno privilegiato i redditi più elevati, soprattutto quelli sopra 100 mila euro l’anno. Mentre il governo di centrodestra ha alleggerito l’Irpef delle fasce più deboli, al di sotto di 35-40 mila euro l’anno, e ha concesso benefici molto scarsi ai redditi più alti».

Prima obiezione: il centrosinistra ha accusato Berlusconi di avere ridotto l’Irpef soprattutto ai ricchi. Scusi Bortolussi, è sicuro di quello che dice? «Più che certo» replica il segretario degli artigiani di Mestre. «La nostra ricerca è a disposizione di tutti. L’ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, che da sempre sostiene il contrario, provi a smentirci se ci riesce». E, per fare un esempio, punta il dito sul caso di un lavoratore dipendente con moglie e un figlio a carico (vedere la tabella a sinistra), forse il più diffuso nella realtà. «Il confronto è impietoso» dice Bortolussi. «Gli sgravi Irpef del centrodestra, in percentuale, sono circa il doppio di quelli dell’Ulivo per tutte le fasce di reddito fino a 40 mila euro lordi l’anno. Sui redditi più alti, da 250 mila euro in su, i benefici più generosi sono stati concessi dai governi Prodi, D’Alema e Amato. Ovvero, il contrario di quanto si poteva presumere sul piano politico».

Altra obiezione: Prodi ha detto che se non ci fossero stati i telegiornali a ricordarlo, il 27 gennaio pochi italiani si sarebbero accorti del taglio dell’Irpef in busta paga. Più che un taglio, dicono i capi dell’Ulivo, una spuntatura di poche decine di euro a testa al mese. Solo demagogia? Bortolussi non si sottrae al quesito: «Il ragionamento giusto deve essere duplice, uno macro e uno micro. Sul piano macro, Berlusconi dice cose inconfutabili: il suo governo (vedere il riquadro a pagina 51) ha rimesso nelle tasche degli italiani 13,6 miliardi di euro in tre anni, e altri 6 miliardi l’anno vuole restituirli nel 2006, 2007 e 2008. È l’unica strada per fare scendere la pressione fiscale, che era pari al 43 per cento nel 2001 e potrebbe calare intorno al 40 per cento nel 2005». Nei cinque anni del centrosinistra, anche se Bortolussi non lo dice, la pressione fiscale salì dal 42,2 al 44,5 per cento.

fonte: Panorama

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A scuola di odio

Pubblicato da Jake su 20 Febbraio 2005

Un’organizzazione giovanile socialista ha cominciato a vendere agli universitari in Australia kit per bruciare la bandiera nazionale. Il gruppo Resistance spiega che i kit, per un prezzo pari a 3 euro, contengono una bandiera australiana, un accendino, un cubetto ignifero e materiale politico.(…)

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La Cina e il caro-petrolio

Pubblicato da Jake su 20 Febbraio 2005

Le tensioni sui prezzi del petrolio si allenteranno nei prossimi mesi, ma nel lungo periodo i prezzi resteranno elevati, intorno ai 30-40 dollari per il Brent ancora per due-tre anni, a causa dell’esplosione della domanda in Cina che ha spinto la domanda mondiale a crescere alla cifra record di 2,7 milioni di barili al giorno nel 2004. Lo sostiene Franco Bernabè, già amministratore delegato dell’Eni, oggi membro del board di Petrochina, punta di diamante fra le società petrolifere cinesi, sempre più influenti sullo scenario energetico globale. Il sistema petrolifero è diventato più “vulnerabile” spiega Bernabè in un’intervista all’agenzia di stampa Adnkronos, per effetto del forte aumento dei consumi cui fa riscontro una capacità inutilizzata ai minimi storici, il declino petrolifero nei paesi Ocse, l’effetto-Cina e, allo stesso tempo, la crescente concentrazione delle riserve in un club ristretto di Paesi, Arabia Saudita, Iran, Iraq e Russia.
«In questo contesto, nel breve periodo i prezzi potranno raffreddarsi scendendo al di sotto dei valori attuali, e anche l’arrivo di capacità aggiuntiva da parte dell’Opec contribuirà per un certo tempo a contenere i prezzi, ma poi nel lungo periodo le quotazioni ricominceranno a salire, sull’onda della domanda cinese. È la Cina il punto cruciale. Tutto dipende da cosa succede lì: sono 1,3 miliardi di persone, hanno una motorizzazione in forte espansione e per loro il petrolio è la priorità – afferma Bernabè -. L’effetto Cina pesa per oltre mezzo milione al giorno di barili in più e, se anche potranno esserci rallentamenti, il fenomeno è duraturo. La pressione del loro fabbisogno non è destinata a ridursi ma ad aumentare anche perché nei trasporti il petrolio non è sostituibile. Il dato strutturale è che la domanda si sta spostando verso Oriente».
Quanto al caro-greggio, «i prezzi sono aumentati perché in passato la domanda cresceva di circa 600 mila barili al giorno e l’offerta cresceva in misura equivalente, lasciando tra i 2 e i 3 milioni di barili di capacità inutilizzata nell’area Opec». Invece lo scorso anno il fabbisogno è cresciuto di 2,7 milioni di barili al giorno, una cifra senza precedenti, mettendo sotto pressione la capacità produttiva Opec. «In questo contesto -argomenta Bernabè – qualsiasi difficoltà, qualsiasi incidente sul mercato si traduce immediatamente in un rialzo dei prezzi». L’aumento dei consumi, peraltro, coincide con il declino della produzione Ocse nel Mare del Nord e negli Stati Uniti, mentre l’offerta si concentra sempre più nell’Opec.
Un’altra novità di rilievo è che sul mercato arriva sempre più greggio “pesante” mentre il sistema di raffinazione vuole petrolio più leggero, perché per produrre le stesse quantità di benzina e di gasolio ne serve meno rispetto al petrolio pesante. «Più alto è il differenziale fra petrolio leggero e pesante, più elevati sono i margini di raffinazione, dunque gli spazi per investire in questo settore. Questa – spiega Bernabè – può essere una novità positiva in quanto oggi nonostante una certa ripresa, si investe meno del necessario».
E per il futuro? C’è da essere ottimisti o pessimisti sullo scenario petrolifero e il caro-prezzi? «Il mondo del petrolio è legato a talmente tante variabili geopolitiche che è difficile dire se si è ottimisti o pessimisti. Certamente – osserva Bernabè- oggi c’è molta più concentrazione di prima e tendenzialmente molta più domanda di prima e questo rende il sistema petrolifero molto più fragile. Nel medio periodo, però, molto probabilmente rivedremo prezzi più bassi perché l’Iraq tornerà a produrre ed espandere gli investimenti. Ma nel lungo periodo no, proprio perché siamo più vulnerabili: prima i paesi Ocse fornivano una grossa quota di produzione e non c’era la Cina. Questo non significa che andrà sempre peggio ma può voler dire – conclude Bernabè – che oggi siamo più esposti ai raffreddori, ma non è detto che ci ammaleremo sempre»

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Torino, assaltato banchetto leghista

Pubblicato da Jake su 20 Febbraio 2005

Il parlamentare europeo della Lega Nord Mario Borghezio è rimasto vittima ieri a Torino di un’aggressione compiuta da alcuni giovani dei centri sociali che, dopo aver rovesciato il banchetto dietro il quale si trovava, gli hanno anche sputato addosso.
«Sono costernato e senza parole» ha detto Borghezio, che aveva raggiunto Torino per partecipare al primo giorno di campagna elettorale della Lega a fianco del capolista in Regione, l’avvocato Luca Procacci. «Sono stato beffeggiato, insultato e colpito da diversi sputi davanti agli occhi della gente – ha raccontato – e mi vergogno di quanto è successo, perché è stato un esempio del sentimento di impunità che c’è in questo Paese».
Oltre all’eurodeputato, sono rimasti coinvolti alcuni militanti della Lega, che avevano appena iniziato una raccolta di firme per le liste dei candidati alle elezioni regionali. La scelta del luogo dove allestire il banchetto era caduta sulla rotonda in corso Racconigi all’angolo con via Frejus, un luogo abituale per iniziative di questo genere.
Erano da poco passate le 16 e il gruppo di militanti era in attesa della persona necessaria per l’autenticazione delle firme. «All’improvviso, siamo stati circondati da 5-6 persone dell’universo anarchico – racconta Luca Procacci -. Ci hanno urlato di tutto, insultato e minacciato di morte, hanno strappato bandiere e manifesti, buttato per terra i volantini e li hanno calpestati. Ci hanno perfino sputato a pochi centimetri dalla faccia. Sono stati momenti terribili, abbiamo avuto molta paura. Carabinieri e poliziotti ci hanno dovuti scortare, mentre tutti sono rimasti esterrefatti».
A fare la brutta esperienza c’erano anche una persona anziana, militante leghista di vecchia data, e una giovae ragazza, rimasta sotto choc. «Sono sicuro che i nostri aggressori venivano da un centro sociale lì vicino, in via Revello – dice Procacci -. È stata proprio un’azione preordinata, nemmeno il tempo di cominciare e c’erano addosso. Tutto questo nel primo giorno di raccolta firme: è molto grave che un candidato e un parlamentare vengano aggrediti. Non è un bel segnale: siamo di fronte a una interruzione dell’attività elettorale, a un attentato contro la democrazia, a un atto di terrorismo politico contro un partito di governo. Come avvocato, farò l’impossibile perché la magistratura approfondisca la vicenda».
Proprio oggi la Lega inaugurerà due nuove sezioni, una a Rivarolo, in provincia di Torino, e l’altra nel capoluogo, a San Salvario, che funzionerà da sportello per i rapporti sociali con i cittadini, dove sbrigare le pratiche previdenziali e pensionistiche con assistenza legale gratuita per gli anziani. «La sezione di San Salvario sarà un baluardo della Lega per fare un po’ di pulizia in una zona sottoposta a una microcriminalità allarmante» osserva Procacci, che farà parte del pool di esperti legali a disposizione.
Per Roberto Cota, responsabile della Lega Nord Piemonte, l’aggressione di ieri è «un atto molto grave e inqualificabile contro la Padania. Un atto grave perché ha coinciso con l’inizio della raccolta firme per la lista della Lega alle prossime elezioni regionali. Ma sia chiaro – ha concluso Cota – che la Lega non si spaventa».

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Bocca,solidale con i rapitori di Giuliana

Pubblicato da Jake su 19 Febbraio 2005

E’sperabile che la gente in piazza oggi per la liberazione di Giuliana Sgrena compri e legga l’Espresso di questa settimana. C’è tutto quel che è necessario per capire che anche i sequestratori dalle cui mani vogliono togliere l’ostaggio, liberando lei e la pace, hanno le loro ragioni. In polemica con Piero Fassino, che a sorpresa aveva tolto ai terroristi iracheni il titolo di resistenti e lo aveva trasferito agli elettori che li hanno sfidati ai seggi, Giorgio Bocca scrive che “i veri resistenti in Iraq sono quelli che resistono e non quelli che la pensano come noi, i ricchi della Terra che, gira e rigira, la pensiamo come gli americani”. Bocca è scandalizzato all’idea che si considerino “presenze demoniache indegne del nome di resistenti” quei bravi ragazzi che “guidano le autobombe, che attaccano la polizia collaborazionista”. Per essere a suo modo ancora più chiaro, Bocca tesse una obliqua ma trasparente apologia dei terroristi suicidi, che a noi “nati e cresciuti in una democrazia e cultura cristiana” possono non piacere, anche se “nella galleria dei nostri eroi ci stanno combattenti che andarono deliberatamente alla morte, anche se nelle lettere dei condannati a morte della Resistenza ci sono scelte per la morte preferibile al tradimento e alla trattativa con il nemico”. La resistenza di bin Laden e di al Zarqawi “non può essere storicamente negata”, è parte del “risorgimento islamico”, e “quando faceva comodo a noi l’abbiamo praticata” con le atomiche sul Giappone e i bombardamenti al fosforo a Dresda. Chissà se questo esempio di memoria condivisa (come si dice oggi) farà piacere alle associazioni partigiane e a coloro che combatterono in Europa contro i collaborazionismi, i fascismi e il Terzo Reich o ai loro eredi. Chissà se si riconosceranno negli angeli sterminatori islamisti radicali, da Beslan a Baghdad alle Torri, e nella loro vocazione di combattenti reazionari per l’oppressione e la tirannia. Bocca non è nuovo di questi boschi. Negli anni del terrorismo italiano adorava, vezzeggiava e coccolava la meglio gioventù potoppista, brigatista, estremista perché la trovava più moderna, più capace di leggere le contraddizioni e le ristrutturazioni del capitalismo. Le gambizzazioni e la geometrica potenza di via Fani lo affascinavano come oggi le decapitazioni in pieno “risorgimento islamico”. Non è sapienza storica, realismo, rispetto per il nemico, come Bocca vorrebbe far credere: è l’inversione del rapporto di amico-nemico, è semplice tradimento della democrazia per miserabili frustrazioni di casta, e in nome della lotta contro il paese alle vongole che non gli dà corda abbastanza. In Bocca, come in tutti i moralisti intransigenti, come in tutta quella schiatta di polverosi e rancorosi cattivi maestri, spesso passati in volata dalla scivolata fascista e antisemita a una guerra che portò soccorso al vincitore angloamericano, c’è una violenta ambiguità ideologica che avvelena da decenni la nostra vita pubblica. Ora si è solo fatto amico dei rapitori di Giuliana Sgrena, banditore dei loro valori e della loro funzione storica, perché il paese alle vongole è alleato di quello a stelle e strisce.
Giuliano Ferrara

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Immigrati regolari anche se denunciati

Pubblicato da Jake su 19 Febbraio 2005

La Corte Costituzionale tira un’altra picconata alla legge Bossi-Fini sull’immigrazione cancellando due norme che vietavano la regolarizzazione di quei lavoratori immigrati a carico dei quali esiste una denuncia per un reato per il quale è previsto l’arresto obbligatorio e facoltativo in flagranza. Il commento del ministro Roberto Calderoli: «A questo punto si arriva a mettere in discussione anche che la sovranità appartiene al popolo e che la giustizia deve essere amministrata in nome del popolo».

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Picchiava la figlia minorenne: non andava in moschea

Pubblicato da Jake su 19 Febbraio 2005

Il giudice monocratico di Milano, Michele Montingelli, ha condannato a un anno e sei mesi un marocchino per maltrattamenti ai danni della figlia (che ora ha 17 anni): la giovane ha accusato il padre, tra l’altro, di picchiarla perché non voleva frequentare una moschea milanese e non si comportava secondo i costumi islamici. L’uomo, però, durante il dibattimento, aveva sostenuto che i dissapori con la figlia derivavano dal fatto che frequentasse un uomo molto più anziano di lei, di circa quarant’anni. L’uomo è stato condannato a un anno per i maltrattamenti e a sei mesi per la mancata corresponsione degli alimenti.

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Documenti falsi tra le baracche

Pubblicato da Jake su 19 Febbraio 2005

Erano circa le sette della mattina del 15 febbraio quando Maurizio Simoni, responsabile della sezione Problemi del Territorio della Polizia Locale di Milano, ha fatto irruzione con altri quindici uomini nell’insediamento nomadi di via Vaiano Valle, nei pressi della abbazia di Chiaravalle.
L’intervento – come lo stesso Simoni ci ha spiegato, era dovuto al ritrovamento di un passaporto palesemente falso, rinvenuto la sera precedente intorno alle 21, su un Tir abbandonato carico di lampadine Osram rubate che l’autista aveva lasciato in fretta e furia perché rincorso dalla pattuglia dei vigili dopo che non si era fermato all’alt. Il documento, intestato a uno slavo, riportava come residenza proprio lo stesso insediamento dei nomadi. Dopo una accurata perquisizione delle baracche che ospitano i nomadi sono stati ritrovati timbri, sigilli, documenti in bianco e macchine da scrivere: tutto l’occorrente per falsificare passaporti e documenti vari.
Quando i vigili di questo speciale corpo della Polizia Locale hanno fatto irruzione nell’insediamento sono stati ostacolati, come altre volte in passato quando si è trattato di operazioni di questo tipo, da alcune zingare che hanno tentato di ritardare l’inizio delle operazioni per consentire ad altri di loro di mettere al sicuro oggetti e quant’altro di illecita provenienza.
Sono stati rinvenuti numerosi oggetti d’oro di cui gli zingari non hanno saputo spiegare la provenienza, oltre a 10.500 euro in contanti. Un uomo è stato condotto al comando dei vigili e denunciato a piede libero, mentre la merce rinvenuta nel Tir è stata riconsegnata ai legittimi proprietari.
L’insediamento – ci ha spiegato ancora Simoni – è di quelli abusivi e si trova su una proprietà privata circondata da campagne e cascine. Comprende numerose baracche che ospitano circa 150 nomadi in prevalenza di origine slava.
È attivo dal 1990. In precedenza questo insediamento non aveva mai fatto parlare di se con tanto clamore, trattandosi di solito di piccoli furti. Il responsabile della Sezione Problemi del Territorio, Maurizio Simomi, è stato coadiuvato dagli ufficiali Liliana Mauri e Antonello Giuliani.

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