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Archivio per 10 Dicembre 2004

Tutele (troppe) della donna iberica

Pubblicato da Jake su 10 Dicembre 2004

Tempi duri per i maschi. E non mi riferisco ai soliti paesi anglosassoni o scandinavi dove da un bel pezzo i gender studies si sono tradotti in una legislazione severa e in una giurisprudenza solerte. Qui non si tratta del sexual harassment di matrice americana, né delle ormai numerose dichiarazioni internazionali sulla violenza contro le donne, ultima nell’ordine di tempo quella di Pechino del 1995, stentoree ma nella prassi piuttosto inefficaci stando alle statistiche. Qui la sorpresa viene dal paese simbolo del machismo, ossia dalla Spagna, che ha votato all’unanimità una legge draconiana di protezione dalla violenza perpetrata contro la donna e la famiglia. Il legislatore ha usato la mano pesante. Non ha esitato a includere nello spettro dei diritti protetti le formulazioni più ampie (e discrezionali) che consentiranno, se la giurisprudenza seguirà, di castigare severamente ogni forma di coercizione che vada dalla pressione psicologica alla violenza vera e propria. Nemmeno il mobbing è dimenticato, i datori di lavoro dovranno stare molto attenti se, complice qualche dipendente maschio, vogliono condizionare o sbarazzarsi di una dipendente sgradita. Pure i professori universitari stiano in campana – ma su questo dettaglio preferirei non soffermarmi per bieco spirito di corpo, memore della vicissitudine occorsa a un eccellente collega americano. E per fare capire che non si scherza, il governo è stato impegnato a creare sezioni specializzate di pubblici ministeri per la repressione di questi reati, rispetto ai quali l’applicazione del codice penale resta solo una fonte sussidiaria. Che dice la legge? “Si intende per violenza contro la donna e la famiglia, l’aggressione, minaccia o offesa esercitata sopra la moglie o altro membro della famiglia, da parte del coniuge, del convivente, ex coniuge, ex convivente o persone che abbiano intrattenuto legami di coabitazione, ascendenti, discendenti, collaterali, consanguinei o affini che menomino l’integrità fisica, psicologica, sessuale o patrimoniale della vittima”. Vedo già i colleghi penalisti, forse anche qualcuno di sesso femminile, storcere il naso, perché, quanto a rispetto dei principio di tipicità e determinatezza, non è che sia proprio un capolavoro redazionale. Nulla da dire invece sull’art. 5 della legge, che definisce in modo particolareggiato il reato per lesioni (inclusa la perdita di un dente). Violenza è anche quella diretta contro i beni patrimoniali, il che significa, insomma, non fate volare piatti, per favore, se non siete sicuri che sono vostri. Sulla violenza psicologica, poi, dove il legislatore si è sbizzarrito: “Si considera violenza psicologica ogni condotta che è causa di un danno emotivo, o che diminuisca l’autostima, pregiudichi il sano svolgimento della vita familiare, tali come gettare il disonore, il discredito e il disprezzo o altri trattamenti umilianti e vessatori etc.”. I litigi in famiglia, sembrerebbe di capire, sono così messi al bando. Da ultimo un regalino per i single impenitenti che in un “date” abbiano frainteso le intenzioni dell’ospite: “Si intende per violenza sessuale ogni condotta che minacci o vulneri il diritto della persona di decidere volontariamente sulla sessualità, compresa in ciò non solo l’atto sessuale ma anche qualsiasi forma di contatto o accesso sessuale, genitale o non genitale”. Se vi capita di andare in Spagna, allora, e vi tenta una cena con un provocante membro del gentil sesso, fatevi accompagnare da un avvocato – non si sa mai, ci scappasse un bacio alla francese.

Basta celiare: la legge è benemerita in un paese dove omertà e violenza familiare la fanno impunemente da padrone; dove le strutture sanitarie spesso si astengono dal referto all’autorità giudiziaria; dove le donne subiscono in silenzio le peggiori vessazioni. Viene solo da chiedersi se era necessaria una definizione a maglie così larghe e una tale batteria di sanzioni, azioni e omissioni, doli, colpe e indennizzi. Non che chi incorre nel misfatto non meriti la sanzione, ma l’intrusione nella sfera della famiglia è senza precedenti. Tanto per capirsi, legittimati alla denuncia sono il pm e le organizzazioni non governative. Bene, se è per infondere coraggio nelle donne e incutere timore ai mariti maneschi, ma nell’applicazione occorrerà un po’ di buon senso, il che non significa affatto “tra moglie e marito non mettere il dito”. Rassicura al riguardo la previsione di un procedimento di conciliazione obbligatoria che precederà l’azione penale, anche se resto perplesso sulla previsione che a esso debbano parteciparvi le ong. Non è meglio preservare un po’ di discrezione? In una realtà come quella mediterranea un segnale chiaro e forte era necessario, di sicuro. La lista, nel XXI secolo, di mogli o conviventi morte in seguito a percosse è semplicemente agghiacciante. Detto questo, come in tutte le liberal-democrazie che si rispettano occorrerà che il meritorio zelo repressivo, in funzione sanzionatoria e pedagogica, trovi un bilanciamento con dinamiche come quelle sentimentali e familiari che hanno pur sempre una certa autonomia di funzionamento e di composizione del conflitto. E’ rispettato questo equilibrio nella legge? Il giudice costituzionale spagnolo dovrà dare la prima risposta.

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