L’Archivio

L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per 2 Dicembre 2004

Espropri proletari – l’ipocrisia

Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2004

I ragazzi e le ragazze di Roma Est che hanno organizzato gli espropri proletari la scorsa settimana in due modesti esercizi commerciali hanno perso una grande occasione: potevano godersi gratuitamente qualche bel massaggio al DeRussie, entrare in uno dei pochi sexy shop nella zona sud per regalare ai passanti strumenti piacevoli e confortanti, e si sarebbero divertiti molto di più se avessero oltrepassato i cancelli di Villa Miani e organizzato un party pubblico festoso come quelli a cui amava partecipare Theo van Gogh. Avrebbero potuto intrufolarsi alla sagra del Tartufo per scagliare a suon di mitraglietta momenti di puro piacere e proporli ai palati veramente proletari della gente fuori porta.

Insomma, diciamoci la verità: questa bischera e inutile provocazione che ha strappato molti sorrisi a chi come me conosce alcuni di questi splendidi e generosi ragazzi che indossano scarpe Tod’s e camicie Comme Des Garcons, poteva essere più fantasiosa, dimostrare più coraggio, e avvalersi della consulenza di qualche mente creativa che vota a sinistra e passa gran parte del tempo davanti a un computer ad animare la rete di forum sull’universo mondo. Sta di fatto che questi ragazzi e queste ragazze, che vedo spesso mangiare e divertirsi negli stessi posti dove vengo portato io dai miei amichetti di San Lorenzo, sono personcine curiose e perfino interessanti. Hanno un’idea del mondo e della vita viziata dalle sconfitte dei loro genitori, dalle battaglie perse dei loro quartieri popolari, dalle disillusioni dei loro amministratori di condominio, e provano tanta rabbia quando gli capita di sfogliare “Chi” dal dentista e scoprire che Fausto la sera condivide vizi e piaceri con le signore di Prati e dei Parioli. A me pare, con tutto il rispetto per i precari e per la loro condizione, che questi buffi espropri proletari siano una faccenda tutta romana, di lotta tra quartieri, tra licei, tra modi di vivere – con più o meno serenità – la flessibilità come valore aggiunto dei loro contratti di lavoro a progetto; disobbedienti, no global, action man, o come li volete chiamare, questi ragazzi non hanno voglia di costruire il loro futuro con pazienza, intelligenza e con una buona dose di sano opportunismo.

Preferiscono militare nel luogocomunismo, nel passato, surfare nella letteratura sessantottina ascoltando Bob Marley dal loro costoso I-Pod, permettersi di scomodare un grazioso pacchetto di merendine Kinder da quegli innocui scaffali bianco latte che rappresentano un vero e proprio muro di Berlino per le commesse dei supermarket italiani. Per non parlare poi della loro fifa, o, per meglio dire, come in questo caso, di codardia: giovedì scorso ho invitato Anubi D’Avossa dei Disobbedienti romani e Andrea Alsetta di Action al mio show su Sky Tg24. Si sarebbe dovuto parlare dei recenti episodi di esproprio proletario avvenuti a Roma e in studio con loro dovevano esserci anche l’on. Alessandra Mussolini e il direttore di Liberazione Piero Sansonetti. Mussolini e Sansonetti hanno risposto entusiasti e gioiosi all’invito. I due ragazzi, al contrario, dopo aver confermato la loro partecipazione e aver dato il consenso a comunicare la loro presenza alle agenzie di stampa, mezz’ora prima dell’inizio della trasmissione hanno comunicato telefonicamente che non sarebbero intervenuti poiché i loro compagni non erano d’accordo. E D’Avossa mi ha spiegato perfino che era “dispiaciuto”. Ma non poteva farci nulla. “Non decido da solo. Non ho autonomia su queste questioni”.

Ecco che cosa manca a questi graziosi e deboli ragazzi che credono un po’ troppo a quello dicono: sono privi di autonomia, schiavi di una dimensione fanatica e pericolosa del concetto di collettività, vittime di un’idea di gruppo che diventa inevitabilmente riserva indiana, sordi di fronte a chi riesce a provocarli guardandoli in faccia, ma reattivi esclusivamente davanti alle armi e alle divise della pubblica sicurezza. Sarebbe stata perfino una bella trovata riproporre l’esproprio proletario, un metodo vecchio come il cucco, in una chiave moderna e più convincente, ma anche stavolta la recita ha prevalso sull’improvvisazione e sul talento.

Pierluigi Diaco

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I bambini come scudi umani

Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2004

E’ normale che un militante ricercato, che può essere ucciso da un momento all’altro dalle forze di sicurezza, scelga di rifugiarsi in un’abitazione civile piena di bambini? Non è normale e infatti non è mai accaduto nelle mille storie di terrorismo conosciute, dai Tupamaros uruguagi sino ai Tamil dello Sri Lanka. Men che meno nelle mille storie della resistenza europea, dalla Spagna all’Ucraina. Invece in Palestina accade. E’ considerato normale che un dirigente di al Fatah braccato si rifugi appositamente in case piene di bambini. Non per difendersi – perché sa benissimo che ormai gli israeliani colpiscono lo stesso – ma per portarsi con sé nella morte anche i piccoli e usarli per efficace propaganda. L’ennesima conferma è l’intervista a Nasser Jamal, capo delle Brigate dei Martiri di al Aqsa di Nablus, uomo di Arafat, apparsa domenica sul Corriere della Sera. La giornalista racconta di averlo incontrato in una casa in cui la televisione è accesa e trasmette un cartone animato di Tom e Jerry e che “c’è una schiera di bambini a fargli da scudo”. La frase è inequivocabile: Nasser Jamal si fa scudo di una schiera di bambini. All’orrore della scelta si accompagna lo stupore del lettore cui la notizia è consegnata senza commento, come se anche la giornalista la ritenesse una scelta come tante, acquisita. In questo episodio però, risalta una scelta criminale di Nasser Jamal e anche la spiegazione dell’alto numero di morti di donne e bimbi a seguito delle operazioni anti terrorismo israeliane. L’esercito israeliano è l’unico al mondo nato, cresciuto e immerso in un continuo dibattito etico sulle azioni lecite o no (con quello tedesco è anche il solo in cui i soldati possono rifiutare ordini inumani); ha però deciso, dopo un tormentato dibattito, durante l’Intifada di al Aqsa, di colpire ugualmente terroristi palestinesi, anche se si fanno scudo di bambini. Israele ha scelto in mancanza d’alternative, pena l’impossibilità d’impedire che i terroristi continuino a fare strage di civili innocenti. Scelta terribile, che attira al paese critiche feroci, soprattutto in Europa. Ma chi critica Israele, e i soldati americani a Fallujah, obbligati alla stessa scelta, pena l’inazione, chiude da anni gli occhi su questa nuova “tattica islamica” che usa bambini come strumenti di guerra.La strategia è evidente, pubblica, rivendicata, ma quasi mai denunciata sulla stampa occidentale. Iniziò Ruhollah Khomeini mandando centinaia di migliaia di bambini, i bassiji, a morire sui campi minati iracheni, durante la guerra contro Saddam Hussein. Continuano oggi i terroristi palestinesi e iracheni che agiscono in mezzo ai civili, per coinvolgerli, volutamente, nel tiro di risposta alle loro azioni. Continua la stessa Autorità nazionale palestinese che usa della sua televisione, dei suoi giornali, delle sue scuole per educare i bambini al culto del martirio, per spingerli a diventare “martiri”, anche imbottendosi di esplosivo per uccidere civili innocenti. Da qui esce Amer al Fahr, sedici anni, che ieri si è fatto esplodere nel mercato di Tel Aviv, uccidendo tre israeliani. Da qui la disperazione di sua madre, Samira Abdallah: “Chi ha mandato a morte mio figlio deve vergognarsi”. Nelle manifestazioni palestinesi è ormai abituale vedere sfilare bambini, anche di pochi anni, incappucciati e ricoperti di candelotti di dinamite di cartapesta, mascherati da “martiri islamici”.

Da questo disprezzo della vita dei propri piccoli, da questa oscena strumentalizzazione delle loro vite, nasce la logica di Beslan, dei terroristi islamici ceceni che hanno fatto dei bambini osseti le loro vittime. E’ questa un’articolazione della cultura della morte che ispira il loro islam scismatico. Peggio ancora, questo farsi scudo di minori per trascinarli con sé nella morte del jihad diventa addirittura strumento di propaganda. Queste “morti collaterali” non casuali, ma predeterminate dagli stessi palestinesi, che accompagnano l’azione d’israeliani e americani contro i terroristi, vengono poi usate per spiegare al mondo che israeliani e americani sono spietati. Invece sono spietati tutti quei Nasser Jamal che si rifugiano in mezzo “a una schiera di bambini a fargli da scudo”.

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Cristiano linciato in Nigeria

Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2004

Un gruppo di estremisti islamici ha linciato un cristiano accusato di essersi pulito con una pagina del Corano dopo essere stato al bagno. L’episodio è accaduto nei pressi di Kano.
testimoni hanno riferito che non gli è stata data neppure la possibilità di difendersi dall’accusa di aver profanato il testo sacro dell’Islam.
Kano, a maggioranza musulmana, è stata teatro dellle più gravi violenze religiose.

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Da Oslo no al matrimonio gay

Pubblicato da Jake su 2 Dicembre 2004

Il Parlamento di Oslo ha respinto un provvedimento che avrebbe concesso alle coppie omosessuali la possibilità di sposarsi sulla stessa base delle coppie eterosessuali,cosa che avrebbe aperto la porta anche alla possibilità delle adozioni.

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