L’Archivio

L’archivio definitivo delle notizie

Archivio per Maggio, 2004

Picchiata e rapinata

Pubblicato da Jake su 25 Maggio 2004

Recrudescenza di microcriminilità anche in Corso Lodi, dove si concentrano decine di peruviani, spesso ubriachi. Ieri, una donna che stava posteggiando l’auto nel box, in via Don Bosco, è stata aggredita da 4 sudamericani che l’hanno circondata, rompendo un finestrino, trascinandola fuori e prendendola a schiaffi, prima di fuggire con la sua borsa.

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Prostituzione minorile

Pubblicato da Jake su 24 Maggio 2004

Il giovane ecuadoriano è uno dei tanti ragazzi di vita che si vendono per strada, in piazza Trento. La coppia di sudamericani è stata arrestata per favoreggiamento della prostituzione, mentre un italiano di 52 anni, il cliente che aveva appena avuto un rapporto sessuale con il ragazzo, è stato denunciato. Gli agenti sono arrivati all’appartamento, in via Borghi, proprio seguendo l’italiano. Le aree dove si consuma la prostituzione maschile, spesso minorile, sono [...] dove di recente sono stati trovati minori romeni sfruttati da connazionali che di notte li mandavano sulla strada e di giorno a rubare. Ieri quattro minorenni, due di 11, uno di 12 anni e uno di 10 anni, in via Cenisio, sono stati sorpresi a borseggiare fuori da un supermercato di piazza Diocleziano. Sono stati riaffidati ai genitori nel campo nomadi. Nella zona Cenisio-Sempione sono in aumento furti e borseggi. Due romene incinte sono state arrestate (ma è probabile ch evengano rimesse in libertà) in un appartamento in via Pietra Mellara, dove erano entrate per rubare.

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Bambina violentata perchè cristiana

Pubblicato da Jake su 21 Maggio 2004

Una bambina cristiana di nove anni è stata violentata da un musulmano “come rappresaglia contro le bombe americane lanciate contro i bambini iracheni”. alla vittima che chiedeva spiegazioni sul motivo della violenza è stato risposto
che se lo meritava in quanto “cristiana e infedele”. Alle sua grida di aiuto le è stato risposto di chiamare i suoi “salvatori americani”

Lahore (Pakistan)

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Indignazione,istruzioni per l’uso/2

Pubblicato da Jake su 13 Maggio 2004

Indignarsi per le torture americane in Iraq, dunque. Chiedersi chi sapesse e chi non sapesse. Poi chiedersi chi non sapesse, in Italia, che in Irak solo nel 1987-88 furono uccisi circa 100mila curdi, e che durante il regno di Saddam Hussein almeno 200mila persone scomparvero completamente; chiedersi chi non sapesse che il solo criticare Saddam costituiva reato punibile con la morte, e che armi chimiche e batteriologiche furono testate su 1600 detenuti trasferiti in una speciale unità di sperimentazione, e che a un medico iracheno fuggito in Europa era stato chiesto di mozzare le orecchie a 150 soldati ritenuti inadempienti. Indignarsi, chiedersi chi sapesse e chi non sapesse. Poi chiedersi chi non sapesse che la prostituzione in Irak non era neanche considerata reato capitale, ma che dal 2000 migliaia di donne furono decapitate senza alcun processo, e che centinaia delle loro teste furono lasciate sull’uscio delle loro case; chiedersi chi non sapesse che il governo comminò morte e amputazione e marchiatura per reati quali traffico di oggetti antichi e appunto prostituzione, attività che furono tuttavia organizzate - è appurato - anche da figli di Saddam Hussein. Indignarsi per le torture americane, chiedersi chi sapesse e chi no: chiedersi poi chi ricordasse che la pena di morte neppure compare nella Costituzione irachena: perchè non è mai esistita una Costituzione irachena.

Filippo Facci 

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Firenze, uno degli arrestati: “Io gli ostaggi li avrei ammazzati tutti”

Pubblicato da Jake su 12 Maggio 2004

Cominciano questa mattina nel carcere di Sollicciano gli interrogatori di garanzia dei cinque aspiranti kamikaze arrestati domenica scorsa. Sarà presente anche il titolare dell’inchiesta, il procuratore aggiunto Francesco Fleury che, sabato sera, in gran fretta, ha firmato la richiesta d’arresto della presunta cellula in sonno. Uno di loro, il tunisino più giovane, Adel Brn Maatallah Abdallah, ceramista a Montalcino, ha scelto un difensore di fiducia e quasi sicuramente si avvarrà della facoltà di non rispondere. Gli altri quattro saranno interrogati invee alla presenza del legale d’ufficio, l’avvocato Andrea Caniato.
Intanto gli uonini della Digos hanno iniziato a lavorare sul materiale sequestrato nelle abitazioni dei cinque e nella moschea di Sorgane, dove viveva l’imam Raachid Maamri, anche lui finito in manette sabato scorso. Nei video trovati appaiono cortei di guerriglieri che imbracciano le armi e indossano la divisa verde dei martiri, o immagini dell’Intifada palestinese. Filmati simili a quelli già sequestrati al tunisino fermato al porto di Genova un anno fa. Ci sono poi libri in arabo e una cascata di fogli e documenti da decifrare. Insieme agli uomini della Digos di Firenze sono al lavoro anche due interpreti arabi e gli uomini della polizia postale che stanno passando asetaccio tutto il materiale informatico, dai computer ai floppy disk.

Ieri mattina la Digos è stata anche in un Internet point del centro dove si recava con cadenza quasi quotidiana da due anni Medi Ben Ayed Boukraa , lo studente di architettura arrestato nel blitz di domenica. I siti maggiormente frequentati dal giovane erano tutti in lingua araba: le sue preferenze oscillavano dai sermoni degli imam ai siti che trattano i temi della guerra sante e dell’odio occidentale, argomenti al centro di tutte le conversazioni intercettate dalla Digos e poi finite nell’ordinanza del Gip Anna Maria Sacco.
Nell’enorme faldone delle intercettazioni spuntano anche altre frasi che raccontano quanto sia profondo l’odio che queste persone nutrono nei confronti del paese che pure li ospita. Come quella in cui uno degli indagati parla degli ostaggi italiani con tono sprezzante e alla notizia che uno dei quattro è stato giustiziato dice “io li avrei ammazzati tutti”. Parole che suonano ancora più esanti se si pensa che, secondo l’accusa contestata dal gip Sacco, i cinque sono collegati a Ansar Al Islam, per i cui militanti è stato chiesto lo scambio con gli ostaggi italiani.

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INDIGNAZIONE, ISTRUZIONI PER L’USO

Pubblicato da Jake su 12 Maggio 2004

Indignarsi per le torture americane in Irak, in primo luogo. Poi ricordarsi che durante il regime di Saddam operavano tribunali speciali le cui decisioni non potevano essere appellate, che non erano previsti avvocati, che non esisteva proporzionalità tra gravità del crimine e relativa sentenza, che era prevista la pena di morte per reati tipo furto d’auto. Indignarsi per le torture americane in Irak, in secondo luogo. Poi ricordarsi che per reati comuni era prevista la marchiatura della fronte, l’estrazione delle unghie, lo stupro autorizzato, l’amputazione di orecchie e mani e lingua, ricordarsi che la prigione Qurtyya di Baghdad consisteva in 60 box metallici delle dimensioni di una cassa di tè, e che ogni cella aveva solo un rubinetto per l’acqua e un pavimento a rete perchè i detenuti potessero defecare; che la prigione Sijn Al-Tarbut consisteva in 150 box simili a loculi cimiteriali che venivano aperti per mezz ora al giorno o richiusi per sempre in caso di mancata confessione. Indignarsi, eccetera in terzo luogo. Poi ricordarsi che nella stessa prigione delle torture americane, Abu Ghraib, tra il 1984 e il 1999 sono stati uccisi 10000 prigionieri, e che all’indomani dell’attentato a Usay Hussein (figlio di Saddam) sono state eliminate 3000 persone con una ghigliottina capace di decapitare 12 persone alla volta. Indignarsi per le torture americane in Irak, comunque.

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Guerra alla barbarie

Pubblicato da Jake su 12 Maggio 2004

Un miliziano di hamas, con tutto il suo armamentario concepito solo per dare la morte ed esaltare la morte e distribuire la morte, regge una calotta cranica da cui cola materia cerebrale. Un altro esibisce carni sanguinolente indefinibili, la folla esulta, l’opinione pubblica che sta dietro questi barbari, si esalta.
E’ accaduto ieri: sei soldati israeliani dilaniati da una granata sono stati presi ancora agonizzanti e smembrati, scuoiati, sventrati, portati in giro ed esposti come interiora di agnello, esposti all’odio oltre la morte, nella morte, nella violazione della morte. E’ accaduto ieri. Immagini nuove? Ma no.Quelli combattono così: un giorno presero due ragazzi israeliani, gli estrassero il cuore dal petto con un coltello e li lanciarono dalla finestra, peccato che c’era una maledetta telecamera a riprendere l’orrore. Ieri è anche successo che un ostaggio americano sia stato decapitato in Irak in diretta televisiva: dopo il colpo alla nuca all’italiano Quattrocchi è un perfezionamento mediatico, un progresso. In Senato, dove mi trovo mentre scrivo questo articolo, è stata fatta ieri la solita bagarre di sinistra sulle torture americane (scoperte, denunciate e presto punite dagli americani davanti a tutto il mondo), ma nessuno ha fiatato quando la notizia della decapitazione è stata data. Non un cenno allo smembramento dei sei soldati israeliani, che i loro nemici arabi non considerano esseri umani, ma solo animali, da uccidere, sventrare, violare, così come sui libri delle loro scuole non esiste lo stato d’Israele, l’unica democrazia del Medio Oriente, l’unico stato del mondo dove dei cittadini arabi musulmani (e anti israeliani) vanno a votare ed eleggono in un libero parlamento dei deputati arabi musulmani che si oppongono allo stato di Israele, pubblicano e vendono liberamente giornali, libri, poesie, proclami, sono esentati dal servizio militare e vivono una vita media nettamente superiore per longevità, livello di istruzione e sanità a quella di tutti i loro correligionari e membri della stessa comunità.
I lettori lo sanno: mi sono scagliato fra i primissimi contro l’orrore delle torture in Irak e ho chiesto che gli americani, sempre così generosi in fatto di pena di morte, fucilassero chi ha ucciso prigionieri per puro sadismo, per il desiderio di far male, umiliare, terrorizzare.Per questo ho ricevuto, fra molte lettere di consenso, anche sincere proteste di tanti lettori che hanno detto più o meno: e i delitti, le torture, i misfatti degli arabi? A tutti ho tentato di rispondere dicendo che noi, l’Occidente, non possiamo agire come i barbari contro cui ci battiamo. Noi, l’Occidente, siamo lì per imporre con la forza il rispetto delle regole internazionali e anche delle regole che si fondano sul rispetto. Noi, l’Occidente, non smembriamo, non decapitiamo, non giriamo e non ci facciamo fotografare felici con una calotta cranica da cui cola del cerebro sanguinolento. A noi quel tale che si porta l’iracheno al guinzaglio e quell’altro che mima il coito su una piramide di prigionieri nudi e costretti ad offrire lo spettacolo delle loro natiche, fanno schifo e li vogliamo in galera, senza alcuna attenuante per la durezza della guerra e altre baggianate che dicono coloro che le guerre le hanno viste solo al cinema.
Ma tutto ciò detto, noi registriamo mentalmente, noi ricordiamo e vediamo, noi giudichiamo anche il nemico che abbiamo di fronte. E’ inutile che cerchino di impiccarci al tortuoso albero della tolleranza della civilità diversa. Noi amiamo il rispetto, non la tolleranza. L’Occidente rispetta e vuole essere rispettato. E di fronte alla barbarie, non tollera affatto. Nessuna tolleranza, tolleranza zero. Per questo, e spero di mandarne tanti fuori dai gangheri, applaudo George W. Bush per aver definito “superb” il lavoro che quel pessimo soggetto di Donald Rumsfeld sta facendo, mettendosi sulle spalle anche il fardello di questa mascalzonata delle torture che certo non ha voluto e che portano solo alla sconfitta.
Questo è dunque il nostro “occidentalismo”, per rispondere ad un intelligente articolo del Riformista di qualche giorno fa. L’Occidente rispetta gli altri, ma non tollera. Sa di essere attaccato (non solo gli Stati Uniti: tutto l’Occidente con noi, Israele, la Spagna e anche il Giappone e l’India che fanno parte della nostra comunità malgrado l’ago della bussola) e si comporta come ci si comporta in guerra. Le sinistre italiane sono riuscite a compiere il loro consueto piccolo delitto: hanno trasformato (sia pure con l’aiuto di un gruppo di sciagurati) le vittime in carnefici e viceversa. Questa è gente che sarebbe stata capace di inneggiare alla resistenza del valoroso popolo nazista in odio all’America e all’Occidente (e molti di loro, fra i più vecchi, l’hanno fatto e poi hanno cambiato bandiera) quando le truppe americane avanzavano sterminando i poveri adolescenti della gioventù hitleriana mandati al macello come gli adolescenti di Hamas, di Jihiad, dell’Irak saddamita che sacrificava intere generazioni al delta dell’Eufrate nell’indifferenza sbadigliante della sinistra italiana e mondiale.

Guardatele, queste immagini: i cuori strappati, le teste tagliate, i crani svuotati, le interiora calpestate, i bambini educati all’odio ed alla morte, le carte geografiche menzognere ed amputate dello Stato di Israele, i giovani condizionati a farsi smembrare dal plastico pur di massacrare (altre interiora, altra ebbrezza, altro strazio della figura umana).
Allora: noi non siamo come loro e puniremo, almeno nel nostro desiderio, chi si comporta come loro. Ma non dimentichiamo chi sono loro. E per loro non intendiamo, come è ovvio, l’intera comunità islamica, o araba. Per loro indichiamo quelli che ci hanno scelti come nemici, e che vanno trattati da nemici. E non nemici teorici, ideali, ma nemici che vogliono le nostre carni, che propongono di far schiave le donne, nemici che sognano la morte degli italiani e sono pronti a pagarla in once d’oro.
Sia corte marziale per chi ha sbagliato.
Ma sia guerra alla barbarie che minaccia la nostra civiltà, la nostra gente, la nostra cultura del rispetto ma non della sottomissione.

Paolo Guzzanti

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