Le musulmane in piscina
Pubblicato da Jake su 25 Giugno 2003
Libertà o segregazione, questo è il problema. In Francia lo spirito giacobino di Marianne non dà tregua. Così, a ridosso del dibattito sul chador (portarlo o no?), che ha catalizzato recentemente l’attenzione di ampi strati della società transalpina, ecco che si preannuncia un altro scontro. Il pomo della discordia, questa volta, non riguarda il velo indossato dalle donne di religione musulmana ma un’altra richiesta degli integralisti religiosi che si mobilitano per conquistare nuovi spazi riservati a sole donne. In piscina.
Infatti in varie parti della Francia, specie nel nord e nell’Alsazia alcune piscine comunali hanno dovuto cedere alle pressioni della comunità musulmana. Risultato: hanno riservato alcune fasce orarie al pubblico islamico femminile, coadiuvato da personale composto esclusivamente da donne. Un modo per ritrovarsi come sulle spiagge di quei Paesi dove i due sessi non si possono incontrare, se non rischiando le sanzioni previste dalla sharia, la legge islamica.
A dire il vero, nella città alsaziana di Strasburgo e a Sarcelles, nella Val D’Oise vicino a Parigi la separazione uomini-donne nelle piscine esiste già. Questa volta tuttavia sono state le associazioni ebraiche a rivendicare e a ottenere il diritto di separazione dei sessi in alcuni orari. Per alcuni la segregazione religiosa riproduce in Francia modi comportamentali reazionari e lesivi dell’immagine della donna. Per altri si tratta semplicemente di restituire alle donne spicchi di libertà che altrimenti non avrebbero. Il dibattito è aperto.
Già un paio d’anni fa, il sindaco socialista di Lilla, Martine Aubry, aveva animato la scena politica francese con una decisione simile a sorpresa. Dietro l’insistenza e la compattezza della pressione della comunità musulmana aveva accettato la richiesta delle donne islamiche che rivendicavano un orario di lavoro solo per loro. Una decisione presa in parte sull’onda emotiva suscitata da un fatto di cronaca: l’uccisione di un giovane marocchino durante un tentativo di furto, da parte di un poliziotto. Una misura che scatenò discussioni e polemiche.
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